Quale Educazione in Famiglia
  
Quale educazione va proposta e offerta in famiglia?

La stessa domanda suppone e dà per scontato che la famiglia ha il grave obbligo di educarsi e di educare.

"Per i genitori cristiani la missione educativa, radicata...nella loro partecipazione all'opera creatrice di Dio, ha una nuova e specifica sorgente nel sacramento del matrimonio, che li consacra all'educazione propriamente cristiana dei figli, li chiama a partecipare alla stessa autorità e allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo Pastore, come pure all'amore materno della Chiesa, e li arricchisce di sapienza, consiglio, fortezza e di ogni altro dono dello Spirito Santo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana. Dal sacramento del matrimonio il compito educativo riceve la dignità e la vocazione di essere un vero e proprio ministero della Chiesa al servizio della edificazione dei suoi membri.....

La coscienza viva e vigile della missione ricevuta col sacramento del matrimonio aiuterà i genitori cristiani a porsi con grande serenità e fiducia al servizio dei figli e, nello stesso tempo, con senso di responsabilità di fronte a Dio che li chiama e li manda ad edificare la Chiesa nei figli". (FC 38)

Nella pagine che seguiranno non si potrà certamente trattare dell'universo educativo che coinvolge la famiglia.

L'economia di questa proposta impone una scelta, che si auspica opportuna e adeguata.


1. LA FAMIGLIA, COMUNITA' A SERVIZIO DELL'UOMO

Il Concilio Ecumenico Vaticano II, con rara intuizione profetica, ha definito la famiglia "la scuola di umanità più ricca"; una scuola, in cui "le diverse generazioni si incontrano, si aiutano a vicenda a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale" (GS 52).

E nella Esortazione Apostolica Familiaris Consortio si legge: "nel matrimonio e nella famiglia si costituisce un complesso di relazioni interpersonali - nuzialità, paternitàmaternità, filiazione, fraternità - mediante le quali ogni persona umana è introdotta nella famiglia umana e nella famiglia di Dio che è la Chiesa" (FC 15).

Sembrano sufficienti questi due riferimenti per affermare che il primo e prioritario obiettivo dell'azione e dell'arte educativa dei genitori e della famiglia, in senso più ampio, è proprio quello di un servizio all'uomo.

1.1. Un servizio all'uomo nella famiglia.

La famiglia non è un collettivo spersonalizzato. Ogni membro conserva la sua personalità e, nello scambio reciproco, l'affina e l'arricchisce.

Non è una aggregazione casuale di persone, una sorta di albergo dove ci si incontra a orari più o meno convenuti.

La famiglia è comunità, chiamata a vivere in comunione.

In questo senso è scuola di umanità.

Nel suo silenzioso vissuto feriale la famiglia genera e custodisce l'uomo. La famiglia è il tempio dell'umano. Ogni famiglia è storia e fa la storia perché fa l'uomo.

Perché la comunità familiare possa aggiungere la pienezza della sua vita e diventare una palestra formativa, è necessario che gli animi di quanti la compongono siano cementati da un autentico amore. Infatti, "come senza l'amore, la famiglia non è una comunità di persone, così senza l'amore, la famiglia non può vivere, crescere, perfezionarsi come comunità di persone" (FC 18). "L'amore dei genitori da sorgente diventa anima e pertanto norma, che ispira e guida tutta l'azione educativa concreta, arricchendola di quei valori di dolcezza, costanza, bontà, servizio, disinteresse, spirito di sacrificio, che sono il più prezioso frutto dell'amore" (FC 36).

E' in questa prima scuola di virtù personali e sociali che i figli sono formati

- a uno stile di vita improntato a sobrietà e capace di accettare anche rinunzie e sacrifici, nella convinzione che "l'uomo vale più per quello che è, che per quello che ha" (GS 35)

- a un senso profondo della giustizia, che conduce al rispetto della dignità personale di ogni individuo

- alla dimensione del vero amore, quale sincera tensione a un servizio disinteressato e a un dono generoso

- alla gioia della gratuità, che porta a una concezione della vita come alterità e oblatività, da condividere con gli altri ogni giorno

- al rispetto e all'amore per la verità, contro la tentazione della menzogna o del sotterfugio nelle sue molteplici espressioni

- alla valorizzazione dell'obbedienza, quale rispetto dell'ordine morale, non esercitata per timore o per paura, ma nell'ottica dell'amore e della riconoscenza.

- al senso del pudore e della castità, intesi come vigile coscienza, che difende la dignità dell'uomo e l'amore autentico

- al sentimento nobile dell'amicizia che edifica e dà gioia al cuore.

- ad assicurare in armonioso sviluppo la propria salute e robustezza fisica, mantenendo condizioni d'ambiente atte a custodirla

- a curare la proprietà e l'ordine, nella persona e nelle cose, a evitare l'ozio, a ben usare del tempo

- a valorizzare le risorse della natura per assicurare il proprio e altrui sostentamento

- ad allenarsi - per tutto ciò - alla fatica della ricerca, della conquista delle cose, della disciplina di sé, della graduale maturità umana.

Sono, questi, obiettivi che trovano la loro sorgente fontale all'interno del nucleo familiare. I genitori possono trasmettere ai figli, con il giusto senso della libertà, il vero ordine delle cose e la gerarchia dei valori, tenendo sempre fermo il principio della persona umana integrale (GS 61) e, quindi, di una formazione culturale integrale.

Sono, tuttavia, questi, obiettivi che non-si-insegnano, ma che si trasmettono soprattutto con la testimonianza dell'incarnazione.

"..... la comunione e la partecipazione quotidiana vissuta nella casa, nei momenti di gioia e di difficoltà rappresenta la più concreta ed efficace pedagogia per l'inserimento attivo, responsabile e fecondo dei figli nel più ampio orizzonte della società" (FC 37).

In tal modo la comunità familiare diventa il luogo

- dove si scopre sempre di più il valore provvidenziale di essere stati chiamati, ciascuno, alla vocazione di coniuge, padre, madre, figlio, fratello....

- dove si trasmettono quei valori essenziali che danno senso alla vita

- dove si cerca e s'apprende la coerenza tra princìpi e vita

- dove si impara la sapienza (cioè la capacità di distinguere la verità dall'errore) dalla esperienza scambievole e di quella delle persone anziane soprattutto

- dove si attinge la forza di fare ciò che si è stati educati a fare.

- dove si radicano i principi e gli orientamenti per una graduale maturità umana, che si corrobora in un ben compreso senso dell'onore, nel dare e nel meritare fiducia, nella lealtà del pensiero e della parola, nell'onestà dei sentimenti e delle opere, nel rispetto costante della giustizia, nella magnanimità dello spirito, nella sollecitudine e nella perseveranza delle imprese, nella discrezione e nella amabilità del conversare, nella affabilità e gentilezza del tratto, nella serenità di un ponderato ottimismo.

Un tale servizio, - oltre che dalla sempre richiamata e riproposta testimonianza della vita, - è mediato dalla comunicazione e dal dialogo incessanti.

I componenti del gruppo familiare si arricchiscono vicendevolmente a valutare gli ideali dei quali ciascuno a modo suo è portatore, a rinnovare di continuo la coerenza tra l'essere e l'operare attraverso la comunicazione e il dialogo.

Un dialogo, ben inteso, che non può significare da parte dei genitori rinuncia ai propri diritti/doveri; né da parte dei figli la pretesa di considerarsi liberi quando le proprie idee e scelte non concordano con quelle dei genitori.

Un dialogo cordiale, costante, rispettoso da parte di tutti e verso tutti, alimentato da genuino amore. Esso consente di ritrovare e mantenere il giusto equilibrio per un'opera altamente educativa della famiglia educatrice, in chiave costruttiva, sapiente e serena.

L'esperienza, purtroppo, insegna che non è facile dialogare.

Non è facile comunicare sia nel senso del desiderio di farlo, sia quanto a dinamica comunicativa.

La prima difficoltà nasce dalla eccessiva riservatezza che ogni individuo ha nel non essere disposto ad esternare ad altri i propri sentimenti, le proprie emozioni, i propri pensieri.....

E', fondamentalmente, una questione di fiducia e di confidenza.

Una seconda difficoltà nasce dalla constatazione che pochi sono disposti ad ascoltare veramente, presi, come sono, dalle mille cose da fare, ritenute più importanti, o dal fatto che non desiderano confrontare il pensiero dell'interlocutore con le proprie opinioni, al fine di ricercare una opportuna e adeguata soluzione.

Costoro preferiscono andar diritti per la propria strada, convinti della bontà delle proprie opinioni. Normalmente tali personaggi non lasciano parlare; intervengo a ogni piè sospinto; non considerano la persona che sta loro dinnanzi; ritengono solo di dover dire la loro in ogni modo e con ogni mezzo. Va da sé che tali referenti non sollecitano e non suscitano la confidenza e la fiducia.

Una terza difficoltà nasce dalla tecnica stessa della comunicazione.

Anche se brevemente, appare opportuno proporre, almeno in linea teorica, la complessa dinamica della comunicazione. Lo faremo per punti essenziali.

1. Tutti parlano, più o meno, ma sono pochi coloro che riescono a stabilire una vera comunicazione interpersonale. La comunicazione è dinamica assai complessa in quanto si svolge, allo stesso tempo, a vari livelli. Infatti oltre al messaggio che è inviato attraverso la parola, ve ne sono altri che sono modulati dal tono della voce, dalla gestualità, dallo sguardo, dai sentimenti.

Le stesse parole possono annunciare le cose più diverse da quelle che in realtà dicono. Ad esempio, si può dire di essere disponibili ad ascoltare, mentre l'atteggiamento esteriore manifesta insofferenza, indifferenza, disattenzione a quanto viene confidato.

2. La comunicazione può essere condizionata dai propri pregiudizi.

Assai spesso, nei confronti delle persone, ci si crea degli effetti alone, per cui qualunque affermazione pronunci l'interlocutore, è colta in una dimensione distorta e orientata dall'opinione che - anche erroneamente - ci si è fatta di quella determinata persona.

Un tale tentativo di comunicazione nasce già viziato.

3. La comunicazione può essere condizionata dalle proprie paure, difese, ansie, interessi. Si teme il parlare onesto dell'interlocutore, vuoi perché potrebbe "distruggere il nostro castello", vuoi perché potrebbe rimettere in discussione la nostra valutazione in ordine ai propri convincimenti. Per cui - ancora una volta - si preferisce non ascoltare.

4. Si comunica e/o si ascolta - o meglio, si crede di comunicare e/o ascoltare - come parlando dalla torre di un castello, fortemente circondato da mura. Allora questo atteggiamento difensivo distorce il messaggio.

In una tale situazione non si riesce né a parlare, né ad ascoltare, in quanto si sta più attenti alle conseguenze che il messaggio può avere, piuttosto che al contenuto stesso della comunicazione. In tale contesto si sta più attenti a preparare la propria difesa, piuttosto che ascoltare obiettivamente.

5. Essere disponibili a comunicare e ad ascoltare vuol dire fare il vuoto dentro di sé per accogliere con gli orecchi del cuore ciò che solo e veramente l'altro vuol dire.

Ciò suppone la semplicità del cuore, la disponibilità, l'esclusione di ogni precognizione, di ogni prevenzione; suppone, ancora, la capacità di accoglienza di tutto l'altro, per tutto ciò che dice.

Questa è empatia; cioè, sentire-dentro i bisogni dell'altro.

Si realizza così la condizione per capirsi, per accettare l'altro per quello che è; per non vivere di luoghi comuni; per intendersi così semplicemente.

6. Solo attraverso una tale attenzione e metodica si può essere certi che il messaggio che si vuole inviare, arrivi a destinazione e sia facilmente decodificabile.

7. E' da sottolineare che una tale teoria e tecnica della comunicazione e del dialogo suppongono - tra l'altro - un tempo congruo e adeguato.

Il dialogo ha bisogno di tempo e di un contesto opportuno.

Non si possono dire-le-cose, non ci si può intendere, non ci si può capire, non ci si può apprezzare o - come direbbe S. Paolo - gareggiare nello stimarsi a vicenda, se l'unico modo di dire qualcosa a qualcuno, oltre i limiti sopra descritti, è limitato a fugaci osservazioni, a imperativi esecutivi, a informazioni le più diverse pronunciate in un contesto e circostanze non idonee:

- mentre ci si prepara per uscire,

- da una stanza all'altra,

- quando si è occupati a fare altro,

- tra il parlare della TV o la musica della radio

8. Una attenzione tutta speciale dovrebbero, poi, riservare i genitori alle (anche se scarne o scarse) richieste di dialogo da parte dei figli.

Succede molto spesso che alla disponibilità dei figli a confidarsi con i genitori non corrisponda sempre una adeguata disponibilità da parte dei genitori ad ascoltare i figli.

A volte gli impedimenti possono essere reali. Ma è d'obbligo la domanda: tali impegni, si potrebbero differire, proprio per profittare della richiesta di ascolto, di confidenza e di aiuto che viene formulata?

Non è raro - a fronte di un rinvio della conversazione - constatare che il discorso non viene più ripreso, con non poche infauste conseguenze, o riconferme di chiusura da parte dei figli.

Questa veloce e certamente limitata presentazione dell'arte del comunicare raggiunge il suo effetto se collocata - al di là della tecnica - nel suo solco proprio. E cioè: la comunicazione è lo strumento prezioso con il quale non si trasmette solo un messaggio o un messaggio parlato: si comunica disponibilità, fiducia, confidenza, solidarietà, condivisione, premura, amore!

1.2. Un servizio all'uomo della storia.

La famiglia, comunità a servizio dell'uomo educa e si educa a nutrire simpatia e cordialità verso l'uomo in generale, verso tutti gli uomini.

"La famiglia cristiana viene ... animata e guidata con la legge nuova dello Spirito e in intima comunione con la Chiesa, popolo regale, è chiamata a vivere il suo servizio d'amore a Dio e ai fratelli. Come Cristo esercita la sua potestà regale ponendosi a servizio degli uomini, così il cristiano trova senso autentico della sua partecipazione alla regalità del suo Signore nel condividerne lo spirito e il comportamento di servizio nei confronti dell'uomo..." (FC 63).

L'uomo è immagine di Dio. Ogni uomo è immagine di Dio.

La famiglia, e la famiglia cristiana soprattutto, è chiamata ad educarsi e a educare a vedere in ogni persona il volto di Dio.

L'esperienza della vita domestica offre quotidianamente molteplici occasioni di sollecitazioni e di orientamento in questo senso, vivendo con persuasione e testimoniando nei fatti la stima e il rispetto davvero evangelico verso il prossimo.

E' un nefasto messaggio anti-pedagogico, oltreché anti-evangelico, formulare giudizi o considerazioni, o valutazioni negative, quando non addirittura calunniose, nei confronti del prossimo. La mormorazione, la calunnia, il pettegolezzo, la maldicenza non sono davvero testimonianza di stima per l'uomo. E i figli che ascoltano tali discorsi da parte dei genitori, come possono crescere nella stima e nella carità?

Come si può trasmettere il valore della persona umana e della sua dignità se gli adulti ostentano indifferenza verso gli altri, assumono atteggiamenti di prepotenza, manifestano espressioni di opportunismo, di arrivismo, di prevaricazione.

E' stima per l'uomo ricercare ed evidenziare le qualità migliori, comprendere, perdonare; nutrire sentimenti di bontà, di misericordia, di pazienza.

"Animata e sostenuta dal comandamento dell'amore, la famiglia cristiana vive l'accoglienza, il rispetto, il servizio verso ogni uomo, considerato sempre nella sua dignità di persona e di figlio di Dio.....(FC 64).

L'atteggiamento di stima per l'uomo, vissuto e sperimentato in famiglia, si fa così, mediazione e concretizzazione dell'invito di Gesù, condizione necessaria per essere suoi discepoli: "Amerai il prossimo tuo come te stesso."

Ricorda il Decreto conciliare sull'apostolato dei Laici: "Affinché tale esercizio di carità possa essere al di sopra di ogni sospetto e manifestarsi tale, si consideri nel prossimo l'immagine di Dio secondo cui è stato creato, e Cristo Signore al quale veramente è donato quanto si dà al bisognoso." (AA 8).

In tal modo la famiglia educa alle concrete applicazioni della carità fraterna: proclamate nel Vangelo e insistentemente descritte dagli Apostoli nei loro messaggi alle comunità cristiane.

"Saper perdonare - non rendere male per male, ma vincere il male con il bene - non farsi giustizia da se stessi - amare senza finzione, ma con vero affetto - gareggiare nello stimarsi a vicenda - essere solleciti per le necessità altrui - premurosi nell'ospitalità - pronti a partecipare all'altrui gioia e dolore - a portare i pesi gli uni degli altri" (cfr. Rm 12, 9-21; 13, 8-10; Gal 6,2; 1 Cor 13, 4-7).

E' così che la famiglia - nel suo insieme - viene educata a contribuire al graduale progresso di quella civiltà dell'amore, che il Papa Paolo VI ha prospettato come il modo di sviluppare, nella realtà di ogni giorno, la legge del regno di Dio, già presente su questa terra, anche se non ancora perfetto.

  
2. LA FAMIGLIA CRISTIANA

COMUNITA' CREDENTE ED EVANGELIZZANTE

"Partecipe della vita e della missione della chiesa, la quale sta in religioso ascolto della parola di Dio e la proclama con ferma fiducia, la famiglia cristiana vive il suo compito profetico accogliendo e annunciando la Parola di Dio: diventa così - ogni giorno di più - comunità credente ed evangelizzante.

Anche agli sposi e ai genitori cristiani è chiesta l'obbedienza della fede: sono chiamati ad accogliere la parola del Signore, che ad essi rivela la stupenda novità - la Buona Novella - della loro vita coniugale e familiare resa da Cristo santa e santificante." (FC 51).

Il cristianesimo delle origini è cresciuto entro le pareti domestiche, rendendo manifesta la connaturalità che esiste tra il progetto di Dio, che convoca tutti nella unica casa del Padre e l'esperienza della convivenza familiare sotto lo stesso tetto.

Ad Efeso presso i coniugi Aquila e Priscilla (cfr. Rm 16,5), a Corinto in casa di Gaio (cfr. Rm 16,23), a Colossi in quella di Filemone (Fil 4,22) e a Roma nelle case dei patrizi convertiti al Vangelo - chiamate basiliche - le comunità delle origini furono chiese domestiche.

"Fate della vostra casa una Chiesa"! auspicava S. Giovanni Crisostomo, proponendo una esperienza genuina di cristianesimo.

1. La famiglia cristiana, comunità credente

Rifare il tessuto cristiano della società umana è la missione della Chiesa in questo momento storico, in cui sembra sempre più evidente lo smarrimento della originalità cristiana che tende a cedere alla mentalità corrente e comune.

E' questo il tema dominante della sollecitudine pastorale del Papa Giovanni Paolo II

che insiste - con ricorrenza di interventi - sul concetto di nuova evangelizzazione.

Il nostro oggi reclama una nuova evangelizzazione. Le tristezze e le paure dell'umanità, da un lato, le attese e le speranze dall'altro, provocano drammaticamente la Chiesa e la comunità dei credenti a ridire la Parola che è stata affidata alla Chiesa dal suo Maestro e Fondatore.

In tale orizzonte Giovanni Paolo II ha rilevato la necessità di una nuova implantatio evangelica.

Tale impegno si realizza nel portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità e , con il suo influsso, trasformare dal di dentro e rendere nuova l'umanità stessa: "Ecco io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21,5).

La fede infatti, oggi più di ieri, appare spesso sradicata dai momenti più significativi della vita degli uomini; si manifesta solo episodicamente, e talora è relegata alla sfera privata e, per così dire, intimistica.

La pratica religiosa è più connessa alle tradizioni e alle usanze che a quella sacra Tradizione per cui la Chiesa, nella sua vita e nel suo culto perpetua e trasmette alle generazioni di ogni epoca ciò che essa è, tutto ciò che essa crede (cfr. DV 8).

Rifare il tessuto cristiano della società sarà possibile se i cristiani sapranno superare in sé la frattura tra Vangelo e vita ricomponendo, nella loro quotidiana attività, l'unità di una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi.

Il Documento di Base per il Rinnovamento della Catechesi nota: "La fede deve essere integrata nella vita, come si ama dire per indicare che la coscienza del cristiano non conosce fratture, ma è profondamente unitaria. La dissociazione tra fede e vita è gravemente rischiosa per il cristiano soprattutto...di fronte a certi impegni concreti" (RdC 53).

E il Concilio Vaticano II nella costituzione Gaudium et Spes, afferma: "Il distacco, che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo"(GS 43).

Anche tra coloro che si dicono cristiani si può constatare una vita senza fede.

Si tratta di un modo di vivere assai opportunistico e dicotomico; in alcuni momenti - soprattutto quelli difficili - la fede diventa il porto sicuro, l'elevazione della mente a Dio è il passaggio d'obbligo al fine di ottenere quello di cui si ha bisogno...

In altri - quelli del bene-stare, del successo, della serenità - la fede non c'entra nulla.

E non è difficile sentire affermazioni tali quali, ad esempio: ma cosa c'entra la fede con la mia vita? cosa c'entra la Chiesa con le mie decisioni? perché mai dovrei ascoltare l'insegnamento del Papa, dei Vescovi, dei preti su questioni che sono mie personali e/o della mia famiglia?

L'evangelizzazione ha proprio questo scopo: "raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e con il disegno di salvezza" (EN 19).

Sarà sufficiente - in questo contesto - riferirsi

- al diffondersi di una visione immanentistica dell'uomo, del mondo, della storia

- al riemergere del nichilismo dagli opposti esiti della disperazione e della violenza e della indifferenza dell'esistere

- all'esplosione della soggettività radicale che si traduce nel primato dell'individualismo, della esasperazione dei bisogni, del principio dell'avere....

E' vero che sembra oggi di assistere a una rinnovata domanda religiosa.

Occorre tuttavia studiarne attentamente la valenza per comprendere fino a che punto si tratti di domanda di fede o di religiosità, che a quel punto dovrebbe essere ben orientata e purificata.

L'impegno di promuovere una fede adulta e di adulti nella fede è l'obiettivo precipuo della nuova evangelizzazione nel senso di una rinnovata fedeltà al Vangelo di Gesù.

Di questo sconvolgimento, mediante la forza del Vangelo, ha urgente bisogno anche la famiglia, frontiera decisiva della nuova evangelizzazione.

La comunità familiare ha bisogno di ascoltare sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella Città degli uomini e nella Città di Dio.

Essa è chiamata davvero a diventare "spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque, nell'intimo di una famiglia cosciente di questa missione tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati" (FC 52).

E' molto importante assumere la dimensione della famiglia come chiesa laicale.

La famiglia cristiana ha una sua profezia, un suo culto, una sua pastoralità.

I genitori debbono rendersi persuasi di tale ministero.

Debbono prepararsi per tale ministero. Debbono costruirsi educatori cristiani.

Qual'è lo specifico di questo ministero o servizio?

Si può tradurre così: la famiglia ha il ruolo di umanizzare la storia e di rivivificare la Chiesa.

I genitori assolvono il loro ministero di educatori nella fede anzitutto vivendo e mostrando la fede ai loro figli nella esperienza del quotidiano.

Essi sono come la prima rivelazione di Dio per i loro figli. Lo mostrano nella vita come amore.

A tal proposito il Concilio ha parole di singolare suggestione: "I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede reciprocamente e nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana e apostolica con la parola e con l'esempio...." (AA 11).

In tal modo la famiglia cristiana diventa vera comunità credente.

Ce né di bisogno oggi!

Ma ciò che conta di più è la testimonianza aperta e senza pudore del ruolo credente della famiglia cristiana:

- un personale impegno dei genitori a vivere la fede e a mettere a fondamento la certezza che Dio, con la sua grazia, precede sempre a accompagna l'uomo nella storia del mondo.

- un autentico clima familiare di fede, che fonda sulla consapevolezza che il Vangelo è Buona Novella, è consolazione, è liberazione, è grazia e misericordia.

- l'abbandono fiducioso a Dio, anche nei momenti difficili o nella prova.

- la testimonianza espressa anche in segni e gesti di fede esterni o esteriori: ad esempio, la presenza del Crocifisso in casa, di una immagine della Madonna, la preghiera in famiglia, il segno della croce o di una breve preghiera prima dei pasti, la lettura della parola di Dio, la partecipazione alla Messa festiva.....

La famiglia ha bisogno oggi di persone adulte nella fede e che di una fede adulta e matura diano testimonianza.

L'adulto che vive di fede

* ha una fede motivata, capace cioè, di dare ragione della speranza che è in lui (cfr. 1 Pt 3, 15)

* si rapporta costantemente alla Parola di Dio per attingervi i criteri del discernimento e le motivazioni del suo agire e del suo essere cristiano

* sa investire la sua fede nella vita testimoniandola là dove il Signore lo manda

* ha coscienza di essere Chiesa e di avere nella comunità dei credenti un suo ruolo e ministero specifico.

* è capace di dialogo e di comunione aprendosi allo scambio con gli altri

* ricerca spazi di contemplazione e di preghiera per attingere energie spirituali per il suo impegno quotidiano.

Per nutrire questa mentalità di fede in una famiglia è necessario che i coniugi mantengano sempre aperto tra loro un dialogo spirituale. Nel dono reciproco per l'unità essi si sono fatti carico - l'uno per l'altro - di una corresponsabile maturazione di questa mentalità, che fonda sul rispettivo sacramento del battesimo, della cresima e del matrimonio.

Gli sposi, pertanto debbono trovare, per loro stessi, momenti di dialogo e di confronto tutto proprio che - mentre li rinsalda nell'amore - li abilita sempre più come ministri della Parola nei riguardi dei loro figli.

E' ancora il Concilio che sostiene ed esalta una tale riflessione: "I coniugi e i genitori cristiani - seguendo la propria via - devono con amore sostenersi a vicenda nella grazia per tutta la vita... Così offrono a tutti l'esempio di un amore instancabile e generoso e diventano i testimoni e i cooperatori della fecondità della madre Chiesa..." (LG 41)

2. La famiglia cristiana comunità evangelizzante.

La famiglia non ha un compito di evangelizzazione soltanto nel suo esistere come comunità credente, ma ha un compito esplicito nella trasmissione della fede.

Paolo VI ha affermato chiaramente: "Si potrebbe dire che alla famiglia cristiana competa un solo dovere essenziale: quello di evangelizzare" (EN 71).

Nella dinamica della funzione profetica della famiglia il termine più appropriato per dire chi sono, che cosa debbono fare, come debbono agire i genitori cristiani di fronte ai figli è quello di messaggeri di Dio.

"I coniugi cristiani non solo ricevono l'amore di Cristo diventando comunità salvata, ma sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità salvante" (FC 49).

Ai genitori cristiani Dio affida un messaggio che contiene il proprio amore come si manifesta in Gesù di Nazareth, la propria vita di comunione con il Figlio e lo Spirito Santo. Ai genitori cristiani Cristo e la Chiesa consegnano il mandato di essere per i figli i primi testimoni della fede con la parola e con l'esempio (cfr. Rito del Battesimo).

"Il ministero di evangelizzazione dei genitori cristiani è originale e insostituibile: assume connotazioni tipiche della vita familiare, intessuta, come dovrebbe essere, d'amore, di semplicità, di concretezza e di testimonianza quotidiana" (FC 53).
 
 
I SEGNI E I SIMBOLI DELLA FEDE CRISTIANA

Il ministero della evangelizzazione dei coniugi cristiani potrebbe immediatamente collocarsi nell'ambito dell'invito di Gesù ad essere suoi testimoni, anche attraverso la scelta di quei gesti semplici e quotidiani, cui fa riferimento il Papa.

Tra gli elementi di immediata evidenza ben si situano i segni e i simboli della fede cristiana.

Ne sono viva testimonianza le innumerevoli espressioni che la fede e la religione hanno ispirato.

Preoccupati e impegnati quotidianamente in molti problemi e aspetti della vita, talvolta si corre il rischio di dimenticare il dovere di affermarci come testimoni di Cristo.

Contro tale dimenticanza abbiamo bisogno di aiuti.

Nelle esigenze della vita di ogni giorno sappiamo a quali strumenti ricorrere. Se non si vuol dimenticare certi appuntamenti e/o certi adempimenti v'è chi ricorre a un appunto, chi al... nodo al fazzoletto, chi sposta la fede dal dito anulare sinistro a quello destro..... Oggi la tecnologia ha inventato e sempre più inventerà agende computerizzate di diversa fattura. Il tutto con uno scopo: aiutare a ricordare.

La famiglia cristiana dovrebbe preoccuparsi di aiutare i propri componenti a fare memoria della propria appartenenza alla grande famiglia dei figli di Dio, il cui avvio ha avuto principio nel giorno del Battesimo.

Almeno in alcune delle nostre case si trovano ancora tali segni e simboli che testimoniano il senso religioso delle persone che vi abitano.

Anche nel nostro Paese questi segni rappresentano una preziosa tradizione e hanno creato un ambiente favorevole all'essere cristiani.

Forse oggi si deve registrare un profondo calo di interesse; tuttavia la loro presenza è testimonianza della fede, o almeno del senso religioso dei padri.

Croci, capitelli, edicole mariane, monumenti stanno lì a dimostrare che "qualcuno" ha creduto, si è affidato, ha sperato, ha ringraziato.

Fare della propria casa un evidente luogo di vita cristiana!

E' un'aspirazione a cui i genitori, primi educatori della fede, non dovrebbero sottrarsi. Tale evidenza si mostra anche attraverso i segni e i simboli della fede, ad apprezzarli maggiormente, ad educare i figli al loro uso.

Consideriamone almeno alcuni, che più rievocano il messaggio della fede:

- L'immagine del Crocifisso continua a ricordarci l'amore che Dio ci ha rivelato nel Figlio suo Gesù Cristo. Ricorda, altresì il segno della croce, con cui è segnata tutta la vita del cristiano, dalla nascita al tramonto.

- Le immagini o icone della Madonna e dei Santi ci propongono il modello di uomini grandi e generosi, che hanno preso sul serio l'invito a seguire Gesù e hanno vissuto in modo straordinario l'ordinarietà della loro esistenza, dando prova di virtù eroiche.

- Il Libro della Sacra Scrittura: è la Parola di Dio per noi, che ricorda l'azione salvifica del Signore nei confronti degli uomini. La Bibbia dovrebbe - per questo - avere un suo posto in famiglia, anche se non solo come segno.

- La candela, simbolo della gioia e della salvezza operata dal Cristo risorto (vedi cero pasquale), rappresenta per i cristiani anche la luce di Cristo.

- Anche il presepe dovrebbe riacquistare significato e valenza catechetica, quale memoria dell'immenso amore con cui Dio ha amato l'uomo fino a donare all'umanità il suo Unigenito. Infatti il mistero dell'Incarnazione è mistero con cui Dio avvia la Storia della Salvezza.

- Perfino la radio e la televisione possono diventare segni rievocativi cristiani, se si ascoltano o si seguono determinate trasmissioni, che preparano alla domenica o alle feste della Comunità Cristiana.

Una famiglia, riunita senza falsi pudori attorno alla TV per ascoltare le verità della fede, la parola del Papa o altre illustrazioni dei valori cristiani, dà testimonianza del proprio credo e della propria speranza.

- L'acqua benedetta contenuta nell'acquasantiera, è segno del battesimo e richiamo della vita nuova che nello Spirito Santo ci è stata donata.

Sono, queste, soltanto alcune delle molte possibilità di rievocazione.

Mettere un segno, che meglio corrisponda alle esigenze della famiglia, al posto dovuto, significa - anche in tal maniera - fare della casa un evidente luogo di vita cristiana: la chiesa domestica o il piccolo santuario.


LA CATECHESI FAMILIARE

La catechesi familiare è il prezioso e singolare esercizio della testimonianza che la famiglia - arricchita dalla grazia sacramentale del matrimonio - esercita all'interno della vita domestica.

E' "l'educazione alla fede da parte dei genitori...che si esplica quando i membri di una famiglia si aiutano vicendevolmente a crescere nella fede grazie alla loro testimonianza cristiana, spesso silenziosa, ma perseverante, nel ritmo di una vita quotidiana vissuta secondo il Vangelo" (CT 68).

E', ancora, un insostituibile sostegno alla specifica catechesi proposta in parrocchia la quale resta "l'animatrice della catechesi e il suo luogo privilegiato"... in quanto "resta un punto capitale di riferimento per il popolo cristiano" e "il contesto concreto in cui operano abitualmente i catechisti" (CT 67).

A tal proposito "la catechesi familiare precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi" (CT 68).

Essa, infatti, si realizza nella ferialità della vita domestica, avendo quale obiettivo e metodo quello di cogliere i segni e i gesti della presenza di Dio nel vissuto esperienziale di tutti i giorni. Essa fa prendere coscienza, soprattutto agli adulti che vivono in famiglia, dell'importanza vitale che essi esercitano come "ministri di Dio per la santificazione della famiglia" (RdC 151).

La catechesi familiare si fa poi più intensa e incisiva in coincidenza con i momenti culminanti della vita dell'uomo, sia che questi si realizzino in casa, sia che coinvolgano in qualche modo la cerchia parentale o l'area amicale: celebrare "il mistero di una uova vita che s'accende, interpretare una difficoltà e insegnare a superarla, aprire alla coerenza spirituale, ringraziare Dio dei suoi doni, creare raccoglimento di fronte al dolore, alla morte, sostenere la speranza" (RdC 152).

"Occorre, però andare più lontano: i genitori cristiani si sforzeranno di seguire e di riprendere nel contesto familiare la formazione più metodica ricevuta altrove. Il fatto che le principali questioni della fede e della vita cristiana siano così riprese nell'ambiente familiare, impregnato di amore e di rispetto, permetterà sovente di dare ai figli un'impronta decisiva e tale da durare per la vita" (CT 68).

I riferimenti ai testi più suggestivi e chiarificatori del Magistero del Papa e della Conferenza dei Vescovi della Chiesa che è in Italia definiscono e connotano l'impegno dei genitori cristiani in ordine alla catechesi familiare.

A ben vedere ad essi - in quanto educatori, ed educatori alla fede - spetta un grave e straordinario compito: accompagnare i figli nel loro itinerario di fede; sostenerli nel loro cammino con la parola e con l'esempio; confortarli con la testimonianza della vita.

"La catechesi familiare trova la sua originalità e la sua efficacia nel carattere occasionale e nella immediatezza dei suoi insegnamenti espressi innanzitutto nel comportamento stesso dei genitori e in un modello di vita permeato di fermenti cristiani. Al magistero della vita si unisce il magistero della parola, che in famiglia è quanto mai semplice e spontaneo" (RdC 152).

E' evidente che tutto questo è riferito a una famiglia cristiana che davvero assume la responsabilità in ordine alla fede dei propri figli.

Non è sufficiente delegare la comunità parrocchiale a provvedere e farsi carico della catechesi dei figli.

Il giorno in cui i genitori hanno celebrato il sacramento del loro matrimonio e successivamente hanno portato al fonte battesimale il proprio figlio per chiedere alla Chiesa il dono del Battesimo, si sono impegnati, con una diretta risposta a una inequivocabile domanda, a educare nella fede i figli che Dio vorrà mandare.

E, si badi: si tratta di educazione alla fede e non di favorire - in misura più o meno convinta - la preparazione dei figli a ricevere i sacramenti della prima eucarestia e della cresima! L'educazione alla fede è impegno, missione e ministero che si estende a tutto l'arco e a tutte le età della esistenza umana.

I genitori non possono essere assenti in questo itinerario!

Essi sono chiamati a essere protagonisti, con il figlio, della scoperta delle cose meravigliose che il Signore compie in favore degli uomini. Spetta loro - come s'è visto - favorire in famiglia il clima ottimale della educazione alla vita di fede.

I genitori debbono rispondere con gioia agli inviti della comunità parrocchiale per compiere un itinerario parallelo a quello dei figli, attraverso incontri di catechesi, momenti di preghiera e gesti di carità, separati e talvolta in comune con i ragazzi.

E' un cammino nel quale crescere nella fede e per mezzo del quale trovare sostegno nell'arduo compito della prima e più diretta testimonianza cristiana da dare ai figli.

Il Documento di Base per il Rinnovamento della Catechesi, dopo aver affermato che la famiglia è come la madre e la nutrice dell'educazione, aggiunge:

"Insostituibile è la partecipazione attiva dei genitori nella preparazione dei figli ai sacramenti della iniziazione cristiana. In tal modo, non solo i figli vengono adeguatamente introdotti nella vita ecclesiale, ma tutta la famiglia vi partecipa e cresce: i genitori stessi, annunciando ascoltano, insegnando imparano" (Rdc 152).

L'esperienza mostra con sconcertante evidenza che la catechesi con i fanciulli promossa dalle comunità parrocchiali risulta riduttiva e depauperata se non è sostenuta da una sobria, ma costante catechesi familiare. Il fanciullo spesso resta dicotomizzato, sconcertato, confuso da una mancata intesa tra l'esperienza della fede che compie in parrocchia e i messaggi, forse di indifferenza, se non addirittura contraddittori, che constata in famiglia.

Allorquando poi il figlio si accosta alle soglie della pre-adolescenza e/o dell'adolescenza, il conflitto per lui si moltiplica, a fronte della incoerenza dei genitori che, forse, dicono, ma non fanno!

Quante volte i sacerdoti e specialmente i parroci si pongono il grave interrogativo proprio in merito alla pressoché totale assenza dei genitori durante il cammino di fede dei fanciulli!

Essi sono i primi a essere persuasi che a poco vale l'opera della evangelizzazione e della catechesi in parrocchia se non è sostenuta da un serio impegno e da una continuativa presenza del papà e della mamma nel corso del loro cammino di crescita nella fede.

Lo stesso Giovanni Paolo II ebbe a dire: "Occorre annunciare la Parola di Dio agli adulti. Non possiamo darci pace se non risolviamo il problema della catechesi degli adulti. L'esperienza insegna che la stessa catechesi dei fanciulli e dei giovani non incide durevolmente se la testimonianza degli adulti va in senso contrario alla educazione della fede cristiana" (cfr. Osservatore Romano 5-6 novembre 1984).

Non è difficile immaginare quanto questo sia da considerarsi una autentica esigenza se riferita ai genitori.


LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA LITURGICA DELLA COMUNITA'

Una famiglia cristiana non può dirsi veramente e coerentemente cristiana se non partecipa attivamente alle celebrazioni liturgiche e alla S. Messa festiva.

Se ogni celebrazione liturgica ha una grandezza ed efficacia spirituale che nessuna altra azione della Chiesa eguaglia (cfr. SC 7), la celebrazione dell'Eucarestia, la Santa Messa, eccelle su tutte come fonte e vertice dell'intera vita cristiana (LG 11).

Cuore della domenica è la Santa Messa, memoriale della morte e della resurrezione di Gesù, Sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale (SC 47). Da questo grande mistero della storia della salvezza nasce il significato più vero della festa cristiana, festa, in cui la famiglia, unita alla propria comunità ecclesiale, fa memoria della Pasqua del Signore e la rivive in una atmosfera festosa.

E' di vitale importanza per la famiglia cristiana fare dell'Eucarestia il centro e il cuore della propria missione educativa.

E, a tal riguardo, sarebbe splendido, vedere in chiesa il papà, la mamma e i figli nella partecipazione alla Messa festiva con la Santa Comunione.

"Di qui la necessità di una progressiva partecipazione di tutti i membri della famiglia cristiana all'Eucarestia, soprattutto domenicale e festiva ..." (FC 61).

"...l'Eucarestia è sorgente di carità. E nel dono eucaristico della carità la famiglia cristiana trova il suo fondamento e l'anima della sua "comunione" e della sua "missione": il Pane eucaristico fa dei diversi membri della comunità familiare un unico corpo, rivelazione e partecipazione della più ampia unità della Chiesa";... (FC 57).

La partecipazione attiva alla preghiera comune e alla liturgia, soprattutto alla Liturgia Eucaristica, non si limita alla presenza personale e al compimento comunitario degli atti, ma deve tendere alla personalizzazione profonda di questa realtà.

L'Eucaristia, infatti

- è memoriale della morte e della risurrezione del Signore, in cui ciascuno è chiamato a offrire la propria vita, il proprio lavoro, le proprie gioie e speranze, dolori e sofferenze insieme al sacrificio di Cristo.

- è banchetto della famiglia di Dio, attorno al quale la comunità dei credenti fa comunione e unità, mangia il Corpo del Signore, si impegna a testimoniare sulla strada degli uomini tale comunione.

- è ringraziamento per la liberazione dalla schiavitù del peccato e occasione di proponimento a vivere una vita in grazia di Dio per non mortificare il sacrificio del Signore.

- è sacramento, cioè segno efficace di grazia che corrobora e da vigore spirituale.

- è celebrazione missionaria. Il pane della parola e dell'Eucarestia, celebrato e mangiato, deve essere portato sulle strade del mondo, agli uomini assetati e affamati di Cristo.

 
LA PREGHIERA FAMILIARE

La famiglia cristiana è anche comunità di preghiera.

La preghiera è realtà essenziale per la vita cristiana e per la vita familiare.

"La preghiera familiare ha le sue caratteristiche. E' una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme.... Tale preghiera ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazione di Dio e attuata come risposta filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori, partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e decisive, la morte di persone care, cc. segnano l'intervento dell'amore di Dio nella storia della famiglia, così come devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l'abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli" (FC 59).

Mentre educano alla fede, i genitori hanno l'altissimo onore di iniziare i figli al linguaggio della preghiera, di far loro apprendere il modo e lo stile cristiano di parlare con il Signore, stabilendo con lui un dialogo semplice e spontaneo, che desume i motivi del colloquio dal succedersi degli avvenimenti.

E' per questo che Giovanni Paolo II ricorda: "in forza della loro dignità e missione i genitori cristiani hanno il compito specifico di educare i figli alla preghiera, di introdurli nella progressiva scoperta del mistero di Dio e nel colloquio personale con lui..."(FC 60).

Sarà importante educare i figli alla preghiera di lode, di benedizione, di ringraziamento, prima ancora che alla preghiera di domanda.

L'originalità della preghiera cristiana è essenzialmente espressione di fede, di speranza, di amore, rendimento di grazie, intercessione....

Pregare è fare esperienza dell'amore di Dio; stare con lui, pensare a lui con amore e gratitudine.

Tutti noi ricordiamo quella semplice e suggestiva orazione insegnataci, dalla nostra mamma, e che racchiude un tesoro di rara sapienza cristiana e di teologica forma di preghiera fatta di adorazione, di amore, di ringraziamento, di domanda:

"Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato...."

La preghiera non è altro che l'apertura di un colloquio con Dio, per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo.

E' necessario per i genitori cristiani, sintonizzarsi su questo schema di preghiera cristiana, per arricchire il dialogo con il Signore e renderlo espressivo di tutto ciò che prova in alcune circostanze. In tal modo si educano i figli all'originalità della preghiera cristiana riducendo il rischio di una preghiera astratta, impersonale, abitudinaria e forse anche noiosa, perché ripetitiva.

"Elemento fondamentale e insostituibile dell'educazione alla preghiera - scrive ancora il Papa Giovanni Paolo II - è l'esempio concreto, la testimonianza viva dei genitori: solo pregando insieme con i figli, il padre e la madre, mentre portano a compimento il proprio sacerdozio regale, scendono in profondità nel cuore dei figli, lasciando tracce che i successivi avvenimenti della vita non riusciranno a cancellare" (FC 60).

Riascoltiamo l'appello che Paolo VI ha rivolto ai genitori: "Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano?... Li abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l'aiuto della Madonna e dei Santi? Lo dite il Rosario in famiglia? E voi, Papà, sapete pregare con i vostri figlioli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche volta?. L'esempio vostro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione, suffragato da qualche preghiera comune vale una lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito..."

 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it