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Catechisti
per vocazione
orientamenti per la formazione
e il servizio ecclesiale dei catechisti
Tommaso
Stenico
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1.
La vocazione
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2.
L'originalità della vocazione cristiana
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3.
Catechista per vocazione
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4.
L'identità spirituale del catechista
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5.
La formazione del catechista
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6. I «luoghi»
della formazione catechistica
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7.
Proposta
di un progetto di formazione catechistica
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6.
I «luoghi»
della formazione catechistica
La coscienza di essere chiamati da Cristo a servire la sua Parola nella
comunità dei credenti, per la crescita di una fede adulta e l'impegno di una
qualificazione e formazione consona a tale ministero, sono un traguardo
che il catechista non può presumere di aver conseguito una volta per tutte.
Il cammino è permanente, la formazione e l'aggiornamento ricorrenti.
La validità ideale di quanto fin qui è stato esposto necessita di un
cemento coagulante e di una piattaforma operativa. E tempo di alcune
indicazioni pro-spettiche che sappiano rispondere a taluni interrogativi:
§
Quale il luogo della formazione del catechista?
§
Quali i responsabili della formazione?
§
La Scuola di formazione.
IL
LUOGO DELLA FORMAZIONE
Nelle pagine precedenti si è fatto riferimento alla importanza della
dimensione ecclesiale e del senso della comunità che il catechista deve
nutrire e vivere. È infatti, nella comunità, dalla comunità e per la
comunità che il catechista viene chiamato alla sua missione di servizio della
Parola. Ed è facendo esperienza come protagonista nella stessa Chiesa che
egli può assorbire il senso e il gusto della Chiesa locale: la parrocchia.
Ricorda ancora il Documento di Base: «La parrocchia è la cellula viva
della catechesi. Essa offre un luminoso esempio di apostolato comunitario,
fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole
nell'universalità della Chiesa» (RdC 148).
La comunità cristiana deve saper cogliere la disponibilità degli aspiranti
catechisti non tanto come fatto operativo, ma come dono di Dio alla sua Chiesa.
Questo domanda che la comunità ecclesiale accolga i catechisti come
responsabili del servizio della Parola, impegnati nel creare un linguaggio
di fede e nel ricercare una mediazione a essa sempre più rispondente.
L'accoglienza e la promozione di responsabilità dei catechisti si traduce
anche concretamente in una stima crescente verso la loro competenza
ecclesiale. Ministri di fatto della parola di Dio essi hanno il dovere e il
diritto anche di servire la Parola negli ambiti della vita parrocchiale e
negli organismi di partecipazione, ove insieme si studiano le scelte e gli
indirizzi dell'azione pastorale.
Ribadiamo, allora, con il conforto di Catechesi Tradendae, «che la parrocchia
resta l'animatrice della catechesi e il suo luogo privilegiato» (CT 67).
Come in nessun altro luogo, in parrocchia si può sperimentare
l'integrazione tra fede e vita, dare e ricevere. Si pensi, solo a mo' di
esempio, alle molteplici occasioni di solidarietà, di partecipazione, di
collaborazione, di servizio, ecc. Si pensi alle celebrazioni di un intero
anno liturgico come momenti di crescita, di comunione e di elevazione
spirituale.
Ovviamente non tutti i battezzati sanno esprimere coerentemente e in
continuità la loro vita di fede. Eppure questa è la comunità. Una comunità
composita, talvolta pronta e partecipe, altre volte pigra e obsoleta,
indifferente e apatica. Una comunità, ancora tale di nome, ma chiamata a
esserlo nei fatti. Una comunità di peccatori interpellata ogni giorno a
essere santa. Una comunità di tiepidi nella fede, di opportunisti, di
formalisti, invitata a una fede adulta e responsabile. In essa e per essa il
catechista compie il suo itinerario di formazione. Se questo vale come
affermazione di principio, in quanto è l'obiettivo cui pervenire, per quanto
riguarda il contributo che la comunità offre ai suoi catechisti, la
preparazione specifica, la crescita operativa, la formazione professionale
deve essere mediata e assicurata dal gruppo dei catechisti.
È in esso che il catechista trova i momenti:
§
della
preghiera, per irrobustire e qualificare la sua spiritualità facendo
l'esperienza di Gesù Cristo;
§
dello
studio, per approfondire il contenuto immediato del messaggio che si
appresta ad annunciare e per valutare poi l'operato stesso con gli altri catechisti
e responsabili dell'animazione;
§
dello
stare insieme, per affinare l'esperienza di Chiesa sul modello della comunità
degli Atti: «Assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42).
Per rispondere a tali finalità ed esigenze di gruppo, i catechisti debbono
ritrovarsi spesso insieme. Debbono potersi sentire a loro agio e sentirsi
sostenuti dal gruppo. All'inizio occorrerà umiltà e pazienza, coraggio e
fiducia e nessuno dovrà soffocare l'altro o dominare la situazione. Sarebbe
questa la fine del gruppo e certamente una esperienza assai deludente di
Chiesa.
Il gruppo è luogo di risposta ai bisogni della persona. Risposta ai bisogni
più vari. Si va dall'amicizia al consiglio, dal conforto al confronto,
dalla sicurezza al sostegno. Tutti abbiamo sperimentato che cosa significhi
compiere delle scelte dopo esserci obiettivamente consultati e consigliati.
Il gruppo è risposta al bisogno di conoscenza personale. In ogni gruppo,
che lo si voglia o no, che lo si percepisca o meno, si attua - per lo stesso
fatto dello stare insieme - una marcata dinamica di gruppo.
Questa tecnica psicologica consente una sempre maggiore conoscenza di sé, un
esercizio per potersi misurare con gli altri, l'occasione per scoprire e sperimentare
la propria capacità di alterità, di altruismo, di disponibilità, di
condivisione, ecc. È, infatti, il luogo dove uno verifica la propria socialità
e la capacità di socializzazione.
Il gruppo e la sua dinamica interna è luogo di occasione, non è davvero il
toccasana risolutivo delle problematiche irrisolte, a livello di personalità,
dei suoi membri. Anzi: personalità ricche e formate, equilibrate e
armoniose formano gruppi altrettanto ricchi, formati e armoniosi, dove si
sta bene e ci si sostiene in modo adulto.
Sono obiettivi che si raggiungono attraverso una seria personale e gruppale
formazione; una azione costante e progressiva, che non cede solo ai facili
entusiasmi, ma resiste alla continuità anche se ardua.
Una valutazione che costringe all'analisi, al discernimento, alla verifica.
Un'annotazione ancora sul gruppo dei catechisti. Da quanto asserito fin qua,
è facile intuire che un siffatto gruppo sia da collocarsi entro una cornice
specifica: quella della operatività.
Il gruppo catechistico parrocchiale quindi, come - eventualmente - quello
zonale/vicariale e la stessa assemblea diocesana dei catechisti, non potrà
essere considerato alla stregua di associazioni e/o movimenti. Non ha
infatti finalità, obiettivi, metodologie, tappe intermedie, specifica
fisionomia tipica di lodevoli associazioni ecclesiali. È un gruppo di servizio,
un momento operativo e programmatico, la cui finalità è tecnica e immediata.
È un gruppo psicologico composto dai catechisti e dagli animatori per
le,finalità operative di cui sopra. A questo proposito è da auspicare che
tutti i catechisti appartengano a un movimento e/o a una associazione ecclesiale
entro la quale compiere il proprio specifico cammino di fede.
I
RESPONSABILI DELLA
FORMAZIONE CATECHISTICA
Un gruppo di catechisti in formazione necessita di responsabili a loro volta
seriamente formati e qualificati, aperti, attenti e aggiornati circa il
progetto globale del rinnovamento della catechesi in atto nella Chiesa
universale, in genere e nella Chiesa che è pellegrina in Italia, in specie.
Debbono essere inoltre ricchi di spiritualità, testimoni dell'amore di Dio,
conoscitori e amici dell'uomo, esperti nelle scienze teologico-bibliche e
nelle scienze dell'educazione.
Già da queste prime battute si può intuire come sia pressoché impossibile
parlare di una sola persona detentrice degli attributi sopra accennati.
Infatti - come si vedrà in seguito - si intende qui parlare di una équipe di
formazione. Il responsabile e animatore della stessa équipe è il parroco.
Egli è il pastora-lista, il liturgista, l'esperto in umanità, il conoscitore
della situazione locale. A lui i catechisti debbono guardare come a un
testimone per la sua competenza teologica e per la sua spiritualità. Sarà
suo compito coordinare la pastorale catechistica, animare gli incontri di
formazione, seguire anche spiritualmente i catechisti in formazione, anche in
merito al discernimento che a lui spetterà per il conferimento del mandato
per il servizio della Parola.
Afferma Giovanni Paolo II a questo proposito: «È cura del parroco vigilare
sulla qualità della formazione religiosa e sulla integrazione dei diversi
gruppi nel corpo ecclesiale... perché è sommamente importante che tutti i
canali convergano veramente verso la stessa professione di fede, verso la
stessa appartenenza alla Chiesa, verso impegni nella società che siano
vissuti nello stesso spirito evangelico» (CT 67).
Accanto al parroco è necessaria la presenza di alcuni animatori che,
valorizzando i carismi personali, allarghino le conoscenze dei catechisti
nelle aree utili alla catechesi intesa come annuncio: il cantore, l'esperto
dei mezzi di comunicazione, l'animatore grafico, il cartellonista,
l'appassionato e il versato nell'attività Indica, come momento assai
importante nell'incontro catechistico, una coppia di coniugi che sappiano
trasmettere ai catechisti le esperienze della vita familiare... Questa équipe
realizza il proprio ministero condividendo i propri carismi con i catechisti
che attendono alla loro formazione. È un contributo prezioso di cui ogni
gruppo catechistico non può fare a meno.
Gli esperti sono sacerdoti, religiosi e/o laici che qualificati nelle varie
discipline, integrano per il settore di loro competenza l'aspetto
propriamente scientifico della formazione catechistica. A partire dalla
situazione di base dei futuri catechisti essi proporranno le discipline
necessarie al ministero pastorale della catechesi.
Responsabile della formazione catechistica è 1' "Ufficio Catechistico
Diocesano. Esso è l'organismo attraverso il quale il Vescovo - quale primo
responsabile della catechesi diocesana - coordina le attività relative a
questo settore.
LA
SCUOLA DI FORMAZIONE
PARROCCHIALE
O VICARIALE
Pare doveroso offrire una ipotesi, puramente indicativa, circa le scelte di
fondo dei programmi per le scuole catechistiche parrocchiali e/o vicariali,
ai fini di una seria qualificazione professionale dei catechisti, tale quale
fin qui siamo andati ricercando e presentando.
Si intendono proporre semplici scelte di fondo in quanto la progettazione,
l'organizzazione, l'esecuzione e la valutazione dei corsi è affidata - come
dianzi motivato - ai responsabili parrocchiali e/o vicariali.
§
Il Corso
di formazione dovrebbe essere almeno biennale e aperto a persone realmente
disponibili per la pastorale catechistica, di età non inferiore ai 17 anni.
§
La
parrocchia che intende istituire una Scuola di formazione per catechisti è
invitata a darne sempre comunicazione all'Ufficio Catechistico Diocesano,
richiedendo - qualora si trovi in difficoltà
§
È
auspicabile che accanto a lezioni teoriche sia prevista anche qualche ora di
tirocinio pratico, con la guida di un catechista esperto.
§
L’impegno
del corso, al fine di una seria preparazione, sia sistematico, organico, non
saltuario o episodico.
Riassumendo: nella scelta dei catechisti occorrerà tener presenti alcune
condizioni essenziali:
§
i
catechisti debbono necessariamente aver già formulato la scelta cristiana
di fondo, in un contesto di fede adulta e motivata;
§
debbono
essere disposti a proseguire il loro cammino di maturazione umana e
cristiana in un itinerario di formazione permanente, organico e sistematico;
§
devono
essere disposti ad accogliere la proposta di fare catechesi come missione;
missionarietà che è radicata nella condizione di battezzati e di
cresimati;
§
devono
essere disposti e solleciti a servire i fratelli, a collaborare nella comunità
cristiana, nel rispetto del ministero di ogni altro educatore alla fede, ad
amare la parrocchia, ad avere acuta e profonda consapevolezza di appartenere
alla Chiesa diocesana;
§
per questo
è indispensabile che siano valutate, fin dall'inizio, le motivazioni che
stanno alla base della disponibilità del futuro catechista.
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