Famiglia per vocazione
per una pastorale della famiglia



Tommaso Stenico
    

1. Valorizzare il fidanzamento

2. Il matrimonio come vocazione

3. Chi chiama è il Signore

4. Le «vocazioni» del matrimonio

5. Orientamenti pastorali di morale prematrimoniale

6. Educare oggi 

7. La famiglia, comunità educante

8. Il mistero educativo della famiglia


 

9. La famiglia cristiana, comunità credente ed
    evangelizzante


 

10. La famiglia cristiana, comunità in dialogo con il 
      mondo

11. La Chiesa genera la famiglia cristiana

12. La Chiesa edifica la famiglia cristiana

13. La Chiesa educa la famiglia cristiana


 

14. La famiglia coopera a edificare la comunità
      parrocchiale

15. La missione profetica della famiglia

16. La missione sacerdotale della famiglia

17. La missione regale della famiglia



9. 
La famiglia cristiana, 
comunità credente ed evangelizzante


«Partecipe della vita e detta missione della Chiesa, la quale sta in religioso ascolto detta Parola di Dio e la proclama con ferma fiducia, la famiglia cristiana vive il suo compito profetico accogliendo e annunciando la Pa­rola di Dio: diventa così - ogni giorno di più - comunità credente ed evangelizzante.
Anche agli sposi e ai genitori cristiani è chiesta l'obbedienza della fede: sono chiamati ad accogliere la paro­la del Signore, che ad essi rivela la stupenda novità - la Buona Novella - della loro vita coniugale e familiare re­sa da Cristo santa e santificante” (FC 51).
Il cristianesimo delle origini è cresciuto entro le pa­reti domestiche, rendendo manifesta la connaturalità che esiste tra il progetto di Dio, che convoca tutti nell' unica casa del Padre e l'esperienza della convivenza fa­miliare sotto lo stesso tetto.
Ad Efeso presso i coniugi Aquila e Priscilla (cf Rm 16, 6) a Corinto in casa di Gaio (cf Rm 16,23), a Co­lossi in quella di Filemone (Fil 4,22) e a Roma nelle case dei patrizi convertiti al Vangelo, chiamate basiliche, le comunità delle origini furono chiese domestiche. “Fate della vostra casa una chiesa!”, auspicava S. Gio­vanni Crisostomo, proponendo una esperienza genui­na di cristianesimo.

LA FAMIGLIA CRISTIANA, COMUNITÀ CREDENTE

Rifare il tessuto cristiano della società umana è la missione della Chiesa in questo momento storico, in cui sembra sempre più evidente lo smarrimento della ori­ginalità cristiana che tende a cedere alla mentalità cor­rente e comune. È questo il tema dominante della sollecitudine pa­storale di Giovanni Paolo II che insiste, con ricorrenza di interventi, sul concetto di nuova evangelizzazione.

Il nostro oggi reclama una nuova evangelizzazione. Le tristezze e le paure dell'umanità, da un lato, le at­tese e le speranze dall'altro, provocano drammatica­mente la Chiesa e la comunità dei credenti a ridire la Parola che è stata affidata alla Chiesa dal suo maestro e fondatore.
In tale orizzonte Giovanni Paolo II ha rilevato la necessità di una nuova implantatio evangelica. Tale impegno si realizza nel portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità e, con il suo influsso, tra­sformare dal di dentro e rendere nuova l'umanità stessa: “Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).

La fede infatti, oggi più di ieri, appare spesso sra­dicata dai momenti più significativi della vita degli uomini; si manifesta solo episodicamente, e talora è relegata alla sfera privata e, per così dire, intimistica.
La pratica religiosa è più connessa alle tradizioni e alle usanze che a quella sacra Tradizione per cui la Chiesa, nella sua vita e nel suo culto perpetua e trasmette alle generazioni di ogni epoca ciò che essa è, tutto ciò che essa crede (cf DV 8).
Rifare il tessuto cristiano della società sarà possibile se i cristiani sapranno superare in sé la frattura tra Vangelo e vita ricomponendo, nella loro quotidiana at­tività, l'unità di una vita che nel Vangelo trova ispira­zione e forza per realizzarsi.
Il documento di base per il Rinnovamento della Catechesi nota: “La fede deve essere integrata nella vi­ta, come si ama dire per indicare che la coscienza del cri­stiano non conosce fratture, ma è profondamente unita­ria. La dissociazione tra fede e vita è gravemente ri­schiosa per il cristiano soprattutto... di fronte a certi im­pegni concreti” (RdC 53).
E il Concilio Vaticano II nella costituzione Gaudium et spes, afferma: «Il distacco, che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidia­na, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo” (GS 43).
Anche tra coloro che si dicono cristiani si può con­statare una vita senza fede. Si tratta di un modo di vi­vere assai opportunistico e dicotomico; in alcuni mo­menti, soprattutto quelli difficili, la fede diventa il porto sicuro, l'elevazione della mente a Dio, è il pas­saggio d'obbligo al fine di ottenere quello di cui si ha bisogno...
In altri, quelli dello stare, bene del successo, della serenità, la fede non c'entra nulla. E non è difficile sen­tire affermazioni tali quali, ad esempio: Ma cosa c'en­tra la fede con la mia vita? Cosa c'entra la Chiesa con le mie decisioni? Perché mai dovrei ascoltare l'inse­gnamento del Papa, dei Vescovi, dei preti su questioni che sono mie personali e/o della mia famiglia?

L'evangelizzazione ha proprio questo scopo: “Raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Van­gelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i mo­delli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e con il disegno di salvezza” (EN 19). Sarà sufficiente, in questo contesto, riferirsi:
al diffondersi di una visione immanentistica del­l'uomo, del mondo, della storia;
al riemergere del nichilismo dagli opposti esiti della disperazione e della violenza e della indifferenza dell'esistere;
all'esplosione della soggettività radicale che si tra­duce nel primato dell'individualismo, della esaspera­zione dei bisogni, del principio dell'avere...

È vero che sembra oggi di assistere a una rinnovata domanda religiosa. Occorre tuttavia studiarne attenta­mente la valenza per comprendere fino a che punto si tratti di domanda di fede o di religiosità, che a quel pun­to dovrebbe essere ben orientata e purificata.
L'impegno di promuovere una fede adulta e di adulti nella fede è l'obiettivo precipuo della nuova evangeliz­zazione nel senso di una rinnovata fedeltà al Vangelo. Di questo sconvolgimento, mediante la forza del Van­gelo, ha urgente bisogno anche la famiglia, frontiera de­cisiva della nuova evangelizzazione. La comunità familiare ha bisogno di ascoltare sem­pre più le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella città degli uomini e nella città di Dio.
Essa è chiamata davvero a diventare “spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dun­que, nell'intimo di una famiglia cosciente di questa mis­sione tutti i componenti evangelizzano e sono evange­lizzati» (FC 52).

E molto importante assumere la dimensione della famiglia come chiesa laicale. La famiglia cristiana ha una sua profezia, un suo culto, una sua pastoralità. I genitori debbono rendersi persuasi di tale mini­stero. Debbono prepararsi per tale ministero. Debbono costruirsi educatori cristiani. Qual' è lo specifico di questo ministero o servizio?
Si può tradurre così: la famiglia ha il ruolo di uma­nizzare la storia e di rivivificare la Chiesa. I genitori as­solvono il loro ministero di educatori nella fede anzi­tutto vivendo e mostrando la fede ai loro figli nella esperienza del quotidiano.
Essi sono come la prima rivelazione di Dio per i loro figli. Lo mostrano nella vita come amore.
A tal proposito il Concilio ha parole di singolare suggestione: “I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede reciprocamente e nei con­fronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li for­mano alla vita cristiana e apostolica con la parola e con l'esempio...” (AA 11).
In tal modo la famiglia cristiana diventa vera comu­nità credente. Ma ciò che conta di più è la testimonianza aperta e senza pudore del ruolo credente della fami­glia cristiana:

§
  un personale impegno dei genitori a vivere la fe­de e a mettere a fondamento la certezza che Dio, con la sua grazia, precede sempre e accompagna l'uomo nel­la storia del mondo;
§
  un autentico clima familiare di fede, che fonda sul­la consapevolezza che il Vangelo è la Buona Novella, è consolazione, è liberazione, è grazia e misericordia;
§
  l'abbandono fiducioso a Dio, anche nei momenti difficili o nella prova;
§  la testimonianza espressa anche nei segni e gesti di fede esterni o esteriori: ad esempio, la presenza del Crocifisso in casa, di una immagine della Madonna, la preghiera in famiglia, il segno della croce o di una bre­ve preghiera prima dei pasti, la lettura della Parola di Dio, la partecipazione alla Messa festiva...

La famiglia ha bisogno oggi di persone adulte nella fede e che di una fede adulta e matura diano testimo­nianza.
L'adulto che vive di fede:
§
  ha una fede motivata, capace cioè, di dare ragione della speranza che è in lui (cf IPt 3,15);
§
  si rapporta costantemente alla Parola di Dio per attingervi i criteri del discernimento e le motivazioni del suo agire e del suo essere cristiano;
§  sa investire la sua fede nella vita testimoniandola là dove il Signore lo manda;
§
  ha coscienza di essere Chiesa e di avere nella co­munità dei credenti un suo ruolo e ministero specifi­co;
§
  è capace di dialogo e di comunione aprendosi allo scambio con gli altri;
§
  ricerca spazi di contemplazione e di preghiera per attingere energie spirituali per il suo impegno quoti­diano.

Per nutrire questa mentalità di fede in una famiglia è necessario che i coniugi mantengano sempre aperto tra loro un dialogo spirituale. Nel dono reciproco per l'unità essi si sono fatti carico, l'uno per l'altro, di una corresponsabile maturazione di questa mentalità, che fonda sul rispettivo sacramento del battesimo, della cresima e del matrimonio.
Gli sposi, pertanto debbono trovare, per loro stes­si, momenti di dialogo e di confronto che, mentre li rinsalda nell'amore, li abilita sempre più come ministri della Parola nei riguardi dei loro figli.

È ancora il Concilio che sostiene ed esalta una tale riflessione: «I coniugi e i genitori cristiani - seguendo la propria vita - devono con amore sostenersi a vicenda nella grazia per tutta la vita. Così offrono a tutti l'es­empio di un amore instancabile e generoso e diventano i testimoni e i cooperatori della fecondità della madre Chiesa» (LG 41 ).

LA FAMIGLIA CRISTIANA, COMUNITÀ EVANGELIZZANTE

La famiglia non ha un compito di evangelizzazione soltanto nel suo esistere come comunità credente, ma ha un compito esplicito nella trasmissione della fede. Paolo VI ha affermato chiaramente: “Si potrebbe dire che alla famiglia cristiana competa un solo dovere essen­ziale: quello di evangelizzare” (EN 71).
Nella dinamica della funzione profetica della fami­glia il termine più appropriato per dire chi sono, che cosa debbono fare, come debbono agire i genitori cri­stiani di fronte ai figli è quello di messaggeri di Dio.
“I coniugi cristiani non solo ricevono l'amore di Cri­sto diventando comunità salvata, ma sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, di­ventando così comunità salvante” (FC 49).
Ai genitori cristiani Dio affida un messaggio d'amo­re, come si è manifestato in Gesù di Nazareth, e la propria vita di comunione con il Figlio e lo Spirito.

Ai genitori cristiani Cristo e la Chiesa consegnano il mandato di essere per i figli primi testimoni della fe­de con la parola e con l'esempio (cf Rito del battesimo). “IL ministero di evangelizzazione dei genitori cristia­ni è originale e insostituibile: assume connotazioni tipi­che della vita familiare, intessuta, come dovrebbe essere, d'amore, di semplicità, di concretezza e di testimonianza quotidiana” (FC 53).

1. I segni e i simboli della fede cristiana

Il ministero della evangelizzazione dei coniugi cri­stiani potrebbe immediatamente collocarsi nell'ambito dell'invito di Gesù a essere suoi testimoni, anche attra­verso la scelta di quei gesti semplici e quotidiani, cui fa riferimento il Papa.
Tra gli elementi di immediata evidenza ben si situa­no / segni e i simboli della fede cristiana. Ne sono viva testimonianza le innumerevoli espres­sioni che la fede e la religione hanno ispirato. Preoccupati e impegnati quotidianamente in molti problemi e aspetti della vita, talvolta si corre il rischio di dimenticare il dovere di affermarci come testimoni di Cristo. Contro tale dimenticanza abbiamo bisogno di aiuti.
Nelle esigenze della vita di ogni giorno sappiamo a quali strumenti ricorrere. Se non si vuoi dimenticare certi appuntamenti e/o certi adempimenti v'è chi ri­corre a un appunto, chi al... nodo al fazzoletto, chi spo­sta la fede dal dito anulare sinistro a quello destro. Oggi la tecnologia ha inventato e sempre più inven­terà agende compiuterizzate di diversa fattura. Il tutto con uno scopo: aiutare a ricordare. La famiglia cristiana dovrebbe preoccuparsi di aiu­tare i propri componenti a fare memoria della propria appartenenza alla grande famiglia dei figli di Dio, il cui avvio ha avuto principio nel giorno del battesimo. Almeno in alcune delle nostre case si trovano ancora tali segni e simboli che testimoniano il senso religioso delle persone che vi abitano. Anche nel nostro Paese questi segni rappresentano una preziosa tradizione e hanno creato un ambiente fa­vorevole all'essere cristiani.

Forse oggi si deve registrare un profondo calo di in­teresse, tuttavia la loro presenza è testimonianza della fede, o almeno del senso religioso dei padri. Croci, capi­telli, edicole mariane, monumenti stanno lì a dimostrare che "qualcuno" ha creduto, si è affidato, ha sperato, ha ringraziato. Fare della propria casa un evidente luogo di vita cri­stiana! È un'aspirazione a cui i genitori, primi educatori della fede, non dovrebbero sottrarsi. Tale evidenza si mostra anche attraverso i segni e i simboli della fede, ad apprezzarli maggiormente, ad educare i figli al loro uso.

Consideriamone almeno alcuni, che più rievocano il messaggio della fede:
§  L'immagine del Crocifisso continua a ricordarci l'a­more che Dio ci ha rivelato nel Figlio suo Gesù Cristo. Ricorda, altresì il segno della croce, con cui è segnata tutta la vita del cristiano, dalla nascita al tramonto.
§  Le immagini o icone della Madonna e dei Santi ci propongono il modello di uomini grandi e generosi, che hanno preso sul serio l'invito a seguire Gesù e han­no vissuto in modo straordinario l'ordinarietà della loro esistenza, dando prova di virtù eroiche.
§  Il libro della Sacra Scrittura: è la Parola di Dio per noi che ricorda l'azione salvifica del Signore nei con­fronti degli uomini. La Bibbia dovrebbe - per questo -avere un suo posto in famiglia, anche se non solo come segno.
§  La candela, simbolo della gioia e della salvezza operata dal Cristo risorto (vedi cero pasquale), rap­presenta per i cristiani anche la luce di Cristo.
§  Anche il presepe dovrebbe riacquistare significa­to e valenza catechistica, quale memoria dell'immenso amore con cui Dio ha amato l'uomo fino a donare all'umanità il suo Unigenito. Infatti il mistero dell'In­carnazione è il mistero con cui Dio avvia la Storia della Salvezza.
§  Perfino la radio e la televisione possono diventare segni rievocativi cristiani, se si ascoltano o si seguono determinate trasmissioni, che preparano alla domeni­ca o alle feste della comunità cristiana.
§  Una famiglia, riunita senza falsi pudori attorno alla TV per ascoltare le verità della fede, la parola del Pa­pa o altre illustrazioni dei valori cristiani, da testimo­nianza del proprio credo e della propria speranza.
§  L’acqua benedetta contenuta nell'acquasantiera, è segno del battesimo e richiamo della vita nuova che nello Spirito Santo ci è stata donata.

Sono, queste, soltanto alcune delle molte possibi­lità di rievocazione.
Mettere un segno, che meglio corrisponda alle esi­genze della famiglia, al posto dovuto, significa - anche in tal maniera - fare della casa un evidente luogo di vi­ta cristiana: la chiesa domestica o il piccolo santuario.

2. La catechesi familiare

La catechesi familiare è il prezioso e singolare eser­cizio della testimonianza che la famiglia - arricchita dalla grazia sacramentale del matrimonio - esercita all'interno della vita domestica.
È “l'educazione alla fede dei genitori... che si esplica quando i membri di una famiglia si aiutano vicendevol­mente a crescere nella fede grazie alla loro testimonian­za cristiana, spesso silenziosa, ma perseverante, nel rit­mo di una vita quotidiana vissuta secondo il Vangelo” (CT68).
È, ancora un insostituibile sostegno alla specifica catechesi proposta in parrocchia la quale resta “l'ani-matrice della catechesi e il suo luogo privilegiato”... in quanto “resta un punto capitale di riferimento per il popolo cristiano” e “il contesto concreto in cui opera­no abitualmente i catechisti” (CT 67).
A tal proposito “la catechesi familiare precede, ac­compagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi” (CT 68). Essa, infatti, si realizza nella ferialità della vi­ta domestica, avendo quale obiettivo e metodo quello di cogliere i segni e i gesti della presenza di Dio nel vissuto esperienziale di tutti i giorni. Essa fa prendere coscienza, soprattutto agli adulti che vivono in fami­glia, dell'importanza vitale che essi esercitano come «ministri di Dio per la santificazione della famiglia» (RdC 151).

La catechesi familiare si fa poi più intensa e incisi­va in coincidenza con i momenti culminanti della vita dell'uomo, sia che questi si realizzino in casa, sia che coinvolgano in qualche modo la cerchia parentale o l'area amicale: celebrare “il mistero di una nuova vita che s'accende, interpretare una difficoltà e insegnare a superarla, aprire alla coerenza spirituale, ringraziare Dio dei suoi doni, creare raccoglimento di fronte al dolore, alla morte, sostenere la speranza” (RdC 152).
“Occorre, però andare più lontano: i genitori cristia­ni si sforzeranno di seguire e di riprendere nel contesto familiare la formazione più metodica ricevuta altrove. Il fatto che le principali questioni della fede e della vita cristiana siano così riprese nell'ambiente familiare, im­pregnato di amore e di rispetto, permetterà sovente di dare ai figli un'impronta decisiva e tale da durare per la vita” (CT 68).
I riferimenti ai testi più suggestivi e chiarificatori del Magistero del Papa e della Conferenza dei Vescovi della Chiesa che è in Italia definiscono e connotano l'impegno dei genitori cristiani in ordine alla catechesi familiare. A ben vedere ad essi, in quanto educatori, ed edu­catori alla fede, spetta un grave e straordinario compi­to: accompagnare i figli nel loro itinerario di fede; so­stenerli nel loro cammino con la parola e con l'esem­pio; confortarli con la testimonianza della vita.
“La catechesi familiare trova la sua originalità e la sua efficacia nel carattere occasionale e nella immedia-tezza dei suoi insegnamenti espressi innanzitutto nel comportamento stesso dei genitori e in un modello di vita permeato di fermenti cristiani. Al magistero della vita si unisce il magistero della parola, che in famiglia è quanto mai semplice e spontaneo” (RdC 152).

È evidente che tutto questo è riferito a una famiglia cristiana che davvero assume la responsabilità in ordi­ne alla fede dei propri figli.
Non è sufficiente delegare la comunità parrocchiale a provvedere e farsi carico della catechesi dei figli.
Il giorno in cui i genitori hanno celebrato il sacra­mento del loro matrimonio e successivamente hanno portato al fonte battesimale il proprio figlio per chie­dere alla Chiesa il dono del battesimo, si sono impe­gnati, con una diretta risposta a una inequivocabile domanda, a educare nella fede i figli che Dio vorrà man­dare. E, si badi: si tratta di educazione alla fede e non di favorire, in misura più o meno convinta, la prepara­zione dei figli a ricevere i sacramenti della prima. Euca­ristia e della cresima! L'educazione alla fede è impe­gno, missione e ministero che si estende a tutto l'arco e a tutte le età della esistenza umana.

I genitori non possono essere assenti in questo iti­nerario! Essi sono chiamati a essere protagonisti, con il figlio, della scoperta delle cose meravigliose che il Signore compie in favore degli uomini. Spetta loro come s'è visto, favorire in famiglia il clima ottimale della educazione alla vita di fede. I genitori debbono rispondere con gioia agli inviti della comunità parroc­chiale per compiere un itinerario parallelo a quello dei figli, attraverso incontri di catechesi, momenti di pre­ghiera e gesti di carità, separati e talvolta in comune con i ragazzi. È un cammino nel quale crescere nella fede e per mezzo del quale trovare sostegno nell'arduo compito della prima e più diretta testimonianza cri­stiana da dare ai figli.

Il documento di base per il Rinnovamento della Catechesi, dopo aver affermato che la famiglia è come la madre e la nutrice dell'educazione, aggiunge: “Inso­stituibile è la partecipazione attiva dei genitori nella preparazione dei figli ai sacramenti della iniziazione cri­stiana. In tal modo, non solo i figli vengono adeguata­mente introdotti nella vita ecclesiale, ma tutta la fami­glia vi partecipa e cresce: i genitori stessi, annunciando ascoltano, insegnando imparano” (RdC 152).
L'esperienza mostra con sconcertante evidenza che la catechesi con i fanciulli promossa dalle comunità parrocchiali risulta riduttiva e depauperata se non è sostenuta da una sobria, ma costante catechesi familia­re. Il fanciullo spesso resta dicotomizzato, sconcertato, confuso da una mancata intesa tra l'esperienza della fede che compie in parrocchia e i messaggi, forse di in­differenza, se non addirittura contraddittori, che con­stata in famiglia. Allorquando poi il figlio si accosta al­le soglie della preadolescenza e/o dell'adolescenza, il conflitto per lui si moltiplica, a fronte della incoerenza dei genitori che, forse, dicono, ma non fanno!

Quante volte i sacerdoti e specialmente i parroci si pongono il grave interrogativo proprio in merito alla pressoché totale assenza dei genitori durante il cam­mino di fede dei fanciulli!
Essi sono i primi a essere persuasi che a poco vale l'opera della evangelizzazione e della catechesi in par­rocchia se non è sostenuta da un serio impegno e da una continuativa presenza del papa e della mamma nel corso del loro cammino di crescita nella fede.
Lo stesso Giovanni Paolo II ebbe a dire: “Occorre annunciare la Varala di Dio agli adulti. Non possiamo darci pace se non risolviamo il problema della catechesi degli adulti. L'esperienza insegna che la stessa catechesi dei fanciulli e dei giovani non incide durevolmente se la testimonianza degli adulti va in senso contrario alla educazione della fede cristiana” (cf Osservatore Roma­no, 5-6 novembre 1984).
Non è difficile immaginare quanto ciò sia da consi­derarsi una autentica esigenza se riferita ai genitori.

3. Partecipazione alla vita liturgica della comunità

Una famiglia cristiana non può dirsi veramente e coerentemente tale se non partecipa attivamente alle celebrazioni liturgiche e alla Messa festiva.
Se ogni celebrazione liturgica ha una grandezza ed efficacia spirituale che nessuna altra azione della Chie­sa eguaglia (cf SC 7), la celebrazione dell'Eucarestia, la Santa Messa, eccelle su tutte come fonte e vertice dell'intera vita cristiana (LG 11).
Cuore della domenica è la Santa Messa, “memoria­le della morte e della resurrezione di Gesù, sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pa­squale” (SC 47)..Da questo grande mistero della sto­ria della salvezza nasce il significato più vero della fe­sta cristiana, festa, in cui la famiglia, unita alla propria comunità ecclesiale, fa memoria della Pasqua del Si­gnore e la rivive in una atmosfera festosa. È di vitale importanza per la famiglia cristiana fare dell'Eucarestia il centro e il cuore della propria mis­sione educativa. E, a tal riguardo, sarebbe splendido, vedere in chiesa il papa, la mamma e i figli nella partecipazione alla Messa festiva con la santa comunione.
“Di qui la necessità di una progressiva partecipazio­ne di tutti i membri della famiglia cristiana all'Eucare­stia, soprattutto domenicale e festiva” (FC 61). “L’Eucarestia è sorgente di carità. E nel dono euca­ristico della carità la famiglia cristiana trova il suo fon­damento e l'anima della sua “comunione” e “missio­ne”: Il Pane eucaristico fa dei diversi membri della co­munità familiare un unico corpo, rivelazione e parteci­pazione della più ampia unità della Chiesa” (FC 57).

La partecipazione attiva alla preghiera comune e alla liturgia, soprattutto alla Liturgia Eucaristica, non si limita alla presenza personale e al compimento co­munitario degli atti, ma deve tendere alla personaliz-zazione profonda di questa realtà. L'Eucarestia, infatti:
è memoriale della morte e della risurrezione del Si­gnore, in cui ciascuno è chiamato a offrire la propria vita, il proprio lavoro, le proprie gioie e speranze, do­lori e sofferenze insieme al sacrificio di Cristo;
è banchetto della famiglia di Dio, attorno al quale la comunità dei credenti fa comunione e unità, mangia il Corpo del Signore, si impegna a testimoniare sulla strada degli uomini tale comunione;
è ringraziamento per la liberazione dalla schiavitù del peccato e occasione di proponimento a vivere una vita in grazia di Dio per non mortificare il sacrificio del Signore;
è sacramento, cioè segno efficace di grazia che corrobora e da vigore spirituale;
è celebrazione missionaria. Il pane della parola e dell'Eucarestia, celebrato e mangiato, deve essere por­tato sulle strade del mondo, agli uomini assetati e affa­mati di Cristo.

4. La preghiera familiare

La famiglia cristiana è anche comunità di preghie­ra. La preghiera è realtà essenziale per la vita cristiana e per la vita familiare.
“La preghiera familiare ha le sue caratteristiche. E una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme... Tale preghiera ha come conte­nuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazio­ne di Dio e attuata come risposta filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori, partenze, lontanan­ze e ritorni, scelte importanti e decisive, la morte di per­sone care, ecc. segnano l'intervento dell'amore di Dio nel­la storia della famiglia, così come devono segnare il mo­mento favorevole per il rendimento di grazie, per l'ab­bandono fiducioso della famiglia al Padre che sta nei cieli»(FC 59).

Mentre educano alla fede, i genitori hanno l'onore di iniziare i figli al linguaggio della preghiera, di far loro apprendere il modo e lo stile cristiano di parlare con il Signore, stabilendo con lui un dialogo semplice e spontaneo, che desume i motivi del colloquio dal succedersi degli avvenimenti. È per questo che Giovanni Paolo II ricorda: “In forza della loro dignità e missione i genitori cristiani han­no il compito specifico di educare i figli alla preghiera, di introdurli nella progressiva scoperta del mistero di Dio e nel colloquio personale con lui” (FC 60).
Sarà importante educare i figli alla preghiera di lo­de, di benedizione, di ringraziamento, prima ancora che alla preghiera di domanda. La preghiera cristiana è essenzialmente espressione di fede, di speranza, di amore, rendimento di grazie, intercessione...

Pregare è fare esperienza dell'amore di Dio; stare con lui, pensare a lui con amore e gratitudine. Tutti noi ricordiamo quella semplice e suggestiva orazione insegnataci, dalla nostra mamma, e che rac­chiude un tesoro di rara sapienza cristiana e di teolo­gica forma di preghiera fatta di adorazione, di amore, di ringraziamento, di domanda: «Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fat­to cristiano».
La preghiera non è altro che l'apertura di un collo­quio con Dio, per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo.
È necessario per i genitori cristiani, sintonizzarsi su questo schema di preghiera cristiana, per arricchire il dialogo con il Signore e renderlo espressivo di tutto ciò che prova in alcune circostanze. In tal modo si educano i figli all'originalità della preghiera cristiana riducendo il rischio di una preghiera astratta, imper­sonale, abitudinaria e forse anche noiosa, perché ripe­titiva.
“Elemento fondamentale e insostituibile dell'educa­zione alla preghiera, scrive ancora papa Giovanni Pao­lo II, è l'esempio concreto, la testimonianza viva dei ge­nitori: solo pregando insieme con i figli, il padre e la madre, mentre portano a compimento il proprio sacer­dozio regale, scendono in profondità nel cuore dei figli, lasciando tracce che i successivi avvenimenti della vita non riusciranno a cancellare” (FC 60).

Riascoltiamo l'appello che Paolo VI ha rivolto ai genitori: “Mamme, le insegnate ai vostri bambini le premiere del cristiano?,.. Li abituate, se ammalati, a pen­sare a Cristo sofferente? A invocare l'aiuto della Ma­donna e dei Santi? Lo dite il Rosario in famiglia? E voi, papa, sapete pregare con i vostri figlioli, con tutta la co­munità domestica, almeno qualche volta? L'esempio vo­stro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione, suffra­gato da qualche preghiera comune vale una lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito”.

5. Alla scuola della Parola di Dio

La casa è il luogo in cui si spezza il pane quotidia­no, benedicendo il Signore per il dono della vita e del lavoro; ma è anche il luogo, in cui, più che altrove, la Parola di Dio può diventare cibo spirituale quotidia­no, reso vicino e adatto alle varie, concrete situazioni della vita.
Il confronto vivo con la luce che la Parola di Dio sprigiona, aiuta a crescere nella consapevolezza della presenza del Signore e conduce sempre più e gradual­mente a una mentalità di fede. La Parola del Signore, quale ci è tramandata dalla Sacra Scrittura, educa “al pensiero di Cristo, a vedere la storia come lui, a giudica­re la vita come lui, a scegliere e ad amare come lui, a sperare come insegna lui, a vivere in lui la comunione con il Padre e lo Spinto Santo” (RdC 38).
Il Concilio Vaticano II descrive con una serie di fe­lici immagini l'importanza della Sacra Scrittura per la vita di fede del singolo e della Chiesa.
La Scrittura è: “pane di vita, regola suprema della fede per la Chiesa, forza nella fede, cibo dell'anima, fon­te pura e inesauribile della vita spirituale, nutrimento sano e sacra energia” (cf DV 21-25).
Prendere confidenza con il Libro Sacro significa ri­ferirsi ai testi per uniformarvi la propria vita. Non è difficile scoprire come la maggior parte dei nostri cristiani ignorino quasi totalmente la Bibbia: o non vi si sono mai accostati con una certa sistemati­cità, o se ci hanno provato, ne sono rimasti delusi per via delle difficoltà incontrate.

Eppure la Bibbia è il libro della fede: «Ignorare la Sacra Scrittura è ignorare Cristo» (cf RdC 105).
Non si compie un cammino di fede a prescindere dal Libro Sacro. E non si può pensare di conoscere le Sacre Scritture per sentito dire! O soltanto per quei bra­ni ricorrenti che vengono proclamati nella Messa della domenica. I frammenti di Parola che giungono alla mente e al cuore nelle diverse circostanze e situazioni della vita non sono sufficienti per fondare una autenti­ca vita di fede.
Né si può ritenere corretto un certo uso invalso da qualche tempo, secondo il quale si apre una discussio­ne/ dibattito su quello che ha detto a me la Parola del Signore, facendo dire alla Bibbia ciò che più risponde ai bisogni personali e che si vorrebbe la Bibbia dicesse. Occorre pensare a una lettura più sistematica e propria della Parola di Dio per una conoscenza organica del messaggio della salvezza e per lasciarsi introdurre nel mondo di Dio. In tal modo ci si educa all'ascolto delle verità rivelate, gradualmente, con pazienza, con amore per scoprire ciò che “Gesù ha detto, ha fatto e ha co­mandato di fare” (RdC 30).
E vero, vi può essere qualche difficoltà nella lettura personale della Bibbia a causa di non sempre facili in-terpretazioni. Il genere letterario è spesso assai diverso da quello corrente, per cui molti cristiani hanno un aprioristico timore di accostarsi al testo sacro. Tuttavia l'approccio ad alcuni testi del Nuovo Testamento e so­prattutto ai Vangeli non dovrebbe suscitare perplessità o difficoltà insormontabili. E d'altra parte anche alcuni brani dell'Antico Testamento sono ormai conosciuti.

La Liturgia della Parola, per chi partecipa regolar­mente alla Eucarestia domenicale nei giorni feriali, è occasione di facilitazione e familiarità con la Parola. Il ricorso a una persona competente, ad esempio il proprio parroco, può essere una preziosa occasione di procurarsi alcune conoscenze di fondo. Non mancano poi facili sussidi che opportunamente possono intro­durre a un agevole approccio al libro sacro. L'ascolto della Parola di Dio in famiglia è partico­larmente importante, creando momenti e occasioni di silenzio per leggere o ascoltare brani biblici, per acco­gliere il Vangelo del Signore nella sua purezza e interez­za, per farne luce che guida le scelte della famiglia.
Con l'onda di idee che pervadono e invadono la co­munità domestica, attraverso i contatti ambientali dei membri della famiglia e soprattutto attraverso l'ag­gressione dei sempre più raffinati mass-media, si av­verte l'urgenza che i credenti siano sostenuti e irrobu­stiti dalla Parola del Signore a partire dalla fonte.

La Sacra Scrittura è la cronaca di famiglia del popo­lo di Dio. Essa racconta - ringraziando e lodando - l'o­pera di Dio nella storia del popolo eletto. È libro di memorie che svela quanto il Signore ha fatto per gli uomini. È scuola di vita e di vita di fede, che propone al­l'uomo l'itinerario per essere autentici discepoli e testi­moni del Signore risorto, nell'attesa della sua venuta. A somiglianza del seme della parabola evangelica, la Pa­rola silenziosamente opera, trasformando la terra arida dell'egoismo umano in terra generosa che produce mol­to frutto.

E d'altronde non è difficile comprendere il princi­pio, secondo il quale solo chi conosce i pensieri e i sen­tieri di Dio può decidere:
§  se andare dietro a lui;
§  come camminare con lui;
§  che cosa fare per rispondere alla sua chiamata;
§  in qual modo essere discepoli e testimoni autenti­ci e consapevoli.

Il papa S. Gregorio Magno disse: “Chi conosce la Scrittura, conosce il cuore di Dio”. La Bibbia ci presenta una persona che è Dio da incontrare nella storia e nel­la nostra vita personale. Non è tanto il libro che inte­ressa, ma colui che attraverso questo libro si è manife­stato: Dio nella concretezza della vita.
La sua Parola è normativa. La sua Parola è garanzia per colui che la accoglie: quello che è avvenuto per Abramo, Isacco, Giacobbe, i discepoli di Gesù, avviene anche per ciascuno di noi se sappiamo accogliere con cuore nuovo il suo messaggio.
Offrire e proporre la Parola di Vita ai figli, nella ca­sa, è autentica scuola di vita. Le scelte possono essere diversificate, a seconda delle opportunità e delle pos­sibilità.
Vi è la strada della lettura più sistematica, come si diceva, creando occasioni propizie, legate anche al tem­po liturgico, specie dell'Avvento e della Quaresima.
Non si tratta di dedicare spazio molto ampi o co­strittivi; tuttavia la proposta, ad esempio di rinunciare a uno spettacolo televisivo per ascoltare la Parola di Dio per qualche minuto sembra essere una opportu­nità da non trascurare e da non perdere. L'approccio al Vangelo di Marco potrebbe essere in qualche modo più agevole.
Vi è la via della preparazione in famiglia alla liturgia della Parola della domenica successiva. Un mem­bro della famiglia potrebbe leggere il Vangelo della domenica e ognuno potrebbe proporre che cosa an­drebbe sottolineato nell'omelia domenicale sul testo evangelico. Ciò faciliterebbe anche l'interesse per l'ome­lia festiva. È questo un modo per anticipare nella fa­miglia il giorno del Signore, che è il Signore dei giorni.
I genitori di fanciulli ancora in tenera età potreb­bero sostituire, di tanto in tanto, i racconti o le favole che narrano loro, con episodi biblici particolarmente in­dicati. Nella memoria di ciascuno di noi, senza dub­bio, è ancora presente il ricordo edificante di alcuni racconti biblici narrati dal parroco, o dai genitori con rara sapienza pedagogica.
Perché non recuperare questo strumento impor­tante di evangelizzazione e di proposta? Così facendo si possono offrire molte occasioni per conoscere la Pa­rola di Dio e di Gesù! Si tratta - ovviamente - di non banalizzare o ridurre il contesto scritturistico.
Ma i genitori sanno trovare le parole adatte per proporre efficacemente ai figli tali preziosi insegna­menti. Per altro, oggi, non mancano strumenti idonei di mediazione contenutistica e linguistica, a tal riguardo. Come più volte si è detto, è tutta questione di disponi­bilità, di volontà e di testimonianza che in prima per­sona investe i genitori.

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Dal Catechismo della   Chiesa Cattolica

DOVERI DEI GENITORI

2224  Il focolare domestico costituisce l'ambito naturale per l'iniziazione dell'essere umano alla solidarietà e alle respon­sabilità comunitarie. I genitori insegneranno ai figli a guar­darsi dai compromessi e dagli sbandamenti che minacciano le società umane.

2225  Dalla grazia del sacramento del matrimonio, i genitori hanno ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangeliz­zare i loro figli. Li inizieranno, fin dai primi anni di vita, ai misteri della fede dei quali essi, per i figli, sono “i primi annunziatori» (Lumen gentium, 11). Li faranno partecipare alla vita della Chiesa fin dalla più tenera età. I modi di vive­re in famiglia possono sviluppare le disposizioni affettive che, per l'intera esistenza, costituiscono autentiche condi­zioni preliminari e sostegni di una fede viva.

2226   L'educazione alla fede da parte dei genitori deve in­cominciare fin dalla più tenera età dei figli. Essa si realizza già allorché i membri della famiglia si aiutano a crescere nella fede attraverso la testimonianza di una vita cristiana vissuta in conformità al Vangelo. La catechesi familiare pre­cede, accompagna e arricchisce le altre forme d'insegna­mento della fede. I genitori hanno la missione di insegnare ai figli a pregare e a scoprire la loro vocazione di figli di Dio (Lumen gentium, 11). La parrocchia è la comunità eucaristi­ca e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane; è un luogo privilegiato della catechesi dei figli e dei genitori.

2227   I figli, a loro volta, contribuiscono alla crescita dei propri genitori nella santità (Gaudium et spes, 48). Tutti e ciascuno, con generosità e senza mai stancarsi, si concede­ranno vicendevolmente il perdono che le offese, i litigi, le ingiustizie e le infedeltà esigono. L'affetto reciproco lo sug­gerisce. La carità di Cristo lo richiede (cf Mt 18,21-22; Le 17,4).

2232  I vincoli familiari, sebbene importanti, non sono però assoluti. Quanto più il figlio cresce verso la propria matu­rità e autonomia umane e spirituali, tanto più la sua specifi­ca vocazione, che viene da Dio, si fa chiara e forte. I genito­ri rispetteranno tale chiamata e favoriranno la risposta dei propri figli a seguirla. È necessario convincersi che la prima vocazione del cristiano è di seguire Gesù “Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me” (cf Mt 16,25; 10,37).

2233   Diventare discepolo di Gesù significa accettare l'invi­to ad appartenere alla famiglia di Dio, a condurre una vita conforme al suo modo di vivere: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cicli, questi è per me fratello, sorel­la e madre” (Mt 12,49). I genitori accoglieranno e rispette­ranno con gioia e rendimento di grazie la chiamata rivolta dal Signore a uno dei figli a seguirlo nella verginità per il Regno, nella vita consacrata o nel ministero sacerdotale.


 
 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it