Catechisti per vocazione
orientamenti per la formazione

e il servizio ecclesiale dei catechisti

Tommaso Stenico
   

1. La vocazione

2. L'originalità della vocazione cristiana

3. Catechista per vocazione

4. L'identità spirituale del catechista

5. La formazione del catechista

6. I «luoghi» della formazione catechistica

7. Proposta di un progetto di formazione catechistica



2. 
L'originalità della vocazione cristiana


Proporremo ora, in chiave vocazionale, un testo che - per la sua ricchezza «ecclesiologica» - va molto al di là del riferimen­to vocazionale. Siamo, infatti, davanti a un testo fra i più stimolanti e densi di ecclesiologia di tutto il Nuovo Testamento.
Un testo che è stato «riscoperto» e valorizzato dal Concilio Vaticano II per riproporre ai cristiani tutti, il senso della loro «appartenenza» alla Chiesa e della loro «responsabilità» di fronte alle esigenze del lo­ro battesimo, che è la «consacrazione sacerdotale» per eccellenza: «stringendovi a lui, pietra viva, riget­tata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la co­struzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt,4-5).

Il valore vocazionale proposto è pregnante: è Cristo il fondamento di ogni vocazione. La necessità, dunque, di guardare a Cristo come pietra viva e angolare su cui edificare la propria vita e il ruolo inso­stituibile e prezioso di ogni vocazione, pietre vive per la costruzione della Chiesa.
Per quanto riguarda Cristo, «pietra viva», come dice il testo «rigettata dagli uomini, ma scelta e pre­ziosa davanti a Dio» (v. 4), occorre notare che i ter­mini più adoperati, anche se riferiti all'immagine del­la Chiesa, dicono che Cristo è stato oggetto di una straordinaria vocazione da parte del Padre. Scelto a essere pietra viva e fondamentale della sua Chiesa, cioè del nuovo popolo di Dio, attorno a lui si è crea­to un grande «processo» degli uomini e della storia: accettarlo, questo Cristo, come cardine di tutto o «ri­gettarlo» come «pietra di scandalo»? È ciò che sto­ricamente è avvenuto, ma Dio lo ha ricollocato al cen­tro e al vertice di tutto.

Ma la vocazione di Cristo, totalmente fedele al Pa­dre «fino alla morte» (Fil 2,8) è, nello stesso tempo un invito, una chiamata per tutti i cristiani a seguire il suo esempio. Si è cristiani infatti, nella misura in cui ci si lascia «edificare» su Cristo «pietra viva», an-che se gli uomini hanno tentato di scartarla.
È la fede, ricevuta nel battesimo, che obbliga a edificarci in Cristo. Fuori di lui, non siamo né pietre vive, né edificio spirituale, né popolo di Dio. Que­sto è il secondo aspetto vocazionale iscritto nel testo, ma ce n'è un altro, forse meno apparente ma realis-simo: chi aiuterà queste pietre vive, che sono i cri­stiani, prima di tutto a diventare e a sentirsi pietre vive e poi a collocarsi al loro giusto posto nell'unico edificio spirituale?
È a questo punto che si profilano quelle speciali vocazioni di servizio al popolo di Dio, che sono le vo­cazioni consacrate, le quali hanno compiti di stimo­lo, di animazione, di discernimento, oltre che di annuncio della Parola, di celebrazione e di offerta dei sacramenti. Se venissero a mancare queste particola­ri vocazioni, è la sacerdotalità stessa del popolo di Dio che di fatto verrebbe a mancare. Perciò queste vocazioni particolari sono da stimolare e da chiede­re con altrettanta intensità come si deve chiedere e supplicare il Padre che riveli a ogni credente la gran­dezza della propria vocazione, alla quale è stato chia­mato in Cristo. È quello che Pietro dirà più tardi ai suoi cristiani, quando scriverà: «Ciascuno viva secon­do la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la po­tenza nei secoli dei secoli. Amen» (1 Pt 4,10-11).

Il tema della vocazione e delle singole vocazioni è stato oggetto di un'ampia riflessione ai diversi li­velli: biblica, teologica, pastorale e psicopedagogica, dando come risultato l'unità del processo vocazionale e le sue diverse dimensioni:

§  teologale: iniziativa, invito, appello, chiamata, dono, rivelazione, alleanza speciale di Dio e, da parte del chiamato, preferenza, scelta, centralità di Dio nell'esistenza, rapporto con lui;

§  soggettiva: percezione, discernimento, progetto di vita, realizzazione della persona;

§  comunitaria: collocazione e funzione ecclesiale, complementarità e reciprocità tra le vocazioni, servizio;

§  socio-culturale: significato per il mondo.

Ciascuna di queste dimensioni, poi, ha avuto innumerevoli approfondimenti dottrinali e pratici. Si parlerà, in questa sede, del concetto di vocazione e dell'originalità dell'esperienza vocazionale cristiana.
La vocazione è un'iniziativa di Dio, libera, gratuita, che raggiunge la persona non isolata, ma nel contesto di una comunità e di una storia. Il dialogo che si svolge nel sacrario della coscienza si riversa sulle scelte quotidiane del soggetto. Questi va costruendo la sua vita attraverso il discernimento. Da preferenza a un'area di valori; fissa l'attenzione in modelli significativi, valuta fatti e modalità correnti, organizza la sua modalità e indirizza le sue risorse verso mete personali e sociali.
Se è, dunque, un dialogo con Dio nella profon­dità del proprio essere, è anche un confronto con gli eventi della storia che produce sempre un coinvolgi­mento profondo, una assunzione piena di passione della vicenda umana. Così appare in tutti i racconti vocazionali della Bibbia.

Mosè attraverso l'esperienza di Dio viene coin­volto nell'impresa della liberazione; deve pronun­ciarsi, dal punto di vista umano, etico e religioso sul­lo stato e sugli atteggiamenti del suo popolo, come sull'operato e sulle intenzioni degli egiziani di fron­te al progetto di Dio.
I profeti illuminano con parole e segni la situa­zione che vivono i contemporanei. La vocazione com­porta sempre un giudizio sul proprio tempo e la scel­ta di un tipo di vita, a partire dall'esperienza di Dio.
La storia umana non è soltanto il luogo in cui si svolge il dialogo vocazionale, ma anche il contenuto. Nella storia però le vocazioni non sono chiamate so­lo a giudicare e trasmettere ma immettono un fatto­re nuovo e originale: l'evento cristiano.
La vocazione di ogni uomo è oggettivamente in­serita nel mistero di Cristo. In lui siamo stati creati; in lui ci incorpora il battesimo come tralci alla vite; a lui ci conformiamo per diventare uomini secondo il progetto di Dio e vivere da figli. La vocazione non si può ridurre a intenzioni di bene o a propositi di servizio; non si tratta soltanto di assumere un ruolo nella Chiesa e nel mondo, ma di raggiungere la mi­sura di Cristo, Uomo-Figlio di Dio. Ciò anche quan­do il soggetto, per mancanza della luce della fede, non ne fosse ancora totalmente consapevole.

I documenti della Chiesa sulla vocazione hanno sottolineato la sua fonte trinitaria, il radicamento cristologico e la collocazione ecclesiale: «La Chiesa por­ta in sé il mistero del Figlio che dal Padre è chiamato e inviato ad annunciare a tutti il Vangelo del regno. E Cristo il chiamato per eccellenza, essendo il suo nome Verbo di Dio. In Gesù Cristo noi tutti siamo chiama­ti. Lui è il Maestro che chiama, perciò non c'è voca­zione che non abbia in Cristo la sua radice e non av­venga per mezzo di Cristo» (VCI 4).
La vocazione, dunque, in quanto appello di Dio, opera nel soggetto secondo la dinamica e le leggi del­la conversione a Cristo: inizia come un seme, si svi­luppa attraverso un lento ma continuo lavorio di tra­sformazione interiore ed esterno, investendo il siste­ma di pensiero, gli atteggiamenti e i comportamenti personali .
La questione della vocazione si pone indubbia­mente come complessa, e per essere completamente intesa deve essere considerata da molteplici punti di vista: in origine, da parte di Dio che si dona e do­nandosi chiama.

La vocazione è, perciò, un dono che avviene in un dialogo: presuppone l'iniziativa di Dio e sollecita una risposta dell'uomo. Si comprende subito che, così po­sto, il concetto di vocazione si presenta come:

§  dialogico relazionale, in quanto viene giocato - per così dire - sulla duplice sponda di Dio e dell'uomo;

§  dinamico-evolutivo, connesso cioè col divenire esi­stenziale e culturale dell'uomo sulla terra, in particolare dei giovani che si pongono di fronte al senso-progetto di vita;

§  storico-culturale, in quanto rapportato ai contesti di sviluppo umano, lungo il corso della storia, e in sintonia con i quadri di riferimento che ogni epoca assume come orizzonte di vita e di azione.

A partire dal Vaticano II l'ottica vocazionale si è allargata: oggi si parla di vocazione e di vocazioni; la riflessione teologica è orientata a individuare il dise­gno di Dio sull'uomo e il ruolo che ciascuna perso­na è chiamata a svolgere nel quadro della storia del­la salvezza; la stessa riflessione teologica tende a pre­sentare la vita cristiana come «vocazione divina» e a vedere nella stessa il fondamento delle vocazioni spe­cifiche.


LA VOCAZIONE:
CHIAMATA A REALIZZARE NELLA VITA
IL
PIANO DI DIO


In questa prospettiva, vocazione divina e proget­to umano rappresentano due aspetti di una identica realtà, che consiste in un'immagine di avvenire pro­posto da Dio e nello stesso tempo sognato e perse­guito dall'uomo. Secondo la visione portata da Cri­sto, il progetto dell'uomo è chiamato a inserirsi nel­la vocazione cristiana: è l'invito rivolto all'uomo di rispondere alla volontà di Dio che lo chiama a rea­lizzare se stesso nell'incontro con i fratelli, in atteg­giamento di apertura, solidarietà e servizio. Il vero sviluppo è quello dell'uomo nella sua integralità. Si tratta di far crescere la capacità di ogni persona a ri­spondere alla propria vocazione, quindi alla chiama­ta di Dio (cfr CCC 2161).
Vocazione è, dunque, una relazione dialogica a più dimensioni. Dal punto di vista teologico, il discorso sulla vocazione viene articolato in maniera varia­mente diversificata: vocazione alla vita; vocazione cri­stiana, cioè a realizzare la vita in Cristo e nella Chie­sa a livello personale e comunitario; le vocazioni spe­cifiche. La teologia facilita la riscoperta dei modi di agire di Dio che rispetta il cammino personale di ma­turazione di ciascuno, inserito nel contesto dell'uma­nità che si evolve nella storia.


LA VOCAZIONE CRISTIANA


L'appello di Dio creatore, rivolto a ogni uomo, si concretizza storicamente nella chiamata alla salvezza universale in Cristo, verso cui tutta la storia conver­ge come termine e modello. L'elezione-vocazione dell'uomo in Cristo è personale e da sempre inscritta in un progetto che il Padre ha per lui. Questa chia­mata a realizzare la propria vita in comunione con il Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo è la suprema realizzazione individuale e comunitaria del­l'uomo. Di essa costituisce mediazione ordinaria il battesimo, che inserisce nel popolo di Dio attraverso la messa in comune e lo scambio della varietà dei ca­rismi e dei servizi. Tale appello dinamico avviene in un contesto di dialogo continuo con Dio, attraverso Cristo e la Chiesa, mediante i dinamismi della fede-speranza-carità. Questa universale vocazione richie­de per se stessa condizioni di crescita, ritmi di matu­razione, discernimento personale e comunitario.


L'ORIZZONTE ANTROPOLOGICO
DELLA
VOCAZIONE


Sotto il profilo antropologico la vocazione è un modo e uno stile con cui condurre la propria vita al­la luce di motivazioni di valore, in quanto la vita stessa deve divenire vocazione perché abbia un senso. Si tratta essenzialmente di orientarsi secondo il senso e la direzione segnati dalla propria vocazione; si tratta di proiettare l'essere intero verso una ricerca di va­lori. Nulla è più misterioso di questa chiamata per­sonale. Essa si pone come una risposta all'intenzio­ne profonda dell'essere: risposta che può essere di scelta o di rifiuto. Si tratta di condurre una vita che, pur essendo legata all'esperienza terrena, ha altrove la sua sorgente e la sua destinazione.

Vocazione come autotrascendenza e responsabilità

Vocazione dice molto di più che progetto: è chia­mata a uscire dagli schemi di un'esistenza chiusa nel cerchio delle certezze umane; è prospettiva aperta verso un'esistenza impegnata; è proposta a collabo-rare con Dio nella storia della salvezza.
La vocazione, più che autorealizzazione, è auto­trascendenza: non solo semplice attuazione delle do­ti e delle inclinazioni personali, ma essenzialmente realizzazione di un ideale che trascende gli orizzon­ti terreni. Essere uomo vuoi dire fondamentalmente essere orientato verso qualcosa che ci trascende, ver­so qualcosa che sta al di là o al di sopra di noi stes­si, qualcosa o qualcuno, un significato da realizzare, o un altro essere umano da incontrare e da amare. Di conseguenza l'uomo è se stesso nella misura in cui si supera e si dimentica.

Vocazione come servizio a Dio e ai fratelli

In una prospettiva antropologica integrale, auto­trascendenza per il credente vuoi dire risposta per­sonale e libera a una chiamata. L'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, è stato da lui eterna­mente scelto, chiamato, destinato alla vita nuova di Cristo. L'uomo deve inserirsi consapevolmente nel­l'ufficio regale di Cristo; tale orientamento è fonda­mentale per tutta l'esistenza, specie nei rapporti con il prossimo, perché è ricordo continuo di Cristo, che non è venuto per essere servito ma per servire (cfr Mt 20,28). Occorre dunque interpretare la propria vocazione come disponibilità a servire, sull'esempio di Cristo e a guardare ai valori umani connessi con tale ufficio regale.
Ciò spinge l'uomo a conseguire una notevole ma­turità umana e spirituale, perché per poter effica­cemente servire gli altri bisogna saper dominare se stessi.
Vocazione come percezione e risposta a un impulso-appello inferiore

Dopo aver illustrato il carattere essenzialmente dialogico, relazionale e dinamico della vocazione, oc­corre approfondire l'analisi dei dinamismi che costi­tuiscono e qualificano la vocazione, considerata in se stessa, quale destinazione singolare verso la parteci­pazione di un valore di elezione. Oltre che sul ver­sante dell'iniziativa di Dio, ci soffermiamo anche sul­la risonanza che l'elemento vocazione produce nella persona del soggetto, uomo o donna, che vengono coinvolti e interpellati per offrire più o meno piena­mente la propria personale adesione e corrispon­denza.
Nella persona del chiamato la vocazione viene sen­tita, il più delle volte, come un impulso interiore (un richiamo misterioso) a orientare e spendere la propria vita secondo il disegno di Dio. Tale impulso-appello costituisce una motivazione esistenziale profonda, dinamica e creatrice, suscettibile di sviluppo e ma­turazione. È un'esperienza tipicamente personale e rapportata alla realtà dell'uomo, che è chiamato a porsi in un rapporto significativo (orientamento di senso esistenziale) verso Dio, verso gli altri, verso la realtà e il mondo.

Il dono di Dio chiede prima di tutto di essere ac­colto nella fede. Credere significa affidarsi all'auto-comunicazione di Dio con una resa incondizionata di tutto il proprio essere: intelligenza, volontà, cuo­re, in un ri-conoscimento che si fa ri-conoscenza e con­fessione di lode. Credere significa stare davanti a Dio nell'atteggiamento di Samuele, disponibile all'ascol­to: «Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,10), o in quello pieno di dignitosa ubbidienza di Maria: «Si faccia di me secondo la tua parola» (Le 1,38).
La fede, come dimensione teologale della voca­zione, diviene la prima motivazione fondante, l'ade­sione dell'uomo all'iniziativa di Dio, dinamismo in­teriore capace di trasformare tutta la vita.

Vocazione come dinamismo affettivo-oblativo di amore e servizio

La vocazione, in quanto essenzialmente connessa con le dimensioni più profonde della personalità, os­sia quelle che fanno riferimento soprattutto alla sfe­ra emotiva-affettiva, pone in attitudine di amore e servizio, anzitutto verso Dio, sentito come Persona vivente da amare in modo attivo e prioritario e con­scguentemente verso l'umanità, ugualmente da ama­re e servire. La vocazione diviene in tal modo una via che conduce all'amore, in quanto permette a ogni uo­mo e a ogni donna di sviluppare, nel concreto della propria esistenza, la capacità di amare come vertice e coronamento della chiamata fondamentale all'essere.
L'impulso interiore, percepito nella fede che sta all'origine di ogni vocazione come dono della bontà di Dio e che diviene in ogni essere umano forza pro­pulsiva nel progetto personale di vita, raggiunge un'attitudine aperta all'oblatività e al servizio.
In quanto tale, la vocazione - quando evolve e ma­tura - si caratterizza come un insieme di atteggia­menti attivatori di relazioni interpersonali basati sull'accoglienza, sulla fiducia, sulla stima reciproca, sull'ottimismo e la gioia e trova la sua attuazione con­creta nell'attitudine alla disponibilità, alla corre­sponsabilità e alla partecipazione. La vocazione di­viene in tal modo fondamento, movente e veicolo per un'esistenza interamente spesa in pienezza per Dio, per sé e per i fratelli.

 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it