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Senza la domenica
non possiamo vivere
SUSSIDIO CATECHISTICO PASTORALE

a cura di
Tommaso
Stenico
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1.
Senza
la domenica non possiamo vivere
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2.
Domenica
giorno del Signore
il signore dei giorni
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3.
Domenica
pasqua settimanale
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4.
Domenica
giorno dell'Eucaristia
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5.
Domenica
giorno della Chiesa
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6.
Domenica
giorno della missione
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7.
Domenica
giorno di riposo e della gioia
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8.
Domenica
giorno dell'uomo
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9.
Le
celebrazione eucaristica,
cuore della domenica
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10.
La
celebrazione eucaristica domenicale,
sorgente della missione
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11.
La
Struttura della Celebrazione Eucaristica
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12.
Conclusione
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7.
Domenica
giorno di riposo e della gioia
La
domenica è anche giorno
del riposo, della gioia, della comunione. Dall’assemblea
eucaristica il grande dono che si riverbera sulla vita
cristiana è quello della pace, dello shalom, della vita piena, gioiosa. Nell’incontro con il Signore
risorto la comunità cristiana vive una grande gioia, quella
provata dai discepoli quando Gesù venne e si mostrò vivente
in mezzo a loro, e riceve la pace dal Risorto. La pace è
infatti il dono fatto dal Risorto ai discepoli: “Pace a
voi!” (Gv 20,19.26).
Attraverso il riposo domenicale, le preoccupazioni e i compiti
quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le
cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai
valori dello spirito. Le persone con le quali viviamo
riprendono, nell'incontro e nel dialogo più pacato, il loro
vero volto. Le stesse bellezze della natura — troppe volte
sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l'uomo
— possono essere riscoperte e profondamente gustate. Giorno
di pace dell'uomo con Dio, con se stesso e con i propri
simili, la domenica diviene così anche momento in cui l'uomo
è invitato a gettare uno sguardo rigenerato sulle meraviglie
della natura, lasciandosi coinvolgere in quella stupenda e
misteriosa armonia che, unisce i diversi elementi del cosmo in
un « vincolo di unione e di pace.
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§
Ogni
festa nasce dalla concorrenza di due fattori: un evento importante da vivere e
il bisogno di ritrovarsi per celebrarlo gioiosamente insieme. Tale è anche la
domenica del cristiano. Essa infatti trae origine dalla Risurrezione, evento
tanto decisivo da meritare d'essere commemorato e celebrato ogni settimana.
Per sua natura, e per espressa volontà di Cristo, tale evento non può che
essere vissuto comunitariamente. Astenersi dal lavoro e dalla fatica, deporre
la tristezza delle cure quotidiane, oltre che costituire la condizione
indispensabile per partecipare alla festa comune, diventa affermazione del
trionfo della vita, del primato della gioia: «Il
giorno di domenica siate sempre lieti, perché colui che si rattrista in
giorno di domenica fa peccato».
§
In
questa prospettiva il riposo domenicale e festivo acquista una dimensione non
solo reale, ma anche ed essenzialmente simbolica e profetica. Il riposo
cristiano afferma la superiorità dell'uomo sull'ambiente che lo circonda:
egli riconosce come suo il mondo in cui è chiamato a vivere, ma progetta e
anticipa il mondo nuovo e una liberazione definitiva e totale dalla servitù
dei bisogni. La nostalgia dell'Eden e l'impazienza per «la libertà della
gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21) sono ugualmente significati in quel
riposo.
§
Questo
giorno, così pieno di divino e di umano, illuminerà poi di sé tutti gli
altri giorni. Ritroveranno la giusta dimensione le cure quotidiane che
altrimenti ci travolgono sotto il loro peso. Le cose per le quali ci
affanniamo e che a volte finiscono col dominarci, ritroveranno la giusta
misura. Le persone che ci vivono accanto avranno il loro vero volto, dopo che
le avremo incontrate «alla festa», e avremo imparato a guardarle come
fratelli e sorelle e «compagni»: termine eucaristico come pochi anche
quest'ultimo, perché l'Eucaristia è precisamente condivisione dello stesso
pane. L'occhio rinnovato del cristiano vedrà tutto sotto una nuova luce, la
luce del Risorto: la contemplazione libera dalla schiavitù delle cose,
l'amore si sostituisce al calcolo, il dono all'interesse.
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IGdS 15-17
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