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Il
Catechismo
della Chiesa Cattolica

Tommaso
Stenico
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Prefazione
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1.
Perché
il Catechismo della Chiesa Cattolica?
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2.
La
fede professata della Chiesa cattolica:
la divina Rivelazione
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3.
La fede trasmessa, celebrata e vissuta
nel Catechismo della Chiesa Cattolica
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4.
La fede celebrata della Chiesa cattolica:
l'economia sacramentale
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5.
La fede vissuta della Chiesa cattolica:
la vita
nuova in Cristo
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6. La fede
pregata della Chiesa cattolica:
la preghiera
cristiana e il Padre Nostro
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7.
I
criteri di redazione
del Catechismo della Chiesa Cattolica
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8.
Le
fonti del Catechismo della Chiesa Cattolica
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9.
Le
formule catechistiche come «linguaggio comune»
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9.
Le
formule catechistiche come «linguaggio comune»
Nel
Catechismo della Chiesa Cattolica, hanno una rilevanza non trascurabile
quelle formule che nel testo francese sono denominato «en bref », e che nella versione italiana sono precedute dalla
dicitura «In sintesi» e sono stampate con carattere corsivo.
Si tratta di formulazioni sintetiche, che riassumono, in forma semplice e
concisa, tematiche importanti del credere, celebrare, vivere, pregare della
Chiesa Cattolica.
Esse sono collocate, quando lo si ritiene necessario o anche semplicemente
opportuno, al termine delle sezioni o dei capitoli o degli articoli che hanno
una particolare importanza nell'impianto dottrinale cristiano.
NELLA STORIA
Fin dalle origini della Rivelazione cristiana, si trovano delle brevi
esposizioni sistematiche, prima orali e poi scritte, che riassumono ed
esprimono in modo essenziale e organico i contenuti fondamentali della
dottrina rivelata[i].
Si può anche constatare, a questo riguardo, che una delle accezioni del
termine «catechismo», che come sappiamo appare nel XIV secolo, indica
l'insieme di domande-risposte che raccolgono e presentano la struttura
fondamentale della fede, al fine di facilitarne la comunicazione, la trasmissione,
la memorizzazione.
L'elaborazione e l'uso di tali formulazioni sintetiche si ricollega in un
certo modo anche alla «traditio»
dell'antica prassi del cammino catecumenale, ove risuonava questo sollecito e
caldo invito, che è stato ripreso nell'attuale Rito dell'iniziazione
cristiana degli adulti: «Carissimi:
ascoltate le parole della fede. Sono poche, ma contengono grandi misteri.
Accoglietele e conservatele con cuore sincero»[ii].
Lungo i secoli, incessante è sempre stato l'impegno di formulare, in modo il
più possibile chiaro e sintetico, i contenuti dottrinali della fede, così
da favorire sia l'azione dell'annuncio sia quella dell'apprendimento. Nel
faticoso processo di elaborazione di tali formulazioni, complementare e
indispensabile è il contributo dato, nella storia, da molteplici fattori:
lo studio e la ricerca infaticabile di catecheti e in generale di teologi; il
fiorire di nuove teologie e liturgie; l'«implantatio»
delle pluriformi Chiese particolari, con le loro peculiari
caratteristiche; il servizio autorevole e qualificato alla verità svolto dal
magistero ecclesiale: l'azione annunciatrice di numerosi e indefessi
catechisti; l'affermarsi di personalità particolarmente significative per
santità di vita, per capacità testimoniale e per rilevanza sociale; i modi
espressivi caratteristici di culture, di generazioni, di epoche.
Si sono così avute numerose, diversificate formulazioni che hanno
caratterizzato e arricchito la plurisecolare tradizione catechistica. Ciò
ha consentito tra l'altro di toccare con mano come il «depositum fidei», la sostanza dottrinale della fede cattolica, la
quale rimane, in quanto arcano mistero, pur sempre come «avvolta d'oscurità»[iii],
si sia venuta delineando ed esplicitando sempre più lungo i secoli, grazie
all'azione dello Spirito Santo. È infatti lo Spirito Santo che, per mezzo
degli elementi testé citati e di altri ancora noti oppure sconosciuti,
conduce la sua Chiesa alla comprensione piena della verità, che Dio in Cristo
ha donato all'umanità.
Indubbiamente tale comprensione ed espressione della verità è condizionata
dalla storia, e pertanto «il senso delle enunciazioni di fede dipende, in
parte, dalla peculiarità espressiva usata in una data epoca e in determinate
circostanze. "Altro è il
deposito o le verità di fede, altro è il modo con cui vengono enunciate,
rimanendo pur sempre lo stesso significato e il senso profondo "(GS
62). Inoltre avviene talo-ra che qualche verità dogmatica in un primo tempo
sia espressa in modo incompleto, anche se falso mai, e che, in seguito,
considerata in un più ampio contesto di fede o anche di conoscenze umane,
riceva più completa e perfetta espressione»[iv].
Non si possono dunque considerare le formule, di cui ci si serve per esprimere
il mistero, come le uniche possibili o le migliori in senso assoluto, quasi
che le verità cristiane non possano esprimersi in nessun altro modo[v].
Tuttavia bisogna pur sempre affermare che le formulazioni sinteti-che,
utilizzate così ampiamente nell'ambito catechistico, colgono autenticamente,
anche se inadeguatamente, la verità cristiana, la quale dunque ammette nei
suoi rivestimenti culturali, la possibilità di diversità e di variazioni,
pur rimanendo sempre unica, permanente e immutabile.
LA «MEMORIA». NELLA PERSONA, NELLA SOCIETÀ, NELLA CHIESA
L'esistenza, l'uso, l'utilità, l'efficacia delle formulazioni «in sintesi»
sono fondati sulla constatazione che la persona umana possiede la «memoria»,
la capacità cioè di apprendere, memorizzare, ritenere e riesprimere
concetti, parole, dati, fatti, avvenimenti. Tale capacità, innata, personale,
universale, ha un ruolo e un'importanza particolarmente rilevante e
significativa anzitutto nella affermazione e maturazione dell'identità
della persona. A questo riguardo non va dimenticato che ogni persona viene in
questo mondo già dotata di un patrimonio biologico, genetico, cromosomico
che essa riceve in eredità. Essa, nascendo, trova altresì un contesto
socio-culturale e, soprattutto, religioso, morale e spirituale, che è
quello di una determinata epoca e luogo. Tutto ciò contraddistingue e
qualifica in modo unico, irripetibile, personale, l'individuo.
È a partire da tale ricchezza «ricevuta» che la persona, attraverso
l'apprendimento, l'interazione familiare, sociale, culturale, ecclesiale,
attua e perfeziona le proprie capacità naturali e soprannaturali;
s'inserisce nel flusso della vita che le diverse generazioni si trasmettono in
svariati modi, apportando un proprio contributo arricchente originale; si
situa storicamente valorizzando quel patrimonio di
conoscenze-esperienze-valori che, ereditato dal passato, la impegna nel
presente e la fa protendere verso il futuro.
Nello stesso tempo la capacità di memorizzazione presente nell'uomo[vi]
consente il progredire della comunità sociale, ai diversi livelli e nelle
diverse latitudini.
Ogni comunità, ogni generazione, ogni epoca, ogni cultura solo in quanto
accoglie, rielaborandolo ed attualizzandolo, tutto ciò che appartiene alla «memoria»
di quanti l'hanno preceduta, può esplicare al meglio e al massimo le proprie
potenzialità e può costruire un futuro ancora più ricco e positivo per le
successive generazioni.
Ma è soprattutto nell'ambito cristiano che l'importanza della «memoria» è
quanto mai fondamentale, per il nostro argomento.
Nessuno anzitutto può dimenticare che la fede è dono ricevuto: la persona
non inventa la fede - qui intesa come «fides
qua» - ma l'accoglie quale grazia che viene da Dio e che a lei giunge
tramite persone, istituzioni, segni, avvenimenti, fatti e parole... che
esprimono la chiamata personale di Dio all'incontro con lui, e che la invitano
a credere, a dare la propria risposta di accoglienza e di adesione.
Ma anche la «fides quae», il
contenuto oggettivo della fede, il sacro «deposito» rivelato da Dio e
affidato al suo popolo, è proprietà, dono di Dio: di esso la persona non
è padrona arbitraria, ma piuttosto ascoltatrice docile, testimone fedele.
Quanto nella fede è pertanto ricevuto, accolto, «memorizzato», è in
grado, con l'aiuto dello Spirito e la collaborazione della stessa persona e
di altri, di coinvolgere e trasformare tutta l'esistenza umana lungo l'arco
delle diverse età e delle variegate situazioni.
Come pure va rilevato che tale dono di fede richiede, per esplicare tutte le
sue potenzialità, di essere condiviso e ridonato ad altri. Ora una delle
modalità privilegiate di comunicazione, trasmissione della fede è la
catechesi, la quale ha
come suo contenuto il mistero di Cristo, che è affidato alla «memoria»
della Chiesa, che nei diversi secoli e continenti, l'accoglie, lo custodisce,
l'annuncia, l'interpreta, lo celebra, lo vive, lo testimonia.
Nell'attuazione di tale ministero catechistico, un ruolo importante ha avuto
ed ha tuttora la capacità di memorizzazione insita nelle persone, e ciò
vale sia per colui che annuncia sia per il destinatario dell'annuncio. Una
conferma di tale importanza sta nel fatto che ove, in qualche epoca o in
qualche luogo, si è trascurata o negata la capacità mnemonica della
persona, si sono avuti danni, talvolta irrecuperabili, nello sviluppo armonico
e integrale dell'identità cristiana della persona e nella vita della stessa
comunità ecclesiale.
Risultano quanto mai vere ed ammonitrici, a questo riguardo, le parole di
Giovanni Paolo II nella Catechesi tra-dendae: «I fiori della fede e della
pietà non spuntano nelle zone desertiche di una catechesi senza memoria» (CT
55).
Pertanto, è proprio tenendo conto dell'importanza rilevante che detta «memoria»
ha per la vita della persona, della società, della Chiesa, che i redattori
del Catechismo della Chiesa Cattolica, hanno voluto inserire in esso le «formulazioni
in sintesi», le quali sono elaborate in maniera tale da facilitare il loro
apprendimento e anche la loro memorizzazione.
Tali formule, in quanto riprendono soprattutto testi particolarmente rilevanti
e significativi della Sacra Scrittura, della Liturgia, dei Padri della
Chiesa, del magistero, dei santi, possono essere giustamente ritenute come «la
memoria della Chiesa». Attraverso queste citazioni risplende infatti la
profonda ricchezza e la variegata bellezza del «dato rivelato» quale è
stato accolto, annunciato, celebrato, pregato, vissuto nelle diverse epoche
e luoghi, da persone, da comunità ecclesiali, da culture, in modo
pluriforme e tuttavia sempre identico nel suo significato originario e
perenne.
Il «passato» della vita di fede ecclesiale in tal modo, anche attraverso
le formulazioni sintetiche, continua a essere vivo e a far sentire il suo
vigore esplicativo ed espressivo nel presente, si offre quale guida che
illumina e orienta l'attualizzante impegno di inculturazione della fede nel
contesto attuale.
CARATTERISTICHE
Le formule «in sintesi», presenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica,
sono il frutto di un impegno faticoso, sofferto, multidisciplinare che ha
visto al lavoro vescovi, teologi, catecheti e catechisti, liturgisti,
pastoralisti, pedagogisti, psicologi. Nessuno infatti, che abbia una qualche
conoscenza ed esperienza di catechesi, sottovaluta la difficoltà di
trovare formulazioni che abbiano nello stesso tempo le caratteristiche della
fedeltà e della completezza dottrinale, della sinteticità espressiva e
della chiarezza linguistica, della possibilità e facilità di
memorizzazione, della comprensibilità e dell'attualità culturale.
Si può dunque comprendere quali difficoltà e quale impegno abbiano
caratterizzato il lavoro dei redattori del Catechismo, verso i quali si può
anche usare un po' di benevola comprensione quando si rilevi che il loro
sforzo non sempre è stato coronato da pieno successo.
Circa la natura e le caratteristiche di tali formulazioni, si possono
individuare i seguenti elementi:
a) Tra le formulazioni sintetiche sono da considerarsi e da annoverarsi
anzitutto e prima di tutto quelli che sono i capisaldi della struttura
quadripartita del Catechismo: per la prima parte, i simboli della fede[vii]
(soprattutto quello apostolico, illustrato alla luce di quello
niceno-costantino-politano); per la seconda parte, i sacramenti; per la terza
parte, i Comandamenti (oltre alle beatitudini e alle virtù); per la quarta
parte, la preghiera del Padre Nostro.
Tali capisaldi, che riprendono una delle più diffuse ed antiche tradizioni
catechistiche[viii], consentono di esporre
la dottrina cattolica, distribuendola in maniera organica, sistematica,
gerarchica, evidenziandone i complementari contenuti essenziali e
fondamentali.
b) Le formulazioni, che nel testo appaiono introdotte dalla dicitura «in
sintesi» e che sono in corsivo, attingono preferibilmente i loro contenuti da
fonti bibliche, liturgi-che, patristiche, magisteriali, testimoniali. Ciò fa
risaltare la stretta connessione, la complementare circolarità che sussiste
tra le suddette fonti cristiane, le quali si illuminano e si chiariscono a
vicenda, mentre conducono a una comprensione e a un'esplicitazione sempre più
profonda e limpida del mistero cristiano. Emerge così una sapiente
coniugazione, un'arricchente simbiosi di continuità e di novità
nell'enunciato dottrinale cattolico.
c) Esse condensano l'essenziale della dottrina cattolica, quale è creduta,
annunciata, celebrata, vissuta, pregata dalla Chiesa cattolica. Cercano di
enucleare la sostanza dottrinale «tam
de fide quam de moribus». Per questo uno sforzo notevole è stato fatto
per evitare il più possibile che soprattutto nelle formulazioni entrassero
elementi contenutistici appartenenti a teorie, opinioni, ipotesi teologiche,
che hanno diritto di cittadinanza sì in riviste, dispute, scuole teologiche,
ma non propriamente in un Catechismo (CT 61), e soprattutto in questo
Catechismo della Chiesa Cattolica.
d) Esse inoltre sono strettamente connesse ai rispettivi paragrafi che le
precedono.
Riguardo al modo di realizzare e di esprimere l'indissolubile legame tra
esse (testo) e i paragrafi (contesto), che le precedono e che illustrano la
dottrina cristiana di una certa tematica, ai redattori si ponevano diverse
possibilità di scelta, riconducibili fondamentalmente a due: o ampliare
quanto già detto, o limitarsi a sintetizzare il già espresso. La
commissione, incaricata dal Santo Padre di elaborare il Catechismo,
interpellata espressamente al riguardo, ha dato come indicazione ai redattori,
quella di evitare di introdurre attraverso tali formule, elementi nuovi importanti
dottrinalmente, che non fossero già contenuti nei paragrafi precedenti,
invitandoli quindi a riesprimere in forma sintetica, nelle formulazioni,
quanto già detto precedentemente, in modo esplicito o implicito.
e) Attesa la notevole importanza che ha il linguaggio
nell'azione-comunicazione catechistica, un'attenzione particolare è stata
data al tipo di linguaggio utilizzato nelle formulazioni «in sintesi», e in
generale in tutto il Catechismo. I redattori hanno preferito quel tipo di
linguaggio che è stato denominato «attestativo», il quale ha consentito di
esporre la fede della Chiesa in modo più positivo che negativo, più sereno
che polemico, più testimoniale che argomentativo. Ne è così derivata una
presentazione catechistica che risponde meglio alle esigenze della nuova
evangelizzazione e alle attese dell'uomo d'oggi[ix].
FINALITÀ
Molteplici e nello stesso tempo complementari sono le finalità che dette
formule si prefiggono:
a) Nei confronti del «depositum fidei»
• Tali formulazioni hanno come scopo quello di esprimere, in modo
essenziale e sintetico, la sostanza dottrinale della fede cristiana, aiutando
a individuare il nucleo fondamentale che la fede cristiana propone circa una
determinata tematica.
Considerate nel loro insieme, tali formulazioni consentono di enucleare quel
«minimum» indispensabile («non omnia
sed totum»), che ogni cattolico, per essere e dirsi veramente tale,
deve conoscere, vivere, testimoniare.
Evidenziano la semplicità (non il semplicismo) e nello stesso tempo la
complessa poliedricità del mistero cristiano, che nella sua insondabile
ricchezza e nella sua stupenda articolazione si offre in modo unitario e
sintetico alla persona, che l'accoglie nella fede. Consentono altresì di
riesprimere con un linguaggio più attuale e maggiormente coinvolgente
l'uomo di oggi, la sostanza della fede cristiana.
• Distinguendo nell'ambito
della dottrina cattolica ciò che è fondamentale, essenziale, immutabile da
ciò che è secondario, transitorio, periferico, favoriscono una organica
sistemazione dei contenuti e delle verità di fede, facendo risaltare che
tutto il contenuto catechistico si riconduce e si riconnette ad «un nucleo
centrale dove tutto deve essere sospinto da una forza centrifuga e rinviato
da una forza centripeta e il centro si chiama: Gesù»[x].
Si da così significato e gerarchia di valore alle diverse affermazioni,
integrando gli elementi nuovi con quelli già acquisiti, evitando di disperdere
l'annuncio veritativo in una serie di nozioni, dottrine, informazioni, senza
rispetto della struttura e dell'organicità del mistero cristiano, della sua
essenzialità e della sua incisività. Questa sistematizzazione, che tiene
conto del posto che ogni verità occupa nel panorama del mistero cristiano e
che esprime il legame col nucleo generatore, fondante e ispiratore, richiama
la stretta connessione circolare che esiste tra mistero di Dio e mistero
della persona; tra parola di Dio ed esperienza umana; tra problemi
fondamentali trascendentali e situazioni contingenti; tra
Bibbia-Tradizione-magistero della Chiesa e scienze umane.
• La ricerca di precisione
dottrinale e di formulazione integra e completa della verità cristiana, che
ha caratterizzato l'elaborazione di tali formule, ha anche contribuito e
contribuirà ancora a far crescere la conoscenza del mistero cristiano, ad
esplicitare maggiormente verità già contenute in germe nel deposito
rivelato, a riesprimere in un modo più accessibile alla mentalità odierna il
significato perenne dell'asserto di fede. Attraverso dunque tali formulazioni
cresce sia la percezione della realtà e della Parola divina trasmessa, sia la
loro comunicazione e trasmissione.
b) Nei confronti dei lettori
• Tali formulazioni, appartenendo a una sana e adeguata pedagogia
della fede, guidano l'itinerario personale di fede, in vista del
raggiungimento di una piena maturità cristiana ecclesiale. Lo scopo
definitivo infatti della catechesi, e perciò anche delle formule
catechistiche, «è di mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in
intimità con Cristo: egli solo può condurre all'amore del Padre, nello
Spirito Santo, e può farci partecipare alla vita della Santa Trinità»
(CT 5). «Tutta la finalità della
dottrina e dell'insegnamento deve essere posta nell'amore che non finisce»[xi].
Le formule catechistiche coinvolgono pertanto tutta la persona: promuovono la
crescita, a livello di conoscenza, del seme di fede deposto dallo Spirito
Santo col primo annuncio e con la catechesi; offrono modalità concrete di
«professioni di fede» a livello personale e comunitario; invitano alla
sincera conversione del cuore; guidano la trasformazione della vita della
persona così che, alla sequela di Cristo, essa possa pensare, giudicare,
amare, agire in conformità con la sua Parola.
Mentre suscitano e sorreggono convinzioni e atteggiamenti di fede,
costituiscono nello stesso tempo occasioni, momenti, contenuti di dialogo con
Dio nella preghiera personale e comunitaria. Tali espressioni sintetiche,
molte delle quali manifestano anche letterariamente una bellezza non comune,
alimentano, favoriscono la preghiera, diventando guide alla e nella
preghiera.
Nei confronti poi di colui che si avvicina per la prima volta alla fede e
desidera conoscere i contenuti essenziali e fondamentali propri della Chiesa
cattolica, offrono l'opportunità di un approccio semplice ed essenziale.
• Le formulazioni sintetiche offrono inoltre spunti per l'ulteriore
approfondimento conoscitivo della verità cristiana. In quanto si rivolgono
alle facoltà intellettive della persona umana («fides quaerens intellectum»), sollecitano, attraverso la
riscoperta delle ragioni della fede, un approfondimento razionale del
contenuto di fede, una sua penetrazione dottrinale, la quale può essere
realizzata attraverso le forme di indagine e di riflessione proprie del
pensiero. Tale riflessione può avvenire con modalità diversificate a
seconda delle persone, ma anche in tempi successivi da parte della stessa
persona, con quella gradualità che rispecchia il crescere della persona nelle
diverse fasi della sua esistenza, nella pluralità delle sue vicende.
Le formule catechistiche «sono da
considerare in tutto il loro valore pedagogico: non solo come strumento
didattico per la memoria, ma come momenti di annuncio autentico della
fede, di proposta autorevole, illuminante e stimolante per l'intelligenza»
(RdC 177).
e) Nei confronti della Chiesa
Le formulazioni catechistiche si offrono anche quale strumento concreto, anche
se pur sempre insufficiente, di comunione nell'unica fede.
In un mondo multiculturale, pluralista, secolarizzato, da più parti emerge
sempre più insistentemente e diffusamente l'esigenza, la necessità di
ritrovarsi uniti con gli altri credenti in Cristo nell'enucleare, nel
professare, nel testimoniare l'unica fede nei diversi ambienti, continenti,
situazioni. Tale desiderio trova un concreto ed efficace strumento di
realizzazione nel Catechismo, e in particolare nelle formule «in sintesi».
Ciò che lungo i secoli, nei diversi luoghi, lo Spirito Santo ha suggerito
alla Chiesa nei suoi pastori e nei suoi fedeli attraverso la riflessione
intellettuale, la meditazione orante, la celebrazione devota, la carità
operosa, la testimonianza coraggiosa, viene raccolto e sistemato in forma
sintetica e organica, per essere offerto alla «memoria» dell'attuale e
delle future generazioni, consentendo di realizzare quella comunione
sincronica e diacronica che caratterizza l'essere e l'agire della Chiesa. Si
ha così un importante aiuto, proprio attraverso l'acquisizione e l'utilizzo
di un linguaggio comune di fede, veicolato da tali formulazioni, per
promuovere, esprimere e garantire quell'unità della fede della Chiesa (communio
sanctorum), che è frutto e riflesso dell'unità trinitaria.
Mentre esprimono correttamente, anche se non perfettamente ed esaustivamente
il contenuto dottrinale in un linguaggio che è attento al contesto culturale
odierno, le formule, proponendo un modo comune di professare la fede,
significano ed attuano la cattolicità della Chiesa, che è «tutte le lingue
del mondo, unite in un'unica liturgia, o come un coro armonioso che, sostenuto
dalle voci di sterminate moltitudini di uomini, si leva secondo innumerevoli
modulazioni, timbri e intrecci per la lode di Dio da ogni punto del globo, in
ogni momento della storia»[xii].
d) Nei confronti dell'azione
catechistica
Tra i numerosi e notevoli benefici che le formule apportano all'azione
catechistica sia dal punto di vista dell'insegnamento sia da quello
dell'apprendimento (ad esempio il superamento della precarietà e della
frammentarietà sia nell'annunciare sia nell'accogliere la fede), non va
sottovalutata la seguente: le formule consentono una opportuna verifica, da
parte del catechista, della capacità e del livello di apprendimento del
soggetto destinatario dell'annuncio (il catechizzando). Attraverso questo
meccanismo di feed-back, il catechista ha così anche la possibilità di
conoscere e verificare la qualità, il contenuto, il grado di efficacia della
sua stessa comunicazione.
NECESSITÀ DI UNA LORO ULTERIORE MEDIAZIONE
Le formulazioni, offerte in questo Catechismo come modelli espositivi
riassuntivi della fede cattolica, nell'essere proposti alla capacità
memorizzante della persona, necessitano, e per loro natura e nelle
intenzioni espresse anche esplicitamente più volte dai loro compositori, di
un ulteriore e indispensabile adattamento. Hanno bisogno di una opportuna e
complementare mediazione secondo le personali esigenze e concrete capacità
dei destinatari. E ciò è richiesto sia per raggiungere le finalità stesse
che dette formule nel Catechismo della Chiesa Cattolica si prefiggono, sia
per rispettare le peculiari caratteristiche delle diverse culture, delle
pluriformi Chiese particolari, delle variegate categorie di persone, a cui
si indirizzano.
Tale opera di adattamento, di mediazione, di inculturazione si attua a diversi
livelli.
1) Anzitutto a livello dei redattori dei Catechismi locali, nazionali e
diocesani.
Ogni lingua ha proprie originali caratteristiche quanto al linguaggio, al
ritmo, alla cadenza, alla musicalità. Ogni cultura, ogni lingua utilizza
mezzi ed espedienti vari, figure letterarie e poetiche diverse, per realizzare
nel migliore dei modi le varie fasi del processo implicato nella capacità di
memorizzazione della persona: l'apprendimento mnemonico, la ritenzione, il
richiamo, la riespressione. Alla luce di tali esigenze e usanze, è quanto
mai indispensabile che i redattori dei catechismi locali effettuino un'opera
di opportuni e adeguati adattamenti dei contenuti dottrinali espressi nelle
formule proposte dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
2) Ma anche al catechista è richiesto un intelligente lavoro di
adattamento, di mediazione riguardo a tali formule. Egli dovrà «promuovere
una ricerca che, lasciando intatto l'essenziale nella sua organica
completezza, trovi ogni volta le formulazioni più adatte alle diverse
categorie di fedeli e soprattutto di ogni singola persona, attese le sue caratteristiche
peculiari e originali. Essa è segno di fedeltà alla parola di Dio,
inesauribile nella sua ricchezza, e al dialogo con gli uomini, le cui
esigenze sono, almeno in parte, vane e mutevoli» (RdC 75). Nel proporre al
destinatario della catechesi le formule da mandare a memoria, egli dovrà
tener opportunamente conto sia della loro collocazione e della loro importanza
nell'impianto oggettivo, organico e sistematico del mistero cristiano, sia
delle possibilità soggettive concrete del destinatario, della sua
psicologia, della sua vocazione e situazione esistenziale, del ritmo e delle
tappe significative della sua crescita, del contesto socio-culturale in cui è
inserito, del livello di fede maturato... Si tratta di proporre al
catechizzando quelle formulazioni che «in un determinato contesto possono
essere integrate nel pensiero e nella vita dei vari ascoltatori, proponendole
secondo quanto conviene alla situazione e al dovere di stato di ciascuno»[xiii].
Gradualità, fedeltà alla centralità della persona, selezione oculata e
attenta all'integralità del mistero e alla situazione concreta relazionale
del soggetto... sono solo alcuni dei criteri-guida che illuminano e animano
il lavoro catechistico. Il rispettare, il perseguire tutto questo fa parte
della sapienza e dell'arte dell'essere e del fare il catechista.
[i] Per un rapido panorama
storico di questo aspetto, si veda: Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae,
10-13.
[ii] Trad. it. di «Traditio
Symboli», in: Rituale Romanum, Orda
Initiationis Christianae adultorum, T.P.V. 1972, p. 76, 186.
[iii] Concilio Vaticano I,
Costituzione Dogmatica, Dei filius,
cap. 4. 276
[iv] Congregazione per la
Dottrina della Fede, Mysterium ecdesiae, 1973, p. 12.
[v] Le formule «possono e
debbono venir intese come espressioni significative, le quali peraltro
costituiscono solo degli accenni all'Inesprimibile e non la sua
coartazione nel nostro mondo concettuale» (J. Ratzinger, Introduzione al
Cristianesimo, Brescia 1969, p. 133).
[vi] Cfr. anche san Tommaso, S.
Th., I, q.78, a.4.
[vii]
Quanto mai significative ed attuali sono le seguenti parole del vescovo
san Cirillo di Gerusalemme: «Cerca di ritenere bene a memoria il Simbolo
della fede. Esso non è stato fatto secondo capricci umani, ma è il
risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la Scrittura.
Essi compongono e formano l'unica dottrina della fede. E come un
granellino di senape, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti
i ramoscelli, così il Simbolo della fede contiene, nelle sue brevi
formule, tutta la somma di dottrina che si trova tanto nell'Antico quanto
nel Nuovo Testamento» (San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 5 sulla fede
e sul simbolo 12-13; PG 33, 519-523).
[viii] Non va dimenticato che
il catechismo pubblicato nel 1566, come frutto maturo del Concilio di
Trento e più conosciuto come Catechismo di San Pio V oppure come
Catechismo Romano, aveva utilizzato tale struttura quadripartita, diventando
modello per tanti altri catechismi successivi.
[ix] Cfr. Giovanni Paolo II,
Costituzione Apostolica, Fidei depositum.
[x] Pio XII, Discorso
dell'11-1-1953.
[xi] Concilio di Trento, art.
X.
[xii] Giovanni Paolo II, Slavorum
Apostoli, n. 17.
[xiii] San Tommaso, Summa
theologica, II-II, q.2, a.7.
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