LE STRADE DELL’AMORE


        
Nel rito del sacramento del matrimonio la formula del consenso dice:
        
“Io ti prendo come mia sposa/o e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

         Mi sembra che questa formula rispecchi con realismo il cammino di crescita dell’amore nella vita matrimoniale. Non sempre tutto è facile, ma se i coniugi procedono insieme, approfondiranno il sentimento d’amore che li unisce.

         Le coppie moderne vivono una duplice tentazione: o credono con grande ingenuità che visto che l’intesa sessuale è buona “non ci saranno problemi”, oppure, alla prima difficoltà, pensano che l’amore stia gradualmente finendo.

         Troppo spesso si confonde la crisi di rottura con la crisi di crescita. Prima o poi è inevitabile attraversare una crisi di crescita, è la legge della vita. Occorre soltanto bene individuarla per affrontarla seriamente senza farne una tragedia. Ecco perché ogni coppia ha la propria storia e il proprio modo di affrontare i problemi.

         Non si risolve tutto nella vita di coppia quando ci si rivolge a un esperto di problemi matrimoniali. Infatti i veri problemi sono di ordine spirituale. Il matrimonio è una specie di “laboratorio” dell’amore. Ecco perché le crisi della vita coniugale hanno una dimensione e una portata spesso propriamente spirituali.


“L’amore di un tempo…” (Ap 2,4)

         Il periodo del fidanzamento è molto importante per l’avvenire della coppia.

         Si dice che “l’amore è cieco”. Penso invece che all’inizio sia proprio il contrario: “Erano nudi l’uno di fronte all’altro e non ne provavano vergogna”.

         Qui ognuno guarda l’altro con gli stessi occhi di Dio, ne guarda la bellezza e ciò che ha di assolutamente unico.

         Essere “riconosciuto” e amato in questo modo permette di diventare ciò che di fatto si è. Per questo è molto rischioso iniziare una relazione di coppia con il rapporto fisico. La forza dell’attrazione fisica è grande, e si rischia di incentrare tutto sul piacere che procura, invadendo il campo della coscienza e bloccando la scoperta dell’amato su altri piani e sotto altri punti di vista.

         Il periodo di fidanzamento è una tentazione continua.
Innanzitutto il “tutto e subito”. Si rischia di credere che si è già conquistato tutto, quando tutto invece è appena incominciato. Può darsi che la tentazione non sia altro che essere innamorati dell’amore più che della persona in causa, di credere di amare l’altro mentre si ama l’emozione di cui l’altro è semplicemente mediatore.

         Questo è un rischio che corrono quelle coppie di fidanzati ancora molto giovani e troppo idealiste.

         Capita anche che molti giovani si lascino imprigionare dalla paura di un impegno totale. E’ vero che questa generazione non sa più gestire il tempo e fa fatica a proiettarsi nel futuro. E’ vero anche la cultura moderna ci fa vivere nell’immediatezza del desiderio e del piacere, presentandoci l’indipendenza come l’unica strada di realizzazione personale.


Dalla fusione alla comunione

        
All’inizio del matrimonio la coppia fa spesso l’esperienza della fusione totale nell’amore: desidera fare tutto insieme, condividere ogni cosa.

         Ognuno cerca di conformarsi il più possibile ai sogni dell’altro o a un modello di coppia cristiana ideale. Le esigenze e le difficoltà della vita di tutti i giorni servono a purificare l’amore da ogni illusione.

         Allora si verifica ciò che molti considerano una grossa crisi matrimoniale (la crisi del settimo anno), che di fatto è la presa di coscienza della situazione che permette all’amore di coppia di crescere.

         “Mi rendo conto che il mio respiro è diverso dal suo, che di fronte alle difficoltà mi ritrovo solo/a, che la vita a due esige dei sacrifici, che non sono più per l’altro l’unico interesse… ed è reciproco tutto questo!”
         “Sono deluso e umiliato. La forte tentazione è quella di “essere lucidi”: “Adesso ti conosco bene, non mi faccio più illusioni”. Dalla lucidità all’accusa il passo è breve. La fusione è rotta, e che cosa resta dell’amore?

         “E’ arrivato il momento in cui devo investire nel mio lavoro… Devo pagare il mio appartamento… o devo trovarne uno… I bambini ci svegliano di notte… e ognuno fa finta di dormire sperando che l’altro si alzi”.

         Allora finisce che urtiamo per niente. Si diventa degli estranei. Ognuno cerca di salvare il proprio spazio, il suo territorio. O, peggio ancora, si scegli di mettere al mondo un figlio che faccia da collante alla coppia. Si è divisi fra la tentazione di accusare l’altro e il senso di colpa.

         Quale è dunque la cosa essenziale che insegna Dio?
Ognuno è unico e portatore del proprio mistero e non potremo conoscere l’altro a fondo, perché non c’è mai fine alla conoscenza. L’altro appartiene a lui prima di appartenere a me e che ogni giorno da lui ricevo e devo accoglierlo come è e non come vorrei che fosse; che non posso impossessarmene, ma “sposarlo”, con tutta la tenerezza, giorno dopo giorno…

         Occorre saper scoprire i mezzi opportuni per ritrovarsi in intimità, per parlare delle difficoltà che si incontrano senza accusare l’altro.

         Per esempio una cosa è dire: “Mi hai ferito dicendomi questo” ; un’altra cosa dire: “Mi sono sentito ferito quando hai detto questo”.
         Spesso è bene saper prendere un po’ di distacco dalla realtà, per ritrovarsi quando ancora non ci si è veramente perduti del tutto.

         La grazia del sacramento del matrimonio è un dono di pazienza. Dobbiamo accettare i tempi, spesso lenti, della crescita.

         Il giorno in cui ognuno cercherà di aiutare l’altro prima di difendere se stesso, allora avremo capito cosa significhi vivere il rapporto di coppia. E’ una tappa fondamentale nel cammino di crescita della coppia. Il grande dramma moderno è che non sappiamo riconoscere e vivere questa tappa e quindi roviniamo tutto. Ecco perché il divorzio è la soluzione più sbrigativa e risolutiva ai problemi della coppia che oggi si sceglie perché ognuno non ha il coraggio di guardare in faccia le proprie colpe.


Le preoccupazioni della vita

        
La coppia può anche trovarsi di fronte a un altro tipo di difficoltà. Ma la vita di coppia non è sempre “il cammino del combattente…”. Di solito l’esperienza coniugale procede parallelamente a quella spirituale.

         Lc 8,14: “Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione”.

         Le parole di Cristo sono quanto mai attualissime per la vita delle coppie. Saranno dieci, quindici, vent’anni che due persone camminano insieme, eppure non sanno esattamente a che punto sono. Sono arrivati i figli, si è dato a loro delle possibilità, e si rimane certe volte delusi. Ho investito tutto nel lavoro tanto da considerare la famiglia come il rifugio sicuro in cui aver diritto al meritato riposo. Ho cercato la sicurezza economica, e questa ricerca ha occupato tutta la mia coscienza. Mi riconosco alla fine un estraneo e non ho il coraggio di confessarmelo.

         Ci si rende conto che si sta invecchiando e siamo assaliti dall’angoscia. Ma a tutti i costi vogliamo dimostrare a noi stessi che ancora possiamo battere il chiodo.

         Questo è anche un momento in cui si vive con difficoltà il rapporto di coppia, soprattutto sessualmente. Nasce la tentazione di diventare infedele, di dimostrare a noi stessi col colpo di testa di poter ancora amare ed essere amati.

         La passione iniziale dei primi tempi non c’è più. Come continuare ad amare senza l’aiuto di un affettività che sembra paralizzata?

         Certe volte il desiderio dell’altro è inesistente. L’amore è stato rimpiazzato dall’abitudine? Come risvegliarlo? E’ possibile?

         Se resto sul piano strettamente psicologico, potrei avere la tentazione di rifiutare di continuare a stare insieme. Certe volte alcune coppie arrivano a dei compromessi anche riguardo la vita sessuale: scambio di coppia (i privè); si sta insieme per “occhio di popolo” ma ognuno ha consapevolmente la sua relazione extraconiugale; si invita altra coppia per rapporti sessuali; si guarda film porno per la stimolazione sessuale…

         Allora la condivisione nella vita matrimoniale non è solo una comunione di stati d’animo… o di lamentele, ma diventa un ascolto attento e affettuoso dell’altro. Perdonare non significa perdonare quello che ha fatto ma ciò che è, al di là della nostra legittima rabbia. Perdonare significa anche accettare di chiedere perdono.

 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it