Senza la domenica
non possiamo vivere


SUSSIDIO CATECHISTICO PASTORALE




a cura di
 

Tommaso Stenico

    

1. Senza la domenica non possiamo vivere


  

2. Domenica giorno del Signore
    il signore dei giorni

 

3. Domenica pasqua settimanale

 

4. Domenica giorno dell'Eucaristia

 

5. Domenica giorno della Chiesa

 

6. Domenica giorno della missione

 

7. Domenica giorno di riposo e della gioia 

 

8. Domenica giorno dell'uomo


  

9. Le celebrazione eucaristica,
    cuore della domenica


  

10. La celebrazione eucaristica domenicale,
      sorgente della missione
 

11. La Struttura della Celebrazione Eucaristica

12. Conclusione  

 
 
11. 
La Struttura della Celebrazione Eucaristica

 

 

 

Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche. Ecco ciò che egli scrive, verso il 155, per spiegare all'imperatore pagano Antonino Pio (138-161) ciò che fanno i cristiani: 

 

Nel giorno chiamato “del Sole” ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne. Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere… Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato. Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian) per essere stati fatti degni da lui di questi doni. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: “Amen”.

Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua “eucaristizzati” e ne portano agli assenti [San Giustino, Apologiae, 1, 65]”.(CCC 1345)

 

"Le parti che costituiscono in certo modo la Messa, cioè la liturgia della parola e la liturgia eucaristica, sono congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto" (Sacrosanctum Concilium, n. 56). 

Il Concilio Vaticano II presentando le due parti principali della celebrazione eucaristica le configura come due mense da cui cibarsi: la mensa della Parola e la mensa eucaristica. 

“Liturgia della Parola e Liturgia eucaristica costituiscono insieme un solo atto di culto; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore [CCC 1346].

Sant’Agostino quando commenta la richiesta nel Padre Nostro "Dacci oggi li nostro pane quotidiano" scrive: "L’Eucaristia è il nostro pane quotidiano... ma anche ciò che vi spiego è pane quotidiano e così anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa e pane quotidiano e l’ascoltare e recitare inni è pane quotidiano" (Sermo 57,7). 

Questo Pane quotidiano è il Signore: è Cristo che parla quando la liturgia proclama le letture sacre, è Cristo che si dona a noi nel suo Corpo dato e nel suo Sangue versato quando nella liturgia si ricevono il pane e il vino consacrati.

Se il sacrificio eucaristico è "fonte e culmine di tutta la vita cristiana" (LG 11) diventa importante conoscere e comprendere le parti della fractio panis, come anticamente veniva chiamata la Messa insieme a Cena del Signore e ad altri nomi che sì danno a tale sacramento

Il Catechismo della Chiesa Cattolica chiama la celebrazione eucaristica con questi termini: 

 

§        Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione 

§        Frazione del Pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa. 

§        Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore.

§        Santo Sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa

§        Santa e divina Liturgia, perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento.

§        Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo

§        Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (“missio”) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.  (CCC 1328-1332). 

 

Il contesto che tutte queste definizioni raccoglie ed esprime è il gesto di Gesù nell’Ultima Cena dove li Signore ha istituito l’Eucaristia e il sacramento dell’Ordine per perpetuare nella storia il suo unico Sacrificio sul Calvario. La Cena di Gesù con i discepoli avviene all’interno della cornice celebrativa della Pasqua ebraica, dove veniva immolato e mangiato l’agnello per la festività: ora questo agnello è Cristo stesso, che si immolerà sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini e per costituire la nuova Alleanza nell’amore.

"Questo è il mio corpo che i dato per voi; fate questo in memoria di me" (Lc 22,19) E’ il segno della volontà di Cristo di essere presente nell’Eucaristia fino alla consumazione dei secoli.

Essa rimane il centro della vita della Chiesa" (CCC n. 1343). 

 
 

Riti d’ingresso

 

La Celebrazione eucaristica inizia con i riti di ingresso o di introduzione. La processione iniziale è accompagnata dal canto. I riti di ingresso comprendono il saluto del celebrante, l’atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l’orazione o Colletta.

Il sacerdote bacia l’altare che rappresenta il Cristo pietra angolare, quindi con il segno di croce inizia la celebrazione nel ricordo di Dio Trinità e del Battesimo con cui siamo stati inseriti in Cristo e nella Chiesa suo Corpo. 

Con l’atto penitenziale  la comunità chiede perdono a Dio per essere nella disposizione di cuore più giusta al fine di partecipare ai divini misteri. Segue l’acclamazione del Kyrie eleison (Signore pietà) e l’antichissimo inno del Gloria in excelsis Deo che era presente nella liturgia fin dal IV-V secolo: è un inno di glorificazione e di lode. I riti di ingresso si concludono con la Colletta, chiamata anche oratio nella liturgia romana. È la preghiera con cui il sacerdote raccoglieva (da colligere=raccogliere) le intenzioni personali dei fedeli nella pausa di silenzio prima della preghiera stessa e inoltre il contenuto della Colletta fa riferimento anche la Messa del giorno.

 

Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che è il protagonista principale dell'Eucaristia. E' il grande sacerdote della Nuova Alleanza. E' lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il vescovo o il presbitero (agendo “in persona Christi capitis” - nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l'Amen. [CCC 1348]


  

Liturgia della Parola

 

Dopo i riti di ingresso inizia la liturgia della parola. Nell'assemblea domenicale, come del resto in ogni Celebrazione eucaristica, l'incontro col Risorto avviene mediante la partecipazione alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita. La prima continua a dare quell'intelligenza della storia della salvezza e, in particolare, del mistero pasquale che lo stesso Gesù risorto procurò ai discepoli: è lui che parla, presente com'è nella sua parola quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. Il Concilio Vaticano II ha stabilito che  la mensa della parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, aprendo più largamente i tesori della Bibbia.

S. Cesario di Arles (470-542) diceva: "Colui che avrà ascoltato con negligenza la parola di Dio non sarà meno colpevole di colui che, per la propria negligenza, avrà fatto cadere a terra il Corpo di Cristo" (Sermo 78,2). 

La liturgia della Parola comprende le seguenti parti: 

§        La prima lettura, generalmente tratta dall’Antico Testamento

§        Il salmo responsoriale, è quasi risposta dei fedeli all’annuncio della salvezza 

§        La seconda lettura, generalmente tratta dal Nuovo Testamento 

§        Il canto al Vangelo, anch’esso è una risposta gioiosa all’annuncio della salvezza

§        Il Vangelo. Da sempre la sua proclamazione è circondata da rispetto e venerazione: ne dà testimonianza l’incensazione che si fa al libro dei Vangeli prima della proclamazione della parola del Signore. I fedeli ascoltano in piedi. 

§        Quasi come una eco segue l’Omelia, il Credo o professione di fede, la preghiera universale o dei fedeli. 

 

La Liturgia della Parola comprende “gli scritti dei profeti”, cioè l'Antico Testamento, e “le memorie degli apostoli”, ossia le loro lettere e i Vangeli; all'omelia, che esorta ad accogliere questa Parola “come è veramente, quale Parola di Dio” (1Ts 2,13 ) e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini, secondo la parola dell'Apostolo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere” (1Tm 2,1-2 ). [CCC1349]

  

  

Liturgia eucaristica

 

La mensa della Parola sfocia naturalmente nella mensa del Pane eucaristico e prepara la comunità a viverne le molteplici dimensioni, che assumono nell'Eucaristia domenicale un carattere particolarmente solenne. Nel tono festoso del convenire di tutta la comunità nel « giorno del Signore », l'Eucaristia si propone in modo più visibile che negli altri giorni come la grande « azione di grazie », con cui la Chiesa, colma dello Spirito, si rivolge al Padre, unendosi a Cristo e facendosi voce dell'intera umanità.

Con la liturgia eucaristica viene reso presente il sacrificio di Cristo sulla croce i n fora in cruenta. La Messa infatti è viva ripresentazione del sacrificio della Croce. Sotto le specie del pane e del vino, su cui è stata invocata l'effusione dello Spirito, operante con efficacia del tutto singolare nelle parole della consacrazione, Cristo si offre al Padre nel medesimo gesto di immolazione con cui si offrì sulla croce. L'eucaristia è, pertanto e soprattutto, un sacrificio: sacrificio della redenzione e, al tempo stesso, sacrificio della nuova alleanza. Ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del suo unico sacrificio, nella liturgia della Chiesa, che è il suo Corpo» (CCC 1362).

Questa parte della Messa comprende la presentazione dei doni, con cui sono portati all’altare pane e vino con acqua, gli stessi elementi usati da Gesù nell’Ultima Cena. Fin dall’antichità i cristiani portavano i propri doni all’altare per condividerli con chi era nel bisogno. Tale è l’antico significato dell’odierna raccolta delle offerte. 

 

Vengono recati all'altare … il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. E' il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, “quando prese il pane e il calice”…Cristo … nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici.

Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucarestia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità…. I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa…... [CCC 1350-1351]

 

Con la preghiera eucaristica o anafora siamo al culmine della celebrazione. Anticamente le parole venivano affidate alla spontaneità e alla preparazione del sacerdote che presiedeva l’Eucarestia. La preghiera eucaristica, formata dal prefazio, in cui la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo nello Spirito Santo, per tutte le sue meraviglie. Il prefazio termina con il Sanctus, lode incessante che la chiesa celeste canta al Dio tre volte Santo (cf Is 6,3).

 

Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione. Nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo. [CCC 1352 ]

 

Segue l’epiclesi, cioè la richiesta al Padre di inviare lo Spirito Santo affinché il pane e il vino diventino Corpo e Sangue di Cristo e perché i fedeli siano una cosa sola in un unico Spirito. 

Il racconto dell'istituzione ripete le parole efficaci di Gesù che rendono presente l'unico sacrificio del Calvario (Questo è il mio Corpo; questo è il mio Sangue).

 

Nell' epiclesi [la Chiesa] prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito  sul pane e sul vino, affinché diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perché coloro che partecipano all'Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito. Nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte. [CCC 1353]

 

Infine l’anamnesi, con cui la Chiesa fa memoria della Passione, Risurrezione e Glorificazione di Cristo, e le intercessioni per i vivi e per i defunti. La preghiera eucaristica è una grande sintesi del disegno di salvezza di Dio e del suo amore per gli uomini perché "non viviamo più per noi stessi ma per Lui che è morto e risorto per noi" (preghiera eucaristica IV). 

 

Nell' anamnesi che segue, la Chiesa fa memoria della Passione, della Risurrezione e del ritorno glorioso di Gesù Cristo; essa presenta al Padre l'offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui. Nelle intercessioni, la Chiesa manifesta che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti e nella comunione con i pastori della Chiesa, il Papa, il vescovo della diocesi, il suo presbiterio e i suoi diaconi, e tutti i vescovi del mondo con le loro Chiese. [CCC 1354]

  

 

Riti di comunione

 

I riti di comunione comprendono il Padre Nostro, la preghiera della pace che è presente fin dai primissimi tempi della Chiesa, la fractio panis e l’Agnus Dei. L’unico Pane viene spezzato e diviso tra tutti e indicato come il vero Agnello che è morto e risuscitato per noi. 

Quindi la comunione sacramentale, auspicata e raccomandata per una partecipazione piena al mistero celebrato perché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Gv 6,54).

 

Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono “il pane del cielo” e “il calice della salvezza”, il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato “per la vita del mondo” (Gv 6,51 ). Poiché questo pane e questo vino sono stati “eucaristizzati”, come tradizionalmente si dice, “questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato” [San Giustino, Apologiae, 1, 66, 1-2].[CCC 1355]

 

 

Riti di conclusione

 

Con l'orazione dopo la comunione, la benedizione del celebrante e il congedo termina la celebrazione della Messa. Quanti hanno partecipato all'Eucaristia debbono ora sentire più profondamente la responsabilità ad essi affidata.

Ora occorre vivere ciò che si è celebrato nella fede. La Messa deve diventare vita, amore, missione. La vita di Cristo è stata "spezzata" per noi e anche noi dobbiamo offrirla, donarla, "spezzarla" per gli altri. Ricevendo il Pane di vita, i discepoli di Cristo si dispongono ad affrontare, con la forza del Risorto e del suo Spirito, i compiti che li attendono nella loro vita ordinaria. In effetti, per il fedele che ha compreso il senso di ciò che ha compiuto, la celebrazione eucaristica non può esaurirsi all'interno del tempio. Come i primi testimoni della risurrezione, i cristiani convocati ogni domenica per vivere e confessare la presenza del Risorto sono chiamati a farsi nella loro vita quotidiana evangelizzatori e testimoni

Dopo lo scioglimento dell'assemblea, il discepolo di Cristo torna nel suo ambiente abituale con l'impegno di fare di tutta la sua vita un dono, un sacrificio spirituale gradito a Dio (cfr Rm 12, 1). Dalla messa, alla missione.

 

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