Catechesi e Liturgia

Il rapporto tra catechesi e liturgia ha alle sue spalle una lunga e provata tradizione, in quanto la liturgia e in particolare l'eucaristia e gli altri sacramenti hanno costituito da sempre un punto di riferimento e un ambiente privilegiato per l'esercizio della catechesi. Anzi, si può dire che per lunghi periodi della storia cristiani il compito prevalente della catechesi è stato la preparazione ai sacramenti e alla vita liturgica.
L'ultimo secolo di storia della catechesi ha visto crescere ancora di più l'influsso della liturgia sulla catechesi, grazie specialmente ai progressi dei movimento liturgico che, precedendo di molto lo sviluppo dei rinnovamento catechistico, ha potuto mettere le proprie conquiste al servizio di quest'ultimo. 
Nel periodo post-conciliare il legame tra catechesi e liturgia ha continuato a rappresentare un capitolo di primaria importanza nell'impegno pastorale della Chiesa, anche per la spinta rinnovatrice della Costituzione «Sacrosanctum Concilium» e la conseguente riforma della liturgia. Ma sono tali e tanti i cambiamenti avvenuti che si impone un chiarimento e ripensamento dei rapporti tra le due funzioni ecclesiali.


1. Dimensione evangelizzatrice e catechistica della liturgia

Il rinnovamento teologico e pastorale della liturgia ha rimesso in onore la sua valenza profetica e magisteriale. Chiamata da Pio XI l'organo più importante del magistero ordinario della Chiesa, essa viene giustamente considerata come vera didascalia della Chiesa, veicolo e plasmazione della fede, organo della Tradizione, vero e proprio «locus theologicus.

In questo senso, va riconosciuta la funzione catechistica della liturgia (cf SC 33): essa - in quanto «prima e indispensabile fonte» dello spirito cristiano (cf SC 14) - può essere chiamata «catechesi permanente della Chiesa», sorgente inesauribile di catechesi, preziosa catechesi in atto. La riflessione catechistica vi scorge un grande catechismo vissuto, di grande ricchezza ed efficacia, attraverso la varietà di riti, celebrazioni, testi e avvenimento un insieme particolarmente espressivo e unitario della globalità del messaggio cristiano.
Abbiamo già ricordato che la parola è elemento costitutivo essenziale dei rito liturgico. Non solo, è tutto l'insieme della liturgia come azione celebrativa e simbolica che costituisce un linguaggio globale manifestativo della parola di Dio e dell'accoglienza della fede. In particolare, questo carattere appare in forma più evidente:
 

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nell'incontro che opera la liturgia tra linguaggio biblico,  ecclesiale e esperienziale (fonti costitutive di ogni comunicazione catechistica);
 
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nella liturgia della parola, momento privilegiato del dialogo tra Dio e il suo popolo, luogo di espressione di atteggiamenti di fede: lode, ascolto, ringraziamento, professione, interiorizzazione;
 
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nel particolare momento dell'omelia, occasione pregnante di proclamazione e attualizzazione della parola di Dio;
 
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nelle preghiere centrali dei riti sacramentali che, sotto forma di memoriale e di invocazione (anamnesi e epiclesi), offrono dense e ammirevoli sintesi di grande valore catechistico;
 

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nell'organico sacramentale dell'iniziazione, insieme articolato di tappe e riti per l'itinerario di fede dei cristiani;
 


   
  

negli itinerari e ritmi di conversione e di approfondimento (anno liturgico, tempi forti, feste e commemorazioni, ecc.), che costellano il cammino dei singoli e delle comunità.

   
Si può dire perciò che la liturgia possiede un enorme potenziale evangelizzatore e catechistico, anzi, che essa stessa è, senza perdere nulla della sua specificità, una forma eminente di evangelizzazione e catechesi. Non però in forma automatica e quasi magica: per diventare catechesi in atto, la liturgia ha da percorrere un lungo cammino di sperimentazione e di adattamento, di verifica dei suoi linguaggi simbolici, di inculturazione, seguendo le leggi di ogni valida e corretta comunicazione della fede.

E' questo un compito che l'esperienza dice ancora aperto, ben lontano dall'aver raggiunto gli effetti che sarebbero auspicabili, in quanto sono molti i fattori negativi che possono compromettere la trasparenza della parola liturgica: simboli inespressivi, riti e segni inintelligibili, mancanza di estetica, di acustica, improvvisazione e superficialità, ecc. Da un punto di vista pastorale e catechistico, bisogna riconoscere che la liturgia è spesso ben lungi dal saper sfruttare le sue ricchezze e potenzialità.
 

2. Necessità della catechesi da parte della liturgia
 
Quanto si è detto non esclude che la liturgia abbia bisogno dell'opera previa della catechesi, proprio per la sua natura sacramentale, per il suo carattere rituale-simbolico, per la ricchezza espressiva dei suoi segni. Il rito liturgico non è portatore soltanto del suo significato naturale o spontaneo, ma viene qualificato dal riferimento storico-salvifico a una economia sacramentale dì salvezza che va evocata, illustrata e vissuta.
La catechesi, in quanto maturazione della fede e iniziazione alla vita ecclesiale, ha anche il compito mistagogico di educare alla liturgia,  affinché la celebrazione dei riti cristiani sia espressione di quel cammino di fede che ne assicura la verità e autenticità:

«Quanto più una comunità cristiana è matura nella fede, tanto più vive il suo culto in spirito e verità nelle celebrazioni liturgiche, specialmente eucaristiche.
La catechesi perciò deve essere al servizio di una partecipazione attiva, cosciente e autentica alla liturgia della Chiesa: non solo illustrando il significato dei riti, ma educando i fedeli all'orazione, al ringraziamento, alla penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio simbolico, cose tutte necessarie per una vera vita liturgica» (DCG 25).

La catechesi, al servizio di quella «piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche» (SC 14), cui i fedeli hanno diritto e dovere, ha un compito di illustrazione e di iniziazione nei confronti dei diversi livelli o dimensioni della realtà liturgica:
 

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A livello celebrativo, in quanto la liturgia è azione simbolica, la catechesi deve essere iniziazione ai suoi diversi riti e forme espressive.
  
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A livello misterico, in quanto è azione significativa e memoriale di eventi salvifici, la catechesi deve favorire e illustrare le esperienze bibliche e ecclesiali significate dai riti.    
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A livello esistenziale, in quanto la liturgia è celebrazione di vita nello spirito e di esistenza salvata nel mondo, la catechesi deve essere opera educativa delle convinzioni e atteggiamenti che sostanziano tale vita: accoglienza, ringraziamento, ascolto, impegno, comunione, responsabilità, ecc.
  

  
Per adempiere a questa sua funzione, la catechesi deve privilegiare la via maestra del ricorso al ricco patrimonio che la stessa liturgia offre, in modo che «comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere (per ritus et preces)» (SC 48), sia reso possibile l'accesso al mistero di fede professato dalla Chiesa.
 
 
3. La liturgia, 
elemento costitutivo e riferimento essenziale per la catechesi

 
Se si considera ora la natura stessa della catechesi, le sue esigenze e i suoi obiettivi, non è difficile cogliere l'importanza di un suo riferimento alla liturgia, proprio in funzione dei suo compito essenziale di educazione della fede in vista della sua maturazione.
 
La liturgia, contesto vitale per la catechesi
 
Anzitutto, il significato centrale della liturgia nell'esperienza di fede della Chiesa fa sì che la catechesi, pur nella diversità delle sue realizzazioni, non possa non riferirsi alla liturgia come fonte di ispirazione, come appoggio della propria testimonianza, come contesto celebrativo cui riferirsi. E' per questo che l'esercizio della catechesi deve tener presente l'anno liturgico come sfondo celebrativo in cui si inserisce e l'organico dei sacramenti come vertice espressivo del proprio itinerario di fede: “La catechesi conserva sempre un riferimento ai Sacramenti. [ ... ] la vita sacramentale si impoverisce e diviene ben presto un ritualismo vuoto, se non è fondata su una seria conoscenza del significato dei Sacramenti. E la catechesi diventa intellettualistica, se non prende vita nella pratica sacramentale» (CT 23).
 
Il processo di crescita nella fede appare sempre strutturato sacramentalmente, legato a momenti celebrativi che ne esprimono il significato profondo: confessare la propria fede è rendersi conto che il Padre chiama, nomina e rende l'uomo partecipe della propria vita tramite suo Figlio nello Spirito Santo: è l'opera del battesimo. Confessare la propria fede è permettere al Signore di trasformare "un cuore di pietra in un cuore di carne" (cf Ez 36,26) nel suo Spirito, per ritrovare l'amore del Padre: è ciò che si celebra nel sacramento della riconciliazione. Confessare la propria fede è ringraziare il Padre per il Figlio morto e risuscitato nello Spirito nella comunione con i fratelli: è quanto viene espresso nell'Eucaristia. Infine, confessare la propria fede è vivere come Chiesa dello Spirito che il Signore ci ha inviato per manifestare al mondo l'amore del Padre: ciò si realizza nella cresima.
 
Questo riferimento essenziale alla liturgia non va però enfatizzato o assolutizzato, quasi che la liturgia fosse l'unica realizzazione della sacramentalità della Chiesa, o dimenticando la centralità della vita cristiana come “culto spirituale”. Affermare che la liturgia è lo scopo e la fonte della catechesi, o che ogni catechesi deve avere la liturgia come norma strutturante essenziale,  significa esasperare unilateralmente un rapporto che pur deve rimanere sempre vivo e complementare.
 
La celebrazione, momento essenziale del processo catechistico
 
D'altra parte, l'azione catechistica non può prescindere dal linguaggio «totale» della celebrazione e dei simbolo. La catechesi ha bisogno, come esigenza intrinseca del suo dinamismo, del momento celebrativo-simbolico. Alcune considerazioni possono rafforzare la fondatezza di questa istanza.
 

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La liturgia utilizza con abbondanza il linguaggio simbolico. Ora, il simbolo è un mezzo espressivo fondamentale nella vita umana, specialmente in rapporto alle esperienze più profonde e significative. Solo per mezzo di simboli o gesti simbolici si riesce a esprimere e a comunicare la profondità e la ricchezza di quelle esperienze che coinvolgono tutta la persona, anima e corpo, coscienza e subcoscienza. Il simbolo è propriamente «il linguaggio del mistero per mezzo della sua carica evocatrice e rivelatrice. E' il veicolo ideale, indispensabile, per l'espressione e la comunicazione dell'esperienza religiosa.
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Un altro elemento costitutivo della liturgia, insieme al simbolo, è il linguaggio della celebrazione e della festa. Ora, la festa, con la celebrazione che ne costituisce il cuore, ha un significato fondamentale nell'esistenza umana, in particolare per quanto riguarda la sua dimensione religiosa.

     
La festa è, anzitutto, affermazione dei valori. L'uomo ha bisogno della festa, di questo tempo «messo da parte», per esprimere il significato e il valore della vita, per affermare le cose che veramente contano (l'amore, l'amicizia, la famiglia, la patria, la speranza, la salvezza, ecc.).
La festa inoltre risponde all'esigenza di vivere la comunione e l'appartenenza sociale. La festa è tempo di incontro, di scambio, di comunicazione, di riscoperta delle proprie radici e della propria identità di gruppo. Essa ha lo scopo di codificare nel rito il fluido di comunione che unisce i membri di un gruppo. Permette di esprimere e stimolare la comunione in una forma profonda e sentita, impossibile nei gesti della vita ordinaria.
La festa è anche anticipo di un futuro sognato. I gesti tipici della festa (abiti speciali, regali, banchetti, spreco, trasgressione dì alcune regole sociali, ecc.) sono espressione anticipata del mondo diverso, alternativo, che gli uomini desiderano e sognano.
In una parola: festa e celebrazione sono il modo privilegiato di celebrare la vita e di proclamarne il senso profondo: esse hanno sempre perciò qualcosa di religioso e costituiscono un modo privilegiato dì espressione religiosa.
Di qui la connessione stretta che deve esistere tra celebrazione e catechesi, in quanto approfondimento e maturazione di esperienze di fede. L'intimo legame che intercorre tra esperienza e celebrazione ci permette di formulare una specie di legge strutturale della comunicazione religiosa: quello che non è celebrato non può essere colto nella sua profondità e nel suo significato per la vita. Anche la fede, perché diventi esperienza significativa e dimensione interpretativa dell'esistenza, ha bisogno di venire celebrata. La catechesi non può fare a meno perciò di momenti celebrativi e rituali: senza celebrazione della fede non c'è comunicazione né maturazione della fede.
Orbene, nelle sue realizzazioni concrete, la catechesi introduce in forme svariate la dimensione celebrativa: riti liturgici, celebrazioni ad hoc, paraliturgie, ritualizzazioni, momenti di preghiera, ecc. Molti itinerari catechetici includono nel proprio processo il momento celebrativo come ingrediente essenziale, come per esempio, nella nota versione amplificata del metodo della revisione di vita: vedere, giudicare, agire e celebrare.
 
La catechesi liturgica, forma non esclusiva di catechesi
 
Un'ultima considerazione: se la catechesi ha necessariamente una dimensione liturgica, ciò non vuol dire che ogni forma o momento di catechesi debba avere necessariamente uno stile o andamento di tipo liturgico. Non esiste solo la catechesi liturgica: ci sono tante possibilità di autentica comunicazione della fede che possono caratterizzare lo svolgimento dell'azione catechistica: il dialogo, l'insegnamento, la riflessione di gruppo, la discussione, la lettura di documenti, ecc. Aver sottolineato l'importanza del rapporto tra liturgia e catechesi non deve significare una assolutizzazione del linguaggio liturgico né un restringimento delle modalità espressive della comunicazione religiosa.
  

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it