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L’Iniziazione Cristiana Oggi
in Parrocchia
La
parrocchia: struttura di base
La nostra riflessione prende avvio dalla parrocchia, che da molti secoli è la
struttura di base su cui fa perno la missione della Chiesa. E’ attraverso la
parrocchia che tradizionalmente passa la pastorale ordinaria della comunità
cristiana. Ed è la parrocchia che nel territorio, là dove la gente vive,
rende concretamente visibile la Chiesa, tanto che spesso la Chiesa viene
identificata con la parrocchia stessa.
Le origini della parrocchia, come è noto, risalgono al IV-V secolo: essa
nacque per ragioni funzionali, quando si doveva far fronte
all’evangelizzazione delle campagne, andando al di là dell’organizzazione
finora cittadina della pastorale.
Da allora molti e profondi cambiamenti si sono verificati nella società e
anche la parrocchia ha dovuto adattarsi alle nuove circostanze.
Di fronte ai mutamenti del nostro tempo alcuni si interrogano sulla validità
di questa istituzione. La parrocchia sembra oggi in gravi difficoltà per
rispondere ai nuovi fenomeni della mobilità, dell’appartenenza debole,
dell’urbanesimo industriale. E’ tentata di restare prigioniera di una
duplice tendenza: quella di rinchiudersi in se stessa, nella piccola cerchia
dei praticanti, appagati dal trovarsi bene insieme, e quella di una stazione
di servizio per l’amministrazione dei sacramenti, dando per scontata la fede
di coloro che li ricevono.
La
fede, problema cruciale
In realtà il problema di fondo nel nostro tempo è quello della fede:
parliamo non di una fede qualsiasi, ma della fede biblica, cioè della fede
nella persona di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, unico salvatore
dell’uomo. Se questo tipo di fede era in qualche modo presente nella
cosiddetta "società cristiana", per cui tutti si dicevano
cristiani, oggi non è più così. La diminuzione della pratica religiosa, la
fuga dei ragazzi del post-Cresima dalla Chiesa, l’assenza dei giovani dalla
vita ecclesiale, la negazione di fondamentali verità della rivelazione
cristiana, la ricerca di un astratto spiritualismo o di un accomodante
sincretismo religioso sono segni evidenti della mutata realtà.
Malgrado i limiti che oggi la parrocchia presenta, dobbiamo tuttavia
riconoscerne la insostituibile necessità. La sua indole propria e
caratteristica è quella di essere Chiesa… che vive in mezzo alle case dei
suoi figli e delle sue figlie (Christifideles laici, 26); secondo
l’espressione di Giovanni XXIII è come la fontana del villaggio a cui tutti
possono attingere, praticanti e non praticanti, aggregati e non aggregati; è
la struttura di base da cui tutti si proviene e alla quale si può sempre
ritornare quando si dovesse uscire da una comunità religiosa o aggregazione
ecclesiale.
Gli stessi Orientamenti della C.E.I. ribadiscono la validità della parrocchia
e auspicano il recupero della sua centralità: Ci sembra fondamentale ribadire
che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore
soltanto se custodirà la centralità della domenica e se custodirà nel
contempo la parrocchia quale luogo, anche
fisico, a cui la comunità stessa
fa riferimento. Ci sembra molto fecondo recuperare la centralità della
parrocchia e rileggere la sua funzione storica concreta a partire
dall’Eucaristia (CVMC, 47).
Struttura
necessaria, ma da rinnovare
Seppur necessaria e insostituibile, la parrocchia è però bisognosa di un
profondo rinnovamento. Non si tratta di un semplice aggiustamento, ma di una
vera e propria conversione pastorale, così come da qualche tempo invoca
Giovanni Paolo II e sollecitano gli stessi Vescovi italiani.
Se in altri tempi, in un contesto di società cristiana, la parrocchia
dedicava le sue migliori energie alla cura dei fedeli, dando per scontata la
presenza della fede trasmessa e ricevuta soprattutto in famiglia,
nell’attuale contesto di società secolarizzata il problema serio e
fondamentale è quello di generare la fede, di far nascere nuovi cristiani.
Una volta la pastorale doveva affrontare soprattutto la questione della
coerenza tra fede e vita; oggigiorno la sfida si pone in termini diversi: come
far nascere la fede, come generare nuovi cristiani. E’ questa una questione
vitale per la Chiesa: se la Chiesa madre non generasse più figli, si
condannerebbe alla sterilità, perderebbe la sua ragione d’essere.
Si comprende allora il senso della conversione pastorale di cui si avverte il
bisogno: si tratta di passare da una pastorale di conservazione, incentrata
sull’amministrazione dei sacramenti, sulla custodia e sul nutrimento della
fede, ad una pastorale missionaria, incentrata sull’evangelizzazione. Più
precisamente, come affermano con lucidità e coraggio gli Orientamenti
pastorali dell’Episcopato italiano, al centro di tale rinnovamento va
collocata la scelta di configurare la pastorale secondo il modello
dell’iniziazione cristiana (CVMC, 59).
L’iniziazione
cristiana
L’iniziazione cristiana non è un’attività, seppure importante, che si
aggiunge alle altre, ma è la stessa missione della Chiesa: è il processo
attraverso il quale si diventa cristiani. Si tratta del cammino o itinerario
che si compie per nascere alla fede e vivere una vita propriamente cristiana.
Nel corso della storia si sono succeduti alcuni grandi modelli di iniziazione
cristiana
a.
Il modello catecumenale
Nei primi secoli l’iniziazione cristiana assumeva la forma del catecumenato:
un cammino scandito per tappe e caratterizzato da alcuni elementi fondamentali
quali la predicazione, la conversione e la fede, il battesimo, la
confermazione e l’eucaristia, la mistagogia. All’inizio del cammino vi è
la predicazione che normalmente prevede due elementi: l’annuncio e la
catechesi.
L’annuncio (o primo annuncio) è anche chiamato kerigma: è ciò da cui
dipende la fede (cf. Rm 10,17) e consiste nel messaggio essenziale, centrale,
del Vangelo: si riferisce all’evento fondante del cristianesimo e ne esplica
il senso. L’evento è il seguente: Gesù è risorto; il significato è: Gesù
è il Signore! Questo è il primo annuncio, proprio perché ha la funzione di
generare la fede: non è da intendersi primo in senso cronologico, ma come
prioritario, come nucleo pulsante della fede.
A questo primo annuncio normalmente segue la catechesi o istruzione o didaché,
che riguarda l’approfondimento della fede, l’esposizione della dottrina,
la conoscenza delle esigenze della fede.
La risposta alla proclamazione dell’evento è la conversione e la fede:
tutto questo viene significato e celebrato con il battesimo. Il battesimo
peraltro non viene dato in modo indiscriminato, ma attraverso il discernimento
dei candidati, richiedendosi sempre un’adesione personale e convinta.
Dopo la celebrazione dei sacramenti il catecumenato termina con la fase della
mistagogia e cioè del pieno inserimento del battezzato nella vita della
comunità con l’impegno di rendere testimonianza della sua fede.
Il
modello medievale e tridentino
E’ questo il tempo in cui nasce e si diffonde la società cristiana. Tutti,
anche i bambini, ricevono il battesimo. La fede viene trasmessa dalla famiglia
e dalle altre organizzazioni sociali. Per completare l’iniziazione cristiana
è necessaria, ed è sufficiente, l’istruzione religiosa, la catechesi:
praticamente si nasce cristiani, ma per esserlo realmente bisogna conoscere la
fede.
Di qui l’organizzazione in tutte le parrocchie della scuola di catechismo o
scuola della dottrina cristiana. Si tratta di una vera e propria scuola con
quattro elementi caratterizzanti: una classe, un maestro, un libro, un metodo;
il metodo è quello della domanda e risposta.
Questo modello di catechesi e di iniziazione era adatto ad una società di
cristianità in cui il contesto familiare e sociale formava alla fede; poi in
parrocchia, a scuola di catechismo, era sufficiente istruirsi, magari
memorizzando la dottrina, sui quattro aspetti della vita cristiana: che cosa
bisogna credere (il credo), che cosa bisogna fare (i comandamenti), che cosa
bisogna ricevere (i sacramenti), che cosa bisogna domandare (il Padre nostro e
le altre preghiere).
Il
modello problematico attuale
Con il Documento-Base Il Rinnovamento della Catechesi (1970) la Chiesa
italiana prende coscienza che il catechismo come istruzione religiosa per la
preparazione dei fanciulli alla prima comunione e alla cresima non è più
sufficiente. E’ cambiata la società, non esiste più la società cristiana;
il clima che oggi si respira non impregna più cristianamente le persone e le
istituzioni. La nuova risposta che la Chiesa sente il dovere di dare è
l’evangelizzazione.
Di fatto, però, questa esigenza non ha ancora trovato piena attuazione. In
diverse parrocchie si è praticamente continuato ad intendere per
evangelizzazione la catechesi, continuando così, come nel passato, a fare il
catechismo in preparazione ai sacramenti.
Il rinnovamento della catechesi doveva consistere nel passaggio dai catechismi
della dottrina cristiana alla catechesi per la vita cristiana: si trattava di
operare il passaggio dall’istruzione, dalla dimensione intellettuale e
scolastica della fede, alla vita di fede, alla dimensione esistenziale della
medesima. Onestamente dobbiamo riconoscere che questo processo è tuttora
incompiuto.
Verso
un nuovo modello
Il documento dei Vescovi italiani Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
prospetta la necessità di un nuovo modello di iniziazione cristiana adatto
per i nostri tempi: è un modello che dobbiamo ritenere valido anche per la
nostra Chiesa particolare di Senigallia.
Si tratta di un modello che intessendo tra loro testimonianza e annuncio,
itinerario catecumenale, sostegno permanente della fede mediante la catechesi,
vita sacramentale, mistagogia e testimonianza della carità, permette di dare
unità alla vita della comunità e di aprirsi alle diverse situazioni
spirituali dei non credenti, degli indifferenti, di quanti si accostano o si
riaccostano al Vangelo, di coloro che cercano alimento per il loro impegno
cristiano (CVMC, 59).
Come si può notare, gli elementi portanti dell’iniziazione cristiana sono
la Parola, fatta di primo annuncio e poi di catechesi, la Liturgia, la Carità
e la Comunità.
Nel processo di iniziazione cristiana è compreso, come parte indispensabile e
sezione più impegnativa, il catecumenato: si tratta in qualche modo di
tornare alle origini, cogliendone gli elementi essenziali di un vero tirocinio
o apprendistato della vita cristiana. E’ un cammino graduale e progressivo,
a tappe, per la generazione o la riscoperta della fede che prevede il tempo
dell’accoglienza e della decisione, il tempo della conversione e della
sequela, il tempo della testimonianza e della partecipazione alla vita della
comunità.
Itinerari
di iniziazione cristiana di tipo catecumenale
a) Iniziazione cristiana dei fanciulli
E’ importante impostare l’iniziazione come itinerario, cammino, percorso
di vita cristiana e non come scuola di catechismo. Si possono adottare
accorgimenti pratici, anche nel linguaggio e nella struttura logistica, per
superare la mentalità scolastica del catechismo.
Indispensabile è il coinvolgimento dei genitori che chiedono i sacramenti per
i loro figli. Sappiamo bene che senza il sostegno, l’accompagnamento, la
testimonianza dei genitori i figli non riusciranno a introdursi e a
perseverare nella vita cristiana. Pensiamo ad esempio alla celebrazione
dell’eucaristia domenicale, a cui la catechesi dovrebbe necessariamente
approdare: l’assenza di tanti ragazzi all’appuntamento domenicale con il
Signore risorto si spiega con l’assenza o l’indifferenza dei genitori. I
generosi sforzi della catechesi ai ragazzi si vanificano senza la
collaborazione dei genitori, i quali sono pur sempre i primi responsabili
dell’educazione alla fede dei loro figli.
Rivolgere l’attenzione agli adulti, specificamente ai genitori, è oggi
un’urgenza che assume il carattere di stringente priorità pastorale. Non si
può tralasciare o sottovalutare la richiesta di sacramenti fatta dai genitori
per i loro figli: è una richiesta che denota almeno una fiducia previa nei
confronti della comunità cristiana. E’ questa, perciò, un’occasione
particolarmente favorevole per proporre ai genitori di fare essi stessi,
meglio ancora con i loro figli, un cammino di riscoperta e di valorizzazione
della fede.
La proposta non deve assumere il carattere d’imposizione, o peggio del
ricatto, ma quello dell’offerta di uno strumento per riscoprire o
approfondire la fede. Insomma si tratta di aiutare i genitori a passare dalla
semplice richiesta di un sacramento per i figli al risveglio della loro fede e
al coinvolgimento nella formazione cristiana dei propri ragazzi.
Pertanto, raccomando vivamente che in ogni parrocchia, già da quest’anno,
si propongano ai genitori dei comunicandi e cresimandi degli incontri
periodici di riscoperta o approfondimento della fede e di esperienza di vita
cristiana attraverso opportune forme di primo annuncio, di catechesi, di
preghiera, di riconciliazione, di fraternità e solidarietà.
In prospettiva sarà anche necessario rivedere l’attuale organizzazione
della catechesi dei ragazzi per fasce di età. L’ideale sarebbe quello di
formare gruppi per livello di maturazione della fede, cosicché si possa
accedere ai sacramenti dell’iniziazione cristiana non tutti insieme, e quasi
automaticamente, a seconda della classe scolastica o di età, ma a seconda
dell’effettivo cammino compiuto nella vita di fede. Ci rendiamo conto che si
tratta di un’impresa ardua, che certamente non si può improvvisare: dovremo
procedere gradualmente, facendo tesoro delle esperienze già in corso in altre
diocesi e ricorrendo a qualche prudente e condivisa sperimentazione.
b)
Iniziazione cristiana degli adulti
Dobbiamo riconoscere che finora le maggiori energie della parrocchia - in
termini di tempo, di persone, di risorse economiche - sono state dedicate ai
fanciulli e ai ragazzi. La situazione attuale richiede con urgenza uno
spostamento del baricentro. Occorre il coraggio di ribaltare la gerarchia
degli investimenti delle energie pastorali. Non si tratta di non puntare sui
minori, ma di evangelizzare i piccoli e i grandi, facendo perno sui piccoli in
vista dei grandi, e sui grandi coinvolgendoli nell’edificazione di una
comunità adulta, e quindi capace davvero di essere a servizio dei piccoli (Mons.
A.Caprioli alla 51^ Assemblea CEI, maggio 2003).
In un modo o nell’altro bisogna dunque arrivare agli adulti. A questo
riguardo è necessario pensare a cammini differenziati di iniziazione
cristiana in base alla diversità delle situazioni.
*
Adulti non battezzati
Agli adulti che chiedono il battesimo intendiamo proporre, già da
quest’anno, un cammino di tipo catecumenale, che sarà delineato dal
Servizio Diocesano per il Catecumenato, organismo di imminente costituzione
nell’ambito dell’Ufficio Catechistico Diocesano. I parroci segnaleranno al
Servizio i candidati al battesimo e insieme si procederà a formare un gruppo
di accompagnamento lungo il percorso dell’iniziazione cristiana. Si dovrà
prevedere un congruo tempo per il primo annuncio o precatecumenato, poi per il
catecumenato in senso stretto e infine per la mistagogia.
*
Adulti battezzati che chiedono la cresima per completare l’iniziazione
cristiana
A questi adulti vorremmo proporre un cammino omogeneo, senza farsi
condizionare dall’eventuale prossimità del matrimonio. In determinati casi,
come quello di conviventi, si dovrà chiedere che la Cresima sia ricevuta dopo
il matrimonio (cf. Decreto Generale CEI sul matrimonio canonico, n.8).
E’ importante comunque che il cammino per il completamento
dell’iniziazione cristiana possa svolgersi con calma e serietà, occupando
tutto il tempo necessario. Indicativamente il periodo di preparazione non
dovrebbe essere inferiore ad un anno, rispettando come tappe quelle
dell’anno liturgico.
In quanto ai padrini, sia nel caso di adulti che in quello di adolescenti che
chiedono la Cresima, è da prendere in considerazione la possibilità che
venga scelto un membro adulto della comunità, per esempio il/la catechista
che ha accompagnato i cresimandi.
Sarà compito, comunque, del Servizio Diocesano per il Catecumenato offrire
indicazioni più dettagliate a proposito del cammino per completare
l’iniziazione cristiana.
*
Adulti ricomincianti
Anche oggi si incontrano adulti che in particolari circostanze della loro vita
cercano risposte a interrogativi e speranza nelle angosce. La ricerca di senso
e il bisogno di riscoprire la loro fede può sorgere in occasione della
richiesta di un sacramento (il proprio matrimonio, i sacramenti dei figli, la
riconciliazione…) o in occasione di un particolare evento come può essere
quello di un grande dolore che colpisce e mette in crisi l’esistenza (cf.
CEI, III Nota sull’iniziazione cristiana, 51-54).
Si tratta di proporre a queste persone degli itinerari differenziati sul tipo
del cammino catecumenale, scandito in tappe e prolungato nel tempo.
Ai genitori, che mandano i figli alla catechesi, si potrebbe proporre, come si
è accennato, un cammino parallelo a quello dei figli stessi oppure insieme
con loro. Una particolare attenzione certamente va riservata ai genitori che
chiedono il battesimo per il loro figlio.
Anche ai fidanzati dovrà essere proposto un serio cammino di fede e di
partecipazione ecclesiale vissuto in coppia, facendo tutto il possibile per
evitare una preparazione affrettata al matrimonio.
Ai penitenti, che celebrano il sacramento della riconciliazione dopo molti
anni di lontananza da Cristo e dalla Chiesa, si può parimenti proporre un
progetto di recupero della propria identità cristiana e di un effettivo
inserimento nella vita della comunità ecclesiale.
A tutti gli altri fedeli, già battezzati e cresimati, che comunque sono alla
ricerca e sentono il bisogno di ricominciare, riavvicinandosi a Cristo e alla
Chiesa, dobbiamo essere in grado di offrire un percorso di accompagnamento per
riscoprire il dono della fede e la gioia dell’appartenenza ecclesiale.
Per quanto riguarda le modalità, i tempi, i luoghi e i sussidi per
l’attuazione dei suddetti itinerari, il Servizio Diocesano per il
Catecumenato è incaricato di offrire suggerimenti e indicazioni attraverso il
dialogo e il confronto con gli operatori pastorali a livello sia parrocchiale
sia vicariale.
E’ ovvio che non si può fare tutto e subito: il progetto dell’iniziazione
cristiana necessariamente prevede tempi lunghi. Intanto però ci si può
orientare verso quegli itinerari che sembrano più facilmente accessibili e
praticabili.
Ad ogni modo sembra importante oggigiorno superare la mentalità dei corsi di
preparazione ai sacramenti che nella forma attuale rappresentano soltanto un
aggancio e devono acquisire invece continuità nel tempo e prolungarsi oltre
la celebrazione del sacramento. Se si parla di corso di preparazione al
battesimo, corso di preparazione al matrimonio, corso di preparazione alla
cresima ecc., si può sottintendere l’idea che una volta terminato il corso,
tutto è compiuto. Occorre invece ragionare in termini di cammino o itinerario
o percorso di vita cristiana che non solo prepara al sacramento, ma continua
dopo averlo ricevuto
La
comunità soggetto dell’iniziazione cristiana
Si è già affermato che l’iniziazione cristiana è la missione stessa della
Chiesa. Ma più precisamente e specificamente, a chi compete la responsabilità
di offrire e attuare progetti atti a far diventare cristiani? Va detto con
chiarezza che il soggetto prioritario e privilegiato dell’iniziazione
cristiana e della comunicazione della fede è la parrocchia. La parrocchia
riveste il carattere di centralità, anche se sono possibili e auspicabili
sinergie con altri soggetti ecclesiali ed educativi.
Dobbiamo, peraltro, ulteriormente precisare: quale parrocchia? Certamente non
la parrocchia intesa come stazione di servizio, e cioè come luogo dove si
chiedono e si ricevono determinati servizi (quali i sacramenti, la catechesi,
l’oratorio, servizi del volontariato…) e non ci si preoccupa di allacciare
rapporti comunitari né di creare il senso di appartenenza.
Occorre piuttosto pensare alla parrocchia come una vera e propria comunità
missionaria, strutturata da vere relazioni umane, grembo materno della fede,
luogo della Parola, dell’eucaristia e della fraternità.
Una comunità della Parola: essa nasce, si forma ed è plasmata dall’ascolto
della Parola. Sente il bisogno di una frequentazione assidua e adeguata della
Bibbia, la fonte da cui scaturisce tutta la vita cristiana: è così che la
fede nasce e si rafforza ed è così che sorge l’impulso missionario e cioè
il bisogno di comunicare agli altri il dono della fede.
Una comunità eucaristica: custodisce la centralità della domenica, pasqua
settimanale, il cui cuore è l’eucaristia, fonte e manifestazione del raduno
dei figli di Dio. La comunione al corpo di Cristo spinge i fedeli a divenire
sempre più una comunità di corresponsabili, impegnati nel rendere la
parrocchia casa e scuola di comunità (NMI, 43) e pronti ad uscire dalle mura
della Chiesa per rendere ragione della loro speranza.
Una comunità fraterna: sull’esempio del suo Signore si mette a servizio dei
fratelli come segno dell’amore del Padre per tutti gli uomini. Un servizio
accogliente e disinteressato verso tutti, in particolare verso coloro che sono
oppressi dalle diverse povertà. Un servizio di carità per attuare una vera
promozione umana e soprattutto per sostenere anche i più timidi passi verso
il Vangelo e cioè verso l’incontro con Cristo.
Il processo globale di iniziazione cristiana, all’interno della parrocchia,
richiede la presenza e la collaborazione di più persone, particolarmente di
tutte le figure educative presenti nella comunità, seguendo la tripartizione
tipica della vita cristiana secondo la Parola, la liturgia e la carità.
Il ruolo del catechista certamente riveste un’importanza determinante nel
cammino di iniziazione. Alla luce delle nuove prospettive si comprende come il
suo ruolo dovrà caratterizzarsi più come accompagnatore e testimone che come
maestro. Gli stessi catechisti avvertono il bisogno di una formazione
appropriata, teologica e metodologica, ma soprattutto spirituale e biblica, di
tipo esperienziale: è fondamentale che al centro della formazione vi sia la
parola di Dio, una parola letta, amata e testimoniata. Il problema della
formazione dei catechisti è di cruciale importanza: è qui che si gioca la
riuscita dell’iniziazione cristiana.
Ma il compito dell’iniziazione chiama necessariamente in causa, oltre i
catechisti, molte altre figure ed una molteplicità di servizi o ministeri.
Insieme ai catechisti c’è bisogno dei missionari, degli animatori della
liturgia, dei volontari nel servizio della carità, degli animatori
dell’oratorio, degli animatori dei gruppi ecclesiali…
Il progetto dell’iniziazione cristiana stimola la parrocchia a trasformarsi
in una comunità tutta ministeriale: una comunità quindi non clericale, che
quasi si identifica con il parroco, ma una comunità di fratelli e sorelle
corresponsabili dell’unica missione della Chiesa e disponibili a mettere al
servizio degli altri i doni ricevuti dallo Spirito del Signore.
Aggregazioni
ecclesiali
In quanto ad altri soggetti ecclesiali, coinvolti nel processo di iniziazione
cristiana, non possiamo fare a meno di accennare alle associazioni e ai
movimenti ecclesiali. Occorre riconoscere l’opera preziosa di queste
aggregazioni che ottengono spesso confortanti risultati di autentica
evangelizzazione e formazione di credenti e di evangelizzatori (Card. Ruini).
Bisogna peraltro richiamare la necessità che si inseriscano con vero spirito
di comunione nel tessuto parrocchiale e diocesano. Come ha recentemente
affermato lo stesso Presidente della C.E.I., è necessario che la parrocchia e
le aggregazioni ecclesiali entrino in un rapporto di reciproca collaborazione
e integrazione, un rapporto che si potrebbe qualificare come pastorale
integrata.
Un contributo significativo, in questa direzione, viene dall’Azione
Cattolica che, approvando nell’ultima assemblea straordinaria il suo nuovo
statuto, ha confermato la sua vocazione alla comunione e alla missionarietà:
proprio per questa sua specificità di essere al servizio della Chiesa locale
torno a raccomandare che sia promossa e rilanciata in tutte le parrocchie
della nostra diocesi.
Missione
popolare
Il compito dell’iniziazione cristiana non si pone in alternativa alla scelta
compiuta dalla nostra Diocesi, in occasione dell’anno giubilare, della
missione popolare: la missione del popolo al popolo. Al contrario, la missione
popolare, attraverso la visita alle famiglie e i centri d’ascolto, può
essere considerata come un momento dello stesso processo di iniziazione o
comunque come un’occasione propizia per proporre agli adulti,
particolarmente alle famiglie giovani, un più approfondito e organico cammino
di riscoperta della fede.
Pur registrandosi alcuni segni di comprensibile stanchezza, fatto fisiologico
nel perdurare di un non facile impegno, va tuttavia riconosciuta la piena
validità di questa particolare forma di comunicazione del Vangelo.
Nel chiedere a tutte le parrocchie di perseverare in questo impegno, rivolgo
soprattutto ai missionari che visitano le famiglie e animano i centri
d’ascolto il mio più vivo incoraggiamento a continuare il loro prezioso
servizio.
Nel nuovo anno pastorale la missione popolare verterà sugli Atti degli
Apostoli: sarà questo il libro neotestamentario che verrà consegnato alle
famiglie e formerà oggetto di riflessione nei centri d’ascolto. Confidiamo
che la familiarità con il testo di Luca offra l’occasione per riscoprire la
natura e la missione della Chiesa come pure per ripensare al senso di
appartenenza alla comunità cristiana.
Al termine dell’anno pastorale 2003-2004 compiremo una verifica del cammino
finora compiuto dalla missione e insieme cercheremo di individuare le
opportune scelte per il futuro.
Pastorale
giovanile
Nel precedente anno pastorale avevamo indicato come scelta prioritaria la
pastorale giovanile. Anche questa scelta conserva tuttora la sua piena validità.
La riflessione sull’iniziazione cristiana e le indicazioni a questo riguardo
qui contenute offrono importanti spunti per dare corpo all’attenzione
pastorale verso il mondo giovanile.
Sono da prendere in seria considerazione gli orientamenti circa la continuità
e la gradualità dei cammini di fede a cominciare dall’infanzia fino
all’età adulta. Come si accennava, è importante proporre anche ai giovani,
particolarmente ai fidanzati, non tanto dei corsi quanto degli itinerari o
percorsi di vita cristiana. Per tutta la pastorale giovanile, che comprende in
qualche modo anche la pastorale dei ragazzi e degli adolescenti, vale la
necessità del passaggio dai catechismi della dottrina alla catechesi o
evangelizzazione per la vita.
Il progetto triennale di pastorale giovanile diocesana prevede per
quest’anno il tema del discernimento. E’ questo un anno importante per
invitare i giovani a mettersi in ricerca, a riflettere sulla loro vocazione, a
fare scelte di vita significative, a trovare il loro ruolo nella comunità dei
credenti.
A tale riguardo si darà vita a Senigallia ad una forma di comunità
giovanile: si tratta di un’occasione che consente ad alcuni giovani di
vivere, per un mese, un’esperienza di vita comune. L’obiettivo è quello
di creare un vero laboratorio di fede, in cui i giovani fanno discernimento,
conducono un’esperienza spirituale forte, e diventano capaci di testimoniare
il Vangelo con un fattivo impegno nella comunità ecclesiale e nei luoghi –
la famiglia, la scuola, il lavoro, il tempo libero – dove trascorrono la
loro vita. Si tratta, fondamentalmente, di un’esperienza di comunione che
dovrà sfociare nella missionarietà.
Registriamo con soddisfazione che in alcune parrocchie, nell’anno passato,
è stato aperto oppure valorizzato l’oratorio. E’ questo un obiettivo che
indubbiamente va perseguito anche nel nuovo anno pastorale e nei prossimi
anni. L’oratorio, inteso non solo come luogo di aggregazione e di
ricreazione, ma anche di esperienza della fede, appare ancor oggi come un
prezioso strumento per l’accompagnamento dei ragazzi nel processo educativo.
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