 |
|
|
Catechisti
per vocazione
orientamenti per la formazione
e il servizio ecclesiale dei catechisti
Tommaso
Stenico
|
 |
1.
La vocazione
|
 |
2.
L'originalità della vocazione cristiana
|
 |
3.
Catechista per vocazione
|
 |
4.
L'identità spirituale del catechista
|
|
5.
La formazione del catechista
|
 |
6. I «luoghi»
della formazione catechistica
|
 |
7.
Proposta
di un progetto di formazione catechistica
|
5.
La formazione del catechista
«È necessario che la chiesa locale senta
la formazione dei catechisti come compito prioritario e di massima
importanza perché qualsiasi attività pastorale che non sia sostenuta da
persone veramente formate è condannata al fallimento» (DCG 115).
«La
comunità parrocchiale deve restare l'animatri-ce della catechesi e il suo
luogo privilegiato. È per questo che ogni parrocchia importante e ogni
raggruppamento di parrocchie più piccole hanno il grave dovere di formare
dei responsabili completamente dediti all'animazione catechistica» (CT 67).
Muovendo da queste affermazioni suggestive, fortemente coinvolgenti e
impegnative, dopo aver brevemente delineato il servizio ecclesiale del
catechista e definita la sua identità vocazionale, è necessario considerare
ora le aree di imprescindibile e urgente qualificazione per preparare in
favore della Chiesa locale operatori qualificati nel settore della catechesi.
Soggetti cioè che sappiano rispondere al criterio fondamentale della
pastorale catechistica:
§
la fedeltà a Dio e alla sua Parola;
§
la fedeltà alle concrete esigenze dell'uomo (cfr RdC 160 e ss.).
Nasce da qui l'urgente esigenza di una formazione armoniosa e completa,
attenta e sistematica, organica e permanente. A questo punto non resta che
circoscrivere le quattro aree che meglio coniugano e completano la formazione
del catechista:
§
qualificazione spirituale;
§
qualificazione dottrinale;
§
qualificazione psico-antropologica;
§
qualificazione metodologica.
È ancora il Documento di Base per 77 rinnovamento della Catechesi della
Chiesa italiana che sostiene e conforta questi orientamenti: «La vocazione
profetica richiede ai catechisti una solida spiritualità ecclesiale, una
seria preparazione dottrinale e metodologica, una costante comunione con il
Magistero, una profonda carità verso Dio e verso il prossimo» (RdC 189).
QUALIFICAZIONE
SPIRITUALE
«Quando la Chiesa adempie la missione che è sua di fare catechesi — come
del resto ogni cristiano che in tale missione si impegna nella Chiesa e in
nome della Chiesa — deve essere pienamente cosciente di agire come
strumento vivente e docile dello Spirito Santo, essere in comunione con lui,
sforzarsi di conoscere le sue autentiche ispirazioni, deve essere
l'atteggiamento della Chiesa docente e di ogni catechista» (CT 72).
Il catechista è quindi permanentemente interpellato da una quotidiana e
affascinante esperienza di Gesù e dello Spirito, artefice di ogni carisma e
ministero. La scoperta del Signore e l'esperienza delle sue parole di verità,
di vita e di pace sono i presupposti embrionali da sviluppare e a cui dare
intensità e spessore in un fervoroso cammino spirituale.
«Nell'assolvimento del loro compito i catechisti fanno molto di più che
insegnare una dottrina. Sono testimoni e partecipi di un mistero che essi
stessi vivono e comunicano agli altri con amore» (RdC 185).
Queste affermazioni ci orientano e ci illuminano a dovere. Anche il
catechista, se davvero intende essere «testimone qualificato di Cristo e di
tutto il mistero di salvezza» (RdC 186), è chiamato a qualificarsi
spiritualmente in modo sistematico e in un personale cammino di fede. Non si
può dare ciò che non si possiede. Una solida spiritualità si alimenta attraverso
la meditazione personale e comunitaria della parola di Dio, un'intensa vita
liturgico-sacramenta-le che accosti spesso il catechista ai sacramenti dell'Eucaristia
e della penitenza, una continua riflessione sulla propria esperienza di vita
cristiana che si avvalga del ricorso alla direzione spirituale.
Con questo convincimento ed entro quest'ottica accenniamo ad alcuni tratti
significativi, oggetto di meditazione e di risonanza personale.
§
Il catechista nutre fiducia e confidenza nella paternità di Dio. Dialoga
con lui e si dichiara gioioso e disponibile a compiere, nella concretezza
della quotidianità, la sua volontà.
§
Fa proprie le scelte del maestro Gesù, attingendo in ogni circostanza «a
questa immagine di Cristo docente, maestosa e insieme familiare,
impressionante e rassicurante» (CT 8). «Solo in una profonda comunione con
lui i catechisti troveranno la luce e la forza per l'autentico e auspicato
rinnovamento della catechesi» (CT 9). A questo riguardo, ricchi di contenuto
teologico e spirituale sono i capitoli IV e V del Rinnovamento della
catechesi.
§
Apre il suo cuore ai tesori dello Spirito Santo, dai quali la sua fede attinge
entusiasmo e fortezza, l'alterità si confronta con l'amore.
§
Fonda la sua conoscenza di Dio e la sua spiritualità nella Sacra Scrittura,
«documento preminente della predicazione e della salvezza» (RdC 105) e
sulla «liturgia, espressione culminante di tradizione e di vita... e
sorgente inesauribile di catechesi» (RdC 113).
§
Si educa al gusto della preghiera, «all'adorazione, al rendimento di grazie,
alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che
indicano la presenza di Dio e in vario modo la comunicano» (RdC 144).
§
Fa riferimento costante a Maria «catechismo vivente, madre e modello dei
catechisti» (CT 73).
§
Si sente chiesa-comunità. Fa proprie le attese le speranze, le gioie e i
dolori del popolo di Dio. Partecipa ai problemi della comunità cristiana.
Vive da protagonista e non già da spettatore dando consistenza al suo
ministero e ai vari carismi di animatore, educatore, coordinatore,
conciliando armoniosa-mente e generosamente i suoi impegni di lavoro, di
studio, di famiglia, nella consapevolezza cristiana che Cristo esige sempre il
primo posto e che il luogo privilegiato per incontrarlo è appunto il suo
Corpo Mistico: la Chiesa.
Una rigorosa qualificazione spirituale vissuta nella dimensione dello
Spirito Santo consentirà di comunicare Cristo ai fratelli, in spirito e
verità. Questo sarà il motivo di serenità profonda, perché non confiderà
sulla propria pochezza. Con l'apostolo Paolo, il catechista potrà affermare:
«Anch'io, fratelli, quando sono venuto tra voi non mi sono presentato ad
annunciarvi la testimonianza di Dio con la sublimità di parola o di
sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù
Cristo e questi crocifisso, lo venni in mezzo a voi in debolezza e con molto
timore e trepidazioni e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su
discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della
sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana,
ma sulla potenza di Dio» (1 Cor2,l-5).
QUALIFICAZIONE
DOTTRINALE
La sapienza del catechista è la vita di Gesù, il Cristo. Egli è il centro
vivo della fede. È fuor di dubbio che il mistero di Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo necessita di una conoscenza approfondita, metodica, permanente,
organica e sistematica. Lo studio, l'aggiornamento, la verifica è
indispensabile al catechista. Le persone e i soggetti della catechesi, a cui
il ministro della Parola è inviato dalla Chiesa, attendono la Parola di
vita e di verità. Non è ammesso, soprattutto in questo contesto, il
pressappochismo e/o le mezze verità. E coloro che hanno già sperimentato
il servizio della Parola e dell'annuncio san bene che molto spesso anche i
fanciulli pongono degli interrogativi profondi e assai complessi. Le risposte
non possono che essere lucide e vere.
Tale meta di fondo comprende la conoscenza delle tappe fondamentali della
salvezza, una discreta capacità di leggere, di interpretare e attualizzare
le pagine fondamentali della Bibbia, la capacità di rendere ragione delle
essenziali verità della fede espresse nel Simbolo apostolico; l'attitudine a
spiegare i segni della vita liturgica e sacramentale; la capacità di leggere
la storia e di esprimere un giudizio sulla realtà umana alla luce della
parola di Dio.
La formazione biblico-teologica, inoltre, deve procedere sempre nel
confronto attento con la Tradizione e il Magistero vivo della Chiesa. La
qualificazione dottrinale trova le sue fonti:
§
nella parola viva della Tradizione apostolica (RdC 104);
§
nell'approccio alla Sacra Scrittura. «Ignorare la Sacra Scrittura, sarebbe
ignorare Cristo» (RdC 105);
§
nella Tradizione e nella storia della Chiesa e dei popoli, «la quale come
comunità sacerdotale e profetica è tratta in salvo e chiamata alla santità,
pur essendo composta di uomini peccatori» (RdC 112);
§
nella iniziazione liturgica, «la cui viva partecipazione. .. consente ai
credenti di penetrare sempre più nel mistero di Cristo, di coglierne
l'ampiezza e la mirabile unità» (RdC 114);
§
nell'uomo e nel creato: «Tutto il valore dell'attività umana, il
perfezionamento che l'uomo apporta al cosmo con la sua opera, il continuo
progresso della civiltà, la solidarietà umana che il lavoro comporta divengono
rivelatori del disegno di Dio sull'uomo e sul mondo e del nuovo valore che
Cristo a essi conferisce» (RdC 121).
QUALIFICAZIONE
PSICO-ANTROPOLOGICA
II catechista dei nostri tempi non potrà davvero sottendere o eludere una
corretta qualificazione psicologica e antropologica, senza incorrere nel
rischio di mortificare e rendere inefficace e parziale il messaggio
annunciato e, forse, anacronistica la testimonianza cristiana.
L'antropologia, quale studio dell'uomo come evento, come fatto storico,
unico e irripetibile, fa lettura dell'uomo:
§
nella sua concezione filosofica di persona;
§
nell'interpretazione psicologica della sua personalità;
§
della realtà culturale che lo circonda ed entro la quale è, in modo assai
soggettivo, protagonista;
§
della sua vocazione sia sotto il profilo professionale dell'ora-e-qui, sia
dal punto di vista cristiano ed ecclesiale.
Tutto ciò si riassume nell'esigenza che i catechisti diventino anzitutto
capaci di programmare il proprio intervento educativo; di saperlo attuare con
i propri destinatari, mettendoli in grado di cogliere la presenza e l'azione
di Dio dentro la loro vita e la storia dell'umanità e aiutandoli a rispondere
positivamente alle sue chiamate.
Una tale conoscenza e considerazione dell'uomo, favorita da una quotidiana e
aggiornata lettura, permetterà al catechista un annuncio e una testimonianza,
oltre che interventi di vario genere, antropo-logicamente qualificati e quindi
anche più incisivi. E il discorso della fedeltà all'uomo, cui tanto tiene il
Documento di Base, al punto tale da porlo a fondamento dell'originalità del
metodo catechistico, strettamente correlato alla fedeltà a Dio (RdC 160).
È bene sottolineare che il discorso non può e non deve calcare le orme della
teoria. Infatti, «non si tratta di un uomo astratto, ma reale, dell'uomo
concreto, storico. Si tratta di ciascun uomo perché ognuno è stato
compreso nel mistero della redenzione» (RH 13). Continua l'enciclica di
Giovanni Paolo II: «Uomo nella sua singolare realtà ha una storia propria
della sua vita e soprattutto una storia propria della sua anima» (RH 14).
Una attenzione particolare va infine dedicata alla cultura odierna che «influisce
fortemente sulle profonde e rapide trasformazioni che caratterizzano l'epoca
in cui viviamo. Esse costituiscono un fenomeno che si manifesta in tutti gli
aspetti della vita: economico, sociale, politico, psicologico, morale,
religioso, determinando una nuova mentalità e una nuova concezione
dell'uomo, del suo posto e del suo compito nel mondo» (RdC 128).
Una qualificazione seria che sappia rispondere alle premesse dianzi
formulate, suppone la conoscenza degli elementi principali di:
§
Antropologia: la definizione l'abbiamo evidenziata nelle righe precedenti.
§
Sociologia: suo obiettivo è quello di offrire strumenti sufficienti per
cogliere l'uomo in situazione, nell'impressionante e rapido susseguirsi della
storia, della società, dei costumi, delle culture, delle idee e delle
ideologie, delle istituzioni (scuola, società, famiglia), dei fenomeni
quotidiani, dei valori... «Chiunque voglia fare all'uomo d'oggi un discorso
efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti
nell'esporre il messaggio» (RdC 77).
§
Psicologia: è la scienza che studia il comportamento dell'essere vivente, i
suoi meccanismi, le sue transazioni, le sue relazioni interpersonali, i
dinamismi di maturazione e di crescita della personalità. Un tale studio
permette una certa qual comprensione o, comunque, attenzione al mistero di
ogni uomo come soggetto unico e stupefacente, il rispetto dei suoi ritmi di
crescita, l'attesa di fronte alle nuove scoperte e alle nuove conquiste, alle
esperienze e agli insuccessi. L'approccio alla scienza psicologica consente
anche una conoscenza personale perché è conoscendosi che si conosce ed
educandosi che si può educare. Conoscere la propria personalità e lavorare
per un grado di maturità adulta ed equilibrata è condizione
imprescindibile per svolgere un qualificato ministero pastorale di «testimone,
insegnante ed educatore» (cfr. RdC 186, 187,188).
Sia sufficiente, a questo proposito, la sottolineatura scrupolosa che tesse
il RdC: «Il catechista si rivolge all'intera personalità di ciascuno, a
tutto quanto ciascuno è per natura e per grazia. Si stabilisce così un
rapporto da persona a persona che impegna tutta la vita. La catechesi è
rivolta all'intelligenza, alla capacità e al bisogno di agire del
cristiano, alla sua esigenza di esperienza personale, alla sua affettività
e immaginazione, alla sua fede, alla sua speranza, alla sua carità...» (RdC
131).
§
Psicologia dell'età evolutiva: offre una conoscenza adeguata dei tratti
psicologici di tale età. Va da sé che l'attenzione prestata o meno a questi
aspetti psicologici può facilitare il successo, l'approccio, l'empatia
con i soggetti della catechesi.
Gli stessi testi catechistici dimostrano l'estrema attenzione prestata alla
psicologia dell'età evolutiva. Il catechista non può disattenderla e con
pazienza ed entusiasmo vi si deve accostare.
È ancora il Rinnovamento della catechesi a confortarci in tal senso. Esso
non manca di sottolineare che «ogni età dell'uomo ha il suo proprio
significato in se stessa e la sua propria funzione per il raggiungimento della
maturità. Questa è veramente tale quando è armonica, integrale e quindi
fonte di coerenza personale nei pensieri e nelle azioni. Errori e
inadempienze verificatesi a una certa età, hanno talora conseguenze molto
rilevanti per la personalità dell'uomo e del cristiano... Pertanto in ogni
arco di età i cristiani devono potersi accostare a tutto il messaggio
rivelato secondo forme e prospettive appropriate» (RdC 134).
A questo punto corre l'obbligo di rimandare integralmente il catechista al
Documento di Base, invitandolo a studiare e a cogliere con vera attenzione
la lungimirante e lucida esposizione delle varie età dell'uomo, sotto il
profilo psico-pedagogico, e della sensibilità con cui esse vanno accostate.
Il fine è sempre lo stesso: una proposta catechistica rispettosa, intelligente,
non forzata. Insomma: una proposta cristiana (cfr RdC 134-141).
Il possesso di una metodologia adeguata non ha come fine il fare del
catechista un tecnico della catechesi. Tutto in quest'area della formazione
deve tendere all'esperienza concreta per far maturare nel catechista
l'arte di fare catechesi, un'arte che è sintesi delle attitudini
all'apostolato, della conoscenza della fede e degli uomini destinatari
dell'annuncio.
QUALIFICAZIONE
METODOLOGICA
Un catechista qualificato professionalmente è un catechista che possiede ed
è padrone di uno stile, di una didattica, di una metodologia di cui servirsi
per comunicare il messaggio di cui è latore e testimone. La varietà
complementare di tecniche e strumenti e metodi è ricchezza, il cui pregio non
è valutabile ai fini della catechesi. Anche se, ben si sa, non è tutto.
Anche se la metodologia non è fine a se stessa, essa acquista valore poiché
è posta a totale servizio della legge fondamentale della catechesi: la fedeltà
a Dio e la fedeltà all'uomo.
Una professionale e personale qualificazione metodologica consentirà al
catechista di formulare opportune e appropriate sintesi tra il dato
biblico-dottrinale, antropologico, psicologico ecc., attraverso una saggia
pedagogia dei segni, in ordine all'annuncio del mistero del Signore.
«[punti di partenza e i procedimenti della catechesi possono essere diversi,
secondo le esigerne e le possibilità dei fedeli» (RdC 162); l'importante
è che non si perdano mai di vista gli elementi costitutivi dell'annuncio:
§
la finalità e i compiti della catechesi (RdC, cap. 3);
§
Cristo, centro di ogni catechesi (RdC, cap. 4);
§
le fonti della catechesi (RdC, cap. 6);
§
le caratteristiche psico-antropologiche e religiose dei soggetti della
catechesi secondo le diverse età (RdC, cap. 7);
§
la pluralità dei metodi, segno di vitalità e di genialità (RdC, cap. 9).
È evidente che tutto ciò dovrà ruotare attorno alla persona e alla
personalità del catechista e fatto gradualmente suo. La tentazione da cui
guardarsi è quella di cercare facili ricette. Non esistono! Anche perché
ciò che può andar bene per uno, può essere addirittura negativo per
l'altro. La sua disponibilità paziente, l'attento studio e lo sguardo fisso
al modello dei catechisti, Gesù, gli permetteranno l'acquisizione di un
metodo che ogni giorno di più si incarnerà con la personalità stessa del
catechista.
Afferma il Documento di Base: «Tutto gli può essere utile, ma nulla può
sostituire la sua competenza a dare un giudizio ultimo e a fare le scelte
pratiche... Egli poi non è solo: la sua azione è inserita nel quadro delle
responsabilità pastorali di tutta la Chiesa, alle quali fa appello con
sapienza dando il suo contributo» (RdC 181).
UN CAMMINO
PERMANENTE,
SISTEMATICO E
ORGANICO
La chiamata al servizio catechistico non abilita da sola al suo esercizio, né
comporta una competenza innata. Al contrario, la vocazione è anche chiamata a
un impegno di formazione che sia permanente, sistematico e organico.
Il carattere permanente dell'itinerario di formazione è richiesto dalla
natura stessa delle mete da raggiungere. Per la natura storica di alcune di
esse e per la dimensione di mistero propria delle altre, le mete proposte si
presentano come un compito inesauribile, a cui deve rispondere con la
permanenza dell'impegno formativo.
Accanto al carattere permanente, la formazione deve assumere quello della
sistematicità. Se è opportuno che la formazione si inserisca
nell'esperienza della fede e nel ministero del catechista, è però anche
vero che il cammino di formazione non può essere legato alla episodicità,
ma deve porsi obiettivi precisi, tappe successive e complementari, in un approfondimento
continuato a partire da un nucleo essenziale.
Infine, si richiede che la formazione sia organica. Organica anzitutto per ciò
che concerne le sue diverse dimensioni, armonizzando tra loro i differenti
momenti descritti. Tale integrazione è possibile facendo riferimento al
concreto atto catechistico, in cui queste dimensioni si fondano. Si diventa
catechisti facendo catechesi e riflettendo sitematicamente su di essa. Lo
scambio tra momento formativo e operativo, tra azione, interpretazione e
verifica crea la vera organicità.
|