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Evangelizzazione
e religiosità popolare
1. Nozione e affermazioni
fondamentali
Per
religiosità popolare si intende un
complesso di profonde credenze segnate dalla ricerca di Dio, di atteggiamenti
fondamentali che da queste convinzioni derivano e delle espressioni
che le manifestano.
La religiosità popolare è particolarmente vivace tra “ i poveri e i
semplici” (EN 48), ma abbraccia tutte le categorie sociali ed è,
insieme, un potente vincolo
culturale.
Essa ha la capacità di riunire le moltitudini e la Chiesa adempie più
agevolmente la sua consegna di universalità proprio nell’ambito della pietà
popolare. Si pensi all’ampiezza
di convocazione delle moltitudini che la Chiesa ottiene proprio nei santuari e
nelle feste religiose.
La religiosità popolare è una specie di saggezza cristiana con cui si
risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza. Tale sapienza cattolica
possiede una capacità di sintesi vitale; così congiunge creativamente
il divino e l’umano, Cristo e Maria, spirito e corpo, comunione e
istituzione, persona e comunità, fede e patria, intelligenza e affetto.
Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità
di ogni persona quale figlio di Dio, stabilisce una fraternità fondamentale,
insegna a incontrare la natura e a comprendere il lavoro e presenta le
argomentazioni con allegria e umore, anche se si trova a vivere una vita molto
dura. Questa saggezza è anche per il popolo un principio di discernimento e
un “istinto evangelico” (Giovanni Paolo II, Discorso di apertura a
Puebla, III, 6) che gli fa conoscere quello che giova al suo sviluppo e
quello che gli è di detrimento.
La religiosità popolare non solo è oggetto di evangelizzazione, ma è essa
stessa, in quanto contiene incarnata la Parola di Dio, una forma efficace con
cui il popolo evangelizza continuamente se stesso.
2. Descrizione della Religiosità popolare
Come elementi positivi della religiosità o pietà popolare si possono
segnalare:
la presenza trinitaria che si percepisce nelle devozioni e nelle iconografie;
il sentimento della provvidenza di Dio Padre;
Cristo celebrato nel suo mistero di incarnazione (Natale, il Bambino Gesù),
nella sua crocifissione, nell’Eucaristia e nella devozione al Sacro cuore;
amore a Maria: Essa e i suoi
misteri fanno parte dell’identità propria dei popoli e caratterizzano la
loro pietà popolare;
i santi come protettori;
i defunti.
La coscienza della dignità personale e della solidarietà fraterna;
la coscienza del peccato e la necessità dell’espiazione;
la capacità di esprimere la fede in linguaggio totale che supera i
razionalismi (canto, immagini, gesto, colore, danza);
fede situata nel tempo (feste) e nei luoghi (santuari e templi);
sensibilità nei confronti del pellegrinaggi, come simbolo della esistenza
umana e cristiana;
rispetto filiale ai Pastori come rappresentanti di Dio;
capacità di celebrare la fede in forma espressiva e comunitaria,
integrazione profonda dei sacramenti e dei sacramentali con la vita personale
e sociale;
caldo affetto per la persona del Santo Padre;
capacità di sofferenza e di eroismo nel sopportare le prove e nel confessare
la fede;
- valore
della orazione;
accettazione degli altri.
Gli aspetti negativi che si notano sono di diversa origine:
Di tipo ancestrale: superstizione, magia, fatalismo, idolatria del potere,
feticismo e ritualismo.
Per deformazione della catechesi: arcaismo statico, disinformazione e
ignoranza, reinterpretazione sincretista, riduzione della fede ad un puro
contratto nei rapporti con Dio.
Minacce: secolarismo diffuso dai mezzi di comunicazione sociale, consumismo,
sette, religioni orientali e agnostiche, manipolazioni ideologiche,
economiche, sociali e politiche; messianismi politici secolarizzati;
sradicamento e proletarizzazione urbana.
Si può affermare che molti di questi fenomeni sono veri movimenti di
contro-evangelizzazione.
3. Evangelizzazione della religiosità popolare: processo, atteggiamenti e
criteri
Come tutta la Chiesa, la
religiosità popolare deve essere continuamente rievangelizzata. Tale
evangelizzazione deve fare appello alla ”memoria cristiana dei nostri
popoli” e sarà un lavoro di pedagogia pastorale, con cui la pietà popolare
è assunta, purificata, completata e dinamicizzata
per mezzo e nel senso del Vangelo. Si richiede dunque una catechesi che
della religiosità popolare sia capace di cogliere le dimensioni interiori e i
valori innegabili, aiutandola a superare i suoi lati negativi, in particolare
i rischi del fanatismo, della superstizione, del sincretismo e
dell’ignoranza religiosa
Ben orientata da evangelizzatori e catechisti, imbevuti di Spirito Santo e
pieni di carità pastorale, questa religiosità popolare può essere sempre più
per le nostre popolazioni Ispaniche, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo.
Le forme concrete e i processi pastorali dovranno essere valutati secondo i
seguenti criteri, che sono caratteristici del Vangelo vissuto nella Chiesa:
tutto deve far sì che i battezzati divengano più figli nel Figlio, più
fratelli nella Chiesa, più responsabilmente missionari per estendere il
Regno. In questa direzione deve maturare la religiosità popolare.
4. Compiti e sfide
Ci troviamo in una situazione di urgenza. Il processo migratorio e
soprattutto il cambiamento culturale da una società agricola ad una urbana,
secolarizzata e relativistica, informatica e globalizzata, sottopone la
religiosità popolare ad una crisi decisiva. Essa però, radicata nel cuore
dell’uomo naturaliter religiosus non è destinata a scomparire.
Le grandi sfide che essa però ci prospetta all’alba del nuovo millennio,
configurano i seguenti compiti pastorali:
la necessità di provvedere - da parte di sacerdoti, diaconi e laici
catechisti - un’adeguata catechesi a quel grande numero di soggetti che
hanno ricevuto il battesimo e che vivono un cattolicesimo affievolito;
la necessità di mobilitare i movimenti gruppi e associazioni, le parrocchie,
le comunità di base e i singoli fedeli laici impegnati nell’apostolato,
perché divengano in maniera più efficace “fermento nella massa”.
Bisognerà rivedere le spiritualità, gli atteggiamenti e le tattiche
delle élites della Chiesa, nei confronti della religione del popolo. Questo
compito è ora più attuale di prima e sono le nuove élites emergenti nelle
terre di immigrazione che devono assumere lo spirito del loro popolo,
purificarlo, apprezzarlo e incarnarlo in forma migliore. Occorre sviluppare
negli operatori pastorali una mistica di servizio per l’evangelizzazione
della religiosità popolare.
Favorire una mutua fecondazione tra la liturgia e la pietà popolare, perché
questa possa incanalare con lucidità e prudenza gli aneliti di orazione e di
vitalità carismatica che si riscontrane nelle nostre popolazioni . D’altra
parte, la religiosità popolare, con la sua grande ricchezza simbolica ed
espressiva, può fornire alla liturgia un dinamismo creatore. Questo
debitamente vagliato dalle Autorità competenti, può essere utile per
incarnare di più e meglio nella nostra cultura
la preghiera universale della Chiesa.
Cercare le riformulazioni e le riaccentuazioni necessarie alla religiosità
popolare per mettersi in una prospettiva di civiltà
urbano-industriale-informatica; processo che già si percepisce nelle grandi
aree urbane del continente americano, dove il cattolicesimo popolare sta
esprimendosi spontaneamente in modi nuovi e arricchendosi con nuovi valori,
maturati nel suo proprio seno.
In questa prospettiva si dovrà curare che la fede sviluppi sempre maggiore
personalizzazione e solidarietà liberatrice: una fede che alimenti una
spiritualità capace di assicurare la dimensione contemplativa, di gratitudine
a Dio e di incontro poetico, sapienziale, con la creazione: fede che sia fonte
di gioia popolare e motivo di festa anche quando si soffre. Per questa via si
possono plasmare forme culturali che riscattino l’urbanesimo dal tedio
opprimente e dal suo economismo freddo e asfissiante.
Favorire con il dovuto
discernimento pastorale le espressioni religiose popolari, per la forza
evangelizzatrice che presentano. Le grandi devozioni e celebrazioni popolari
conservano valori evangelici, sono un segno di appartenenza alla Chiesa e un
segno distintivo del cattolicesimo.
Un esempio di discernimento pastorale. La venerazione verso la Madre di Dio ha
assunto forme molteplici, secondo le circostanze di luogo e di tempo e secondo
le differenti tradizioni culturali. In alcuni casi però, tali forme di
pietà mariana, si presentano logorate
parzialmente dal tempo e appaiono
bisognose di una rinnovata catechesi che permetta di sostituire in esse gli
elementi caduchi, di dare valore a quelli perenni e di incorporare i dati
dottrinali acquisiti dalla riflessione teologica e proposti dal magistero
ecclesiale. Una tale catechesi è sommamente necessaria.
E’ anche conveniente che essa esprima chiaramente le note trinitaria,
cristologica ed ecclesiale, intrinseche alla mariologia. Inoltre nel rivedere
o creare esercizi di pietà mariana sono da tenere presenti gli orientamenti
biblici, liturgici, ecumenici e antropologici dati dal Magistero petrino (Cf.
Paolo VI “Marialis Cultus”, nn. 24,25,29).
f) I Catechismi locali devono
presentare la sintesi della fede contenuta nel CCC in riferimento alla loro
cultura concreta. Incorporeranno, pertanto, tutte quelle espressioni originali
di vita di celebrazione e di pensiero, contenute nella loro religiosità
popolare, che sono cristiane e che sono sorte dalla loro tradizione culturale.
Assumere le inquietudini e le effervescenze religiose che, come angustia
storica per la fine del
millennio, si stanno risvegliando: Assumerle nella signoria del Cristo e nella
Provvidenza del Padre, perché i figli di Dio ottengano la pace necessaria
mentre lottano nel tempo.
Se la Chiesa non reinterpreta la religione popolare, si produrrà un vuoto che
sarà occupato dalle sette. E’ istruttivo quanto afferma Giovanni Paolo (Discorso
inaugurale a Santo Domingo, n. 12, 12 Ottobre 1992) a questo proposito:
“La radicata religiosità popolare dei con i suoi straordinari valori di
fede e di pietà, di sacrificio e di solidarietà, adeguatamente evangelizzata
e gioiosamente celebrata, orientata intorno ai misteri di Cristo e della
Vergine Maria, può essere per le sue radici essenzialmente cattoliche, un
antidoto contro le sette e una garanzia di fedeltà al messaggio della
salvezza.”
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