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La
Dinamica di Gruppo
nei Centri di Ascolto della Parola
1.
Condizioni
tecniche
Per
ottenere una vita di gruppo vivace e di verifica, anche in funzione
evangelizzatrice, ci sono alcune condizioni tecniche da rispettare:
a)
Il numero dei partecipanti.
Né troppi né troppo pochi. Il numero ideale è attorno a dieci. Se si è
troppo pochi, si rischia una povertà di scambi. Se si è troppi, si rischia
di avere un eccesso di relazioni che penalizza le persone più in difficoltà.
b)
Il tipo di scambi che vengono
effettuati all'interno del gruppo. Non possono essere solo scambi di tipo
culturale, ma scambi che diventino un confronto tra il dato di fede e la vita
della persona.
E'
ovvio che per avere questo tipo di scambi occorre che tra le persone vi sia
una certa sintonia, altrimenti una persona non si espone. Infatti non è cosa
da poco mettere in gioco le proprie convinzioni, le proprie abitudini, le
proprie scelte.
2.
Indicazioni
psicologiche previe.
Sono
i bisogni che una persona ha e che vorrebbe vedere soddisfatti quando
partecipa ad un gruppo. Questi bisogni però, qualora fossero troppo forti,
minerebbero alla radice ciò che ci si propone con la Lectio divina.
a)
Un primo bisogno che una persona esprime quando entra in un gruppo è
il bisogno di approvazione: il
bisogno di essere riconosciuta e accettata da chi gli sta di fronte, da chi la
circonda. Quando questo bisogno diventa troppo intenso può comportare il
rischio di esprimersi secondo quanto gli altri si vogliono sentir dire e non
secondo ciò che si sente o si crede profondamente.
b)
Un altro bisogno è quello di avere delle certezze.
Non avendole in me stesso le cerco negli altri, in ciò che essi pensano
specialmente se sono maggioranza. All'inizio di un cammino può andare anche
bene…, ma se fosse sempre così è dannoso.
c)
Un altro bisogno molto importante, ma da tenere d'occhio, è il bisogno di solidarietà, di simpatizzare coi membri del gruppo. Infatti,
se pur di piacere agli altri non si è "veri", serve a poco la
simpatia.
d)
Invece, uno dei punti di forza del gruppo è l'autenticità.
Gli animatori, quindi, debbono essere capaci di gestire anche le possibili
tensioni che caratterizzano la vita di ciascuno e di un gruppo. Non deve far
problema l'emergere di tensioni, perché queste segnalano che il gruppo è
vivo.
3.
Alcune
virtù richieste dalla vita di gruppo.
a)
Prima di tutto l'umiltà che
è la conoscenza di se stessi e della propria radicale insufficienza davanti a
Dio, alla sua Parola, che illumina le grandi questioni della vita: il senso
del nascere e del morire, del vivere e dell'amare, così come il discernimento
circa il bene ed il male e la capacità di comportarsi con coerenza nella
vita. Il contrario porterebbe il partecipante alla presunzione di sapere già
tutto ed impedirebbe pure l'ascolto degli altri, il rispetto delle loro
opinioni e quindi la possibilità di accogliere quanto dicono come vera
comunicazione e quindi come arricchimento.
b)
La docilità alla verità. Ossia
l'impegno abituale a cercare di riconoscere e di dire la verità senza
lasciarsi condizionare in maniera consapevole dalle opinioni degli altri o
dalla presenza di alcuni leaders nel gruppo. In particolare in ordine alla
fede, è necessario accostarsi alla verità insegnata dal Signore, consegnata
nelle Scritture sacre ed interpretata autorevolmente dalla Chiesa. Il rispetto
poi per il pensiero di ciascuno non deve sfociare in una specie di sincretismo
religioso, ma intende esprimere l'attenzione di ogni partecipante al concorso
di tutti nel ricercare l'unica verità rivelataci da Gesù Cristo, Via, Verità
e Vita.
c)
La carità che nel CdaP si esprime nell'accoglienza di ogni partecipante, nella
disponibilità al dialogo, nel rispetto verso chi non sa esprimersi
adeguatamente e di chi non è ancora giunto ad una fede matura nel Signore Gesù.
San
Basilio dava queste indicazioni per un buon dialogo nel gruppo: «Parlare conoscendo l'argomento; interrogare senza voglia di litigare;
rispondere senza arroganza; non interrompere chi parla se dice cose utili; non
intervenire per ostentazione; essere misurati nel parlare e nell'ascoltare;
imparare senza vergognarsene; insegnare senza prefiggersi alcun interesse; non
nascondere ciò che si è imparato dagli altri».
4.
Concretamente:
favorisce la crescita del CdaP
-
la persona capace di promuovere dialogo, iniziative, collegamenti
tra idee e azioni;
-
la persona che sa coinvolgere anche altri nella discussione e, pur
nel rispetto di ciascuno e dei suoi ritmi, sa incoraggiare;
-
la persona che nei momenti di confusione sa definire il problema
con chiarezza e precisione, individuando talvolta anche piste di soluzione;
-
programmatore che sa tradurre una riposta in azione, sa
concretizzare, aiutando il gruppo ad uscire dal vago.
5.
Concretamente:
frena la vita del CdaP
-
la persona presente come spettatrice silenziosa. Acconsente,
sorride, disapprova…, ma tutto in silenzio. Può sembrare più un ospite che
un membro del gruppo (fare attenzione però ai "ritmi" di ciascuno,
occorre non forzare nessuno);
-
colui che per facilità di parola, rischia di sovrastare il
gruppo. Consapevolmente o meno, di fatto toglie spazio agli interventi degli
altri e finisce per guidare la serata;
-
il pessimista, che vede sempre il lato negativo delle cose.
Minimizza i contributi propri e degli altri e non sa cogliere ciò che si
propone di positivo;
-
lo spiritoso, facile alla battuta, ma non sempre attento al
discorso, che talvolta rischia di banalizzare;
-
il conformista, che non ha un pensiero proprio, e che si accoda al
pensiero degli altri, specie della maggioranza;
-
il tradizionalista, che, legato alle tradizioni, prende facilmente
lo spunto per volgersi al passato e per lamentarsi del presente;
-
il dogmatico, che si crede facilmente dalla parte della ragione,
tende ad imporre le proprie idee anche con toni arroganti.
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