I media del nuovo Millennio

Introduzione

 

Gli ultimi decenni sono stati dominati da tre importanti mutamenti tecnologici: la televisione negli anni ’60 e nei primi anni ’70, i computer alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80 ed ora le reti integrate multimediali, che stanno per farci piombare in un altro mutamento di paradigma”.[i]

 

L’affermazione di De Kerckhove ben inquadra il clima di trasformazione che caratterizza il tempo odierno. Il dilagare della Rete implica cambiamento e continua sperimentazione di nuovi approcci e metodologie di comunicazione. Insieme alla Rete, cambiano anche le persone che la abitano, la vivono, la sperimentano.

Il paradigma della comunicazione in Rete segna l’attualità e si coniuga con nuovi modelli di interazione sociale, culturale, educativa, economica.

I media del nuovo millennio si presentano con due caratteristiche spiccate: la multimedialità e la comunicazione in rete. Una nuova visione filosofica sottostà a quello che viene indicato da uno studioso moderno come il “secondo diluvio”.[ii] Multimedialità e comunicazione maturano e si evolvono nella “società complessa” che ci avvolge, complessa “perché i suoi elementi sono legati tra loro su piani molteplici, con interessi a volte convergenti e altre volte in conflitto, e soprattutto perché noi siamo elementi costituitivi e consapevoli al tempo stesso. La società attuale comprende anche il sociologo (e, sempre più spesso, l’individuo comune) che si interroga sulla società attuale e quest’ultimo non può più fare a meno di tenerne conto, come in gioco di specchi”.[iii]

I nostri piccoli nascono, vivono e crescono in tale complessità e ne assumono le contraddizioni. Diventa per noi indispensabile conoscere quali relazioni essi instaurano con la multimedialità e con la comunicazione in rete, nonché con le possibilità ad esse collegate.

Mentre la situazione sociale muta, la comunicazione e l’educazione assumono nuovi significati.[iv] Difatti, “Per la prima volta nella storia i giovani sono maggiormente consapevoli e alfabetizzati dei loro genitori su un cambio determinante e centrale nella società odierna”.[v] I media del nuovo millennio, verso quali cambiamenti si stanno muovendo? Si arriverà alla tv via Internet? Diminuirà l'importanza della parola scritta nel web? Si assisterà a un netto predominio dell'immagine filmata?

A questo proposito De Kerckhove afferma che: “C’è una continuità misteriosa nel modo di collegarsi del pianeta, dalla scoperta e dalle prime applicazioni dell’elettricità. Il telegrafo, il telefono, Internet, il World Wide Web si sono susseguiti gli uni agli altri, come se fossero stadi di un singolo sviluppo tecnologico”.[vi]

 

A noi, educatori e pastori, viene richiesta apertura nei confronti della novità. Non si tratta di essere contro o a favore, ma di riconoscere i cambiamenti qualitativi che derivano dai nuovi media, dal costituirsi di ambienti di crescita, apprendimento e partecipazione decisamente innovativi. Ci viene chiesto di “stare dentro” la cultura di oggi interpretandola e sviluppando prospettive di un nuovo umanesimo.

Un concetto importante da chiarire è questo: la multimedialità e la comunicazione in rete sono giovani non solo per la rapida crescita e la diffusione che le hanno interessate nell’ultimo decennio, ma perché vengono utilizzata soprattutto dai giovani. Statistiche recenti provano che sono proprio i giovani, e addirittura i giovanissimi, ad utilizzare maggiormente la Rete come strumento di comunicazione.

Secondo il Rapporto Italia 2001 dell’Eurispes, sono quasi dieci milioni, il 20% dell’intera popolazione, gli italiani che entrano in Internet; 4 milioni quelli che navigano tutti i giorni; 14 milioni coloro che posseggono un computer. I giovani sono i grandi protagonisti del nuovo mezzo: usano la Rete per motivi di studio o di lavoro, ma soprattutto per la voglia di comunicare.[vii]

Dei media del nuovo millennio è necessario parlare per individuare chiavi di lettura e cercare di tracciare il punto della situazione. È qui che si collocano queste parole, al tempo stesso cronaca e riflessione.

 

1. La multimedialità, medium del nuovo millennio?

 

La comunicazione si manifesta attraverso “prodotti finiti”: il discorso, la lettera, il diapomontaggio.  Chiamo “testo” qualsiasi tipo di messaggio: verbale, scritto, gestuale, mimico, oggettuale, audiovisivo, massmediale e multimediale. Ovvero estendo il termine, dal testo formato solo da parole, a tutto ciò che veicola significato. Così i “testi” di vario tipo, che noi costantemente produciamo, sono “finestre espressive” di uguale valore. Com’è che non ci siamo resi conto prima che ci muoviamo in un mondo orientato visivamente, che siamo più portati a produrre e a scegliere testi visivi come primi testi che inviano messaggi, e che, soprattutto oggi, in una cultura sempre più mediata visivamente e uditivamente, codifichiamo e trasmettiamo “testi” attraverso mezzi tecnologici basati sul visivo e sull’audio? La giustapposizione poi del dialogo, della musica, dell'azione e dell’immagine rende alcuni “testi” particolarmente efficaci e coinvolgenti oltre che veicoli eccezionali di significati. Arrivo alla multimedialità. La comunicazione si è sempre servita di codici, tra loro tecnologicamente molto diversi, impossibili spesso da integrare (la stampa di massa e la televisione; la radio e la fotografia ecc.). Da una manciata di anni viene utilizzato un codice straordinario che rende possibile farli convergere tutti per trattarli e distribuirli. Si chiama codice binario. Grazie ad esso, informazioni di tipo diversissimo come un’immagine fotografica, un testo o un brano di Mozart vengono codificate o scritte attraverso il linguaggio dei bit, ovvero lunghe catene di ‘0’ e di ‘1’ e trattate con lo stesso strumento, a volte arricchito da periferiche: il computer. Così la comunicazione multimediale offline, che riposa all’interno di un Cd-Rom o sul disco rigido del nostro computer pronta per viaggiare su Internet e diventare online è, in realtà, tutta digitale e testi e immagini e musica si intrecciano e comunicano grazie alla convergenza di tutti i media possibili al digitale. Oggi è realtà una straordinaria integrazione, nuova e mai pensata prima, fra codici e linguaggi, che ci incammina verso sentieri appena tracciati che potrebbero regalarci un vivace e poetico potenziamento della comunicazione interpersonale.

 

Il fondamento teorico della comunicazione multimediale

 

Per capire e definire meglio la comunicazione sono stati messi a punto, nel corso della seconda metà del secolo appena trascorso, alcuni modelli. Applico il modello di Shannon e Weaver (1949) alla comunicazione multimediale. Qual è la Fonte dell’informazione? Non è né il Cd-Rom né il computer che legge dati sul Cd-Rom, ma è il creatore del Cd-Rom o il gruppo che l’ha realizzato. Poi, cosa è il Trasmettitore? Sono gli altoparlanti attraverso i quali il suono viene ascoltato, è il monitor attraverso il quale la grafica, il testo e il video sono presentati, è il modem attraverso il quale i dati vengono inviati. E perché avvenga, nella multimedialità, il processo di codifica e di decodifica, è indispensabile un sistema di simbolizzazione o di iconizzazione. Ora scopriamo perché la comunicazione multimediale è arricchita in maniera mai pensata prima di linee, colori, immagini e icone visive o sonore. Qual è il Rumore o la distorsione che viene inevitabilmente introdotta nei Segnali quando passano attraverso un Canale? È di solito dovuto a un’interfaccia con metafora ambigua, con testo poco preciso (parlato o scritto), con feedback non adatto; con icone dal design povero; con immagini e suoni di qualità scadente. E, finalmente, chi è il Recettore? È la persona che sta offline oppure online, alla quale il messaggio è destinato. Siamo noi, sono i nostri ragazzi.

Wilbur Schramm (1954) – uno dei fondatori della teoria moderna della comunicazione – ci regala il concetto di “sovrapposizione” dei campi di esperienza del comunicante e del recettore. Una ricaduta sostanziale per la multimedialità è questa: utilizzare criticamente testi, immagini e simboli in riferimento al significato che questi avranno per gli utenti finali.

David K. Berlo (1960) sviluppa il concetto di comunicazione come processo e non come sequenza di eventi discreti staccati. Così è per la multimedialità: è facile elencarne gli elementi, ma la loro semplice presenza non assicura che un “testo” multimediale sia efficace e bello. L’intero tono, efficacia ed efficienza del “testo” dipendono dal modo di codificare e decodificare i messaggi. Inoltre, la scelta dei canali sui quali riposa il contenuto, come il Cd-Rom o una pagina Web, parole scritte o dette, immagini fisse o in movimento, sono una decisione importante con conseguenze significative riferite all’efficacia della comunicazione. L’enfasi di Berlo sulla scelta del canale porta alla formulazione degli interrogativi:

- Quali materiali devono essere presentati sotto forma parlata? Quali sotto forma scritta? Quali tipi di suono (musica, effetti) sono più efficaci in situazioni diverse? Quali tipi di immagini (immagini fisse, fotografie, disegni o diagrammi, animazioni, video) sono più efficaci ed efficienti per scopi diversi? A tutt’oggi mancano ricerche sulla procedura migliore da seguire per realizzare messaggi di comunicazione multimediale.

Un’ulteriore riflessione di Berlo ci porta ad affermare che l’uso di canali molteplici aumenta l’efficacia della comunicazione. Difatti, la combinazione di vari elementi (visivi, audio e testuali) dovrebbe essere utilizzata simultaneamente ogni volta che è possibile.

 

Leggere la multimedialità

 

La multimedialità è un mosaico di numerosi media che veicolano informazioni e conoscenze collegandole fra loro e gerarchizzandole. E facendo questo coinvolge mente e cuore. La comunicazione multimediale ci raggiunge grazie a uno straordinario ponte: il sistema nervoso. I sensi, dispositivi impeccabili in grado di cogliere esattamente le forme, il colore, il sapore, il movimento, il calore e il profumo del mondo esterno, inviano a miliardi di cellule, attraverso un dovizioso sistema di nervi, la realtà percepita perché vi rispondiamo. Per metterci in relazione con l’ambiente circostante, per adattarci e reagire opportunamente ad esso, catturiamo ed elaboriamo, attraverso i sensi, molte informazioni, tra cui, oggi, i “testi” multimediali. La percezione del colore, del movimento, delle distanze e della forma degli oggetti è compito deputato alla vista, mentre la percezione dei suoni e dei rumori, con la relativa valutazione dell’altezza, del timbro e dell’intensità, è compito proprio dell’udito. La vista e l’udito sono i due sensi a cui si fa, fino ad oggi, maggiore riferimento quando si parla di comunicazione multimediale. Le misurazioni tomografiche che hanno permesso di fotografare le zone del cervello quando siamo impegnati con la vista, l’udito, la parola e la soluzione di problemi sono la prova che il coinvolgimento dell’attenzione è maggiore quanto più numerosi sono i sensi stimolati e coinvolti.

Capire i principi fondamentali del comportamento della luce è indispensabile al comunicatore multimediale, che, con la luce, considera il colore, elemento-chiave per quasi tutti gli aspetti della multimedialità. Del colore vanno considerati gli aspetti psicologici, perché il colore, oltre ad essere uno degli elementi più efficaci per suscitare in noi risposte emotive, è un potente mezzo di comunicazione. La comunicazione visiva ci offre una ricchezza incalcolabile di informazioni che poi influiscono sui nostri atteggiamenti, pensieri, idee, opinioni, sentimenti, comportamenti e azioni. E questo, il comunicatore multimediale lo sa.

Le stesse onde che si allargano in cerchi concentrici come quando viene lanciato un sasso in un lago tranquillo, raggiungono il nostro orecchio e ci fanno sperimentare un cambiamento di pressione o vibrazione che chiamiamo “suono”. Il suono è forse l’elemento maggiormente legato ai sensi nella comunicazione multimediale. È un “discorso” comprensibile da tutte le lingue, che va dal sussurro all’urlo. Offre il piacere dell’ascolto della musica, la carica avvolgente degli effetti sonori o la descrizione di un background d’atmosfera. Il suono è capace di generare emozioni forti e piacevoli. Siamo grandi! La percezione umana del mondo dei suoni supera di gran lunga la qualità dell’informazione sensoriale disponibile ad ogni istante. Molti testi multimediali di successo si fondano fortemente sul suono non come elemento che arricchisce semplicemente la presentazione, ma come elemento fondante della comunicazione.

 

1.3. Il coverage della multimedialità

        

Prima di accennare agli ambiti che la comunicazione multimediale copre, sottolineo che i testi multimediali stimolano l’attitudine indagatrice, la orientano e la tengono sveglia finché non è stata soddisfatta. L’intelligenza poi si impegna, al tempo stesso, in operazioni di separazione e interconnessione, di analisi e sintesi. E proprio in questo sono forti i testi multimediali, dato il loro aspetto di ipertestualità. Nella comunicazione multimediale offline e online il sapere disperso e compartimentato viene “linkato” e mostrato in tutta la sua complessità.

E il coverage propriamente detto? Cioè gli ambiti che la multimedialità tratta? Usare tecniche multimediali per insegnare l’aritmetica ai bambini, per vendere biglietti aerei o per studiare in maniera cooperativa un nuovo esperimento scientifico è una faccenda diversa di volta in volta, ma dal punto di vista della tecnologia e della metodologia nonché dei fondamenti teorici, è la stessa cosa.

         Oggi abitiamo uno scenario che considera fondamentali non le singole discipline, ma le coordinate da dare all'educazione. Coordinate che attraversano gli insiemi complessi, i saperi multidimensionali e i problemi essenziali. Per cui "educare" si traduce nel far acquisire una sensibilità verso i principi organizzatori della conoscenza che aprono le frontiere tra le discipline; si traduce nel far raggiungere una sintesi personale della complessità dei saperi in riferimento alla costruzione di un proprio progetto di vita. E la comunicazione multimediale trova una collocazione d'eccellenza in questo scenario. Perché? Proprio perché il processo di pensiero non è lineare. Sotto la spinta di associazioni emergono concetti, immagini e suoni diramati nella mappa cognitiva di ognuno.

Poter-imparare-nello-stesso-modo-in-cui-si-pensa è sostanzialmente l'idea che regge l'introduzione della comunicazione multimediale nei processi di insegnamento-apprendimento. Inoltre, dato che l'apprendimento è un processo attivo di costruzione della conoscenza e che gli utenti capiscono le informazioni offerte dipendentemente da quanto già conoscono, la comunicazione multimediale permetterebbe di individualizzare il processo di acquisizione della conoscenza facendo interagire gli utenti con le nuove informazioni nel modo per loro più significativo e venendo poi incontro all'esigenza degli stessi di controllare, con il contenuto, anche il processo di apprendimento.

 

1.4. L’interattività

 

L’elemento che cementa il testo, le immagini, i suoni, i video e le animazioni è l’interattività. L’interattività rende l’esperienza dell’esplorazione di un prodotto multimediale avvincente. È la caratteristica fondamentale della comunicazione resa possibile dai new media, consiste nella simulazione dell’interazione comunicativa fra individui. Come si esprime Andy Lippman del MIT, autore del primo videodisco interattivo, la Aspen Movie Map, “Il modello dell’interattività è la conversazione piuttosto che la conferenza. In una conversazione, ognuno dei partecipanti può interrompere l’altro e l’esito finale dello scambio è imprevedibile”. Altra caratteristica dell’interattività è la rapidità: le risposte della macchina devono arrivare dentro un lasso di tempo chiamato convenzionalmente tempo reale, che non supera i due secondi, perché venga riprodotta l’immediatezza della conversazione. L’interattività si caratterizza inoltre per il fatto di permettere maggiore possibilità di intervento da parte del fruitore del testo multimediale sul ritmo e sulla durata del messaggio.

È l’interfaccia grafica lo strumento che consente al lettore di interagire con il titolo multimediale. Il “multimedia” diventa “ipermedia” quando si dà la possibilità al lettore di navigare attraverso link, cioè quando i diversi media e i vari contenuti sono interfacciati da collegamenti diretti grazie ai quali ci si può spostare da un punto all’altro del testo multimediale. L’interattività, sia multimediale che ipermediale, mantiene la caratteristica principale di cedere il controllo della narrazione al lettore.

Come funziona? Quando faccio clic su un’immagine, una parola o un pulsante, il software va a vedere se esiste un collegamento ad altri file. Un pulsante può essere collegato a una nuova pagina, per esempio, oppure può mandare in esecuzione un file sonoro. Sono proprio questi collegamenti che controllano il funzionamento delle presentazioni multimediali interattive.

Sono tanti i modi con cui si interagisce in un titolo multimediale: dalla risposta a domande dirette fino alla scelta di un percorso passando dal controllo di audio e video. Tra le diverse strutture di navigazione di un prodotto multimediale ce ne sono di altamente coinvolgenti e di meno interattive. Le strutture lineari consentono una limitata capacità di deviare dal percorso stabilito, mentre strutture non-lineari, gerarchiche e miste, offrono la possibilità di ricercare in maniera più selettiva e libera le informazioni desiderate. Se lo strumento di comunicazione con il prodotto multimediale è l’interfaccia grafica, dell’interfaccia grafica sono elementi vivaci di comunicazione le “zone calde” che si trovano nelle immagini, nelle icone e nelle parole del tipo hotwords.

 

1.5. La multimedialità per l’online

 

L’uso degli elementi multimediali nel web risulta utilissimo in una grande varietà di campi; l’ausilio di animazioni, grafiche e immagini è fondamentale nella consultazione di un catalogo o nella esplorazione di un sito di commercio elettronico e suoni e video sono la base dei cataloghi musicali, da provare con l’ascolto o la visione prima dell’acquisto. Le linee, i suoni e i colori sono il punto d’arrivo, preceduto dalla progettazione. Difatti, la navigazione, e più in generale la struttura logica del sito, devono essere pensate per una modalità di fruizione diversa da quella dell’offline. Il punto del discorso, per l’online, diventa identificare il pubblico per poter definire un’architettura strutturale e grafica adatta. Meglio. Per poter comunicare con efficacia maggiore.

Gaudeat illa domus, quando bonus est ibi promus, cioè “Dalla casa si conosce il padrone”. Sostituisco il termine “casa” con “sito”. Per configurare pagine web, vanno seguite regole precise di comunicazione che partono dal progettare specificamente per il web. La pura bellezza plastica di un sito non esiste. Esiste invece la bellezza che proviene dalla sua buona struttura, dal suo contenuto corretto e interessante, dalla sua grafica gradevole e “leggera”. Questo mi porta a considerare che i media del nuovo millennio sono strutturati in vista di una comunicazione più efficace.

 

1.6. Alcune riflessioni in margine alla multimedialità

 

Il rapporto, che si fa sempre più stretto, con i media del nuovo millennio, fa affermare gli studiosi del fenomeno che è indispensabile assumere la categoria della preventività per operare un’educazione inculturata e una comunicazione liberante e partecipativa. I nuovi media ci pongono di fronte a una serie di interrogativi:

come dialogare con le nuove generazioni nel tempo della Rete?

come educare nell’era del digitale?

come allevare a vivere nell’incertezza?[viii]

come accompagnare a riscoprire il senso profondo della vita?[ix]

come aiutare a divenire cittadini di questo tempo?[x]

Si fa strada una consapevolezza: la necessità per gli educatori e le educatrici di ripensare le modalità educative sulla base degli input che derivano da un contesto socio-culturale trasformato e in continua mutazione, dal protagonismo dei media e delle nuove tecnologie.

Essendo Internet utilizzata in prevalenza dai giovani, approfondire le modalità che essi utilizzano per la comunicazione in Rete significa evidenziare i rapporti che le relazioni online hanno con la vita reale, come da essa sono sostenute e/o rafforzate, e, nello stesso tempo, rilevare come la realtà può trovare nella Rete un valore aggiunto di condivisione, solidarietà, al di là delle barriere del tempo e dello spazio.

La ricerca in questo settore sta dimostrando che la comunicazione online può essere più comune e più profonda di quella nella vita reale. Due studiosi dell’Università di Washington, Malcom Parks e Kory Floyd, hanno studiato alcuni casi di persone che scrivevano regolarmente messaggi ai newsgroup con l’obiettivo di comprendere la tipologia di coloro che avevano provato a stringere amicizie in Rete e rilevare la natura delle relazioni instaurate. I risultati indicano che i due terzi degli intervistati avevano stretto amicizie con persone incontrate nei newsgroup frequentati non abitualmente; la maggioranza di coloro che inviava messaggi e partecipava alle comunicazioni erano uomini; le donne, anche se in minoranza, erano più propense ad affermare che avevano stretto amicizie online.[xi]

 

2. La comunicazione attraverso la rete

 

Il cyberspazio è sinonimo di comunità, di spazi in cui ci si rende partecipi delle proprie idee ed emozioni. La realtà stessa della Rete porta a comunicare e, storicamente, le comunità virtuali sono nate con lei. Non poteva essere diversamente. La comunicazione avviene là dove le persone con il loro comunicare, con l’intreccio di pensieri e di sentimenti, creano al di sopra del reticolo fisico della Rete un’altra rete doppiamente virtuale. “Si può dire senza sbagliare, che “dove c’è comunicazione c’è comunità”. Questo è forse il primo e più importante assioma della disciplina che si occupa dello studio e dell’osservazione delle comunità online”.[xii]

C’è un altro elemento importante: occorre anche dotarsi, per affrontare l’incertezza del nuovo, di una mentalità flessibile, capace di guardarsi attorno e di cogliere l’utilità di tutto ciò che la circonda; di fare tesoro di tutti gli strumenti che ha a disposizione, anche quelli che a prima vista sembrano più strani, pericolosi, inefficaci. Appare opportuno citare, a questo proposito, la teoria che focaliza la tecnologia della comunicazione e il comportamneto sociale, elaborata da Joshua Meyrowitz.

Mentre per Marshall McLuhan i media sono estensione dei sensi e l’introduzione di un nuovo medium in una cultura ne cambia l’equilibrio sensoriale, per Meyrowitz “il meccanismo attraverso il quale i media elettronici influiscono sul comportamento sociale non è un misterioso equilibrio sensoriale, ma una ben riconoscibile ristrutturazione dei palcoscenici sociali sui quali interpretiamo i nostri ruoli e, di conseguenza, il cambiamento della nostra concezione di “comportamento appropriato”. Perché quando cambiano i pubblici, cambiano anche le rappresentazioni sociali”.[xiii]

 

La differenza tra McLuhan e Meyrowitz è che, mentre per il pensatore canadese occorre ritrovare il fondamento della trasformazione del comportamento sociale delle persone e della cultura nell’introduzione di un nuovo medium, per il secondo si tratta di trovare un denominatore comune che colleghi l’interazione faccia a faccia con i media, in quanto la diffusione massiccia delle nuove tecnologie implica il ripensare l’assetto di molte occasioni sociali: oggi ci si trova a contatto con le persone in modi nuovi. Mentre una volta per fare esperienza di un evento era necessaria la presenza fisica allo stesso evento, oggi non è più così. Le comunicazioni dal vivo e quelle mediate non sono molto diverse tra loro. È possibile comunicare “direttamente” con altre persone senza essere nello stesso luogo. Si è modificato il significato degli spazi sociali in cui avviene la comunicazione.[xiv]

Meyrowitz precisa ulteriormente che “i media elettronici ci influenzano non tanto coi loro contenuti, ma modificando la “geografia situazionale” della vita sociale”.[xv]

È dunque necessario ripensare, anche a livello educativo, i luoghi in cui avvengono le relazioni, gli scambi, perché il dove avviene l’interazione è sempre meno legato alla conoscenza e all’esperienza.[xvi]

 

Una seconda visione che accompagna l’introduzione dei media del nuovo millennio è la concezione dell’intelligenza collettiva intesa come uso sociale delle nuove tecnologie. Secondo Pierre Lévy si tratta di riconoscere che attualmente “la crescita del cyberspazio è il risultato di un movimento internazionale di giovani desiderosi di sperimentare collettivamente forme di comunicazione alternative a quelle proposte dai media classici; […] oggi si apre un nuovo spazio di comunicazione di cui spetta a noi sfruttare le potenzialità più positive sul piano economico, politico, culturale e umano”.[xvii]

 

Il processo di trasformazione a cui assistiamo, rapidissimo, è inarrestabile. Deve essere accettato come nuova condizione in cui l’essere umano è destinato a nascere, crescere, scegliere.

I contatti che, inevitabilmente, la nuova cultura impone favoriscono l’emergere di un “nuovo universale”[xviii] che, secondo Lévy, “si costruisce e si estende grazie alla interconnessione dei messaggi tra loro, al loro perenne riferirsi a comunità virtuali in divenire che vi infondono molteplici sensi in perpetuo rinnovamento”.[xix]

L’accelerazione del cambio è forte e genera, spesso, sentimenti di estraneità e di sospetto. Come difenderci? Come aiutarci a sopravvivere nel nuovo arcipelago globale?

Un ricercatore colombiano, Jesús Martín Barbero, indica come soluzione per contrastare la rapidità dell’informazione, che genera saturazione ed eccesso, e approfondire la comunicazione un duplice passaggio dalla connessione all’incontro, dall’incontro all’azione.[xx] Un’azione arricchita dall’esperienza di tutti coloro che partecipano alla connessione.

È, in altre parole, quanto afferma Lévy quando ritrova nell’intelligenza collettiva il motore principale della cybercultura e, nello stesso tempo, il rimedio per non andare alla deriva ed isolarsi nel cyberspazio.[xxi]

La cultura della Rete, dunque, non azzera o elimina l’identità personale che, invece, si arricchisce della presenza e vicinanza degli altri internauti. Infatti, come ha spiegato lo stesso Levy in un’intervista a Mediamente, la trasmissione della RAI impegnata a diffondere la cultura tecnologica e multimediale,  “L’identità collettiva è innanzitutto qualcosa che esiste dall’inizio dell’umanità nella misura in cui le persone fanno parte di tribù, di clan, di famiglie, di nazioni, di regioni. Quel che è interessante è che oggigiorno le identità collettive non si fondano più unicamente su criteri di vicinanza geografica ma anche su interazioni che avvengono a partire da temi, idee, passioni, Da centri d’interesse diversissimi e assolutamente dislocati. Con la Rete si può dunque parlare di una “deterritorializzazione” dell’identità collettiva”.[xxii]

 

Il rapporto tra mente e media e il sorgere del concetto di intelligenza connettiva si devono all’opera di Derrick de Kerckhove, che “riflette sull’influenza dei media nella trasformazione dei set mentali degli individui. In questo caso lo studio della tecnologia della comunicazione viene declinato decisamente verso lo studio dei rapporti tra mente e media, nel tentativo di far vedere come un certo tipo di tecnologia della comunicazione non produce solo un certo tipo di cultura, ma prima ancora, un determinato profilo cognitivo dei soggetti che a quella cultura appartengono”.[xxiii]

 

L’idea che orienta la ricerca dello studioso canadese, ritenuto l’erede di Marshall McLuhan, è che le innovazioni tecnologiche operano profonde modificazioni nel modo di pensare e nella struttura del cervello. Non è solo “adeguamento” alla novità dove, superato lo sconcerto e l’imbarazzo, ci si abitua e tutto ritorna come prima, come se nel passaggio da un’era tecnologica all’altra fosse il mondo esterno a cambiare, e non la persona.

De Kerckhove afferma che “I nostri occhi sono i nostri sensori sul mondo, ma è il cervello a compiere ogni atto di mediazione e interpretazione. Viceversa, sono i nostri occhi a dare al mondo accesso diretto al cervello. In tal modo, il mondo sfida il nostro cervello ad una interpretazione”.[xxiv] Ciò significa, fondamentalmente, che la visione del mondo non è oggettiva come pare, il cervello – cioè – non recepisce tutto quello che vede, ma solo le informazioni utili al suo processo di elaborazione.

Secondo De Kerckhove, la nozione di brainframe può aiutare a spiegare il fatto che le tecnologie “incorniciano” il cervello in una struttura che fornisce modelli diversi, ma efficaci, di interpretazione.[xxv] Si instaura così un dialogo costante tra il cervello umano, la tecnologia e la cultura. Il brainframe è diverso però da un atteggiamento o da una mentalità. Pur strutturando e filtrando la visione del mondo, esso non è come un paio d’occhiali particolare, in quanto si localizza nella struttura profonda della coscienza.

Il metodo di De Kerckhove è dunque quello di considerare i mezzi di comunicazione principali come tecnologie che, investendo il linguaggio e il modo in cui vengono utilizzate, coinvolgono anche le strategie di elaborazione delle informazioni che chiunque possiede.[xxvi]

La Rete è un potenziale prolungamento tecnologico dell’immaginario individuale e collettivo. La Rete, entrando nel nostro quotidiano, ne modifica le forme di conoscenza e dà luogo a nuovi contesti di apprendimento.

Antonio Calvani, docente di tecnologie dell’istruzione e didattica all’Università di Firenze, riflettendo sui criteri e sulle indicazioni da offrire agli educatori che vogliano avvalersi della Rete come contesto di approfondimento, ammette che non si tratta di un’operazione semplice.[xxvii]

Il primo nodo da sciogliere è quello di comprendere la tipologia del mondo dell’educazione in Rete. Da un lato vi è la possibilità continua di comunicare e di informarsi, in quanto sempre più aumentano i siti di informazione, ma di fronte a tale complessità si profila anche il rischio dell’eccesso di informazione.

Secondo Calvani “Internet non è un ambiente di apprendimento, è piuttosto un agglomerato straordinariamente ampio di potenzialità aperte per l’apprendimento”.[xxviii] Da qui la necessità di formare persone capaci di agire in Rete a scopo educativo. Ma, al di là dei ruoli specifici, è urgente anche assumere una “pedagogia di Rete” che interessa tutti gli educatori che intendono avvalersi della Rete a scopo didattico.[xxix]

Tapscott, in un articolo apparso su “Telèma”, afferma che un cambiamento all’interno della scuola deve avvenire: “I ragazzi della net generation stanno cominciando a elaborare l’informazione e ad apprendere in modo diverso dai loro genitori”.[xxx] Il modello di apprendimento che egli individua non tende ad imporre l’acquisizione di nozioni, ma considera prioritario che i ragazzi imparino a navigare e a pensare. Egli indica otto percorsi che corrispondono ad altrettanti mutamenti che l’apprendimento interattivo comporta:

dall’apprendimento lineare a quello ipermediale;

dall’istruzione alla costruzione e alla scoperta;

dall’istruzione incentrata sull’insegnante a quella incentrata sullo studente;

dall’assimilare nozioni all’apprendere a navigare e a imparare;

dall’apprendimento scolastico a quello di tutta una vita;

dall’imparare come tortura all’imparare come intrattenimento;

dall’insegnante come trasmettitore all’insegnante come coadiutore.[xxxi]

Assumere un tale paradigma significa accogliere la sfida di realizzare un cambio culturale e sociale inarrestabile. Come educatori siamo responsabili nei confronti dei giovani: dobbiamo fornire loro gli strumenti perché possano abitare il loro futuro.

2.1. Una rivoluzione nella comunicazione

 

“Internet non è un unico ambiente, ma molti ambienti”.[xxxii] Questa affermazione di partenza di Patricia Wallace, Direttrice del Center for Knowledge and Information presso l’Università del Maryland (Stati Uniti), descrive la Rete come contesto di interazione sociale, mostrando le situazioni che più frequentemente vengono identificate come problematiche e aprendo interrogativi sui limiti e sulle potenzialità di Internet proprio come via di comunicazione. Ma forse proprio gli ostacoli della comunicazione hanno abilitato il “popolo della Rete” a inventare nuove forme di comunicazione.

“Internet è del tutto nuovo [nuova] nella storia dell’evoluzione umana ma possiamo renderci conto di quanto influisca su di noi osservando da vicino che cosa accade dal punto di vista psicologico”.[xxxiii] Come ogni altro ambiente di comunicazione in cui gli esseri umani interagiscono, anche Internet può modificare (e di fatto modifica) il loro comportamento, con la marcia in più della creatività e della capacità di sviluppare le modalità comunicative e, di conseguenza, le modalità della relazione.

Nonostante la ricca documentazione di studi a cui attinge l’autrice, essa stessa rileva la “giovinezza” e la “fluidità” del campo di ricerca: “Internet è in continua trasformazione, per cui sarà molto difficile farne l’oggetto di uno studio scientifico, per citare solo il minore dei problemi”.[xxxiv]

La comunicazione mediata da computer ha introdotto alcune caratteristiche originali al panorama comunicativo preesistente.

La molteplicità di espressione nella comunicazione, che permette di trasmettere non solo testi scritti, ma anche suoni e immagini fisse e in movimento.

La Rete come luogo, in quanto in Rete è possibile “incontrare” e “conoscere” persone nuove. È possibile frequentare zone particolari, che rispondono ai propri interessi. Si parla a questo proposito di cyberspazio.

La metafora della Rete come luogo introduce il concetto di presenza sociale, intesa come costruzione di processi di senso che una persona può ricavare dall’interazione con altri grazie a un mezzo di comunicazione.[xxxv]

Qualsiasi interazione in Rete non può che svolgersi all’interno del linguaggio. è costituita unicamente da atti comunicativi: esiste e viene riconosciuto solo colui che comunica.

Il risultato è un processo comunicativo molto complesso, integrato con i limiti e le possibilità del mezzo. In ogni caso, si tratta di un fenomeno sociale, che elude le descrizioni della comunicazione mediata al computer come comunicazione arida e impersonale,[xxxvi] anche perché cosciente. Un sorriso può sfuggire inavvertitamente, o inopportunamente, durante una conversazione faccia a faccia, ma uno smiley deve essere digitato deliberatamente per raggiungere il destinatario.

 

Dietro all’informazione che circola su Internet, ci sono delle persone! Il nuovo millennio si presenta dunque con:

La posta elettronica: che, concettualmente, si situa tra la telefonata e la lettera tradizionale.

Il World Wide Web: sono i siti e costituiscono probabilmente il volto più noto di Internet. Spesso attorno ai siti si raccolgono vere e proprie comunità di utenti, che condividono interessi, passioni, dialoghi.

I Newsgroup e forum: sono bacheche elettroniche dedicate a specifici argomenti. Chiunque, da ogni punto della Rete, può accedervi per leggere i messaggi lasciati dagli altri e inserirne a sua volta.

Le Chat line: sono i canali comunicativi preferiti dai giovanissimi. I partecipanti sono collegati contemporaneamente a una o più “stanze” che rendono possibile una interazione in tempo reale: quanto viene digitato sulla tastiera da uno compare sul video degli altri, che possono a loro volta “parlare” (sempre digitando sulla tastiera) con altrettanta immediatezza.

 

Nicholas Negroponte, fondatore e direttore di Media Lab, è studioso della comunicazione umana e tecnologica. In un’intervista dichiara il telefono invasivo, ma crede nella possibilità dell’e-mail di avvicinare le persone tra loro. Si dichiara dunque favorevole alla posta elettronica perché il messaggio non è interrotto e gli utenti possono spedire una risposta in brevissimo tempo.[xxxvii]

La posta elettronica è un sistema di comunicazione asincrono, che meglio esprime la natura dialogica dello scambio attraverso il computer. Permette di creare contatti epistolari frequenti, a catena, proprio perché sostenuto dalla velocità e dall'informalità del mezzo. Queste due caratteristiche avvicinano la scrittura del messaggio via e-mail al discorso parlato. Ma ciò comporta che lo scambio non si giovi, o almeno non sempre si giovi, delle pause di riflessione e dei tempi lunghi di elaborazione che caratterizzano la posta tradizionale. I tempi di reazione della comunicazione per e-mail, sono più vicini a quelli caldi e immediati della comunicazione orale che a quelli freddi e meditati della comunicazione scritta.[xxxviii]

 

3. Conclusioni e prospettive di ricerca

        

Quanto sia forte l’impatto della multimedialità e della comunicazione attraverso la rete, media per eccellenza del nuovo millennio ce lo afferma la ricerca attuale e le sue prospettive di ricerca.

Circa dieci anni dopo la pubblicazione del lavoro di Hiltz e Turoff[xxxix], Ronald Rice e Gail Love studiarono con le medesime categorie di analisi i contenuti socioemotivi in un campione di messaggi e-mail spediti attraverso CompuServe, un provider a diffusione nazionale.[xl]

La ricerca negli anni seguenti è proceduta con l’obiettivo di studiare più da vicino le dinamiche dell’attrazione e della conoscenza in Rete. In particolare, gli studi di Joseph Walther, orientati ad approfondire l’interazione personale, hanno dimostrato che l’anticipazione di un’interazione futura è un fattore importante anche nel determinare il comportamento online.[xli]

Su tale linea si pongono anche i successivi studi come quello di analizzare i messaggi pubblicati su una bacheca elettronica,[xlii] studiare le relazioni complementari, cioè se un carattere dominante attraeva persone sottomesse e viceversa,[xliii] sull’apprezzamento reciproco e sull’instaurarsi di sentimenti profondi tra persone di sesso opposto,[xliv] sull’umorismo come forza di attrazione interpersonale.[xlv]

Da sempre la persona ha utilizzato la parola scritta per esprimere amore e affetto. Anche la ricerca nel campo psicologico ha abbandonato presto gli esperimenti di laboratorio per studiare direttamente il fenomeno dell’amicizia e dell’attrazione in Rete, cercando quegli spazi in cui si formavano. Dietro le quinte di Internet si condividono storie, ci si ascolta l’uno con l’altro e ci si sente vicini.

I media del nuovo millennio, che ho raccolto attorno alle voci: multimedialità e comunicazione attraverso la rete mi fanno chiudere con una domanda: “Può una multimedialità tecnologicamente impostata migliorare la comunicazione” alla quale dobbiamo rispondere in maniera puntuale e articolata, integrando ipotesi teoriche e riscontri pratici, prospettive innovative e valorizzazione della tradizione.

1)     [1] D. DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato. Come le tecnologie della comunicazione trasformano la mente umana, Bologna, Baskerville, 1993, p. 12.

2)     [1] P. Lévy, Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Milano, Feltrinelli Editore, 1999, p. 17 (tit. or. Cyberculture. Rapport au Conseil de l’Europe. 1997, éditions Odile Jacob).

3)     [1] L. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer. Sociologia delle reti telematiche, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 142.

4)     [1] Cf. J. MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici cambiano il comportamento sociale, Bologna, Baskerville, 1993, p. 12 (tit. or: No sense of place. The impact of electronic media on social behavior, New York, Oxford University Press, 1985).

5)     [1] D. Tapscott, Growing up digital. The rise of the net generation, New York, McGraw-Hill, 1998, preface.

6)     [1] D. DE KERCKHOVE, Nel web l’individuo e la massa non si oppongono più, convivono, in “Telèma” (1999) 17-18, http://www.fub.it/telema/TELEMA18/DeKerc18.html, 08/05/2001, pp. 1-2.

7)     [1] EURISPES, Scheda 33. L’e-commerce in Italia. L’economia del “punto”. Cosa ti compro in Internet, in “Rapporto Italia 2001”, http://www.eurispes.com/r01/scheda 33.htm

8)     [1] Per vivere nella complessità attuale è necessario “educare a una sensibilità umana più che a una razionalità astratta e distante”. La categoria dell’incertezza traduce lo sforzo educativo di formare a porsi continuamente domande sulla realtà quotidiana, a localizzare, riconoscere e utilizzare le informazioni che ci raggiungono, a risolvere i problemi in modo mai definitivo, ma sempre pronti a “ricollocarsi” in nuovi spazi di interazione. Per una più ampia trattazione sul tema, Cf. I. SOARES DE OLIVEIRA, Gestión de la comunicación en el espacio educativo. (O los desafíos de la era de la información para el sistema educativo) in GUTIéRREZ A., Formación del profesorado en la sociedad de la información. Segovia, Universidad de Valladolid - Escuela Universitaria de Magisterio, 1998, p. 39.

9)     [1] Una educazione che non conduca ad amare la vita e a ricercarne il senso, non risponde alle carenze dell’attuale società segnata da esasperato relativismo, da debolezza di significati e di pensiero. Si tratta di ridare protagonismo alla persona, affinché possa esprimersi nella piena costruzione di sé, in dialogo con il mondo e con l’altro.

10)  [1] Essere cittadini oggi significa vivere anche “nella Rete”. Tale metafora offre stimoli per avviare un’educazione alla convivenza, alla tolleranza, alla solidarietà senza esclusione.

11)  [1] Cf. M.R. PARKS - K. FLOID, Making friends in cyberspace, in “Journal of Communication”, 46 (1996) 1 Winter, pp. 80-97.

12)  [1] G. VIALI, Tribù digitali mutanti, in “Internet News”, 7 (2001) 1, p. 65.

[1] MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo. p. 8.

[1]  MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, prefazione.

[1] MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, p. 10.

[1] MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, prefazione.

[1] Lévy, Cybercultura. p. 15.

[1] Lévy, Cybercultura, p. 19.

[1] Lévy, Cybercultura, p. 19.

[1] J. MARTíN BARBERO, Globalización comunicacional y descentramiento cultural, in “Día-logos de la comunicación” (1997) 50, pp. 35.

[1] Lévy, Cybercultura, pp. 31-33.

[1] P. Lévy, I link? Una questione semantica, in “Biblioteca Digitale MediaMente”, http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/prov/010313levy.asp, 24/02/2001, p. 1.

[1] P. C. Rivoltella, Teoria della comunicazione, Brescia, Editrice La Scuola, 1998, p. 244.

13)  [1] DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 9.

14)  [1] Cf. DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 10.

15)  [1] DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 24.

[1] A. CALVANI - M. Rotta, Comunicazione e apprendimento in Internet. Didattica costruttivistica in rete, Trento, Erickson, 2000, p. 7.

[1] CALVANI - Rotta, Comunicazione e apprendimento in Internet, p. 8.

[1] Cf. CALVANI - Rotta, Comunicazione e apprendimento in Internet, p. 8.

[1] D. Tapscott, Critici, smaliziati, sicuri di sé vogliono imparare divertendosi, in “Telèma” (2001) 24, http://www.fub.it/telema/TELEMA24/Tapsco24 .html, p. 1.

16)  [1] Cf. Tapscott, Critici, smaliziati, sicuri di sé vogliono imparare divertendosi. p. 2-5.

17)  [1] P. WALLACE, La psicologia di Internet, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2000, p. 5 (tit. or. The psychology of the Internet, Cambridge, University Press, 1999).

18)  [1] WALLACE, La psicologia di Internet, p. 2.

19)  [1] Cf. WALLACE, La psicologia di Internet, p. 261.

20)  [1] Cf. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer, p. 52.

21)  [1] Cf. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer, p. 60

22)  [1] Reflections of an e-mail user. Interview with Nicholas Negroponte, in “Electronic learning”, 14 (1994) October, pp. 18-19.

23)  [1] CORTELLAZZO, Telefonini cellulari e computer rilanciano la scrittura, ideografica, pp. 102-104.

24)  [1] Cf. S. R. Hiltz - M. Turoff, The network nation: human communication via computer, Cambridge, The MIT Press, 1978.

25)  [1] Cf. R. E. Rice - G. Love, Electronic emotion: socioemotional content in a computer-mediated communication network, in “Communication Research”, (1987) 13, pp. 85-108.

26)  [1] Cf. J. WALTHER, Anticipated ongoing interaction versus channel effects on relational communication in computer-mediated interaction, in “Human Communication Research”, 20 (1994) 4, pp. 473-501.

27)  [1] Cf. G. HULTIN, Mediating the social face: self-presentation in computer communication, tesi di dottorato inedita, Department of Communication, Simon Fraser University, 1993.

28)  [1] Cf. D.C. DREYER - L.M. HOROWITZ, When do opposites attract? Interpersonal complementarity versus similarity, in “Journal of Personality and Social Physicology”, 72 (1997) 3, p. 592-603.

29)  [1] Cf. R. CURTIS - K. MILLER, Believing another likes or dislikes you: behaviours make the belief come true, in “Journal of Personality and Social Physicology”, (1984) 51, pp. 184-190.

[1] Cf. M.B. WANZER - M. BOOTH-BUTTERFIELD - S. BOOTH-BUTTERFIELD, Are funny people popular? An examination of humor orientation, loneliness, and social attraction, in “Communication Quarterly”, (1996) 44, pp. 42-52; N. BAYM, The performance of humor in computer-mediated communication, in “Journal of Computer-Mediated Communication”, http://jcmc.mscc.huji.ac.il/vol1/issue2/baym.html 1 (1995) 2
 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it