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Evangelizzazione
e catechesi
Criteri
e principi ispiratori
per un catechesi rinnovata
Tommaso Stenico
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Introduzione
Le
nuove situazioni e circostanze che danno origine o un processo progressivo
di scristianizzazione e di perdita dei riferimenti e dei valori essenziali,
la realtà di una cultura secolarizzata che si evolve e debilita l'identità
dei battezzati, sospinge il mondo ecclesiale a ricercare una adeguata
risposta di evangelizzazione. Una nuova evangelizzazione capace di far
risonare anche oggi nel cuore dei nostri contemporanei la forza del Vangelo
della salvezza; una nuova evangelizzazione che spinga a volgere gli occhi a
Cristo, fonte di ogni speranza.
In questo contesto,
la catechesi è chiamata, altresì, ad attualizzare e ad affermare la sua
identità e la sua natura, così come a sviluppare la sua funzione propria
nella missione della Chiesa con decisione e creatività. La comunità
ecclesiale, oltre a riconoscere l’insufficienza di molte delle sue pratiche
abituali, è chiamata a offrire la risposta di una nuova catechesi.
Situare la
catechesi all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa e
segnalare, in questo processo di integrazione, il suo essere e la sua
funzione propria è uno dei principali apporti del Concilio Vaticano II e del
suo successivo sviluppo nel campo del rinnovamento catechistico.
Fedele riflesso di questa realtà è il Direttorio Generale per la Catechesi
che stabilisce, nella sua prima parte, la necessità di assumere e affermare
questa dimensione essenziale: “La catechesi, situata all'interno della
missione evangelizzatrice della Chiesa come « momento » essenziale della
stessa, riceve dall'evangelizzazione un dinamismo missionario che la feconda
interiormente e la configura nella sua identità. Il ministero della
catechesi appare, così, come un servizio ecclesiale fondamentale nella
realizzazione del mandato missionario di Gesù”. (59)
Situare la
catechesi nel solco della evangelizzazione significa affermare il suo
carattere ecclesiale e chiarire nella pratica la sua stessa natura e
finalità, così come esplicitare i fondamenti della sua pedagogia e della
presentazione all'uomo di oggi del messaggio della salvezza (cf. DGC 59).
La catechesi che
oggi si deve confrontare con le grandi sfide che vive la Chiesa come la
trasmissione della fede e la sua proposta concreta l'uomo d'oggi,
l'attenzione al processo iniziatico del "fare i cristiani" e di accompagnare
e consolidare la loro fede, è chiamata a porre in gioco i migliori sforzi di
riflessione e di creatività per una risposta concorde con le necessità
contemporanee.
In un contesto
storico di trasformazione e di cambiamento sociale ed ecclesiale, questa
risposta suppone oggi l'assunzione, come prassi ordinaria, di una catechesi
al servizio della iniziazione cristiana. La Chiesa, nel corso degli ultimi
secoli e contando su un ambiente socialmente cristiano, stabilì
l'iniziazione cristiana dei fanciulli entro un processo sacramentale e
dottrinale ben noto a tutti. Questa prassi non fu né insufficiente né
negativa e apportò grandi frutti alla Chiesa. Oggi tuttavia se ne avverte
la precarietà e si constata che i sacramenti dell'iniziazione sono ridotti a
meri passaggi sociologici di età.
Per questo e con
sempre maggior urgenza, si avverte la necessità di rispondere all’attuale
situazione con un cambiamento radicale nell'azione catechistica che,
tuttavia, non è sempre facile in quanto rappresenta una autentica
conversione pastorale, un cambiamento psicologico, pedagogico, istituzionale
e pastorale di grande levatura.
Questa riflessione,
prendendo come solco o punto di riferimento la relazione tra
evangelizzazione e catechesi e cercando di entrare in un esercizio di
creatività, si fa premura di cogliere la proposizione dei criteri e principi
ispiratori della catechesi attuale che, come si è detto, deve essere
definita come servizio alla iniziazione cristiana.
Il proposito
dunque, è quello di avviare la riflessione circa le basi fondamentali che
debbono dare consistenza alla necessaria risposta catechistica. Si
esporranno, pertanto, i grandi principi, i grandi criteri che debbono
guidare l'azione evangelizzatrice in questa nuova tappa di rinnovamento e di
creatività nelle Chiese particolari. Mi propongo, inoltre, di entrare nel
dibattito dei principi ispiratori lasciando per altre investigazioni e
lavori la riflessione sugli aspetti e sulle applicazioni di carattere
concreto.
I
LA CHIESA CHIAMA A
NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Tutti siamo
convocati, con maggiore impegno che in altri momenti, a questo grande
compito che è l'evangelizzazione. Oggi in modo particolare tutti i
battezzati sono invitati ad annunciare il Vangelo della salvezza. Con molta
frequenza il Papa Giovanni Paolo II ha invitato tutta la Chiesa a prendere
parte attiva al progetto della nuova evangelizzazione. All'inizio del terzo
millennio l'invito si è fatto più intenso e reiterato e siamo stati chiamati
ad annunciare con rinnovato entusiasmo il Vangelo ai nostri fratelli, a fare
memoria dell'evento della redenzione, ad annunciare e celebrare il dono di
Dio a favore dell'uomo per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore.
Questo è lo spirito
dell'invito che percorrere tutta la lettera apostolica Tertio millennio
adveniente che il Papa Giovanni Paolo II indirizzò alla Chiesa. Siamo
stati invitati dunque a celebrare con gioia e in rendimento di grazie
l'evento unico, irripetibile e assolutamente buono per l’uomo di oggi e di
tutti tempi com'è l'incarnazione di Cristo, la redenzione del Signore.
Inoltre siamo stati convocati ad annunciarlo a tutti gli uomini, in primo
luogo e proprio in virtù del Vangelo che abbiamo ricevuto; poiché ci è stato
dato per essere annunciato per farlo conoscere ai nostri fratelli. In virtù
poi di questo stesso Vangelo che ci è stato affidato, nel quale crediamo,
nel quale siamo stati salvati e sul quale si fonda la nostra esistenza. In
virtù dell'esigenza profonda che deriva dall'amore e dalla vita di Dio in
noi siamo invitati oggi, come sempre, a dare testimonianza della fede e
della vita cristiana come il miglior servizio ai fratelli.
Sulle orme di
Pietro, di Giovanni, di Paolo e degli altri apostoli, anche noi non possiamo
che evangelizzare, non possiamo fare altra cosa se non quella di annunciare
Gesù Cristo, parlare come loro di ciò che abbiamo visto e udito, perché lui
si è situato come centro e ragion d'essere di tutta la nostra vita.
Fondamentalmente, la nuova evangelizzazione deve collocarsi in una chiara e
profonda continuità con la prima evangelizzazione, con ciò che gli apostoli
hanno fatto e con ciò che i testimoni della Chiesa di tutti tempi hanno
fatto.
In questo momento,
questo invito assume un accento speciale: siamo convocati in virtù e in
ragione delle nuove situazioni sociali ed ecclesiale che chiedono un
rinnovato proposito e un rinnovato impegno di evangelizzazione.
Un'evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue
espressioni come ha detto il Papa Giovanni Paolo II nell'anno 1983 quando ad
Haiti ha invitato tutti e tutti convocato a questo grande progetto: quello
della nuova evangelizzazione. Alle soglie del secolo ventunesimo tutta la
Chiesa è stata nuovamente convocata, tutti e battezzati sono stati invitati
a dare la propria responsabilità e la propria fede, ad assumere coscienza
che evangelizzare è la ragion d’essere, la gioia e l'impegno di tutta la
Chiesa.
Così si espresse il
Papa Paolo VI nella esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi:
“evangelizzare è il compito e la vocazione propria della Chiesa, la sua
identità più profonda... costituisce la sua missione essenziale;... la
Chiesa esiste per evangelizzare" (14).
All’avviarsi del
terzo millennio il Papa Giovanni Paolo II tornerà a reiterare la chiamata
all'evangelizzazione, all’irrinunciabile compito di annunciare Gesù Cristo,
fonte di ogni speranza per l'uomo: "dopo venti secoli, la Chiesa si presenta
all'inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di sempre, che è il
suo unico tesoro: Gesù Cristo è il signore; in lui e in nessun altro
possiamo trovare salvezza"(NMI 29).
Inoltre sappiamo
che solamente una Chiesa evangelizzata può evangelizzare. Solo una Chiesa
rinnovata e rafforzata nella fede, una Chiesa i cui membri siano
rivitalizzati interiormente, che vive immersa nel Vangelo di Gesù Cristo,
possono presentare all'uomo di oggi la ragione della propria speranza e
della salvezza. Altrimenti, si proporranno bei discorsi e parole a volte
brillanti e suggestive, ma non la buona notizia del Vangelo.
Non sono i piani,
né i programmi, né le strategie, né gli sforzi che evangelizzano.
Evangelizza la vita di fede della comunità e la testimonianza fedele della
sequela Christi (cf EN 41-42; RM 42).
L'azione dello
Spirito Santo vuole, in un certo senso, disporre della mediazione dei
credenti e quasi sottomettersi al vigore della identità cristiana ed
ecclesiale dei testimoni della fede. Oggi come sempre, il punto di partenza
e il presupposto basilare dell'evangelizzazione è: "venite e vedrete” (Gv
1,39); cioè venite, partecipate alla nostra gioia, alla nostra vita, alla
nostra speranza; questa è la nostra fede, questa è la ragione dalla nostra
speranza: Gesù Cristo, lui il signore, lui il salvatore dell'uomo.
Solo una Chiesa
rinnovata, rivitalizzata nella fede e nella vita cristiana può
evangelizzare. Solo quelle comunità ecclesiali costituite da membra vive che
si configurano come spazio credibile di vita cristiana potranno annunciare
il Vangelo della vita.
Questo compito di
rinnovamento e di rivitalizzazione delle nostre comunità cristiane, questa
crescita delle identità cristiana ed ecclesiale dei nostri battezzati è
fondamentalmente, anche se non esclusivamente, opera di catechesi. In
effetti questa è la funzione propria tra catechesi: l'implantatio e il
rinnovamento nel battezzato della sua vita cristiana ed ecclesiale,
l'educazione e la maturazione della sua fede. Si riconduce a questo, in
definitiva, il compito della catechesi: rivitalizzare e rinvigorire la vita
cristiana e la vita ecclesiale strutturando dalla base la personalità di
ogni battezzato, impiantando e educando la sua fede, insegnandogli a vivere
come cristiano. Facendo questo la Chiesa porrà le basi della vita cristiana,
per “edificarsi” nelle situazioni storiche e culturali del presente.
Sono molti ormai
coloro che sono convinti e che intendono la catechesi come compito
necessario e primordiale della Chiesa all'interno della missione
evangelizzatrice della stessa. Perciò oggi non ci dovrebbe essere dubbio
alcuno nell'affermare l'importanza e la centralità della catechesi nella
azione ecclesiale e la sua necessità come punto di snodo nella nuova
evangelizzazione. Le medesime riflessioni sono state fatte dai Padri
dell'assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi per l'Europa celebrata
nell'anno 1990 e che ha avuto come oggetto la riflessione sulla
evangelizzazione del vecchio Continente. In questa assemblea i riferimenti e
le applicazioni alla catechesi come cammino di evangelizzazione per l'Europa
sono stati costanti. La catechesi infatti dev'essere per la Chiesa europea
un'istanza necessaria nel processo di rinnovamento e di rivitalizzazione
della stessa chiesa; e in questo modo poter annunciare il Vangelo a di
uomini e alle donne dell'Europa attuale. Al riguardo è necessario un grande
sforzo comune di catechesi integrale che renda possibile il rinnovamento
della fede dei popoli dell'Europa nelle differenti età e situazioni. La
catechesi è, in definitiva, strumento base e imprescindibile della
evangelizzazione. Per mezzo di essa i battezzati saranno oggi condotti alla
scoperta della fede e della vita cristiana, all'incontro con il Signore e
alla conversione personale, in modo che possano integrarsi davvero nella
comunità spirituale e sacramentale che la Chiesa.
La catechesi è
unita essenzialmente e intimamente alla vita della Chiesa; più ancora, come
è ebbe a dire Giovanni Paolo II, la sua crescita interiore, la sua
corrispondenza al disegno di Dio, dipende essenzialmente da essa. Per questo
è possibile affermare che: “I periodi di rinnovamento della Chiesa sono
anche tempi forti della catechesi. Infatti vediamo che nella grande epoca
dei Padri della Chiesa santi vescovi dedicano alla catechesi una parte
importante del loro ministero. È l'epoca di san Cirillo di Gerusalemme e di
san Giovanni Crisostomo, di sant'Ambrogio e di sant'Agostino, e di parecchi
altri Padri, le cui opere catechetiche rimangono esemplari2 (CCC 8).
Ugualmente
in epoche posteriori, specialmente in occasione dei grandi eventi
conciliari: “il Concilio di Trento rappresenta un esempio da sottolineare:
nelle sue costituzioni e nei suoi decreti ha dato priorità alla catechesi; è
all'origine del Catechismo Romano che porta anche il suo nome e che
costituisce un'opera di prim'ordine come compendio della dottrina cristiana;
ha suscitato nella Chiesa un'eccellente organizzazione della catechesi;
grazie a santi vescovi e teologi, quali san Pietro Canisio, san Carlo
Borromeo, san Turibio di Mogrovejo, san Roberto Bellarmino, ha portato alla
pubblicazione di numerosi catechismi” (CCC 9). “Non c'è, quindi, da
meravigliarsi del fatto che nel dinamismo generato dal Concilio Vaticano II
(che il Papa Paolo VI considerava come il grande catechismo dei tempi
moderni), la catechesi della Chiesa abbia di nuovo attirato l'attenzione. Lo
testimoniano il Direttorio catechistico generale del 1971, le sessioni del
Sinodo dei Vescovi dedicate all'evangelizzazione (1974) e alla catechesi
(1977), le corrispondenti esortazioni apostoliche, Evangelii nuntiandi
(1975) e Catechesi tradendae (1979). La sessione straordinaria del Sinodo
dei Vescovi del 1985 chiese “che fosse redatto un catechismo o compendio di
tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale”
[Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4]. Il Santo Padre,
Giovanni Paolo II, ha fatto suo questo desiderio espresso dal Sinodo dei
Vescovi, riconoscendo che esso “risponde appieno ad una vera esigenza della
Chiesa universale e delle Chiese particolari”, [Giovanni Paolo II, Discorso
al Sinodo dei Vescovi del 7 dicembre 1985] e si è alacremente adoperato
perché il desiderio dei Padri del Sinodo si realizzasse” (CCC 10).
Il Catechismo della
Chiesa Cattolica (1992) e il Direttorio Generale per la Catechesi (1997 )
saranno, tra gli altri, strumenti privilegiati al servizio della catechesi e
dell'evangelizzazione. Nella missione evangelizzatrice della Chiesa la
catechesi è, anche oggi, una funzione essenziale e come tale dev'essere
considerata da tutti i suoi membri.
II
LA CATECHESI EDUCA
E ALIMENTA LA FEDE
Catechesi sì: però
quale tipo di catechesi? È questa la domanda cruciale. Quali condizioni e
con quali caratteristiche? Possiamo accostarci all'orizzonte della catechesi
e fissare, in primo luogo, la nostra attenzione nella situazione della
medesima.
È sotto gli occhi
di tutti che il nostro è un mondo segnato dal secolarismo, da nuove forme di
paganesimo, sia nel modo di pensare, sia nel modo di vivere a causa della
indifferenza religiosa e, inoltre, a causa di certe forme di religiosità.
Viviamo un particolare momento storico, nel quale la situazione dei
battezzati rivela un vero allentamento della fede e denuncia diverse forme
di apatia e di indifferenza religiosa, come fenomeno che sta penetrando a
poco a poco nelle comunità cristiane. Inoltre in non pochi battezzati cresce
una evidente disaffezione rispetto alla Chiesa in generale e nei confronti
della comunità cristiana concreta in particolare, al punto tale che nuove
forme di abitudinarietà e di inerzia invadono la vita interna di non poche
comunità cristiane. A volte certe forme di desistenza si vanno facendo
presenti in quello che comunemente è chiamato il cattolicesimo selettivo o
cristianesimo alla carta. A tutto ciò occorre aggiungere un altro fenomeno
di particolare importanza, quale la crisi che attraversa gli ambiti classici
della trasmissione e dell'educazione della fede, i luoghi tradizionali dove
la fede era sinora trasmessa e impartita in modo abituale. Il riferimento è
alla famiglia, alla scuola, alla parrocchia, alle associazioni e ai
movimenti cristiani che aggregano fanciulli o giovani. Non solamente ha
cessato di esistere il cosiddetto catecumenato sociale, il quale fino
a circa dieci anni fa consentiva una certa funzione di socializzazione
cristiana dei battezzati; ora sono proprio gli ambiti classici dove la fede
si trasmetteva e si proponeva che sono entrati in crisi. È evidente che oggi
non possiamo affermare che la famiglia, tutte le famiglie costituite da
battezzati educhino alla fede e propri figli; che la scuola si oggi un
ambito dove la fede cristiana, o almeno il concetto cristiano della vita,
della storia, dell'uomo siano presenti e si educhi in essi. Naturalmente non
mancano situazioni davvero esemplari.
Anche la parrocchia
ha smesso di essere per molti dei nostri battezzati il luogo dell'incontro,
il luogo dell'educazione della fede e della espressione celebrativa della
stessa.
I processi
catechesi che si sviluppano oggi in non poche delle nostre comunità
parrocchiali non sono di fatto ambiti autentici di educazione e formazione
cristiana integrale capaci di fondare e favorire la maturazione della fede e
la struttura del credente. Non pochi dei nostri battezzati, pur avendo
ricevuto una formazione religiosa, non sono mai stati realmente iniziati
alla fede e alla vita cristiana. A volte avranno pur appreso molte cose
relative alla fede cristiana, o possono essere stati istruiti nella dottrina
e accompagnati e sostenuti nelle loro ricerche umane; tuttavia non sono
stati iniziati veramente alla fede e alla vita cristiana. Altri, per
fortuna, lo furono e furono accompagnati durante le loro tappe di
apprendimento e di crescita nella fede dalla comunità e da buoni catechisti,
tuttavia i loro frutti non sono stati permanenti. L'impatto con la cultura
contemporanea, la mobilità geografica, ideologica e dei grandi convincimenti
e valori che guidano la vita umana, o per altre circostanze, hanno posto
fine alla vita della fede e alla appartenenza ecclesiale.
In questa
situazione è necessario affermare oggi, a volte con maggiore energia che in
altra epoche, la necessità di una catechesi capace, in primo luogo, di
suscitare, dare impulso e fondare la fede, per alimentarla poi,
progressivamente, in seno alla comunità cristiana. Il Papa Giovanni Paolo II
nella sua esortazione Catechesi Tradendae, si riferisce alla
catechesi come “il tempo in cui il cristiano, avendo accettato mediante la
fede la persona di Gesù Cristo come il solo Signore ed avendogli dato
un'adesione globale mediante una sincera conversione del cuore, si sforza di
conoscere meglio questo Gesù, al quale si è abbandonato: conoscere il suo
«mistero», il regno di Dio che egli annuncia, le esigenze e le promesse
contenute nel suo messaggio evangelico, le vie che egli ha tracciato per
chiunque lo voglia seguire” (CT 20).
In effetti, di
fronte alle differenti sfide, alle quali oggi è necessario dare risposta,
occorre affermare la necessità di una catechesi organica e ben ordinata
circa il mistero di Cristo, un insegnamento sistematico e basilare, una
iniziazione integrale a atta a tutte le sfere della vita cristiana (cf. CT
21). In ogni momento, particolarmente nelle attuali circostanze, la
catechesi dev'essere chiaramente fondata e centrata nel dono dell'amore di
Dio agli uomini, cioè nell’evento della rivelazione e della redenzione, nel
mistero di Dio tale quale è stato comunicato in Cristo. Dio nella sua bontà
e sapienza ha voluto rivelarsi e manifestare il mistero della sua volontà:
“che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità” (1
Tm 2,3-5).
La verità di Dio,
la verità dell'uomo e la sua salvezza risplendono e si realizzano in Gesù
Cristo, mediatore e pienezza della rivelazione, unico nome che ci è stato
dato per la nostra salvezza (cfAt 4,12). Per mezzo dell'incarnazione Dio si
è comunicato e si è consegnato nel Figlio suo Gesù, la parola fatta carne.
In lui ci parla come amici e ci costituisce come figli, e nello Spirito
Santo ci dà la possibilità di avere accesso a lui e poter partecipare della
sua stessa vita (cf. DV 2).
Per questo la
catechesi attuale è chiamata ad assestarsi e costruirsi su queste basi:
a) deve essere
annuncio e apprendimento di questa auto comunicazione di Dio agli uomini e
del suo dono, qual è la rivelazione divina. Per questo aiuterà i
catechizzandi a comprendere e a vivere questa iniziativa e questo dono
salvifico di Dio e inizierà alla conoscenza del mistero di Dio mostrando la
dimensione salvifica del messaggio e dell'evento cristiano; infine
propizierà l’incontro e la relazione personale del catechizzando con Dio
attraverso la preghiera e la vita vissuta nel Signore. “La catechesi
autentica è sempre iniziazione ordinata e sistematica alla rivelazione che
Dio ha fatto di se stesso all'uomo in Cristo Gesù, rivelazione custodita
nella memoria profonda della chiesa e nelle sacre scritture, e costantemente
comunicata, mediante una trasmissione vivente ed attiva, da una generazione
all'altra” (CT 22) .
b) nella catechesi
attuale è necessario “sottolineare che al centro stesso della catechesi noi
troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret, «unigenito
dal Padre, pieno di grazia e di verità»” (CT 5).
E’ il figlio di
Dio, venuto nella carne, che “con la sua totale presenza e manifestazione,
con le sue parole e opere, segni e miracoli e, soprattutto, con la sua
morte e la sua risurrezione e con l'invio dello Spirito di verità” (DV 4)
che ci ha comunicato pienamente il mistero di Dio e ci ha introdotto nella
sua vita, nella sua intimità, facendoci partecipi della vita trinitaria.
Inoltre, il fatto è
che Gesù Cristo sia la pienezza della rivelazione e il Salvatore unico
dell'uomo, implica che la catechesi deve intendersi, principalmente, come un
servizio di iniziazione alla sequela di Cristo, come una insegnare ed
educare il catechizzando a pensare, sentire, attuare e vivere come discepolo
di Cristo. La catechesi deve lavorare per trasformare progressivamente il
catechizzando "fino a vedere il Cristo formati in lui” (Gal 4, 19-20). Si
tratta inoltre di fondare e sviluppare nel catechizzando l'identità
cristiana che trae la sua origine dal sacramento del battesimo dove furono
poste le fondamenta della sua nuova esistenza in Cristo.
c) Quest'educazione
e consolidamento della fede si fa nella Chiesa; solo in essa e attraverso di
essa possiamo conoscere Gesù Cristo ed entrare in comunione con lui. Per
questo la trasmissione e l'educazione della fede, che è l'obiettivo proprio
di tutta la catechesi, è innanzitutto, l'annuncio di Gesù Cristo per
giungere alla comunione con lui, in unione con la testimonianza della vita
di fede della Chiesa che si fonda sulla roccia ferma di colui che proclamò:
"Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. Solo tu hai parole di vita
eterna” (Mt 16, 18; Gv6,68).
La catechesi che,
in definitiva, è l’atto della tradizione viva, fa sì che ogni catechizzando
prenda parte a questa tradizione, entri nella comunione con la testimonianza
apostolica in una tradizione viva, poiché:
-
è
nella fede della Chiesa, nella confessione della fede della Chiesa,
-
nella
celebrazione del dono di Dio nei sacramenti,
-
nella
vita di preghiera, nella carità e nella tradizione morale della Chiesa
dove
-
siamo
aperti alla verità,
-
ci
viene dato accesso al cammino di salvezza,
-
ci
è concesso di sperimentare la gioia piena e il bene che speriamo.
Il catechizzando
inoltre, mediante la catechesi, si andrà incorporando in questa tradizione
viva della Chiesa nella misura in cui si farà carico realmente e vitalmente
-
del
Vangelo di salvezza tale come è creduto e professato dal popolo di Dio;
-
della
orazione del Signore: il padre nostro;
-
delle
norme e testimonianze di vita;
-
della
legge nuova che ci è stata data per la nostra salvezza.
In tal modo sarà
introdotto nei misteri della fede presenti nei sacramenti della chiesa.
III
CARATTERISTICHE
PRINCIPALI
DELLA CATECHESI OGGI
All'inizio del
rinnovamento catechistico promosso dal Concilio Vaticano II, quando si
affermò la necessità di rinnovare la pratica della catechesi della Chiesa
(ci stiamo riferendo agli anni 1960 e 1970 ) si concepiva catechesi come
una forma necessaria di educazione della fede, come l'esercizio necessario
di attualizzazione e maturazione della fede dei battezzati.
Esiste una fede nei
nostri catechizzandi; essi - si afferma - hanno fede, però è una fede poco
sviluppata, una fede che non tiene conto della integrazione con la vita
quotidiana; una fede in un certo senso abitudinaria; una fede spesso fatta
di emotività e religiosità popolare. Per questo sarà necessario educarla,
coltivarla, svilupparla. Questa era - in fondo - la chiave del rinnovamento
catechistico nella Chiesa del primo dopo-concilio. E di fatto appaiono
vincolati a questa linea e a queste convinzioni tutta una serie di processi
mitologici, di criteri e di principi dello sviluppo della catechesi tanto
nei suoi aspetti riferiti ai contenuti, come è a quelli pedagogici e
organizzativi. Sono entrati in gioco insieme ai nuovi riferimenti e alle
acquisizioni nel campo biblico, liturgico e teologico le nuove correnti
pedagogiche e psicologiche delle scienze dell'educazione. Di fatto si giunge
ad arricchire l'azione della catechesi molto di più del pensiero
catechistico e si sviluppa e si estende la sua implantatio nelle comunità
cristiane.
In questo contesto
cercheremo di analizzare e valutare questo processo, le sue principali fonti
ispiratrici tanto vincolate a determinate correnti socioculturali ed
ecclesiali.
In qualunque caso e
come principale linea di fondo, si trattava di educare una fede esistente
già nei catechizzandi; a partire dai quali tutto sembrava essere ben venuto
nella misura in cui poteva servire a questo obiettivo.
Tuttavia oggi, lo
sappiamo bene, la faccenda non è così. Oggi sappiamo che ciò che è posto in
questione non è una dimensione determinata della fede, ma il cuore stesso
della fede. Sappiamo bene come si configura di fatto questa situazione nelle
persone concrete, per le quali la fede inizia a separarsi dalle realtà
ordinarie più vitali, comincia a essere indifferente e perfino irrilevante.
In questa situazione è necessario un tipo di catechesi di carattere
iniziatico e basilare con un chiaro accento missionario e fondante. In
effetti la catechesi deve sforzarsi oggi di suscitare la fede per potere poi
educarla.
Occorre cioè,
stabilire la priorità nell'annuncio della fede nella chiamata alla
conversione e alla sequela del Signore. Non si può più dare per supposta la
fede ( nel senso di adesione e risposta personale) in coloro che si
avvicinano oggi alle nostre catechesi. Si tratta per questo di iniziare
dall’inizio, dall'annuncio della fede, per porre le basi della vita
cristiana, di attendere alla configurazione nella fede di ogni battezzato,
di costruire la sua identità cristiana ecclesiale. Già questo significa
assumere una catechesi che deve tener conto del carattere missionario ed
essere al servizio della iniziazione cristiana.
1. Una catechesi missionaria e fondante
E’ questo un
accento nuovo e necessario nella catechesi attuale: la priorità della
dimensione missionaria e fondante che porta con se una serie di cambiamenti
importanti nel fare catechesi. Si tratta di una catechesi disposta ad
attendere a fanciulli, giovani e adulti che oggi si accostano alla fede (e a
coloro che, allontanatisi, ritornano alla fede), che hanno bisogno di
scoprire e conoscere in maniera nuova e nella sua autenticità il messaggio
del Vangelo; una catechesi che deve condurre, in definitiva, all'incontro
con il Signore e a orientare la vita intera in relazione con lui e nella
Chiesa. Per tutto questo si tratta di una catechesi in certo modo fondante e
altresì missionaria, tanto necessaria per il rinnovamento delle nostre
comunità cristiane per poter offrire l'originalità e la realtà del Vangelo
all'uomo di oggi. Questi cambiamenti importanti toccano gli obiettivi, i
contenuti, il metodo della catechesi e la stessa persona del catechista.
Cioè sono cambiamenti che riguardano la struttura stessa dell'azione
catechetica, della pratica della catechesi.
a ) cambiamento, in
primo luogo in relazione agli obiettivi.
In una catechesi di
carattere missionario e fondante, gli obiettivi devono essere direttamente
vincolati all'annuncio del kerigma della salvezza come proposta di libertà e
di chiarezza in favore dell'uomo. In quanto tale occorrerà tener conto dei
seguenti aspetti basilari:
- l'aiuto al
catechizzando nella ricerca della sua vera identità. Si tratta di
attendere alle sue esigenze e ai suoi interrogativi fondamentali così come
suscitare e incoraggiare nella ricerca della verità, della felicità, della
libertà, della giustizia, del senso della vita.... La catechesi oggi deve
attendere a questi obiettivi che mirano alla vera umanizzazione, allo
sviluppo autentico dell'essere umano e alla salvaguardia della sua singolare
dignità che proviene da Dio poiché sa che "nel mistero dell'Incarnazione
sono poste le basi per un'antropologia che può andare oltre i propri limiti
e le proprie contraddizioni, muovendosi verso Dio stesso, anzi, verso il
traguardo della « divinizzazione », attraverso l'inserimento in Cristo
dell'uomo redento, ammesso all'intimità della vita trinitaria” (NMI 23).
L'incarnazione del
figlio di Dio dà testimonianza che Dio cerca l'uomo, creato a sua immagine e
somiglianza, per riscattarlo dalla morte e incorporarlo alla vita piena.
- L'annuncio
della presentazione di Gesù Cristo come l'unico Salvatore dell'uomo.
Si tratta dell'annuncio esplicito del messaggio cristiano, unito alla
testimonianza della fede e della vita cristiana. È un obiettivo
irrinunciabile della catechesi attuale, giacché consente che i catechizzandi
giungano a scoprire, a conoscere, ad accogliere "Gesù Cristo come l'unico
Salvatore dell'uomo ieri, oggi e sempre”. Riconoscerlo come redentore,
l'unico mediatore tra Dio e gli uomini, poiché non c'è sotto il cielo altro
nome per il quale possiamo essere salvati. Scoprire nella sua persona il
disegno eterno di Dio: quello di condurre alla comunione con lui. L'ora
presente, come ha detto il Papa Giovanni Paolo II, dev'essere l'ora
dell'annuncio gioioso del Vangelo, l'ora della rinascita morale e
spirituale. L'esortazione apostolica Ecclesia in Europa ha abbondato in
questo stesso proposito, parlando della necessità e urgenza dell'annuncio
del Vangelo oggi: " Chiesa in Europa, ti aspetta il compito della nuova
evangelizzazione!... Che l'annuncio di Gesù, che il Vangelo della speranza,
sia la tua ragione d'essere.
- La
proposta e la chiamata la conversione e all'adesione a Dio. Si
tratta in verità di conoscere il messaggio cristiano, ma altresì di
apprendere a riconoscere che è Dio e solo lui che fonda l'esistenza
dell'uomo; che è lui il centro della vita e, di conseguenza, che deve
occuparlo realmente, di modo che nessun altro assoluto occupi il posto
centrale nel cuore dell'uomo. Cioè si tratta di giungere a scoprire Dio come
asse e centro della vita personale e della storia. Si tratta di cambiare,
nel senso di orientare la vita verso una nuova direzione, fino a una nuova
maniera di esistere: spogliandosi dell'uomo vecchio, come dice San Paolo,
per rivestirsi dell'uomo nuovo. Occorre, pertanto ricordarsi che cambiare è
in primo luogo, un dono di Dio, e poi compito dell'uomo. Si tratta per
questo, di imparare ad accogliere il dono della misericordia e della
conversione, per rendere possibile il ritorno al padre.
- La proposta
chiara della sequela di Gesù Cristo. Gesù è più che un modello di
vita e di riferimento, per cui varrebbe la pena di seguirlo per importanza
della sua persona, per la forza della sua dottrina o anche per l'attrattiva
della sua vita. Gesù Cristo è il figlio di Dio fatto uomo, è il nostro
Salvatore. Seguire lui significa mettere in gioco la propria vita per una
radicale novità dell'esistenza; "una cosa ti manca: vendi tutto quello che
hai e dallo ai poveri; poi vieni e seguimi” (Lc 18,22). E agli apostoli:
"Venite con me e vi farò pescatori di uomini" (Mt 4,19). La catechesi deve
dare impulso primariamente e iniziare a questa decisione libera del
catechizzando, e successivamente guidare il suo irrobustimento e il suo
consolidamento.
b) Cambiamento nella comprensione ed esplicazione dei contenuti.
Si tratta di
offrire contenuti catechistici più centrali e nucleari, essenziali e basici.
Cioè occorre potenziare una catechesi che proponga con chiarezza e rigore i
contenuti centrali della fede cristiana tali come questa è professata,
insegnata, celebrata e vissuta nella Chiesa. La catechesi oggi deve essere
capace di mostrare la sostanza viva del Vangelo, l'insegnamento della fede
della Chiesa, il fondamento cristiano, in modo che consenta di iniziare i
catechizzandi alla vita cristiana, educarli e istruirli veramente nella
fede, perché possano strutturare la loro personalità cristiana per costruire
così, con tutti i convocati, il corpo di Cristo.
Con l'intento di
concretizzare e di esplicitare questi orientamenti basilari si stima
opportuno proporre alcuni criteri che dovrebbero orientare la strutturazione
e l'articolazione catechistica dei contenuti della fede nella catechesi
attuale.
- La fede deve
essere trasmessa mostrando come asse e centro dell'esposizione il
mistero di Dio in Cristo, cioè attendendo al principio del
teocentrismo trinitario e al cristianesimo.
Nell'esercizio del
suo ministero, la catechesi deve guidare anzitutto, la presentazione del
mistero di Dio in se stessa, che è il mistero centrale della fede e fonte
degli altri misteri. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: "Il
mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della
vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di
tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È
l'insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità”
di fede. “Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio
vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a
sé coloro che sono separati dal peccato” (CCC 234).
In effetti, come
dirà San Cesareo di Arles, “la fede di ogni cristiano si fonda nella
Santissima Trinità”, tutta la catechesi deve essere capace di rendere
trasparente, nella presentazione del messaggio cristiano, questa centralità
del mistero trinitario. Esso è l’asse attorno al quale deve essere
articolato tutto il contenuto della fede poiché adesso tutto deve convergere
come alla sua meta, come naturale sviluppo.
Nell'ordine
dell'accesso a Dio Cristo è colui che rivela il mistero di Dio. In effetti
egli ci introduce nel mistero di Dio, attraverso lui possiamo accedere a
conoscere Dio. In lui Dio ci ha benedetto veramente e ha fatto brillare il
suo volto su di noi. La catechesi pertanto, in quanto trasmissione e
presentazione del messaggio rivelato, è deve essere riferita a Cristo poiché
" al centro della catechesi incontriamo essenzialmente una persona, quella
di Gesù di Nazaret, unigenito del Padre … Nella catechesi quello che si
insegna è Gesù Cristo, il Verbo incarnato e Figlio di Dio, e tutto il resto
deve essere riferito a lui” (CCC 426-427). Il cristocentrismo deve essere
osservato come principio della trasmissione della fede in catechesi.
- Il criterio della
integralità della fede. La catechesi deve trasmettere nella
sua totalità e integrità il Vangelo che il Signore ha consegnato alla sua
Chiesa, come Egli stesso raccomandò ai suoi discepoli: “Andate dunque e
ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
comandato” (Mt 28,19-20). L’esortazione apostolica Catechesi Trdendae
afferma, in questo senso, che si deve salvaguardare l’integrità della fede,
poiché “colui che diventa discepolo di Cristo ha il diritto di ricevere la
«parola della fede» non mutilata, non falsificata, non diminuita, ma
completa ed integrale, in tutto il suo rigore e in tutto il suo vigore” (CT
30).
Proporre
diligentemente l'integro tesoro del messaggio cristiano, significa
rispettare la realtà della unità e dell'unicità della fede, che non può
essere sottomessa a deformazioni, silenzi o processi di selezione
provenienti dal soggettivismo o dal relativismo, ma che deve comprendere la
totalità della fede, il messaggio evangelico integro, anche se esso deve
essere presentato gradualmente in virtù della capacità del catechizzando e
del suo processo nella conoscenza della fede. Questo criterio di integrità,
in virtù della fedeltà all'unità della fede, obbliga altresì a osservare e
attendere tutte le dimensioni proprie della stessa, come la fede professata,
la fede celebrata, la fede vissuta, la fede pregata. Tutte sono espressioni
dell'unica fede, tutte devono essere salvaguardate nella loro unità e
integrità. In questo senso è necessario affermare, una volta ancora, la
necessità di accogliere con generosità e assumere nell'esercizio del
ministero catechistico gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa
Cattolica, nel suo contenuto e nella sua struttura propria, in quanto
rappresenta la forma ecclesiale propria della trasmissione della fede.
- il terzo criterio
è il criterio della oggettività, il quale deriva direttamente,
come conseguenza, dal criterio della integralità della fede.
L’oggettività
reclama l'esigenza della fedeltà a tutto il contenuto della rivelazione e
della fede, tale come ci è stata data; di conseguenza implica la necessità
di non deformare, né ridurre a volontà la realtà della fede; di non
selezionarla in nome di situazioni, aspirazioni, o necessità del catechista
o del catechizzando; di non relativizzarla in virtù di processi
inconsistenti di adattamento. Il principio chiamato della obiettività
suppone, in definitiva, un serio e necessario sforzo oggi per evitare ogni
forma di soggettivismo, di privatizzazione e relativizzazione della fede
della Chiesa nei diversi processi di trasmissione ed educazione della fede.
- La fede della
Chiesa deve essere altresì, trasmessa mostrando la sua organicità e
armonia propria.
In effetti la fede
costituisce, nel suo contenuto, un tutto, un corpo organico, armonico e
vivo. La verità della fede si presenta nella sua unità con un insieme di
elementi assemblati, internamente coerenti, armonicamente articolati. Come
un tutto organico, la catechesi è obbligata a osservare che in questo
totalità, in questa unita c'è la verità della fede che si deve trasmettere.
In virtù di questo principio e d'accordo con la natura propria della
catechesi che cerca di insegnare la verità della fede e proporre le basi e i
fondamenti della vita della fede dei catechizzandi, questo insegnamento
della fede deve essere presentato come una formazione realmente organica e
sistematica, come una formazione essenziale che mostri l'armonia del corpo
della fede e la sua coerenza interna. La dimensione veritativa della fede
costituisce oggi una delle esigenze e necessità primarie che la catechesi
deve assumere con responsabilità di fronte alle sfide del relativismo e del
soggettivismo e che potrà trovare risposta nella applicazione rigorosa di
questo criterio riferito alla organicità e sistematicità della fede. Per
l'esercizio di questo proposito non c'è nulla di meglio che accostarci a
comprendere con fedeltà il modo con cui la Chiesa ha trasmesso la fede nel
corso di tutta la sua storia, qualunque fossero le circostanze e le
situazioni. Questa forma ecclesiale di trasmissione della fede viene oggi
ripreso nella proposta che fa il Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso è,
in questo senso, modello di riferimento per la catechesi attuale.
- Il principio di
armonia e della coerenza della fede riguarda altresì l'armonia e la coerenza
tra quanto si afferma e la vita, tra la proclamazione e l'espressione
della fede nella vita quotidiana da parte della comunità cristiana e
del catechista di riferimento. È il principio catechistico del realismo
della fede che consiste semplicemente nel rendere giustizia alla realtà
della fede, grazie a una presentazione adeguata e giusta della stessa
conforme alla sua propria natura. I contenuti della fede sono eventi, sono
realtà, non mere proposizioni, o idee, o discorsi teorici:
-
l’incarnazione
del Signore, non è un mero principio di riferimento o di riflessione, è
un evento di grazia;
-
la risurrezione
del Signore non è un semplice snodo di ordine discorsivo o un orizzonte
simbolico, è una realtà di vita che la articola, che presiede e salva in
pienezza la nostra esistenza.
Affermare il
realismo della fede significa presentare il messaggio della fede da parte
della comunità cristiana e del catechista come è realtà viva, come Vangelo,
come evento di salvezza presente oggi tra noi e come testimonianza
dell'incontro con il Signore. Non come discorso o rappresentazione
concettuale sulle idee o norme del Vangelo.
Alle soglie del
terzo millennio, nella tappa preparatoria alle celebrazioni giubilari
dell'anno 2000, il Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo cristiano a
fare memoria della redenzione del Signore, della consegna di Dio all'uomo
come dono del suo amore; invitava a mostrare l'esperienza viva nella Chiesa
della sua presenza oggi tra noi. In questo stesso senso insisterà ancora lo
stesso Pontefice nella sua Lettera apostolica indirizzata a tutta la Chiesa
all'inizio del nuovo millennio e successivamente nell'evento sinodale
sull'Europa dell'anno 2003. La nostra responsabilità oggi nella catechesi è
quella di non essere non soltanto maestri che insegnano la fede della
Chiesa, ma guide capaci di accompagnare e di introdurre i catechizzandi
nella verità e bellezza del mistero di Dio, di aiutare a vivere l'esperienza
dei discepoli di Emmaus: la vita in comunione con lui.
- Altro principio
importante nella presentazione del messaggio cristiano è quello della
gerarchia delle verità della fede.
Il Concilio
Vaticano II ha voluto portare alla luce questo importante principio aveva
relazionato con la verità della fede cristiana, presentandolo non tanto come
referente del grado di certezza, ma come principio organico di struttura.
Cioè: il principio non afferma che una verità della fede abbia un grado
maggiore di certezza che altre. Ciò che afferma è la necessità di preservare
l'ordinamento interno della fede, la struttura organica della stessa; in
quale senso e in quale mondo le verità della fede sono organizzate, ordinate
e articolate; a chi sono riferite. Tutto ciò deve essere rimesso nella
trasmissione della fede. L'asse basilare della articolazione è il
teocentrismo trinitario e il cristocentrismo. Il principio della gerarchia
delle verità determina immediatamente il carattere organico della realtà
della fede più che il grado della certezza. Il quale trae come conseguenza
che le verità della fede debbono essere presentate preservando il loro
ordinamento interno, il filo conduttore, l'asse che le articola. Si tratta
del nexus mysteriorum. E in questo modo deve essere compreso e
assimilato dal catechizzando. Tutto ciò non si oppone alla necessaria
gradualità nella presentazione della fede, come esigenza propria dell'azione
del catechizzare e del suo procedere pedagogico.
- Infine è
necessario mostrare la stretta relazione esistente tra il mistero
della fede e l'esistenza umana. Ciò rappresenta la necessità da una
parte, di mostrare il senso e il valore che il messaggio cristiano ha per
ogni essere umano; dall'altra parte esprimere il modo con cui il messaggio
cristiano introduce l'uomo nell'intimità di Dio.
In definitiva
questo criterio invita a mostrare – nella trasmissione della fede – l’intima
relazione esistente tra l’esperienza profonda dell’uomo, le sue ricerche e
le sue aspettative, e l’offerta di verità, di senso e di vita che offre la
fede cristiana.
In un certo senso
questo criterio applica al campo della catechesi l’esercizio della relazione
e del dialogo fede/ragione, o della fede/cultura… L'uomo tende e cerca la
verità, il bene, la felicità... cerca il senso della vita... si apre alla
realtà trascendente. La fede cristiana da parte sua offre all'uomo la verità
è il senso della vita. La fede unita alla ragione, la cerca e la rende
necessaria; è luce e stimolo che porta l'uomo credente a indagare le ragioni
della sua fede. La fede esige e deve essere pensata, intesa, compresa,
poiché la verità rivelata è stimolo per la ragione, amplia e stimola la
passione per la verità. La ragione, da parte sua, cerca di conoscere e
comprendono ciò che ama, ciò che desidera. Questa dinamica deve essere
riconosciuta e raccolta nell'esercizio della trasmissione della fede che la
catechesi sviluppa.
c) un cambiamento della ispirazione e orientamento pedagogico.
Un cambiamento che
viene esigito dalla natura delle cose. La trasmissione della fede e in
concreto la catechesi ha come fondamento e norma essenziale la divina
rivelazione. Per questo, nella sua essenza più intima, tutta la catechesi è
dono di Dio e opera dello Spirito Santo. Chi è chiamato a esercitare il
ministero catechistico mette a disposizione le proprie capacità al servizio
della trasmissione; cioè vincola la sua persona all'azione misteriosa della
grazia di Dio. Per tutto questo occorre affermare in primo luogo che la
catechesi è esercizio di una pedagogia originale, la pedagogia della fede. E
ciò determina un cambiamento radicale nella pedagogia catechistica, la cui
fonte e modello è la stessa pedagogia di Dio. Un cambiamento che riguarda
l'impianto ispiratore e gli orientamenti di fondo della pedagogia della
catechesi. Ci si riferisce in concreto alla necessità di dare impulso e
sviluppo oggi a un nuovo spirito, a un nuovo modo di operare nell'azione
catechistica. Si tratta, in primo luogo, di entrare nella dinamica
dell'amore e della unione con Dio e, successivamente, di offrire la
testimonianza della fede, di rendere reale e vicina la realtà dell'amore di
Dio; di mostrare l'autenticità e la veracità di chi vive in Cristo.
Ecco il metodo
irrinunciabile: l'esperienza di chi ha visto e udito, di chi ha contemplato
e toccato con le proprie mani... e lo fa conoscere con parole e con la
coerenza evangelica della sua vita. Questo è anteriore a ogni presupposto
metodologico e didattico, e ad esso dovrà ispirarsi il processo della
catechesi.
La catechesi è,
come afferma Catechesi Tradendae, l'esercizio di una pedagogia originale
della fede, in quanto si tratta non di trasmettere un sapere umano, ma di
comunicare nella sua integrità e verità, all'uomo di ogni tempo, il
compimento della grazia e della salvezza che è la rivelazione di Dio, il
compimento della presenza e dell'intervento salvifico di Dio in favore
dell'uomo. Dio stesso lungo tutta la storia sacra e principalmente nel
Vangelo, si è servito di una pedagogia che deve continuare a essere il
modello della pedagogia della fede. In effetti Gesù Cristo, il redentore,
giunta la pienezza dei tempi, porterà a perfezione questa pedagogia di Dio.
Egli è "il maestro che rivela Dio gli uomini e l'uomo a se stesso; il
maestro che salva, santifica e grida, che è vivo, parla, esige, giudica e
perdona, che cammina quotidianamente con noi nella storia, il maestro che
viene e verrà nella gloria” (CT 9)". In Gesù Cristo, Signore maestro, la
Chiesa incontra la grazia trascendente, l'ispirazione permanente, il modello
conveniente per ogni comunicazione della fede. Solamente in comunione intima
con lui, vivendo come discepoli suoi, i catechistica troveranno luce e forza
per annunciare oggi Gesù Cristo, per insegnare a tutti battezzati che
cercano orientamento e senso alla loro esistenza a vivere nella sequela del
Signore. Non pochi catechizzandi, anche meno giovani, vengono da una realtà
di indifferenza religiosa. Pur appartenendo a un ambito culturale di radici
cristiane, hanno perso il senso della vita cristiana e vivono come senza
basi spirituali, svincolati dalla realtà basilare originante questa matrice
della fede cristiana. Non cercano discorsi o un mere proclamazioni
dottrinali, non li convince una morale che è solo fondata sulla norma.
Desiderano vedere, constatare la verità, il bene e la vita che annunciamo.
Come quei pellegrini greci di quasi 2000 anni fa, che formularono la domanda
all'apostolo Filippo (Gv 12,29): "gli uomini del nostro tempo, magari non
sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di « parlare »
di Cristo, ma in certo senso di farlo loro «vedere» (NMI 16).
Per tutto questo,
oggi è necessario riferirsi alla pedagogia di Dio, alla pedagogia che
configura la catechesi come itinerario di fede e che per questo favorisce
l'incontro con lui, il dialogo della salvezza, dell'adesione a Dio.
-
E’ la
pedagogia della accondiscendenza che Dio mostra lungo la storia della
salvezza; pedagogia dell'accostamento amoroso all'uomo, del perdono e della
misericordia.
-
È la pedagogia dell'accompagnamento spirituale, per una
attenzione singolare a ogni catechizzando nella sua situazione personale,
storica e culturale, nel processo della sua iniziazione cristiana.
-
È la
pedagogia del riconoscimento della supremazia del dono di Dio, che è colui
che conduce e salva l'uomo. Insegnare ad accogliere il dono che Dio offre
all'uomo e aprire al senso del mistero e della trascendenza che avvolge
l'essere umano.
-
E’ ancora una pedagogia della semplicità e dell'umiltà,
della pazienza e della speranza, sapendo che, come il granello di senape o
il seme deposto nella terra nasceranno i frutti del regno.
-
È la pedagogia
della presenza dei segni di Dio, e per questo e in primo luogo,
dell'inserimento e della partecipazione viva nella Chiesa che è "in Cristo
come un sacramento", e catechesi vivente per apprendere a scoprire i segni
che la identificano: la fede, i sacramenti, la vita cristiana, la preghiera.
-
È una pedagogia che
sviluppa il senso dell'appartenenza e dell’amicizia, poiché si tratta di
educare alla nuova realtà sopravvenuta all'uomo, quale è la sua filiazione,
attraverso la quale prende parte della famiglia dei figli di Dio.
Appartenenza che si configura visibilmente nella appartenenza alla Chiesa.
Non si tratta di un
mero insegnamento, di attività e processi metodologici, né di discorsi
eruditi; si tratta anzitutto di essere discepoli fedeli di Cristo, di
mostrare e confessare la fede davanti ai fratelli, come lo fece Pietro
davanti ai suoi: " tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente", come
espressione che sgorga dal cuore per mezzo della grazia che viene dal Padre
e che parla della profondità del mistero di Cristo, il Signore. E altresì
come espressione di modo di essere e di vivere conforme al Vangelo.
Prima di
assumere la necessità di questo cambio nella ispirazione e orientamento
pedagogico della catechesi, sembra giusto cominciare riconoscendo che oggi
manca lo spirito, la veracità e la vita vissuta, mentre abbondano
proclamazioni, sforzi di organizzazione, strategie.
d) cambiamento del profilo della figura del catechista.
Questa catechesi
che abbiamo chiamato missionaria e fondante, cioè che ha come scopo di
annunciare la fede, che cerca di suscitare nel catechizzando, che pone di
conseguenza le basi della fede e della vita cristiana, comporta anche una
serie di cambiamenti nella figura del catechista.
Il catechista è
soprattutto un discepolo fedele di Cristo. Il suo profilo per questo, sarà
quello di una guida che accompagna e orienta il catechizzando nel cammino
della fede: una guida spirituale prima ancora che un mero insegnante; un
conoscitore sperimentato del messaggio che propone, poiché è una persona
abituata a vivere nella sequela di Gesù Cristo. È guida spirituale che unita
al catechizzando, lo accompagna, lo conduce e insegna ad avanzare nel
cammino della fede che precedentemente egli stesso ha percorso. Come
fratello maggiore è disposto a riprendere il cammino in compagnia del
catechizzando nell’avventura di seguire Gesù Cristo, testimone nella
ferialità della vita, della verità della fede cristiana e della grazia
dell’amore di Dio, mentre condivide l’amicizia, la debolezza umana e le
difficoltà del cammino. Guida spirituale, testimone della fede, fratello e
servo degli uomini è profondamente vincolato alla Chiesa nella comunità
cristiana di appartenenza.
È indubbio che
questo catechista deve contare su un'adeguata formazione teologica e
catechistica, tuttavia prima di tutto dev'essere una persona identificata
con Cristo, un discepolo del Signore che ascolta con assiduità la parola e
la custodisce nel suo cuore, che celebra i sacramenti della presenza di Dio
in noi, pratica l'orazione e cresce nella carità; inoltre, in quanto mandato
dalla comunità cristiana, accompagna i catechisti nel cammino di fede fino
all'incontro con il Signore.
2. Una catechesi al servizio della iniziazione cristiana e come
iniziazione cristiana.
La catechesi
rappresenta una funzione basilare ed essenziale della Chiesa in quanto
vincolata alla sua missione propria di trasmettere la fede e all'esercizio
della funzione materna della Chiesa di generare e dare alla luce nello
Spirito i nuovi figli di Dio, incorporando gli uomini al mistero di Gesù
Cristo e alla sua Chiesa.
La missione
affidata dal Signore alla Chiesa si realizza e si manifesta nell'annuncio
universale del Vangelo e nella celebrazione dei sacramenti, particolarmente
nella iniziazione cristiana. La catechesi, in questo senso, come elemento
fondamentale della iniziazione cristiana strettamente vincolata ai
sacramenti dell'iniziazione, dev'essere un insegnamento e apprendimento
convenientemente prolungato di tutta la vita cristiana, con il fine di
iniziare i catechizzandi al mistero della salvezza e nel modo di vita
proprio del Vangelo. Deve configurarsi come atto della tradizione viva della
Chiesa che consegna ai catechizzandi il dono della fede, inizia al suo
apprendimento e incorpora alla vita della comunità cristiana.
Una catechesi come
iniziazione cristiana e al servizio dell'iniziazione cristiana suppone,
inoltre, di accogliere il catechizzando nell'integrità del suo essere
(cuore, intelletto, volontà), dev'essere attenta a tutte le dimensioni
proprie della fede e della vita cristiana per porre le fondamenta
dell'edificio spirituale del cristiano; ciò significa iniziare il
catechizzando nella conoscenza del mistero di Dio, nell'esercizio della vita
cristiana, nella celebrazione gioiosa del dono di Dio nei sacramenti,
nell'impegno apostolico missionario, nell'orazione. Questa catechesi deve
iniziare in modo basilare e organico alla fede della Chiesa, in ciò che essa
professa, crede, celebre e vive.
Una catechesi al
servizio dell'iniziazione cristiana è - per queste ragioni - una catechesi
che inizia alla identità cristiana, la cui origine fonda e si radica nel
sacramento del battesimo, poiché è in esso e per esso che si pongono i
fondamenti di una nuova esistenza, l'esistenza in Cristo, e che deve aprire
un cammino di sequela del Signore (cf. CT 5-6).
3. Una catechesi come itinerario di fede
È questa un'altra
delle caratteristiche essenziali che debbono essere accentuate nella
catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana: la considerazione che la
catechesi è processo di avanzamento e percorso spirituale dei catechizzandi;
è itinerario sviluppato con gradualità e progressione, articolato in un
processo per tappe, che ha la sua origine nel modo con cui Dio ha attuato la
storia della salvezza. Non si tratta di un procedere formale, ma di un
avanzamento reale nella fede, di un itinerario percorso realmente da parte
di ognuno dei catechizzandi.
Si tratta quindi,
di una catechesi capace di aiutare a crescere personalmente nella fede, a
maturare e ad avanzare nel consolidamento di una nuova di identità, ad
acquisire nuove abitudini e comportamenti propri della vita in Cristo. Una
catechesi che consolidi ogni giorno di più l'identità cristiana ed
ecclesiale dei catechizzandi, che li rende incapaci di una vera confessione
della fede personale, adulta, permanente. Per raggiungere tali mete, la
catechesi di iniziazione cristiana deve essere fondamentalmente una scuola
di fede, quasi un "noviziato" di vita cristiana, in quanto suppone un vero
apprendimento della fede. Questo itinerario o percorso spirituale comporta
di passare da una forma di essere a un'altra nuova, cambiare la mente e il
cuore, acquisire nuovi principi e forme di vita, sviluppare nuove capacità,
avanzare in definitiva nella vita della fede.
Trasformazione e
crescita nella vita della fede, progresso fino all'incontro con il Signore,
è questo l'orizzonte necessario per la catechesi attuale, che deve essere
capace di superare questa situazione, nella quale non pochi catechizzandi,
dopo vari anni di lavoro, si trovano più o meno allo stesso punto di
partenza. Talvolta si può notare un movimento di mente e di sentimenti, ma
non la realtà intera dell'esistenza. Per questo si può dire che non si sia
percorso realmente un itinerario, non sia esistito realmente un processo di
crescita nella fede e nella vita cristiana per quanto esso sia stato
programmato. Una tale paralisi deve interpellare le comunità ecclesiali e
prospettare l'urgente necessità di dare nuovo impulso di nuovo orizzonte
catechistico di carattere catecumenale, vincolato all'iniziazione cristiana
e tramite esso al servizio della stessa, incorporando tutti quegli elementi
e requisiti che la definiscono.
a) catechesi della Chiesa ha servizio della comunità ecclesiale.
La catechesi è
azione ecclesiale a servizio della comunità ecclesiale. Questa dimensione
dev'essere oggi ben accentuata, di modo che la crescita della fraternità e
della comunione dovranno essere un obiettivo prioritario nell’azione
catechistica. Tutta la catechesi ha la sua origine nella fede della Chiesa e
la sua meta è la confessione della fede della Chiesa. Per questo, poiché
tutto ruota e si centra nella confessione della fede, il frutto non può
essere altro che l'unità di coloro che, per mezzo della forza dello Spirito
Santo, confessano la fede comune. Tutta la catechesi si radica nella Chiesa,
è al servizio della sua edificazione e ricostruzione, ha come meta la
comunione ecclesiale e nella Chiesa e per mezzo di essa, corpo di Cristo, i
catechizzandi nascono alla vita divina e apprendono a vivere nella unità dei
figli di Dio.
In effetti, è la
Chiesa, in virtù della sua missione, il soggetto primo della catechesi. Essa
è colei che offre all'uomo il mistero di Dio rivelato in Cristo, in essa è
presente, per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, l'evento della salvezza
di Dio per tutta l'umanità. La Chiesa, nell'esercizio della sua funzione
materna, si costituisce in grembo materno e ambito della fede e vita
cristiana; in tale ambito i catechizzandi nascono alla fede, apprendono ad
essere e a vivere conformemente alla propria condizione. La Chiesa si
configura come comunità di fede che accompagna l'uomo nel cammino fino
all'incontro e alla configurazione con Cristo. Come ad Emmaus, anche oggi
molti dei nostri battezzati sono in attesa di risposta alle proprie
delusioni e alla propria ricerca, e non pochi desiderano ricominciare. Sono
uomini e donne immersi nella cultura della post modernità, alcuni potrebbero
essere chiamati post cristiani in quanto disanimati e disorientati. In
Emmaus, due dei suoi discepoli si incontrarono con Gesù, che si è fatto loro
vicino e compagno di viaggio. Gesù, oggi come ieri, vuole incontrare l'uomo
di tutti i tempi, anche l'uomo della nostra epoca e invita a confrontare la
nostra vita con la Parola, ad approfondire le nostre ricerche, ad aprire il
cuore al mistero della verità e della vita, a confidare eternamente nel
Signore che è fonte di ogni bene. Nella mensa dell'eucaristia il discepolo
apprenderà a vivere nell'amore e nella speranza: "conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi" (Gv 8,32).
Accompagnare l'uomo
di oggi nella conoscenza di se stesso verso l'incontro con il Signore è la
funzione della catechesi della Chiesa e delle comunità cristiane. Una Chiesa
chiamata a farsi via dell'uomo e per l'uomo (RH 12 e 14).
È urgente allora
tracciare un itinerario pedagogico di ricerca, di ascolto, di accoglienza e
di accompagnamento. In questo senso la Chiesa deve sapere dispiegare oggi
una azione evangelizzatrice capace di farsi vicina all'uomo di oggi e
accoglierlo nella sua realtà concreta per invitarlo a conoscere Gesù Cristo
il salvatore dell'uomo, accompagnandolo nel cammino verso l'incontro con
lui. Così, dalla confessione della fede, dalla ferma adesione Signore,
crescerà la comunione ecclesiale e sorgeranno comunità cristiane capaci di
stabilire, a loro volta, nuovi vincoli di comunione.
b) una catechesi che annuncia e narra la fede. Il primato della
testimonianza
Annunciare la buona
novella di Gesù Cristo figlio di Dio! Per condurre gli uomini alla fede in
lui, è questo l'oggetto proprio di tutta l'azione evangelizzatrice. In
virtù della sua missione la Chiesa deve comunicare, narrare agli uomini di
tutti i tempi gli avvenimenti e gli eventi della salvezza: Dio ha visitato
il suo popolo (Lc 1,68); ha compiuto le sue promesse fatte ad Abramo e alla
sua discendenza (Lc 1,55); ha costituito con essi un vincolo di alleanza; e,
oltre ogni aspettativa umana, ha inviato il suo figlio amato Gesù Cristo e
nella sua umanità Dio ha riconciliato a sé il mondo ("in questo si manifestò
l'amore che Dio ha per noi: egli ha inviato del mondo il suo unico figlio
perché noi avessimo la vita per mezzo di lui" [cf. 1 Gv 4,9]). Gesù Cristo,
capo della Chiesa, ci precede nel regno, perché noi, membra del suo corpo,
ci siano nella speranza di essere un giorno con lui eternamente (CCC 666).
Dio sarà dunque tutto in tutti nella vita eterna.
Nostro riferimento è Gesù Cristo che è uscito da Dio (Gv 13,3) ed è venuto
nella carne (1Gv 4,2) ed è testimone di Dio. Egli viene a dare testimonianza
della sua intimità con il padre:” In verità, in verità ti dico, noi parliamo
di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non
accogliete la nostra testimonianza” (Gv 3,11). Egli è venuto nel mondo per
dare testimonianza la verità: “Per questo io sono nato e per questo sono
venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla
verità, ascolta la mia voce»”(Gv 18,37)
A
sua volta Gesù affida ai suoi discepoli la missione di essere suoi testimoni
con la forza dello spirito santo: "Quando verrà il Consolatore che io vi
manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi
renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete
stati con me fin dal principio” (Gv 15,26-27).
Questo è il mandato
missionario di Gesù: rendere testimonianza alla sua parola e alla sua
risurrezione (At 1,9). Dare testimonianza come egli è venuto per dare
testimonianza al Padre svelandoci il disegno di Dio. Difatti il termine con
cui il libro degli Atti degli apostoli si riferisce con frequenza ai Dodici,
segnalando così non solo la loro missione ma anche la loro identità, è il
termine testimoni (At 1,8; 3,15;5,32).
Saranno così
qualificati testimoni del Risorto fino al punto che non potranno smettere di
parlare di ciò che hanno visto e udito. “Ciò che era fin da principio, ciò
che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò
che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il
Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e
di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso
il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi
lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La
nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi
scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-4).
La Chiesa nel suo
insieme e ogni credente in particolare, ha in affidamento la missione di
continuare questo compito: annunciare la presenza e l'intervento salvifico
di Dio oggi in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo; annunciare e
narrare agli uomini di oggi le opere dell'amore di Dio nella sua parola, nei
sacramenti della Chiesa, nella vita dei santi, nelle opere del creato, nei
ministeri e carismi presenti nella Chiesa; dare testimonianza di queste
realtà misteriose, i tesori della vita divina, che ogni fedele cristiano
conosce e vive nella comunione della Chiesa.
Di fronte a questa
dimensione di carattere teologico della testimonianza, ogni catechista deve
integrare la testimonianza delle opere proprie della vita cristiana con la
testimonianza di avanzare fino alla perfezione della carità. E tutto questo
come espressione della coerenza e autenticità personale del catechista. Così
dalla congiunzione delle due dimensioni della testimonianza - teologale e
morale - nell'annuncio della fede da parte del catechista la verità del
messaggio che propone e offre al catechizzando si fa più vicina e in un
certo modo più trasparente.
La catechesi oggi
deve passare dalla mera esposizione della fede nel contesto della
istruzione, alla narrazione degli avvenimenti della salvezza e della fede,
alla forma testimoniale dell'annuncio della fede. Più che di una catechesi
di carattere istruttivo e meramente dottrinale, o una catechesi centrata
solo nella ricerca e esperienze umane, oggi occorre accentuare la necessità
di una catechesi di testimonianza. Non sarà sufficiente presentare Gesù
Cristo "spiegando" la sua dottrina e la sua opera: oggi è richiesta la
testimonianza di Gesù Cristo, attraendo l'uomo a Lui e agli eventi della
salvezza di Dio nella Chiesa. Si tratta di "sapere” e “potere” narrare la
storia della salvezza come realtà presente e viva; e all'interno di questa
tratteggiare la storia personale dell'incontro del catechizzando con il
Signore, la storia personale del catechista come discepolo di Cristo, così
come la sua vita vissuta nel grembo della Chiesa. Ciò significa riferire e
narrare gli eventi salvifici di Gesù Cristo e come egli sia entrato nella
propria esistenza illuminandolo, significandola e orientandolo in modo
definitivo. La testimonianza di fede propria della catechesi, più che
riferire la vita e l'esperienza personale annuncia il nome, la dottrina, la
vita, le promesse, il regno e il mistero di Gesù di Nazaret figlio di Dio
(EN 22).
Intesa così in modo
integrale la testimonianza, il catechista si presenta come portatore di una
verità ed esprime altresì il carattere di realtà di questa verità che
annuncia; dimostra la obiettività della fede e orienta fino all'evento e
alla Persona che suscita la sua testimonianza. Infatti, la testimonianza è,
per sua propria natura, segnala e invia la verità della fede, fino alla
persona di Gesù Cristo. Per questo la testimonianza è la forma prima è
principale della trasmissione della fede, è il linguaggio proprio
dell'evangelizzazione e della catechesi.
c) una catechesi in un contesto non cristiano
La catechesi di
oggi deve essere una catechesi che prepari i cristiani a vivere in un
contesto non cristiano (cf. CT 56), in una società dove la fede in Dio, il
suo valore e il suo senso sono deformati e perfino combattuti, i suoi
seguaci, con frequenza, emarginati e umiliati. In un mondo secolarizzato e,
in un certo modo post-cristiano, assai fortemente caratterizzato dal
relativismo, la tentazione del pragmatismo e di una emergente paganizzazione
nei costumi; di una società dove il Dio vivo e la salvezza che egli offre
all'uomo sono ignorati o si presentano come irrilevanti; dove la Chiesa è
posta quotidianamente sotto sospetto o sotto il segno delle sue
contraddizioni interne, la catechesi, che non può essere assente da questa
realtà, deve essere capace di educare al fine di sopportare tale situazione,
per comprendere e affrontare le difficoltà nelle quali è obbligato a vivere
di cristiano. La catechesi non può realizzarsi alle spalle di questi
fenomeni: deve preparare cristiani a vivere in un mondo che ignora Dio, in
un contesto non cristiano e, in un certo modo quasi in diaspora. "Abbiamo
bisogno di una catechesi che insegni ai giovani ed agli adulti delle nostre
comunità ad essere lucidi e coerenti nella loro fede, ad affermare con
serenità la loro identità cristiana e cattolica, a «vedere l'invisibile» e
ad aderire così fortemente all'assoluto di Dio, da poterlo testimoniare
entro una civiltà materialista, che lo nega” (CT 57).
Una catechesi che
li rafforzi nella loro propria identità, che li rende incapaci di resistere
alle incertezze e di sovrapporsi ai vacillamenti dell'ambiente. Una
catechesi capace di educare nel mistero delle tenebre, della morte e della
vita, seguendo il sentiero luminoso della croce del Redentore. Una catechesi
che aiuti, in queste circostanze, i nostri battezzati a essere luce e sale
per un autentico servizio alle comunità cristiane, alla cultura, alla
storia.
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