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La catechetica e la catechesi
nel contesto della teologia pastorale
Natura e fine della teologia pastorale
Avviando la riflessione sul ruolo del presbitero nella animazione della
catechesi occorre individuare, per così dire, lo statuto epistemologico della
catechesi medesima, nonché la sua peculiarità, la sua straordinaria
importanza nella e per la vita della Chiesa e dell'uomo e della donna del
nostro tempo.
Iniziarne con il dire che la catechetica e la catechesi possono essere situate
nell'ambito ampio della Teologia Pastorale.
Non è facile trovare una definizione di teologia pastorale. Nei numerosi
tentativi che sono stati fatti per cercare di definire la teologia pastorale i
termini che ricorrono sono due: la Chiesa e il suo mistero e il ministero o
l'agire pratico-dinamico.
Parlare di Chiesa e di mistero equivale a dire che la Teologia Pastorale fonda
le proprie radici nella Teologia. Se volessimo per un momento ammettere
che la Teologia Pastorale è l'arte dell'agire ministeriale della Chiesa,
nella Chiesa e per la Chiesa, va da sé che questa azione non può che
supporre la Teologia come scienza, per farne derivare la pratica esercitata
attraverso l'arte pastorale.
Ora, se la teologia è una scienza, lo è anche la teologia pa-storale che,
intesa come scienza dell'agire pastorale, è disciplina teologica.
La teologia pastorale come scienza e come sapienza
Secondo San Tommaso, la teologia è una scienza e una sapienza: come scienza
deduce conclusioni da principi, sia nel campo speculativo che in quello
pratico; come sapienza illumina e giudica le altre scienze e gli atti
umani.
San Tommaso aggiunge che in ragione delle verità rivelate da spiegare e da
sviluppare e gli atti umani da orientare, la teologia è una scienza speculativa
e pratica; e tuttavia ha una intrinseca unità per rapporto al suo
«oggetto formale» che è Dio rivelatore, alla cui luce tutto considera»[i].
Ciò premesso, possiamo asserire che la teologia pastorale è vera teologia,
in quanto essa è scienza e sapienza, è scienza speculative-pratica,
scienza che rientra nell'unico corpo della teologia.
La teologia pastorale:
— è scienza, per cui si
deducono le conclusioni dai principi;
— è scienza pratica,
ossia «scienza dell'azione pastorale», o anche «teologia dell'azione».
In quanto teologia scientifica abbraccia:
— alcuni principi di
fede, che essa investiga per averne luce in ordine all'azione;
— le deduzioni
teologiche da questi principi in ordine al ministero ecclesiale nella economia
della salvezza.
Perciò la teologia pastorale si può definire come la scienza teologica che
studia e insegna, nella luce della Rivelazione, l'insieme multiforme delle
azioni che la comunità ecclesiale compie per attuare nel tempo - animata
dallo Spirito Santo - il progetto di salvezza di Dio sull'uomo e sulla storia
in ordine alfine ultimo dell'uomo, progetto rivelato da Cristo Redentore
dell'uomo.
In questa definizione ritroviamo alcune significative valenze:
— la luce della Rivelazione e
il progetto di salvezza di Dio (carattere teologico);
— il ministero ecclesiale
(carattere ecclesiale);
— il riferimento a Cristo Redentore, che colloca la teologia pastorale
nella storica concretezza in cui la economia della salvezza si è
manifestata e attuata e in cui pertanto dev'essere studiata.
In base a questa definizione si può dire che la teologia pa-storale rientra
giustamente in una teologia che tratti della Chiesa come Corpo di Cristo, dei
suoi mèmbri, della sua concretizzazione e manifestazione storica, della
missione della Chiesa, delle strutture, delle funzioni, dei mezzi (compresi i
Sacramenti) di cui la Chiesa dispone per compiere la sua missione.
La teologia pastorale, come scienza, suppone:
— la rivelazione
dell'Historia Salutis;
— la teologia dogmatica
che si sviluppa intorno a questi misteri;
— la teologia morale
che orienta la persona umana al bene da compiere e al male da evitare;
— la legge della Chiesa,
da cui si rileva come in concreto si debba svolgere l'azione pastorale
direttiva del gregge di Cristo nella comunità della Chiesa.
La teologia pastorale, inoltre, suppone l'ausilio di altre scienze, che
possono dare una più completa e più precisa conoscenza dell'uomo, della sua
mentalità, delle sue condizioni psichiche, spirituali, sociali, dei suoi
atti, di cui devono tener conto gli operatori pastorali nel loro ministero.
Di qui si vede quanto sia vasto, arduo e complesso il campo d'azione della
teologia pastorale.
La sapienza pastorale
Essendo teologia, la teologia pastorale è anche sapienza,
soprattutto in quanto è illuminativa, architettonica, orientativa e
valutativa dell'attività pratica nella economia della salvezza, sempre nella
suprema luce dei misteri della salvezza. Come sapienza, illumina e dirige
anche le varie scienze ausiliario al servizio della economia della
salvezza; dirige la stessa arte pastorale. Infine, da alla mente la sintesi
superiore per cui l'operatore pastorale sia nel campo teorico sia in quel
lo pratico si comporta secondo le ragioni supreme da cui deve essere
diretta e informata la sua vita. E poiché queste ragioni supreme e altissime
cause sono contenute nella Rivelazione e consistono nei misteri di Cristo e
della Chiesa, mediante i quali la vita della Trinità è partecipata e
inserita in noi e noi siamo condotti alla sua partecipazione perfetta in
cielo, la teologia pastorale s'illumina e ha riferimento a Cristo e alla
Chiesa:
a) a Cristo, come a supremo «Pastore e Vescovo delle anime» (1Pt 2, 25), di
cui la vita e il mistero devono essere riprodotti dal pastore d'anime;
b) alla Chiesa, come a sposa, socia, cooperatrice e ministra di Cristo nella
economia della salvezza, alla Chiesa cioè in quanto è non solo santa, ma
santificante.
Perciò la teologia pastorale si svolge su un piano sapienziale da cui tutto
giudica e dirige, nella cura delle anime, nella luce di Cristo e della Chiesa,
di cui i pastori devono prendere consapevolezza come uomini che sanno di
essere incorporati nei divini misteri che sono chiamati a riprodurre nel
mondo.
La funzione pratica
La teologia pastorale, di conseguenza, è una scienza speculative-pratica,
perché non ha come oggetto solo la fede e la speculazione intorno ai misteri,
bensì l'azione pratica da svolgere nella luce e per la virtù di questi
misteri. E se si incorpora nell'unica teologia, nel senso dell'unità
specifica, poiché per la teologia pastorale, come per tutte le altre parti
della teologia, vi è un solo oggetto formale, ossia Dio, a cui vengono
riferiti gli atti posti dai pastori per la salvezza delle anime, si direbbe
però che in essa l'aspetto pratico - mai scisso da quello speculativo - è
particolarmente sviluppato e prevalente, anche perché la « teologia »
pastorale è in stretta connessione con l'«arte» pastorale, che nasce e
opera nel campo della prassi.
L'arte pastorale
A svolgere bene il ministero pastorale, come «ministri di Cristo e
dispensatori dei misteri di Dio» (1Cor 4, 1), ambasciatori di Cristo (2Cor
5, 20), uomini perfezionati e istruiti nel buon lavoro (2Tm 3, 17), capaci di
guadagnare a Cristo le anime facendosi «tutto a tutti» (1 Cor 8, 22), buoni
operai di Dio ineccepibili nel dispensare rettamente la parola di verità
(2Tm 2, 15), non basta la scienza, ci vuole anche l'arte pastorale.
Diciamo arte in senso largo e generico, ossia di abilità a compiere bene un
ufficio in un determinato campo. Ogni lavoro direttivo esige un'arte. Per
questo diciamo che vi è anche un'arte pastorale. Essa è l'abilità pratica
di una comunità ecclesiale e dei suoi mèmbri che in essa esercitano un
ufficio e un servizio. Quest'arte presuppone e richiede, senza dubbio, certe
doti naturali e si perfeziona mediante l'esercizio e l'esperienza.
Nutrimento e ispirazione vengono all'arte pastorale dalla grazia e dalle virtù
cristiane, senza le quali giova pochissimo qualsiasi abilità umana, che, da
sola, non può essere adeguata alle esigenze della vita soprannaturale. In
modo particolare l'arte ha bisogno di essere orientata e sostenuta prudenza - auriga
virtutum, come la definisce San Tommaso - acquisita e infusa, e
specialmente dal dono del consiglio.
Ulteriormente viene illuminata e diretta dalla sapienza, che svela
alla stessa prudenza le «supreme ragioni» dell'azione e raccorda i dettami
della ragione pratica alla luce superiore dei divini misteri. La sapienza può
essere infusa, come dono dello Spirito Santo, che è il sommo artista, il digitus
paternae dexterae che mediante il suo dono conduce l'operatore pastorale
nella azione pratica secondo il giudizio della fede e il misterioso istinto
della carità.
Chi opera nella comunità e per la comunità ecclesiale deve quindi impegnarsi
nello studio e nell'assimilazione della teologia pastorale, ma anche
nell'acquisto dell'arte pastorale. Ancor più deve innalzare l'umile e fervida
preghiera allo Spirito Santo, perché gli conceda con abbondanza i doni del
consiglio e della sapienza e gli faccia apprendere meglio sia la scienza sia
l'arte del buon pastore.
Il metodo della teologia pastorale
Dalle considerazioni precedenti si può già dedurre quale debba essere il metodo
della teologia pastorale.
Abbiamo già detto che la teologia pastorale è veramente «teologia»,
e quindi è vera e propria scienza, della quale si potrebbe dare anche
quest'altra definizione: «scienza teologica della cooperazione
ministeriale al piano divino della salvezza». Essendo pertanto una
scienza teologico-pratica, dev'essere trattata con metodo scientifico-pratico,
che faccia apprendere una cosa altissima e insieme molto concreta, e per
questo difficile: come servire il Regno di Dio nella salvezza delle anime
mediante l'opera di magistero, di ministero e di governo pastorale per
compiere, secondo le direttive del Vescovo, una funzione ministeriale nella
Chiesa.
A questo scopo è necessario conoscere:
— la verità del Regno di Dio,
la sua economia salvifica, le sue leggi;
— la verità dell'uomo, l'atto
umano, le sue circostanze, le sue doti e le sue malattie, la sua apertura
sociale, le sue reazioni e i suoi riflessi nella socialità.
Di qui la necessità di un metodo deduttivo-induttivo, che
attinga sia alla rivelazione del Regno di Dio e ne deduca quanto è necessario
fare nella vita pastorale, sotto il suo profilo divino sia allo studio
dell'uomo e della società e ne induca forme e modi di azione da
svolgere per veicolare in modo conveniente ed efficace nell'uomo il Regno di
Dio. In più, questa azione, dovrà essere preparata da esercizio, sicché se
ne possegga praticamente L’Arte.
3. La catechetica e la catechesi
Dopo questo assai sommario excursus sulla natura e finalità della teologia
pastorale come «ministerium salutis», quello che particolarmente ci
preme è considerare il «ministerìum Verbi» e più precisamente la
Catechetica e la Catechesi. E' questo il nostro obiettivo prioritario. La
riflessione sulla teologia pastorale è stata introdotta con l'unico intento
di collocare il ministero della Parola nel suo proprio ambito. Siamo, infatti,
sempre nell'orizzonte di quella cooperazione ministeriale alla salvezza che
è l'oggetto della Teologia Pastorale (scientia salutis) e che si
articola nelle tre forme: il magistero (verbum salutis), il governo
pastorale (regimen salutis), il ministero sacramentale (sacramenta
salutis).
La nostra attenzione sarà attratta dalla tematica relativa alla catechetica
e alla catechesi per individuarne non solo il suo statuto epistemologico, ma
altresì coglierne l'urgenza della sua prassi.
Collocata nel quadro della teologia pastorale, la catechetica e la
catechesi, lungi dall'essere una disciplina di poco conto, essa è l'arte del
dire e dell'annunciare la fede.
Ciò suppone la conoscenza del depositum fìdei. Non solo: ciò suppone
l'acquisizione del metodo e di una pedagogia che trae la propria valenza e
il proprio significato dalla pedagogia di Dio, dalla pedagogia di Cristo,
dalla pedagogia della Chiesa.
Percorreremo un breve itinerario in ordine alla catechesi e alla catechetica
attingendo definizione e prassi dal Direttorio Generale per la Catechesi, magna
carta per una nuova tappa del ministero della Parola per la Chiesa alle
soglie del Terzo Millennio.
Verso una nuova tappa della catechesi
II panorama del millennio appena avviato mette in evidenza numerosi e
diversificati problemi posti alla catechesi, nonché cambiamenti e
rinnovamenti verificatisi, anche soltanto a partire dal 1500. Soprattutto
negli ultimi cinquant'anni di questo secolo si possono documentare
innumerevoli proposte di rinnovamento catechistico. Comunque, il ritmo
accelerato con cui queste proposte si sono susseguite è tale da scoraggiare
la formulazione di eventuali ipotesi sul prossimo futuro della catechesi,
anche se limitate ai primi decenni dell'attuale millennio.
Eppure, da un altro punto di vista, non è una pura presunzione il fatto che
gli studiosi di catechetica vogliano riflettere sulla catechesi del prossimo
millennio. Anzi, sembra un irrinunciabile dovere. La posta in gioco è grande,
perché si tratta della trasmissione della fede alla prossima generazione, nel
contesto di un mondo profondamente cambiato rispetto a quello del millennio
precedente. In molti contemporanei esiste la consapevolezza che il passaggio
verso il terzo millennio coincide con l'inizio di una nuova fase nella
storia dell'umanità, della Chiesa e dell'evangelizzazione. E gli avvenimenti
di questi ultimi anni, a cominciare soprattutto dal 1989, ne costituiscono la
conferma. Oggi, la situazione degli evangelizzatori presenta qualche
somiglianza con quella di san Paolo, che intraprese l'annuncio del Vangelo nel
mondo pagano, greco e latino, e dovette affrontare enormi problemi che non si
erano posti ai cristiani provenienti dal mondo ebraico.
Si può anche pensare alle preoccupazioni di sant'Agostino, quando si rese
conto che l'era della civiltà romana stava per tramontare e se ne apriva
un'altra, piena di incertezze, di nuovi popoli, di nuove religioni e di nuove
sfide. Per i cristiani dopo san Paolo, come per quelli dopo sant'Agostino, ci
sono voluti secoli prima di riuscire ad impiantare saldamente il Vangelo nelle
nuove realtà umane e culturali.
Sembra legittimo domandarsi se qualcosa di simile si stia ve-rificando anche
oggi. Il regime di cristianità sociale e cultu-rale che l'Occidente ha
conosciuto per secoli è in crisi. Le giovani chiese dell'Africa e
dell'America latina sono diventate immense realtà e altrettali sono i loro
problemi. Tutti conoscono anche la difficile e precaria situazione politico-religiosa
dell'immenso continente asiatico. In ogni modo, la scena mondiale è occupata
da diversi miliardi di esseri umani appartenenti a religioni non cristiane:
non hanno ancora sentito l'annuncio evangelico. Di conseguenza l'azione catechistica
non può prescindere dall'urgenza dell'opera evan-gelizzatrice, anzi deve
camminare di pari passo con questa.
In tale prospettiva, la prima constatazione da fare è che il contesto in cui
oggi il Vangelo deve essere annunciato e la fede deve essere trasmessa, è
profondamente cambiato rispetto al contesto di ieri. Da qualche decennio
viviamo in un mondo in cui i problemi e gli eventi di qualsiasi popolo e luogo
sono conosciuti in tempo reale in tutte le parti del mondo. Le diverse culture
sono tutte a contatto tra loro. Il pluralismo culturale e religioso è ormai
ovunque presente. L'approccio secolarizzato alle realtà del mondo civile e
politico, come a quello delle scienze e della tecnologia è largamente
dominante. Moltissimi battezzati vivono immersi in questa realtà
secolarizzata e pluralista e in essa devono dare la loro testimonianza
evangelica.
Chi ha già ricevuto il kerigma ed ha creduto, deve essere istruito
ulteriormente nella fede. Di qui la necessità di un'altra forma di magistero:
la catechesi. Come scrive Paolo VI nella esortazione apostolica Evangelii
Nuntiandi (44): «Una via da non trascurare nella evangelizzazione è
quella dell'insegnamento catechistico (institutio catechetica). L'intelligenza,
soprattutto quella dei fanciulli e degli adolescenti, ha bisogno di
apprendere, mediante un insegnamento religioso sistematico, i dati
fondamentali, il contenuto vivo della verità che Dio ha voluto trasmettere e
che la Chiesa ha cercato di esprimere in maniera sempre più ricca, nel corso
della sua lunga storia».
Giovanni Paolo II, a sua volta, nella esortazione Catechesi Tradendae,
fa notare che la catechesi è una tappa della evangelizzazione: «In linea
generale, si può qui ritenere che la catechesi è un'educazione della fede
dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo
un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e
sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana. A questo
titolo, senza confondersi formalmente con essi, la catechesi si articola in un
certo numero di elementi della missione pastorale della Chiesa, che hanno un
aspetto catechistico, preparano la catechesi o ne derivano: primo annuncio del
vangelo, o predicazione missionaria mediante il kerigma per suscitare la fede;
apologetica o ricerca delle ragioni per credere; esperienza di vita
cristiana; celebrazione dei sacramenti; integrazione nella comunità apostolica
e missionaria. Ricordiamo, prima di tutto, che tra catechesi ed
evangelizzazione non c'è ne separazione o opposizione, e nemmeno un'identità
pura e semplice, ma esistono stretti rapporti d'integrazione e di reciproca
complementarità. L'Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi, dell'8
dicembre 1975, circa l'evangelizzazione nel mondo moderno, sottolineava
giustamente che l'evangelizzazione — il cui scopo è di recare la buona
novella a tutta l'umanità, perché ne viva — è una realtà ricca,
complessa e dinamica, fatta di elementi, o — se si preferisce — di momenti
essenziali e differenti tra di loro, che occorre comprendere nel loro insieme,
nell'unità di un unico movimento. La catechesi è appunto uno di questi
momenti — e quanto importante! — di tutto il processo di evangelizzazione»
(CT 18).
Di qui la specificità della catechetica, che senza essere disgiunta
dalle altre parti della Teologia Pastorale, ha però una sua ragion
d'essere in ordine al ministero particolare di cui si occupa.
E tuttavia, in pratica, bisognerà tener conto della situazione a cui si
richiama il Papa: «La specificità della catechesi, distinta dal primo
annuncio del vangelo, che ha suscitato la conversione, tende al duplice
obiettivo di far maturare la fede iniziale e di educare il vero discepolo di
Cristo mediante una conoscenza più approfondita e più sistematica della
persona e del messaggio del nostro signore Gesù Cristo.
Ma nella pratica catechistica, questo ordine esemplare deve tener conto del
fatto che spesso la prima evangelizzazione non c'è stata. Un certo numero
di bambini, battezzati nella prima infanzia, vengono alla catechesi
parrocchiale senza aver ricevuto nessun'altra iniziazione alla fede, e senza
aver ancora nessun attaccamento esplicito e personale con Gesù Cristo, ma
avendo soltanto la capacità di credere, infusa nel loro cuore dal battesimo e
dalla presenza dello Spirito Santo; e i pregiudizi dell'ambiente familiare
poco cristiano o dello spirito positivista dell'educazione creano subito un
certo numero di riserve. E bisogna aggiungere altri bambini non battezzati,
per i quali i genitori non accettano che tardivamente l'educazione
religiosa: per certe ragioni pratiche, la loro tappa catecumenale si svolgerà
spesso, in gran parte, nel corso della catechesi ordinaria. Inoltre, molti
pre-adolescenti e adolescenti, battezzati e partecipi sia di una catechesi sistematica,
sia dei sacramenti, rimangono ancora per lungo tempo esitanti nell'impegnare
la loro vita per Gesù Cristo, quando addirittura non cercano di evitare una
formazione religiosa in nome della loro libertà. Infine, gli adulti
medesimi non sono al riparo dalle tentazioni del dubbio e dell'abbandono
della fede, in conseguenza dell'ambiente incredulo. Ciò vuoi dire che la
"catechesi" deve spesso sforzarsi non soltanto di nutrire e di
insegnare la fede, ma di suscitarla incessantemente con l'aiuto della
grazia, di aprire i cuori, di conver-tire, di preparare un'adesione globale a
Gesù Cristo per coloro che sono ancora alle soglie della fede. Questa
preoccupazione ispira in parte il tono, il linguaggio, il metodo della
catechesi» (ibid. 19).
La catechetica nel corpo teologico
La catechetica è una parte della teologia pastorale, poiché considera il suo
oggetto particolare (l'educazione cristiana), sempre alla luce della
divina Rivelazione e deduce dagli articoli di fede le conclusioni
teologico-pratiche riguardanti la formazione dei catecumeni.
Il suo oggetto formale è Dio stesso, conosciuto e conoscibile per
mezzo della Rivelazione, Dio che si fa maestro dei suoi figli per mezzo di
Gesù Cristo e della Chiesa, Dio che è il termine a cui con la catechesi
bisogna condurre la persona umana, che nel battesimo riceve l'innesto della
nuova vita - quella di Cristo - e il dono dello Spirito Santo che la farà
evolvere nella sua nuova esistenza cristiana fino alla pienezza di Cristo e
all'unione con Dio.
«La costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II ha descritto la
Rivelazione come l'atto, mediante il quale Dio si manifesta personalmente agli
uomini. Dio si mostra, infatti, come colui che vuole comunicare Se stesso,
rendendo la persona umana partecipe della Sua natura divina. In tal modo Egli
realizza il suo disegno d'amore.
«Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare Se stesso e manifestare
il mistero della Sua volontà ... per invitare (gli uomini) e ammetterli alla
comunione con Sé» (DGC 36).
«Questo disegno provvidenziale del Padre, rivelato pie-namente in Gesù
Cristo, si realizza con la forza dello Spirito Santo.
Esso comporta:
— la rivelazione di Dio, della
sua « verità intima », del suo «segreto», della vera vocazione e dignità
della persona umana;
— l'offerta della salvezza a
tutti gli uomini, come dono della grazia e della misericordia di Dio, che
implica la liberazione dal male, dal peccato, dalla morte;
— la definitiva chiamata per
riunire tutti i figli dispersi nella famiglia di Dio, realizzando così tra
gli uomini l'unione fraterna» (DGC 37).
Vera teologia, dunque, la catechetica, che ha però un suo proprio statuto
epistemologico.
A partire dal fatto che la catechesi si qualifica per la sua attenzione alla
edificazione della fede, intesa come consapevolezza della fede, per
cui la fede diventa il principio di giudizio, di comprensione, di orientamento
pratico, l'elemento specifico che qualifica la catechesi è proprio la
conoscenza della fede, cioè il sapere della fede.
Ne deriva la necessità che la catechesi si riferisca costantemente alla
teologia, cui compete l'onere della difesa della fede e della dimostrazione
della sua credibilità, e al magistero della Chiesa che norma la fede.
La catechesi ha la funzione di suscitare l'opzione globale della fede e di
esplicitarla fino a pervadere tutta la vita del credente. Quando si parla di opzione
globale della fede e di approfondimento della fede si intendono
sottolineare due momenti tipici della catechesi:
— il momento conoscitivo (fides quae);
— il momento educativo (fides qua).
"Questi due aspetti non possono, per
la loro stessa natura, essere separati. La maturazione e la crescita della
fede esigono il loro organico e coerente sviluppo. Tuttavia, per ragioni di
ordine metodologico, i due aspetti possono essere considerati
separatamente" (DGC 92).
Infatti, mentre è importante la conoscenza della fede, ancor più importante
è l'adesione a Cristo e alla Chiesa.
A voler schematizzare in sintesi l'azione complessa e complessiva della
catechesi, si potrebbe dire che la catechesi:
— è
prolungamento nella Chiesa della missione profetica di Cristo;
— è
azione di tutta la comunità e di ciascuno secondo i propri carismi;
— è
testimonianza dell'evento salvifico, che trova in Cristo il proprio
compimento;
— è
annuncio di questo evento, fatto per provocare l'opzione globale della fede;
— è
educazione della fede per portarla a piena maturazione;
— è
educazione che avviene all'interno dei processi di socializzazione e di
inculturazione a cui sono soggetti tutti gli uomini.
Ancora, la catechesi è:
— sviluppo del primo annuncio,
insegnamento, spiegazione e sistemazione delle conoscenze della fede attorno
al nucleo centrale che è il mistero di Cristo;
— offerta del senso
della fede in risposta alla ricerca dell'uomo in situazione;
— memoria orientata
alla celebrazione;
— testimonianza
orientata alla testimonianza della fede;
— educazione ad
accogliere la fede della Chiesa;
— iniziazione alla
vita della Chiesa;
itinerario globale e permanente verso la maturità della fede.
Nella dinamica del suo sviluppo, la catechesi come educazione globale della
fede:
— offre una
precomprensione della realtà, mediante la luce della fede;
— educa le persone a saper
cogliere, mediante la fede, l'azione dello Spirito nel mondo e nella storia e
ad accogliere questa azione;
— permette alle
persone di organizzare le varie esperienze di vita, gerarchizzandole in base
alla proposta di fede, accolta come criterio ultimo di giudizio;
— abilita il
soggetto all'obbedienza della fede, a lasciarsi normare dalla fede.
In una mirabile sintesi il Direttorio Generale per la Catechesi si esprime così:
*Lo scopo definitivo della
catechesi è di mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in
intimità con Gesù Cristo+. Tutta l'azione evangelizzatrice è intesa a
favorire la comunione con Gesù Cristo. A partire dalla conversione * iniziale
+9 di una persona al Signore, suscitata dallo Spirito Santo
mediante il primo annuncio, la catechesi si propone di dare un fondamento e
far maturare questa prima adesione. Si tratta, allora, di aiutare colui che si
è appena convertito a conoscere meglio questo Gesù, al quale si è
abbandonato: conoscere il suo mistero, il regno di Dio che egli annuncia, le
esigenze e le promesse contenute nel suo messaggio evangelico, le vie che egli
ha tracciato per chiunque lo voglia seguire. Il Battesimo, sacramento mediante
il quale siamo resi conformi a Cristo, sostiene con la sua grazia quest'opera
della catechesi. La comunione con Gesù Cristo, per la sua stessa dinamica,
spinge il discepolo a unirsi con tutto ciò con cui lo stesso Gesù Cristo era
profondamente unito: con Dio, suo Padre, che lo aveva inviato nel mondo e con
lo Spirito Santo, che gli dava l'impulso per la missione; con la Chiesa, suo
corpo, per la quale si donò, e con gli uomini, suoi fratelli, la cui sorte ha
voluto condividere" (DGC 80-81).
Questo percorso facilita la comprensione che la catechesi è azione
pastorale a servizio della maturazione della fede, ma che tale azione
pastorale si fonda nella realtà teologica. Infatti la catechesi fa teologia
quando sistema le verità della fede attorno a un'idea portante, quando cerca
nella fede una risposta agli interrogativi dei soggetti, quando vuole dare
ragione a sé di un asserto, quando vuole iniziare il soggetto al mistero di
Cristo o ai Sacramenti, ecc...
E d'altro canto la teologia fa catechesi quando, preoccupata più
dell'interlocutore che della verità, produce letteratura catechistica,
strumenti catechistici, sussidi; quando risponde a precise istanze dei
soggetti che pongono quesiti in ordine alla fede, ecc...
4. Catechesi e pedagogia
Si può considerare la catechetica come una forma o un aspetto della pedagogia
cristiana, che già parte dai presupposti di fede che danno la realtà
integrale dell'uomo.
«Dio, nella sua immensità, per rivelarsi alla persona umana, utilizza una
pedagogia: si serve di avvenimenti e di parole umane per comunicare il suo
disegno; lo fa progressivamente e per tappe, per avvicinarsi meglio agli
uomini. Dio, infatti, opera in maniera tale che gli uomini arrivino alla
conoscenza del suo piano salvifico mediante gli avvenimenti della storia della
salvezza e le parole divinamente ispirate che li accompagnano e li spiegano.
«Questa economia della Rivelazione avviene con eventi e parole intimamente
connessi, in modo che
— le opere
compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano e rafforzano la
dottrina e le realtà significate dalle parole,
— mentre le parole
proclamano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto».
Anche l'evangelizzazione, che trasmette al mondo la Rivelazione, si realizza
con opere e parole. Essa è, a un tempo, testimonianza e annuncio, parola e
sacramento, insegnamento e impegno.
La catechesi, per parte sua, trasmette i fatti e le parole della Rivelazione:
deve proclamarli e narrarli e, nello stesso tempo, chiarire i profondi misteri
che essi racchiudono. Inoltre, essendo la Rivelazione fonte di luce per la
persona umana, la catechesi non solo ricorda le meraviglie di Dio operate nel
passato, ma, alla luce della stessa Rivelazione, interpreta i segni dei tempi
e la vita presente degli uomini e delle donne, giacché in essi si realizza il
disegno di Dio per la salvezza del mondo» (DGC 38,39).
Parlare di catechetica in chiave pedagogica, significa parlare della catechesi
come un'azione volta allo sviluppo integrale dell'uomo e alla maturazione
cristiana. Al centro della catechesi deve essere costante la preoccupazione
per l'uomo. In questa prospettiva, fare catechesi significa portare un
messaggio di fede, il cui senso, i cui contenuti, i cui significati, i cui
orientamenti essenziali sono sempre all'interno dell'esperienza storica
dell'uomo. Lo sforzo e lo scopo della catechesi - in questa dimensione
pedagogica - debbono essere proprio questi: far sì che la vita reale e la
parola di Dio diventino un'unica Parola.
Natura e note della scienza catechetica
1. La catechetica pertanto è una vera scienza (teologica), per
l'unità del suo principio formale (la Rivelazione), per il processo
deduttivo di conclusioni da principi, per V organizzazione sistematica
di tali conclusioni intorno ai principi teologici investigati, svolti e
applicati all'istruzione religiosa sotto la guida e l'autorità del magistero
ecclesiastico e con il sussidio delle scienze psicologiche e pedagogiche.
Essa, quindi, può e deve dare al catechista una preparazione scientifica
per il suo ministero, sì da evitare l'empirismo, il praticismo,
l'improvvisazione, l'avventura in un campo così delicato e importante come
quello della formazione dei fanciulli e dei giovani.
2. E' una scienza pratica, perché ha come scopo di dirigere il pastore
d'anime in azioni nobilissime nelle quali, secondo San Tommaso 9, è il
maximum di perfezione della vita attiva e insieme la dilatazione della
vita contemplativa:
insegnare e educare. E' quindi una scienza che si esprime in una teoria
dell'azione, una scienza cioè che guida nella vita pratica, in questo
caso nell'assolvimento del ministero catechistico.
Perciò comprende:
a) dei principi (teologici) carichi di dinamismo operativo (speculativo-pratici,
come si suoi dire), cioè propriamente dei principi teoretici;
b) un metodo e una tecnica del catechismo, ossia il modo pratico
di trasmettere le verità della fede.
E' una disciplina che da il concetto scientifico del munus
ca-techistico e il metodo pratico di esercitarlo. Entrambi gli elementi,
infatti, sono necessari al catechista: principi teoretici e teologici
su cui si fonda e regge l'economia della salvezza e da cui è
ispirato e diretto il ministero catechistico; e il metodo pratico per
svolgerlo in modo efficace. Solo così egli può evitare il duplice scoglio:
dell'intellettualismo e astrattismo da una parte, dell'empirismo e pragmatismo
dall'altra.
3. E' veramente una parte della teologìa pastorale, poiché ha come
oggetto di studio e di applicazione pratica un munus specifico, ben
determinato e autonomo: l'insegnamento catechistico.
4. E' una scienza di natura ecclesiale, perché tratta e insegna sotto
la guida e l'autorità della Chiesa delle verità di fede che sono state
affidate alla Chiesa e sopra le quali si basa la Chiesa: verità che
costituiscono l'unico fondamento, al quale non si può sostituirne altro (1
Cor 3, 11).
«La catechesi è un atto essenzialmente ecclesiale. Il vero soggetto della
catechesi è la Chiesa che, continuatrice della missione di Gesù Maestro e
animata dallo Spirito, è stata in-viata per essere maestra della fede. Perciò,
la Chiesa imitando la Madre del Signore, conserva fedelmente il Vangelo nel
suo cuore, lo annuncia, lo celebra, lo vive e lo trasmette nella catechesi a
tutti coloro che hanno deciso di seguire Gesù Cristo.
Questa trasmissione del Vangelo è un atto vivo di tradizione ecclesiale:
— La Chiesa,
infatti, trasmette la fede che essa stessa vive: la sua comprensione del
mistero di Dio e del suo disegno salvifico; la sua visione dell'altissima
vocazione dell'uomo; lo stile di vita evangelico che comunica la gioia del
Regno; la speranza che la invade; l'amore che sente per l'umanità e per tutte
le creature di Dio.
— La Chiesa trasmette la
fede in modo attivo, la semina nei cuori dei catecumeni e catechizzandi per
fecondare le loro esperienze più profonde. La professione di fede ricevuta
dalla Chiesa (traditio), germinando e crescendo durante il processo
catechistico, è restituita (redditio), arricchita con i valori delle
differenti culture. Il catecumenato si trasforma, così, in un centro
fondamentale di incremento della cattolicità e fermento di rinnovamento
ecclesiale» (DGC 78).
5. Fonti della catechetica
Le fonti della catechetica sono le fonti stesse della catechesi.
«La fonte a cui la catechesi attinge il suo messaggio è la parola di Dio: «La
catechesi attingerà sempre il suo contenuto alla fonte viva della parola di
Dio, trasmessa nella Tradizione e nella Scrittura, giacché la Sacra
Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono l'unico deposito inviolabile
della parola di Dio, affidato alla Chiesa». Questo «deposito della fede» è
come il tesoro del padrone di casa, affidato alla Chiesa, famiglia di Dio, dal
quale ella estrae continuamente cose nuove e cose antiche. Tutti i figli del
Padre, animati dal suo Spirito, si nutrono di questo tesoro della Parola. Essi
sanno che la Parola è Gesù Cristo, il Verbo fatto uomo e che la sua voce
continua a risonare per mezzo dello Spirito Santo nella Chiesa e nel mondo.
La parola di Dio, per ammirabile «condiscendenza» divina è diretta e giunge
a noi per mezzo di «opere e parole» umane, così «come già il Verbo
dell'Eterno Padre, nell'as-sumere la debolezza dell'umana natura, si fece
simile all'uomo». Senza cessare di essere parola di Dio, si esprime in parola
umana. Pur vicina, essa resta però velata, in stato «kenotico». Perciò la
Chiesa, guidata dallo Spirito, ha bisogno di interpretarla continuamente e,
mentre la contempla con profondo spirito di fede, «l'ascolta piamente, la
custodisce santamente e l'espone fedelmente».
«La parola di Dio contenuta nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura:
— è meditata e compresa
sempre più profondamente per mezzo del senso della fede di tutto il Popolo di
Dio, sotto la guida del Magistero, che la insegna con autorità;
— è celebrata nella liturgia,
dove costantemente è proclamata, ascoltata, interiorizzata e commentata;
— risplende nella vita della Chiesa, nella sua storia bimillenaria,
soprattutto nella testimonianza dei cristiani e particolarmente dei santi;
— è approfondita nella ricerca
teologica, che aiuta i credenti a progredire nell'intelligenza vitale dei
misteri della fede;
— si manifesta nei genuini
valori religiosi e morali che, come semi della Parola, sono disseminati nella
società umana e nelle diverse culture».
Tutte queste sono le fonti, principali o sussidiarie, della catechesi, le
quali in nessun modo devono essere intese in senso univoco. La Sacra Scrittura
«è parola di Dio in quanto, per ispirazione dello Spirito Santo, è posta
per iscritto»; e la Sacra Tradizione «trasmette integralmente ai successori
degli Apostoli la Parola che a costoro fu affidata da Cristo e dallo Spirito
Santo». Il Magistero ha il compito di «interpretare autenticamente la
parola di Dio», compiendo — in nome di Gesù Cristo — un servizio
ecclesiale fondametale. Tradizione, Scrittura e Magistero, intimamente
connessi e congiunti, sono «ciascuno a suo modo», le fonti principali della
catechesi.
Le «fonti» della catechesi hanno, ognuna, un proprio linguaggio, al quale si
da forma attraverso una ricca varietà di «documenti della fede». La
catechesi è tradizione viva di tali documenti: pericopi bibliche, testi
liturgici, scritti dei Padri della Chiesa, formulazioni del Magistero, simboli
della fede, testimonianze dei santi, riflessioni teologiche.
La fonte viva della parola di Dio e le «fonti», che da essa derivano e nelle
quali si esprime, forniscono alla catechesi i criteri per trasmettere il suo
messaggio a tutti coloro che hanno maturato la decisione di seguire Gesù
Cristo». (DGC 94,95,96).
6. La catechetica e la legge della Chiesa
Scienza ecclesiastica, la catechesi si regola e ispira soprattutto al
magistero e alla legislazione della Chiesa, unica autorità che, per mandato
di Cristo, custodisce e spiega il deposito della Rivelazione: non solo, ma
anche, e proprio per questo, ha il diritto e il dovere di segnare le linee di
lavoro per un «buon ministero catechistico», oggetto della catechetica.
«La catechesi è stata sempre considerata dalla Chiesa come uno dei suoi
fondamentali doveri» (CT 1).
«... per la Chiesa la catechesi è stata sempre un dovere sacro e un diritto
imprescrittibile. Da una parte, è certamente un dovere, nato dalla consegna
del Signore e che incombe su coloro i quali, nella nuova alleanza, ricevono la
chiamata al ministero di pastori. D'altra parte, si può ugualmente parlare di
diritto: da un punto di vista teologico, ogni battezzato, per il fatto stesso
del battesimo, possiede il diritto di ricevere dalla Chiesa un insegnamento e
una formazione che gli permettano di raggiungere una vera vita cristiana...»
(CT 14).
La Chiesa, pertanto, non poteva non rispondere alla impostazione conciliare di
fornire una adeguata normativa anche in merito al secondo munus,
secondo la tripartizione dei miniera regendi, docendi et sanctifìcandi.
E il Codice di Diritto Canonico si occupa - tra l'altro - della
evangelizzazione e della catechesi proprio perché senza norme adeguate
sarebbe impossibile che ogni membro della Chiesa - nel suo ordine e grado -
possa svolgere il ministero dell'annuncio, in modo che nulla rimanga
incompiuto e che l'azione ecclesiale si espleti in maniera armoniosa e
coordinata. Lo specifico del Codice di Diritto Canonico - in questo senso - è
quello di un quadro normativo di riferimento per la comunione nella comunità.
Le regole o normativa della catechetica e della catechesi, della sua
prassi e dei suoi agenti sono contenute nel Libro III del Codice, il quale,
lungi dall'essere considerato uno mero strumento legislativo, è - come ebbe a
dire il Papa Giovanni Paolo II, «uno strumento corrispondente in pieno
alla natura della Chiesa, specialmente come viene proposta dal Concilio
Ecumenico Vaticano II in genere e in particolare modo dalla sua dottrina
ecclesiologica. Anzi - in un certo senso - questo nuovo Codice potrebbe
intendersi come un
grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico questa stessa, cioè
l'ecclesiologia conciliare» (Sacrae disciplinae leges).
[i]
S.Th. I ql.aa. 2.3,4,6.
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