La formazione dei catechisti

 

 

 

1. Considerazioni generali


All’inizio del suo Pontificato Giovanni Paolo II ha scritto:
 "Io intendo ringraziare, a nome di tutta la chiesa, voi catechisti parrocchiali, laici, uomini ed in numero ancor maggiore donne, che dappertutto nel mondo vi siete dedicati all'educazione religiosa di numerose generazioni. Quanti di noi hanno ricevuto da persone come voi le prime nozioni del catechismo e la preparazione al sacramento della riconciliazione, alla prima comunione ed alla confermazione?" (CT 66)


Il servizio nascosto e spesso tacito della catechesi è, infatti, al centro della missione della Chiesa. É in esso che un potente esercito del popolo di Dio, formato da quanti sono il sale della terra, apporta il suo contributo alla trasformazione di noi tutti. I catechisti sono stati chiamati "specialisti, testimoni diretti e evangelizzatori insostituibili che … rappresentano la forza fondamentale delle comunità cristiane, in particolare nelle giovani Chiese" (cf. RM 46).

 

È una forza di cui la Chiesa ha bisogno perché, in un mondo sempre più variegato e interconnesso, la trasmissione efficace della fede sta diventando una questione sempre più complessa. Ciò rende più urgente la necessità di una formazione sana e adeguata dei catechisti a tutti i livelli della Chiesa. La "formazione di catechisti di fede profonda" è un "compito prioritario" della catechesi e la formazione è uno degli elementi essenziali che permettono alla catechesi di esprimere la sua vitalità e di essere efficace" (GDC 33).
 

La Formazione nella vita della Chiesa


Il Santo Padre ci ricorda che "al centro stesso della catechesi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret" (CT 5). Mentre seguiamo Gesù Cristo lungo la via, lo Spirito Santo ci schiude continuamente alla sua presenza e ci spinge con delicatezza a "riflettere e godere pienamente" dell’immagine di Dio, sulla base alla quale siamo stati creati (cf.  RM 46). Lo sforzo catechistico deve rispecchiare sempre il rapporto che abbiamo con Gesù. Dovrebbe aiutare tutti noi ad approfondire la nostra comprensione di quel rapporto e del modo in cui lo esprimiamo.
La formazione è un processo che riguarda tutte le dimensioni della vita. Infatti, è parte del progetto di vita della comunità cristiana alla sequela di Gesù. Ora, seguire Gesù non significa semplicemente copiare in modo pedissequo la sua vita. Significa fare propria la sua scelta di vita, cominciando dal nostro potenziale e dal luogo in cui ci troviamo. Per questo la formazione deve essere radicata in un determinato contesto umano e la Chiesa locale deve assumersene la responsabilità. È una esigenza dell’incarnazione: un Salvatore che ci ha amato così tanto da dimorare fra noi come uno di noi (Gn, 3, 16; 1, 14). L’incarnazione del Verbo di Gesù è una garanzia del fatto che il Corpo di Cristo è il corpo vivo di tutti coloro che sono nati attraverso l’acqua e lo Spirito (cf. Gv, 3, 17). La formazione incide sulla vita umana vissuta in comunità, redenta da Cristo e che procede nello Spirito. Il Direttorio Catechistico Generale parla di "un viaggio verso la perfezione" nel corso del quale "il battezzato, spinto sempre dallo Spirito, alimentato dai sacramenti, dalla preghiera e dall'esercizio della carità, e aiutato dalle molteplici forme di educazione permanente della fede, cerca di far suo il desiderio di Cristo: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste è la chiamata alla pienezza che si rivolge ad ogni battezzato" (GDC, n. 56).
 

Il ruolo svolto dalla Chiesa locale nella formazione dei catechisti


La formazione dei catechisti spetta alle Chiese locali (cf. GDC 232;). Questa responsabilità è uno dei compiti affidati alla Chiesa locale per garantire ai catechisti un’adeguata sollecitudine pastorale Un altro compito è la promozione delle vocazioni alla catechesi, incoraggiando la specializzazione fra i catechisti e offrendo animatori di catechesi a livello diocesano, regionale e parrocchiale. I Vescovi devono cercare di migliorare la qualità e la profondità dell’attività catechistica della Chiesa locale cercando di garantire che alcuni catechisti vengano impiegati a tempo pieno. Oltre alle responsabilità relative allo sforzo pastorale, le Chiese locali devono garantire che i catechisti siano seguiti appropriatamente. Ciò significa instaurare meccanismi che "curino l'attenzione personale e spirituale ai catechisti e al gruppo di catechisti come tale" (GDC  233). Sebbene tutta la comunità cristiana sia responsabile della catechesi, alcune persone sono chiamate e formate in maniera particolare a un servizio più attivo in qualità di catechisti. Essi sono agenti della Chiesa locale. Per essere riconosciuta come catechista, una persona deve completare un programma di formazione e ricevere il mandato ecclesiale di essere catechisti (cf. GDC 221).


È il Vescovo ad assegnare questo compito perché i Vescovi sono: "i primissimi responsabili della catechesi" sono "i catecheti per eccellenza" (CT 63). Parimenti, il Vescovo ha il compito fondamentale di garantire una formazione efficace dei catechisti. Ciò significa elaborare programmi di formazione e garantire che tengano conto delle condizioni sociali e culturali locali. Il compito di elaborare e svolgere i programmi di formazione è spesso affidato a specialisti in seno alla Chiesa locale o alla parrocchia, sebbene la responsabilità della direzione generale rimanga sempre del Vescovo. I formatori, gestendo i programmi di formazione, dovrebbero dunque essere riconosciuti come rappresentanti del Vescovo. Questo rapporto presuppone l’importanza della reciprocità del rispetto e dell’impegno. Il Vescovo non rinuncia alla sua responsabilità verso il programma delegandola ad altri. Parimenti, i formatori ricorrono alle proprie qualità per portare a compimento il processo di formazione, ma non dovrebbero intraprendere la formazione come sforzo o missione personali. Ciò contribuisce a promuovere un sistema di reciproca affidabilità fra quanti si occupano della formazione in una chiesa locale o in una regione ecclesiale e le autorità ecclesiali. Di conseguenza, il contatto regolare fra le autorità ecclesiastiche e gli organizzatori dei programmi di formazione è essenziale. In questi incontri, i formatori dovrebbero fare dei resoconti sul programma di formazione da loro avviato, aspettandosi da parte del Vescovo commenti appropriati che facilitino la realizzazione pratica del programma (cf. GDC 223).

La qualità umane dei catechisti


In seno alla comunità non tutti sono in grado di svolgere il ruolo di catechista. In particolare, la comunità cristiana dovrebbe curarsi di discernere chi ha le qualità umane e spirituali adatte a questo servizio. Essenziali in quanti desiderano trasmettere la catechesi ad altri sono la maturità e la fede attiva, perché la maturità umana e l’impegno spirituale sono i fondamenti essenziali della formazione cristiana. Ne consegue che i catechisti dovrebbero essere scelti fra quanti possiedono una fede adulta e la vivono nel contesto della comunità ecclesiale nella quale sono impegnati (Adulti…, nn. 71-72) Il primo modo in cui i catechisti operano è la testimonianza di una vita cristiana impegnata nella comunità. Infatti, l’essenza della formazione dei catechisti è identica a quella del cristiano adulto.
 


2. Aspetti specifici della formazione catechistica


Il compito specifico della formazione dei catechisti implica molte dimensioni. Mi limiterò a menzionarne brevemente alcune.
 

Chiamata al servizio

 

Nel Battesimo tutti i cristiani ricevono la vocazione a trasmettere la fede che hanno ricevuto. Questa chiamata si rafforza nella Confermazione. Nel 1998, durante una visita ad Limina dei Vescovi degli Stati Uniti, il Santo Padre chiese loro " di incoraggiare i catechisti a considerare la propria attività come una vocazione: una partecipazione privilegiata alla missione della fede e una giustificazione della speranza che in noi" (in Hoyos 1998). Infatti, quale risultato del proprio rapporto con Gesù, molti laici sentono la chiamata allo speciale servizio catechistico nella Chiesa e possono desiderare di impegnarsi più pienamente come catechisti. Un aspetto della formazione dovrebbe essere la ricerca dell’approfondimento del rapporto con il Signore affinché la natura della chiamata divenga più chiara. In tal modo, essa si può esprimere in modo più compiuto nell’impegno per l’attività missionaria della catechesi. Ciò porterà sicuramente a una migliore interiorizzazione degli altri aspetti della formazione quali l’apprendimento iniziale delle abilità e delle conoscenze necessarie alla catechesi e l’approfondimento costante della vocazione con un successivo aggiornamento (GDC 231)

Il fine della formazione

 

La formazione ha il fine di migliorare la capacità dei catechisti di comunicare la Buona Novella della salvezza e l’insegnamento della Chiesa (GDC 235-36). La comunicazione non è semplicemente l’articolazione di idee e di nozioni, ma implica anche che il messaggio venga ascoltato, ricevuto e accettato così come è inteso. Per questo motivo la comunicazione autentica include l’instaurazione di rapporti umani e di comunità. La comunione è alla base della comunicazione. Una comunicazione efficace implica anche che i catechisti siano guide e animatori e non semplici partecipanti. La formazione deve sforzarsi di aiutare i futuri catechisti a sviluppare valori e capacità di guida. La guida non è la mera imposizione della volontà alle persone, ma piuttosto la capacità di infondere fiducia a un gruppo di persone affinché giungano a credere nella visione del catechista e nella sua abilità di guidarle lungo la via del Signore. I catechisti devono essere anche animatori con la capacità di responsabilizzare gli altri in seno alla comunità.

Gli animatori aiutano le persone a riconoscere la presenza di Dio in loro stesse e le esortano a impegnarsi nella vita della Chiesa. Questi esempi dimostrano che la comunicazione del messaggio cristiano è una realtà complessa che possiede le dimensioni spirituale, dottrinale, antropologica e metodologica e ci aiutano a comprendere perché i programmi di formazione catechistica devono affrontare ognuna di queste dimensioni.

Formazione spirituale


Al centro della formazione c’è lo Spirito Santo che "continuerà nel mondo, attraverso la Chiesa, l’opera della Buona Novella di salvezza" (cf. DeV 3). Egli è maestro di "tutte le cose e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (cf. DeV 4). La formazione spirituale è essenziale allo sviluppo dei catechisti poiché essi sono chiamati a essere persone dello Spirito, in grado di discernere, attraverso la preghiera e la devozione, la Sua presenza e portare i Suoi frutti nei rapporti interpersonali, nell’impegno sociale, nell’insegnamento e nella celebrazione della vita cristiana nella liturgia. Il fine della formazione spirituale è quello di "rafforzare le convinzioni, aprire a nuove prospettive e far perseverare nella preghiera e negli impegni della sequela di Cristo" (GDC 71).

Formazione intellettuale e teorica

 

Una formazione autentica deve sempre contenere una componente intellettuale e teorica perché i catechisti devono essere in grado di presentare le verità di fede in un modo che possa essere convincente ed esauriente. Questa componente è particolarmente importante nell’aiutare i catechisti a rispondere alle sfide intellettuali che minacciano il cristianesimo oggi (Adulti… n, n. 79; GDC 240). Bisogna concentrarsi soprattutto sulla Parola di Dio e sulla teologia che contribuisce a sviluppare sistematicamente particolari temi ecclesiali mostrando la loro coerenza. Il Catechismo della Chiesa cattolica è un valido strumento di ricerca a questo fine. Oltre alla formazione teologica, è sempre più importante impartire ai catechisti una formazione intellettuale nelle scienze umane, in particolare nella psicologia e nella scienza sociale. Queste discipline, presentate in modo concreto, possono essere utili allo sviluppo di approcci adeguati sia all’inculturazione della fede sia allo sviluppo di risposte pastorali ai problemi sociali del nostro tempo quali l’AIDS e la povertà (cf. GDC 242).

Aspetti pratici e metodologici della formazione


I programmi di formazione dovrebbero essere attenti alla metodologia. In primo luogo, dovrebbero essere sistematici. Si dovrebbero elaborare scopi chiari per il programma nella sua totalità e per le sue singole componenti. In tal modo, si garantirebbe in modo più chiaro un approccio olistico alla formazione. La missione dei catechisti è un servizio pastorale concreto alla Chiesa e per questo motivo una parte significativa della loro formazione dovrebbe mirare a fornire loro le abilità e le capacità pratiche per svolgere la loro opera.
 

Il Vescovo è obbligato a garantire che i catechisti siano adeguatamente preparati allo svolgimento del loro compito che richiede, inter alia, che "apprendano in teoria e in pratica le leggi della psicologia e le materie pedagogiche " (GDC 223).

La formazione dei catechisti deve prendere in considerazione i gruppi specifici di persone da catechizzare e diversi approcci, per esempio, ai bambini, agli adolescenti e agli adulti. La catechesi degli adolescenti, per esempio, è diversa da quella dei bambini. Gli adolescenti stanno passando dall’infanzia all’età adulta. In questa fase le questioni legate all’autonomia diventano più importanti e il ruolo del catechista deve riflettere meno quello dell’insegnante e più quello del mentore. Molte culture africane esigono che i giovani affrontino potenti riti di iniziazione in questa fase. I programmi catechistici che non prendono in considerazione, per esempio, il contesto socioculturale dei partecipanti, possono incontrare difficoltà o anche essere rifiutati.

L' Inculturazione della formazione


"Il seminatore sa che il seme penetra in terreni concreti e ha bisogno di assorbire tutti gli elementi necessari per poter fruttificare" (GDC 20). Il luogo della catechesi è una comunità umana immersa in un mondo culturale. Ne consegue che la questione dell’inculturazione è sempre presente nella catechesi indipendentemente dal fatto che venga riconosciuta. Per questo motivo, l’inculturazione della formazione è sempre una componente necessaria della formazione dei catechisti.

Ciò significa che i formatori e i direttori dei programmi di formazione devono tenere in considerazione l’ambiente sociale da cui provengono i catechisti e quello in cui opereranno. Ciò potrebbe implicare forme di inserimento nell’ambiente sociale e nella sua realtà come parte della dimensione concreta della formazione catechistica.

 

In questo senso, una riflessione su queste esperienza potrebbe far parte dell’acquisizione pratica di abilità catechistiche sociali e culturali opportune. Questo tipo di partecipazione da parte dei catechisti e dei loro allievi su questioni di vita quotidiana della comunità cristiana possono essere strumenti potenti nell’aiutare i catechisti ad affrontare questioni di carattere locale.


In Africa sono stati istituiti molti centri di formazione pastorale che svolgono programmi di formazione adeguati alle realtà locali. Nello Zimbabwe è in corso uno studio volto a suggerire programmi più efficaci di formazione catechistica. Anche questo è un segno del fatto che la catechesi è un’opera mai conclusa. È parte della missione data da Gesù di fare discepoli e nella quale Egli è con noi "fino alla fine dei tempi" (Mt, 28, 20)

 


 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it