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QUESTA È LA NOSTRA FEDE
Il primo annuncio del Vangelo
Questo
è il titolo della Nota pubblicata dalla Commissione per la Dottrina della Fede
e la Catechesi della Conferenza Episcopale Italiana il
15 maggio 2005, domenica di Pentecoste.
Con questo documento la Chiesa italiana esprime in modo acuto e profondo il
convincimento che la missione di annunciare il Vangelo a ogni creatura è
ancora ben lontana dal suo compimento!
Anche l'Italia - come il resto dell'Occidente - è diventata quasi una terra
di missione e il primo compito della Chiesa è diventato il primo annuncio
della fede cristiana. Oggi più di ieri è necessario comunicare il Vangelo ad
una società che ha dimenticato il messaggio di Cristo o che vive come se non
l'avesse mai sentito. In effetti nell’arco di un trentennio circa ci si è resi
conto che l'Italia è un Paese secolarizzato e scristianizzato che ha bisogno
di tornare a Cristo centro vivo della fede.
In verità anche nel nostro Paese pur se di antica tradizione cristiana cresce
il numero delle persone non battezzate o che debbono completare l’iniziazione
cristiana. Inoltre sono molti i battezzati che vivono come se Cristo non
esistesse. Infine anche in quanti ripetono i segni della fede, non sempre alle
parole e ai gesti corrisponde un’autentica e concreta adesione alla persona di
Gesù Salvatore.
In sostanza la nota pastorale ''sul primo annuncio del Vangelo'' punta a
concentrare la testimonianza cristiana e la parola dei cristiani sulla figura
di Gesu' Cristo che deve tornare ad essere centrale nella vita della chiesa e
dei credenti.
Anche l’Italia, come l’Europa, «si colloca ormai tra quei luoghi
tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in
certi casi si impone una prima evangelizzazione» [Giovanni Paolo II,
Esortazione apostolica Ecclesia in Europa, 2]. Alla luce di questo contesto
pastorale occorre riportare al centro di ogni Chiesa diocesana e di tutte e
singole le comunità parrocchiali il primo annuncio della fede.
La Nota pastorale si compone di tre capitoli e una conclusione.
Il primo capitolo (Alle sorgenti dell’evangelizzazione) ha lo scopo di
descrivere l’importanza, il contenuto, i linguaggi, le finalità del primo
annuncio del Vangelo, inquadrandolo nel vasto orizzonte dell’evangelizzazione.
Infatti se è vero che è il Vangelo a fare la Chiesa ed è la Chiesa in quanto
tale a fare l’evangelizzazione, è anche vero che questa può avvenire solo
seguendo lo stile del Signore Gesù. Per questo, dopo aver presentato alcuni
tratti sintetici del volto del divino evangelizzatore, si propone il contenuto
essenziale di questo annuncio: “Gesù Cristo, crocifisso e risorto, è il
Signore e l’unico salvatore del mondo”. L’evento della Pasqua rimane pertanto
il nucleo germinale di tutto il processo di trasmissione del Vangelo e del
successivo sviluppo del dogma. Questo contenuto identico in tutti i tempi e in
tutti i luoghi può essere espresso in diversi linguaggi e generi letterari,
come attesta il Nuovo Testamento: proclamazioni dì fede, inni o cantici,
racconti e testimonianze, ma sempre con la sua nota irrinunciabile di “lieto
messaggio”.
Il secondo capitolo (Comunicare il Vangelo oggi) tenta una
contestualizzazione del primo annuncio del Vangelo nello scenario dell’attuale
frangente culturale, segnato da un avanzato processo di secolarizzazione ma
anche da un diffuso bisogno religioso, seppure fragile e ambiguo. Provocata da
questo contesto, la comunità cristiana deve saper riesprimere la sua fedeltà
ai caratteri fondamentali del messaggio cristiano, oggi particolarmente
attuali: il carattere di assolutezza, l’aspetto salvifico, la dimensione
storica, la sua nota paradossale e sorprendente. Grande attenzione va dedicata
allo stile della comunicazione, che deve essere testimoniale e, insieme,
dialogico, evitando false alternative, come quella fra testimonianza della
vita e annuncio esplicito, come pure fra identità e dialogo.
Il terzo capitolo (Gesù risorto è la nostra salvezza) offre una
possibile esemplificazione concreta di primo annuncio della fede,
ripercorrendone la struttura portante, così come avviene in modo paradigmatico
nella liturgia della veglia pasquale: i catecumeni e tutti i credenti già
battezzati sono chiamati ad emettere la solenne professione della fede in Dio,
Padre e Figlio e Spirito Santo. Il segno della croce è pertanto la
formula–base della nostra fede, in quanto ne esprime i due misteri principali:
la santa Pasqua del Signore e la santa uni–trinità di Dio.
Il capitolo finale (Noi lo annunciamo a voi) propone delle essenziali
indicazioni operative per attuare una pastorale di primo annuncio. Esse
riguardano i soggetti, la pedagogia, i destinatari, le forme occasionali e
quelle organiche.
Non v’è dubbio alcuno che occorre tornare al cuore
dell'annuncio cristiano è un evento: Dio ci ha salvato attraverso la morte e
la risurrezione di Gesù. Il primo annuncio diventa un’urgenza inderogabile
che si propone l’incontro della persona col Cristo vivente nella sua Chiesa. È
inderogabile urgenza per la compresenza di altre religioni nel nostro vissuto
quotidiano: per la frequente rinuncia fatta dalla famiglia [tradizionale
soggetto del primo annuncio] al suo compito di primo testimone della fede; per
una crescente deriva moralistica – umanistica della trasmissione della fede;
per una diffusa tendenza ad una religiosità vaga.
Ciò che definisce o configura il primo annuncio è la centralità della persona
di Gesù Cristo e del suo atto redentivo. "Sì, dopo venti secoli, la Chiesa
si presenta all’inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di sempre,
che costituisce il suo unico tesoro: Gesù Cristo è il Signore; in Lui, e in
nessun altro, c’è salvezza" [Es. ap. Ecclesia in Europa 18,1].
Dal punto di vista catechistico è fondamentale favorire con chiarezza
terminologica il concetto di "primo annuncio". Lo fa il Documento di Base per
il rinnovamento della catechesi al n. 25, laddove si legge: Primo annuncio è
"l’annuncio delle verità e dei fatti fondamentali della salvezza" al fine
di conoscerne il senso radicale, che è la "lieta novella" dell’amore di Dio".
Sono concordi i teologi pastoralisti, i catecheti e i biblisti nel sostenere
che "il contenuto del primo annuncio è Gesù Cristo, morto e risorto,
compimento delle promesse di Dio e risposta alle vere e profonde attese umane
di salvezza" [R. Fabris].
Quali attenzioni dovremmo riservare alla Nota per una fruttuosa pastorale di
primo annuncio?
1. Recuperare la capacità
di narrare l’avvenimento pasquale in modo significativo per il destinatario
che egli avverta acuto e profondo il bisogno della conversione. Questa
affermazione suppone le tre dimensioni essenziali del primo annuncio: la
dimensione narrativa [i fatti evangelici della morte-resurrezione di
Gesù non possono più essere presupposti]; la dimensione riflessiva
[l’evento pasquale ha un senso che deve essere spiegato: Cristo è morto ed è
risorto per me!]; la dimensione esortativa [ciò che è narrato è in
vista di un reale cambiamento da parte di chi ascolta]. Tutte e tre le
dimensioni sono essenziali, e quindi devono essere presenti nel primo
annuncio.
2. La seconda condizione
è la condivisione critica dell’attesa dell’uomo di oggi, della sua condizione
esistenziale. Essa può essere espressa anche con il termine di discernimento.
In ogni caso l’incontro deve essere percorso da due correnti che si
incrociano: la condivisione ed il giudizio. La condivisione senza il giudizio
è cieca; il giudizio senza la condivisione è spietato. Giudizio qui significa
che l’attesa umana di salvezza è sempre ambigua. È il grande tema della "praeparatio
evangelica" su cui la Chiesa dei Padri ha così lungamente meditato.
3. La terza condizione
riguarda il ministro del Vangelo. Essa può essere descritta così: solo chi è
stato salvato può narrare significativamente la salvezza cristiana, muovendo
chi ascolta alla stessa esperienza; solo chi è stato incontrato può narrare
significativamente che cosa accade nell’incontro così che anche chi ascolta
sia attratto.
Un tale ministero riguarda tutti. I destinatari del primo
annuncio, infatti sono persone non battezzate, persone che non hanno
completato l'iniziazione cristiana; persone che vivono come se il messaggio di
salvezza operato dal Signore Gesù non fosse vero.
E che dire della vita delle famiglie, comprese quelle derivanti
dalla «rottura del vincolo coniugale», del fenomeno delle migrazioni, ma anche
dei mezzi della comunicazione sociale, del tempo libero e delle «situazioni
informali»? Sono queste, a giudizio della Commissione per la Dottrina della
Fede e la Catechesi della Conferenza episcopale italiana alcune «occasioni
particolari».
«In particolare nella vita di parrocchia vanno accostate con delicata premura
pastorale le situazioni di difficoltà delle famiglie, dovute a malattie o ad
altre sofferenze, comprese quelle derivanti dalla mancanza della pace
familiare o dalla rottura del vincolo coniugale: soprattutto ai margini della
vita di fede vanno donate parole e gesti che esprimano condivisione cristiana
e aiutino a radiare la sofferenza nel mistero della croce di Cristo».
L’intero fenomeno migratorio è qualificato come «grande occasione di
evangelizzazione», che pone il problema di come far giungere agli immigrati di
altre religioni «la buona notizia» del Vangelo.
Il documento, in proposito, parla di «falsa alternativa» tra identità e
dialogo. «In realtà la Chiesa non vede un contrasto tra l’annuncio del Cristo
e il dialogo. Per essere corretto e autentico, il dialogo richiede una chiara
consapevolezza della propria identità e non può mai degenerare nel relativismo
o nel sincretismo». Ed anche se «non è vero che una religione vale l’altra»,
il Vangelo «è da annunciare, non da imporre». Come ha fatto Gesù, che «l’ha
proposto a tutti, l’ha testimoniato con la sua vita, non è mai ricorso alla
violenza per farlo accettare. Ha sollecitato il consenso e accettato il
rifiuto. Il messaggio dell’amore non si annuncia se non attraverso l’amore. E’
proprio la proclamazione del Vangelo a spingere il cristiano al dialogo con
tutti». Altre occasioni da «valorizzare» per l’annuncio del Vangelo sono
collegate, nel documento, «al tempo libero e alle situazioni informali, nei
quali soprattutto i giovani, tramontato il tempo delle contrapposizioni
ideologiche, appaiono sorprendentemente più aperti al Vangelo, se esso viene
offerto in un contesto di vera simpatia e di accoglienza amichevole, da una
comunità cristiana coraggiosa nel proporre la sua fede e al contempo capace di
intessere relazioni significative nell’oratorio, ’sulla soglià e anche per
strada».
Altra grande occasione di primo annuncio è costituita dai mass media, «una
risorsa e una sfida» da accogliere «senza complessi di inferiorità».
“Mai come oggi la Chiesa in Italia ha avvertito l’urgenza di un rinnovato
primo annuncio del messaggio cristiano, e oggi più che in passato la Chiesa ha
l’opportunità di far giungere il Vangelo, con la testimonianza e la parola, a
quanti hanno sete di Cristo, anche senza saperlo.”
Si avvia a conclusione con queste parola la Nota su cui abbiamo
riflettuto. Facciamo anche noi notre le parole del Papa Benedetto XVI, che il
19 aprile 2005 ha affermato: «Cristo… non toglie nulla, e dona tutto».
L’incontro con Cristo, che il primo annuncio del Vangelo propone, chiama gli
uomini del nostro tempo, per condurli «fuori dal deserto, verso il luogo della
vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita,
la vita in pienezza». Ancora oggi ci viene detto di «prendere il largo nel
mare della storia e di gettare le reti per conquistare gli uomini al Vangelo –
a Dio, a Cristo, alla vera vita».
La Vergine della Pentecoste ci trasformi in generosi apostoli e
audaci testimoni dello Spirito di Cristo risorto.
Questo il Documento:
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Conferenza Episcopale Italiana
Commissione Episcopale per la dottrina della fede,
l’annuncio
e la catechesi
QUESTA È LA NOSTRA FEDE
Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo
15 maggio
2005
Solennità
di Pentecoste
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