1. La
preparazione dei genitori al battesimo dei figli.
Il
battesimo dei figli rappresenta per i genitori una preziosa
occasione per riscoprire e approfondire il messaggio cristiano.
Pertanto la catechesi ai genitori dei battezzandi non può
ridursi alla sola presentazione del rito sacramentale, ma deve
riproporre loro il nucleo centrale della fede cristiana per
maturare in essi la volontà di battezzare i figli come
espressione di una vera scelta di fede.
Anche
la richiesta del battesimo da parte di genitori non praticanti o
abitualmente assenti dalla vita della comunità cristiana può
diventare occasione per riproporre a essi un cammino di
riscoperta e valorizzazione della fede e della pratica
cristiana.
Analogamente la richiesta del battesimo può costituire una
preziosa occasione per evangelizzare le coppie che vivono in una
condizione "irregolare" al fine di aiutarli a regolarizzare la
loro situazione.
In ogni
modo, la catechesi battesimale non può limitarsi a "far capire",
ma deve puntare a "far vivere" esperienze di fede e a
trasformare il modo di pensare e di vivere.
Logisticamente, sembra opportuno favorire gli incontri nelle
case dei genitori che si preparano al battesimo dei figli.
Perciò
il parroco con il consiglio pastorale parrocchiale dovrebbe
avere cura di formare un gruppo di cristiani, composto
preferibilmente da coppie di sposi, ma anche da singole persone
debitamente preparate, in grado di animare l'itinerario di
rievangelizzazione e di catechesi con i genitori, i padrini e i
familiari dei battezzandi.
Strumento idoneo per questa catechesi appare essere il
Catechismo: "Lasciate che i bambini vengano a me".
I
catechisti, coglieranno nel testo quei contenuti che meglio
rispondono alle necessità dei genitori e li proporranno tenendo
conto dei loro diversi atteggiamenti religiosi e delle loro
diverse "condizioni" culturali.
Molti
genitori quando iniziano questi incontri di catechesi
manifestano pregiudizi verso la Chiesa, indifferenza religiosa,
lontananza dalla pratica religiosa e dalla vita ecclesiale:
occorre che i catechisti ascoltino i genitori con calma e
rispetto, valorizzino gli aspetti positivi che essi presentano,
diano motivazioni, suscitino la voglia di Dio, sopratutto
offrano ai genitori la possibilità di vivere una esperienza di
Chiesa, fatta di fraternità e solidarietà sincera.
2. La catechesi con i genitori in occasione dell'iniziazione
cristiana dei figli.
Non c'è
parrocchia dove non si tengano almeno alcuni incontri di
catechesi con i genitori dei comunicandi e dei cresimandi;
tuttavia non si può tacere in merito ad alcuni limiti e
ambiguità a volte riscontrati:
- La
catechesi con i genitori si riduce spesso a catechesi con le
mamme.
- Non
si è sufficientemente attenti alla diversità dei
partecipanti, sopratutto per quanto riguarda il loro
atteggiamento verso la fede cristiana e la loro situazione
coniugale.
- Il
senso di "obbligatorietà" non mette gli adulti
nell'atteggiamento ideale per un ascolto sereno e
un'accoglienza libera del Vangelo.
- Spesso
in questi incontri si adotta un metodo "impositivo" e
direttivo: i genitori si sentono trattare come uditori
passivi, cui è concesso tutt'al più di chiedere spiegazioni;
la mancanza di dialogo e, prima ancora, di un clima di
famiglia rende difficile la comunicazione e la condivisione
dei problemi e delle esperienze.
- Troppo
spesso la catechesi con i genitori si riduce a degli
incontri slegati tra loro, senza un vero filo conduttore e
senza una reale progressione.
Occorre:
1. Ridestare
nei genitori il senso religioso; far riscoprire loro il
nucleo essenziale del messaggio cristiano; aiutarli a
riscoprire la comunità parrocchiale come famiglia di
famiglie e a ridestare il senso di appartenenza ecclesiale;
aiutarli a vivere rinnovati rapporti di accoglienza e di
amicizia.
2. Rimuovere
l'ostacolo della obbligatorietà, dando ai genitori delle
buone motivazioni per partecipare agli incontri di
catechesi. Motivare significa saper cogliere le ragioni per
cui vale la pena di accostarsi al messaggio cristiano e
intraprendere un cammino di fede. Per suscitare l'interesse
dei genitori verso la catechesi dei figli è opportuno
invitare i genitori a partecipare ai loro incontri di
catechesi, alle celebrazioni e alle iniziative educative
previste dall'itinerario di fede dei figli; per quanto è
possibile si raccomanda di integrare il cammino dei genitori
con quello dei figli.
A chi
spetta la catechesi con i genitori? Essa spetta certamente e in
coscienza al pastore. Ma accanto al pastore, è necessario che si
affianchino coppie di genitori capaci di ascoltare "dal di
dentro" i coniugi-genitori, i loro problemi, i loro bisogni,
capaci di aiutarli a comprendere l'annuncio cristiano nel
concreto del quotidiano.
I
genitori-catechisti lavorino possibilmente in èquipe (parroci e
laici) e si manifestino realmente quali "portavoce" dell'intera
comunità parrocchiale. Coinvolgano i genitori disponibili nella
programmazione e attuazione dei diversi momenti dell'itinerario
di fede dei figli (ivi compresi i momenti celebrativi, di festa
e di impegno operativo).
La
catechesi con i coniugi-genitori non deve avvenire solo in
prossimità della celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione
cristiana. Infine insistiamo sulla necessità di riuscire a
coinvolgere nella catechesi la coppia come tale, con la
partecipazione anche del padre; ciò esige tra l'altro di
prevedere anche orari su misura.
Per ciò
che concerne i contenuti, non ci si limiterà ad una sommaria e
superficiale verniciatura religiosa dei genitori, ma si punterà
decisamente a svolgere una evangelizzazione vera e propria, che
in certo modo si intrecci e si compia con quella dei figli. A
questo proposito vanno progettati itinerari opportuni, che
raggiungano i grandi obiettivi detti sopra, passando per la via
dell'attenzione amorosa al cammino dei figli.
3. La catechesi dei genitori ai figli nel cammino
dell'iniziazione cristiana.
La
catechesi della famiglia chiama in causa il "ministero" degli
sposi. "La Grazia del matrimonio corrobora la vocazione
cristiana dei coniugi, iniziata col battesimo, consacrandoli
ministri di Dio per la santificazione della famiglia"
(RdC 151)
Ministri di Dio, abilitati ed impegnati a fare della comunità
familiare, che incomincia col matrimonio, uno spazio di santità
e di espansione missionaria. Di questo ministero è parte
rilevante l'educazione e l'iniziazione cristiana dei figli. I
genitori sono sacramentalmente catechisti dei figli.
Quando
la Lumen Gentium descrive la famiglia
"quasi chiesa domestica", si riferisce in primo luogo
al compito dei "genitori" che "devono essere per i loro
figli i primi maestri della fede" (LG 11).
Familiaris Consortio aggiunge che promuovendone ed
accompagnandone la iniziazione cristiana essi "diventano
pienamente genitori, generatori, cioè, non solo della vita
carnale, ma anche di quella che, mediante la rinnovazione dello
Spirito, scaturisce dalla croce e risurrezione di Cristo"
(FC 39; cf anche DPF 143).
In che
modo i genitori cristiani sono chiamati a svolgere e compiere il
loro "ministero di evangelizzazione"?
La
prima catechesi che i genitori fanno ai loro figli è quella
della "testimonianza della vita" (FC 39).
Essi
danno questa testimonianza con il loro stile di vita, con la
loro comunione coniugale, con il tipo di rapporto che hanno con
i figli, con il modo di esprimere l'amore verso di loro. I
genitori evangelizzano i figli attraverso il clima che riescono
a creare in famiglia.
A mano
a mano che i figli crescono, il "ministero" dei
genitori deve acquisire il metodo della condivisione: un vero e
proprio cercare insieme ed ascoltare insieme per favorire la
risposta personale di ciascuno.
In
termini specifici, i genitori svolgono con i figli una
"catechesi di accompagnamento", facendo propri gli
obiettivi dell'itinerario di iniziazione cristiana, sostenuto
dalla comunità, e caratterizzandoli in questo modo:
-
aiutano
la crescita dei figli nella vita di fede mediante un dialogo
esplicito con loro ed un intervento educativo diretto e
personalizzato;
-
riprendono
e ripropongono nel contesto familiare i contenuti della
catechesi vissuta in parrocchia, traducendoli nel linguaggio
proprio della famiglia;
-
intensificano
il dialogo tra i componenti della famiglia, in modo da
rendere più naturale il "parlare di Dio", rispettando i
tempi di maturazione di ogni persona e sapendo cogliere i
momenti opportuni;
-
fanno vivere l'esperienza della fede nella sua globalità
(ascolto della Parola, preghiera familiare, testimonianza
della carità);
-
aiutano i figli a scoprire la loro personale vocazione;
-
valorizzano in casa i segni della fede cristiana che possono
contribuire a maturare gli atteggiamenti propri della
persona credente: dal Crocifisso a un quadro religioso, dal
libro della Bibbia a un segno che ricorda il battesimo...;
-
valorizzano i gesti e le espressioni della fede, come il
segno della croce, la preghiera prima e dopo i pasti, le
espressioni della carità, dell'ospitalità, del perdono...;
-
aiutano
i figli ad appropriarsi del significato religioso di molte
ricorrenze familiari che sembrano svuotarsi sempre più del
loro significato profondo: anniversari di matrimonio,
compleanni, ecc. (Cf DPF 144).
La
catechesi dei genitori non è mai un fatto privato, anche quando
si svolge nell'intimità della casa; essa è sempre catechesi
della comunità ecclesiale (cf EN 61).
Se, da
un lato, "precede, accompagna ed arricchisce ogni altra
forma di catechesi" (CT 68), dall'altro, "deve
restare in intima connessione e deve armonizzarsi con tutti gli
altri servizi di evangelizzazione e di catechesi presenti ed
operanti nella comunità ecclesiale, sia diocesana che
parrocchiale" (FC 53).
E'
nella parrocchia che si armonizzano tra loro le varie iniziative
catechistiche, perchè proprio nella comunità parrocchiale la
catechesi interagisce con le celebrazioni liturgiche e
sacramentali, che non si limitano ai grandi momenti
dell'esistenza, ma alimentano tutta la vita.
La
catechesi dei genitori, perciò, è innervata nella vita
ecclesiale della parrocchia. L'una e l'altra sono
interdipendenti tra loro. Non si giunge, infatti, a capire il
valore della catechesi familiare, a volerla ed a rendersi idonei
nel realizzarla, se la comunità parrocchiale non si fa carico di
iniziative vivaci e costanti per la formazione permanenti degli
sposi e dei genitori.
La
comunità cristiana ha il compito di aiutare i genitori a fare
catechesi ai figli secondo il linguaggio familiare, per cui la
comunicazione della fede non si attua solo "nel dialogo
esplicito sui temi della fede, ma anche e sopratutto vivendo
secondo il Vangelo sia le scelte più semplici della giornata,
sia quelle legate ad alcuni particolari avvenimenti della stessa
vita familiare" (DPF 144).
I
genitori evangelizzano i figli quando li aiutano a trovare nel
Vangelo e nell'esperienza della preghiera le motivazioni
fondamentali della propria vita, dell'amore, del lavoro; quando
li aiutano a dare ogni giorno un senso cristiano alla vita;
quando si aprono all'ospitalità e sono disposti a "perdere del
tempo" per gli altri, quando aprono non solo la porta ma anche
il cuore, quando si fanno carico dei problemi del paese o del
quartiere.
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