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La
Famiglia e la Preghiera
C’è relazione tra la famiglia e la preghiera? Certamente sì.
Anzitutto perché la preghiera nasce (o deve nascere) proprio in famiglia. Le
famiglie sono le prime scuole di preghiera.
I figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio
e a venerarlo.
Un’esperienza familiare positiva è la fortuna più grande che può capitare
perché dà un’impronta per tutta la vita. Se non si insegna a pregare in
famiglia, difficilmente poi si riuscirà a colmare questo vuoto. È noto che
è essenziale quello che di soprannaturale, di divino apprendono i bambini nei
primi tre anni della loro esistenza.... È necessario perciò curarsi di essi
soprattutto nei primi mille giorni della loro vita e poi su su fino ai sei
anni.
L’evangelizzazione del futuro dell’uomo quindi dipende in gran parte dalla
"Chiesa domestica": la famiglia.
Testimoniare Dio
Perché i bambini imparino a pregare Dio occorre anzitutto che sia loro
svelata la sua realtà, che scoprano la sua esistenza. Devono sapere che Egli
c’è.
E qui i genitori hanno una straordinaria possibilità per aprire ai loro figli
questa conoscenza: quella di testimoniarlo: "Che siano uno (nell’amore,
nella verità) — dice Gesù nel Vangelo — affinché il mondo creda".
Il che vuol dire: che i cristiani si amino tra loro affinché negli altri
irraggi la luce della fede.
Se il mondo degli adulti spesso incredulo, fossilizzato nel materialismo, nel
modo di pensare che li rendono insensibili al divino può essere toccato
dall’unità, in Cristo, di noi cristiani dal nostro amore reciproco sì da
arrivare a credere, tanto più l’innocente piccolo mondo dei bambini non
resterà indifferente a questa testimonianza: per essa cominceranno a capire
che esiste Qualcuno che avvolge tutti con il suo amore e verrà loro spontaneo
rivolgere fiduciosi la loro mente e il loro cuore a Lui. L’amore dei
genitori è la prima spiegazione di Dio ed il primo tramite di Lui che passa
attraverso una certa trasparenza di vita che ha radice nella reciproca carità.
Il sacramento del matrimonio ha dato a tutti questa particolare capacità di
rafforzare, consolidare il loro amore naturale: il loro volersi bene —
diventato soprannaturale — può efficacemente far breccia nel cuore dei loro
figli, lasciando tracce che i successivi eventi della vita non riusciranno a
cancellare.
Per analogia con la vita della chiesa, che ha lo stesso tessuto della
famiglia, la prima spiegazione di Dio ed il primo tramite di Dio-Amore che la
comunità cristiana deve offrire al mondo non è la Liturgia, ma l’unità
dei credenti nell’amore. "Da questo tutti sapranno che siete miei
discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri"
Punto di attrazione
L’immagine che rende evidente ciò che Gesù comanda a quelli che sono
uniti nel suo nome (e quindi in primo luogo agli sposi) è quella offertaci
dal cap. 25 di Matteo: Gesù ritiene fatto a Sé quanto si fa a chi cammina
con noi. Il coniuge è il primo sentiero che conduce ad incontrare Dio. Per
questo alla fine della vita saremo giudicati sull’amore.
Inoltre Gesù non propone come modello un amore qualunque. Ma richiede
nell’amare una misura che è la sua: "Amatevi come Io vi ho
amati". È un amore-dono che contiene il valore della vita.
Se tutto il giorno (o quanto più spesso possibile) i genitori avranno
presente ciò, sia quando pregano o lavorano o si mettono a tavola, sia quando
riposano o studiano, o ridono o giocano con i loro figli...., tutti i momenti
saranno buoni per testimoniare Dio.
Non solo. Ma, per questa testimonianza che richiede sacrificio, i genitori
diventeranno doppiamente punto di attrazione dei loro figli o di quanti
incontrano ("quando sarò innalzato sulla croce tutti attirerò a
me" — dice Gesù), diventeranno modelli a cui tutto il loro essere
tende.
Per analogia, nella vita ecclesiale si è in grado di "attirare a Gesù"
quando insieme con Lui si vive lo sforzo ed il sacrificio di mantenere viva ed
operante la concordia, l’unità tra i membri della comunità: questo infatti
non è possibile senza la croce.
Insegnare
Per cui se i genitori pregheranno insieme anche con qualche atteggiamento
esterno, come fare il segno della croce, come recitare delle orazioni, i
piccoli li imiteranno. Anch’essi cercheranno di porsi in atteggiamento
esterno che è tipico della preghiera, anch’essi balbetteranno qualcosa —
magari non comprendendo tutto -, ma trascinati unicamente dall’esempio.
Poi arriverà anche il momento di insegnare loro a pregare con la parola. E le
bravissime preghiere che il bambino imparerà saranno l’inizio del suo
dialogo con Dio. Poi su su con gli anni preghiere più precise.
Occorre ricordare l’accorato appello del Papa ai genitori: "Mamme, le
insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano? E voi, papà, sapete
pregare con i vostri figli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche
volta? L’esempio vostro, suffragato da qualche preghiera comune, vale una
lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito".
Per chi ha figli grandicelli o grandi, (o per coloro che, senza figli, sono
dono per quelli che incontrano sul loro cammino) la strada è identica, anche
se con espressioni diverse. Il dialogo con Dio è espressione di amore ed è
sorgente di amore: il punto di partenza per avviare ed educare alla preghiera
è il clima di dono reciproco che esiste nell’ambito in cui si vive. Il
parlare per il bene dell’altro e non per rivendicazioni egoistiche, lo stile
del dialogo, il saper aspettare, lo sforzo di dare il meglio di sé, la
pazienza, il prevenirsi a vicenda, l’amare per primi, il saper perdonare, il
ricominciare da "nuovi" quando occorre, .... sono tanti
atteggiamenti che indicano il volto di Dio e creano la possibilità di
rivolgersi con fiducia a Lui: non per ritualità, ma per attuare un
collegamento fondamentale.
Anche il clima di accoglienza reciproca nella comunità cristiana, radunata in
chiesa, aiuta ad entrare in comunione con Dio-Amore presente nella Liturgia e
a vivere con gioia il dialogo con Lui. Dispone di più alla preghiera il clima
di fraternità vissuta insieme.
La Sua presenza
La preghiera in famiglia è una preghiera speciale: non è come una
qualsiasi altra preghiera personale. Essa ha una efficacia particolare.
Difatti Gesù promette a coloro che pregano insieme, uniti nel suo nome (e qui
si suppone che pure i figli abbiano imparato ad amare gli altri membri della
famiglia come fanno i genitori), Gesù promette la sua stessa presenza:
"Dove due o tre — Egli afferma — sono uniti nel mio nome io sono in
mezzo ad essi". Egli è lì, a pregare nella famiglia, con la famiglia,
Gesù stesso l’Onnipotente che tutto può. (Ed è anche ciò che dà valore
alla preghiera dell’assemblea riunita per la Liturgia)
E, se Lui è lì, come potrà il Padre non ascoltarlo? Così la famiglia
sperimenterà presto gli interventi della provvidenza di Dio e la fede crescerà
e con essa si valorizzerà le preghiera.
La giornata
Al mattino, al risveglio, per cominciare da figli di Dio, con preghiere
brevi al Padre che è nei cieli, a Gesù, a Maria.... sarà bene offrire a Dio
la nostra giornata. Dio infatti va amato; e amare significa dare. Doniamo
dunque a Dio, ogni mattina il nostro nuovo giorno. Tra i modi di iniziare il
cammino, è suggerito quello di non portare nel cuore rimasugli del giorno
precedente nei confronti di chi ci sta accanto (coniuge o figli), ma vedere
con occhi nuovi e migliori le persone che incontriamo e con cui condividiamo
la strada.
Poi, durante le nostre giornate, tutte concentrate su lavoro, studio, fatiche
di casa, impegni di relazione, sport.... sarà indispensabile che la famiglia
cristiana (insieme o nei suoi singoli membri) trovi il coraggio di astrarsi
dal mondo esterno e dedichi almeno pochi minuti per ritrovare il contatto con
la paternità e l’amore di Dio: trovare guida in qualche parola di Dio,
richiamare il pensiero principale della domenica precedente, collegare vangelo
e vita quotidiana, riconfermare o rimettere a fuoco i propositi compiuti....
E alla sera prima di coricarsi qualche breve preghiera darà modo di comporre
in armonia i vari avvenimenti che sono stati vissuti: dire grazie per il
giorno trascorso, chiedere perdono per gli sbagli commessi, esprimere un
proposito di miglioramento per il tempo che verrà. S. Bernardo ammoniva che
"chi non va avanti, va indietro".
È chiaro che la preghiera comune non è sovrapporsi all’altro, ma un
cercare insieme, unendo il meglio, nel rispetto del cammino e
dell’esperienza di ognuno.
Ci sono poi iniziative che ad alcuni saranno più possibili che ad altri, come
passare in chiesa a salutare Gesù che nell’Eucarestia si è fatto vicino.
Ci sono giornate poi in cui il bisogno è più urgente: un esame,
l’avvicinarsi di una nascita, una malattia, una questione economica, una
crisi spirituale. Gesù ha detto: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e
troverete, bussate e vi sarà aperto"; bisogna sapersi collegare con
questa finestra aperta sulle nostre vicende che è la promessa del Signore.
Nell’assemblea
Poi c’è il culmine di tutte le preghiere, la Santa Messa, la domenica,
nel giorno del Signore, quando la famiglia, piccola Chiesa, si immerge
nell’assemblea cristiana che si riunisce, ascolta la parola di Dio,
partecipa al pane spezzato e al calice di Cristo, e prolunga poi l’Eucaristia
nella comunione fraterna.
È per la Messa che i componenti la famiglia possono sentire pieno il loro
cuore, possono sentire abbondare la pace. Si vorrebbe sempre infatti offrire a
Dio qualcosa di adeguato alla sua grandezza, di degno di Lui. Ma si trova
spesso così sproporzionato tutto quello che Gli si può donare che è
consolante sapere che nella Messa si può offrire al Padre, insieme al
sacerdote, Gesù stesso con le sue sofferenze d’immenso valore e si possono
unire a quelle le proprie, per adorare il Padre, per amarlo, per lodarlo
degnamente; per ringraziarlo, per chiedergli grazie, per chiedergli perdono
dei propri sbagli adeguatamente. Questi sentimenti sono espressi dalle parole
che il celebrante pronuncia a nome di tutti.
Pregare sempre, e bene
Gesù dice di "pregare sempre senza stancarsi mai". Come?
Facendo delle nostre azioni un atto d’amore per Lui. Premettendo
possibilmente alle azioni, specie quelle più importanti, un "per
Te", come molti santi insegnano.
Perché "pregare sempre" non significa moltiplicare gli atti di
preghiera, ma orientare l’anima e tutta la vita a Dio: studiare per lui,
lavorare, faticare, soffrire, riposare solo per Lui. E compiere ogni nostra
azione nel modo migliore possibile, perché siamo consci di fare di essa un
prolungamento di ciò che il Signore ha compiuto creando le cose ed
affidandole all’uomo. E facendo le azioni bene continuiamo il rinnovamento
che Gesù ha portato sulla terra. Tutto il nostro agire ed operare può così
trasformarsi in azione sacra.
Ed occorre pregare bene. Premettere sempre pochi secondi di raccoglimento per
renderci conto di fronte a Chi siamo. Pronunciare bene le parole suggeriteci
dalla Chiesa, in modo da poterle fare nostre e mettervi tutto il nostro cuore.
Parlare anche spontaneamente e confidare a Gesù le cose nostre più segrete:
dirgli quanto lo vorremmo amare, di quanto aiuto avremmo bisogno, quali sono
le nostre difficoltà, le nostre speranze, i nostri progetti.
Tra tante voci, scoprire il cuore del cristianesimo
Viviamo le nostre giornate stimolati da mille fattori come non mai; siamo
in un mondo che offre continue immagini, notizie, svaghi, stress. La
televisione, la radio, il telefono, il giornale, molti rumori ci stordiscono.
Anche senza volerlo, anche con un certo controllo, subiamo tutti le tante voci
che arrivano alle nostre orecchie, non possiamo esimerci dal recepire le varie
idee che i mass media forniscono.
Come astrarsi per dare un po’ di tempo alla preghiera? Le linee di vita
spirituale che emergono dal Concilio e dalle esperienze della riflessione
postconciliare suggeriscono che cuore del cristianesimo è l’amore al
fratello per amore di Cristo, perché in ciò sta il compimento della Legge.;
spingono a ricomporlo questo amore quando si è interrotto, perché neanche
l’offerta a Dio è gradita senza questo amore; invitano a metterlo in
pratica costantemente, condividendo con chiunque si incontra nella vita
dolori, fatiche, ansie, preoccupazioni, gioie. Insegnano a fare di
quest’amore il perché della propria vita.
Ed ecco il prodigio divino. Questi laici così impegnati nel corso della
giornata, ma protesi a vivere il comandamento dell’amore, quando si
raccolgono in preghiera — dimentichi di sé — trovano Dio in fondo al
cuore. L’esperienza dell’amore al fratello li fa incontrare con l’Amore,
sorgente di ogni cosa.
Avviene come per una pianticella in cui, più la radice affonda nel terreno,
più il piccolo fusto svetta verso il cielo. Qui, più si penetra nel cuore
del prossimo per portare con lui dolori e gioia, più l’anima si unisce a
Dio-Amore ed è in grado di dialogare con Lui.
Se la vanità sembra ipnotizzare l’uomo con gli stimoli più vari, c’è
anche una forza interiore, ravvivata dalla carità e dalla preghiera, che
attira l’uomo nel profondo del suo cuore e gli offre ciò che il mondo non
sa dare. La famiglia, piccola Chiesa, seguendo la voce dello Spirito, sarà
sempre più di Dio e su di essa Egli potrà compiere i suoi disegni come
quello di aprirsi su tante famiglie, perché tutte insieme costituiscano una
vasta famiglia di figli di Dio i cui membri, legati dall’amore portato da
Gesù, testimonino come dovrebbe essere sulla terra l’intera famiglia umana.
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