 |
Catechesi e iniziazione
cristiana
Uno sguardo alla nostra situazione.
Nuove esigenze per la Chiesa attuale
Le attività pastorali in relazione all'iniziazione cristiana suscitano oggi
nella Chiesa a volte interesse e preoccupazione. Tanto negli ambiti della
riflessione teologica, quanto in quelli della pratica pastorale si avverte la
necessità di recuperare il significato della iniziazione cristiana e
concedere alla stessa il luogo che le è proprio nella vita della Chiesa.
Sono varie e differenti le ragioni di queste nuove sensibilità.
Per molto tempo fu la famiglia la principale responsabile della iniziazione
dei propri figli alla fede. La Chiesa affidò ai genitori e ai padrini la
formazione e l'apprendimento della fede e della vita conformemente agli
impegni battesimali assunti. I genitori spiegavano ai figli e li aiutavano a
comprendere la fede ricevuta nel battesimo e, stante il fatto che la famiglia
costituiva in molti,casi un ambito di fede, i figli apprendevano, vivendo nel
seno della stessa famiglia, la fede che orientava la vita comune.
A sua volta la stessa, società civile, sociologicamente unita alla Chiesa, si
trovò a svolgere, in modo spontaneo, la funzione di un catecumenato sociale,
integrando tutti in uno stesso orizzonte di comprensione e di significato.
Senza dubbio oggi non è possibile ipotizzare una iniziazione così
realizzata, quasi in maniera spontanea per influsso dell'ambiente. La nuova
situazione culturale e sociale presenta i profili di una marcata
secolarizzazione che determina ‑ in molti casi ‑ l'affievolimento
e perfino l'abbandono della fede. Una situazione che induce molti membri della
Chiesa a ritenersi diaspora nei confronti del mondo, e i pastori alla necessità
di dare nuovo vigore a una azione pastorale evangelizzatrice e missionaria che
conduca alla conversione e alla adesione a Dio e che attenda al consolidamento
e al rafforzamento della fede dei battezzati.
Anche la famiglia subisce un tale impatto e di fatto sempre più raramente
costituisce oggi un ambito cristiano capace di formare i propri figli nella
fede ricevuta. La sua funzione educativa, in generale, è stata sostituita da
altre istanze, e, in riferimento alla educazione cristiana, l'abdicazione
delle responsabilità è evidente.
In questa situazione si verifica il conferimento del battesimo e la successiva
pratica della catechesi della iniziazione cristiana.
D'altra parte vediamo oggi come un buon numero dei nostri battezzati o non
sono iniziati alla fede ‑ anche in ragione al fatto che mai hanno
trovato l'opportunità di una autentica catechesi ‑ o lo sono in modo
deficitario o incompleto, di modo che difficilmente potranno rimanere fedeli
alle promesse battesimali.
Nonostante i molti sforzi realizzati e all'indubbio progresso del rinnovamento
catechistico, le difficoltà della trasmissione della fede rimangono.
Nonostante i molti e generosi progetti avviati, sembra di poter dire che
ancora non si raggiunge un consolidamento della fede dei battezzati.
Tutte queste realtà suscitano nella Chiesa la necessità di verificare in
profondità la pastorale della iniziazione e ristabilire ‑ in tutta la
sua originalità ‑ l'iniziazione cristiana.
Tuttavia non tutto è problematico e difficoltoso. Il nuovo e vigoroso
interesse per la iniziazione cristiana deriva da altri fattori come la maggior
conoscenza dell'opera catechistica dei Padri della Chiesa, il rinnovamento
catechistico e liturgico post‑conciliare i recenti lavori di
investigazione storica e teologica sulla iniziazione cristiana, la crescente
coscienza missionaria e materna della Chiesa in relazione alla educazione
nella fede di nuovi credenti e, infine, l'impulso dato dal Concilio Ecumenico
Vaticano II e dagli orientamenti successivi del Magistero della Chiesa.
Tutto concorre al fine di porre in evidenza il senso profondo che ha
l'iniziazione cristiana e la necessità per la Chiesa di ridare al suo
esercizio la priorità che le spetta.
L'iniziazione cristiana rimanda al cuore stesso della Chiesa perché pone in
gioco le realtà più profonde della fede come la trasmissione del messaggio
rivelato, la manifestazione nella vita della Chiesa della presenza salvatrice
di Cristo, la chiamata dell'uomo alla conversione, all'abbandono del peccato e
alla adesione a Dio e, infine, la incorporazione alla vita divina attraverso
il sacramento del battesimo.
Tutto confluisce, per il battezzato, verso una nuova realtà: la vita in
Cristo, vera e nuova nascita che esige un tempo di gestazione, cioè un
processo di iniziazione cristiana.
Per
questo, in riferimento all'iniziazione cristiana, non è sufficiente
domandarsi come amministrare e celebrare i sacramenti di iniziazione, o come
prepararsi catechisticamente a riceverli. Occorre domandarsi, anzitutto, come
ridare slancio e condurre a buon fine il processo di incorporazione a Cristo e
alla Chiesa; che cosa deve fare oggi la comunità cristiana per costruire il
cristiano, per configurare e stabilire la sua personalità come tale. La
Chiesa contemporanea non può rinunciare o minimizzare l'esercizio della
propria responsabilità: la maternità spirituale per la quale genera nuovi
figli per mezzo dello Spirito Santo, nel mistero di Cristo. Il Direttorio
Generale per la Catechesi sostiene e aiuta in questo compito.
La pratica della iniziazione cristiana nella Chiesa apostolica
Ascoltando il discorso di Pietro nel giorno di
Pentecoste, primo annuncio kerigmatico su Gesù Cristo (At 2,14‑26),
coloro che lo udirono si mostrarono commossi e domandarono: «Che cosa
dobbiamo fare?». Pietro rispose elencando le condizioni necessarie per
entrare a far parte della comunità messianica: «Convertitevi e ognuno di voi
si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo; riceverete il dono dello
Spirito Santo» (At
2,37‑41).
I libri neo‑testamentari non parlano espressamente di iniziazione
cristiana, tuttavia offrono ‑ soprattutto nel libro degli Atti degli
Apostoli e negli scritti di San Paolo ‑ dati significativi sull'ingresso
nella comunità dei discepoli di Gesù Cristo. In essi possiamo ritrovare un
determinato itinerario da seguire costituito da questi elementi essenziali:
‑ la predicazione del Vangelo;
‑ l'accoglienza della fede e la conversione;
‑ la catechesi;
‑ la verifica delle disposizioni del candidato;
‑ il battesimo;
‑ il dono dello Spirito Santo;
‑ l'incorporazione nel popolo di Dio;
‑ la partecipazione al corpo di Cristo.
La relazione che questi elementi hanno tra di loro, e la loro indubbia
concatenazione, esprime una realtà superiore, quale la partecipazione e
incorporazione nel mistero di Cristo e della Chiesa.
Insieme a questi elementi essenziali, nel. libro degli Atti si riscontra un
ampliamento complementare, a modo di sistema educativo, per quei, battezzati
che entrarono a far parte della prima comunità cristiana.
Secondo il libro degli Atti questo apprendistato di vita cristiana, realizzato
nel seno stesso della comunità, comprende quattro dimensioni basilari:
‑ l'insegnamento degli apostoli, che suppone tanto la conoscenza quanto
l'adesione al messaggio del Vangelo, testimoniato dagli stessi apostoli;
‑ la vita comune, che comprende la fraternità e un nuovo stile di vita
conforme al Vangelo;
‑ l'assiduità alla frazione del pane e alla celebrazione del dono della
salvezza di Dio;
‑ la perseveranza nella preghiera e nella lode a Dio.
L'iniziazione cristiana nei primi
secoli della Chiesa
La Chiesa primitiva attribuì una importanza capitale alla formazione dei
nuovi cristiani, testimoniata dalla presenza diretta dei vescovi in essa o
dall'influsso che ha avuto detta preparazione nella strutturazione dell'anno
liturgico.
In effetti, l'iniziazione alla fede e alla vita cristiana costituì in questi
inizi il centro di interesse della Chiesa, che giunse a istituzionalizzare il
catecumenato primitivo e a fare del catecumenato il cammino ordinario per
essere cristiani. Questo cammino era costituito delle tappe seguenti:
1. La tappa missionaria, destinata ai
pagani. Centrata sui preamboli della fede e del primo annuncio di Gesù
Cristo, era orientata primariamente a suscitare la fede e la conversione.
Quando, dopo una prima prova o esame si riscontravano positivamente le
motivazioni e le disposizioni ‑del candidato, questi era ammesso al
catecumenato. Tale incorporazione era accompagnata, presso alcune Chiese,
dalla segnazione sulla fronte e dalla imposizione delle mani. Per i figli di
famiglie cristiane questa prima tappa avveniva in famiglia ed era presieduta
ordinariamente dai genitori.
2. La seconda tappa era il tempo del
catecumenato propriamente detto.
Questa
tappa si protraeva per un tempo di circa tre anni e supponeva un tempo di
formazione e di prova sotto la guida di un catechista. I catecumeni potevano
partecipare alla liturgia della Parola durante la celebrazione, della Messa,
insieme alla comunità dei fedeli. A conclusione di questo periodo era
previsto un nuovo scrutinio, al fine di comprovare l'autenticità delle
attitudini del catecumeno e il suo progresso nella conoscenza del Vangelo e la
vita conforme a esso. In tal modo di decideva sulla ammissione alla tappa
successiva.
3. La terza tappa, che comprendeva il tempo della
quaresima, era di preparazione immediata ai sacramenti
dell'iniziazione. All'inizio della quaresima, durante una celebrazione
liturgica speciale, il Vescovo iscriveva gli eletti e successivamente
pronunciava un'omelia detta anche protocatechesi. Questa preparazione
immediata comprendeva tre aspetti:
‑ L'insegnamento o
istruzione. Durante le prime settimane, in una riunione giornaliera, il
Vescovo spiegava la Sacra Scrittura. A partire dalla quarta settimana di
quaresima (la sesta in Oriente), si svolgeva la catechesi propriamente
dottrinale, che iniziava con la traditio
Symboli, come atto di consegna, di trasmissione ufficiale della fede della
Chiesa e che era spiegato nei suoi distinti articoli dal Vescovo durante le
due settimane successive, che si concludevano con la redditio
Symboli.
‑ La formazione spirituale.
Implica il superamento del peccato, l'esercizio della vita nello Spirito Santo
e la iniziazione ai comportamenti cristiani. Per questo la quaresima è intesa
come tempo di lotta, di penitenza, di ritiro spirituale e di orazione.
‑ La formazione liturgica e
rituale. La preparazione immediata è tempo di prova e di combattimento
contro il principe di questo mondo. Il catecumeno deve esercitarsi nel
combattimento spirituale, nella rinuncia a Satana e nell'adesione a Cristo.
Per tutto ciò, egli troverà aiuto e conforto nella vita liturgica: i riti,
gli esorcismi e gli scrutini saranno frequenti. Questa terza tappa culminerà
nella Veglia pasquale con la celebrazione dei sacramenti del battesimo, della
confermazione e della Eucaristia.
‑ L'ultima tappa del catecumenato corrisponde al tempo pasquale. Durante la settimana di Pasqua avrà luogo la
catechesi mistagogica destinata ai neofiti, e in essa si spiegherà il
simbolismo dei riti, le figure bibliche dei sacramenti e si esorteranno i
battezzati a vivere in Cristo.
In sintesi possiamo dire che l'iniziazione cristiana nel catecumenato
primitivo suppone un cammino o un processo di formazione per tappe, nel quale
si integrano l'istruzione catechistica, la conversione e il cambiamento
radicale della vita, l'esperienza liturgica e l'orazione, la formazione
spirituale, la celebrazione dei sacramenti del battesimo, confermazione ed
Eucaristia, per il cui tramite i candidati sono incorporati al mistero di
Cristo e della sua Chiesa.
Il catecumenato si concepisce come apprendistato o noviziato della vita
cristiana che si nutre della catechesi e dell'ascolto della Parola; viene
sostenuto dalle celebrazioni liturgiche, rafforzato dagli esercizi ascetici e
penitenziali, sostenuto dalla comunità ecclesiale che accoglie il catecumeno,
da essa accompagnato e formato e, infine, incorporato nel suo seno.
L'iniziazione cristiana nei secoli
successivi
Le grandi trasformazioni operate nella società e nella Chiesa a partire dai
secoli V e VI hanno influito decisamente nell'orientamento e nella pratica
della iniziazione cristiana. La conversione generalizzata dei popoli alla fede
cristiana, la considerazione positiva dei cristianesimo da parte del popolo e
dei suoi governanti e la forte organizzazione ecclesiastica sono stati ‑
tra gli altri ‑ fattori determinanti e decisivi che condussero la Chiesa
a concentrare il proprio sforzo verso altre urgenze pastorali, a trascurare
l'evangelizzazione solida e robusta degli adulti e a svilire, in parte, il
significato e il cammino dell'iniziazione cristiana.
Senza dubbio, sebbene con caratterizzazioni distinte da quelle dei primi
secoli e a volte con imprecisioni e ombre, è necessario affermare che nella
Chiesa fu sempre presente la pratica della iniziazione cristiana. La quaresima
fu considerata come il tempo e lo spazio propri della iniziazione cristiana
come preparazione alla Pasqua: la nuova nascita dei figli di Dio.
La pratica della iniziazione cristiana ha conosciuto lunghi periodi di oscurità
dovuti specialmente alla separazione tra catechesi e liturgia e altresì al
suo disorientamento. Quando la liturgia si ritualizza e la catechesi si
affievolisce a causa di una determinata situazione di cristianità,
l'iniziazione cristiana finirà per perdere il proprio valore e il proprio
significato originario.
A partire dal Rinascimento iniziò il recupero del significato della
iniziazione cristiana, sotto distinte forme, e, altresì, iniziò a crescere
l'interesse tanto teologico quanto pastorale.
Il
Concilio Ecumenico Vaticano II e l'iniziazione cristiana
Negli ultimi tempi l'attenzione alla iniziazione
cristiana ha assunto una significativa attualità, dovuta a fattori
differenti, quali le grandi trasformazioni socio‑culturali accadute, il
rinnovamento catechistico e liturgico, lo studio degli scritti dei Padri della
Chiesa, l'approfondimento teologico, l'esperienza delle pratiche catecumenali
nei paesi di missione e, soprattutto, in ragione dell'impulso dato dal
Concilio Vaticano II.
Tra i fatti recenti che meritano speciale menzione sono da registrare:
‑ la Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, che ha stabilito la restaurazione del catecumenato degli adulti
(SC 64 e 71);
‑ il decreto Ad Gentes
sull'attività missionaria della Chiesa, che indica e propone l'orientamento
generale della iniziazione cristiana e del catecumenato (AG 13‑14);
‑ il Codice di Diritto
Canonico, che chiede che siano iniziati adeguatamente i catecumeni e
indica le condizioni per ammettere un adulto al sacramento del battesimo (CIC
788 § 2 e 815 § 1);
‑ il Rituale
dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti pubblicato nel 1972, che propone
un itinerario progressivo di evangelizzazione, di catechesi e mistagogia e
offre principi e orientamenti di grande importanza per l'iniziazione
cristiana. Per l'interesse del tema e per il suo valore normativo si tornerà
più avanti sul significato e le implicanze di tale documento;
‑ finalmente merita un accenno speciale il Direttorio
Generale per la Catechesi. A differenza di altri documenti anteriori,il
Direttorio si esprime chiaramente in favore di una catechesi al servizio della
iniziazione cristiana, fino al punto di fare di questa dimensione catecumenale
e, iniziatica il centro e il vertice della propria catechesi (cf DGC
65‑68).
Natura della iniziazione cristiana
Il termine iniziazione designa ‑ etimologicamente ‑ l'introduzione
di una persona in un determinato gruppo umano, associazione o religione e
indica l'insieme di insegnamenti e di riti orientati a originare un
cambiamento radicale nella persona iniziata. Rappresenta, inoltre, un processo
di apprendistato, di assimilazione e acquisizione progressiva di una dottrina
o di una pratica determinata, di una credenza e di valori o di costumi e
comportamenti nuovi. E' un apprendistato, in definitiva, che coinvolge tutta
la persona e suppone un rinnovamento profondo del suo stesso essere.
L'iniziazione cristiana, pur avendo punti di contatto con le forme iniziatiche
comuni, è senza dubbio un fenomeno singolare di natura differente. Per
iniziazione cristiana si intende l'incorporazione del candidato ‑
mediante i tre sacramenti della iniziazione ‑ al mistero di Cristo morto
e risorto e alla comunità della Chiesa, sacramento di salvezza. In tal modo
l'iniziato, profondamente trasformato e introdotto nella nuova condizione di
vita, muore al peccato e inizia una nuova esistenza verso la sua piena
realizzazione. Questo inserimento e trasformazione radicale, portata a termine
nell'ambito della fede della comunità ecclesiale, nella quale deve integrarsi
la risposta di fede dei candidato, esige, pertanto, un processo graduale o un
itinerario catechistico che aiuti a maturare e a crescere nella fede.
Quindi, Parola e sacramento in intima unione; confessione della fede,
catechesi e battesimo in una mutua e reciproca integrazione. Per questo il
Direttorio Generale per la Catechesi afferma che «la catechesi è, così,
elemento fondamentale dell'iniziazione cristiana ed è strettamente congiunta
con i sacramenti dell'iniziazione, specialmente con il battesimo, sacramento
della fede» (DGC 66).
Di conseguenza si può dire che l'iniziazione cristiana:
‑ è anzitutto opera dell'amore di Dio che nella sua bontà e sapienza
ha desiderato « rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà,
‑ mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne,
nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina
natura» (DV 2);
‑ è Dio che cerca l'uomo amorevolmente e manifesta il suo progetto di
salvezza per l'umanità ed elargisce con abbondanza i tesori della vita
divina;
‑ è solo Dio che può cambiare il cuore di pietra dell'uomo, donandogli
un cuore di carne (cf Ez 36,26); dar vita alle ossa secche per farle rivivere
(cf Ez 37,5); far sì che l'essere umano rinasca dall'acqua e dallo Spirito
Santo (cf Gv 3,5); farlo rimanere attaccato come i tralci alla vite vera che
assicura la permanenza nella vita (cf Gv 15,5);
‑ nutrirli con il Pane disceso dal cielo, che dà la vita eterna (cf Gv
6,5 1).
L'iniziazione cristiana è grazia amorevole e trasformatrice che ci precede
eleggendoci a essere figli adottivi e donando la vita vera, benedicendoci in
Cristo, in modo tale che, in verità, possiamo dire:
«Benedetto sia Dio, padre del Signore
nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
cieli, in Cristo. / In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, / per
essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità / predestinandoci a
essere suoi figli adottivi / per mezzo di Gesù Cristo, / secondo il
beneplacito della sua volontà. / E questo a lode e gloria della sua grazia /
che ci ha dato nel suo Figlio diletto / nel quale abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue / la remissione dei peccati / secondo la ricchezza
della sua grazia» (Ef 193‑7).
Così, dunque, l'iniziazione cristiana è in primo luogo dono del Padre, il
quale per mezzo del Figlio e dello Spirito Santo rende gli uomini figli di Dio
e coeredi di Cristo (cf Rm 8,15).
E', inoltre, opera della santa e beata Trinità. L'unione organica dei tre
sacramenti della iniziazione (battesimo, cresima ed Eucaristia) manifesta
l'unità dell'opera trinitaria dell'iniziazione cristiana.
Quest'opera dell'amore di Dio, che è l'iniziazione cristiana, si compie nella
Chiesa e mediante la Chiesa. A essa è stata affidata da Cristo la missione
che a sua volta ha ricevuto dal Padre: quella di annunciare e condurre alla
pienezza della salvezza.
Così la Chiesa, associata all'opera della redenzione, va incontro all'uomo al
quale annuncia la Buona Novella del Regno, lo accoglie e l'accompagna nel
cammino della fede, pone i fondamenti della vita cristiana, lo incorpora al
mistero di Cristo per mezzo dei sacramenti della iniziazione, lo rende
partecipe della vita e della missione della Chiesa stessa, guida questi suoi
figli appena generati e li sostiene durante il loro cammino dalla nascita fino
alla maturità della vita nuova in Cristo. Come dice il Catechismo della
Chiesa Cattolica: «La partecipazione
alla vita divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di
Cristo, rivela una certa analogia con l'origine, lo sviluppo e l'accrescimento
della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono
corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il
cibo della vita eterna nell'Eucaristia, sicché, per effetto di questi
sacramenti dell'iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e
sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al raggiungimento
della perfezione della carità» (CCC
1212).
La Chiesa, mediante l'iniziazione cristiana, manifesta la sua identità di
madre e mentre allo stesso tempo incorpora l'uomo a Cristo, lo incorpora al
Corpo di Cristo; mentre genera il cristiano, edifica la Chiesa in modo tale
che è possibile affermare che mediante l'iniziazione cristiana la Chiesa
genera la Chiesa.
Mentre questa funzione materna della Chiesa si compie in ogni Chiesa
particolare, nella quale è veramente presente e attiva l'unica Chiesa di
Cristo, è presenza particolare della Chiesa universale ed è realizzata in
essa. Nella Chiesa particolare spetta al Vescovo, primo responsabile
dell'azione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa particolare a lui
affidata, stabilire e orientare la pastorale della iniziazione cristiana.
Questo dono di Dio realizzato dalla Chiesa richiede la decisione libera
dell'uomo. Così afferma, al riguardo, la Costituzione dogmatica Dei Verbum: «A
Dio che rivela è dovuta l'obbedienza della fede (Rm 16,26), con la, quale
l'uomo si abbandona a Dio tutt'intero liberamente, prestandogli il pieno
ossequio dell'intelletto e della volontà e acconsentendo volontariamente alla
rivelazione data da Lui» (DV 5).
All'iniziativa gratuita di Dio, l'uomo deve rispondere liberamente, aiutato
dalla grazia divina e dal conforto della comunità ecclesiale. Nel seno della
comunità deve percorrere un cammino di conversione, di liberazione dal
peccato e della crescita nella fede fino all'incontro con Cristo. Un cammino
progressivo che deve condurlo all'adesione incondizionata a Dio, alla
confessione e professione della fede e al riconoscimento totale e conseguente
della nuova realtà sopravvenuta.
In questo itinerario della fede tutta la persona umana è implicata, tutte le
sfere e dimensioni del suo essere; giacché tutto egli deve abbandonare del
suo antico modo di vita per darsi totalmente a Dio ed entrare gioiosamente
nella comunione della Chiesa.
In tal modo questo processo o cammino di crescita esige di rispettare il
necessario vincolo tra l'azione della grazia divina e la risposta personale
della fede. In definitiva è necessario che la persona umana si impegni a
scoprire le meraviglie dell'amore di Dio e della sua iniziativa di salvezza;
riesca a comprendere il senso della mediazione ecclesiale; e infine assuma con
responsabilità le implicazioni concrete per la propria vita personale,
ecclesiale e sociale della libera risposta che ha dato a Dio.
Tutto questo richiede un itinerario catechistico che aiuti a garantire il
radicamento, l'apprendimento e la maturazione della fede.
L'iniziazione cristiana è anche espressione e compimento della alleanza tra
Dio e la persona umana. Mediante l'iniziazione cristiana Dio cerca l'uomo e
gli offre la possibilità di entrare in comunione di vita e di amore con lui;
l'uomo, a sua volta, con la propria libera risposta, accetta il dono di Dio e
si affida con fiducia a lui.
La chiamata e la risposta si uniscono in un patto definitivo: Dio stabilisce
con l'uomo un patto di vita e di speranza nell'alleanza, che è ratificata dal
battesimo. Con l'Eucaristia l'alleanza raggiunge la sua pienezza.
L'iniziazione cristiana rappresenta così la partecipazione umana al dialogo
della salvezza. Dio chiama l'uomo e lo introduce a partecipare alla relazione
filiale con lui. L'uomo inizia un cammino verso Dio che è entrato nella sua
vita e ha preso possesso della sua esistenza. Camminando l'uomo si orienterà
verso Dio, costituito come centro e fondamento del suo essere e del suo
esistere.
Riassumendo, il cristiano riceve da Dio il dono della fede nella Chiesa. là
nella Chiesa che giungerà a comprendere la verità, la realtà e il
significato della fede, fonte di vita per la propria esistenza come credente.
Ed è nel seno della comunità ecclesiale, che l'uomo potrà rispondere in
modo libero e incondizionato a Dio. La professione della fede del battezzato e
la ratifica dell'alleanza di Dio con l'uomo troveranno la loro espressione più
alta nella celebrazione della Eucaristia, che è il centro della vita della
Chiesa.
Sulla base di quanto esposto è possibile concludere affermando che
l'iniziazione cristiana comprende seguenti elementi essenziali:
‑ il mistero pasquale di Cristo;
‑ la Chiesa, comunità di salvezza;
‑ l'unità inscindibile dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana;
‑ l'annuncio di Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza;
‑ la fede e l'adesione personale all'intervento salvifico di Dio in
Cristo per mezzo dello Spirito Santo;
‑ la maturazione della fede, il progressivo e radicale cambiamento di
mentalità e di stile di vita nella comunità ecclesiale.
Così si esprime, al riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Diventare
cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione
con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o
lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali:
l'annuncio della Parola, l'accoglienza del Vangelo che provoca una
conversione, la professione di fede, il Battesimo, l'effusione dello Spirito
Santo, l'accesso alla comunione eucaristica» (CCC
1229).
Insieme a questi elementi o aspetti essenziali, si possono segnalare
inoltre, come dimensioni o coordinatrici basilari della iniziazione cristiana,
le seguenti:
a) La dimensione teologico‑sacramentale:
è l'iniziativa di Dio che rende la persona umana partecipe dell'evento
pasquale mediante i sacramenti del battesimo, della confermazione e
dell'Eucaristia.
b) La dimensione ecclesiale: la
comunità della Chiesa che annuncia il Signore dà testimonianza di lui e
celebra l'alleanza; comunità che accoglie l'uomo, lo accompagna nel suo
cammino di conversione e lo rende partecipe della fede e, successivamente,
membro della Chiesa, associandolo alla sua vita e alla sua missione.
c) La dimensione catechistica: la
funzione ecclesiale che ha come compito quello di fondare e radicare
l'adesione dell'uomo nella fede e nella Parola e garantire il suo
apprendimento e la sua maturazione.
a) La dimensione esistenziale ed
escatologica: che parla della vita nuova nello Spirito che trasforma la
persona umana radicalmente e la configura a Cristo. Una vita nuova che ha una
origine, si vive già qui e ha, al tempo stesso, una meta e una pienezza che
si anela e si spera nella parusia.
L'iniziazione cristiana, itinerario di
conversione e di crescita nella fede
Per mezzo della Parola e dei Sacramenti, in virtù della azione di Dio che
previene e accompagna, la Chiesa accoglie e genera il nuovo credente e lo
educa alla globalità della vita cristiana. Questa azione della Chiesa madre
si porta a termine congiuntamente ‑ si potrebbe dire ‑ mediante un
processo catechistico di educazione della fede e per mezzo dei sacramenti del
battesimo, della confermazione e della Eucaristia.
Mediante i sacramenti di iniziazione la persona umana è unita a Cristo e
assimilata a lui nell'essere e nell'agire ed è introdotta nella comunione
trinitaria e nella Chiesa.
Con l'itinerario catechistico che precede, accompagna o segue la celebrazione
dei sacramenti, il catechizzando consegue la conoscenza del mistero della
salvezza, assicura il suo impegno personale di risposta a Dio e di cambiamento
progressivo di mentalità e di costumi, rafforza la propria fede e avanza
nell'apprendistato della vita cristiana, accompagnato dalla comunità
ecclesiale.
Scrive il Direttorio Generale per la Catechesi: «La catechesi è elemento fondamentale dell'iniziazione cristiana ed è
strettamente congiunta con i sacramenti dell'iniziazione, specialmente con il
Battesimo, sacramento della fede. L'anello che unisce la catechesi con il
Battesimo è la professione di fede, che è, a un tempo, l'elemento interiore
di questo sacramento e meta della catechesi» (DGC 66)
Qual è il senso e la portata del processo catechistico o itinerario di fede
dell'iniziazione cristiana?
Un itinerario di fede come esercizio di vita cristiana
Il processo di iniziazione cristiana è, in primo luogo, un cammino o un
itinerario catechistico che deve essere inteso come esercizio graduale e
completo di vita cristiana e, in quanto tale, deve comprendere:
‑ l'ascolto della Parola e l'approfondimento organico della stessa;
‑ l'introduzione nell'esperienza della liturgia e della preghiera della
Chiesa;
‑ la testimonianza della vita e le opere della carità;
‑ lo sviluppo del proprio impegno di conversione e della sequela di
Cristo;
‑ l'apprendimento progressivo della vita nuova in Cristo sotto la guida
della comunità ecclesiale.
Questo esercizio di vita cristiana, che è il nerbo dell'itinerario
catechistico proprio dell'iniziazione cristiana, si otterrà grazie alla
presenza di un ambito di fede viva e alla pratica effettiva della stessa da
parte del catechizzando. In primo luogo è necessario fare riferimento a un
ambito reale di fede che accolga e coinvolga il catechizzando e
progressivamente lo integri in esso per apprendere vivendo, con l'aiuto dei
credenti e la sapiente guida dei catechista, le chiavi e il modello della vita
cristiana. Questo esercizio di vita cristiana consentirà al catechizzando il
suo sviluppo più pieno quando potrà partecipare in maniera attiva e
cosciente alla vita della comunità ecclesiale che professa, celebra e vive la
fede cristiana. Si tratta, cioè, di offrire al catechizzando la possibilità
di immergersi nella esperienza viva che la Chiesa ha del Vangelo e di
insegnargli a vedere e comprendere dal di dentro le realtà misteriose che
essa possiede: la Parola, la comunione fraterna, il servizio della carità, i
sacramenti, la testimonianza della santità. In questo modo giungerà ad
impregnarsi in questa vita e apprendere ‑ come per osmosi ‑ i
misteri della fede e della vita cristiana. Occorre tuttavia che il
catechizzando pratichi la vita cristiana. Non solo che la viva, la tocchi con
mano e ne sia informato, ma che la eserciti. Deve, cioè, imparare a vivere, a
sviluppare la sua vita alla scuola del Signore e nell'amore fraterno;
apprendere a praticare le opere della carità, acquisire l'habitus della orazione, dare testimonianza di fede, esprimere nella
sua vita quotidiana il cambio di mentalità e di costumi, lottare per morire
al peccato e così poter vivere in Cristo. Il combattimento contro il male e
la liberazione dal peccato sono esercizi propri di chi, attraverso
l'iniziazione cristiana, desidera raggiungere la vita in Cristo. «Noi
che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato? O non
sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati
battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti
insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per
mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita
nuova» (Rm 6,24).
Dunque la catechesi di iniziazione cristiana non è una mera esposizione di
dogmi e di precetti, è qualcosa di più di una semplice istruzione o di uno
sviluppo discorsivo o pratico delle capacità del catechizzando; è qualcosa
di più di un addestramento nelle cose della fede o di un programma
rigorosamente predefinito sulla base di uno schema accademico. E' prima di
tutto esercizio di vita cristiana; è scuola di fede; è «formazione
e noviziato debitamente prolungato di tutta la vita cristiana nel quale i
discepoli si uniscono a Cristo loro Maestro».
Un itinerario di fede come formazione
organica, sistematica e di base della fede cristiana.
Si tratta, in secondo luogo, di un itinerario che suppone una formazione
organica, sistematica e di base della fede cristiana. Dice Giovanni Paolo II: «Una
catechesi autentica è sempre una iniziazione ordinata e sistematica alla
rivelazione che Dio stesso ha fatto all'uomo, rivelazione custodita nella
memoria profonda della Chiesa e nelle Sacre Scritture e comunicata
costantemente, mediante la traditio viva e attiva di generazione in
generazione» (CT 22).
Tutta la catechesi, in effetti ‑ e la catechesi di iniziazione cristiana
a maggior ragione ‑ è un atto di tradizione viva al servizio della
trasmissione della fede. Il suo contenuto è la rivelazione di Dio; cioè
l'evento della manifestazione dei suo mistero e del disegno amoroso di
salvezza; è l'evento della sua donazione e della sua consegna in favore
dell'uomo.
A queste realtà inizia la catechesi ed esse sono il contenuto della catechesi
stessa. Inoltre, i contenuti catechistici non sono affermazioni vane o
semplici idee in vista di una riflessione o norme di condotta. Sono realtà;
sono gli eventi dell'amore di Dio nel corso della storia della salvezza; sono
i fatti della salvezza di Dio Padre operata in Gesù Cristo, per la potenza
dello Spirito Santo e nella Chiesa, che si esprimono nel simbolo della fede,
nei riti sacramentali della Chiesa, nella testimonianza di vita dei santi e
delle sante della Chiesa, nell'eredità spirituale dei Padri, nelle opere
della carità.
Queste realtà della fede che sono espresse in differenti linguaggi (biblico,
liturgico, dottrinale, testimoniale) e che costituiscono un corpo organico e
coerente di certezze e verità, devono essere presentati organicamente,
mostrando la loro coerenza interna ai catechizzandi, in quanto la verità
della fede è riposta nella totalità. Al tempo stesso, devono essere spiegate
in modo tale che possano essere comprese e assunte come realtà di fede per la
salvezza. Il catechista fa discendere la sua parola dalla fede e cerca di
suscitarla nei confronti dei profondi misteri che contiene l'azione di Dio in
favore dell'uomo.
Il catechista si propone non solo di formare la mente, ma di educare nella
fede i catechizzandi e introdurli nella vita cristiana, perché, attraverso la
fede, possano conoscere la ricchezza dell'amore di Dio in Gesù Cristo,
speranza della gloria: «conoscere, cioè,
il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi
santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo
mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria» (Col
1,26‑27).
In questo modo l'insegnamento della fede susciterà la speranza e la
speranza aprirà il cuore alla carità. Come ricorda S. Agostino al diacono e
catechista Deogratias: «Spiega quanto
spieghi in modo che la persona alla quale ti rivolgi, nell'ascoltarti creda,
credendo speri e sperando ami»[ii].
In sintesi ‑ come dice il Direttorio Generale per la Catechesi ‑ «la
catechesi di iniziazione, essendo organica e sistematica, non si riduce al
meramente circostanziale od occasionale; essendo formazione per la vita
cristiana, supera ‑ includendolo ‑ il mero insegnamento; ed
essendo essenziale, mira a ciò che è comune per il cristiano, senza entrare
in questioni discusse, né trasformarsi in indagine teologica. Infine, essendo
iniziazione, incorpora nella comunità che vive, celebra e testimonia la fede.
Realizza, pertanto, allo stesso tempo compiti di iniziazione, di educazione e
di istruzione» (DGC 68).
Un itinerario di fede come cammino da
percorrere in tappe distinte
In terzo luogo, si tratta di un itinerario di fede che deve essere sviluppato
con gradualità e progressione, articolato in un processo per tappe. Questo
procedere graduale della catechesi di iniziazione ‑ che fonda la sua
origine nel modo con cui Dio stesso ha operato nel corso della storia della
salvezza e che riflette la condizione propria dell'uomo ‑ è riflesso
nella sapienza della tradizione catechistica della Chiesa, come afferma il
Catechismo della Chiesa Cattolica: «Diventare
cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione
con diverse tappe. Questo cammino può essere percorso rapidamente o
lentamente» (CCC 1229). In effetti, a fronte delle differenti situazioni
ed esperienze umane e in riferimento al ritmo di crescita nella fede di ogni
persona, e soprattutto in conformità all'iter salvifico scelto da Dio ‑
come ben mostrano le Sacre Scritture ‑ l'iniziazione cristiana deve
curare opportunamente l'avanzamento progressivo di ogni catechizzando e
rispettare i tempi di maturazione. E' questo, per l'appunto, ciò che
significa un itinerario: un cammino da percorrere in tappe distinte che ha un
inizio e un termine.
«Oggi, dunque in tutti i riti latini e
orientali, l'iniziazione cristiana degli adulti incomincia con il loro
ingresso nel catecumenato e arriva al suo culmine nella celebrazione unitaria
dei tre sacramenti del battesimo, della confermazione e dell'Eucaristia» (CCC
1233).
Per parte sua il Rito della iniziazione cristiana degli adulti, con la sua
articolazione per tappe è un esempio tipico di itinerario graduale e
progressivo di iniziazione cristiana.
In ragione del valore normativo e ispiratore che il catecumenato battesimale
ha per la catechesi, appare opportuno sviluppare questo itinerario
considerando le tappe e i tempi corrispondenti. Il Direttorio Generale per la
Catechesi sottolinea tutto ciò (cf 88‑91).
Il tempo dell'annuncio missionario
Questo primo periodo, che il Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti
denomina tempo di ricerca o precatecumenato, è destinato agli inizi della
fede e alla prima presentazione del messaggio cristiano. Il centro, tuttavia,
è l'annuncio della Buona Notizia, che è la proclamazione del Dio vivo, dei
suo mistero di salvezza per tutti gli uomini e del suo compimento in Cristo
morto e risuscitato. Questo annuncio deve, in definitiva, facilitare una
conoscenza del kerigma cristiano e le sue conseguenze per la persona umana. t
tuttavia conveniente che il kerigma integri una esposizione iniziale sulla
morale cristiana, sulla Chiesa e sui novissimi, con l'intento di condurre il
candidato ‑ con l'aiuto dello Spirito Santo ‑ a una conversione
iniziale e a una prima adesione a Dio e, in tal modo, maturare «la
vera volontà di seguire Cristo e di chiedere il battesimo».
Oggi la Chiesa, cosciente della esigenza della nuova evangelizzazione, sa che
questo primo impegno missionario è di straordinaria importanza e che il suo
esercizio, accompagnato da testimonianze esplicite di vita cristiana, è una
prova di qualità per la comunità.
Durante questo tempo essa deve creare attorno a chi si sente attratto dalla
fede cristiana un ambiente di accoglienza fraterna e di vita cristiana; deve
impegnarsi a offrire una attenzione accurata e sollecita nei confronti di ogni
persona nella propria singolare condizione e, allo stesso tempo, un clima di
riflessione e di ricerca sincera, unito alla testimonianza della fede e della
preghiera.
Forme di iniziazione cristiana
Lungo la storia della Chiesa l'iniziazione cristiana ha subito vari
mutamenti nel proprio ordinamento e nelle proprie forme, come precedentemente
è stato osservato. Ai nostri giorni esistono due forme per realizzare
l'iniziazione cristiana:
1. Il catecumenato post‑battesimale per coloro che sono stati battezzati
nei primi mesi della loro vita.
Tale forma suppone un itinerario catechistico e sacramentale che si sviluppa
lungo l'arco d'età che va dall'infanzia alla adolescenza. Di questa forma
d'iniziazione ‑ che è la più generalizzata ‑ dice il Catechismo
della Chiesa Cattolica: «Dove il
battesimo dei bambini è diventato largamente la forma abituale della
celebrazione del sacramento, questa è divenuta un atto unico che, in modo
molto abbreviato, integra le tappe preparatorie dell'iniziazione cristiana.
Per la sua stessa natura il battesimo dei bambini richiede un catecumenato
postbattesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione
posteriore al battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale
nella crescita della persona. E' l'abito proprio del catechismo» (CCC
1231).
2. L'iniziazione cristiana delle persone non battezzate, siano bambini,
giovani o adulti, che si porta a termine attraverso un catecumenato e culmina
con la celebrazione dei tre sacramenti della iniziazione.
Priorità e conseguenze pastorali della
iniziazione cristiana
L'iniziazione cristiana, espressione prima e largamente significativa della
missione della Chiesa e che costituisce la realizzazione della sua funzione
materna, deve contare in ogni momento e circostanza su una adeguata ed
esigente azione pastorale. Questa pastorale di iniziazione cristiana non può
ridursi alla mera accentuazione di un compito specifico e determinato tra i
molti altri compiti che la comunità ecclesiale porta avanti, né può essere
inteso come attualizzazione congiunturale di programmi e sollecitudini
pastorali della stessa comunità. L'opzione in favore di una pastorale della
iniziazione cristiana è molto di più: suppone un profondo rinnovamento e la
rivitalizzazione interna della propria Chiesa poiché significa attribuire, di
fatto, la priorità all'azione ed evangelizzatrice; vuol dire attendere in
modo primario alla trasmissione della fede e alla maturità della stessa nei
credenti e approfondire l'identità comunitaria e materna della Chiesa fino a
convertirla in comunità viva e fraterna.
Di qui le conseguenze più significative che l'esercizio della iniziazione
cristiana adeguatamente sviluppata derivano per la Chiesa.
Il primato dell'azione missionaria
La pastorale di iniziazione cristiana di fronte alle sfide imposte dalla
realtà socio‑culturale e alla situazione della fede dei battezzati
richiede, in primo luogo, un'azione decisa e audace di tipo missionario. Una
azione missionaria articolata intorno ai prolegomeni della fede e al primo
annuncio del Vangelo e che suppone, di conseguenza, la crescita e l'attenzione
all'uomo di fronte alle sue necessità e interrogativi, l'accompagnamento
lungo il cammino di ricerca che ha, iniziato e che è necessario suscitare in
lui, l'accoglienza delle sue domande di verità, di libertà, di felicità e
di giustizia e l'approfondimento del senso globale delle stesse, l'appoggio
nel discernimento necessario e finalmente la testimonianza e l'annuncio
esplicito nel nome della Chiesa e del Vangelo di Gesù Cristo.
Di qui l'impegno prioritario della comunità ecclesiale che, di conseguenza,
deve superare la tendenza ‑ tanto frequente ‑ di concentrarsi su
se stessa per una pastorale di mantenimento e di attenzione verso i già
presenti, o di preoccuparsi di questioni organizzative e di metodo per aprirsi
‑ creativamente ‑ a coloro che non credono, agli agnostici, ai
lontani, agli indifferenti, agli insicuri e vacillanti. La comunità ecclesiale
deve oggi, come fece in altri tempi, superare la routine e l'inerzia che
avvolge con frequenza la sua vita e la sua azione pastorale, approfondire la
sua vocazione e responsabilità missionaria e costituirsi in centro propulsore
dell'annuncio della conversione e della testimonianza della fede della vita
cristiana.
In concreto la comunità ecclesiale e ogni cristiano in particolare devono
impegnarsi a comprendere che si tratta prima di tutto di essere e di mostrarsi
oggi apertamente testimoni della gloria di Dio realizzata da Gesù Cristo
nostro Salvatore presente e vivo in ciascuno. Testimoni che invitano a «vedere
e vivere ciò che noi abbiamo visto e udito, abbiamo contemplato e che le
nostre mani hanno toccato» (Gv 1,1‑3). Testimoni, inoltre,
coscienti che la prima e vera missione affidata consiste nell'annunciare con
forza e chiarezza Gesù Cristo, parola di vita e chiamare alla fede coloro che
non credono o a ravvivarla e a rafforzarla in coloro che credono debolmente,
esortandoli a convertirsi di cuore al Dio vivo. Tutto questo è possibile solo
quando si vive con gioia la verità e la necessità assoluta del Vangelo di
Cristo e, in lui, l'esperienza della salvezza di Dio. In tal modo si rifletterà
sul volto della comunità dei fedeli e brillerà nelle sue parole la gloria di
Dio (cf 1 Cor 3,18).
Per questo la determinazione da parte della comunità ecclesiale di
riservare la priorità all'azione missionaria solleciterà a profondi
cambiamenti nella organizzazione e nelle strutture e, con certezza, si aprirà
l'orizzonte a un autentico rinnovamento interno della vita ecclesiale.
L'attenzione prioritaria alla
trasmissione della fede
«Dio, con somma benignità, dispose che
quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per
sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo
Signore, nel quale trova compimento tutta intera la rivelazione del sommo
Iddio, ordinò agli Apostoli che il Vangelo, prima promesso per mezzo dei
Profeti e da lui adempiuto e promulgato di persona, come la fonte di ogni
verità salutare e di ogni regola morale, lo predicassero a tutti, comunicando
i doni divini» (DV 7).
Quindi «Dio vuole che tutti gli uomini
siano salvi e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), cioè
alla conoscenza di Cristo Gesù. E' necessario, inoltre, che Cristo sia
annunciato a tutti gli uomini. Alla Chiesa è stata affidata la missione di
custodire e di trasmettere la rivelazione di Dio. Fondata sul fondamento degli
apostoli, la Chiesa è stata costituita per questa trasmissione della fede; è
stata organizzata per la ricezione e appropriazione della confessione
apostolica.
La sua essenza e missione consiste nel professare la fede, nel dare
testimonianza dell'evento della manifestazione e donazione di Dio all'uomo.
Per questo è stata stabilita la Chiesa: per trasmettere la fede. Perciò non
dedicare una attenzione prioritaria a questa esigenza o posporla a causa di
altre urgenze amministrative, o esercitarla con disinvolta superficialità
significherà decretare la sua debolezza e perfino il crollo della missione a
lei affidata.
In definitiva la Chiesa deve perseverare nel corso del tempo nella
trasmissione di ciò che ha ricevuto: l'evento del disegno amoroso di Dio
rivelato in Cristo, che realizza il progetto di Dio di introdurre l'uomo nel
mistero trinitario per vivere di lui e incorporarlo nella comunità dei figli
adottivi che per Cristo e nello Spirito accedono al Padre. Per tutto questo,
nella pastorale generale della Chiesa e specificatamente nella iniziazione
cristiana, alla trasmissione della fede deve essere riservato il luogo
preminente che le compete. La Chiesa realizza questa trasmissione della fede
attraverso tutta la vita. «Ciò che fu
trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla
condotta santa del popolo di Dio e all'incremento della fede e così la Chiesa
nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto perpetua e trasmette a
tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede»
(DV 8).
Tuttavia in modo particolare e a volte eminente, la Chiesa offre la vita che
possiede, trasmette la vita che vive e genera alla vita della stessa Chiesa
attraverso l'iniziazione cristiana. Per parte sua, la catechesi, in quando
atto di tradizione viva, è uno dei modi principali di questa trasmissione che
comunica e che fa dono della fede attraverso quattro itinerari, come ricorda
il Catechismo della Chiesa Cattolica: il simbolo della fede, la vita in
Cristo, la celebrazione del mistero cristiano, la orazione. Di conseguenza la
trasmissione della fede nella iniziazione cristiana integra un insieme di
realtà intimamente unite: la presentazione organica e sistematica del
messaggio cristiano e la professione della fede; la conoscenza della verità
della fede e la disponibilità nel seguire Gesù Cristo; la formazione e
l'esercizio della vita cristiana; l'ascolto della Parola e la maturazione
progressiva della vita di fede; l'istruzione e la formazione spirituale
attraverso la penitenza, la lotta spirituale e la preghiera; il cambio di
mentalità e il cambio dei costumi; l'esperienza della vita liturgica e
l'apprendimento della testimonianza apostolica e missionaria. Tutte queste
realtà che comprende l'iniziazione cristiana formano tra loro una unità in
virtù del proprio vincolo a un'unica origine.
Perché possano permanere effettivamente unite e così dare impulso e
garantire la trasmissione della fede da parte della Chiesa, è necessario che
le distinte azioni pastorali agiscano di conseguenza. In concreto la pastorale
della iniziazione cristiana deve curare la promozione e il coordinamento
delle diverse attività educative e celebrative che si programmano sia nella
parrocchia come nella famiglia, nelle associazioni e movimenti laicali e nella
scuola. Tutti e ognuno di questi ambiti di trasmissione e di educazione
della fede devono convergere tra loro.
Riassumendo: la trasmissione della fede e l'iniziazione cristiana sono realtà
intimamente unite e correlate. La missione propria della Chiesa di comunicare
la fede si realizza in modo eminente nella iniziazione cristiana. Attraverso
la trasmissione della fede, nuovi figli conoscono e sono incorporati al Vangelo
di Cristo. Attraverso l'iniziazione cristiana il battezzato è introdotto
nella corrente viva della Tradizione della Chiesa. Nell'iniziazione cristiana
si manifesta palesemente la fecondità della Chiesa nel generare a una stessa
fede ‑ la fede apostolica ‑ nuovi figli precedentemente dispersi a
causa del peccato. Nella trasmissione della fede la Chiesa dona al credente
tutto ciò che essa crede ed è, iniziandolo alla sua dottrina, vita e culto.
La Traditio Evangelii in Symbolo e
la Traditio Orationis Dominicae
sono, nel catecumenato battesimale e nella catechesi, l'espressione di ciò
che è ‑ in essenza ‑ un processo catecumenale: la trasmissione
della fede della Chiesa.
Così trasmissione della fede e iniziazione cristiana si richiamano
mutuamente e mutuamente si perfezionano. Per questo quando si percepisce che
una determinata comunità ecclesiale non riesce a iniziare alla fede nuovi
credenti, o ‑ come si usa dire con linguaggio confidenziale ‑ non
sa come fare nuovi cristiani, si constata, in ultima analisi, l'incapacità di
questa comunità a trasmettere la fede per unire nuovi credenti al corso vivo
della Tradizione.
La sollecitudine della identità
comunitaria e materna della Chiesa
Il processo formativo dell'iniziazione cristiana si realizza per mezzo della
Chiesa che genera nuovi figli, li alimenta con la Parola, li accompagna con la
sua presenza, li sostiene con la propria testimonianza e li conforta con la
preghiera e la partecipazione alla celebrazione liturgica. L'educazione alla
fede e l'accompagnamento spirituale è, come si è detto, compito proprio
della comunità ecclesiale che dev'essere assunto con grande responsabilità
nei confronti di tutti specialmente verso coloro che sono chiamati a svolgere
servizi particolari in ordine al processo della iniziazione cristiana. Quando
questo sì verifica e, in, quanto tale, è incrementato da una azione
pastorale coerente, l'esercizio della iniziazione cristiana sarà per le
comunità ecclesiali occasione di approfondimento della propria identità
comunitaria e materna e, in ultima analisi, di rinnovamento e di
rivitalizzazione interna. Una Chiesa che presta attenzione prioritaria alla
iniziazione cristiana esprime apertamente la sua fecondità e la sua chiara
espressione di una vita che si trasmette. Nelle attuali circostanze per
l'essere umano la funzione materna della Chiesa si attua attraverso una nuova
sollecitudine: farsi se stessa ‑ come dice il Papa Giovanni Paolo II
‑ via per l'uomo che è «la prima
via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione; cammino
tracciato da Cristo stesso» (RH 14).
La cura e la sollecitudine materna portano la Chiesa a farsi itinerario per
accompagnare l'uomo e insegnargli che la vita cristiana è «come un grande pellegrinaggio verso la casa del Padre, del quale si
scopre ogni giorno il suo amore incondizionato per ogni creatura umana e in
particolare per il figlio prodigo» (TMA 49).
In definitiva una Chiesa, si può dire, catecumenale cioè che sì configura
catecumenalmente e, in quanto tale, vive la vita cristiana come cammino
pedagogico di crescita che Dio dischiude per l'uomo ed essa continua.
La Chiesa asseconderà questa iniziativa di Dio prestando attenzione a
suscitare il desiderio implicito e la ricerca esplicita di Dio che ogni essere
umano porta in sé; accompagnando in questo percorso la persona umana fino a
raggiungere la Buona Notizia, la conversione e il desiderio di viverla,
rendendo l'uomo ‑ mediante i sacramenti della iniziazione ‑
possessore dei più grandi beni che egli possa desiderare: il perdono dei
peccati, la fede, la santificazione, il dono dello Spirito Santo, l'adozione a
figli di Dio e la vita eterna.
La comunità ecclesiale ‑ similmente a quanto fece Gesù con i discepoli
di Emmaus (cf Lc 24,13) ‑ deve porsi anche oggi in cammino e
accompagnare i fedeli, soprattutto i disaffezionati e i lontani, alla
conoscenza del Vangelo, all'approfondimento della fede, alla pratica della
carità, all'esercizio della preghiera, alla testimonianza della gloria di Dio
per poter dire come San Paolo: «Rendo
grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché
mi ha giudicato degno di fiducia... La grazia del Signore nostro ha
sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù» (1
Tm 1, 13-14).
|