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Catechismo
della Chiesa Cattolica
Compendio
Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, sarà
consegnato ufficialmente alla Comunità ecclesiale il 28 giugno, vigilia della
Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nel corso di una solenne
celebrazione liturgica presieduta dal Papa Benedetto XVI.
Occorre tornare al
7 marzo 2003 per risalire all’avvio dei
lavori del Compendio. Quel giorno la Sala stampa della Santa Sede rese nota
una lettera con la quale Giovanni Paolo II chiedeva al cardinale Joseph
Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, di
presiedere una Commissione speciale per approntare un Compendio del
Catechismo della Chiesa cattolica. Nella Lettera indirizzata al cardinale
Ratzinger il Papa scriveva: “Il Catechismo mantiene inalterata la sua
realtà di dono privilegiato, posto a disposizione dell'intera Chiesa
Cattolica. E' dono offerto ad ogni uomo e ad ogni donna che domandino ai
cattolici ragione della speranza che è in loro, perché interessati a conoscere
ciò che la Chiesa crede. L'ampia diffusione del testo nelle varie regioni del
mondo costituisce un’evidente prova della sua utilità e della sua attualità”…
Nel frattempo, tuttavia é “emersa l'urgenza di avere a disposizione un
Catechismo breve per tutti i fedeli, e molti hanno sollecitato la redazione di
questa sintesi autorevole, sicura e completa. E' indispensabile, infatti, che
tale testo rispecchi fedelmente il Catechismo della Chiesa Cattolica quanto
agli aspetti essenziali della fede e della morale cristiana.”
La Commissione, composta da alcuni Cardinali e coadiuvata da un
agile Comitato di redazione, avrebbe dovuto stilare una sintesi essenziale e
completa del Catechismo della Chiesa cattolica (circa 982 pagine nell'edizione
italiana) diffuso in circa otto milioni di copie nel mondo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato pubblicato l’11 ottobre 1992
dal Papa Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica Fidei Depositum
e sucessivamente con la Lettera Apostolica Laetamur Magnopere.
Esso è stato ed è il dono d'amore che il Papa Giovanni Paolo II ha
fatto alla comunità ecclesiale, quale sollecitudine del suo ministero di
supremo e universale pastore. Non v’è dubbio alcuno che il Catechismo sia
stato e continui a rimanere un «testo di riferimento sicuro e autentico»,
essenziale per conoscere che cosa crede e insegna la Chiesa, cioè la fede
della comunità cristiana. Inoltre sono stati molti anche i fratelli e le
sorelle non cattolici che hanno fatto riferimento a tale autorevole testo.
Lo scopo, la natura e le finalità di questo Catechismo erano
state indicate dallo stesso Pontefice, il quale, nella Costituzione
Apostolica Fidei depositum, ha ricordato che «custodire il deposito
della fede è la missione che il Signore ha affidato alla sua Chiesa e che
essa compie in ogni tempo» (FD 1).
In questi tredici anni il Catechismo è stato davvero:
§
Norma sicura per l'insegnamento della fede (cf. FD 4)
§
Strumento valido e legittimo della comunione ecclesiale (cf. FD 4)
§
Strumento di rinnovamento, al quale lo Spirito Santo
incessantemente chiama la Chiesa di Dio (FD 4)
§
Testo di riferimento per l'elaborazione dei Catechismi locali (cf.
FD 4)
§
Modello di inculturazione della fede rivelata (cf. FD 4)
Il Catechismo espone in maniera chiara la lex credendi, la lex
celebrandi, la lex vivendi, lex orandi della Chiesa; ovviamente le quasi
900 pagine forse “hanno scoraggiato” molto un uso catechistico del
Testo. Di qui l’esigenza di una sintesi o compendio perché possa essere
preso in mano da molte persone per il conforto e il sostegno della propria
fede. Quasi un Catechismus minor, diretto cioè ai fedeli.
In verità il desiderio di un Catechismo più agile e sintetico è
nato subito dopo la pubblicazione del Catechismus maior.
Il Papa nel Motu proprio e il Presidente del Comitato di
redazione del Compendio annotano che il nuovo Testo è stato “vivamente
auspicato dai partecipanti al Congresso Internazionale dell’ottobre 2002, che
si erano fatti interpreti in tal modo di una esigenza molto diffusa nella
Chiesa”. Giovanni Paolo II ha accolto tale istanza e costituì una
Commissione che ha proceduto alla realizzazione del progetto.
Il Compendio, dichiara Papa Benedetto, “è una sintesi fedele e
sicura del Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso contiene, in modo conciso,
tutti gli elementi essenziali e fondamentali della fede della Chiesa, così da
costituire, come era stato auspicato dal mio Predecessore, una sorta di
vademecum, che consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in
uno sguardo d’insieme, l’intero panorama della fede cattolica.”
Come si presenta il Compendio?
Il Compendio consta di 205 pagine, compreso l’indice analitico. Il
Compendio desta una prima curiosità: nello spazio di poche pagine il Motu
proprio è firmato da Benedetto XVI con data
28 giugno 2005, l’Introduzione è firmata dal cardinale Ratzinger, presidente
della Commissione speciale, datata
20 marzo 2005…..
Da un attento studio si può asserire che il Documento ha
conseguito l’obiettivo indicato dal Papa Giovanni Paolo II nella Lettera
indirizzata al cardinale Ratzinger: “Il Compendio del Catechismo della
Chiesa Cattolica dovrà contenere, in modo conciso, i contenuti essenziali e
fondamentali della fede della Chiesa, rispettandone la completezza e
l’integrità dottrinale, sì da costituire una sorta di ‘vademecum’, che
consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in uno sguardo
d’insieme, l’intero panorama della fede cattolica. Esso avrà come fonte,
modello e punto di riferimento costante l’attuale Catechismo della Chiesa
Cattolica, che, mantenendo intatta la sua autorevolezza e importanza, potrà
trovare, in tale sintesi, uno stimolo ad essere meglio approfondito, e, più in
generale, un ulteriore strumento di educazione alla fede”.
Il Testo non è né troppo lungo, né eccessivamente succinto. Le
parti conservano la medesima proporzione che già ha caratterizzato il
Catechismo della Chiesa Cattolica, “rispecchia fedelmente nella struttura,
nei contenuti, nel linguaggio il Catechismo della Chiesa Cattolica.” Il
periodare è ben formulato, piano, semplice, scorrevole. Il linguaggio è
essenziale e immediato, sobrio e penetrante e crea profonde risonanze; in
sostanza è il linguaggio “quasi” letterale del Catechismo. Con le parole del
Motu proprio di Papa Benedetto XVI si può dire che il Compendio si
caratterizza “per la sua brevità, chiarezza e integrità”.
La grafica è buona, il carattere tipografico leggibile nel testo
in formato più grande (16x22). Il formato più piccolo (13x18) rende la lettura
un poco più difficoltosa, ma ha il pregio della maneggevolezza.
Venticinque “fondini” di colore celeste chiaro spezzano di
tanto in tanto il testo, proponendo una riflessione pertinente, tratta per lo
più dagli scritti dei Padri della Chiesa, dagli scritti di alcuni Santi
celebri o dalla Liturgia.
Sono tre le caratteristiche principali del Compendio:
1. La dipendenza dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Compendio non è un’opera a sé stante; parla il linguaggio del
Catechismo; usa preferibilmente le stesse parole; rinvia a esso “con la
puntuale indicazione dei numeri di riferimento, sia con il continuo richiamo
alla sua struttura, al suo sviluppo e ai suoi contenuti”.
Anche il Compendio - come il Catechismo - si articola in quattro
parti, in corrispondenza delle leggi fondamentali della vita in Cristo:
credere, celebrare, vivere, pregare.
§
La lex credendi espone la dottrina professata dalla Chiesa
cattolica, spiegando i dodici articoli del Simbolo apostolico. Questa è
evidentemente la parte principale.
§
La lex celebrandi espone l’«economia» o «la dispensazione
sacramentale» della grazia di Dio mediante i segni efficaci istituiti da
Cristo; «economia» al cui centro sta il sacramento della Eucaristia.
§
La lex vivendi espone la dottrina morale, “cioè
l’impegno che i battezzati hanno di manifestare nei loro comportamenti e nelle
loro scelte etiche la fedeltà alla fede professata e celebrata”, ma a
patto di comprendere che la morale cristiana è la fede vissuta. È infatti Dio
stesso che rivela pienamente in Cristo il fine della vita umana, cioè la
felicità consistente nella partecipazione alla sua vita.
§
La lex orandi tratta della preghiera del cristiano che è
tutta fondata su quanto Dio ci ha rivelato del suo disegno, della sua
paternità, della sua provvidenza, della sua misericordia, del suo perdono.
Nella preghiera, ciò che Dio ha rivelato a tutti viene vissuto nell'intimità
personale dei credenti. Questo dialogo costante con Dio è l'espressione della
loro vita nello Spirito Santo.
2. La forma dialogica
Il Compendio si caratterizza per la sua forma dialogica che
risponde al genere letterario della domanda/risposta. E’ un metodo
pedagogico che ripropone un ideale dialogo tra il maestro e il discepolo, “mediante
una sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il lettore
invitandolo a proseguire nella scoperta di sempre nuovi aspetti delle verità
della fede".
La cultura
umanistica fa del recupero della forma
dialogica il simbolo stesso della sua rinascita basato sulla dimostrazione
retorica, alternativo alla
dialettica propugnata dai filosofi
scolastici. Lo scritto in forma
dialogica è quello meno lontano dal modello delle discussioni, che avvengono
oralmente. La forma dialogica, infatti, meglio si approssima, mimandola, alla
realtà viva del colloquio tra persone coinvolte da una costante e comune
esperienza, che è l'unico luogo in cui la verità può davvero formarsi e
trasmettersi.
Questo carattere della forma dialogica si rivela prezioso per
l’impianto metodologico del Compendio; in tal modo possono meglio essere
favoriti l’apprendimento e l’assimilazione dei contenuti.
In verità è difficile ipotizzare se sia praticabile una
memorizzazione delle risposte del Compendio; esse, infatti, non sono
paragonabili per estensione a quelle dell’antico Catechismo di San Pio X. In
sostanza hanno una ampiezza che va dalle quattro alle otto righe e ciò non
facilita la memorizzazione.
L'esistenza, l'uso, l'utilità, l'efficacia delle formulazioni
sono fondati sulla constatazione che la persona umana possiede la «memoria»,
la capacità cioè di apprendere, memorizzare, ritenere e riesprimere concetti,
parole, dati, fatti, avvenimenti. Tale capacità, innata, personale,
universale, ha un ruolo e un'importanza particolarmente rilevante e
significativa anzitutto nella affermazione e maturazione dell'identità della
persona.
Anche dalla prassi catechistica la memoria è stata a lungo
utilizzata come privilegiato strumento per l'apprendimento delle verità della
fede. Considerata un passaggio obbligato per accedere alla conoscenza, oggi si
rilancia con convinzione la memorizzazione (immotivatamente trascurata fino
a un decennio fa!) in quanto l’imparare a memoria ha certamente una grande
efficacia nel processo di crescita cognitiva e conoscitiva. La memoria,
infatti, può essere considerata il fondamento su cui costruire in modo
significativo ogni percorso di apprendimento, anche se da sola non basta. La
prassi catechista ha riacquistato una profonda convinzione che qualche verità
della fede è bene che sia ri-cor-data, cioè ri-data-al cor, attraverso la
memorizzazione.
3. La presenza di alcune immagini
Il Testo è corredato da una quindicina di immagini “che
scandiscono l’articolazione del Compendio. Esse provengono dal ricchissimo
patrimonio dell’iconografia cristiana”.
Di norma esse introducono le 4 parti e concorrono ad armonizzare
il testo rendendolo anche graficamente gradevole. Da sempre l’iconografia
cristiana nasce per testimoniare lo splendore di Dio fatto uomo e racchiude
nel suo linguaggio e nei suoi canoni, dettati dalla Chiesa, tutta la teologia
cristiana. Le figure ritratte servono a sottolineare la dimensione spirituale
dei misteri, degli eventi e dei personaggi sacri. Infatti “anche l’immagine
è predicazione evangelica. Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla
contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della
salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della
bellezza. E’ un indizio, questo, di come oggi più che mai – nella civiltà
dell’immagine – l’immagine sacra possa esprimere molto di più della stessa
parola…”
Tutte le immagini sono corredate da una esaustiva didascalia
teologico-catechistica, oltre che dalla descrizione artistica e dalla
collocazione logistica.
Molto suggestiva, ad esempio, l’icona di Cristo Pantocrator
di Teofanie di Creta (1546) conservata presso il Monastero Stavronikita (Monte
Athos).
Di rara finezza la Miniatura sui sei giorni della creazione,
tratta dalla Bible de Souvigny.
Davvero significativo il particolare del catino absidale della
Basilica di San Clemente in Roma. Al centro il grande cespo di acanto entro il
quale il cervo lotta col serpente malefico e dal quale si diramano i girari
che formano un arabesco che percorre tutto lo spazio absidale. La Croce si
innalza sopra il cespo d'acanto. Sulla Croce c'è Cristo, patiens, ma in
un certo modo anche triumphans e dodici colombe che simboleggiano gli
Apostoli. Ai lati della Croce ci sono Maria e Giovanni. In alto, sporge la
mano del Padre con la corona di gloria per il Figlio. Dal cespo di acanto
derivano quattro rivoli (come i Vangeli) a cui si abbeverano i cervi
(le anime assetate dei fedeli).
Il Compendio pone in Appendice:
a) preghiere comuni
b) formule di dottrina cattolica.
Le principali preghiere sono proposte in lingua italiana e
in lingua latina. Degna di rilievo la riproposta del Magnificat del
Benedictus, del Te Deum, del Veni Creator, tra le preghiere
comuni: Pater, Ave e Gloria, i misteri del Rosario, ecc…. Si tratta
certamente di una scelta accurata, sobria e significativa che tra antico e
nuovo, ripropone al popolo fedele il tesoro grande della preghiera della
Chiesa che guarda a Gesù, modello perfetto di orante.
Le formule della dottrina cristiana presentano la regola
d’oro, i due comandamenti della carità, le tre virtù teologali, le quattro
virtù cardinali, i doni dello Spirito Santo, i dodici frutti dello Spirito
Santo, i precetti della Chiesa, le opere di misericordia spirituale e
corporale, i sette vizi capitali, i quattro novissimi.
Un discreto e indovinato Indice analitico conclude il
volume.
* * *
Nello scenario dell’attuale frangente culturale, segnato da un
avanzato processo di secolarismo, ma anche da un diffuso bisogno religioso,
seppure fragile e ambiguo ecco il Compendio del Catechismo della Chiesa
Cattolica. Come ogni Catechismo, anche il Compendio è uno strumento, un mezzo,
non il fine della evangelizzazione e della catechesi. In esso è esposto
l’annuncio delle verità e dei fatti fondamentali della salvezza al fine di
conoscerne il senso radicale, che è la lieta novella dell’amore di Dio.
Giovarsene, sarà il modo migliore per contenere quella evidente e tremenda
ignoranza religiosa che da qualche anno ci rincorre e riappropriarci dei
contenuti della fede cristiana.
Mentre salutiamo con gioia e accogliamo con cuore aperto e fede
viva il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica dono dell’amato Papa
Benedetto, pensato e voluto dal Papa Giovanni Paolo II, facciamo nostre le
parole con le quali il cardinale Joseph Ratzinger ha introdotto il Testo:
«A quarant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II e nel cuore
dell'anno dell'Eucaristia, il Compendio può rappresentare un ulteriore
sussidio per soddisfare la fame di verità dei fedeli di tutte le età e
condizioni, sia anche il bisogno di quanti, senza essere fedeli, hanno sete di
verità e di giustizia».
Tommaso Stenico
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