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INTRODUZIONE
A-B
C
D-E
F
G-I
L-Med
Men-N
Preghiera
Pri-Pu
R
Sa-Ser
Ses-Sv
T-U
V
DIZIONARIO
DEI
TERMINI
DEL
VANGELO DELLA VITA
Tommaso
Stenico
________________________________________________________
|
Il
Vangelo della vita
E’
necessario far
giungere il Vangelo della Vita
al cuore di ogni uomo e donna
e immetterlo nelle pieghe più recondite dell’intera
società.
Si tratta di annunciare anzitutto il centro di questo
Vangelo.
Esso è annuncio di un Dio vivo e vicino,
che ci chiama a una profonda comunione con sé
e ci apre alla speranza certa della vita eterna;
è affermazione dell’inscindibile legame che
intercorre
tra la persona, la sua vita e la sua corporeità;
è presentazione della vita umana come vita di
relazione,
dono di Dio, frutto e segno del suo amore;
è proclamazione dello straordinario rapporto di Gesù
con ciascun uomo, che consente di riconoscere
in ogni volto umano il volto di Cristo;
è indicazione del «dono sincero di sé» quale
compito e luogo
di realizzazione piena della propria libertà.
Nello stesso tempo, si tratta di additare tutte le
conseguenze
di questo Vangelo, che così si possono riassumere:
la vita umana, dono prezioso di Dio, è sacra e
inviolabile
e per questo, in particolare, sono assolutamente
inaccettabili
l’aborto procurato e l’eutanasia;
la vita dell’uomo non solo deve essere soppressa,
ma va protetta con ogni amorosa attenzione;
la vita trova il suo senso nell’amore ricevuto e
donato,
nel cui orizzonte attingono piena verità
la sessualità e la procreazione umana;
in questo amore anche la sofferenza e la morte hanno
un senso
e, pur permanendo il mistero che le avvolge,
possono diventare eventi di salvezza;
il rispetto per la vita esige che la scienza e la
tecnica
siano sempre ordinate all’uomo e al suo sviluppo
integrale;
l’intera società deve rispettare, difendere e
promuovere
la dignità di ogni persona umana,
in ogni momento e condizione della sua vita.
Giovanni Paolo II
«Evangelium Vitae», § 80-81
|
Introduzione
Cristo: «
novità » della morale
e
«
vangelo della vita »
Nell'attuale momento storico né la vita né
la riflessione cristiana può prescindere dall'evento
Conciliare del Vaticano II. Da esso hanno ricevuto nuovo
impulso sia la teologia sia la catechesi. In modo
particolarmente significativo la teologia morale ha recepito
quei profondi orientamenti per la sua successiva riflessione,
ricordati da Giovanni Paolo II nell'enciclica Veritatis
Splendor.
Il Concilio, infatti, recuperando la visione
dell'essere umano creato ad immagine di Dio (cf GS 12c; 24a; 34a), concentrò l'attenzione della Chiesa su una serie
di temi morali che, in quel momento, preoccupavano l'umanità
e la cui problematicità si era allora acutizzata. Si pensi,
ad esempio, per quanto riguarda l'ambito teologico-morale al
valore fondamentale della dignità dell'uomo e della coscienza
morale (cf LG 12;
25, DH 3);
all'importanza dell'indole comunitaria della vocazione umana e
alle ripercussioni morali del fenomeno della socializzazione (cf
GS 24-25; 30);
all'attenzione, esigita dalla giustizia e dalla carità, per
una reale promozione e partecipazione responsabile nel sociale
(cf GS 31); alla denuncia profetica di ogni forma di discriminazione
della persona (cf GS 29)
quali gli attentati alla vita, all'integrità della persona
e della sua dignità (cf GS
27); all"autonomia dell'uomo nel mondo; al valore
umanizzante del lavoro (cf GS 33-34); alle esigenze derivanti dalla responsabilità cristiana
nell'ambito della famiglia, della cultura, della convivenza e
della promozione della pace.
Inoltre, si può affermare che al Concilio
interessava tanto la valutazione etica del comportamento umano
responsabile, quanto la pedagogia per la trasmissione di
questa medesima valutazione. Nei testi conciliari si incontra,
in realtà, un nuovo orientamento metodologico sia per
l'elaborazione dei giudizi morali sia per lo stesso
insegnamento della teologia morale. Detto diversamente, si
tratta di una nuova metodologia, capace di leggere la
situazione attuale secolarizzata, alla luce del «mistero del
Verbo incarnato in grado di rivelare pienamente il senso
dell'uomo» (cf GS22). In questo modo, pertanto, le linee del rinnovamento conciliare passano
attraverso un maggiore e sempre più significativo contatto
con il mistero di Cristo e con la storia della salvezza. La
riflessione teologico-morale rimane così sempre orientata
verso la vita del mondo. Tale riferimento di apertura al mondo
sottolinea l'intima unione che i cristiani mantengono con «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
di oggi, dei poveri soprattutto» (GS
l). Il momento presente esige dalla teologia morale un
continuo sforzo di riflessione sulla sua identità e sui suoi
compiti. Il dialogo sincero con il mondo produce frutti nella
carità per la vita del mondo. Così affermò esplicitamente
il Concilio (cf OTI6).
1. La novità della morale
cristiana
«Ogni uomo non può sfuggire alle domande fondamentali: Che
cosa devo fare? Come discernere il bene dal male? La risposta
è possibile solo grazie allo splendore della verità che
rifulge nell'intimo dello spirito umano. (...) La luce del
volto di Dio splende in tutta la sua bellezza sul volto di Gesù
Cristo «immagine del Dio invisibile» (Col
1,15). (...) Per questo la risposta decisiva ad ogni
interrogativo dell'uomo, in particolare ai suoi interrogativi
religiosi e morali, è data da Gesù Cristo, anzi è Gesù
Cristo stesso» (VS 2).
In
che cosa consiste la novità della morale? C'è una
verità che non si ripeterà mai abbastanza: la risurrezione
di Gesù Cristo è l'evento fondatore e fontale del
cristianesimo. È quanto afferma Paolo: «Se Cristo non è
risorto, è vano il nostro messaggio e vana anche la nostra
fede» (1 Cor 15,17). E poiché il messaggio evangelico ha una profonda
dimensione etica, la morale cristiana si fonda sulla vittoria
pasquale riportata dalla vita sulla morte mediante Gesù
Cristo. Ecco il cuore, lo specifico e la novità della morale
cristiana: questa non consiste in un insegnamento, come accade
per molti f1losofi e fondatori di religioni, ma in un
dinamismo divino che conferisce all'agire etico naturale una
finalità divina: diventare per grazia ciò che il Figlio è
per natura. All'uomo è concesso di entrare in una «vita
nuova», la vera vita umana, che ha questo di essenziale: è
la vita in Cristo.
1.1. Il dinamismo
interiore dello Spirito
In che cosa consiste precisamente questa vita nuova da
annunciare a tutti gli uomini? S. Paolo parla di «nuova
creazione»: «Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le
cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Cor
5,17-19). È quanto Gesù aveva precisato nel suo dialogo
con il fariseo Nicodemo: «Se uno non nasce da acqua e da
Spirito, non può entrare nel Regno di Dio» (Gv
3,5).
Tale vita non è però il prodotto dello
sforzo dell'uomo, anche se l'apporto umano è necessario; essa
è dovuta, innanzi tutto all'iniziativa di Dio, al suo amore
presente in mezzo al mondo nella persona dell'Uomo-Dio, Gesù
Cristo. È quindi la vita stessa di Dio nell'uomo, una vita
per la quale l'uomo fu creato, ma che era perduta a causa del
peccato e che viene restaurata da Cristo.
L'annuncio di questa vita nuova diviene
nell'uomo un appello, una chiamata che chiede all'uomo un
cambiamento radicale, una conversione permanente, che si
realizza mediante il rifiuto del peccato.
Si comprende così, come l'annuncio del
Vangelo coinvolga l'ambito etico-morale, dal momento in cui
questo interpella l'uomo ad una conversione interiore che si
traduce in una profonda trasformazione che coinvolge tutti gli
ambiti dell'esistenza umana e lo stesso agire della persona.
Il Vangelo, pertanto, per il discepolo di Cristo è il
riferimento fondamentale del suo stesso agire quotidiano.
La centralità di Cristo nella morale
cristiana ha pertanto delle precise conseguenze. La chiamata
alla vita divina in Cristo è primariamente dono e grazia,
ed insieme imperativo a vivere come persone chiamate alla
salvezza in Cristo. La vita di chi accoglie questa vocazione,
sarà quindi una vita ad immagine di Cristo: il cristiano è
così chiamato a dare alla sua vita i tratti della vita di
Cristo.
E come si realizza tale dinamismo? Mediante
la comunicazione dello Spirito di Dio. «Tutti quelli infatti
che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di
Dio» (Rm 8,14; cf 2Cor 13,13).
L'uomo partecipa così alla natura divina: «Vi sono state le
più grandi promesse, perché diventaste partecipi della
natura divina» (2 Pt 1,4) E ancora: «Voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi
per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!» (Rm 8,15); infine: «In Cristo egli ci ha scelti prima della
creazione del mondo (u.) predestinandoci ad essere suoi figli
adottivi per opera di Gesù Cristo» (Ef
1,4-5).
«Dio che "abita una luce
inaccessibile" (1 Tm
6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini
da lui liberamente creati, per farli diventare figli adottivi
nel suo unico Figlio. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere
gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo
ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi» (CCC 52).
L'essere in Cristo, mediante il dono dello
Spirito costituisce l'identità radicale del soggetto morale
cristiano. Permanere nel dono di Dio è possibile alla libertà
umana perché quel dono si è fatto dono esuberante nella
redenzione mediante il mistero della Croce-Resurrezione di
Cristo.
1.2. Una
risposta di amore
Tale processo dinamico di divinizzazione
dell'uomo reso figlio adottivo di Dio grazie a Cristo, ha una
profonda ripercussione morale. E questo perché la vita nuova
offerta all'uomo da Cristo è essenzialmente una vita d'amore.
«L'amore di Dio è "eterno" (Is
54,8): "Anche se i monti si spostassero e i colli
vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto"
(Is 54,10). "Ti
ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora
pietà" (Ger 31,3)» (CCC 220).
L'uomo, creato ad immagine di Dio,
partecipando alla vita divina trinitaria che è vita di
comunione e di dialogo tra le persone divine, riscopre la sua
principale vocazione nell'amore. «Dio, che ha creato l'uomo
per amore, lo ha anche chiamato all'amore, vocazione
fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l'uomo è
creato ad immagine e somiglianza di Dio che "è
amore"» (1 Gv 4,8.16) (CCC 1604).
L'amore, come ricerca di gioia, di felicità,
di crescita vitale e progressiva delle proprie capacità,
appare come la vera vocazione dell'essere umano (cf CCC
1718). Vocazione che nasce dal dono dell'amore di Dio in
Cristo. È questo il cuore della morale e il grande annuncio
del Vangelo: la rivelazione gioiosa ed esaltante che l'amore
di Dio è realmente presente in Cristo Gesù che agisce nel
cuore dell'uomo, offrendo a questi la speranza di poter
raggiungere la gioia mediante la partecipazione alla vita
stessa di Dio, alla relazione di amore che unisce le tre
persone della Trinità.
«L'amore e la vita secondo il vangelo non
possono essere pensati prima di tutto nella forma del precetto
(...) perché «la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia
e verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv
1,17) (VS 23).
Ecco il fondamento della morale cristiana:
una sincera adesione alla Vita divina di Gesù Cristo e della
comunicazione della sua grazia. La forma che, giorno dopo
giorno, assume tale partecipazione è la sequela di Cristo: la
vita morale consiste nel seguire Gesù e nell'amare l'uomo.
«Chi infatti non ama il proprio fratello
che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). L'amore del prossimo è quindi strettamente congiunto
con l'amore a Dio: «Tutta la legge infatti trova la sua
pienezza in un solo precetto: "Amerai il prossimo tuo
come te stesso" (Gai
5,14). Tale identificazione è richiamata da Cristo nella
descrizione del giudizio finale: "Ogni volta che avete
fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l'avete fatto a me"» (Mt
25,40).
2. Cristo: vangelo della vita
«Ogni scriba divenuto discepolo del Regno
dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo
tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt
13,52).
Forse nessun'altra espressione evangelica è
in grado di esprimere la portata dell'enciclica di Giovanni
Paolo II Evangelium
Vitae.
2.1. La
« Buona notizia »
Con l'enciclica Evangelium Vitae; il Papa è tornato su un tema fondamentale della
morale cristiana: l'etica della vita o, come si afferma oggi,
la bioetica soprattutto in riferimento a determinati
settori-limite, come quello della biogenetica.
Si è accostato, però, in modo originale:
imitando lo scriba del vangelo. Senza rinnegare i tradizionali
argomenti di ragione - portati a sostegno abitualmente delle
norme morali nella trattazione teologico-morale - ha voluto
concentrare la sua riflessione sulla visione di fede che
sottostà a tali norme e che le rende pienamente comprensibili
ed accettabili.
Tale visione di fede è presente sotto forma
di «Vangelo della vita». È la «buona notizia» che investe
il valore umano della vita e la pone in un orizzonte di senso
e di significato particolare, direttamente legato al progetto
salvifico di Dio nei riguardi dell'uomo.
«Il Vangelo della vita sta al cuore del
messaggio di Gesù» (EV
1). Questo annuncia una pienezza di vita «una vita nuova
ed eterna, che consiste nella comunione con il Padre, a cui
ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera
dello Spirito santificatore»(EV
1).
Da Cristo, «buona notizia» della vita, «acquistano
significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo»
(EV 1).
In Cristo, la Chiesa, fonda la possibilità
di comprendere la portata e la sacralità della vita e di
riconoscerne i doveri morali. Ciò senza togliere, come
afferma il Papa, che «ogni uomo sinceramente aperto alla
verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il
segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere
nella legge naturale scritta nel cuore (cf Rm
2,14-15), il valore sacro della vita umana dal primo
inizio fino al suo termine e ad affermare il diritto di ogni
essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene
primario» (EV 2).
Ma se al cuore dell'insegnamento morale del
Papa nell'enciclica sta Cristo, Vangelo della vita, non manca
una denuncia forte e decisa contro le nuove e crescenti forme
di violenza che minacciano la vita quali: l'uccisione diretta
dell'innocente (EV 53-57); l'aborto (EV 58-63);
l'eutanasia (EV 64-67). Ogni
uomo, infatti, è custode della vita di ogni altro uomo (cf EV 18) e lo è con una responsabilità che lo chiama in causa di
fronte a Dio (EV 21). Infatti,
«il comandamento del «non uccidere», anche nei suoi
contenuti più positivi di rispetto, amore e promozione della
vita umana, vincola ogni uomo» (EV
77).
2.2. Catechesi
per la vita
Il Vangelo della vita deve quindi entrare in
ogni forma di comunicazione ecclesiale, trasformandola
direttamente o indirettamente in una «educazione alla vita»
(EV 82). Si tratta di un'opera a più mani che chiama in causa
competenze diverse: «Agli educatori, insegnanti, catechisti e
teologi, spetta il compito di mettere in risalto le ragioni
antropologiche che fondano e sostengono il rispetto di ogni
vita umana. In tal modo mentre faremo risplendere l'originale
novità del vangelo della vita, potremo aiutare tutti a
scoprire anche alla luce della ragione e dell'esperienza, come
il messaggio cristiano illumini pienamente l'uomo e il
significato del suo essere ed esistere» (EV
82).
L'educazione alla vita si colloca anzitutto
nella formazione della coscienza e più globalmente nella
progressiva educazione morale. Essa deve avere come obiettivo
specifico la maturazione di atteggiamenti morali nei
confronti della vita che siano in linea con il Vangelo della
vita: «la libertà autentica (...) si realizza nel dono
sincero di sé (...); il rispetto dell'altro, il senso della
giustizia, l'accoglienza cordiale, il dialogo, il servizio
generoso, la solidarietà e ogni altro valore che aiuti a
vivere la vita come dono» (EV
92).
«Ci troviamo di fronte ad uno scontro
immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita,
la "cultura della morte" e la "cultura della
vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma
necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti
siamo coinvolti e partecipi, con ineludibile responsabilità
di scegliere incondizionatamente a favore della vita» (EV 28).
Fra le diverse e possibili mediazioni a
favore della vita non può mancare la catechesi. Infatti, «per essere veramente un popolo al servizio della vita,
dobbiamo con costanza e coraggio, proporre questi contenuti
fin dal primo annuncio del Vangelo e, in seguito, nella
catechesi e nelle diverse forme di predicazione, nel dialogo
personale e in ogni azione educativa» (EV
82). La catechesi è così nominata apertamente. Occorre
con ciò volere la catechesi della vita coniugando il
triplice, unitario «dovere di annunciare il Vangelo della
vita, di celebrarlo nella liturgia e nell'intera esistenza, di
servirlo con le diverse iniziative e strutture di sostegno e
di promozione» (EV 79).
La realtà della vita per le problematiche
che vi sono sottese - messe in luce dall'Enciclica con
coraggio e severità - evidenziano la straordinaria importanza
dell'argomento, per cui la vita non può diventare un
contenuto religioso tra gli altri, ma il grembo di ogni altro
contenuto: «Faremo risplendere l'originale novità del
Vangelo della vita (...) come il messaggio cristiano illumini
pienamente l'uomo e il significato del suo essere ed esistere»
(E V 82). Ebbene,
finalità così elevate mettono in risalto la necessità che
la comunicazione catechistica abbia ad essere assai più che
una trasmissione di idee, ma diventi piuttosto una catechesi
educativamente evangelizzante. La qualifica «evangelizzante»
attribuita all'azione catechistica è ormai recepita a partire
da Evangelii Nuntiandi di
Paolo VI (1975). Vuol dire che in ogni atto della sua vita, la
Chiesa non può che puntare all'annuncio del Vangelo, cioè a
ricomprendere le dottrine e i dogmi della fede e i sempre
nuovi problemi insorgenti nella vita quotidiana a partire dal
kerigma cristiano e in vista di suscitare un processo di
conversione, di adesione e di consolidamento al Dio di Gesù
Cristo. È quanto l'Enciclica propone nella quarta parte,
quando elabora un servizio alla vita umana concentrato nello
stesso titolo: «Vangelo della vita». Ciò significa che la
vita nella sua compiuta lettura è vangelo, o più
precisamente «parte integrante del Vangelo che è Gesù
Cristo» (EV 78), e
come tale va comunicata.
Ciò comporta una catechesi dotata di certe
qualifiche (cf EV 80-82)
atte a «realizzare una svolta culturale» (EV
95).
A tutti, pertanto, è richiesta nella
catechesi competenza, onestà, superamento di superficialità
e fretta, assieme al coraggio della verità. La vita, infatti
va proposta secondo determinati valori alla luce di norme
oggettive. Ciò significa educare al rispetto e all'amore per
la vita e alle scelte di libertà a suo favore.
Dall'Enciclica, in una sintesi globale, si
evince una concezione di catechesi in vista della vita
esigente e nuova.
«Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova
cultura della vita: nuova, perché in grado di affrontare e
risolvere gli inediti problemi di oggi circa la vita
dell'uomo; nuova, perché fatta propria con più salda e
operosa convinzione da parte di tutti i cristiani; nuova,
perché capace di suscitare un serio e coraggioso confronto
culturale con tutti» (EV
95).
Non esiste da una parte la catechesi e poi
la vita: occorre dire con i fatti la parola sulla vita. Ciò
significa in primo luogo: educarsi ad atteggiamenti di
accoglienza e «prendersi cura dell'altro in quanto persona
affidata da Dio alla nostra responsabilità» (EV
87); inoltre sviluppare conoscenza e competenza attorno
agli strumenti della vita, come consultori, centri di aiuto,
comunità di recupero, ospedali e case di cura (cf EV 88). Infine, non dimenticare il ruolo primario che assume la
catechesi della famiglia, affermata come «santuario della
vita» (cf EV 92-94), oggetto
di annuncio, ed insieme «come chiesa domestica, la famiglia
è chiamata ad annunciare, celebrare e servire il Vangelo
della vita» (EV 92).
Pertanto, il «Vangelo della vita» richiede
di essere proposto coraggiosamente all'intero popolo di Dio
nel cammino di educazione alla fede in Cristo. Ciò perché,
«la vita porta indelebilmente inscritta in sé una sua verità.
L'uomo, accogliendo il dono di Dio, deve impegnarsi a
mantenere la vita in questa verità che le è essenziale.
Distaccarsene equivale a condannare se stessi
all'insignificanza e all'infelicità» (EV
48).
Se Cristo è la novità della morale
rinnovata ed il cuore del Vangelo della vita, è possibile
affermare che con la riflessione teologico-morale sulla vita
la Chiesa ha qualcosa da dare e da dire: «il Vangelo, che è
anche Vangelo della vita».
È in gioco la teologia morale nella sua
valenza cristologica. Il «Vangelo della vita» - fondamento
teologico della riflessione cristiana sulla vita - non può
prescindere dalla persona del Cristo.
Al termine del nostro percorso risulta
chiaro quanto la persona di Cristo sia la «novità» della
vita. «In ogni bimbo che nasce, in ogni uomo che vive o che
muore noi riconosciamo l'immagine della gloria di Dio: questa
gloria noi celebriamo in ogni uomo, segno del Dio vivente
icona di Gesù Cristo» (EV
84).
Se la teologia morale è soprattutto la
presentazione della «vocazione di ogni fedele in Cristo» (OT 16), ne consegue che la relazione con Cristo è determinante per
chi intende essere ed agire da vero cristiano.
* * *
Il Dizionario dei termini del Vangelo della Vita attinge a tre
documenti del Magistero della Chiesa. Due documenti attengono
al Magistero Pontificio, uno alla Congregazione per la
Dottrina della Fede.
§
L’Enciclica Humanae Vitae è del Papa Paolo VI
§
L’Enciclica Evangelium Vitae è del Papa Giovanni Paolo II
§
L’Istruzione Donum Vitae è stata pubblicata dal Dicastero
Vaticano per la Dottrina della Fede.
Humanae Vitae di Paolo VI vede la luce in un momento politico e socio-culturale
molto particolare. Oltre al tema dello sviluppo demografico
manifestato dal timore che la popolazione mondiale cresca più
rapidamente delle risorse a disposizione, con crescente
angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo era
pressante la nuova domanda se, date le condizioni della vita
odierna e dato il significato che le relazioni coniugali hanno
per l’armonia tra gli sposi e per la loro mutua fedeltà,
non fosse indicata una revisione delle norme etiche,
soprattutto a fronte del fatto che esse non possono essere
osservate senza sacrifici talvolta eroici. Infine da molte
parti si levava la questione non fosse venuto il momento di
affidare alla ragione e alla volontà dell’uomo
della donna, più che ai ritmi biologici del suo
organismo, il compito di trasmettere la vita. Tali questioni
esigevano dal magistero della chiesa una nuova approfondita
riflessione sui principi della dottrina morale del matrimonio:
dottrina fondata sulla legge naturale illuminata e arricchita
dalla rivelazione divina.
Paolo VI confermò e allargò
la commissione di studio che Giovanni XXIII aveva costituito
nel marzo del 1963. Questa commissione, che comprendeva, oltre
a parecchi studiosi delle varie discipline pertinenti, anche
coppie di sposi, non solo aveva per scopo di raccogliere
pareri sulle nuove questioni riguardanti la vita coniugale, e
in particolare una retta regolazione della natalità, ma anche
di fornire gli elementi di informazione opportuni, perché il
magistero della chiesa potesse dare una risposta adeguata
all’attesa non soltanto dei fedeli, ma dell’opinione
pubblica mondiale. I lavori di questi esperti, nonché i
giudizi e i consigli successivi di un buon numero di Vescovi
hanno permesso di meglio misurare tutti gli aspetti del
complesso argomento. Vide la luce così l’Humanae Vitae. Era il 25 luglio 1968.
Evangelium Vitae. L’Evangelium
vitae è un testo appassionato, estremamente vivace,
talora persino ripetitivo proprio a causa della passione
ideale che vi sta dietro. Il Papa aveva già parlato altre
volte del valore e dell’inviolabilità della vita umana, ma
in questa enciclica ne tratta con insolita ampiezza. Si ha
come l’impressione di navigare in un grande fiume che esce
da una sorgente copiosa; si avverte che il Papa vuole
coinvolgere, vuole che si condivida con lui l’urgenza e la
gravità del problema, che si senta di essere di fronte a un
tema che concerne la sopravvivenza e il futuro dell’umanità.
Ciò che ha spinto Giovanni Paolo II a scriverla è infatti la
considerazione della situazione in atto. Egli avverte
che la Chiesa non può rimanere indifferente e muta di fronte
all’impressionante moltiplicarsi e acutizzarsi delle minacce
alla vita delle persone e dei popoli. Tale moltiplicarsi e
acutizzarsi è dovuto al fatto che oggi “alle antiche
dolorose piaghe della miseria, della fame, delle malattie
endemiche, della violenza e della guerra, se ne aggiungono
altre dalle modalità inedite e dalle dimensioni
inquietanti” (n. 3). L’enciclica costituisce quindi la
risposta della fede alle sfide derivanti da questa situazione.
Non riguarda soltanto la morale sessuale e l’etica
individuale, ma è un testo di grande rilevanza per la morale
sociale. L’enciclica è stata pubblicata il 25 marzo
1995, Annunciazione del Signore.
Donum Vitae. La
Congregazione per la Dottrina della Fede è stata interpellata
da diverse Conferenze Episcopali o da singoli vescovi, da
teologi, medici e uomini di scienza, in merito alla conformità
con i principi della morale cattolica delle tecniche
biomediche che consentono di intervenire nella fase iniziale
della vita dell'essere umano e nei processi stessi della
procreazione. L’Istruzione
Donum Vitae, che è frutto di vasta consultazione e in
particolare di una attenta valutazione delle dichiarazioni di
episcopati, non intende riproporre tutto l'insegnamento della
Chiesa sulla dignità della vita umana nascente e della
procreazione, ma offrire, alla luce della precedente dottrina
del Magistero, delle risposte specifiche ai principali
interrogativi sollevati in proposito. L’Istruzione è stata
pubblicata il 22 febbraio 1987.
Roma, 25
marzo 2005
Annunciazione
del Signore
Tommaso Stenico
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