|
La
Famiglia Cristiana Educa alla Fede
I. L'atteggiamento delle famiglie
di fronte all'educazione cristiana dei figli
In
questi ultimi anni in diversi genitori cristiani è maturata la consapevolezza
di essere responsabili dell'educazione cristiana dei figli. Un numero
rilevante di catechisti è costituito da mamme e da alcuni papà. Alcuni di
essi stanno cercando di animare il cammino di fede anche con i genitori dei
loro "destinatari".
Tuttavia
dobbiamo riconoscere che ancora prevalente il numero dei genitori che
"delegano" completamente alla parrocchia il compito dell'educazione
cristiana dei figli. Troppi fanciulli e ragazzi sembrano orfani di padre e di
madre credenti. Questi genitori ritengono di aver assolto il loro compito
quando mandano i figli a catechismo (alcuni non dimostrano neppure questa
preoccupazione); sono convinti che il compito di fare catechismo spetti solo
agli "esperti" o agli "addetti ai lavori" (sacerdoti,
religiose e catechisti laici). Subiscono con rassegnazione (come fosse una
tassa da pagare) e senza convinzione gli incontri promossi dal sacerdote in
prossimità dei sacramenti dei figli.
A
monte di questo atteggiamento di delega ci sono vari pregiudizi e vari
condizionamenti:
-
c'è una visione magica dei sacramenti: "Basta che mio figlio riceva la
comunione o la cresima; male non gli farà! Poi, quando sarà grande, deciderà
lui ciò che vuole fare!";
-
c'è una visione riduttiva della catechesi; per molti genitori è sufficiente
che il prete insegni alcune nozioni religiose, alcune preghiere e alcuni
principi morali; non servono esperienze di preghiera, vita di gruppo,
iniziative di carità, ecc.;
-
c'è un certo "rispetto umano" e un certo disagio a parlare di
problemi religiosi con i figli; del resto il discorso della fede è un
discorso "scomodo", che si scontra con troppe incoerenze;
-
c'è una disattenzione profonda al problema della fede, perché gran parte
degli adulti sono presi dai problemi immediati del lavoro, del mangiare, dello
star bene, e non hanno tempo per le "faccende di chiesa"!
-
molte famiglie hanno "chiuso" con il discorso religioso e sopportano
a mala pena le consuetudini sociali che impongano il "rispetto" di
certe scadenze sacramentali, quali i battesimi, le prime comunioni e le
cresime dei figli. Queste famiglie si guardano bene dal partecipare al cammino
di fede proposto ai ragazzi e di accogliere gli inviti della comunità
cristiana;
-
c'è infine un numero crescente di famiglie che vivono in una situazione
"irregolare" (separati, divorziati, conviventi, sposati solo
civilmente) e che il più delle volte non sono disponibili a mettere in
discussione la loro situazione di fronte alla parola di Dio.
Di
fronte a questa situazione sacerdoti e catechisti sono tentati di scegliere la
strada più semplice: rinunciare a coinvolgere le famiglie nel cammino di fede
dei figli e limitarsi a fare catechismo a quei fanciulli e ragazzi che
frequentano ancora la parrocchia. Ma con quale risultato? Una catechesi del
genere non educa la fede, non “inizia”, non introduce nella vita
cristiana.
In
passato l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi si realizzava
grazia ad un processo di socializzazione religiosa, determinato da un contesto
socio-culturale attraversato da una visione cristiana della vita. Oggi questo
processo educativo non si realizza più, perché la società non è più
cristiana, ma offre una pluralità di progetti di vita, alternativi e
concorrenziali rispetto a una visione cristiana della vita. Se non vogliamo
che la nostra catechesi rimanga sterile, dobbiamo valorizzare nuovamente il
ruolo educativo delle famiglie.
II. Il ruolo delle famiglie nell'educazione cristiana dei figli
Approfondiamo
le motivazioni pedagogiche, ecclesiali e teologiche che rendono urgente il
coinvolgimento delle famiglie e in particolare dei genitori nell’educazione
cristiana dei figli.
a) Motivazioni
pedagogiche
1.
Quasi tutti i credenti riconoscono che la loro vita di fede ha le sue radici
nella famiglia cristiana.
2.
La pedagogia ci insegna che l'esperienza religiosa vissuta in famiglia nei
primissimi anni di vita ha un ruolo spesso determinante nello sviluppo
successivo della dimensione religiosa della persona.
3.
In famiglia l'educazione della fede permette una vera integrazione tra fede e
vita, e quindi un'autentica crescita della vita di fede, perché
l'insegnamento che viene dato dai genitori è legato ai fatti e alle
situazioni concrete della vita di ogni giorno.
4.
Tutti constatiamo che, se alle spalle dei ragazzi non c'è una famiglia
credente, è molto difficile educarli alla vita di fede. I progetti di vita
non-cristiana offerti dalle famiglie vanificano le proposte religiose offerte
dalla catechesi parrocchiale.
b) L'esperienza
biblico-ecclesiale
La
Chiesa ha sempre sottolineato il ruolo primario ed insostituibile della
famiglia nell'educazione dei figli alla vita di fede.
*
Il Nuovo Testamento
La
casa è luogo dell'annuncio del Vangelo. Gli apostoli infatti "ogni
giorno nel tempio e di casa in casa, non cessavano di insegnare, cioè di
annunciare che Gesù era il Messia" (At 5, 42). "Spezzavano il pane
nelle case, prendendo il cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando
Dio" (At 2, 47). Cornelio "era un pio credente in Dio con tutta la
sua casa" (At 10, 2; cf. anche At 20, 20; At 16, 31-34; At 11, 14).
Paolo
nelle sue lettere ricorda i discepoli che accoglievano la comunità cristiana
nelle loro case: "Vi salutano tanto nel Signore Aquila e Priscilla con la
chiesa che è in casa loro" (1 Cor 16, 19. "Salutate i fratelli che
sono in Laodicea e Ninfa e la chiesa che si riunisce nella sua casa" (Col
4, 15; cf. anche Rm 16, 23).
*
I Padri della Chiesa
Agostino
insegna ai genitori: "Voi padri siete i vescovi della famiglia.
Comportatevi nella vostra casa come nostri vicari. Ciascuno di voi, capi
famiglia, si consideri investito per così dire di una missione episcopale per
ciò che riguarda la fede dei suoi cari".
Giovanni
Crisostomo raccomanda a ogni padre: "Insegna a tuo figlio a cantare i
salmi, pieni di tanta saggezza di vita". "Tornati nelle nostre case
prepariamo due tavole: una per il cibo del corpo, l'altra per il cibo della
Sacra Scrittura. Il marito ripeta quello che è stato detto nella Santa
Assemblea, la moglie si istruisca e i figli l'ascoltino. Ognuno di voi faccia
della sua casa una chiesa. Non siete forse responsabili della salvezza dei
vostri figli?". E facendosi ancora più severo, aggiunge: "Come non
provocare lo sdegno divino quando voi avete tempo per tutto il resto e non
trovate un istante per occuparvi delle cose di Dio con i vostri figli!".
*
Nel Medio Evo
Nel
Medio Evo la catechesi dei figli era affidata completamente ai genitori e ai
padrini, che dovevano condurre ogni domenica i fanciulli in chiesa per
partecipare all'Eucaristia. Il Concilio provinciale di Cividale del 796,
presieduto da S.Paolino di Aquileia, prescrive ai genitori, come obbligo
grave, di insegnare ai figli almeno il Credo e il Padre nostro. Non si
dimentichi che in quell'epoca il contesto sociale era ispirato decisamente dal
senso religioso e fungeva da "catecumenato sociale" permanente per
l'educazione dei fanciulli e dei ragazzi alla fede.
*
Nell'Età Moderna
Con
il sorgere delle scuole, in epoca umanistica, e con il matrimonio ridotto a
"istituzione", l'impegno educativo dei genitori verso i figli passa
in secondo ordine; ai genitori si chiede di battezzare i figli appena nati, di
educarli con il buon esempio e di aver cura della loro vita.
Il
Concilio di Trento (1545-1563), constatata l'ignoranza religiosa del popolo
cristiano, avverte l'urgenza di istituire le scuole della dottrina cristiana e
di fatto sottrae i figli alla responsabilità educativa della famiglia.
Tuttavia raccomanda ai genitori di assicurare la frequenza dei figli alla
dottrina cristiana e di aiutarli ad apprendere le formule del catechismo.
*
Il catechismo di S. Pio X
Un'inversione
di rotta avviene all'inizio di questo secolo, quando, essendo estromesso dalle
scuole l'insegnamento della religione, i Pastori della Chiesa riconoscono la
necessità impellente dell'impegno educativo cristiano dei genitori. S. Pio X,
nelle "Avvertenze" poste in appendice al suo catechismo, scrive:
"I genitori cristiani come sono i primi e principali educatori dei loro
figli, così debbono esserne i primi e principali catechisti; i primi, perché
debbono instillare quasi con il latte la dottrina ricevuta dalla Chiesa; i
principali, perché spetta ad essi far imparare a memoria in famiglia le cose
principali della fede e farle ripetere ogni giorno in modo che a poco a poco
penetrino profondamente nell'animo dei figli".
*
Il Concilio Vaticano II
La
svolta decisiva riguardo all'impegno educativo dei genitori è segnata dal
Concilio Vaticano II, il quale richiama in molteplici documenti la
responsabilità dei genitori riguardo all'educazione cristiana dei figli e ne
indica le motivazioni (LG 11, 35, 41. GS
47-52. AA 11-12, 30. GE 3). A modo di esempio si
richiamano due passi significativi.
"In
questa famiglia, che si potrebbe chiamare "chiesa domestica", i
genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e
assecondare la vocazione propria di ognuno e quella sacra in modo
speciale" (LG 11 d).
"I
coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede
reciprocamente e nei confronti dei figli e tutti gli altri familiari. Sono
essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla
vita cristiana e apostolica con la parola e con l'esempio: li aiutano con
prudenza nella scelta della loro vocazione e favoriscono con ogni diligenza,
la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta" (AA 11 b).
*
Il Magistero post-conciliare
Anche
il Magistero post-conciliare ribadisce e approfondisce la responsabilità
educativa dei genitori e della famiglia in genere. Anche a questo riguardo si
richiama un testo particolarmente significativo: "L'azione catechistica
della famiglia ha un carattere particolare e, in un certo senso,
insostituibile, giustamente sottolineato dalla Chiesa e segnatamente dal
Concilio Vaticano II ... La catechesi familiare precede, accompagna ed
arricchisce ogni altra forma di catechesi. Inoltre laddove una legislazione
anti-religiosa pretende persino di impedire l'educazione della fede, laddove
una diffusa miscredenza o un invadente secolarismo rendono praticamente
impossibile una vera crescita religiosa, questa che si potrebbe chiamare
"chiesa domestica" resta l'unico ambiente in cui i fanciulli ed i
giovani possono ricevere un'autentica catechesi" (CT 68; cf anche EN 71).
Gli
stessi Vescovi attraverso il catechismo per la vita cristiana offrono
abbondanti indicazioni di metodo per svolgere la catechesi con i genitori,
soprattutto in vista delle celebrazioni sacramentali e segnalano le attenzioni
che la famiglia deve avere nell'iniziazione cristiana dei figli.1
c) Motivazioni
teologiche
Quali
sono le ragioni propriamente teologiche per cui la famiglia e in particolare i
genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei figli alla vita di
fede?
a)
L'amore che unisce i coniugi cristiani a formare "una sola carne" è
segno dell'amore di Dio per l'umanità.
Dio
aveva bisogno di trovare nel mondo un segno mediante il quale rendere visibile
il suo volto e il suo amore. Ebbene, Egli non ha trovato segno più bello, più
splendido dell'uomo e della donna che si vogliono bene. "Uomini, volete
sapere chi sono io? Guardate due sposi che si amano: sono la mia immagine più
bella". Nell'amore dell'uomo per la sua donna possiamo vedere il volto di
Dio. Nessun'altra esperienza è così fondamentale per capire chi è Dio (cf.
FC 14).
b)
L'amore che unisce i coniugi cristiani a formare "una sola carne" è
segno dell'amore di Cristo per la Chiesa.
L'unione
dell'uomo e della donna, santificata dal sacramento del matrimonio, è
arricchita dello stesso amore di Cristo per la Chiesa. L'amore del marito per
la sposa, l'amore della sposa per il marito e l'amore reciproco tra genitori e
figli, perciò, è chiamato ad essere un riflesso dell'amore di Cristo per la
Chiesa. "Voi mariti amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa
e ha dato se stessa per lei" (Ef 5, 27).
c)
Il vincolo di amore che lega i figli ai genitori ed i figli tra di loro è
manifestazione della stessa comunione che, in Cristo unisce tutti i credenti.
L'amore
di Cristo nella vita coniugale e familiare è modello e fondamento dell'amore
degli sposi e del vincolo di donazione reciproca che stringe la famiglia, che
da tale amore trae origine. Perciò le caratteristiche fondamentali dell'amore
di Cristo in croce sono presenti, anzitutto per grazia, e poi come compito e
responsabilità, nell'amore coniugale e familiare dei credenti. Gli sposi
cristiani, con gli altri componenti della famiglia, amandosi, ricordano,
vivono e annunciano l'amore di Cristo per la Chiesa.
d)
I genitori cristiani, quando danno vita ad una nuova famiglia, fondandola sul
sacramento del matrimonio, costituiscono una "chiesa domestica", che
riceve la missione di "custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale
riflesso vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e
dell'amore di Cristo Signore per la sua Chiesa" (Familiaris Consortio,
17).
"La
famiglia cristiana, che nasce dal matrimonio - come immagine e partecipazione
del patto di amore di Cristo e della Chiesa - renderà manifesta a tutti la
viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia
con l'amore e la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, sia
con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri" (GS 48).
e)
La vita coniugale e familiare, vissuta secondo il disegno di Dio, costituisce
di per sé un “Vangelo”, in cui si può “leggere” il volto di
Dio-Trinità, il suo amore nuziale per l’umanità, l’amore paziente,
gratuito, eccedente di Cristo per la Chiesa. Non solo. Attraverso i gesti di
amore, di perdono, di accoglienza e di solidarietà degli sposi e della
famiglia, “piccola chiesa”, Cristo stesso parla, accoglie, perdona, ama
gli uomini di oggi e si fa solidale con loro.
Perciò
è necessario innanzitutto che le coppie degli sposi e le famiglie prendano
coscienza in maniera sempre più lucida della loro identità e missione e che
annuncino l’amore di Dio con il loro vissuto di coppia e di famiglia, con i
gesti di accoglienza e di amore, di perdono e di incoraggiamento, nelle
situazioni di gioia e di dolore.
Occorre
che i genitori “raccontino” ai figli il loro cammino di fede, con tutte le
sue difficoltà, crisi, momenti di crescita, e che diano ragione delle loro
scelte. Analogamente è importante che gli sposi raccontino la loro esperienza
di fede alle altre famiglie, con lo stile del “passa parola”, nello
spirito della condivisione gratuita.
III.
Come coinvolgere le famiglie nel cammino di fede dei figli
a)
Molti animatori invitano i genitori ad assolvere la loro responsabilità
educativa, chiedendo loro il semplice "buon esempio". Un invito del
genere, però, è destinato il più delle volte a cadere nel vuoto: esso
presuppone nei genitori la fede; ma l’esperienza ci dice che molte volte
questa manca. Esso presuppone la coerenza di vita; ma molti genitori credenti
confessano la loro incoerenza e la mancanza di motivazioni cristiane profonde.
Esso si accontenta di una testimonianza "muta"; ma la realtà
culturale pluralista di oggi domanda al credente di saper rendere ragione
della propria fede anche con la parola.
b)
Altri animatori, invece, vogliono coinvolgere i genitori nel cammino di fede
dei figli, affidando loro improvvisamente il compito di fare da soli tutta la
catechesi e trasformando i genitori in "insegnanti" dei figli. Di
fronte a questa scelta improvvisata, i genitori hanno diversi motivi per
tirarsi indietro: “Non sappiamo spiegare il catechismo, non siamo
preparati!”; “Non abbiamo tempo; ci penseranno i figli quando saranno
grandi!”; “Ora che non sapete che pesce prendere, addossate il compito
della catechesi tutto sulle spalle dei genitori!”
Evidentemente sia l'una che l'altra scelta non tiene conto della situazione in
cui si trovano i genitori. Che cosa bisogna fare, allora?
c)
Ritengo che, per aiutare i genitori a svolgere il loro “ministero di
evangelizzazione”, sia necessario coinvolgerli in un cammino di fede che li
aiuti a "essere" genitori cristiani, prima di chiamarli a educare i
figli alla fede cristiana. Essi, per poter diventare protagonisti
dell'evangelizzazione dei figli e dell’intera famiglia, hanno bisogno di
essere evangelizzati.
Pertanto
occorre passare da una iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi
accompagnata dal tentativo di coinvolgere i genitori, all’evangelizzazione
dei genitori e al loro coinvolgimento attivo nell’educazione cristiana dei
loro figli.
1. Evangelizzare i genitori
Innanzitutto
si impone la necessità di evangelizzare i genitori.
1)
Evangelizzare i genitori significa aiutarli a scoprire ciò che essi sono
diventati grazie al sacramento del matrimonio e la realtà di grazia che è la
famiglia: in se stessa, per i suoi componenti, per la comunità ecclesiale,
per la realtà sociale. Questa riscoperta del valore della famiglia è più
che mai necessaria in una cultura che tende a svalutarla sempre di più.
La
famiglia è oggetto della benedizione di Dio: Dio "dice bene" della
famiglia; l'ha scelta come segno del suo amore per l'umanità e come
"specchio" della Trinità. Egli manifesta il suo amore fedele
attraverso i gesti di amore dei genitori verso i figli, dei figli verso i
genitori, degli sposi tra loro. Le nostre parrocchie stanno in piedi anche
grazie a questa "economia sommersa" di amore che Dio ha consegnato
alle nostre famiglie.
2)
Evangelizzare i genitori significa far risaltare l'eco delle parole del
Signore dai doni di amore, di pazienza, di umiltà, di ospitalità, di
generosità che ogni coppia e ogni famiglia - sia pure tra molte
contraddizioni - vive in sé o trova nelle altre.
I
"contenuti" della catechesi familiare, più che nei libri, vanno
cercati dentro la realtà familiare stessa. Ora ogni famiglia vive “in
piccolo” la sua storia della salvezza: la presenza, le chiamate e l’amore
di Dio vanno scoperti dentro questa “storia di salvezza”. Ad esempio:
-
gli sposi hanno vissuto il
loro “esodo” quando hanno lasciato la loro famiglia di origine, per
formarne una nuova, la loro famiglia;
-
hanno sperimentato il cammino
nel deserto, con le sue prove e tentazioni, quando hanno dovuto imparare a
camminare insieme, ad accettarsi con i loro limiti, a perdonarsi;
-
sperimentano l’amore fedele
di Dio e il dono della “terra promessa”, vivendo la fedeltà coniugale;
-
vivono il mistero del Natale,
quando accolgono con amore e fiducia i figli;
-
annunciano il Regno di Dio
con la comunione e la condivisione che cercano di realizzare nella vita di
coppia e di famiglia;
-
rivivono nella loro famiglia
l’esperienza pasquale di Cristo quando, vincendo il soggettivismo e la
tentazione dell’egoismo, si aprono alla condivisione e alla solidarietà
reciproca;
-
rivivono la Pentecoste quando
fanno della loro casa un luogo aperto a tutti, un luogo di accoglienza, di
incontro, di dialogo con tutti;
-
prolungano l’eucaristia
domenicale in famiglia quando fanno della loro tavola un segno di
condivisione, di partecipazione, di comunione;
-
si preparano alle
celebrazioni liturgiche della comunità attraverso le feste di famiglia
vissute nella fede (compleanni, anniversari, ecc.);
-
testimoniano l’amore di Dio
attraverso i loro gesti di carità verso i poveri e la loro attenzione ai
problemi dell’ambiente;
- annunciano l’amore di Dio, oltre che
con la vita di coppia e di carità, quando pregano con i figli, parlano di Lui
e lo sanno riconoscere negli avvenimenti della vita quotidiana;
-
imparano a tenere lo sguardo
rivolto alla casa del Padre, quando sperimentano la precarietà e il limite
della vita umana, nella malattia e nella perdita dei propri cari.
La
vita familiare diventa così il “libro”, in cui si possono rileggere le
tappe fondamentali della storia della salvezza ed i segni della presenza e
dell’amore di Dio.
3)
Evangelizzare i genitori significa aiutarli a partecipare alle esperienze che
i figli stanno vivendo. Non si può permettere che i genitori si sentano
"emarginati" dalla vita dei figli. Ogni iniziativa che
"carichiamo" sui ragazzi, ma non "carichiamo" sui
genitori, è farisaica e ci merita il rimprovero di Gesù: "Guai a voi,
che caricate gli uomini di pesi e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un
dito” (Lc 11,46). Ogni rinnovamento che non passi attraverso i genitori è
destinato a fallire.
In
questa prospettiva è necessario verificare prima di tutto con i genitori la
proposta di fede che portiamo ai fanciulli e ai ragazzi: il significato vitale
del Vangelo, delle beatitudini, dei comandamenti, dei sacramenti. Se non si
mettono in cammino di conversione gli adulti, l'annuncio di fede che portiamo
ai figli rimane sterile e il cammino iniziato con loro è come se fosse messo
su un... binario morto.
4)
Evangelizzare i genitori significa coinvolgerli nella vita di carità e di
servizio; la parola del Signore, deve riecheggiare prima di tutto nei gesti
della carità e del servizio vissuti in famiglia e nella comunità, per essere
accolta quando viene annunciata ed approfondita nella catechesi. Molti
genitori non sono disposti a uscire di casa se li invitiamo a sentire delle
"lezioni"; ma sono disposti a farlo se li impegniamo in cose
concrete. La vita degli adulti e delle famiglie è fatta di gesti concreti.
Forse nelle nostre parrocchie insegniamo ai genitori che cosa devono credere,
mediante i libri e le “conferenze”, anziché trasmetterlo con le
esperienze vissute; molti genitori, invece, ci mostrano il Vangelo con il loro
modo di vivere.
In
concreto
Per
evangelizzare le famiglie e coinvolgerle attivamente nell'educazione cristiana
dei fanciulli e dei ragazzi, tenendo conto che esse in larga maggioranza non
sono poco praticanti, è necessario:
1.
accostare i genitori là dove
essi vivono e stabilire con loro un rapporto di amicizia e di fiducia;
2.
ridestare in loro il senso
religioso e la necessità di percorrere un cammino di fede;
3.
far riscoprire loro il primo
annuncio della fede e il suo significato vitale;
4.
far fare loro esperienze
significative di vita cristiana con gli altri, nella comunità ecclesiale;
5.
aiutarli a riscoprire e il
“vangelo del matrimonio e della famiglia” e come far diventare
"vangelo vivo" la vita coniugale e familiare;
6.
illuminare il loro compito
educativo di "primi maestri della fede" dei figli;
7.
far conoscere gli itinerari
di iniziazione cristiana previsti per i figli.
2. Evangelizzare con i genitori
I
genitori, mentre percorrono questo cammino di fede, vanno stimolati a svolgere
il loro ministero di evangelizzazione nei confronti dei figli. Essi lo
svolgono attraverso varie modalità.
1.
I genitori adempiono il loro ministero verso i figli con la “testimonianza
della vita” (FC 39), cioè con il loro stile di vita, con la loro comunione
coniugale, con il tipo di rapporto che hanno con i figli, con il modo di
esprimere l’amore verso di essi e con l’educazione alla reciprocità e
alla gratuità dell'amore. E' attraverso questo amore reciproco e gratuito che
la presenza di Dio si manifesta in famiglia. La comunicazione della fede non
si attua solo “nel dialogo esplicito sui temi della fede, ma anche e
soprattutto vivendo secondo il Vangelo sia le scelte più semplici di ogni
giornata, sia quelle legate ad alcuni particolari avvenimenti della stessa
vita familiare” (DPF 144). I genitori diventano evangelizzatori, in modo
particolare, quando l'esperienza dell'amore si esprime attraverso il
"perdono" reciproco, cioè attraverso l'accoglienza dell'altro
nonostante i suoi limiti ed i suoi sbagli, la fiducia a chi ha bisogno di
rialzarsi, la fedeltà paziente verso chi è più povero di amore.
2.
I genitori evangelizzano i figli attraverso il clima che riescono a creare in
famiglia e con le altre famiglie: una "atmosfera vivificata dall'amore e
dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l'educazione completa
dei figli in senso personale e sociale" (FC 36). Evangelizzano i figli
quando si aprono all'ospitalità e sono disposti a "perdere del
tempo" per gli altri, quando aprono ai bisognosi non solo la porta ma
anche il cuore, quando si fanno carico dei problemi del paese o del quartiere.
Senza questa testimonianza, l'istruzione religiosa data dalla parrocchia serve
ben poco; i figli hanno bisogno di un'esperienza religiosa che possa essere
vista, ascoltata, gustata ed esercitata prima di tutto in casa e nel vicinato.
3.
Insieme alla testimonianza della vita, il ministero dei genitori verso i figli
comporta il servizio dell'insegnamento, mediante il quale li aiutano a
collegare la progressiva scoperta della vita, del mondo, delle cose e degli
avvenimenti con la visione evangelica della realtà, con la fede della comunità
ecclesiale. I genitori evangelizzano i figli quando li aiutano a trovare nel
Vangelo e nell'esperienza della preghiera le motivazioni fondamentali della
propria vita, dell'amore, del lavoro; quando li aiutano a dare ogni giorno un
senso cristiano alla vita. Questo comporta capacità e disponibilità a
conversare con i figli. Man mano che i figli crescono, il ministero dei
genitori, avvalendosi delle risorse originali del “Vangelo della famiglia”
(FC 53), deve acquisire il metodo della condivisione: un vero e proprio
cercare insieme ed ascoltare insieme per favorire la risposta personale di
ciascuno.
4.
I genitori educano i figli mediante la catechesi di accompagnamento, facendo
propri gli obiettivi dell’iniziazione cristiana previsti dalla comunità e
caratterizzandoli in questo modo:
-
aiutano la crescita dei figli
nella vita di fede mediante un dialogo esplicito con loro ed un intervento
educativo diretto e personalizzato, rispettando i loro tempi di maturazione;
-
intensificano il dialogo tra
i componenti della famiglia, in modo da rendere più naturale il "parlare
di Dio", cogliendo i momenti opportuni per farlo;
-
riprendono e ripropongono nel
contesto familiare i contenuti della catechesi vissuta in parrocchia,
traducendoli nel linguaggio proprio della famiglia;
-
aiutano i figli a scoprire la
loro personale vocazione;
-
valorizzano in casa i segni
della fede cristiana che possono contribuire a maturare gli atteggiamenti
propri della persona credente: dal crocifisso a un quadro religioso, dal libro
della Bibbia a un segno che ricorda il battesimo...;
-
valorizzano i gesti della
fede, come il segno della croce, la preghiera prima e dopo i pasti, le
espressioni della carità, dell'ospitalità, del perdono...;
-
aiutano i figli ad
appropriarsi del significato religioso di molte ricorrenze familiari:
anniversari di matrimonio, compleanni, ecc. (cf. DPF 144).
5.
La catechesi dei genitori non è mai un fatto privato, anche quando si svolge
nell'intimità della casa; essa è sempre catechesi della comunità ecclesiale
(cf. EN 61). Se, da un lato, "precede, accompagna ed arricchisce ogni
altra forma di catechesi" (CT 68), dall'altro, "deve restare in
intima connessione e deve armonizzarsi con tutti gli altri servizi di
evangelizzazione e di catechesi, presenti ed operanti nella comunità
ecclesiale, sia diocesana che parrocchiale" (FC 53).
E'
nella parrocchia che si armonizzano tra loro le varie iniziative
catechistiche, perché proprio nella comunità parrocchiale la catechesi
interagisce con le celebrazioni liturgiche e sacramentali, che non si limitano
ai grandi momenti dell'esistenza, ma alimentano tutta la vita.
La
catechesi dei genitori, perciò, è innervata nella vita ecclesiale della
parrocchia. L'una e l'altra sono interdipendenti tra loro. Non si giunge,
infatti, a capire il valore della catechesi familiare, a volerla ed a
realizzarla, se la comunità parrocchiale non si fa carico di iniziative
vivaci e costanti per la formazione permanente degli sposi e dei genitori.
1.
Che cosa fare perché i
genitori diventino i protagonisti nel cammino di educazione cristiana dei
figli?
2.
Quali forme di partecipazione
attiva delle famiglie alla catechesi dei figli promuovere in parrocchia?
3.
Come coinvolgere le famiglie
in difficoltà o non praticanti nell’educazione cristiana dei figli?
IV. Le famiglie svolgono il loro
ministero
di evangelizzazione anche in
parrocchia
In
forza del sacramento del matrimonio e del ministero di evangelizzazione che ne
scaturisce, gli sposi hanno un compito specifico ed insostituibile per
l’annuncio del Vangelo anche in parrocchia (cf. ESM 59). E’ necessario che
la loro ministerialità sia riconosciuta e valorizzata dai presbiteri e sia
riconosciuta ed esercitata dagli sposi, gioiosamente convinti della propria
vocazione e missione sponsale e della ricchezza di grazia che proviene dal
sacramento del matrimonio.
a)
Dove gli sposi possono svolgere il loro ministero di evangelizzazione in
parrocchia?
·
nella catechesi di
iniziazione cristiana: questa deve diventare sempre di più “catechesi nella
famiglia e con la famiglia”;
·
nella catechesi dei fidanzati
e delle coppie di sposi giovani;
·
nella catechesi ai genitori:
fatta da coppie-sposi;
·
nella catechesi dei centri di
ascolto, animata da coppie-sposi;
·
nel raccordare le famiglie di
un condominio o di una piccola zona con la parrocchia.
b)
Come coinvolgere gli sposi nell’impegno dell’evangelizzazione?
·
a partire dalla catechesi
battesimale, è necessario aiutare i genitori a prendere coscienza di essere
loro i primi educatori nella fede e a svolgere questa missione non come un
dovere, ma come l’esercizio della loro paternità/maternità;
·
occorre formare i genitori a
svolgere la loro missione di evangelizzatori attraverso cammini formativi in
piccoli gruppi familiari o nelle associazioni e movimenti ecclesiali;
·
bisogna stimolare i genitori
a testimoniare i valori di cui sono portatori, in quanto coppie di sposi: il
reciproco amore fedele e l’amore per la vita.
V. Le famiglie cristiane svolgono il loro ministero di evangelizzazione
anche con le altre famiglie, con singole persone credenti o non credenti
La
coppia è stata creata a immagine della Trinità, che è dinamismo di amore
comunionale “ad intra” e dinamismo nuziale “ad extra”. Perciò essa
non è fatta per chiudersi al suo interno, nell’amore reciproco degli sposi,
ma è fatta per contagiare il mondo con la “logica del donare” e farsi
carico degli altri.
Secondo
questo dinamismo di amore, la coppia degli sposi cristiani è chiamata ad
esercitare il suo ministero di evangelizzazione anche verso le altre famiglie
e la realtà sociale. E’ chiamata ad essere “parola-carne”,
“parola-immagine” nella comunità civile, negli areopaghi del nostro
tempo, nei confronti dei non credenti e dei non praticanti. Questo comporta
per le coppie la necessità di:
a.
maturare attraverso adeguati
itinerari formativi una nuova coscienza missionaria e la consapevolezza della
loro capacità evangelizzante;
b.
testimoniare pienamente la dimensione umana dell’essere coppia (ascolto-comprensione-amicizia-dialogo),
alle persone che esse incontrano nei vari ambiti della vita. La comunicazione
della fede avviene attraverso relazioni interpersonali di amicizia e di
“compagnia”; l’amicizia è la prima via dell’evangelizzazione;
c.
fare della propria casa un
luogo accogliente; ciò significa: aprire la casa per condividere i bisogni e
le difficoltà degli altri; superare i pregiudizi nei confronti delle altre
coppie, soprattutto di quelle “conviventi” o sposate solo civilmente;
rispettare i ritmi di crescita degli altri; guardare a tutti con affetto e
comprensione, come Gesù;
maturare il senso della corresponsabilità sociale e dell’impegno
socio-politico, mediante la presa di coscienza dei problemi del territorio, la
partecipazione ad associazioni familiari (consulta comunale delle famiglie,
associazioni familiari scolastiche, associazioni familiari nella sanità,
ecc.), il sostegno al Forum delle famiglie, ecc.
|