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INTERVENTI SULLA PROCREAZIONE
UMANA
Per “procreazione artificiale” o “fecondazione artificiale”
si intendono le diverse procedure tecniche volte a ottenere un concepimento
umano in maniera diversa dall’unione sessuale dell’uomo e della donna.
L’affermarsi della fecondazione in vitro ha richiesto innumerevoli
fecondazioni e distruzioni di embrioni umani. Ancora oggi, presuppone una
iperovulazione della donna: più ovuli sono prelevati, fecondati e poi
coltivati in vitro per alcuni giorni. Abitualmente non sono tutti trasferiti
nelle vie genitali della donna; alcuni embrioni, chiamati
“soprannumerari”, vengono distrutti o congelati. Fra gli embrioni
impiantati talora alcuni sono sacrificati per diverse ragioni.
La fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione (FIVET) ha
reso possibile il dominio dell’uomo sulla vita e sulla morte dei suoi
simili.
Possiamo avere due tipi di fecondazione artificiale:
- Fecondazione artificiale eterologa
- Fecondazione artificiale omologa.
Per fecondazione artificiale
eterologa si intende le tecniche finalizzate a ottenere artificialmente un
concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore
diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio. Tali tecniche possono
essere di due tipi:
FIVET eterologa: l’incontro in
vitro di gameti prelevati almeno da un donatore diverso dai due sposi uniti da
matrimonio.
Inseminazione artificiale eterologa:
la tecnica finalizzata a trasferire nelle vie genitali della donna dello
sperma precedentemente raccolto da un donatore diverso dal marito.
Per fecondazione artificiale
omologa si intende la tecnica finalizzata a ottenere un concepimento umano
a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio.
Tale tecnica può essere di due tipi:
1.
FIVET omologa: l’incontro in
vitro dei gameti degli sposi uniti in matrimonio.
2.
Inseminazione
artificiale omologa: la tecnica finalizzata a ottenere un concepimento
umano mediante il trasferimento, nelle vie genitali della donna sposata, dello
sperma precedentemente raccolto del marito.
FECONDAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA.
Perché la procreazione
umana deve aver luogo nel matrimonio?
Ogni essere umano va accolto
sempre come un dono e una benedizione di Dio. Tuttavia dal punto di vista
morale una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro
deve essere il frutto del matrimonio.
La fedeltà degli sposi, nell’unità del matrimonio, comporta il
reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l’uno
attraverso l’altro.
La fecondazione artificiale
eterologa è conforme alla dignità degli sposi e alla verità del matrimonio?
La fecondazione artificiale eterologa è contraria all’unità del
matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori e
al diritto del figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e
dal matrimonio.
Pertanto è moralmente illecita la fecondazione di una donna con lo
sperma di un donatore diverso da suo marito e la fecondazione con lo sperma
del marito di un ovulo che non proviene dalla sua sposa. Inoltre la
fecondazione artificiale di una donna non sposata, nubile o vedova, chiunque
sia il donatore, non può essere moralmente giustificata.
La maternità sostitutiva è
moralmente lecita?
No. E’ contraria all’unità del matrimonio e alla dignità della
procreazione della persona umana.
Per “madre sostitutiva” si intendono due cose:
1. La donna che porta in gestazione un embrione impiantato nel suo utero e che
le è geneticamente estraneo, perché ottenuto mediante l’unione di gameti
di “donatori”, con l’impegno di consegnare il bambino una volta nato a
chi ha commissionato o pattuito tale gestazione.
2. La donna che porta in gestazione un embrione alla cui procreazione ha
concorso con il dono del proprio ovulo, fecondato mediante inseminazione con
lo sperma di un uomo diverso da suo marito, con l’impegno di consegnare il
figlio, una volta nato, a chi ha commissionato o pattuito la gestazione.
FECONDAZIONE ARTIFICIALE OMOLOGA
Quale legame è richiesto
dal punto di vista morale tra procreazione e atto coniugale?
La connessione è inscindibile. L’atto coniugale ha due significati:
unitivo e procreativo. Infatti l’atto coniugale mentre unisce gli sposi, li
rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte
nell’essere stesso dell’uomo e della donna.
Questo principio relativo al legame esistente fra i significati
dell’atto coniugale e fra i beni del matrimonio chiarisce il problema morale
circa la fecondazione artificiale omologa, poiché “non è mai permesso
separare questi diversi aspetti al punto da escludere positivamente o
l’intenzione procreativa o il rapporto coniugale”.
La fecondazione omologa in
vitro è moralmente lecita?
La risposta a questa domanda è legata dai principi ora esposti. Non si
possono ignorare i desideri degli sposi; per alcuni il ricorso alla FIVET
omologa appare come l’unico mezzo per ottenere un figlio sinceramente
desiderato.
Si riconosce certamente che la tecnica della FIVET omologa non va a
supplire all’assenza dei rapporti coniugali. Ma ci si chiede se
nell’impossibilità di rimediare in altro modo alla sterilità, la
fecondazione artificiale in vitro non possa costituire un aiuto.
Il desiderio di avere un figlio è moralmente più che legittimo. Ma
questa intenzione buona non è sufficiente per dare una valutazione morale
positiva della fecondazione artificiale in vitro tra gli sposi.
Il concepimento in vitro è il risultato dell’azione tecnica che
presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né
positivamente voluta come l’espressione e il frutto di un atto specifico
dell’unione coniugale. Nella FIVET omologa, pur considerata nel contesto dei
rapporti coniugali di fatto esistenti, la generazione della persona umana è
oggettivamente privata della sua perfezione propria: quella di essere il
termine e il frutto di un atto coniugale.
Cioè una procedura di FIVET omologa, sia pure purificata da ogni
compromissione con la prassi abortiva, rimane una tecnica moralmente illecita
perché priva la procreazione umana della dignità che le è propria e
connaturale.
Certamente la FIVET omologa non è gravata di tutta quella negatività
etica che si riscontra nella procreazione extraconiugale; la famiglia e il
matrimonio rimangono comunque l’ambito della nascita e dell’educazione dei
figli.
La Chiesa rimane contraria, moralmente, alla fecondazione omologa in
vitro; questa è in se stessa illecita e contrastante con la dignità della
procreazione e dell'’nione coniugale.
Come valutare moralmente
l’inseminazione artificiale omologa?
L’inseminazione artificiale omologa all’interno del
matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo
tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come
una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale.
Se il mezzo tecnico facilita l’atto coniugale o l’aiuta a
raggiungere i suoi obiettivi naturali, può essere moralmente accettato. Al
contrario se risultasse l’intervento sostitutivo all’atto coniugale, esso
è moralmente illecito.
La sofferenza per la
sterilità coniugale
Il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio,
ma soltanto il diritto a porre quegli atti naturali che di per sé sono
ordinati alla procreazione.
Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità
e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non è può
essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un “dono”, il
più grande, e il più gratuito del matrimonio. A questo titolo il figlio ha
il diritto di essere il frutto dell’atto specifico dell’amore coniugale
dei suoi genitori e ha anche il diritto a essere rispettato come persona dal
momento del suo concepimento.
Le coppie sterili non devono dimenticare che anche quando non è
possibile la procreazione, non per questo la vita coniugale perde il suo
valore. La sterilità può essere occasione per gli sposi per rendere altri
servizi importanti alla vita delle persone umane, quali ad esempio
l’adozione, le varie forme di aiuto ad altre famiglie, ai bambini poveri o
handicappati.
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