“IL MATRIMONIO CRISTIANO”

Incontro introduttivo al corso.

“La famiglia”.

“Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza” (Col 3,12).

          Sono virtù che si riassumono nella carità:

“Al di sopra di tutto poi vi sia la carità che è il vincolo della perfezione” (Col 3,14).

          Alla luce della carità le virtù cristiane vengono descritte in modi diversi: misericordia, bontà, umiltà, mansuetudine, dolcezza. Noi proviamo ad applicare l’esortazione di S. Paolo a quella particolare e reale figura di “chiesa domestica” che è la famiglia cristiana.

          Il Concilio Vaticano II chiama la famiglia cristiana “chiesa domestica”, vera cellula di chiesa, la cellula più piccola e però la più fondamentale della Chiesa. E’ una vera chiesa in miniatura.


“Prossimità di Dio”.

          Ciò che è fondamentale all’interno del rapporto di coppia è il “farsi prossimo”. Essere segno e sacramento dell’amore di Dio per il mondo, segno e strumento della carità di Cristo. E’ il primo e insostituibile compito di una famiglia cristiana quando oggi vengono proposte forme di vita familiare che assomigliano a una convivenza provvisoria, a un contratto di lavoro, ad una comunanza di vita che si può iniziare o interrompere a proprio capriccio.


“Amore reciproco”.

          Un secondo gradino: essere segno e strumento dell’amore di Dio. E’ il primo sentiero della carità. Amore vissuto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra parenti e familiari.
          Amore che dica: buon accordo, buona intesa, serena reciprocità, capacità di sorridere, di comprendere; assenza di pregiudizi reciproci, superamento delle distanze, delle diffidenze, dei momenti lunatici.
          Amore che si declina con quelle modulazioni suggerite dall’apostolo Paolo nella lettera ai Colossesi  (3,12ss).


“Stile preciso di vita tra i coniugi”.

          All’interno di questo discorso generale c’è il gradino seguente: considerare la posizione precisa degli sposi in ordine al “farsi prossimo”.
          E “farsi prossimo” tra marito e moglie significa, ancora, amore, carità, tenerezza in tutte le sue manifestazioni: comunione profonda, comprensione vicendevole, confidenza su ogni evento bello o triste delle propria esperienza, sincerità cordiale, rispetto totale e anche silenzioso come possibilità di comunione e di comunicazione.
          Per questo, il contenuto del dono è la totalità del loro essere, fatto di spiritualità, affettività, corporeità. E’ qui che si inserisce il tema del ricorso ai metodi naturali di regolazione delle nascite, i quali sviluppano uno stile di vita che interpreta lo stesso rapporto di amore tra i coniugi.


“La vita come benedizione”.

          Ogni vita che nasce e si sviluppa  nel nucleo familiare è una benedizione.
          Oggi sono molte le difficoltà che le coppie cristiane incontrano di fronte alla vita: dal crescente problema della sterilità coniugale; alla regolazione della fertilità; dalla paura di eventuali malformazioni; al timore di fronte alle diverse forme di possibili malattie; persino dalla percezione del figlio come possibile minaccia per l’armonia coniugale.
          Le tentazioni sono tante; la più frequente è di procrastinare, anche per anni, la nascita del primo figlio o rifiutarla con ogni mezzo.
          Nasce da qui una cultura tesa solo alla qualità della vita. Come pure nasce una mentalità che vede nella contraccezione e nell’aborto il mezzo più idoneo per risolvere il problema.
          Di fronte a queste tendenze la coscienza cristiana non può restare indifferente. Non possiamo non esprimere il nostro parere negativo sul ricorso alle pratiche contraccettive, all’aborto e a tutto ciò che esprime violenza, rifiuto della vita, incapacità a guardare le responsabilità.


“Il valore della vita”.
         
          Siamo persuasi che ogni essere umano, dall’inizio alla fine della sua esistenza costituisce un valore in sé secondo la sua intrinseca dignità di “soggetto”.
          Soprattutto è importante che i genitori riscoprano e siano aiutati a riscoprire che la vita è il grande dono che Dio affida alla responsabilità dell’uomo e della donna.
          Ogni vita umana è un dono e una benedizione. Lo diceva anche il profeta Gibran: “I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie del grande desiderio che la Vita ha in se stessa. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi”.
         

“La ricerca biomedica e l’insegnamento della Chiesa”.

          Il dono della vita, che il Creatore ha affidato all’uomo gli impone di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumere la responsabilità.
          Grazie al progresso delle scienze biologiche e mediche, l’uomo può intervenire non solo per assistere, ma anche per dominare i processi della procreazione.
          Tali tecniche possono consentire all’uomo di “prendere in mano il proprio destino”, ma lo espongono anche “alla tentazione di andare oltre i limiti di un ragionevole dominio sulla natura”. Se da un lato queste tecniche sono un servizio all’uomo, dall’altro comportano dei seri rischi.
          Ecco perché la Chiesa si appella affinché siano salvaguardati, circa la procreazione, i valori e i diritti della persona umana.
          La Chiesa interviene non in nome di una competenza particolare nell’ambito delle scienze biomediche, ma in virtù della sua dottrina morale in favore della dignità della persona e della sua vocazione integrale.
          Tali criteri sono:
     - il rispetto, la difesa, la promozione dell’uomo;
     - il suo diritto alla vita;
     - la sua dignità di persona dotata di spiritualità e responsabilità morale, chiamata alla comunione beatifica con Dio.


“La scienza e la tecnica al servizio dell’uomo”.

          Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: “maschio e femmina li creò” (Gen 1,27) affidando loro il compito di “dominare la terra” (Gen 1,28). La riscerca scientifica di base e quella applicata costituiscono l’espressione più significativa di questo potere dell’uomo sul creato.
          La scienza e la tecnica da sole non possono indicare il senso dell’esistenza e del progresso umano. Esse attingono dalla persona umana e dai suoi valori la loro finalità e i loro limiti.
          Pertanto la scienze e la tecnica devono essere al sevizio della persona umana, dei suoi diritti e del suo bene vero ed integrale secondo il progetto di Dio creatore.
          La scienza senza la coscienza porta l’uomo alla rovina: “La nostra epoca ha bisogno di questa sapienza”.


“Antropologia e interventi in campo biomedico”.

          Quali sono i criteri morali da applicare per chiarire i problemi posti nel campo della biomedicina?
          La risposta muove dal fatto stesso che l’uomo è dimensione corporea e spirituale allo stesso tempo. In forza di questa composizione (corpo e anima) il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni, né può essere messo sullo stesso livello degli animali, ma è parte costitutiva della persona attraverso cui si manifesta e si esprime.

          La legge morale naturale prescrive le finalità, i diritti e i doveri che si fondano sulla natura corporale e spirituale della persona umana.
          In forza di questo essa è l’ordine razionale secondo il quale l’uomo è chiamato dal Creatore a dirigere e regolare la sua vita e i suoi atti e ad usare e disporre correttamente il proprio corpo.

          Una prima conseguenza può essere dedotta da tali principi: un intervento sul corpo umano non raggiunge soltanto i tessuti, gli organi e le loro funzioni, ma coinvolge anche a livelli diversi la stessa persona.

          La biologia e la medicina quando vengono applicate correttamente concorrono al bene della persona colpita da malattia nel pieno rispetto della sua dignità di creatura di Dio. Ecco perché nessun biologo o medico può pretendere di decidere dell’origine e del destino degli uomini.

          Questa norma si deve applicare nell’ambito della sessualità e della procreazione, dove l’uomo e la donna pongono in atto i valori fondamentali dell’amore e della vita. Per questo il matrimonio possiede specifici beni e valori di unione e di procreazione senza possibilità di confronto con quelli che esistono nelle forme inferiori della vita.

          Questi interventi non sono da rifiutare perché artificiali. Ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina dell’amore e del dono della vita.


“Criteri fondamentali per un giudizio morale”.

          I valori fondamentali connessi con le tecniche di procreazione artificiale umana sono due:

1 -      la vita dell’essere umano chiamato all’esistenza;
2 -      l’originalità della sua trasmissione nel matrimonio.

          La vita fisica è un valore fondamentale perché su di essa si fondano e si sviluppano tutti gli altri valori della persona. Ecco perché non si può violare il diritto alla vita dell’essere umano innocente “dal momento del concepimento alla morte”.

          Circa la trasmissione della vita rispetto alle altre forme di trasmissione di vita ha una sua originalità. “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente, soggetto alle santissime leggi di Dio”.

          I progressi della tecnica hanno oggi reso possibile una procreazione senza rapporto sessuale mediante l’incontro in vitro delle cellule germinali prelevale dall’uomo e dalla donna. Ma ciò che tecnicamente è possibile non è perciò stesso moralmente lecito.

          Sinteticamente, dal momento del concepimento la vita va rispettata in modo assoluto; la procreazione umana richiede una collaborazione responsabile degli sposi con l’amore fecondo di Dio. Il dono della vita umana deve realizzarsi nel matrimonio medianti atti esclusivi e specifici degli sposi, secondo le leggi inscritte nelle loro persone e nella loro unione.


Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it