Il Metodo nei Centri di Ascolto della Parola

Nella scelta del metodo da seguire nei  CdaP sono due le attenzioni che occorre avere: una riguarda il brano della Scrittura  che si legge; l'altra le persone che partecipano al gruppo. In rapporto alla prima attenzione ci può rifare al metodo della «Lectio divina»; in rapporto ai partecipanti al  CdaP è bene fare riferimento alla psicodinamica di gruppo e alle sue leggi.

 

1.     La scelta della «Lectio divina».

 

«La Lectio divina è l'esercizio ordinato dell'ascolto personale della Parola». (card. C.M. Martini)

 

-         Esercizio: è qualcosa di attivo. Nella esperienza religiosa della persona umana vi sono parecchie cose che si fanno per abitudine o per emulazione. La Lectio è uno spazio di tempo, nel quale si decide di "leggere" con attenzione e di meditare la Parola.
 

-         Ordinato: è un esercizio con una dinamica precisa, con un suo percorso in progressione, che abitualmente non si fa quando si leggono le Scritture. Ecco perché spesso la Bibbia appare arida e si concludiamo che non serve per pregare.
 

-         Dell'ascolto: la lectio è ascolto, è ricevere la Parola come dono. Le caratteristiche di questo ascolto sono quelle di Maria che, dopo aver ascoltato, obbedisce e dice: «Si faccia di me secondo la tua Parola». Un ascolto, quindi, fatto di adorazione e di obbedienza. Nelle Scritture non si deve cercare qualcosa da dire agli altri o qualcosa che interessi personalmnete o, peggio, che confermi le proprie idee. Occorre lasciare che sia Dio a parlare e solo a Lui obbedire.
 

-         Personale: non è l'ascolto di una predica, di una omelia, di una parola letta in chiesa, è il momento personale dell'ascolto che fa da corrispondente necessario al momento comunitario. Senza l'ascolto comunitario la Lectio divina diventa individualismo, senza la Lectio divina personale l'ascolto comunitario cade nel genericismo.
 

-         Della Parola: è Dio che parla, Cristo che parla, lo Spirito Santo che parla. Mi parla la Parola che mi ha creato, che ha il segreto della mia vita, la chiave delle mie situazioni presenti, che ha il segreto del cammino della Chiesa, la chiave delle situazioni storiche presenti. Mi parla lo Spirito che penetra ogni realtà economica, sociale, politica, culturale del mondo. E' sempre ascolto della Parola con la maiuscola: della Parola che ha fatto il mondo, che lo sostiene, lo guida e lo regge.

 

Motivo della scelta

 

La  Lectio divina non richiede una specifica preparazione se non la pazienza di fare un passo dopo l'altro per entrare nel mondo di Dio. Inoltre è da tenere presente che la storia di questo metodo di lettura delle Scritture conta più di 2500 anni perché lo praticavano già i profeti e i saggi dell'Antico Testamento. 
 

Ed ancora perché questo metodo mette bene in luce la relazione che si viene a creare tra Dio che parla e l'uomo che ascolta: «Lectio e divina sono due termini che, coniugati insieme, indicano nel contempo che Dio parla all'uomo e che l'uomo si pone in ascolto di Dio, evidenziando in tal modo il carattere dialogico dell'incontro con la Parola scritta, per il quale si compie una prima apertura verso la Parola viva. Si ripete così, una delle caratteristiche della stessa "divina rivelazione" nella quale, secondo il Vaticano II, "Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé"» (M. Masini).

 

Per una «lectio» fruttuosa

 

Perché il  CdaP risulti fruttuoso la Sacra Scrittura deve essere accostata con un minimo di oggettività  e di rispetto di quello che il testo vuol dire. Cosicché la soggettività e la libertà di parola dei partecipanti nel  CdaP devono collocarsi più sul versante delle applicazioni spirituali che non su quello della lettura, la quale deve essere oggettiva, ossia rispettosa di ciò che l'autore sacro intende esprimere e che la Chiesa ci insegna a leggere. Solo dopo aver accolto tutti insieme quello che il testo sacro dice in sé, possiamo ricercare quello che dice a ciascuno di noi. 
 

Questo non vuol dire che occorrono dei "maestri" per i  CdaP, basta che  qualcuno aiuti tutti ad usare un metodo che non richieda grande preparazione, ma solamente una lettura attenta e capacità di riflessione, doti che sono alla portata di molti. «E' motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire alla sua interpretazione e alla sua attualizzazione una luce più penetrante, dal punto di vista più spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa» (Pontificia Commissione Biblica).

 

2.     La dinamica di gruppo.

 

La scelta del "gruppo" nel leggere la Scrittura impegna a tenere presenti alcune regole che regolano la dinamica di esso. La prima è quella della presenza di un animatore o moderatore del gruppo che animi la riflessione e un dialogo su un testo ben preciso. Non è né un maestro né un catechista, ma appunto uno che aiuta se stesso e gli altri a procedere in modo fruttuoso nella comprensione e nella interpretazione del testo proposto e nella applicazione che se ne deve fare alla propria vita. Per questo l'animatore dovrà conoscere gli accorgimenti che gli permettono di svolgere al meglio il suo compito.


Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it