Evangelizzazione 

e comunicazione della fede

 

Che cosa comunicare oggi?

 

Nuclei essenziali della trasmissione della fede

 

Tommaso Stenico

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Il contesto culturale nel quale oggi bisogna situare la comunicazione della fede è quello della crisi ontologica e antropologica, quello del confronto tra la fede e la cultura, tra il mondo della ragione e quello della fede cristiana. In molti ambiti culturali della nostra società la fede non ha rilevanza e con frequenza estromessa dal pensiero umano e considerata come insignificante. Spesso  si afferma: la fede non conta realmente per la vita dell’uomo.

A fronte di tale contesto sembra urgente proporre all’uomo contemporaneo i nuclei essenziali della fede cristiana con lo stesso entusiasmo dei primi discepoli del Signore, i quali quando conobbero Gesù esclamarono: “noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).

  

Il senso della vita

 

La questione legata al senso della vita presenta oggi una grande sfida e a volte una non minore difficoltà per l’uomo. L’universo culturale nel quale tutti noi siamo immersi costituisce in sé l’ambito concreto della relazione di ogni persona, del suo essere e della sua vita, della sua dignità personale e dello sviluppo dei suoi diritti.

Tuttavia questo universo culturale è oggi una realtà complessa e frammentata, costituita da molteplici convinzioni, certezze, valori e progetti, generalmente differenti e contrapposti. Un a società dove gli sforzi individuali e collettivi non sempre incontrano senso, dove sussistono proposte differenti di vita di difficile integrazione fra esse.

 

Tali differenti modi di vedere e interpretare la vita richiedono  all’uomo e al mondo la necessità di potenziare la ricerca di un senso che identifichi o ordini tali differenze, che offra un progetto unitario capace di sostenere e porre le basi del vivere umano.

Si sa che l’essere umano per il suo equilibrio e la crescita personale necessita un piano articolato e integrato di tutto, una verità essenziale e basilare che sia punto di identificazione e di riferimento. Per questo, cosciente o no, l’uomo ha un a domanda orientata alla acquisizione di questa base sulla quale edificare la propria identità e il conseguente sviluppo personale.

 

Anche il processo della comunicazione e educazione della fede deve dare risposta a questa esigenza. In concreto le linee principali che la comunicazione della fede ha da proporre al riguardo sono le seguenti: 

-    Presentare il senso della vita, la ragione dell’esistenza come un assunto basilare; come forza configurante l’essere umano, la sua identità e le sue azioni. Non è possibile dare consistenza all’uomo  nel suo pensare e nel suo agire senza dotarlo di un orientamento essenziale dell’esistenza. Questo principio – che per noi è tanto evidente – incontrerà nell’uomo di oggi, specialmente nei giovani e nei fanciulli, non poche resistenze in ragione delle difficoltà che essi hanno di assumere il significato di questa domanda. Per questa ragione, l’invito frequente a prendere coscienza di questa necessità vitale e la forza di una proposta lucida su questo problema sarà, da parte del comunicatore della fede, prova di attenzione alla dignità dell’uomo, di aiuto e di accoglienza verso ogni persona concreta.

 

-    Nell’esercizio della proposta di fede cristiana si dovrà aiutare a prendere coscienza del fatto che, nel momento in cui si  smarrisce o addirittura si nega il senso di Dio, “si tende a smarrire anche il senso dell'uomo, della sua dignità e della sua vita” (EV 21).  L’uomo non può trovare in se stesso un a riposta piena alla ricerca del senso della sua vita. Di più: in ogni essere umano vi è un desiderio e una tendenza originaria all’assoluto che solo Dio può colmare. Per questo è necessario e coerente porre a disposizione di tutti il senso della vita che nasce dalla verità della fede cristiana; e farlo con tutta la precisione e la chiarezza possibile, offrendo in tal modo un valido servizio per il giusto esercizio della libertà e del discernimento responsabile, che ogni essere umano si vedrà obbligato a esercitare con forza.  In concreto, si tratta di incorporare la fede  cristiana, nella sua totalità e nella sua verità, al problema del senso e presentarla come realtà che conduce l’uomo a scoprire la grandezza e la consistenza del suo stesso essere uomo, la sua dignità personale.

 

-   Come sintesi e riassunto del progetto cristiano e del senso cristiano della vita, nell’esercizio della comunicazione della fede, si avrà premura di aiutare ogni persona a scoprire e riconoscere Gesù Cristo, il quale nella sua umanità concreta si lega alla storia degli uomini e si dona quale fonte di verità, di vita e di speranza. In definitiva a scoprire Cristo come fonte di senso.

 

-    In effetti è Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, che apre all’uomo l’orizzonte del senso vero e definitivo. “Il mistero dell'Incarnazione resterà sempre il centro a cui riferirsi per poter comprendere l'enigma dell'esistenza umana, del mondo creato e di Dio stesso” (VS 80). La vita umana e il mondo hanno un senso profondo e sono orientati fino al loro compimento , il quale si realizza in Gesù Cristo.

 Riassumendo, si tratta di condurre l’uomo a comprendere il vincolo che esiste tra la persona di Cristo e il senso dell’umana esistenza; di invitare tutti a riconoscere Cristo come il redentore dell’uomo, come ragione ultima della vita, e - per questo – percorrere con Lui il cammino della esistenza (cf RH 13).

 

 

una Antropologia fedele

alla Realtà costitutiva dell’Uomo

 

Il discorso della  modernità sull’uomo è, in generale, teso a strappare l’uomo dalle radici della sua verità e identità propria, di svilire l’esigenza essenziale della retta ragione, teso nel limitarlo nel suo essere come soggetto, come persona, riducendolo alla sfera della soggettività e delle circostanze sociali; un uomo indipendente da Dio, alieno da Dio. Tuttavia, slegato da Dio l’uomo finirà con il disconoscere se stesso, poiché “ senza il Creatore, la creatura svanisce” (GS 36). Senza Dio  l’uomo è ….. (vaciado) da se stesso, quasi come senza base e senza orizzonte di vita. Senza Dio l’uomo inizia a disumanizzarsi. “In verità, senza Dio non c’è l’uomo – dirà H. De Lubac -  poiché non c’è nulla che trascenda l’uomo. In questo stesso senso sono chiarificatrici le parole di Ecclesia in  Europa sulla realtà antropologica della nostra epoca: “il tentativo di far prevalere un'antropologia senza Dio e senza Cristo.. ha portato a considerare l'uomo come il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l'uomo” (9).

 

L’attuale panorama antropologico, nel suo tentativo di enfatizzare l’autonomia dell’essere umano, sradica l’uomo dalla verità di se stesso ed esclude Dio dal suo orizzonte, precisamente perché l’uomo senza Creatore finisce per perdersi e dissolversi.

Sta qui la ragione per la quale ogni credente sa di essere chiamato e sospinto dallo Spirito Santo a portare la luce di Dio a coloro che non lo conoscono e lo reclamano. E i  primo luogo è chiamato ad aiutare i suoi fratelli a scoprire la verità costitutiva della propria identità. 

1.     Necessità di una chiarificazione sostanziale sull’uomo

A fronte di questa situazione occorre stabilire una prima chiave e criterio di articolazione del contenuto della fede cristiana. Oggi è necessario che la comunicazione della fede, lungi dal restare indifferente di fronte al progetto antropologico dell’attuale cultura, assuma con decisione la difesa dell’uomo. In quale modo? Esponendo con rigore questa situazione culturale e offrendo esplicitamente una chiarificazione sostanziale circa la visone e la concezione cristiana dell’uomo.

Queste, per grandi linee e in estrema sintesi, il contenuto dell’antropologia cristiana.

 

-    L’uomo si definisce come un essere radicato nella creazione, creato a immagine e somiglianza di Dio. Come creatura di Dio, l’uomo occupa un posto unico nella creazione: solo lui è capace di conoscere e di amare il suo Creatore; lui è l’unica creatura  che Dio ha amato per se stesso e che porta, iscritto nel suo cuore, il desiderio di Dio. Dalla sua nascita l’uomo è invitato al dialogo con Dio. Questa relazione costitutiva con il Creatore segna l’origine, l’identità e la metà dell’uomo, di modo che se questa relazione non si attua, l’uomo non riuscirà a sapere realmente chi è, quale è l’origine e i senso; “l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa” (GS 36). Di fronte a questa affermazione, la razionalità che emerge dalla modernità razionalista è impegnata a ridurre Dio a solo contenuto della coscienza umana, negando in tal modo la stessa realtà di Dio come creatore e redentore dell’uomo, come ragione ultima dell’essere umano.

Anche le differenti religioni parlano di questa ricerca umana di senso, de verità, di assoluto, di Dio. L’uomo, infatti, è capace di Dio, capace di conoscerlo attraverso la ragione. Il Concilio Vaticano I, Dei Filius (c.2) - ripreso popi da Dei Verbum (6) e Gaudium et spes (12) – ricorda che “la Chiesa nostra madre, insegna che Dio può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create”. Questa capacità si manifesta nel desiderio di Dio iscritto nel cuore dell’uomo ed è il segnale della sua vocazione alla comunione con Dio.

 

-    L’uomo è fatto per Dio, è chiamato a partecipare, attraverso la conoscenza e l’amore, alla vita di Dio, poiché il fine ultimo dell’uomo e la sua vera realizzazione è Dio. Per questo fine è stato creato e questa è la ragione fondamentale della sia dignità (CCC 356).

 

-    L’uomo è chiamato a riprodurre l’immagine del Figlio di Dio fatto uomo: Gesù Cristo. In Cristo l’uomo raggiungerà la sua pienezza, poiché “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo” (GS 22). E’ questo il progetto e il destino di ogni uomo: l’identificazione con Cristo “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), primogenito della creazione (cf. Ef 1,3-6).

 

-   L’uomo è un essere unico e irrepetibile. Per essere stato creato a immagine di Dio, l’essere umano ha una dignità di persona, costituisce una realtà originale, dotata di unità che la distingue da ogni altro essere creato. “Non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad una alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione” (CCC 357). Ogni persona, a qualunque razza appartenga , qualunque sia la sua religione o cultura è un soggetto di piena dignità, in quanto Dio l’ha amato per se stesso e ha posto il suo fini nello stesso Dio.

 

-   L’uomo è una unità di corpo e anima (GS 14); è un essere unitario e complesso; cioè nella usa propria natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale. Il corpo dell’uomo partecipa della dignità della immagine di Dio; l’anima significa il principio spirituale dell’uomo, quello in ragione del quale è particolarmente immagine di Dio. E’ tutta la persona umana che è destinata a essere nell’intima unità del suo essere persona.

 

-   L’essere umano è creato uomo e donna. Questa unione costituisce la prima forma di comunione di persone (cf. GS 12). Creati l’uno per l’altra realizzano il progetto iscritto nel loro essere, riconoscendosi nella loro uguale dignità, nella complementarietà dello scambievole aiuto, nel dono totale del loro amore che è all’origine della vita. L’uomo e la donna nella loro relazione mostrano in modo vero anche se parziale, l’immagine di Dio amore che sempre li trascende.

 

-   Dio ha costituito l’uomo nell’amicizia con Lui, in stato di santità e di giustizia originale. L’uomo tuttavia “fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui” (GS 13). Come conseguenza del peccato originale, la natura umana  rimase ferita e debilitata nella sue forze, sottomessa alla sofferenza e al dominio della morte, nonché inclinata al male e al peccato (cf CCC 418).

 

-    La vittoria sul peccato, ottenuta da Cristo, ci ha dato beni maggiori di quelli di cui ci ha privati il peccato: “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”(Rm 5,20). L’uomo ha bisogno dell’aiuto della grazia per crescere nella verità, evitare il peccato e corrispondere alla misericordia di Dio.

 

-   L’uomo, unica creatura che Dio ha amato per se stesso, non può vivere né esplicare le sue doti senza relazionarsi con altri (cf GS12); l'uomo, “il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé” (GS 24).

 

-   La vocazione dell’uomo si realizza nella beatitudine divina. L’uomo è chiamato e orientato a Dio. Solo in Lui raggiungerà la sua pienezza e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde.

 2.     La dignità dell’uomo

 

Afferma il Concilio Vaticano II: “L'aspetto più sublime della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio.

Se l'uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per amore, non cessa di dargli l'esistenza; e l'uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell'amore e se non si abbandona al suo Creatore. Molti nostri contemporanei, tuttavia, non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio: a tal punto che l'ateismo va annoverato fra le realtà più gravi del nostro tempo e va esaminato con diligenza ancor maggiore” (GS 19).

La dottrina cristiana, infatti, afferma che la dignità dell’essere umano radica in questi convincimenti:

-         L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio

-         Per amore Dio lo conserva nella sua esistenza

-         Dal suo nascere è invitato al dialogo con Dio

-         Vive nella verità quando riconosce liberamente l’amore di Dio e confida in Lui solamente

-         L’uomo è stato fatto per Dio; la sua vocazione è la sua unione con Lui. Egli è orientato e chiamato a Dio

-         In tutto ciò consiste la ragione ultima della vera dignità. Queste sono le radici profonde che lo qualificano come un essere di singolare dignità e che lo salvaguardano di fronte a ogni ordine di sconsideratezze e degradazioni.

 

Il discorso sull’uomo e sulla sua dignità, oggi tanto frequentemente confuso, urge di un a base ferma come questa che  gli conferisca coerenza, solidità e veracità.

 

3.     L’uomo e Cristo

 

Consideriamo ora quella ragione che costituisce la realtà culminante della dignità dell’uomo. Si esprime così la costituzione conciliare Gaudium et Spes: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione… Poiché in [Cristo] la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata per ciò stesso, essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime” (GS 22).

Dio ha voluto farci figli nel Figlio, il Quale incorpora ogni uomo nel suo mistero redentore. Per questo occorre dire che è Cristo che definisce l’uomo e gli conferisce la vera identità. La definizione dell’uomo non è definitivamente avvenuta in Adamo, ma in Cristo, nel quale Dio ha voluto realizzare il suo disegno di salvezza dell’uomo, la vocazione e la vita dell’uomo.

Per questo il mistero dell’uomo si stabilisce solamente nel mistero di Cristo. 

Con il peccato, “rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio” - continua il Concilio Vaticano II - “l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione” (GS 13).

E’ Cristo che riscatta per noi la dignità umana perduta. In tal modo nessuno, nessuna istanza, né legge umana può garantire nella sua radicalità la dignità personale e la libertà dell’uomo tanto perfettamente come il Vangelo del Signore. Questa è una chiave di lettura teologica essenziale per esporre nell’esercizio della comunicazione della fede il senso dell’uomo e della dignità umana. L’essere umano, inoltre, deve fare riferimento a Cristo per comprendere se stesso e per trovare in Lui la verità della sua esistenza. “L'unico orientamento dello spirito, l'unico indirizzo dell'intelletto, della volontà e del cuore è per noi questo: verso Cristo, Redentore dell'uomo; verso Cristo, Redentore del mondo” (RH 7).

 

I fanciulli, i giovani, gli uomini del nostro tempo cercano in ogni modo e sperano di trovare il senso della propria identità e della propria dignità personale. Per questo confidano in un annuncio e in un aiuto chiarificatore che permetta loro di giungere a tale scoperta. Confidano anche nella testimonianza del credente e della comunità cristiana che , in virtù della propria esistenza, offre spazi concreti dove constatare la vera umanizzazione; possibilità e spazi che aiutino a crescere in umanità.

 

 

il Mistero di Dio

Padre, Figlio e Spirito Santo

 

E’ questo il nucleo centrale del messaggio cristiano: il mistero di Dio. Lo accosteremo, stabilendo alcuni criteri e chiave di lettura per un breve studio e una presentazione.

 

1.     L’accesso dell’uomo a Dio:la ragione, la rivelazione e la fede.

 

La realtà della rivelazione divina e della fede, vie di accesso dell’uomo a Dio, possono essere considerate come chiavi e criterio teologico per garantire la organicità e la coerenza interna nella presentazione del nucleo centrale del messaggio cristiano. Per questo tutti coloro che hanno la responsabilità di trasmettere la fede, fanno bene a corrispondere a questa chiave e criterio teologico.

 

§        L’evento della rivelazione, via di accesso a Dio

 

Abbiamo definito l’uomo come essere capace di Dio, di accedere a Lui attraverso una vera conoscenza razionale. Così insegna la Chiesa: Dio può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle realtà del mondo (Concilio Vat. I, Dei Filius, 1). L’uomo è capace di Dio, tuttavia al fine di porre rimedio alla sua debolezza, che di fatto gli impedisce di riconoscerlo nella testimonianza della creazione come unico Dio e Signore e per poter penetrare nel profondità di Dio, lo stesso Dio viene incontro all’uomo nell’evento della Rivelazione, manifesta all’uomo la sua verità mediante opere e parole e lo invita a vivere in Lui, rendendolo partecipe della Sua vita. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura” (DV 2).

 

Le facoltà dell’uomo, in verità, lo rendono capace di conoscere l’esistenza di un Dio personale. Tuttavia perché l’uomo possa entrare in intimità con Lui, Dio ha voluto rivelarsi all’uomo e dargli la grazia di poter accogliere questa rivelazione con fede. (cf CCC 35).  Perché l’uomo possa percorrere il cammino fino all’incontro intimo e personale con Dio, Dio stesso si è incamminato verso l’uomo: Dio che “abita in una luce inaccessibile “ (1 Tm 6,16),  vuole comunicare la sua propria vita divina agli uomini, facendoli nel suo Figlio Gesù, figli adottivi (cf. Ef. 14-5).

Rivelando se stesso Dio vuole rendere tutti gli uomini capaci di rispondere a Lui, di conoscerlo e di amarlo molto più di quanto gli uomini sarebbero capaci di farlo in ragion e delle sole proprie forze. Nell’evento della rivelazione si realizza il disegno divino della comunicazione e dell’avvicinamento di Dio all’uomo, che culmina nella Persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo;  si realizza il disegno della possibilità data all’uomo di comprendere Dio e prendere parte alla sua intimità divina.

 

§        La risposta dell’uomo

 

Quando Dio, nella sua rivelazione, invita l’uomo a entrare in comunione di vita e di amore con Lui, la risposta dell’uomo è la fede; la risposta non può essere che questa: Credo! Credo in te, mi affido a te, desidero vivere con te e per te.

La fede nel suo senso pieno, reca in se due dimensione inseparabili: l’accettazione conoscitiva delle verità che Dio rivela e il consegnarsi confidenzialmente da parte dell’uomo a Dio. Le due dimensioni sono indissolubilmente unite. Di modo che la fede viva, che è “consegna” a Dio, presuppone necessariamente la conoscenza di ciò che Dio dice di sé stesso e del suo piano di salvezza. Trascurare questo aspetto  equivarrebbe a fare dell’atto di fede una decisione arbitraria e senza contenuto. La fede include un autentico sapere di ciò che  sono Dio e le sue opere di salvezza; un sapere che sfocia necessariamente  in adesione e consegna; una conoscenza che si conclude nella lode e nell’azione di grazie.

 

La trasmissione della fede dovrà tenere in debito conto tutto ciò per far si che in questa missione l’uomo giunga a scoprire il senso proprio della fede, della risposta alla parola di Dio e così raggiungere una fede lucida e robusta, una intelligenza ogni volta più profonda dei misteri della fede, che gli consentano di “ dare ragione della sua speranza” (cf 1 Pt 3,15).

 

Il cammino verso l’incontro dell’uomo con Dio,  la conoscenza di Dio unico e vero si incrocia con la capacità della ragione umana e soprattutto con l’evento della Rivelazione di Dio  a cui l’uomo è chiamato a rispondervi con la fede. E’ questo l’accesso ordinario dell’uomo a Dio. Attraverso la sua Rivelazione, Dio parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé (DV 2). Attraverso la fede – risposta adeguata a questo invito -  l’uomo esprime il suo assenso a Dio che si rivela e gli offre il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa di sé stesso mediante le sue opere e parole. Si tratta di atto umano, cosciente e libero che corrisponde alla dignità della persona umana.

 

Ecco il nucleo primario del contenuto della fede e l’impostazione adeguata della sua presentazione per chiarificare il significato che ha in sé questo primo passo della conoscenza della fede 

 

2.     La confessione della fede della Chiesa

 

Un secondo criterio teologico che la comunicazione della fede cattolica dovrà assumere, al fine di organizzare e presentare con fedeltà il contenuto della fede trinitaria, è il riferimento alla fede della Chiesa. Più concretamente: alla forma esplicita della professione o confessione della fede della Chiesa, che costituisce il contesto e la guida per la presentazione della fede

 

§        La professione della fede della Chiesa come norma della fede del cristiano

 

1.     La Chiesa è mediazione insostituibile nel processo della trasmissione della fede e nella sua espressione e confessione. Essa invita gli uomini a unirsi alla propria fede. E’ nella fede della Chiesa che gli uomini hanno accesso ai doni della Rivelazione. I cristiani ricevono la fede attraverso la Chiesa: professano la fede sostenuti dalla Chiesa e in comunione con essa (cf RICA 75). Essere cristiano consiste nell’entrare in comunione con la fede e con al testimonianza degli apostoli nella tradizione viva della Chiesa, di modo che la fede della Chiesa sia la norma della fede del cristiano. E’ questa la ragione per la quale la confessione della fede cristiana richiede una espressione comune e vincolante per tutti coloro che la professano. E così, fin dalla sua origine,  nell’epoca apostolica la Chiesa ha insegnato la sua fede in formule concise e normative di cui è possibile ritrovare numerosi esempi nei libri neotestamentari. Più tardi la Chiesa raccolse “l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo” (CCC 186). Questi riassunti ricevono il nome di professioni o confessioni, poiché raccolgono in sintesi la fede che confessano o che professano i cristiani. Tali sintesi si conoscono, altresì, come simboli della fede, in quanto sono segni di identificazione e di appartenenza alla stessa comunità di fede e come sommari o compilazioni delle principali verità della fede del contenuto della fede rivelata.

2.     Orbene, questo simbolo o sommario, espressione autorizzata e sintetica della fede della Chiesa, è la base della comunicazione della fede all’uomo di oggi. E’ il nucleo di riferimento obbligato per tutti coloro che cercano di comunicare la fede, poiché le verità della fede professate dalla Chiesa uniformano la struttura basilare di tutto il processo della trasmissione della fede. Per cui non vi è nulla di migliore che ricorrere tale professione di fede come contesto di riferimento per la sua presentazione e il suo insegnamento. Inoltre vale la pensa ricordare che non si tratta di un ricorso meramente concettuale e metodologico, ma ecclesiale e vitale.

 

§          L’atto di fede, guida per l’esposizione della fede

 

Perché il contenuto proprio della fede sia oggi esposto e insegnato in tutta la sua ricchezza e significato, converrà tener conto della struttura stessa dell’atto di fede, della professione della fede contenuta nel Simbolo, fino al punto di lasciarsi guidare da essa, cioè dalla dinamica della fede battesimale.

 

1.     Nell’atto di fede, nella professione della fede vi è sempre un doppio riferimento: alla persona e alla verità; alla verità per la fiducia nella persona che testimonia. In effetti credere suppone una adesione personale dell’uomo a Dio e al tempo stesso e inseparabilmente si suppone il consenso libero alla verità che Dio ha rivelato. Per questo si è soliti affermare che l’atto di fede comprende inseparabilmente il che cosa della fede e il chi della fede; il contenuto della fede e il soggetto della fede, inseparabilmente uniti; la realtà oggettiva dell’evento della Rivelazione e la adesione personale dell’uomo a Dio; la Rivelazione di Dio,  la realtà personale di Dio e la persona dell’uomo.

In effetti la fede non è solo un processo intellettuale. E’ un atto di tutta la persona, di tutto l’io nella sua unità, un atto del cuore, come dice San Paolo nella lettera ai Romani (10,9) aperto a Dio. In certo modo è un destarsi dal semplice io per risorgere fino al vero io; liberare il semplice io per essere realmente una cosa sola nella comunione con Dio. Il chi della fede parla poi dell’incontro personale con un Dio personale e, per questo, dell’incontro con se stessi.

L’atto di fede, inoltre, integra nella sua unità il contenuto della fede, che nei suoi aspetti essenziali comprende: a)  Il mistero di Dio, il mistero della Santissima Trinità che solo Dio può farci conoscere rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo. b)  Il mistero della incarnazione di Dio in Cristo e l’opera della Redenzione. Tutta la storia della salvezza che “che è la storia del cammino e dei mezzi attraverso i quali Dio vero e unico, Padre, Figlio e Spirito Santo, si rivela e si riconcilia con gli uomini disgregati a causa del peccato e si unisce a loro” (cf. DGC 47). c)  La Chiesa, assunta da Cristo come strumento di redenzione universale e sacramento universale di salvezza per mezzo del quale Cristo manifesta e realizza allo stesso tempo il mistero dell’amore di Dio all’uomo. Essa è il progetto visibile dell’amore di Dio per l’umanità, che chiede che tutto il genere umano formi l’unico popolo di Dio, che si unisca in un unico Corpo di Cristo, si edifichi in un unico tempio dello Spirito Santo. d)  La creazione. Dal mistero di Dio discende la creazione, poiché solo Dio è il creatore di tutto. “Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo "disegno di benevolenza", che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo” (CCC 315).  e)   La vita eterna. Dal mistero di Dio procede la vita eterna; la vita in Dio e la speranza della vita futura. Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. I giusti regneranno con Cristo per sempre e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio sarà dunque “tutto in tutti” (1 Cor 15,28) nella vita eterna.

2.     Riassumendo: La fede che professa la Chiesa e che deve essere punto di riferimento nella sua presentazione e comunicazione, non è un cumulo di affermazioni e di proposte, ma un atto intensivo  in cui è contenuta la profondità dell’essere di Dio e dell’essere dell’uomo; del mistero di Dio e del mistero dell’uomo. Un atto intensivo riferito e vincolato all’unica verità: Dio stesso. Un atto intensivo, che come origine di successivi cerchi concentrici, andrà crescendo e dispiegandosi successivamente grazie alla capacità dei credenti di tutti i tempi di manifestare e comunicare la propria fede dando testimonianza di essa a tutti gli uomini. In questo modo la fede cristiana sarà percepita conforme alla sua natura: come un processo di assimilazione e come processo vitale di conoscenza;  come processo di approfondimento nell’essere di Dio e come un incontro personale con Dio. Le verità della fede in quanto sviluppo dell’unica verità che è Dio stesso, e grazie a una presentazione adeguata delle stesse, saranno percepite come invito ad apprendere  e a conoscere Dio, come possibilità di iniziare un itinerario interiore aperto e orientato fino a Dio.  Attenendosi, inoltre, alla realtà basilare della professione di fede e dell’atto di fede sarà possibile captare nella sua radicale e intima realtà il contenuto della fede e darle il significato profondo ed essenziale che essa ha.

 

§          Teocentrismo trinitario e cristocentrismo

 

Una terza chiave di lettura e criterio teologico di articolazione del messaggio cristiano è la considerazione del mistero di Dio in Cristo, come centro e asse della esposizione e della fede. Ciò a dire: il mistero di Dio in se stesso (Dio Padre, Figlio e Spirito Santo) e il mistero di Cristo. Il teocentrismo trinitario e il cristocentrismo costituiscono assieme i principi organici della struttura della fede della Chiesa.

 

1.     Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della vita cristiana: tutto nella fede e nella vita cristiana ha origine dalla realtà intima della vita trinitaria e tutto si orienta e ritorna a essa. E’ la fonte di tutti i misteri della fede, la luce che li illumina. “La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei "misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati". Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell'opera della creazione e nella sua Rivelazione lungo il corso dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d'Israele, prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo” (CCC 237)

2.     E’ Gesù Cristo che ci rivela il mistero di Dio; per mezzo di Lui possiamo conoscere Dio.  Gesù rinvia costantemente al Padre e allo Spirito Santo: “Egli solo può condurre all'amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della santa Trinità” (CT 5). Egli è la via e la mediazione ineludibile per giungere al mistero di Dio.  Dalla conoscenza e dall’incontro con Cristo sgorga il desiderio di annunciarlo, di evangelizzare e condurre altri alla fede in Gesù Cristo. E’ questo il nucleo essenziale della fede, in riferimento  alle tre persone della santa e beata Trinità e che costituiscono – secondo le belle parole di S. Ireneo – i tre capitoli del nostro sigillo battesimale e si potrebbero formulare così: Noi crediamo in Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Egli ci ha parlato e si è donato a noi nella Incarnazione del Figlio e rimane sempre in con la presenza dello Spirito Santo. Per questo, essere cristiano significa: credere nel Dio della Rivelazione; prendere parte al suo disegno di salvezza; partecipare per mezzo dell’azione del Santo Spirito alla vita nuova nella Chiesa e vivere nella lode a Dio, attendendo la beata speranza del suo regno definitivo. Se questo significa essere cristiano occorrerà avere l’ardire di annunciarlo, insegnarlo e testimoniarlo.

 

 

La Vita in Cristo

 

Dopo aver riflettuto sulla fede e i suoi contenuti, è necessario prendere in esame la morale cristiana, i cuoi contenuti si formulano da parte di chi intende comunicare la fede.

 

1.     La sequela Christi, principio che configura e guida le opere del cristiano.

 

Per accedere al mistero di Dio è necessario che tutto l’essere umano di ponga in movimento: intelletto, volontà e cuore.

Ciò significa che non è possibile giungere a conoscere Dio, se non si è disposti a riconoscerlo come meta e orientamento di tuta la nostra esistenza. Anche il fondamento, l’asse orientativo – per così dire – dell’agire cristiano si iscrive nell’atto della fede e si vincola inseparabilmente a esso. In tal modo, nell’atto di fede non è possibile dissociare il credere in Cristo e seguire Lui. Consiste precisamente in questo la cosiddetta opzione fondamentale, che da forma e unità a tutto l’agire cristiano. L’enciclica Veritatis Splendor definisce così l’opzione fondamentale: “Si tratta della scelta della fede, dell'obbedienza della fede, «con la quale l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà. Questa fede, che «opera mediante la carità, proviene dal centro dell'uomo, dal suo cuore, e da qui è chiamata a fruttificare nelle opere” (VS 66).  

D’altra parte – come direbbe S. Leone Magno – questa scelta fatta nella fede, sviluppa in una giusta corrispondenza la grandezza e la dignità che all’uomo è stata concessa: “ Cristiano, riconosci la tua dignità. Poiché ora partecipi della natura divina, non degenerare ritornando alla bassezza della vita passata. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale Corpo sei membro. Ricordati che sei stato strappato al potere delle tenebre per essere trasferito alla luce del regno di Dio (Sermo 21,3).

La vita del cristiano intesa e vissuta secondo la Legge nuova è quella di chi sa quale è l’origine della sua vera dignità e cammina nella fede; di colui che intende l’esistenza umana come sequela Christi; di chi è chiamato per la fede a procedere ne via “degna del vangelo di Cristo” (Fil 1,27). Una sequela che è qualcosa di più che una pura imitazione di un modello esteriore, ma essenzialmente identificazione con Cristo nella adesione e nell’abbandono al Signore. Cristo costituisce il centro di unificazione dell’essere e del vivere cristiano. E per ciò la vita morale nella sua totalità e nelle sue applicazioni concrete dovrà essere intesa come la vita in Cristo.

La decisione ferma da parte del cristiano di seguire Cristo dovrà essere il principio fondamentale e la chiave di articolazione di tutto il contenuto della morale cristiana. In Cristo la proposta morale trova il suo contenuto proprio e la sua motivazione ultima, poiché Egli è il compimento e la perfezione di tutta la legge. In Cristo, che è “via verità e vita” (Gv 1,6), l’uomo troverà la forza di coesione che da senso e unità a tutta l’esistenza, preservandola dalla dispersione della soggettività.

Pertanto, il riferimento a Cristo e l’invito a seguirlo è il principio che configura e guida l’agire cristiano.

 

 

2. La storia della salvezza contesto e riferimento della morale cristiana.

I criteri fondamentali della morale cristiana.

 

Poiché la chiave della vita morale del cristiano è Cristo e la sua sequela, la morale cristiana non deve intendersi principalmente come una morale o etica della legge, e neppure come un a morale o etica delle virtù.

L’agire cristiano

-         si sviluppa a partire dall’incontro con il Signore;

-         ha origine e si contestualizza nell’incontro con Dio il quale vuole incontrare l’uomo;

-         si concretizza nella risposta libera da parte dell’uomo al dono di Dio.

 

Pertanto, la morale cristiana è la morale dell’Alleanza; una morale che si definisce nel dialogo di salvezza di Dio con  l’uomo, una  morale propria della dinamica della storia della salvezza. I fondamenti della morale cristiana non cono pertanto criteri astratti, imperativi categorici o semplici principi operativi: sono le opere realizzate da Dio nella storia degli uomini e che raggiunge il punto dominante nell’Alleanza di salvezza realizzata da Gesù Cristo. Alleanza alla quale l’uomo è invitato a partecipare.

E se i grandi avvenimenti della storia della salvezza sono alla base della morale cristiana, i principi fondamentali dell’agire cristiano, i criteri che guidano e orientano la morale del cristiano posso essere così riassunti:

 

§        Tutto trae la propria origine dall’atto dell’amore creatore di Dio che chiama l’uomo all’esistenza, fatto a sua immagine e somiglianza, per portare a compimento un progetto di comunione e d’armonia nella relazione con Dio, con se stesso, e con il mondo. Per questo ecco il primo criterio: la morale cristiana si fonda sulla chiamata di Dio che suscita e attende la risposta dell’uomo.

 

§        L’amore fedele di Dio nei confronti dell’umanità, nonostante il peccato dell’uomo,  lo conduce a stabilire una Alleanza con il popolo che Egli ha eletto perché sia il custode della sua promessa di salvezza. Questo ci introduce a un secondo criterio dell’agire cristiano: la morale cristiana è una proposta di alleanza d’amore che trova la sua espressione e le sue condizioni nel decalogo, come legge di libertà e di vita per l’uomo.

 

§        In Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, si realizza in pienezza la chiamata di Dio e la risposta dell’uomo e si stabilisce definitivamente – nella sua morte e risurrezione – la nuova ed eterna Alleanza. Di qui il terzo criterio: la morale cristiana è centrata nella partecipazione del cristiano alla Pasqua di Cristo, alla sua morte e risurrezione, espressione suprema d’amore e alla quale il cristiano si unisce. “Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani sono morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù partecipando così alla vita del Risorto. Alla sequela di Cristo e in unione con lui, i cristiani possono farsi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminare nella carità, conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai sentimenti che furono in Cristo Gesù e seguendone gli esempi” (CCC 1694).

 

§        La sequela Christi rappresenta l’impegno del cristiano per vivere, sotto l’azione costante dello Spirito Santo, la Buona Novella e per annunciarla a tutti gli uomini. Per cui, il quarto grande criterio della morale cristiana sarà: la morale cristiana è la vita nello Spirito che chiama a conversione. Rinnova interiormente; illumina e fortifica per vivere come “figli della luce” (Ef 5,8), “in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,9); convoca e riunisce la Chiesa; realizza il regno di Dio.

 

Alla luce di questi criteri che segnano i grandi nuclei della morale, si dovranno stabilire altresì l’ordinamento e i contenuti morali che la Chiesa deve saper proporre ed esplicitare all’uomo d’oggi nel suo  compito di comunicazione della fede.

 

3. Il Decalogo e l’Alleanza

 

Ai destinatari della comunicazione della fede e della morale, il decalogo lo si deve presentare nello spirito della storia della salvezza e nel contesto dell’Alleanza.

Il decalogo come si presenta nella Sacra Scrittura, partecipa, infatti, fin dalla sua origine, del carattere dialogico proprio della storia della salvezza: manifesta l’incontro della chiamata di Dio e la risposta dell’uomo e testimonia questo avvenimento.

Nella Nuova Alleanza realizzata in Cristo, Dio si identifica e si definisce come amore e come dono d’amore. Le regole concrete di questo amore sono la Nuova Legge, cioè i comandamenti. In essi prende corpo la realtà e il progetto della Alleanza che, congiuntamente con la via delle beatitudini, rappresenta il cammino fino alla pienezza e fino alla felicità cui aspira il cuore dell’uomo.

E’ vero che nella Chiesa il riferimento attuale ai comandamenti ha perso entità e valore. Per alcuni rappresentano un elenco statico e ripetitivo di precetti; per altri una enumerazione di obbligazioni e di doveri immotivati e frammentari; infine, in catalogo di peccati.

Per non pochi il fonema comandamenti evoca un certo sospetto di moralismo, di legalismo e di imposizione. In effetti la realtà della Legge Nuova del duplice comandamento della carità, del cammino aperto dalle beatitudini può restare un a semplice formalità moralistica se non si capisce che vivere come cristiani vuol dire camminare e crescere grazie all’aiuto confidente di Cristo che offre la sua mano (dare la mano; manus dare; co-man-damento!)  e che fa con noi il cammino della vita fino alla pienezza.

 

La prima parola del decalogo è l’annuncio della libertà, l’offerta della libertà di Dio all’uomo. Una libertà reale che si converte in evento di vita sotto la guida di Dio, come Lui steso ricorda: Io sono il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto, dalla condizione di schiavo. Una libertà realizzata nella verità e nell’amore e per questo rispettosa della identità e dignità umana.

Il decalogo rappresenta, in definitiva, l’invito e la proposta di Dio all’uomo per giungere fino alla amicizia con Lui, fino alla concordia e alla fraternità con tutti gli uomini e fino alla pienezza dell’uomo.

 

Al fine dell’esercizio concreto della presentazione della morale cristiana sarà questo il criterio rilevante per l’articolazione e la significazione della Nuova Legge.

 

 

Conclusione

 

1.     Gli uomini di oggi sono alla ricerca di senso e di orientamento per muoversi con maggior sicurezza in una società complessa e confusa come la nostra. In definitiva, essi cercano una ragione per vivere, un progetto di vita. Assai frequentemente non si riconoscono né nelle tradizioni familiari, né in quelle ecclesiali e neppure nei progetti che oggi offrono la società o la comunità cristiana nella quale vivono. Si interrogano e ci interpellano nella misura in  cui ci percepiscono vicini e sensibili alle loro ricerche, nella misura in cui avvertono la nostra sensibilità e la nostra capacità di ascolto senza giudicarli, attendendo cordialmente le loro domande.

2.     Da parte nostra siamo impegnati, in un modo o nell’altro, nel compito di offrire ai nostri fratelli il messaggio della salvezza. Insieme a tante difficoltà e a tante azioni di generosità e di dedicazione del nostro lavoro, è inevitabile interrogarsi sul senso del nostro sforzo; sulla focalizzazione data ai nostri  obiettivi nel compito affidatoci. Ci domandiamo: perché è così difficile comprendere e accettare il messaggio di fede che proponiamo? Come e cosa fare perché la fede cristiana sia percepita come un a proposta credibile di vita e di senso?

3.     L’uomo di oggi, ancorché in modo  indistinto e indefinito, desidera stabilire un nuovo progetto e un nuovo ordine di vita in cui valori fondamentali come  l’amore, la giustizia, la pace , la libertà, la solidarietà, la verità configurino un itinerario di buon camino. Con maggiore o minore esplicitazione desidera raggiungere una considerazione positiva della propria identità e dignità personale; e molto spesso si può affermare che l’uomo d’oggi aspira a scoprire l’esistenza di un Dio personale vicino, con cui entrare in una relazione vera. Non si può far tacere questa tendenza originaria di ogni uomo

 

Da fronte di questa situazione, benché imprecisa e indefinita l’uomo d’oggi interpella i cristiani e chiede un a risposta in primo luogo di dialogo e di sincera e cordiale collaborazione in vista di una ricerca.

Inoltre l’uomo d’oggi chiede ai cristiani che essi dimostrino e testimonino la ragione profonda del progetto della loro speranza (1Pt 3,15); cioè la ragione che sostiene e anima l’identità del credente e la stessa sua vita.

La Chiesa, che vive nella storia, condividendo “le gioie e le speranze le tristezze e le angosce dell’uomo d’oggi” (GS 1) è chiamata a disimpegnare la sua missione offrendo la testimonianza della fede e annunciando che la salvezza integrale dell’uomo è possibile  trovarla solamente in Cristo nostro Signore.

La Costituzione Gaudium et Spes afferma: “… il Concilio, testimoniando e proponendo la fede di tutto intero il popolo di Dio riunito dal Cristo, non potrebbe dare una dimostrazione più eloquente di solidarietà, di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana, dentro la quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo sui vari problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene dal Vangelo, e mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore” (GS 3).

E inoltre: “La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua altissima vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini, mediante il quale possono essere salvati. Essa crede anche di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (GS 10).

 

 

    


 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it(Sum. p. 13. n. 6).