I SOGGETTI
La crisi dell’educazione che
attraversa il nostro tempo nasce oggi soprattutto dalla
crescente difficoltà delle agenzie educative tradizionali a far
fronte ai “nuovi bisogni educativi”, ai quali invece proprio la
famiglia, per sua natura, può e deve far fronte.
Oltre tutto, il compito di
trasmissione del Vangelo e di educazione alla fede nei confronti
delle nuove generazioni è prevalentemente affidato ai catechisti
e al sacerdote. Nei genitori sembra prevalere un atteggiamento
di delega alla mamma o ai nonni. Il papà è pressoché
completamente assente.
Le forme
abituali di trasmissione sono improntate per lo più sul
colloquio occasionale e sulla testimonianza personale. I
genitori, inoltre, si preparano a questo compito basandosi sulla
propria esperienza e con una preghiera più personale che
comunitaria. I momenti espliciti di formazione sono poco
ricercati.
La preghiera in famiglia risulta
molto rara. Quasi del tutto assente il confronto con la Parola
di Dio. Gli itinerari o percorsi di fede proposti dalla Chiesa,
infine, vengono utilizzati in misura maggiore rispetto ai figli
piccoli e minore verso i figli più grandi.
I soggetti primari di questa
singolare missione educativa devono essere quindi le famiglie
stesse, alle quali le comunità parrocchiali offriranno
specifiche iniziative formative. A tal fine sarebbe utile che in
ogni parrocchia si formi una équipe familiare, composta di
coppie disponibili e competenti, che abbia come compito quello
di sensibilizzare le altre famiglie, di promuovere e coordinare
iniziative formative specifiche.
I CONTENUTI
Educare significa, essenzialmente, continuare a dare la vita in
un altro modo. Al centro della missione educativa dei genitori
sta quindi il compito di chiamare i figli a condividere il
progetto di vita, che è alla base della propria comunità
familiare. In tal senso l’educazione cristiana non dev’essere
ridotta ad un’appendice dottrinale facoltativa: essa deve
aiutare i figli a vivere il Vangelo in maniera libera e matura
nella vita, favorendo un incontro personale con Gesù Cristo, che
passa attraverso la preghiera, la partecipazione alla vita della
Chiesa e ai sacramenti; la conoscenza e l‘annuncio della
Rivelazione, in sinergia con la catechesi parrocchiale (che non
sostituisce, ma integra l’educazione alla fede specifica della
famiglia); la trasmissione di un patrimonio di idee, di valori,
di virtù e di pratiche di vita che concorrono a definire un
ethos cristiano.
La scelta di fondo ritenuta più importante è aiutare i genitori
a non delegare il loro compito educativo, ad accogliere proposte
formative per far maturare la fede, a coinvolgersi entrambi, in
modo più intenso e diretto, nella celebrazione dei sacramenti
dei figli. Appare indispensabile poi che in ogni famiglia sia
recuperato spazio e tempo per la preghiera, per l’ascolto e il
confronto con la Parola di Dio a loro volta elementi
fondamentali in un percorso di educazione alla fede, come anche
la partecipazione alla liturgia festiva.
A tal fine la comunità parrocchiale dovrebbe svolgere una
sensibilizzazione maggiore nei confronti dei genitori,
proponendo itinerari di formazione volti alla conoscenza e
all’approfondimento dei contenuti della fede, ma anche delle
metodologie e delle dinamiche psicologiche delle giovani
generazioni, riferendosi in modo particolare agli itinerari e ai
percorsi di fede proposti dalla Chiesa Italiana nei vari
catechismi.
I METODI
In un contesto sociale e culturale complesso e frammentato,
avere un progetto con cui misurarsi per fare proprie
positivamente le risorse che il mondo ci mette a disposizione è
un bisogno educativo primario. La disponibilità della famiglia a
testimoniare una coerente gerarchia di valori nella complessità
della vita ha bisogno di incarnarsi in scelte pratiche e
tangibili, con degli obiettivi concreti, risorse vere e
verifiche costanti. Costruire un progetto concreto di famiglia
significa rispondere non astrattamente alla propria vocazione
cristiana e soprattutto non disperdere questa risposta nelle
mille sollecitazioni del mondo di oggi.
In un contesto di commercializzazione della comunicazione, sono
sempre più rari i momenti di dialogo vero, “gratuito”, tra le
persone, di cui si avverte un bisogno diffuso. Fondamentale,
allora, è caratterizzare la famiglia come il luogo principale di
dialogo. Parlare insieme, e principalmente ascoltarsi,
coltivando da parte degli adulti la capacità di cogliere i
momenti maturi per il dialogo, significa non aver paura di
lasciarsi pro-vocare, soprattutto in un dialogo
inter-generazionale: ogni comunicazione è educativa se si è
aperti al cambiamento. Il dialogo è efficace se accompagnato da
una testimonianza coraggiosa ed esemplare, che diventa preziosa
anche nei momenti in cui il dialogo è particolarmente difficile
o addirittura rifiutato
A tal fine sarà importante saper trasformare i tradizionali
momenti “informativi” che dall’esterno della famiglia entrano
all’interno (TV, radio, musica, libri, internet ecc.) in
occasioni positive di dialogo e di giudizio critico. E’ altresì
indispensabile riscoprire e coltivare l’arte, e anche il gusto,
di “raccontare” e di “raccontarsi”, in quanto non solo aiuta ad
esercitare la parola o altre forme di comunicazione, ma
soprattutto perché allena all’ascolto attivo, cioè a proporre
quelle domande che accrescono le capacità empatiche senza facili
e sbrigativi giudizi. In ultimo, ma non per ultimo, c’è
l’esercizio del dialogo più impegnativo ma più ricco di
connotazioni educative, cioè quello con Dio.
Pregare in famiglia è la fonte e il culmine di ogni dialogo
cristiano, dove il silenzio si fa ascolto e le parole diventano
invocazioni.
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