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L’AMORE QUOTIDIANO
S.
Paolo in Col 3,12-13 ci ricorda…
Nelle lettere di S. Paolo ricorre spesso la parola “tenerezza” associata a
“compassione”.
Viviamo in un mondo spietato dove la “pietà” è considerata un
sentimentalismo epidermico, un atteggiamento superficiale, umiliante per chi
soffre, oppure un tentativo per sbarazzarsi facilmente della sofferenza
altrui. Se fossero questi i sentimenti di misericordia di cui ci parla S.
Paolo, sarebbe solo una caricatura alla compassione evangelica.
Al contrario, la compassione che nasce dal cuore di Dio affonda le
radici nel rispetto dell’altro. E’ una compassione che non umilia né
opprime, ma partecipa alla sofferenza. Questo tipo di compassione è
indispensabile nella vita coniugale.
“Portate i pesi gli uni
degli altri” (Gal 6,2).
Nel rapporto di coppia la compassione fraterna induce a portare il peso
dell’altro.
La coppia non è l’associazione di due interessi, né la
sistemazione, più o meno riuscita, di due persone indipendenti che cercano di
mantenere intatto il proprio spazio. E’ vero che, anche nella coppia più
affiatata, non è possibile che uno viva al posto dell’altra. Ci si può però
aiutare reciprocamente a vivere.
Crediamo che tenere il muso a casa o essere indifferenti ai problemi
del marito o della moglie possa aiutare a mantenere calmi i rapporti di
coppia?
Umiltà, dolcezza, pazienza.
Ecco qui termini e atteggiamenti ormai in disuso nella vita di coppia.
Anzi spesso sono considerati controvalori, segni di debolezza, di
annientamento. E se invece costituissero la fonte, ormai dimenticata, che
nutre giorno dopo giorno, l’amore di coppia?
Infatti l’amore va vissuto giorno dopo giorno, giorno dopo giorno
bisogna entrare in un rapporto di amore con il marito, la moglie, gli altri,
Dio.
La tenerezza compassionevole induce la coppia a vivere tutti i giorni
delle necessità molto concrete:
“Voi mariti amate le vostre mogli e
non inaspritevi con esse” (Col 3,19).
“E ugualmente voi, mariti, trattate
con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole” (1Pt
3,19).
Debole qui non significa “fragile”. La donna segue dei ritmi
precisi, scanditi dal tempo, l’uomo no. Così certe volte non riesce a
capire che in determinati giorni del mese la donna è sotto tensione ed è più
sensibile alle difficoltà. Il marito può avere la tentazione di dire “Sei
troppo complicata”. Ma anche la moglie deve rispettare le debolezze del
marito e riconoscergli il diritto di essere ciò che è, senza rimproverarlo
continuamente:
“Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli
altri” (Fil 2,4).
“Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche” (Fil 2,14).
Abbiamo preso l’abitudine di “lamentarci”. C’è l’abitudine
di lamentarsi, di contestare a priori tutto quando ci viene proposto,
soprattutto se viene da un’”autorità”, che può essere il governo per
il cittadino, il titolare per l’operaio, il sindacato per l’industriale,
il professore per lo studente, il marito per la moglie e viceversa, il vescovo
per il parroco, il Papa per il cattolico.
Molti dicono che la contestazione è il modo unico per migliorare i
rapporti umani. Però un’atmosfera di contestazione continua nell’ambito
del rapporto di coppia porta in breve tento alla rottura.
“…perdonatevi
scambievolmente…” (Col 3,13-14)
Risultati immediati della tenerezza compassionevole sono la misericordia
e il perdono reciproco. Nella vita di coppia nulla si può costruire senza
seguire la logica della misericordia per domandare, offrire e accettare il
perdono dell’altro.
Il perdono evangelico è incondizionato. E’ facile perdonare quando
l’altro ti dà ragione. Ma secondo la logica del Vangelo non si tratta di
avere ragione o torto. Si chiede scusa perché abbiamo fatto soffrire
l’altro, che si abbia torto o ragione.
La riconciliazione della coppia è urgente, non bisogna lasciare che i
rapporti si avvelenino; spesso è però necessario lasciare decantare la
faccenda. E’ questione di prudenza e di buon senso.
La cosa più difficile non è tanto perdonare il male, quanto perdonare
all’altro ciò che è. Accettare l’altro per quello che è e non per
quello che vorremmo che fosse.
E dobbiamo perdonare perché Dio ci ha perdonati e perché siamo figli
del Padre nostro “che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i
buoni” (Mt 5,45).
Non mettiamoci a sognare di come potrà essere la vita coniugale. La
carità evangelica è esigente e non è facile ricordarsene tutti i giorni. Ma
la fedeltà di Dio non viene meno in questo cammino d’amore, perché siamo
fatti per amare.
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