Il sacramento dell'Ordine  

 

 

 

1. Gesù chiama i Dodici

 

a) Nella sua vita terrena riunì attorno a sé un gruppo di discepoli (72) e poi un gruppo più ristretto, i "dodici", a cui ha affidato alcuni compiti specifici di predicazione.

 

b) Dopo la sua risurrezione apparve ai "dodici" e li inviò a predicare, a battezzare ed a continuare la sua missione, costituendoli come capi del nuovo Israele, con la funzione di rappresentarlo in tutto.

DOCUMENTAZIONE

 

– Passeggiando poi lungo il mare della Galilea, vide due fratelli, Simone, quello detto Pietro, e Andrea il suo fratello, che gettavano una rete nel mare: erano infatti pescatori.

E dice loro: "Orsù (venite) dietro me e vi farò pescatori di uomini" (Mt 4,18-19; cfr. Mc 1,16- 18; Lc 5,10).

– Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, (Gesù)diede loro potere su spiriti immondi per cacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. [...]

Gesù inviò questi dodici... Disse loro: "Chi accoglie voi, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie Colui che mi mandò" (Mt 10,1.5.40; cfr. Mc 3,13-18; 6,6-13; Lc 6,12-16; 9,1-6).

– Allora rispondendo Pietro gli (= a Gesù)disse: "Ecco, noi lasciammo tutto e ti seguimmo: che cosa sarà dunque per noi?". Gesù disse loro: "Amèn vi dico: voi che mi seguiste, nella rigenerazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, sederete anche voi sopra dodici troni giudicando le dodici tribù d’Israele" (Mt 19,27-28).

– E Gesù, avvicinatosi, parlò loro (= agli apostoli) dicendo: "Mi fu dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ordinai. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla consumazione del secolo" (Mt 28,18-20; cf Mc 16,15-18).

– (Disse Gesù agli apostoli) "Voi siete miei amici se fate quello che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quel che fa il suo padrone; vi ho chiamati amici, perché feci conoscere a voi tutto quello che ascoltai presso il Padre mio. Non voi sceglieste me, ma io scelsi voi e vi costituii affinché andiate e portiate frutto e il vostro frutto permanga, affinché ciò che chiederete al Padre nel nome mio, ve (lo) conceda" (Gv 15,14-16).

(Disse Gesù in preghiera al Padre)"Manifestai il tuo nome agli uomini, che mi desti dal mondo.

Erano tuoi e li desti a me, e conservarono la tua parola. Ora hanno conosciuto che tutto quello che hai dato a me è da te, perché le parole che desti a me (le) ho date a loro ed essi (le) ricevettero e veramente conobbero che io uscii da te e credettero che tu mi mandasti...

Come mandasti me nel mondo, anch’io mando loro nel mondo. E per loro io santifico me stesso, affinché essi pure siano santificati (nel)la verità" (Gv 17,6-9.18-19).

– Detto questo, (Gesù) alitò e dice loro (= agli apostoli): "Ricevete Spirito Santo. A chi

rimetterete i peccati siano loro rimessi, a chi li riterrete siano ritenuti" (Gv 20,22-23).

(Disse Gesù agli apostoli) "Ma con la discesa dello Spirito Santo riceverete dentro di voi la forza e sarete miei testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e Samaria e fino all’estremità

della terra" (Atti 1,8).

– E pregando (gli apostoli) dissero: "Signore, tu che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due (Giuseppe e Mattia)scegliesti per assumere il posto di questo servizio e apostolato, dal quale prevaricò Giuda per andare al posto suo (= che gli spettava)" (Atti 1,24-25).

 

2. Gli apostoli costituirono dei capi

 

Gli apostoli, obbedendo al comando che Egli aveva dato, predicarono il vangelo di Gesù, figlio di Dio, e fecero sorgere delle Chiese. Prima di lasciare queste comunità per andare ad evangelizzare altrove, essi costituirono dei capi che continuassero la loro opera e sostenessero nella fede quelli che avevano creduto a loro.

Gesto usato per costituire i capi: la preghiera e l’imposizione delle mani sul capo delle persone scelte.

 

DOCUMENTAZIONE

– I Dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: "Non è bene che noi, abbandonata la parola di Dio, serviamo alle mense. Perciò, scegliete tra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di spirito e sapienza, e affideremo loro questo servizio. Noi invece saremo costantemente intenti all’orazione e al servizio della parola".

La proposta piacque a tutta la moltitudine e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicanore, Timone, Parmèna e Nicolao proselita d’Antiochia: li presentarono agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani (Atti 6,2-6).

– Mentre (i cristiani d'Antiochia) attendevano al servizio del Signore e digiunavano, disse lo Spirito Santo: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera cui li ho chiamati". Dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e (li) congedarono (Atti 13,2-3).

– Evangelizzate quelle città e fatti numerosi discepoli, (Paolo e Barnaba)ritornarono a Listri, poi a Iconio e ad Antiochia, fortificando l’animo dei discepoli, esortandoli a perseverare nella fede e dicendo che "attraverso molte tribolazioni ci è necessario entrare nel regno di Dio". Dopo aver pregato e digiunato, costituirono degli anziani (presbìteri) per ciascuna Chiesa (assemblea)e li affidarono al Dio nel quale avevano creduto (Atti 14,21-23).

– Da Mileto (Paolo) mandò (qualcuno) ad Efeso a chiamare gli anziani della Chiesa ai quali, appena gli furono intorno, disse: "Voi sapete in quale maniera io mi sia sempre comportato verso di voi, fin dal primo giorno in cui sono entrato in Asia, [...]

Vegliate quindi su voi stessi e su tutto il gregge, sul quale lo Spirito Santo vi costituì sorveglianti (episcopi),per pascere la Chiesa (assemblea)del Signore che egli si acquistò col suo proprio sangue / (variante:) ... la Chiesa (assemblea)del Dio, che (egli) si acquistò col sangue del proprio Figlio" (Atti 20,17-18... 28).

(Paolo scrive a Timoteo:)"Non trascurare il dono (che è) in te, che ti è stato dato mediante profezia, con l’imposizione delle mani del presbiterio (= assemblea degli anziani)"(1 Tim 4,14).

– Gli anziani (presbìteri)che governano bene, siano stimati (degni) di doppio onore, soprattutto coloro che si affaticano in parola e insegnamento. Dice infatti la Scrittura: "Non metterai la museruola al bove che trebbia"; e: "degno(Ë) l'operaio del suo compenso" [...]. Non imporre le mani a nessuno affrettatamente, per non renderti complice dei peccati altrui(1 Tim 5,17-22).

– Ti ricordo di ravvivare il dono del Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani(2 Tim 1,6).

– (Paolo scrive a Tito) Ti lasciai a Creta per sistemare il resto e per costituire anziani (presbiteri) in ciascuna città, come io ti ordinai (Tito 1,5).

 

 

L'organizzazione delle Chiese fu modellata sulla struttura delle comunità ebraiche della diáspora (= dispersione, fuori di Palestina).

Alla fine del I secolo è già chiaramente delineata una gerarchia tra i capi: a capo di ogni comunità c’è unvescovo unico, visto come successore degli apostoli e rappresentante di Gesù Cristo, coadiuvato, per la parte spirituale, dai presbìteri ( = anziani - da cui la parola "preti") e, per la parte organizzativa e materiale, dai diaconi (= servitori).

DOCUMENTAZIONE

 

Cfr. le lettere di Ignazio di Antiochia, morto martire a Roma verso il 107 d.C., in cui la gerarchia: vescovi - preti - diaconi è già ben organizzata.

3. Il sacramento dell'ordine

 

La Chiesa lungo i secoli ha continuato a costituire dei capi che prolungassero nel tempo l'opera di Gesù e degli apostoli.

È andato così organizzandosi il sacramento dell'ordine.

 

a) Che cos'è?

È l'atto con cui un cristiano viene costituito segno o rappresentante stabile di Gesù Cristo, continuatore della sua funzione di capo della Chiesa, a favore degli altri cristiani.

• Capo nella Chiesa non è colui che si serve degli altri a suo vantaggio e "va a dondolarsi sugli altri" (cfr. Giud 9), ma colui che offre alla comunità cristiana il servizio di rappresentare Gesù Cristo.

(Disse infatti Gesù:) "Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi nelle nazioni le tiranneggiano e che i loro prìncipi le opprimono. Non così deve essere tra voi; ma piuttosto, se uno tra voi vuole essere grande, sia vostro servo e chi tra voi vuole essere primo, sia schiavo di tutti. Infatti il Figlio dell'Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire" (Mc 10,43; cfr. anche Mt 20,26; Lc 22,26).

L'autorità come servizio!

 

• L'ordinato rappresenta stabilmente Gesù Cristo, ma solo per l'amministrazione dei sacramenti e per l'organizzazione della Chiesa. Questo concetto è stato formulato dai teologi con la formula: "l'ordinazione imprime il carattere". Esso è il segno della stabilità di Dio/Cristo, che nei sacramenti si impegna in modo definitivo. Ciò significa che uno che sia stato ordinato rimane sempre "rappresentante di Cristo", anche quando non esercita più il ministero.

 

Per es. un prete "spretato" rimane sempre prete e può sempre, per es., amministrare il sacramento della penitenza ad un moribondo. Qualora celebrasse la messa, essa sarebbe valida, anche se non lecita (quest'ultimo punto è comunemente riconosciuto dalla tradizione).

C'è discussione tra i teologi nello stabilire se il carattere sacerdotale continua anche dopo la morte. Su questo punto il magistero non si è pronunciato. E non vale citare qui il "Tu es sacerdos in aeternum" della lettera agli Ebrei (cap. 7,17 - che cita il salmo 110,4 -), perché ciò è detto di Gesù Cristo. Si può applicare agli altri sacerdoti? Su questo c'è una discussione fra i teologi. Per es. Dante è per il carattere eterno del sacerdozio: "Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino; e questi è l'arcivescovo Ruggieri"(Inf. 33,13-14).

• Poiché nel N.T. si parla di "sacerdozio" applicato a tutti i cristiani, il concilio di Trento ha voluto distinguere fra "sacerdozio comune" di tutti i fedeli e "sacerdozio ministeriale"degli ordinati. Se sacerdote, nel senso antico , è "colui che offre a Dio il sacrificio", tutti i cristiani sono sacerdoti (sacerdozio comune), poiché tutti offrono a Dio il sacrificio della propria volontà per compiere la volontà di Dio. Ma perché tale sacrificio sia "cristiano", esso deve essere offerto in unione al sacrificio di Cristo. Il ministro (sacerdozio ministeriale) ha la funzione di rendere presente, nel rito eucaristico, il sacrificio di Cristo onde il cristiano possa dare il segno della sua volontà di associarsi ad esso.

 

b) Il ministro dell'ordinazione

 

Chi detiene nella Chiesa l'autorità di Gesù Cristo e continua nella Chiesa la sua opera, in quanto successore degli apostoli, è il vescovo. E dunque è lui il ministro dell'ordinazione. Questo principio è stato accettato da tutta la tradizione.

 

c) Il gesto per ordinare

 

Il gesto tradizionale (già in uso presso gli ebrei) con cui una persona viene messa a capo della comunità è l'imposizione delle mani sul capo da parte di un vescovo, il quale, agendo a nome di Gesù Cristo, trasmette simbolicamente all'ordinando la propria autorità.

 

d) Il soggetto dell'ordinazione

Per essere cristiano è sufficiente credere con libera decisione a Gesù ed essere accolto nella comunità mediante i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Mc 16,16).

Invece per essere capo nella Chiesa è necessario un mandato speciale del vescovo.

 

• Nessuno infatti può attribuirsi da sé il diritto di rappresentare Gesù Cristo nella comunità, se non ha ricevuto da Lui una "delega" e questa delega si chiama "ordinazione". Essa viene dal vescovo, il quale, a sua volta, l'ha ricevuta da un altro vescovo, in una catena ininterrotta che risale a Gesù Cristo (successione apostolica).

La persona si offre per essere ordinata, ma la scelta spetta al vescovo, in base al principio che è stato Gesù a scegliere gli apostoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi » (Gv 15,16).

Perciò l’autorità di capo(vescovo - prete - diacono) viene da Gesù attraverso l'imposizione della mani di uno o più vescovi.

Invece il modo di scegliere la persona che detiene l’autorità è variato nei secoli in base alle diverse situazioni delle comunità.

 

Quali requisiti deve avere una persona per essere ordinata?

 

Requisito fondamentale indiscusso è che sia battezzato e viva da cristiano. Il Nuovo Testamento ha richiesto ai capi anche alcune doti specifiche. Nella storia però, a motivo di circostanze ed esigenze diverse, la Chiesa ha richiesto all'ordinando anche altre qualità.

 

1. Secondo il Nuovo Testamento

Soprattutto le Lettere Pastorali (due a Timoteo e una a Tito) di Paolopresentano le qualità che deve avere un capo:

– "Verità certissima è questa: se qualcuno aspira all’episcopato, desidera un'opera bella.

Bisogna, però, che l'episcopo (= sorvegliante) sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, decoroso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento, ma indulgente, pacifico e disinteressato; buon capo della propria casa, con figli sottomessi con ogni decoro; perché se uno non sa dirigere bene la propria casa (o famiglia), come potrà avere cura della Chiesa di Dio? Non sia un convertito da poco tempo, per timore che, gonfiatosi d’orgoglio, abbia ad incorrere nella stessa condanna del diavolo (lett.: calunniatore). Inoltre, deve godere buona fama da parte di quelli di fuori (= non cristiani), affinché non cada in discredito e nei lacci del diavolo.

Anche i diaconi (= servitori)devono essere persone degne, senza doppiezza, moderati nell’uso del vino, disinteressati. Conservino il ministero/servizio della fede in una coscienza pura. Siano prima messi alla prova e, se riscontrati irreprensibili, esercitino pure il diaconato(= servizio). Anche le donne tengano un contegno dignitoso, non (siano)

maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. I diaconi pure siano mariti di una sola donna, buone guide dei figli e delle proprie case" (1 Tim 3,1-12).

– "Ti ho lasciato a Creta allo scopo di (...) stabilire presbìteri (= anziani) in ogni città secondo le istruzioni ricevute.

Ognuno d’essi sia irreprensibile, marito di una sola donna, con figli credenti, senza taccia di dissoluti o di ribelli. Perché è necessario che l'episcopo (= sorvegliante) sia irreprensibile come amministratore di Dio: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non rissoso, non avido; ma ospitale, amante del bene, prudente, giusto, santo, temperante, ben fermo nella vera dottrina che è conforme all’insegnamento, per essere in grado di esortare (gli altri)nella sana dottrina e confutare gli oppositori" (Tito 1,5-9).

– Esorto i presbìteri (che sono)fra voi, io, conpresbìtero e testimone delle sofferenze di Gesù Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge del Dio a voi affidato, non come costretti, ma spontaneamente, secondo Dio; non avidamente, ma di cuore; né come dominatori sugli eredi (sui cristiani), ma come modelli del gregge. E quando apparirà il capo dei pastori, riceverete la corona incorruttibile della gloria" (1 Pt 5,1-4).

 

2. Le variazioni nella storia della Chiesa

 

La Chiesa ha richiesto ai capi, nei secoli, anche altre caratteristiche:

 

a) il sesso maschile

 

Fin dalle origini vescovi e preti erano scelti solo fra i maschi, sia perché, soprattutto nell’ambiente ebraico, era impensabile che una donna guidasse una comunità religiosa, sia perché veniva osservato il principio formulato da Paolo: «Come in tutte le Chiese dei santi (ebrei?), le donne nelle assemblee tacciano» (1 Cor 14,34 - cfr. anche 1 Tim 2,12).

E questo principio è rimasto intatto lungo i secoli.

Oggi però, in occidente, ci sono varie spinte perché anche le donne possano essere ordinate sacerdoti/sacerdotesse.

Teologicamente si può discutere se il citato principio di Paolo sia una norma legata alla cultura del suo tempo, e quindi modificabile, o se sia un principio universale. Riteniamo che sia modificabile, perché

– Paolo emette anche il principio della perfetta uguaglianza fra uomo e donna (Gal

3,28). Sarebbe in contraddizione con se stesso;

– esistono, nella tradizione, precedenti di ministeri sacri affidati alle donne: nelle chiese antiche c’erano le diaconesse (Rom 16,1) e, nella Chiesa latina, dal sec. XIII le suore certosine sono diaconesse.

Nulla vieta dunque che si possano ordinare delle donne. Molti gruppi protestanti e gli anglicani l'hanno fatto. Riteniamo però che la decisione dovrebbe essere presa da un concilio, in modo che ci sia l'accordo fra le Chiese.In questo argomento il papa Giovanni Paolo II, il 22.05.1994, ha preso una posizione negativa con tono quasi definitorio. Tuttavia successivi interventi hanno precisato che non si tratta di un pronunciamento infallibile. L’importante comunque è che non si veda l’ordinazione come un privilegio a cui anche le donne, nell'attuale clima di femminismo, devono avere diritto di accedere, ma come un servizio alla comunità (cfr. Mt 20,25-28, detto ai Dodici!), la quale ha l'autorità di stabilire da quali persone vuole essere servita, cioè guidata (cfr. Mc 10,43già citato; e Lc 22,26).

b) il celibato

 

Per i vescovi il celibato fu richiesto assai presto:

in occidente dal sinodo di Elvira (Granada) del 300 e in oriente

dalla legge di Giustiniano del 528.

La comunità giudicò che l’ufficio di vescovo, con tutto il lavoro

che comportava, non fosse compatibile con la cura della famiglia.

Per i preti:

nelle Chiese orientali non fu mai richiesto il celibato. Il Concilio Trullano del 692 stabilì però che i preti (e i diaconi) potessero sposarsi, ma solo prima della loro ordinazione.

nella Chiesa latina il celibato, richiesto già dal sinodo di Elvira, di fatto divenne legge solo dal sec. XI-XII (cfr. la norma n. 89 del

Corrector sive Medicus riportata a pag. 338).

L’esigenza del celibato sacerdotale nasceva, in occidente, almeno da questi fatti:

1) con l’aumento di ordinazioni sacerdotali di religiosi (a motivo delle molte richieste di celebrazioni di messe da parte di penitenti), il clero più apprezzato era celibe;

2) i vescovi (scelti in quel periodo soprattutto fra i religiosi, perché meno immischiati nelle questioni politiche) avevano portato al clero secolare la loro spiritualità monastica, celibataria;

3) i cristiani volevano preti santi e molti di loro giudicavano il matrimonio come peccaminoso o meno santo rispetto al celibato (catarismo - albigesi);

4) il popolo cristiano, assai povero, si era stancato di mantenere la moglie e i figli dei preti.

Fu però sempre precisato che il celibato non fa parte dell’essenza del sacerdozio (a differenza di quanto avviene per i religiosi). Perciò nulla vieta che si possano nuovamente ordinare come preti delle persone sposate. Di fatto questo già è avvenuto ed avviene.

 

Per i diaconi:

nella Chiesa latina fino al Concilio Vaticano II era obbligatorio il

celibato (con l’ulteriore impegno di accettare in seguito l’ordinazione presbiterale, a meno che motivi gravi, intervenuti dopo l’ordinazione diaconale, la sconsigliassero).

Il Concilio Vaticano II nel 1965 ha ripristinato per la Chiesa

cattolica latina il diaconato permanente, dato anche a persone sposate.

In questo caso deve essere richiesto il consenso della famiglia. Se invece un cristiano viene ordinato diacono da celibe, deve rimanere celibe. Se vuole sposarsi, col permesso del vescovo può farlo, ma smette di esercitare il ministero (= servizio).

c) lo stato di grazia

 

Si esige anche dal ministro che celebra un sacramento  che sia in grazia di Dio? Nel IV-V sec. i Donatisti l'hanno pensato: per essi un sacramento era invalido, se era amministrato da un ministro in peccato mortale. Il loro ragionamento:

— i sacramenti "danno" la grazia,

— ma nessuno può dare ciò che non ha,

— quindi il ministro deve avere la grazia, onde poterla dare.

 

Contro di loro ha reagito la tradizione, ed in particolare sant'Agostino, facendo presente che

  1. con questo principio si esponeva il fedele ad infiniti dubbi sulla validità dei sacramenti ricevuti, essendogli impossibile valutare lo stato di grazia o di peccato del ministro (nessun uomo può giudicare la coscienza di un altro!);

  2. il ministro nel sacramento non "dà" una grazia sua, ma "presta" a Gesù Cristo il suo corpo, onde il cristiano possa dare il segno visibile della sua volontà di unirsi a Cristo presente nel ministro: "sacerdos baptizat, Christus baptizat", diceva Agostino. Si richiede dal ministro solo che "abbia l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa", cioè che compia il rito secondo le norme stabilite.

La santità morale del ministro serve alla credibilità di quello che dice e fa, ma non alla validità del sacramento.

Spesso il popolo cristiano richiede ai preti più santità (= più coerenza) di quella che normalmente richieda a tutti gli altri cristiani. Si deve ricordare che l'obbligo della santità è per tutti i cristiani (cfr. Mt 5,48: "Siate santi/perfetti come è santo/perfetto il vostro Padre celeste" detto da Gesù, che citaLev. 19,2; e 1 Pt 1,16) e che il prete non è più cristiano degli altri. C'è in proposito una bella frase di sant'Agostino ai suoi fedeli: "Pro vobis episcopus, vobiscum christianus" (= per voi vescovo, con voi cristiano).

4. Gli ordini oggi nella Chiesa

 

La Chiesa lungo i secoli ha continuato a costituire dei capi e così, progressivamene, è andata organizzandosi una gerarchia, divisa in tanti gruppi, ognuno dei quali è stato chiamato "ordo", "ordine".

 

1. Quali sono

 

Nella Chiesa cattolica gli ordini si dividono in maggiori e minori, a seconda della responsabilità più o meno grande che affidano per il servizio dei fedeli.

Oggi si preferisce chiamarli ministeri ordinati e ministeri istituiti e ad essi si aggiungono i ministeri riconosciuti.

Sempre si esige per essi un adeguato periodo di preparazione.

 

a) I ministeri ordinati

Sono:

— l'episcopato

Dà la pienezza dell’autorità nel rappresentare Gesù Cristo. Il vescovo è il vicario di Cristo, il successore degli apostoli e perciò è il capo della Chiesa locale (diocesi). Può amministrare tutti i sacramenti a titolo proprio.

A seguito di molte discussioni, il Concilio Vaticano II ha chiarito che l'episcopato è sacramento. Questo significa che l'autorità al vescovo non viene dal papa, ma da Gesù Cristo, attraverso l'ordinazione fatta da almeno un altro vescovo (successione apostolica).

 

— il presbiterato

Costituisce un cristiano come collaboratore del vescovo per la guida soprattutto spirituale della comunità.

Il prete può amministrare, sotto il controllo del vescovo, tutti i sacramenti, eccetto l’ordinazione di vescovi, di preti e di diaconi.

 

— il diaconato

Costituisce un cristiano come collaboratore del vescovo e dei preti per l’organizzazione soprattutto materiale della comunità.

Compiti del diacono sono soprattutto la lettura del vangelo e la

predicazione durante la messa, la catechesi, l’amministrazione di certi sacramenti (battesimo e matrimonio), la celebrazione dei funerali, l’amministrazione dei beni economici della Chiesa, la cura degli edifici ecclesiastici...

 

b) I ministeri istituiti

Prima del Concilio Vaticano II, l’ordine sacerdotale era preparato da vari gradi o uffici:

• si entrava in esso con la tonsura (taglio dei capelli come segno di distacco dal "mondo");

• poi si ricevevano, scaglionati nel tempo, gli ordini minori:

— ostiariato (compito: tenere in ordine la Chiesa);

— lettorato (compito: leggere durante le funzioni liturgiche la Sacra Scrittura, eccetto il vangelo);

esorcistato (compito: pregare per gli "indemoniati", per ottenerne la guarigione);

accolitato (compito: servire durante le funzioni liturgiche);

• ed infine gli ordini maggiori:

suddiaconato (compito: aiutare il diacono);

diaconato.

 

Ad ogni ufficio ecclesiastico corrispondeva anche un beneficio economico, cioè una rendita per poter vivere.

Il Concilio Vaticano II ha abolito la tonsura, l’ostiariato ed il suddiaconato. Come ministeri istituiti oggi sono rimasti il lettorato e l’accolitato.

L'esorcistato ora è dato solo a preti di provata virtù.

 

c) I ministeri riconosciuti

Accanto ai ministeri "ufficiali" esistono nella Chiesa altri servizi come catechista, responsabile pastorale, animatore di gruppo..., che oggi vengono chiamati ministeri riconosciuti.

 

2. Ministri della ordinazione

  • L'episcopato è amministrato da tre vescovi, per garantire la successione apostolica, secondo le disposizioni date dal primo Concilio ecumenico, quello di Nicea dell'anno 325.

  • Il presbiterato ed il diaconato sono amministrati dal vescovo.

  • I ministeri istituiti possono essere amministrati dal vescovo o da un prete autorizzato.

 

 

 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it