Evangelizzazione
e catechesi

 

 Criteri e principi ispiratori

per un catechesi rinnovata


Tommaso Stenico

    

 

Introduzione

 

Le nuove situazioni e circostanze che danno origine o un processo progressivo di scristianizzazione e di perdita dei riferimenti e dei valori essenziali, la realtà di una cultura secolarizzata che si evolve e debilita l'identità dei battezzati, sospinge il mondo ecclesiale a ricercare una adeguata risposta di evangelizzazione. Una nuova evangelizzazione capace di far risonare anche oggi nel cuore dei nostri contemporanei la forza del Vangelo della salvezza; una nuova evangelizzazione che spinga a volgere gli occhi a Cristo, fonte di ogni speranza.

In questo contesto, la catechesi è chiamata, altresì, ad attualizzare e ad affermare la sua identità e la sua natura, così come a sviluppare la sua funzione propria nella missione della Chiesa con decisione e creatività. La comunità ecclesiale, oltre a riconoscere l’insufficienza di molte delle sue pratiche abituali, è chiamata a offrire la risposta di una nuova catechesi.

Situare la catechesi all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa e segnalare, in questo processo di integrazione, il suo essere e la sua funzione propria è uno dei principali apporti del Concilio Vaticano II e del suo successivo sviluppo nel campo del rinnovamento catechistico.

 

Fedele riflesso di questa realtà è il Direttorio Generale per la Catechesi che stabilisce, nella sua prima parte, la necessità di assumere e affermare questa dimensione essenziale: “La catechesi, situata all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa come « momento » essenziale della stessa, riceve dall'evangelizzazione un dinamismo missionario che la feconda interiormente e la configura nella sua identità. Il ministero della catechesi appare, così, come un servizio ecclesiale fondamentale nella realizzazione del mandato missionario di Gesù”. (59)

Situare la catechesi nel solco della evangelizzazione significa affermare il suo carattere ecclesiale e chiarire nella pratica la sua stessa natura e finalità, così come esplicitare i fondamenti della sua pedagogia e della presentazione all'uomo di oggi del messaggio della salvezza (cf. DGC 59).

La catechesi che oggi si deve confrontare con le grandi sfide che vive la Chiesa come la trasmissione della fede e la sua proposta concreta l'uomo d'oggi, l'attenzione al processo iniziatico del "fare i cristiani" e di accompagnare e consolidare la loro fede, è chiamata a porre in gioco i migliori sforzi di riflessione e di creatività per una risposta concorde con le necessità contemporanee.

 

In un contesto storico di trasformazione e di cambiamento sociale ed ecclesiale, questa risposta suppone oggi l'assunzione, come prassi ordinaria, di una catechesi al servizio della iniziazione cristiana. La Chiesa, nel corso degli ultimi secoli e contando su un ambiente socialmente cristiano, stabilì l'iniziazione cristiana dei fanciulli entro un processo sacramentale e dottrinale ben noto a tutti. Questa prassi non fu né insufficiente né negativa e apportò grandi frutti alla Chiesa. Oggi tuttavia se ne  avverte la precarietà e si constata che i sacramenti dell'iniziazione sono ridotti a meri passaggi sociologici di età.

Per questo e con sempre maggior urgenza, si avverte la necessità di rispondere all’attuale situazione con un cambiamento radicale nell'azione catechistica che, tuttavia, non è sempre facile in quanto rappresenta una autentica conversione pastorale, un cambiamento psicologico, pedagogico, istituzionale e pastorale di grande levatura.

Questa riflessione, prendendo come solco o punto di riferimento la relazione tra evangelizzazione e catechesi e cercando di entrare in un esercizio di creatività, si fa premura di cogliere la proposizione dei criteri e principi ispiratori della catechesi attuale che, come si è detto, deve essere definita come servizio alla iniziazione cristiana.

 

Il proposito dunque, è quello di avviare la riflessione circa le basi fondamentali che debbono dare consistenza alla necessaria risposta catechistica. Si esporranno, pertanto, i grandi principi, i grandi criteri che debbono guidare l'azione evangelizzatrice in questa nuova tappa di rinnovamento e di creatività nelle Chiese particolari. Mi propongo, inoltre, di entrare nel dibattito dei principi ispiratori  lasciando per altre investigazioni e lavori la riflessione sugli aspetti e sulle applicazioni di carattere concreto.

 

I

 

LA CHIESA CHIAMA A NUOVA EVANGELIZZAZIONE

 

Tutti siamo convocati, con maggiore impegno che in altri momenti, a questo grande compito che è l'evangelizzazione. Oggi in modo particolare tutti  i battezzati sono invitati ad annunciare il Vangelo della salvezza. Con molta frequenza il Papa Giovanni Paolo II ha invitato tutta la Chiesa a prendere parte attiva al progetto della nuova evangelizzazione. All'inizio del terzo millennio l'invito si è fatto più intenso e reiterato e siamo stati chiamati ad annunciare con rinnovato entusiasmo il Vangelo ai nostri fratelli, a fare memoria dell'evento della redenzione, ad annunciare e celebrare il dono di Dio a favore dell'uomo per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore.

Questo è lo spirito dell'invito che percorrere tutta la lettera apostolica Tertio millennio adveniente che il Papa Giovanni Paolo II indirizzò alla Chiesa. Siamo stati invitati dunque a celebrare con gioia e in rendimento di grazie l'evento unico, irripetibile e assolutamente buono per l’uomo di oggi e di tutti tempi com'è l'incarnazione di Cristo, la redenzione del Signore. Inoltre siamo stati convocati ad annunciarlo a tutti gli uomini, in primo luogo e proprio in virtù del Vangelo che abbiamo ricevuto; poiché ci è stato dato per essere annunciato per farlo conoscere ai nostri fratelli. In virtù poi di questo stesso Vangelo che ci è stato affidato, nel quale crediamo, nel quale siamo stati salvati e sul quale si fonda la nostra esistenza. In virtù dell'esigenza profonda che deriva dall'amore e dalla vita di Dio in noi siamo invitati oggi, come sempre, a dare testimonianza della fede e della vita cristiana come il miglior servizio ai fratelli.

 

Sulle orme di Pietro, di Giovanni, di Paolo e degli altri apostoli, anche noi non possiamo che evangelizzare, non possiamo fare altra cosa se non quella di annunciare Gesù Cristo, parlare come loro di ciò che abbiamo visto e udito, perché lui si è situato come centro e ragion d'essere di tutta la nostra vita. Fondamentalmente, la nuova evangelizzazione deve collocarsi in una chiara e profonda continuità con la prima evangelizzazione, con ciò che gli apostoli hanno fatto e con ciò che i testimoni della Chiesa di tutti tempi hanno fatto.

In questo momento, questo invito assume un accento speciale: siamo convocati in virtù e in ragione delle nuove situazioni sociali ed ecclesiale che chiedono un rinnovato proposito e un rinnovato impegno di evangelizzazione. Un'evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni come ha detto il Papa Giovanni Paolo II nell'anno 1983 quando ad Haiti ha invitato tutti e tutti convocato a questo grande progetto: quello della nuova evangelizzazione. Alle soglie del secolo ventunesimo tutta la Chiesa è stata nuovamente convocata, tutti e battezzati sono stati invitati a dare la propria responsabilità e la propria fede, ad assumere coscienza che evangelizzare è la ragion d’essere, la gioia e l'impegno di tutta la Chiesa.

Così si espresse il Papa Paolo VI nella esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi: “evangelizzare è il compito e la vocazione propria della Chiesa,  la sua identità più profonda... costituisce la sua missione essenziale;... la Chiesa esiste per evangelizzare" (14).

All’avviarsi del terzo millennio il Papa Giovanni Paolo II tornerà a reiterare la chiamata all'evangelizzazione, all’irrinunciabile compito di annunciare Gesù Cristo, fonte di ogni speranza per l'uomo: "dopo venti secoli, la Chiesa si presenta all'inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di sempre, che è il suo unico tesoro: Gesù Cristo è il signore; in lui e in nessun altro possiamo trovare salvezza"(NMI 29).

Inoltre sappiamo che solamente una Chiesa evangelizzata può evangelizzare. Solo una Chiesa rinnovata e rafforzata nella fede, una Chiesa i cui membri siano rivitalizzati interiormente, che vive immersa nel Vangelo di Gesù Cristo, possono presentare all'uomo di oggi la ragione della propria speranza e della  salvezza. Altrimenti, si proporranno bei discorsi e parole a volte brillanti e suggestive, ma non la buona notizia del Vangelo.

 

Non sono i piani, né i programmi, né le strategie, né gli sforzi che evangelizzano. Evangelizza la vita di fede della comunità e la testimonianza fedele  della sequela Christi (cf EN 41-42; RM 42).

L'azione dello Spirito Santo vuole, in un certo senso, disporre della mediazione dei credenti e quasi sottomettersi al vigore della identità cristiana ed ecclesiale dei testimoni della fede. Oggi come sempre, il punto di partenza e il presupposto basilare dell'evangelizzazione è: "venite e vedrete” (Gv 1,39); cioè venite, partecipate alla nostra gioia, alla nostra vita, alla nostra speranza; questa è la nostra fede, questa è la ragione dalla nostra speranza: Gesù Cristo, lui il signore, lui il salvatore dell'uomo.

Solo una Chiesa rinnovata, rivitalizzata nella fede e nella vita cristiana può evangelizzare. Solo quelle comunità ecclesiali costituite da membra vive che si configurano come spazio credibile di vita cristiana potranno annunciare il Vangelo della vita.

 

Questo compito di rinnovamento e di rivitalizzazione delle nostre comunità cristiane, questa crescita delle identità cristiana ed ecclesiale dei nostri battezzati è fondamentalmente, anche se non esclusivamente, opera di catechesi. In effetti questa è la funzione propria tra catechesi: l'implantatio e il rinnovamento nel battezzato della sua vita cristiana ed ecclesiale, l'educazione e la maturazione della sua fede. Si riconduce a questo, in definitiva, il compito della catechesi: rivitalizzare  e rinvigorire la vita cristiana e la vita ecclesiale strutturando dalla base la personalità di ogni battezzato, impiantando e educando la sua fede, insegnandogli a vivere come cristiano. Facendo questo la Chiesa porrà le basi della vita cristiana, per “edificarsi” nelle situazioni storiche e culturali del presente.

 

Sono molti ormai coloro che sono convinti e che intendono la catechesi come compito necessario e primordiale della Chiesa all'interno della missione evangelizzatrice della stessa. Perciò oggi non ci dovrebbe essere dubbio alcuno nell'affermare l'importanza e la centralità della catechesi nella azione ecclesiale e la sua necessità come punto di snodo nella nuova evangelizzazione. Le medesime riflessioni sono state fatte dai Padri dell'assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi per l'Europa celebrata nell'anno 1990 e che ha avuto come oggetto la riflessione sulla evangelizzazione del vecchio Continente. In questa assemblea i riferimenti e le applicazioni alla catechesi come cammino di evangelizzazione per l'Europa sono stati costanti. La catechesi infatti dev'essere per la Chiesa europea un'istanza necessaria nel processo di rinnovamento e di rivitalizzazione della stessa chiesa; e in questo modo poter annunciare il Vangelo a di uomini e alle donne dell'Europa attuale. Al riguardo è necessario un grande sforzo comune di catechesi integrale che renda possibile il rinnovamento della fede dei popoli dell'Europa nelle differenti età e situazioni. La catechesi è, in definitiva, strumento base e imprescindibile della evangelizzazione. Per mezzo di essa i battezzati saranno oggi condotti alla scoperta della fede e della vita cristiana, all'incontro con il Signore e alla conversione personale, in modo che possano integrarsi davvero nella comunità spirituale e sacramentale che la Chiesa.

 

La catechesi è unita essenzialmente e intimamente alla vita della Chiesa; più ancora, come è ebbe a dire Giovanni Paolo II, la sua crescita interiore, la sua corrispondenza al disegno di Dio, dipende essenzialmente da essa. Per questo è possibile affermare che: “I periodi di rinnovamento della Chiesa sono anche tempi forti della catechesi. Infatti vediamo che nella grande epoca dei Padri della Chiesa santi vescovi dedicano alla catechesi una parte importante del loro ministero. È l'epoca di san Cirillo di Gerusalemme e di san Giovanni Crisostomo, di sant'Ambrogio e di sant'Agostino, e di parecchi altri Padri, le cui opere catechetiche rimangono esemplari2 (CCC 8).

 Ugualmente in epoche posteriori, specialmente in occasione dei grandi eventi conciliari: “il Concilio di Trento rappresenta un esempio da sottolineare: nelle sue costituzioni e nei suoi decreti ha dato priorità alla catechesi; è all'origine del Catechismo Romano che porta anche il suo nome e che costituisce un'opera di prim'ordine come compendio della dottrina cristiana; ha suscitato nella Chiesa un'eccellente organizzazione della catechesi; grazie a santi vescovi e teologi, quali san Pietro Canisio, san Carlo Borromeo, san Turibio di Mogrovejo, san Roberto Bellarmino, ha portato alla pubblicazione di numerosi catechismi” (CCC 9). “Non c'è, quindi, da meravigliarsi del fatto che nel dinamismo generato dal Concilio Vaticano II (che il Papa Paolo VI considerava come il grande catechismo dei tempi moderni), la catechesi della Chiesa abbia di nuovo attirato l'attenzione. Lo testimoniano il Direttorio catechistico generale del 1971, le sessioni del Sinodo dei Vescovi dedicate all'evangelizzazione (1974) e alla catechesi (1977), le corrispondenti esortazioni apostoliche, Evangelii nuntiandi (1975) e Catechesi tradendae (1979). La sessione straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 chiese “che fosse redatto un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale” [Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4]. Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha fatto suo questo desiderio espresso dal Sinodo dei Vescovi, riconoscendo che esso “risponde appieno ad una vera esigenza della Chiesa universale e delle Chiese particolari”, [Giovanni Paolo II, Discorso al Sinodo dei Vescovi del 7 dicembre 1985] e si è alacremente adoperato perché il desiderio dei Padri del Sinodo si realizzasse” (CCC 10).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) e il Direttorio Generale per la Catechesi (1997 ) saranno, tra gli altri, strumenti privilegiati al servizio della catechesi e dell'evangelizzazione. Nella missione evangelizzatrice della Chiesa la catechesi è, anche oggi, una funzione essenziale e come tale dev'essere considerata da tutti i suoi membri.

 

II

 

LA CATECHESI EDUCA E ALIMENTA LA FEDE

 

Catechesi sì: però quale tipo di catechesi? È questa la domanda cruciale. Quali condizioni e con quali caratteristiche? Possiamo accostarci all'orizzonte della catechesi e fissare, in primo luogo, la nostra attenzione nella situazione della medesima.

È sotto gli occhi di tutti che il nostro è un mondo segnato dal secolarismo, da nuove forme di paganesimo, sia nel modo di pensare, sia nel modo di vivere a causa della indifferenza religiosa e, inoltre, a causa di certe forme di religiosità. Viviamo un particolare momento storico, nel quale la situazione dei battezzati rivela un vero allentamento della fede e denuncia diverse forme di apatia e di indifferenza religiosa, come fenomeno che sta penetrando a poco a poco nelle comunità cristiane. Inoltre in non pochi battezzati cresce una evidente disaffezione rispetto alla Chiesa in generale e nei confronti della comunità cristiana concreta in particolare, al punto tale che nuove forme di abitudinarietà e di inerzia invadono la vita interna di non poche comunità cristiane. A volte certe forme di desistenza si vanno facendo presenti in quello che comunemente è chiamato il cattolicesimo selettivo o  cristianesimo alla carta. A tutto ciò occorre aggiungere un altro fenomeno di particolare importanza, quale la crisi che attraversa gli ambiti classici della trasmissione e dell'educazione della fede, i luoghi tradizionali dove la fede era sinora trasmessa e impartita in modo abituale. Il riferimento è alla famiglia, alla scuola, alla parrocchia, alle associazioni e ai movimenti cristiani che aggregano fanciulli o giovani. Non solamente ha cessato di esistere il cosiddetto catecumenato sociale, il quale fino a circa dieci anni fa consentiva una certa funzione di socializzazione cristiana dei battezzati; ora sono proprio gli ambiti classici dove la fede si trasmetteva e si proponeva che sono entrati in crisi. È evidente che oggi non possiamo affermare che la famiglia, tutte le famiglie costituite da battezzati educhino alla fede e propri figli; che la scuola si oggi un ambito dove la fede cristiana, o almeno il concetto cristiano della vita, della storia, dell'uomo siano presenti e si educhi in essi. Naturalmente non mancano situazioni davvero esemplari.

Anche la parrocchia ha smesso di essere per molti dei nostri battezzati il luogo dell'incontro, il luogo dell'educazione della fede e della espressione celebrativa della stessa.

 

I processi catechesi che si sviluppano oggi in non poche delle nostre comunità parrocchiali non sono di fatto ambiti autentici di educazione e formazione cristiana integrale capaci di fondare e favorire la maturazione della fede e la struttura del credente. Non pochi dei nostri battezzati, pur avendo ricevuto una formazione religiosa, non sono mai stati realmente iniziati alla fede e alla vita cristiana. A volte avranno pur appreso molte cose relative alla fede cristiana, o possono essere stati istruiti nella dottrina e accompagnati e sostenuti nelle loro ricerche umane; tuttavia non sono stati iniziati veramente alla fede e alla vita cristiana. Altri, per fortuna, lo furono e furono accompagnati durante le loro tappe  di apprendimento e di crescita nella fede dalla comunità e da buoni catechisti, tuttavia i loro frutti non sono stati permanenti. L'impatto con la cultura contemporanea, la mobilità geografica, ideologica e dei grandi convincimenti e valori che guidano la vita umana, o per altre circostanze, hanno posto fine alla vita della fede e alla appartenenza ecclesiale.

 

In questa situazione è necessario affermare oggi, a volte con maggiore energia che in altra epoche, la necessità di una catechesi capace, in primo luogo,  di suscitare, dare impulso e fondare la fede, per alimentarla poi, progressivamente, in seno alla comunità cristiana. Il Papa Giovanni Paolo II nella sua esortazione Catechesi Tradendae, si riferisce alla catechesi come “il tempo in cui il cristiano, avendo accettato mediante la fede la persona di Gesù Cristo come il solo Signore ed avendogli dato un'adesione globale mediante una sincera conversione del cuore, si sforza di conoscere meglio questo Gesù, al quale si è abbandonato: conoscere il suo «mistero», il regno di Dio che egli annuncia, le esigenze e le promesse contenute nel suo messaggio evangelico, le vie che egli ha tracciato per chiunque lo voglia seguire” (CT 20).

 

In effetti, di fronte alle differenti sfide, alle quali oggi è necessario dare risposta, occorre affermare la necessità di una catechesi organica e ben ordinata circa il mistero di Cristo, un insegnamento sistematico e basilare, una iniziazione integrale a atta a tutte le sfere della vita cristiana (cf. CT 21). In ogni momento, particolarmente nelle attuali circostanze, la catechesi dev'essere chiaramente fondata e centrata nel dono dell'amore di Dio agli uomini, cioè nell’evento della rivelazione e della redenzione, nel mistero di Dio tale quale è stato comunicato in Cristo. Dio nella sua bontà e sapienza ha voluto rivelarsi e manifestare il mistero della sua volontà: “che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,3-5).

 

La verità di Dio, la verità dell'uomo e la sua salvezza risplendono e si realizzano in Gesù Cristo, mediatore e pienezza della rivelazione, unico nome che ci è stato dato per la nostra salvezza (cfAt 4,12). Per mezzo dell'incarnazione Dio si è comunicato e si è consegnato nel Figlio suo Gesù, la parola fatta carne. In lui ci parla come amici e ci costituisce come figli, e nello  Spirito Santo ci dà la possibilità di avere accesso a lui e poter partecipare della sua stessa vita (cf. DV 2).

 

Per questo la catechesi attuale è chiamata ad assestarsi e costruirsi su queste basi:

a) deve essere annuncio e apprendimento di questa auto comunicazione di Dio agli uomini e del suo dono, qual è la rivelazione divina. Per questo aiuterà i catechizzandi a comprendere e a vivere questa iniziativa e questo dono salvifico di Dio e inizierà alla conoscenza del mistero di Dio mostrando la dimensione salvifica del messaggio e dell'evento cristiano; infine propizierà l’incontro e la relazione personale del catechizzando con Dio attraverso la preghiera e la vita vissuta nel Signore. “La catechesi autentica è sempre iniziazione ordinata e sistematica alla rivelazione che Dio ha fatto di se stesso all'uomo in Cristo Gesù, rivelazione custodita nella memoria profonda della chiesa e nelle sacre scritture, e costantemente comunicata, mediante una trasmissione vivente ed attiva, da una generazione all'altra” (CT 22) .

 

b) nella catechesi attuale è necessario “sottolineare che al centro stesso della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret, «unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità»” (CT 5).

E’ il figlio di Dio, venuto nella carne, che “con la sua totale presenza e manifestazione, con le sue parole e opere, segni e miracoli  e, soprattutto, con la sua morte e la sua risurrezione e con l'invio dello Spirito di verità” (DV 4) che ci ha comunicato pienamente il mistero di Dio e ci ha introdotto nella sua vita, nella sua intimità, facendoci partecipi della vita trinitaria.

Inoltre, il fatto è che Gesù Cristo sia la pienezza della rivelazione e il Salvatore unico dell'uomo, implica che la catechesi deve intendersi, principalmente, come un servizio di iniziazione alla sequela di Cristo, come una insegnare ed educare il catechizzando a pensare, sentire, attuare e vivere come discepolo di Cristo. La catechesi deve lavorare per trasformare progressivamente il catechizzando "fino a vedere il Cristo formati in lui” (Gal 4, 19-20). Si tratta inoltre di fondare e sviluppare nel catechizzando l'identità cristiana che trae la sua origine dal sacramento del battesimo dove furono poste le fondamenta della sua nuova esistenza in Cristo.

 

c) Quest'educazione e consolidamento della fede si fa nella Chiesa; solo in essa e attraverso di essa possiamo conoscere Gesù Cristo ed entrare in comunione con lui. Per questo la trasmissione e l'educazione della fede, che  è l'obiettivo proprio di tutta la catechesi, è innanzitutto, l'annuncio di Gesù Cristo per giungere alla comunione con lui, in unione con la testimonianza della vita di fede della Chiesa che si fonda sulla roccia ferma di colui che proclamò: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. Solo tu hai parole di vita eterna” (Mt 16, 18; Gv6,68).

La catechesi che, in definitiva, è l’atto della tradizione viva, fa sì che ogni catechizzando prenda parte a questa tradizione, entri nella comunione con la testimonianza apostolica in una tradizione viva, poiché:

  • è nella fede della Chiesa, nella confessione della fede della Chiesa,

  • nella celebrazione del dono di Dio nei sacramenti,

  • nella vita di preghiera, nella carità e nella tradizione morale della Chiesa

dove

  • siamo aperti alla verità,

  • ci viene dato accesso al cammino di salvezza,

  • ci è concesso di sperimentare la gioia piena e il bene che speriamo.

Il catechizzando inoltre, mediante la catechesi, si andrà incorporando in questa tradizione viva della Chiesa nella misura in cui si farà carico realmente e vitalmente

  • del Vangelo di salvezza tale come è creduto e professato dal popolo di Dio;

  • della orazione del Signore: il padre nostro;

  • delle norme e testimonianze di vita;

  • della legge nuova che ci è stata data per la nostra salvezza.

In tal modo sarà introdotto nei misteri della fede presenti nei sacramenti della chiesa.

 

 III

 

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

DELLA CATECHESI OGGI

 

All'inizio del rinnovamento catechistico promosso dal Concilio Vaticano II, quando si affermò la necessità di rinnovare la pratica della catechesi della Chiesa (ci stiamo riferendo agli anni  1960 e 1970 ) si concepiva catechesi come una forma necessaria di educazione della fede, come l'esercizio necessario di attualizzazione e maturazione della fede dei battezzati.

Esiste una fede nei nostri catechizzandi; essi - si afferma - hanno fede, però è una fede poco sviluppata, una fede che non tiene conto della integrazione con la vita quotidiana; una fede in un certo senso abitudinaria; una fede spesso fatta di emotività e  religiosità popolare. Per questo sarà necessario educarla, coltivarla, svilupparla. Questa era - in fondo - la chiave del rinnovamento catechistico nella Chiesa del primo dopo-concilio. E di fatto appaiono vincolati a questa linea e a queste convinzioni tutta una serie di processi mitologici, di criteri e di principi dello sviluppo della catechesi tanto nei suoi aspetti riferiti ai contenuti, come è a quelli pedagogici e organizzativi. Sono entrati in gioco insieme ai nuovi riferimenti e alle acquisizioni nel campo biblico, liturgico e teologico le nuove correnti pedagogiche e psicologiche delle scienze dell'educazione. Di fatto si giunge ad arricchire l'azione della catechesi molto di più del pensiero catechistico e si sviluppa e si estende la sua implantatio nelle comunità cristiane.

In questo contesto cercheremo di analizzare e valutare questo processo, le sue principali fonti ispiratrici tanto vincolate a determinate correnti socioculturali ed ecclesiali.

In qualunque caso e come principale linea di fondo, si trattava di educare una fede esistente già nei catechizzandi; a partire dai quali tutto sembrava essere ben venuto nella misura in cui poteva servire a questo obiettivo.

Tuttavia oggi, lo sappiamo bene, la faccenda non è così. Oggi sappiamo che ciò che è posto in questione non è una dimensione determinata della fede, ma il cuore stesso della fede. Sappiamo bene come si configura di fatto questa situazione nelle persone concrete, per le quali la fede inizia a separarsi dalle realtà ordinarie più vitali, comincia a essere indifferente e perfino irrilevante. In questa situazione è necessario un tipo di catechesi di carattere iniziatico e basilare con un chiaro accento missionario e fondante. In effetti la catechesi deve sforzarsi oggi di suscitare la fede per potere poi educarla.

Occorre cioè, stabilire la priorità nell'annuncio della fede nella chiamata alla conversione e alla sequela del Signore. Non si può più dare per supposta  la fede ( nel senso di adesione e risposta personale) in coloro che si avvicinano oggi alle nostre catechesi. Si tratta per questo di iniziare dall’inizio, dall'annuncio della fede, per porre le basi della vita cristiana, di attendere alla configurazione nella fede di ogni battezzato, di costruire la sua identità cristiana ecclesiale. Già questo significa assumere una catechesi che deve tener conto del carattere missionario ed essere al servizio della iniziazione cristiana.

 

1. Una catechesi missionaria e fondante

 

E’ questo un accento nuovo e necessario nella catechesi attuale: la priorità della dimensione missionaria e fondante che porta con se una serie di cambiamenti importanti nel fare catechesi. Si tratta di una catechesi disposta ad attendere a fanciulli, giovani e adulti che oggi si accostano alla fede (e a coloro che, allontanatisi, ritornano alla fede), che hanno bisogno di scoprire e conoscere in maniera nuova e nella sua autenticità il messaggio del Vangelo; una catechesi che deve condurre, in definitiva, all'incontro con il Signore e a orientare la vita intera in relazione con lui e nella Chiesa. Per tutto questo si tratta di una catechesi in certo modo fondante e altresì missionaria, tanto necessaria per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane per poter offrire l'originalità e la realtà del Vangelo all'uomo di oggi. Questi cambiamenti importanti toccano gli obiettivi, i contenuti, il metodo della catechesi e la stessa persona del catechista. Cioè sono cambiamenti che riguardano la struttura stessa dell'azione catechetica, della pratica della catechesi.

 

a ) cambiamento, in primo luogo in relazione agli obiettivi.

In una catechesi di carattere missionario e fondante, gli obiettivi devono essere direttamente vincolati all'annuncio del kerigma della salvezza come proposta di libertà e di chiarezza in favore dell'uomo. In quanto tale occorrerà tener conto dei seguenti aspetti basilari:

 

- l'aiuto al catechizzando nella ricerca della sua vera identità. Si tratta di attendere alle sue esigenze e ai suoi interrogativi fondamentali così come suscitare e incoraggiare nella ricerca della verità, della felicità, della libertà, della giustizia, del senso della vita.... La catechesi oggi deve attendere a questi obiettivi che mirano alla vera umanizzazione, allo sviluppo autentico dell'essere umano e alla salvaguardia della sua singolare dignità che proviene da Dio poiché sa che "nel mistero dell'Incarnazione sono poste le basi per un'antropologia che può andare oltre i propri limiti e le proprie contraddizioni, muovendosi verso Dio stesso, anzi, verso il traguardo della « divinizzazione », attraverso l'inserimento in Cristo dell'uomo redento, ammesso all'intimità della vita trinitaria” (NMI 23).

L'incarnazione del figlio di Dio dà testimonianza che Dio cerca l'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, per riscattarlo dalla morte e incorporarlo alla vita piena.

 

- L'annuncio della presentazione di Gesù Cristo come l'unico Salvatore dell'uomo. Si tratta dell'annuncio esplicito del messaggio cristiano, unito alla testimonianza della fede e della vita cristiana. È un obiettivo irrinunciabile della catechesi attuale, giacché consente che i catechizzandi giungano a scoprire, a conoscere, ad accogliere "Gesù Cristo come l'unico Salvatore dell'uomo ieri, oggi e sempre”. Riconoscerlo come redentore, l'unico mediatore tra Dio e gli uomini, poiché non c'è sotto il cielo altro nome per il quale possiamo essere salvati. Scoprire nella sua persona il disegno eterno di Dio: quello di condurre alla comunione con lui. L'ora presente, come ha detto il Papa Giovanni Paolo II, dev'essere l'ora dell'annuncio gioioso del Vangelo, l'ora della rinascita morale e spirituale. L'esortazione apostolica Ecclesia in Europa ha abbondato in questo stesso proposito, parlando della necessità e urgenza dell'annuncio del Vangelo oggi: " Chiesa in Europa, ti aspetta il compito della nuova evangelizzazione!... Che l'annuncio di Gesù, che il Vangelo della speranza, sia la tua ragione d'essere.

 

- La proposta e la chiamata la conversione e all'adesione a Dio. Si tratta in verità di conoscere il messaggio cristiano, ma altresì di apprendere a riconoscere che è Dio e solo lui che fonda l'esistenza dell'uomo; che è lui il centro della vita e, di conseguenza, che deve occuparlo realmente, di modo che nessun altro assoluto occupi il posto centrale nel cuore dell'uomo. Cioè si tratta di giungere a scoprire Dio come asse e  centro della vita personale e della storia. Si tratta di cambiare, nel senso di orientare la vita verso una nuova direzione, fino a una nuova maniera di esistere: spogliandosi dell'uomo vecchio, come dice San Paolo, per rivestirsi dell'uomo nuovo. Occorre, pertanto ricordarsi che cambiare è in primo luogo, un dono di Dio, e poi compito dell'uomo. Si tratta per questo, di imparare ad accogliere il dono della misericordia e della conversione, per rendere possibile il ritorno al padre.

 

- La proposta chiara della sequela di Gesù Cristo. Gesù è più che un modello di vita e di riferimento, per cui varrebbe la pena di seguirlo per importanza della sua persona, per la forza della sua dottrina o anche per l'attrattiva della sua vita. Gesù Cristo è il figlio di Dio fatto uomo, è il nostro Salvatore. Seguire lui significa mettere in gioco la propria vita per una radicale novità dell'esistenza; "una cosa ti manca: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri; poi vieni e seguimi” (Lc 18,22). E agli apostoli: "Venite con me e vi farò pescatori di uomini" (Mt 4,19). La catechesi deve dare impulso primariamente e iniziare a questa decisione libera del catechizzando, e successivamente guidare il suo irrobustimento e il suo consolidamento.

 

b) Cambiamento nella comprensione ed esplicazione dei contenuti.

 

Si tratta di offrire contenuti catechistici più centrali e nucleari, essenziali e basici. Cioè occorre potenziare una catechesi che proponga con chiarezza e rigore i contenuti centrali della fede cristiana tali come questa è professata, insegnata, celebrata e vissuta nella Chiesa. La catechesi oggi deve essere capace di mostrare la sostanza viva del Vangelo, l'insegnamento della fede della Chiesa, il fondamento cristiano, in modo che consenta di iniziare i catechizzandi alla vita cristiana, educarli e istruirli veramente nella fede, perché possano strutturare la loro personalità cristiana per costruire così, con tutti i convocati, il corpo di Cristo.

Con l'intento di concretizzare e di esplicitare questi orientamenti basilari si stima opportuno proporre alcuni criteri che dovrebbero orientare la strutturazione e l'articolazione catechistica dei contenuti della fede nella catechesi attuale.

 

- La fede deve essere trasmessa mostrando come asse e centro dell'esposizione il mistero di Dio in Cristo, cioè attendendo al principio del teocentrismo trinitario e al cristianesimo.

Nell'esercizio del suo ministero, la catechesi deve guidare anzitutto, la presentazione del mistero di Dio in se stessa, che è il mistero centrale della fede e fonte degli altri misteri. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: "Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità” di fede. “Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato” (CCC 234).

In effetti, come dirà San Cesareo di Arles, “la fede di ogni cristiano si fonda nella Santissima Trinità”, tutta la catechesi deve essere capace di rendere trasparente, nella presentazione del messaggio cristiano, questa centralità del mistero trinitario. Esso è l’asse attorno al quale deve essere articolato tutto il contenuto della fede poiché adesso tutto deve convergere come alla sua meta, come naturale sviluppo.

Nell'ordine dell'accesso a Dio Cristo è colui che rivela il mistero di Dio. In effetti egli ci introduce nel mistero di Dio, attraverso lui possiamo accedere a conoscere Dio. In lui Dio ci ha benedetto veramente e ha fatto brillare il suo volto su di noi. La catechesi pertanto, in quanto trasmissione e presentazione del messaggio rivelato, è deve essere riferita a Cristo poiché " al centro della catechesi incontriamo essenzialmente una persona, quella di Gesù di Nazaret, unigenito del Padre … Nella catechesi quello che si insegna è Gesù Cristo, il Verbo incarnato e Figlio di Dio, e tutto il resto deve essere riferito a lui” (CCC 426-427). Il cristocentrismo deve essere osservato come principio della trasmissione della fede in catechesi.

 

- Il criterio della integralità della fede. La catechesi deve trasmettere nella sua totalità e integrità il Vangelo che il Signore ha consegnato alla sua Chiesa, come Egli stesso raccomandò ai suoi discepoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). L’esortazione apostolica Catechesi Trdendae afferma, in questo senso, che si deve salvaguardare l’integrità della fede, poiché “colui che diventa discepolo di Cristo ha il diritto di ricevere la «parola della fede» non mutilata, non falsificata, non diminuita, ma completa ed integrale, in tutto il suo rigore e in tutto il suo vigore” (CT 30).

Proporre diligentemente l'integro tesoro del messaggio cristiano, significa rispettare la realtà della unità e dell'unicità della fede, che non può essere sottomessa a deformazioni, silenzi o processi di selezione provenienti dal soggettivismo o dal relativismo, ma che deve comprendere la totalità della fede, il messaggio evangelico integro, anche se esso deve essere presentato gradualmente in virtù della capacità del catechizzando e del suo processo nella conoscenza della fede. Questo criterio di integrità, in virtù della fedeltà all'unità della fede, obbliga altresì a osservare e attendere tutte le dimensioni proprie della stessa, come la fede professata, la fede celebrata, la fede vissuta, la fede pregata. Tutte sono espressioni dell'unica fede, tutte devono essere salvaguardate nella loro unità e integrità. In questo senso è necessario affermare, una volta ancora, la necessità di accogliere con generosità e assumere nell'esercizio del ministero catechistico gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel suo contenuto e nella sua struttura propria, in quanto rappresenta la forma ecclesiale propria della trasmissione della fede.

 

- il terzo criterio è il criterio della oggettività, il quale deriva direttamente, come conseguenza, dal criterio della integralità della fede.

L’oggettività reclama l'esigenza della fedeltà a tutto il contenuto della rivelazione e della fede, tale come ci è stata data; di conseguenza implica la necessità di non deformare, né ridurre a volontà la realtà della fede; di non selezionarla in nome di situazioni, aspirazioni, o necessità del catechista o del catechizzando; di non relativizzarla in virtù di processi inconsistenti di adattamento. Il principio chiamato della obiettività suppone, in definitiva, un serio e necessario sforzo oggi per evitare ogni forma di soggettivismo, di privatizzazione e relativizzazione della fede della Chiesa nei diversi processi di trasmissione ed educazione della fede.

 

- La fede della Chiesa deve essere altresì, trasmessa mostrando la sua organicità e armonia propria.

In effetti la fede costituisce, nel suo contenuto, un tutto, un corpo organico, armonico e vivo. La verità della fede si presenta nella sua unità con un insieme di elementi assemblati, internamente coerenti, armonicamente articolati. Come un tutto organico, la catechesi è obbligata a osservare che in questo totalità, in questa unita c'è la verità della fede che si deve trasmettere. In virtù di questo principio e d'accordo con la natura propria della catechesi che cerca di insegnare la verità della fede e proporre le basi e i fondamenti della vita della fede dei catechizzandi, questo insegnamento della fede deve essere presentato come una formazione realmente organica e sistematica, come una formazione essenziale che mostri l'armonia del corpo della fede e la sua coerenza interna. La dimensione veritativa della fede costituisce oggi una delle esigenze e necessità primarie che la catechesi deve assumere con responsabilità di fronte alle sfide del relativismo e del soggettivismo e che potrà trovare risposta nella applicazione rigorosa di questo criterio riferito alla organicità e sistematicità della fede. Per l'esercizio di questo proposito non c'è nulla di meglio che accostarci a comprendere con fedeltà il modo con cui la Chiesa ha trasmesso la fede nel corso di tutta la sua storia, qualunque fossero le circostanze e le situazioni. Questa forma ecclesiale di trasmissione della fede viene oggi ripreso nella proposta che fa il Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso è, in questo senso,  modello di riferimento per la catechesi attuale.

 

- Il principio di armonia e della coerenza della fede riguarda altresì l'armonia e la coerenza tra quanto si afferma e la vita, tra la proclamazione e l'espressione della fede nella vita quotidiana da parte della comunità cristiana e del catechista di riferimento. È il principio catechistico del realismo della fede che consiste semplicemente nel rendere giustizia alla realtà della fede, grazie a una presentazione adeguata e giusta della stessa conforme alla sua propria natura. I contenuti della fede sono eventi, sono realtà, non mere proposizioni, o idee, o discorsi teorici:

  • l’incarnazione del Signore, non è un mero principio di riferimento o di riflessione, è un evento di grazia;

  • la risurrezione del Signore non è un semplice snodo di ordine discorsivo  o un orizzonte simbolico, è una realtà di vita che la articola, che presiede e salva in pienezza la nostra esistenza.

Affermare il realismo della fede significa presentare il messaggio della fede da parte della comunità cristiana  e del catechista come è realtà viva, come Vangelo, come evento di salvezza presente oggi tra noi e come testimonianza dell'incontro con il Signore. Non come discorso o rappresentazione concettuale sulle idee o norme del Vangelo.

Alle soglie del terzo millennio, nella tappa preparatoria alle celebrazioni giubilari dell'anno 2000, il Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo cristiano a fare memoria della redenzione del Signore, della consegna di Dio all'uomo come dono del suo amore; invitava a mostrare l'esperienza viva nella Chiesa della sua presenza oggi tra noi. In questo stesso senso insisterà ancora lo stesso Pontefice nella sua Lettera apostolica indirizzata a tutta la Chiesa all'inizio del nuovo millennio e successivamente nell'evento sinodale sull'Europa dell'anno 2003. La nostra responsabilità oggi nella catechesi è quella di non essere non soltanto maestri che insegnano la fede della Chiesa, ma guide capaci di accompagnare e di introdurre i catechizzandi nella verità e bellezza del mistero di Dio, di aiutare a vivere l'esperienza dei discepoli di Emmaus: la vita in comunione con lui.

 

- Altro principio importante nella presentazione del messaggio cristiano è quello della gerarchia delle verità della fede.

Il Concilio Vaticano II ha voluto portare alla luce questo importante principio aveva relazionato con la verità della fede cristiana, presentandolo non tanto come referente del grado di certezza, ma come principio organico di struttura. Cioè: il principio non afferma che una verità della fede abbia un grado maggiore di certezza che altre. Ciò che afferma è la necessità di preservare l'ordinamento interno della fede, la struttura organica della stessa; in quale senso e in quale mondo le verità della fede sono organizzate, ordinate e articolate; a chi sono riferite. Tutto ciò deve essere rimesso nella trasmissione della fede. L'asse basilare della articolazione è il teocentrismo trinitario e il cristocentrismo. Il principio della gerarchia delle verità determina immediatamente il carattere organico della realtà della fede più che il grado della certezza. Il quale trae come conseguenza che le verità della fede debbono essere presentate preservando il loro ordinamento interno, il filo conduttore, l'asse che le articola. Si tratta del  nexus mysteriorum. E in questo modo deve essere compreso e assimilato dal catechizzando. Tutto ciò  non si oppone alla necessaria gradualità nella presentazione della fede, come esigenza propria dell'azione del catechizzare e del suo procedere pedagogico.

 

- Infine è necessario mostrare la stretta relazione esistente tra il mistero della fede e l'esistenza umana. Ciò rappresenta la necessità da una parte, di mostrare il senso e il valore che il messaggio cristiano ha per ogni essere umano; dall'altra parte esprimere il modo con cui il messaggio cristiano introduce l'uomo nell'intimità di Dio.

In definitiva questo criterio invita a mostrare – nella trasmissione della fede – l’intima relazione esistente tra l’esperienza profonda dell’uomo, le sue ricerche e le sue aspettative, e l’offerta di verità, di senso e di vita che offre la fede cristiana.

In un certo senso questo criterio applica al campo della catechesi l’esercizio della relazione e del dialogo fede/ragione, o della fede/cultura… L'uomo tende e cerca la verità, il bene, la felicità... cerca il senso della vita... si apre alla realtà trascendente. La fede cristiana da parte sua offre all'uomo la verità è il senso della vita. La fede unita alla ragione, la cerca e la rende necessaria; è luce e stimolo che porta l'uomo credente a indagare le ragioni della sua fede. La fede esige e deve essere pensata, intesa, compresa, poiché la verità rivelata è stimolo per la ragione, amplia e stimola la passione per la verità. La ragione,  da parte sua, cerca di conoscere e comprendono ciò che ama, ciò che desidera. Questa dinamica deve essere riconosciuta e raccolta nell'esercizio della trasmissione della fede che la catechesi sviluppa.

 

c) un cambiamento della ispirazione e orientamento pedagogico.

 

Un cambiamento che viene esigito dalla natura delle cose. La trasmissione della fede e in concreto la catechesi ha come fondamento e norma essenziale la divina rivelazione. Per questo, nella sua essenza più intima, tutta la catechesi è dono di Dio e opera dello Spirito Santo. Chi è chiamato a esercitare il ministero catechistico mette a disposizione le proprie capacità al servizio della trasmissione; cioè vincola la sua persona all'azione misteriosa della grazia di Dio. Per tutto questo occorre affermare in primo luogo che la catechesi è esercizio di una pedagogia originale, la pedagogia della fede. E ciò determina un cambiamento radicale nella pedagogia catechistica, la cui fonte e modello è la stessa pedagogia di Dio. Un cambiamento che riguarda l'impianto ispiratore e gli orientamenti di fondo della pedagogia della catechesi. Ci si riferisce in concreto alla necessità di dare impulso e sviluppo oggi a un nuovo spirito, a un nuovo modo di operare nell'azione catechistica. Si tratta, in primo luogo, di entrare nella dinamica dell'amore e della unione con Dio e, successivamente, di offrire la testimonianza della fede, di rendere  reale e vicina la realtà dell'amore di Dio; di mostrare l'autenticità e la veracità di chi vive in Cristo.

Ecco il metodo irrinunciabile: l'esperienza di chi ha visto e udito, di chi ha contemplato e toccato con le proprie mani... e lo fa conoscere con parole e con la coerenza evangelica della sua vita. Questo è anteriore a ogni presupposto metodologico e didattico, e ad esso dovrà ispirarsi il processo della catechesi.

La catechesi è, come afferma Catechesi Tradendae, l'esercizio di una pedagogia originale della fede, in quanto si tratta non di trasmettere un sapere umano, ma di comunicare nella sua integrità e verità, all'uomo di ogni tempo, il compimento della grazia e della salvezza che è la rivelazione di Dio, il compimento della presenza e dell'intervento salvifico di Dio in favore dell'uomo. Dio stesso lungo tutta la storia sacra e principalmente nel Vangelo, si è servito di una pedagogia che deve continuare a essere il modello della pedagogia della fede. In effetti Gesù Cristo, il redentore, giunta la pienezza dei tempi, porterà a perfezione questa pedagogia di Dio. Egli è "il maestro che rivela Dio gli uomini e l'uomo a se stesso; il maestro che salva, santifica e grida, che è vivo, parla, esige, giudica e perdona, che cammina quotidianamente con noi nella storia, il maestro che viene e verrà nella gloria” (CT 9)".  In Gesù Cristo, Signore maestro, la Chiesa incontra la grazia trascendente, l'ispirazione permanente, il modello conveniente per ogni comunicazione della fede. Solamente in comunione intima con lui, vivendo come discepoli suoi, i catechistica troveranno luce e forza per annunciare oggi Gesù Cristo, per insegnare a tutti battezzati che cercano orientamento e senso alla loro esistenza a vivere nella sequela del Signore. Non pochi catechizzandi, anche meno giovani, vengono da una realtà di indifferenza religiosa. Pur appartenendo a un ambito culturale di radici cristiane, hanno perso il senso della vita cristiana e vivono come senza basi spirituali, svincolati dalla realtà basilare originante questa matrice della fede cristiana. Non cercano discorsi o un mere proclamazioni dottrinali, non li convince una morale che è solo fondata sulla norma. Desiderano vedere, constatare la verità, il bene e la vita che annunciamo. Come quei pellegrini greci di quasi 2000 anni fa, che formularono la domanda all'apostolo Filippo (Gv 12,29): "gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di « parlare » di Cristo, ma in certo senso di farlo loro «vedere» (NMI 16).

Per tutto questo, oggi è necessario riferirsi alla pedagogia di Dio, alla pedagogia che configura la catechesi come itinerario di fede e che per questo favorisce l'incontro con lui, il dialogo della salvezza, dell'adesione a Dio.

 

  • E’ la pedagogia della accondiscendenza che Dio mostra lungo la storia della salvezza; pedagogia dell'accostamento amoroso all'uomo, del perdono e della misericordia.

  • È la pedagogia dell'accompagnamento spirituale, per una attenzione singolare a ogni catechizzando nella sua situazione personale, storica e culturale, nel processo della sua iniziazione cristiana.

  • È la pedagogia del riconoscimento della supremazia del dono di Dio, che è colui che conduce e salva l'uomo. Insegnare ad accogliere il dono che Dio offre all'uomo e aprire al senso del mistero e della trascendenza che avvolge l'essere umano.

  • E’ ancora una pedagogia della semplicità e dell'umiltà, della pazienza e della speranza, sapendo che, come il granello di senape o il seme deposto nella terra nasceranno i frutti del regno.

  • È la pedagogia della presenza dei segni di Dio, e per questo e in primo luogo, dell'inserimento e della partecipazione viva nella Chiesa che è "in Cristo come un sacramento", e catechesi vivente per apprendere a scoprire i segni che la identificano: la fede, i sacramenti, la vita cristiana, la preghiera.

  • È una pedagogia che sviluppa il senso dell'appartenenza e dell’amicizia, poiché si tratta di educare alla nuova realtà sopravvenuta all'uomo, quale è la sua filiazione, attraverso la quale prende parte della famiglia dei figli di Dio. Appartenenza che si configura visibilmente nella appartenenza alla Chiesa.

 

Non si tratta di un mero insegnamento, di attività e processi metodologici, né di discorsi eruditi; si tratta anzitutto di essere discepoli fedeli di Cristo, di mostrare e confessare la fede davanti ai fratelli, come lo fece Pietro davanti ai suoi: " tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente", come espressione che sgorga dal cuore per mezzo della grazia che viene dal Padre e che parla della profondità del mistero di Cristo, il Signore. E altresì come espressione di modo di essere e di vivere conforme al Vangelo.

 

Prima di assumere la necessità di questo cambio nella ispirazione e orientamento pedagogico della catechesi, sembra giusto cominciare riconoscendo che oggi manca lo spirito, la veracità e la vita vissuta, mentre abbondano proclamazioni, sforzi di organizzazione, strategie.

 

d) cambiamento del profilo della figura del catechista.

 

Questa catechesi che abbiamo chiamato missionaria e fondante, cioè che ha come scopo di annunciare la fede, che cerca di suscitare nel catechizzando, che pone di conseguenza le basi della fede e della vita cristiana, comporta anche una serie di cambiamenti nella figura del catechista.

Il catechista è soprattutto un discepolo fedele di Cristo. Il suo profilo per questo, sarà quello di una guida che accompagna e orienta il catechizzando nel cammino della fede: una guida spirituale prima ancora che un mero insegnante; un conoscitore sperimentato del messaggio che propone, poiché è una persona abituata a vivere nella sequela di Gesù Cristo. È guida spirituale che unita al catechizzando, lo accompagna, lo conduce e insegna ad avanzare nel cammino della fede che precedentemente egli stesso ha percorso. Come fratello maggiore è disposto a riprendere il cammino in compagnia del catechizzando nell’avventura di seguire Gesù Cristo, testimone nella ferialità della vita, della verità della fede cristiana e della grazia dell’amore di Dio, mentre condivide l’amicizia, la debolezza umana e le difficoltà del cammino. Guida spirituale, testimone della fede, fratello e servo degli uomini è profondamente vincolato alla Chiesa nella comunità cristiana di appartenenza.

È indubbio che questo catechista deve contare su un'adeguata formazione teologica e catechistica, tuttavia prima di tutto dev'essere una persona identificata con Cristo, un discepolo del Signore che ascolta con assiduità la parola e la custodisce nel suo cuore, che celebra i sacramenti della presenza di Dio in noi, pratica l'orazione e cresce nella carità; inoltre, in quanto mandato dalla comunità cristiana, accompagna i catechisti nel cammino di fede fino all'incontro con il Signore.

 

2. Una catechesi al servizio della iniziazione cristiana e come iniziazione cristiana.

 

La catechesi rappresenta una funzione basilare ed essenziale della Chiesa in quanto vincolata alla sua missione propria di trasmettere la fede e all'esercizio della funzione materna della Chiesa di generare e dare alla luce nello Spirito i nuovi figli di Dio, incorporando gli uomini al mistero di Gesù Cristo e alla sua Chiesa.

La missione affidata dal Signore alla Chiesa si realizza e si manifesta nell'annuncio universale del Vangelo e nella celebrazione dei sacramenti, particolarmente nella iniziazione cristiana. La catechesi, in questo senso, come elemento fondamentale della iniziazione cristiana strettamente vincolata ai sacramenti dell'iniziazione, dev'essere un insegnamento e apprendimento convenientemente prolungato di tutta la vita cristiana, con il fine di iniziare i catechizzandi al mistero della salvezza e nel modo di vita proprio del Vangelo. Deve configurarsi come atto della tradizione viva della Chiesa che consegna ai catechizzandi il dono della fede, inizia al suo apprendimento e incorpora alla vita della comunità cristiana.

Una catechesi come iniziazione cristiana e al servizio dell'iniziazione cristiana suppone, inoltre, di accogliere il catechizzando nell'integrità del suo essere (cuore, intelletto, volontà), dev'essere attenta a tutte le dimensioni proprie della fede e della vita cristiana per porre le fondamenta dell'edificio spirituale del cristiano; ciò significa iniziare il catechizzando nella conoscenza del mistero di Dio, nell'esercizio della vita cristiana, nella celebrazione gioiosa del dono di Dio nei sacramenti, nell'impegno apostolico missionario, nell'orazione. Questa catechesi deve iniziare in modo basilare e organico alla fede della Chiesa, in ciò che essa professa, crede, celebre e vive.

Una catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana è - per queste ragioni - una catechesi che inizia alla identità cristiana, la cui origine fonda e si radica nel sacramento del battesimo, poiché è in esso e per esso che si pongono i fondamenti di una nuova esistenza, l'esistenza in Cristo, e che deve aprire un cammino di sequela del Signore (cf. CT 5-6).

 

3. Una catechesi come itinerario di fede

 

È questa un'altra delle caratteristiche essenziali che debbono essere accentuate nella catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana: la considerazione che la catechesi è processo di avanzamento e percorso spirituale dei catechizzandi; è itinerario sviluppato con gradualità e progressione, articolato in un processo per tappe, che ha la sua origine nel modo con cui Dio ha attuato la storia della salvezza. Non si tratta di un procedere formale, ma di un avanzamento reale nella fede, di un itinerario percorso realmente da parte di ognuno dei catechizzandi.

Si tratta quindi, di una catechesi capace di aiutare a crescere personalmente nella fede, a maturare e ad avanzare nel consolidamento di una nuova di identità, ad acquisire nuove abitudini e comportamenti propri della vita in Cristo. Una catechesi che consolidi ogni giorno di più l'identità cristiana ed ecclesiale dei catechizzandi, che li rende incapaci di una vera confessione della fede personale, adulta, permanente. Per raggiungere tali mete, la catechesi di iniziazione cristiana deve essere fondamentalmente una scuola di fede, quasi un "noviziato" di vita cristiana, in quanto suppone un vero apprendimento della fede. Questo itinerario o percorso spirituale comporta di passare da una forma di essere a un'altra nuova, cambiare la mente e il cuore, acquisire nuovi principi e forme di vita, sviluppare nuove capacità, avanzare in definitiva nella vita della fede.

 

Trasformazione e crescita nella vita della fede, progresso fino all'incontro con il Signore, è questo l'orizzonte necessario per la catechesi attuale, che deve essere capace di superare questa situazione, nella quale non pochi catechizzandi, dopo vari anni di lavoro, si trovano più o meno allo stesso punto di partenza. Talvolta si può notare un movimento di mente e di sentimenti, ma non la realtà intera dell'esistenza. Per questo si può dire che non si sia percorso realmente un itinerario, non sia esistito realmente un processo di crescita nella fede e nella vita cristiana per quanto esso sia stato programmato. Una tale paralisi deve interpellare le comunità ecclesiali e prospettare l'urgente necessità di dare nuovo impulso di nuovo orizzonte catechistico di carattere catecumenale, vincolato all'iniziazione cristiana e tramite esso al servizio della stessa, incorporando tutti quegli elementi e requisiti che la definiscono.

 

a) catechesi della Chiesa ha servizio della comunità ecclesiale.

La catechesi è azione ecclesiale a servizio della comunità ecclesiale. Questa dimensione dev'essere oggi ben accentuata, di modo che la crescita della fraternità e della comunione dovranno essere un obiettivo prioritario nell’azione catechistica. Tutta la catechesi ha la sua origine nella fede della Chiesa e la sua meta è la confessione della fede della Chiesa. Per questo, poiché tutto ruota e si centra nella confessione della fede, il frutto non può essere altro che l'unità di coloro che, per mezzo della forza dello Spirito Santo, confessano la fede comune. Tutta la catechesi si radica nella Chiesa, è al servizio della sua edificazione e ricostruzione, ha come meta la comunione ecclesiale e nella Chiesa e per mezzo di essa, corpo di Cristo, i catechizzandi nascono alla vita divina e apprendono a vivere nella unità dei figli di Dio.

 

In effetti, è la Chiesa, in virtù della sua missione, il soggetto primo della catechesi. Essa è colei che offre all'uomo il mistero di Dio rivelato in Cristo, in essa è presente, per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, l'evento della salvezza di Dio per tutta l'umanità. La Chiesa, nell'esercizio della sua funzione materna, si costituisce in grembo materno e ambito della fede e vita cristiana; in tale ambito i catechizzandi nascono alla fede, apprendono ad essere e a vivere conformemente alla propria condizione. La Chiesa si configura come comunità di fede che accompagna l'uomo nel cammino fino all'incontro e alla configurazione con Cristo. Come ad Emmaus, anche oggi molti dei nostri battezzati sono in attesa di risposta alle proprie delusioni e alla propria ricerca, e non pochi desiderano ricominciare. Sono uomini e donne immersi nella cultura della post modernità, alcuni potrebbero essere chiamati post cristiani in quanto disanimati e disorientati. In Emmaus, due dei suoi discepoli si incontrarono con Gesù, che si è fatto loro vicino e compagno di viaggio. Gesù, oggi come ieri, vuole incontrare l'uomo di tutti i tempi, anche l'uomo della nostra epoca e invita a confrontare la nostra vita con la Parola, ad approfondire le nostre ricerche, ad aprire il cuore al mistero della verità e della vita, a confidare eternamente nel Signore che è fonte di ogni bene. Nella mensa dell'eucaristia il discepolo apprenderà a vivere nell'amore e nella speranza: "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,32).

 

Accompagnare l'uomo di oggi nella conoscenza di se stesso verso l'incontro con il Signore è la funzione della catechesi della Chiesa e delle comunità cristiane. Una Chiesa chiamata a farsi via dell'uomo e per l'uomo (RH 12 e 14).

È urgente allora tracciare un itinerario pedagogico di ricerca, di ascolto, di accoglienza e di accompagnamento. In questo senso la Chiesa deve sapere dispiegare oggi una azione evangelizzatrice capace di farsi vicina all'uomo di oggi e accoglierlo nella sua realtà concreta per invitarlo a conoscere Gesù Cristo il salvatore dell'uomo, accompagnandolo nel cammino verso l'incontro con lui. Così, dalla confessione della fede, dalla ferma adesione Signore,  crescerà la comunione ecclesiale e sorgeranno comunità cristiane capaci di stabilire, a loro volta, nuovi vincoli di comunione.

 

b) una catechesi che annuncia e narra la fede. Il primato della testimonianza

Annunciare la buona novella di Gesù Cristo figlio di Dio! Per condurre gli uomini alla fede in lui, è questo l'oggetto proprio di tutta l'azione  evangelizzatrice. In virtù della sua missione la Chiesa deve comunicare, narrare agli uomini di tutti i tempi gli avvenimenti e gli eventi della salvezza: Dio ha visitato il suo popolo (Lc 1,68); ha compiuto le sue promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza (Lc 1,55); ha costituito con essi un vincolo di alleanza; e, oltre ogni aspettativa umana, ha inviato il suo figlio amato Gesù Cristo e nella sua umanità Dio ha riconciliato a sé il mondo ("in questo si manifestò l'amore che Dio ha per noi: egli ha inviato del mondo il suo unico figlio perché noi avessimo la vita per mezzo di lui" [cf. 1 Gv 4,9]). Gesù Cristo, capo della Chiesa, ci precede nel regno, perché noi, membra del suo corpo, ci siano nella speranza di essere un giorno con lui eternamente (CCC 666). Dio sarà dunque tutto in tutti nella vita eterna.

 

Nostro riferimento è Gesù Cristo che è uscito da Dio (Gv 13,3) ed è venuto nella carne (1Gv 4,2) ed è testimone di Dio. Egli viene a dare testimonianza della sua intimità con il padre:” In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza” (Gv 3,11). Egli è venuto nel mondo per dare testimonianza la verità: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»”(Gv 18,37)

A sua volta Gesù affida ai suoi discepoli la missione di essere suoi testimoni con la forza dello spirito santo: "Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio” (Gv 15,26-27).

Questo è il mandato missionario di Gesù: rendere testimonianza alla sua parola e alla sua risurrezione (At 1,9). Dare testimonianza come egli è venuto per dare testimonianza al Padre svelandoci il disegno di Dio. Difatti il termine con cui il libro degli Atti degli apostoli si riferisce con frequenza ai Dodici, segnalando così non solo la loro missione ma anche la loro identità, è il termine testimoni (At 1,8; 3,15;5,32).

 

Saranno così qualificati testimoni del Risorto fino al punto che non potranno smettere di parlare di ciò che hanno visto e udito. “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.  Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-4).

La Chiesa nel suo insieme e ogni credente in particolare, ha in affidamento la missione di continuare questo compito: annunciare la presenza e l'intervento salvifico di Dio oggi in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo; annunciare e narrare agli uomini di oggi le opere dell'amore di Dio nella sua parola, nei sacramenti della Chiesa, nella vita dei santi, nelle opere del creato, nei ministeri e carismi presenti nella Chiesa; dare testimonianza di queste realtà misteriose, i tesori della vita divina, che ogni fedele cristiano conosce e vive nella comunione della Chiesa.

 

Di fronte a questa dimensione di carattere teologico della testimonianza, ogni catechista deve integrare la testimonianza delle opere proprie della vita cristiana con la testimonianza di avanzare fino alla perfezione della carità. E tutto questo come espressione della coerenza e autenticità personale del catechista. Così dalla congiunzione delle due dimensioni della testimonianza -  teologale e morale - nell'annuncio della fede da parte del catechista la verità del messaggio che propone e offre al catechizzando si fa più vicina e in un certo modo più trasparente.

La catechesi oggi deve passare dalla mera esposizione della fede nel contesto della istruzione, alla narrazione degli avvenimenti della salvezza e della fede, alla forma testimoniale dell'annuncio della fede. Più che di una catechesi di carattere istruttivo e meramente dottrinale, o una catechesi centrata solo nella ricerca e esperienze umane, oggi occorre accentuare la necessità di una catechesi di testimonianza. Non sarà sufficiente presentare Gesù Cristo "spiegando" la sua dottrina e la sua opera: oggi è richiesta la testimonianza di Gesù Cristo, attraendo l'uomo a Lui e agli eventi della salvezza di Dio nella Chiesa. Si tratta di "sapere” e “potere” narrare la storia della salvezza come realtà presente e viva; e all'interno di questa tratteggiare la storia personale dell'incontro del catechizzando con il Signore, la storia personale del catechista come discepolo di Cristo, così come la sua vita vissuta nel grembo della Chiesa. Ciò significa riferire e narrare gli eventi salvifici di Gesù Cristo e come egli sia entrato nella propria esistenza illuminandolo, significandola e orientandolo in modo definitivo. La testimonianza di fede propria della catechesi, più che riferire la vita e l'esperienza personale annuncia il nome, la dottrina, la vita, le promesse, il regno e il mistero di Gesù di Nazaret figlio di Dio (EN 22).

 

Intesa così in modo integrale la testimonianza, il catechista si presenta come portatore di una verità ed esprime altresì il carattere di realtà di questa verità che annuncia; dimostra la obiettività della fede e orienta fino all'evento e alla Persona che suscita la sua testimonianza. Infatti, la testimonianza è, per sua propria natura, segnala e invia la verità della fede, fino alla persona di Gesù Cristo. Per questo la testimonianza è la forma prima è principale della trasmissione della fede, è il linguaggio proprio dell'evangelizzazione e della catechesi.

 

c) una catechesi in un contesto non cristiano

La catechesi di oggi deve essere una catechesi che prepari i cristiani a vivere in un contesto non cristiano (cf. CT 56), in una società dove la fede in Dio, il suo valore e il suo senso sono deformati e perfino combattuti, i suoi seguaci, con frequenza, emarginati e umiliati. In un mondo secolarizzato e, in un certo modo post-cristiano, assai fortemente caratterizzato dal relativismo, la tentazione del pragmatismo e di una emergente paganizzazione nei costumi; di una società dove il Dio vivo e la salvezza che egli offre all'uomo sono ignorati o si presentano come irrilevanti; dove la Chiesa è posta quotidianamente sotto sospetto o sotto il segno delle sue contraddizioni interne, la catechesi, che non può essere assente da questa realtà, deve essere capace di educare al fine di sopportare tale situazione, per comprendere e affrontare le difficoltà nelle quali è obbligato a  vivere di cristiano. La catechesi non può realizzarsi alle spalle di questi fenomeni: deve preparare cristiani a vivere in un mondo che ignora Dio, in un contesto non cristiano e, in un certo modo quasi in diaspora. "Abbiamo bisogno di una catechesi che insegni ai giovani ed agli adulti delle nostre comunità ad essere lucidi e coerenti nella loro fede, ad affermare con serenità la loro identità cristiana e cattolica, a «vedere l'invisibile» e ad aderire così fortemente all'assoluto di Dio, da poterlo testimoniare entro una civiltà materialista, che lo nega” (CT 57).

 

Una catechesi che li rafforzi nella loro propria identità, che li rende incapaci di resistere alle incertezze e di sovrapporsi ai vacillamenti dell'ambiente. Una catechesi capace di educare nel mistero delle tenebre, della morte e della vita, seguendo il sentiero luminoso della croce del Redentore. Una catechesi che aiuti, in queste circostanze, i nostri battezzati a essere luce e sale per un autentico servizio alle comunità cristiane, alla cultura, alla storia.

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Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it