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I
media del nuovo Millennio
Introduzione
“Gli
ultimi decenni sono stati dominati da tre importanti mutamenti tecnologici: la
televisione negli anni ’60 e nei primi anni ’70, i computer alla fine
degli anni ’70 e negli anni ’80 ed ora le reti integrate multimediali, che
stanno per farci piombare in un altro mutamento di paradigma”.[i]
L’affermazione di De
Kerckhove ben inquadra il clima di trasformazione che caratterizza il tempo
odierno. Il dilagare della Rete implica cambiamento e continua sperimentazione
di nuovi approcci e metodologie di comunicazione. Insieme alla Rete, cambiano
anche le persone che la abitano, la vivono, la sperimentano.
Il paradigma della
comunicazione in Rete segna l’attualità e si coniuga con nuovi modelli di
interazione sociale, culturale, educativa, economica.
I media
del nuovo millennio si presentano con due caratteristiche spiccate: la
multimedialità e la comunicazione in rete. Una nuova visione filosofica
sottostà a quello che viene indicato da uno studioso moderno come il
“secondo diluvio”.[ii] Multimedialità e comunicazione maturano e
si evolvono nella “società complessa” che ci avvolge, complessa “perché
i suoi elementi sono legati tra loro su piani molteplici, con interessi a
volte convergenti e altre volte in conflitto, e soprattutto perché noi siamo
elementi costituitivi e consapevoli al tempo stesso. La società attuale
comprende anche il sociologo (e, sempre più spesso, l’individuo comune) che
si interroga sulla società attuale e quest’ultimo non può più fare a meno
di tenerne conto, come in gioco di specchi”.[iii]
I nostri
piccoli nascono, vivono e crescono in tale complessità e ne assumono le
contraddizioni. Diventa per noi indispensabile conoscere quali relazioni essi
instaurano con la multimedialità e con la comunicazione in rete, nonché con
le possibilità ad esse collegate.
Mentre
la situazione sociale muta, la comunicazione e l’educazione assumono nuovi
significati.[iv] Difatti, “Per la prima volta nella
storia i giovani sono maggiormente consapevoli e alfabetizzati dei loro
genitori su un cambio determinante e centrale nella società odierna”.[v] I media del nuovo millennio, verso quali
cambiamenti si stanno muovendo? Si arriverà alla tv via Internet? Diminuirà
l'importanza della parola scritta nel web? Si assisterà a un netto predominio
dell'immagine filmata?
A questo
proposito De Kerckhove afferma che: “C’è una continuità misteriosa
nel modo di collegarsi del pianeta, dalla scoperta e dalle prime applicazioni
dell’elettricità. Il telegrafo, il telefono, Internet, il World Wide Web si
sono susseguiti gli uni agli altri, come se fossero stadi di un singolo
sviluppo tecnologico”.[vi]
A noi,
educatori e pastori, viene richiesta apertura nei confronti della novità. Non
si tratta di essere contro o a favore, ma di riconoscere i cambiamenti
qualitativi che derivano dai nuovi media, dal costituirsi di ambienti di
crescita, apprendimento e partecipazione decisamente innovativi. Ci viene
chiesto di “stare dentro” la cultura di oggi interpretandola e sviluppando
prospettive di un nuovo umanesimo.
Un concetto importante
da chiarire è questo: la multimedialità e la comunicazione in rete sono
giovani non solo per la rapida crescita e la diffusione che le hanno
interessate nell’ultimo decennio, ma perché vengono utilizzata soprattutto
dai giovani. Statistiche recenti provano che sono proprio i giovani, e
addirittura i giovanissimi, ad utilizzare maggiormente la Rete come strumento
di comunicazione.
Secondo
il Rapporto Italia 2001 dell’Eurispes, sono quasi dieci milioni, il
20% dell’intera popolazione, gli italiani che entrano in Internet; 4 milioni
quelli che navigano tutti i giorni; 14 milioni coloro che posseggono un
computer. I giovani sono i grandi protagonisti del nuovo mezzo: usano la Rete
per motivi di studio o di lavoro, ma soprattutto per la voglia di comunicare.[vii]
Dei
media del nuovo millennio è necessario parlare per individuare chiavi di
lettura e cercare di tracciare il punto della situazione. È qui che si
collocano queste parole, al tempo stesso cronaca e riflessione.
1. La
multimedialità, medium del nuovo millennio?
La
comunicazione si manifesta attraverso “prodotti finiti”: il discorso, la
lettera, il diapomontaggio. Chiamo
“testo” qualsiasi tipo di messaggio: verbale, scritto, gestuale, mimico,
oggettuale, audiovisivo, massmediale e multimediale. Ovvero estendo il
termine, dal testo formato solo da parole, a tutto ciò che veicola
significato. Così i “testi” di vario tipo, che noi costantemente
produciamo, sono “finestre espressive” di uguale valore. Com’è che non
ci siamo resi conto prima che ci muoviamo in un mondo orientato visivamente,
che siamo più portati a produrre e a scegliere testi visivi come primi testi
che inviano messaggi, e che, soprattutto oggi, in una cultura sempre più
mediata visivamente e uditivamente, codifichiamo e trasmettiamo “testi”
attraverso mezzi tecnologici basati sul visivo e sull’audio? La
giustapposizione poi del dialogo, della musica, dell'azione e dell’immagine
rende alcuni “testi” particolarmente efficaci e coinvolgenti oltre che
veicoli eccezionali di significati. Arrivo alla multimedialità. La
comunicazione si è sempre servita di codici, tra loro tecnologicamente molto
diversi, impossibili spesso da integrare (la stampa di massa e la televisione;
la radio e la fotografia ecc.). Da una manciata di anni viene utilizzato un
codice straordinario che rende possibile farli convergere tutti per trattarli
e distribuirli. Si chiama codice binario. Grazie ad esso, informazioni di tipo
diversissimo come un’immagine fotografica, un testo o un brano di Mozart
vengono codificate o scritte attraverso il linguaggio dei bit, ovvero lunghe
catene di ‘0’ e di ‘1’ e trattate con lo stesso strumento, a volte
arricchito da periferiche: il computer. Così la comunicazione multimediale offline,
che riposa all’interno di un Cd-Rom o sul disco rigido del nostro computer
pronta per viaggiare su Internet e diventare online è, in realtà,
tutta digitale e testi e immagini e musica si intrecciano e comunicano grazie
alla convergenza di tutti i media possibili al digitale. Oggi è realtà una
straordinaria integrazione, nuova e mai pensata prima, fra codici e linguaggi,
che ci incammina verso sentieri appena tracciati che potrebbero regalarci un
vivace e poetico potenziamento della comunicazione interpersonale.
Il fondamento teorico
della comunicazione multimediale
Per capire e definire
meglio la comunicazione sono stati messi a punto, nel corso della seconda metà
del secolo appena trascorso, alcuni modelli. Applico il modello di Shannon e
Weaver (1949) alla comunicazione
multimediale. Qual è la Fonte dell’informazione? Non è né il Cd-Rom né
il computer che legge dati sul Cd-Rom, ma è il creatore del Cd-Rom o il
gruppo che l’ha realizzato. Poi, cosa è il Trasmettitore? Sono gli
altoparlanti attraverso i quali il suono viene ascoltato, è il monitor
attraverso il quale la grafica, il testo e il video sono presentati, è il
modem attraverso il quale i dati vengono inviati. E perché avvenga,
nella multimedialità, il processo di codifica e di decodifica, è
indispensabile un sistema di simbolizzazione o di iconizzazione. Ora scopriamo
perché la comunicazione multimediale è arricchita in maniera mai pensata
prima di linee, colori, immagini e icone visive o sonore. Qual
è il Rumore o la distorsione che viene inevitabilmente introdotta nei Segnali
quando passano attraverso un Canale? È di solito dovuto a un’interfaccia
con metafora ambigua, con testo poco preciso (parlato o scritto), con feedback
non adatto; con icone dal design povero; con immagini e suoni di qualità
scadente. E, finalmente, chi è il Recettore? È la persona che sta offline
oppure online, alla quale il messaggio è destinato. Siamo noi, sono i
nostri ragazzi.
Wilbur
Schramm (1954) – uno dei fondatori della teoria moderna della comunicazione
– ci regala il concetto di “sovrapposizione” dei campi di esperienza del
comunicante e del recettore. Una ricaduta sostanziale per la multimedialità
è questa: utilizzare criticamente testi, immagini e simboli in riferimento al
significato che questi avranno per gli utenti finali.
David
K. Berlo (1960) sviluppa il concetto di comunicazione come processo e non come
sequenza di eventi discreti staccati. Così è per la multimedialità: è
facile elencarne gli elementi, ma la loro semplice presenza non assicura che
un “testo” multimediale sia efficace e bello. L’intero tono, efficacia
ed efficienza del “testo” dipendono dal modo di codificare e decodificare
i messaggi. Inoltre, la scelta dei canali sui quali riposa il contenuto, come
il Cd-Rom o una pagina Web, parole scritte o dette, immagini fisse o in
movimento, sono una decisione importante con conseguenze significative
riferite all’efficacia della comunicazione. L’enfasi di Berlo sulla scelta
del canale porta alla formulazione degli interrogativi:
- Quali materiali devono essere presentati sotto forma parlata? Quali
sotto forma scritta? Quali tipi di suono (musica, effetti) sono più efficaci
in situazioni diverse? Quali tipi di immagini (immagini fisse, fotografie,
disegni o diagrammi, animazioni, video) sono più efficaci ed efficienti per
scopi diversi? A tutt’oggi mancano ricerche sulla procedura migliore da
seguire per realizzare messaggi di comunicazione multimediale.
Un’ulteriore
riflessione di Berlo ci porta ad affermare che l’uso di canali molteplici
aumenta l’efficacia della comunicazione. Difatti, la combinazione di vari
elementi (visivi, audio e testuali) dovrebbe essere utilizzata simultaneamente
ogni volta che è possibile.
Leggere
la multimedialità
La
multimedialità è un mosaico di numerosi media che veicolano informazioni e
conoscenze collegandole fra loro e gerarchizzandole. E facendo questo
coinvolge mente e cuore. La comunicazione multimediale ci raggiunge grazie a
uno straordinario ponte: il sistema nervoso. I sensi, dispositivi impeccabili
in grado di cogliere esattamente le forme, il colore, il sapore, il movimento,
il calore e il profumo del mondo esterno, inviano a miliardi di cellule,
attraverso un dovizioso sistema di nervi, la realtà percepita perché vi
rispondiamo. Per metterci in relazione con l’ambiente circostante, per
adattarci e reagire opportunamente ad esso, catturiamo ed elaboriamo,
attraverso i sensi, molte informazioni, tra cui, oggi, i “testi”
multimediali. La percezione del colore, del movimento, delle distanze e della
forma degli oggetti è compito deputato alla vista, mentre la percezione dei
suoni e dei rumori, con la relativa valutazione dell’altezza, del timbro e
dell’intensità, è compito proprio dell’udito. La vista e l’udito sono
i due sensi a cui si fa, fino ad oggi, maggiore riferimento quando si parla di
comunicazione multimediale. Le misurazioni tomografiche che hanno permesso di
fotografare le zone del cervello quando siamo impegnati con la vista,
l’udito, la parola e la soluzione di problemi sono la prova che il
coinvolgimento dell’attenzione è maggiore quanto più numerosi sono i sensi
stimolati e coinvolti.
Capire i principi fondamentali del comportamento della luce è
indispensabile al comunicatore multimediale, che, con la luce, considera il
colore, elemento-chiave per quasi tutti gli aspetti della multimedialità. Del
colore vanno considerati gli aspetti psicologici, perché il colore, oltre ad
essere uno degli elementi più efficaci per suscitare in noi risposte emotive,
è un potente mezzo di comunicazione. La comunicazione visiva ci offre una
ricchezza incalcolabile di informazioni che poi influiscono sui nostri
atteggiamenti, pensieri, idee, opinioni, sentimenti, comportamenti e azioni. E
questo, il comunicatore multimediale lo sa.
Le stesse onde che si allargano in cerchi concentrici come quando viene
lanciato un sasso in un lago tranquillo, raggiungono il nostro orecchio e ci
fanno sperimentare un cambiamento di pressione o vibrazione che chiamiamo
“suono”. Il suono è forse l’elemento maggiormente legato ai
sensi nella comunicazione multimediale. È un “discorso” comprensibile da
tutte le lingue, che va dal sussurro all’urlo. Offre il piacere
dell’ascolto della musica, la carica avvolgente degli effetti sonori o la
descrizione di un background d’atmosfera. Il suono è capace di
generare emozioni forti e piacevoli. Siamo grandi! La percezione umana del
mondo dei suoni supera di gran lunga la qualità dell’informazione
sensoriale disponibile ad ogni istante. Molti testi multimediali di successo
si fondano fortemente sul suono non come elemento che arricchisce
semplicemente la presentazione, ma come elemento fondante della comunicazione.
1.3. Il coverage
della multimedialità
Prima di accennare
agli ambiti che la comunicazione multimediale copre, sottolineo che i testi
multimediali stimolano l’attitudine indagatrice, la orientano e la tengono
sveglia finché non è stata soddisfatta. L’intelligenza poi si impegna, al
tempo stesso, in operazioni di separazione e interconnessione, di analisi e
sintesi. E proprio in questo sono forti i testi multimediali, dato il loro
aspetto di ipertestualità. Nella comunicazione multimediale offline e online
il sapere disperso e compartimentato viene “linkato” e mostrato in tutta
la sua complessità.
E il coverage
propriamente detto? Cioè gli ambiti che la multimedialità tratta? Usare
tecniche multimediali per insegnare l’aritmetica ai bambini, per vendere
biglietti aerei o per studiare in maniera cooperativa un nuovo esperimento
scientifico è una faccenda diversa di volta in volta, ma dal punto di vista
della tecnologia e della metodologia nonché dei fondamenti teorici, è la
stessa cosa.
Oggi abitiamo uno
scenario che considera fondamentali non le singole discipline, ma le
coordinate da dare all'educazione. Coordinate che attraversano gli insiemi
complessi, i saperi multidimensionali e i problemi essenziali. Per cui
"educare" si traduce nel far acquisire una sensibilità verso i
principi organizzatori della conoscenza che aprono le frontiere tra le
discipline; si traduce nel far raggiungere una sintesi personale della
complessità dei saperi in riferimento alla costruzione di un proprio progetto
di vita. E la comunicazione multimediale trova una collocazione d'eccellenza
in questo scenario. Perché? Proprio perché il processo di pensiero non è
lineare. Sotto la spinta di associazioni emergono concetti, immagini e suoni
diramati nella mappa cognitiva di ognuno.
Poter-imparare-nello-stesso-modo-in-cui-si-pensa
è sostanzialmente l'idea che regge l'introduzione della comunicazione
multimediale nei processi di insegnamento-apprendimento. Inoltre, dato che
l'apprendimento è un processo attivo di costruzione della conoscenza e che
gli utenti capiscono le informazioni offerte dipendentemente da quanto già
conoscono, la comunicazione multimediale permetterebbe di individualizzare il
processo di acquisizione della conoscenza facendo interagire gli utenti con le
nuove informazioni nel modo per loro più significativo e venendo poi incontro
all'esigenza degli stessi di controllare, con il contenuto, anche il processo
di apprendimento.
1.4. L’interattività
L’elemento
che cementa il testo, le immagini, i suoni, i video e le animazioni è
l’interattività. L’interattività rende l’esperienza
dell’esplorazione di un prodotto multimediale avvincente. È la
caratteristica fondamentale della comunicazione resa possibile dai new
media, consiste nella simulazione dell’interazione comunicativa fra
individui. Come si esprime Andy Lippman del MIT, autore del primo videodisco
interattivo, la Aspen Movie Map, “Il modello dell’interattività è la
conversazione piuttosto che la conferenza. In una conversazione, ognuno dei
partecipanti può interrompere l’altro e l’esito finale dello scambio è
imprevedibile”. Altra caratteristica dell’interattività è la rapidità:
le risposte della macchina devono arrivare dentro un lasso di tempo chiamato
convenzionalmente tempo reale, che non supera i due secondi, perché venga
riprodotta l’immediatezza della conversazione. L’interattività si
caratterizza inoltre per il fatto di permettere maggiore possibilità di
intervento da parte del fruitore del testo multimediale sul ritmo e sulla
durata del messaggio.
È
l’interfaccia grafica lo strumento che consente al lettore di interagire con
il titolo multimediale. Il “multimedia” diventa “ipermedia” quando si
dà la possibilità al lettore di navigare attraverso link, cioè
quando i diversi media e i vari contenuti sono interfacciati da
collegamenti diretti grazie ai quali ci si può spostare da un punto
all’altro del testo multimediale. L’interattività, sia multimediale che
ipermediale, mantiene la caratteristica principale di cedere il controllo
della narrazione al lettore.
Come
funziona? Quando faccio clic su un’immagine, una parola o un pulsante, il software
va a vedere se esiste un collegamento ad altri file. Un pulsante può essere
collegato a una nuova pagina, per esempio, oppure può mandare in esecuzione
un file sonoro. Sono proprio questi collegamenti che controllano il
funzionamento delle presentazioni multimediali interattive.
Sono
tanti i modi con cui si interagisce in un titolo multimediale: dalla risposta
a domande dirette fino alla scelta di un percorso passando dal controllo di
audio e video. Tra le diverse strutture di navigazione di un prodotto
multimediale ce ne sono di altamente coinvolgenti e di meno interattive. Le
strutture lineari consentono una limitata capacità di deviare dal percorso
stabilito, mentre strutture non-lineari, gerarchiche e miste, offrono la
possibilità di ricercare in maniera più selettiva e libera le informazioni
desiderate. Se lo strumento di comunicazione con il prodotto multimediale è
l’interfaccia grafica, dell’interfaccia grafica sono elementi vivaci di
comunicazione le “zone calde” che si trovano nelle immagini, nelle icone e
nelle parole del tipo hotwords.
1.5. La multimedialità
per l’online
L’uso
degli elementi multimediali nel web risulta utilissimo in una grande varietà
di campi; l’ausilio di animazioni, grafiche e immagini è fondamentale nella
consultazione di un catalogo o nella esplorazione di un sito di commercio
elettronico e suoni e video sono la base dei cataloghi musicali, da provare
con l’ascolto o la visione prima dell’acquisto. Le linee, i suoni e i
colori sono il punto d’arrivo, preceduto dalla progettazione. Difatti, la
navigazione, e più in generale la struttura logica del sito, devono essere
pensate per una modalità di fruizione diversa da quella dell’offline.
Il punto del discorso, per l’online, diventa identificare il pubblico
per poter definire un’architettura strutturale e grafica adatta. Meglio. Per
poter comunicare con efficacia maggiore.
Gaudeat
illa domus, quando bonus est ibi promus, cioè “Dalla casa si conosce il padrone”. Sostituisco il termine
“casa” con “sito”. Per configurare pagine web, vanno seguite regole
precise di comunicazione che partono dal progettare specificamente per il web.
La pura bellezza plastica di un sito non esiste. Esiste invece la bellezza che
proviene dalla sua buona struttura, dal suo contenuto corretto e interessante,
dalla sua grafica gradevole e “leggera”. Questo mi porta a considerare che
i media del nuovo millennio sono strutturati in vista di una comunicazione più
efficace.
1.6. Alcune
riflessioni in margine alla multimedialità
Il rapporto, che si fa
sempre più stretto, con i media del nuovo millennio, fa affermare gli
studiosi del fenomeno che è indispensabile assumere la categoria della
preventività per operare un’educazione inculturata e una comunicazione
liberante e partecipativa. I nuovi media ci pongono di fronte a una serie di
interrogativi:
come dialogare con le
nuove generazioni nel tempo della Rete?
come educare
nell’era del digitale?
come allevare a vivere
nell’incertezza?[viii]
come accompagnare a
riscoprire il senso profondo della vita?[ix]
come aiutare a
divenire cittadini di questo tempo?[x]
Si fa strada una
consapevolezza: la necessità per gli educatori e le educatrici di ripensare
le modalità educative sulla base degli input che derivano da un contesto
socio-culturale trasformato e in continua mutazione, dal protagonismo dei
media e delle nuove tecnologie.
Essendo
Internet utilizzata in prevalenza dai giovani, approfondire le modalità che
essi utilizzano per la comunicazione in Rete significa evidenziare i rapporti
che le relazioni online hanno con la vita reale, come da essa sono
sostenute e/o rafforzate, e, nello stesso tempo, rilevare come la realtà può
trovare nella Rete un valore aggiunto di condivisione, solidarietà, al di là
delle barriere del tempo e dello spazio.
La
ricerca in questo settore sta dimostrando che la comunicazione online può
essere più comune e più profonda di quella nella vita reale. Due studiosi
dell’Università di Washington, Malcom Parks e Kory Floyd, hanno studiato
alcuni casi di persone che scrivevano regolarmente messaggi ai newsgroup con
l’obiettivo di comprendere la tipologia di coloro che avevano provato a
stringere amicizie in Rete e rilevare la natura delle relazioni instaurate. I
risultati indicano che i due terzi degli intervistati avevano stretto amicizie
con persone incontrate nei newsgroup frequentati non abitualmente; la
maggioranza di coloro che inviava messaggi e partecipava alle comunicazioni
erano uomini; le donne, anche se in minoranza, erano più propense ad
affermare che avevano stretto amicizie online.[xi]
2. La comunicazione
attraverso la rete
Il
cyberspazio è sinonimo di comunità, di spazi in cui ci si rende partecipi
delle proprie idee ed emozioni. La realtà stessa della Rete porta a
comunicare e, storicamente, le comunità virtuali sono nate con lei. Non
poteva essere diversamente. La comunicazione avviene là dove le persone con
il loro comunicare, con l’intreccio di pensieri e di sentimenti, creano al
di sopra del reticolo fisico della Rete un’altra rete doppiamente virtuale. “Si
può dire senza sbagliare, che “dove c’è comunicazione c’è comunità”.
Questo è forse il primo e più importante assioma della disciplina che si
occupa dello studio e dell’osservazione delle comunità online”.[xii]
C’è un altro
elemento importante: occorre anche dotarsi, per affrontare l’incertezza del
nuovo, di una mentalità flessibile, capace di guardarsi attorno e di cogliere
l’utilità di tutto ciò che la circonda; di fare tesoro di tutti gli
strumenti che ha a disposizione, anche quelli che a prima vista sembrano più
strani, pericolosi, inefficaci. Appare opportuno citare, a questo proposito,
la teoria che focaliza la tecnologia della comunicazione e il comportamneto
sociale, elaborata da Joshua Meyrowitz.
Mentre per Marshall
McLuhan i media sono estensione dei sensi e l’introduzione di un nuovo medium
in una cultura ne cambia l’equilibrio sensoriale, per Meyrowitz “il
meccanismo attraverso il quale i media elettronici influiscono sul
comportamento sociale non è un misterioso equilibrio sensoriale, ma una ben
riconoscibile ristrutturazione dei palcoscenici sociali sui quali
interpretiamo i nostri ruoli e, di conseguenza, il cambiamento della nostra
concezione di “comportamento appropriato”. Perché quando cambiano i
pubblici, cambiano anche le rappresentazioni sociali”.[xiii]
La differenza tra
McLuhan e Meyrowitz è che, mentre per il pensatore canadese occorre ritrovare
il fondamento della trasformazione del comportamento sociale delle persone e
della cultura nell’introduzione di un nuovo medium, per il secondo si tratta
di trovare un denominatore comune che colleghi l’interazione faccia a faccia
con i media, in quanto la diffusione massiccia delle nuove tecnologie
implica il ripensare l’assetto di molte occasioni sociali: oggi ci si trova
a contatto con le persone in modi nuovi. Mentre una volta per fare esperienza
di un evento era necessaria la presenza fisica allo stesso evento, oggi non è
più così. Le comunicazioni dal vivo e quelle mediate non sono molto diverse
tra loro. È possibile comunicare “direttamente” con altre persone senza
essere nello stesso luogo. Si è modificato il significato degli spazi sociali
in cui avviene la comunicazione.[xiv]
Meyrowitz
precisa ulteriormente che “i media elettronici ci influenzano non tanto
coi loro contenuti, ma modificando la “geografia situazionale” della vita
sociale”.[xv]
È
dunque necessario ripensare, anche a livello educativo, i luoghi in cui
avvengono le relazioni, gli scambi, perché il dove avviene
l’interazione è sempre meno legato alla conoscenza e all’esperienza.[xvi]
Una seconda visione
che accompagna l’introduzione dei media del nuovo millennio è la concezione
dell’intelligenza collettiva intesa come uso sociale delle nuove tecnologie.
Secondo Pierre Lévy si tratta di riconoscere che attualmente “la
crescita del cyberspazio è il risultato di un movimento internazionale di
giovani desiderosi di sperimentare collettivamente forme di comunicazione
alternative a quelle proposte dai media classici; […] oggi si apre un nuovo
spazio di comunicazione di cui spetta a noi sfruttare le potenzialità più
positive sul piano economico, politico, culturale e umano”.[xvii]
Il
processo di trasformazione a cui assistiamo, rapidissimo, è inarrestabile.
Deve essere accettato come nuova condizione in cui l’essere umano è
destinato a nascere, crescere, scegliere.
I
contatti che, inevitabilmente, la nuova cultura impone favoriscono
l’emergere di un “nuovo universale”[xviii] che, secondo Lévy, “si costruisce e si
estende grazie alla interconnessione dei messaggi tra loro, al loro perenne
riferirsi a comunità virtuali in divenire che vi infondono molteplici sensi
in perpetuo rinnovamento”.[xix]
L’accelerazione
del cambio è forte e genera, spesso, sentimenti di estraneità e di sospetto.
Come difenderci? Come aiutarci a sopravvivere nel nuovo arcipelago globale?
Un
ricercatore colombiano, Jesús Martín Barbero, indica come soluzione per
contrastare la rapidità dell’informazione, che genera saturazione ed
eccesso, e approfondire la comunicazione un duplice passaggio dalla
connessione all’incontro, dall’incontro all’azione.[xx] Un’azione arricchita dall’esperienza di
tutti coloro che partecipano alla connessione.
È, in
altre parole, quanto afferma Lévy quando ritrova nell’intelligenza
collettiva il motore principale della cybercultura e, nello stesso tempo, il
rimedio per non andare alla deriva ed isolarsi nel cyberspazio.[xxi]
La
cultura della Rete, dunque, non azzera o elimina l’identità personale che,
invece, si arricchisce della presenza e vicinanza degli altri internauti.
Infatti, come ha spiegato lo stesso Levy in un’intervista a Mediamente, la
trasmissione della RAI impegnata a diffondere la cultura tecnologica e
multimediale, “L’identità collettiva è innanzitutto qualcosa che
esiste dall’inizio dell’umanità nella misura in cui le persone fanno
parte di tribù, di clan, di famiglie, di nazioni, di regioni. Quel che è
interessante è che oggigiorno le identità collettive non si fondano più
unicamente su criteri di vicinanza geografica ma anche su interazioni che
avvengono a partire da temi, idee, passioni, Da centri d’interesse
diversissimi e assolutamente dislocati. Con la Rete si può dunque parlare di
una “deterritorializzazione” dell’identità collettiva”.[xxii]
Il
rapporto tra mente e media e il sorgere del concetto di intelligenza
connettiva si devono all’opera di Derrick de Kerckhove, che “riflette
sull’influenza dei media nella trasformazione dei set mentali degli
individui. In questo caso lo studio della tecnologia della comunicazione viene
declinato decisamente verso lo studio dei rapporti tra mente e media, nel
tentativo di far vedere come un certo tipo di tecnologia della comunicazione
non produce solo un certo tipo di cultura, ma prima ancora, un determinato
profilo cognitivo dei soggetti che a quella cultura appartengono”.[xxiii]
L’idea
che orienta la ricerca dello studioso canadese, ritenuto l’erede di Marshall
McLuhan, è che le innovazioni tecnologiche operano profonde modificazioni nel
modo di pensare e nella struttura del cervello. Non è solo “adeguamento”
alla novità dove, superato lo sconcerto e l’imbarazzo, ci si abitua e tutto
ritorna come prima, come se nel passaggio da un’era tecnologica all’altra
fosse il mondo esterno a cambiare, e non la persona.
De
Kerckhove afferma che “I nostri occhi sono i nostri sensori sul mondo, ma
è il cervello a compiere ogni atto di mediazione e interpretazione.
Viceversa, sono i nostri occhi a dare al mondo accesso diretto al cervello. In
tal modo, il mondo sfida il nostro cervello ad una interpretazione”.[xxiv] Ciò significa, fondamentalmente, che la
visione del mondo non è oggettiva come pare, il cervello – cioè – non
recepisce tutto quello che vede, ma solo le informazioni utili al suo processo
di elaborazione.
Secondo
De Kerckhove, la nozione di brainframe può aiutare a spiegare il fatto
che le tecnologie “incorniciano” il cervello in una struttura che fornisce
modelli diversi, ma efficaci, di interpretazione.[xxv] Si instaura così un dialogo costante tra il
cervello umano, la tecnologia e la cultura. Il brainframe è diverso
però da un atteggiamento o da una mentalità. Pur strutturando e filtrando la
visione del mondo, esso non è come un paio d’occhiali particolare, in
quanto si localizza nella struttura profonda della coscienza.
Il
metodo di De Kerckhove è dunque quello di considerare i mezzi di
comunicazione principali come tecnologie che, investendo il linguaggio e il
modo in cui vengono utilizzate, coinvolgono anche le strategie di elaborazione
delle informazioni che chiunque possiede.[xxvi]
La Rete è un
potenziale prolungamento tecnologico dell’immaginario individuale e
collettivo. La Rete, entrando nel nostro quotidiano, ne modifica le forme di
conoscenza e dà luogo a nuovi contesti di apprendimento.
Antonio
Calvani, docente di tecnologie dell’istruzione e didattica all’Università
di Firenze, riflettendo sui criteri e sulle indicazioni da offrire agli
educatori che vogliano avvalersi della Rete come contesto di approfondimento,
ammette che non si tratta di un’operazione semplice.[xxvii]
Il primo
nodo da sciogliere è quello di comprendere la tipologia del mondo
dell’educazione in Rete. Da un lato vi è la possibilità continua di
comunicare e di informarsi, in quanto sempre più aumentano i siti di
informazione, ma di fronte a tale complessità si profila anche il rischio
dell’eccesso di informazione.
Secondo
Calvani “Internet non è un ambiente di apprendimento, è piuttosto un
agglomerato straordinariamente ampio di potenzialità aperte per
l’apprendimento”.[xxviii] Da qui la necessità di formare persone
capaci di agire in Rete a scopo educativo. Ma, al di là dei ruoli specifici,
è urgente anche assumere una “pedagogia di Rete” che interessa tutti gli
educatori che intendono avvalersi della Rete a scopo didattico.[xxix]
Tapscott,
in un articolo apparso su “Telèma”, afferma che un cambiamento
all’interno della scuola deve avvenire: “I ragazzi della net generation
stanno cominciando a elaborare l’informazione e ad apprendere in modo
diverso dai loro genitori”.[xxx] Il modello di apprendimento che egli
individua non tende ad imporre l’acquisizione di nozioni, ma considera
prioritario che i ragazzi imparino a navigare e a pensare. Egli indica otto
percorsi che corrispondono ad altrettanti mutamenti che l’apprendimento
interattivo comporta:
dall’apprendimento
lineare a quello ipermediale;
dall’istruzione
alla costruzione e alla scoperta;
dall’istruzione
incentrata sull’insegnante a quella incentrata sullo studente;
dall’assimilare
nozioni all’apprendere a navigare e a imparare;
dall’apprendimento
scolastico a quello di tutta una vita;
dall’imparare
come tortura all’imparare come intrattenimento;
dall’insegnante
come trasmettitore all’insegnante come coadiutore.[xxxi]
Assumere
un tale paradigma significa accogliere la sfida di realizzare un cambio
culturale e sociale inarrestabile. Come educatori siamo responsabili nei
confronti dei giovani: dobbiamo fornire loro gli strumenti perché possano
abitare il loro futuro.
2.1. Una rivoluzione
nella comunicazione
“Internet
non è un unico ambiente, ma molti ambienti”.[xxxii] Questa affermazione di partenza di Patricia
Wallace, Direttrice del Center for Knowledge and Information presso
l’Università del Maryland (Stati Uniti), descrive la Rete come contesto di
interazione sociale, mostrando le situazioni che più frequentemente vengono
identificate come problematiche e aprendo interrogativi sui limiti e sulle
potenzialità di Internet proprio come via di comunicazione. Ma forse proprio
gli ostacoli della comunicazione hanno abilitato il “popolo della Rete” a
inventare nuove forme di comunicazione.
“Internet
è del tutto nuovo [nuova] nella storia dell’evoluzione umana ma possiamo
renderci conto di quanto influisca su di noi osservando da vicino che cosa
accade dal punto di vista psicologico”.[xxxiii] Come ogni altro ambiente di comunicazione in
cui gli esseri umani interagiscono, anche Internet può modificare (e di fatto
modifica) il loro comportamento, con la marcia in più della creatività e
della capacità di sviluppare le modalità comunicative e, di conseguenza, le
modalità della relazione.
Nonostante
la ricca documentazione di studi a cui attinge l’autrice, essa stessa rileva
la “giovinezza” e la “fluidità” del campo di ricerca: “Internet
è in continua trasformazione, per cui sarà molto difficile farne l’oggetto
di uno studio scientifico, per citare solo il minore dei problemi”.[xxxiv]
La comunicazione
mediata da computer ha introdotto alcune caratteristiche originali al panorama
comunicativo preesistente.
La molteplicità di
espressione nella comunicazione, che permette di trasmettere non solo testi
scritti, ma anche suoni e immagini fisse e in movimento.
La Rete come luogo, in
quanto in Rete è possibile “incontrare” e “conoscere” persone nuove.
È possibile frequentare zone particolari, che rispondono ai propri interessi.
Si parla a questo proposito di cyberspazio.
La metafora della Rete
come luogo introduce il concetto di presenza sociale, intesa come costruzione
di processi di senso che una persona può ricavare dall’interazione con
altri grazie a un mezzo di comunicazione.[xxxv]
Qualsiasi
interazione in Rete non può che svolgersi all’interno del linguaggio. è
costituita unicamente da atti comunicativi: esiste e viene riconosciuto solo
colui che comunica.
Il risultato è un
processo comunicativo molto complesso, integrato con i limiti e le possibilità
del mezzo. In ogni caso, si tratta di un fenomeno sociale, che elude le
descrizioni della comunicazione mediata al computer come comunicazione arida e
impersonale,[xxxvi] anche perché cosciente. Un sorriso può sfuggire
inavvertitamente, o inopportunamente, durante una conversazione faccia a
faccia, ma uno smiley deve essere digitato deliberatamente per
raggiungere il destinatario.
Dietro
all’informazione che circola su Internet, ci sono delle persone! Il nuovo
millennio si presenta dunque con:
La posta elettronica: che, concettualmente, si situa tra la telefonata e la lettera
tradizionale.
Il World Wide Web: sono i siti e costituiscono probabilmente il volto più noto di
Internet. Spesso attorno ai siti si raccolgono vere e proprie comunità di
utenti, che condividono interessi, passioni, dialoghi.
I Newsgroup e forum: sono bacheche elettroniche dedicate a specifici argomenti.
Chiunque, da ogni punto della Rete, può accedervi per leggere i messaggi
lasciati dagli altri e inserirne a sua volta.
Le Chat line: sono i canali comunicativi preferiti dai giovanissimi. I
partecipanti sono collegati contemporaneamente a una o più “stanze” che
rendono possibile una interazione in tempo reale: quanto viene digitato sulla
tastiera da uno compare sul video degli altri, che possono a loro volta
“parlare” (sempre digitando sulla tastiera) con altrettanta immediatezza.
Nicholas Negroponte,
fondatore e direttore di Media Lab, è studioso della comunicazione
umana e tecnologica. In un’intervista dichiara il telefono invasivo, ma
crede nella possibilità dell’e-mail di avvicinare le persone tra loro. Si
dichiara dunque favorevole alla posta elettronica perché il messaggio non è
interrotto e gli utenti possono spedire una risposta in brevissimo tempo.[xxxvii]
La posta elettronica
è un sistema di comunicazione asincrono, che meglio esprime la natura
dialogica dello scambio attraverso il computer. Permette di creare contatti
epistolari frequenti, a catena, proprio perché sostenuto dalla velocità e
dall'informalità del mezzo. Queste due caratteristiche avvicinano la
scrittura del messaggio via e-mail al discorso parlato. Ma ciò comporta che
lo scambio non si giovi, o almeno non sempre si giovi, delle pause di
riflessione e dei tempi lunghi di elaborazione che caratterizzano la posta
tradizionale. I tempi di reazione della comunicazione per e-mail, sono più
vicini a quelli caldi e immediati della comunicazione orale che a quelli
freddi e meditati della comunicazione scritta.[xxxviii]
3. Conclusioni e
prospettive di ricerca
Quanto sia forte
l’impatto della multimedialità e della comunicazione attraverso la rete,
media per eccellenza del nuovo millennio ce lo afferma la ricerca attuale e le
sue prospettive di ricerca.
Circa dieci anni dopo
la pubblicazione del lavoro di Hiltz e Turoff[xxxix], Ronald Rice e Gail Love studiarono con le medesime categorie di
analisi i contenuti socioemotivi in un campione di messaggi e-mail spediti
attraverso CompuServe, un provider a diffusione nazionale.[xl]
La ricerca negli anni
seguenti è proceduta con l’obiettivo di studiare più da vicino le
dinamiche dell’attrazione e della conoscenza in Rete. In particolare, gli
studi di Joseph Walther, orientati ad approfondire l’interazione personale,
hanno dimostrato che l’anticipazione di un’interazione futura è un
fattore importante anche nel determinare il comportamento online.[xli]
Su tale linea si
pongono anche i successivi studi come quello di analizzare i messaggi
pubblicati su una bacheca elettronica,[xlii] studiare le relazioni complementari, cioè se un carattere
dominante attraeva persone sottomesse e viceversa,[xliii] sull’apprezzamento reciproco e sull’instaurarsi di sentimenti
profondi tra persone di sesso opposto,[xliv] sull’umorismo come forza di attrazione interpersonale.[xlv]
Da sempre la persona
ha utilizzato la parola scritta per esprimere amore e affetto. Anche la
ricerca nel campo psicologico ha abbandonato presto gli esperimenti di
laboratorio per studiare direttamente il fenomeno dell’amicizia e
dell’attrazione in Rete, cercando quegli spazi in cui si formavano. Dietro
le quinte di Internet si condividono storie, ci si ascolta l’uno con
l’altro e ci si sente vicini.
I media del nuovo millennio, che ho raccolto attorno alle voci:
multimedialità e comunicazione attraverso la rete mi fanno chiudere con una
domanda: “Può una multimedialità tecnologicamente impostata migliorare la
comunicazione” alla quale dobbiamo rispondere in maniera puntuale e
articolata, integrando ipotesi teoriche e riscontri pratici, prospettive
innovative e valorizzazione della tradizione.
1)
[1]
D. DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato. Come le tecnologie della
comunicazione trasformano la mente umana, Bologna, Baskerville, 1993, p. 12.
2)
[1]
P. Lévy, Cybercultura.
Gli usi sociali
delle nuove tecnologie,
Milano, Feltrinelli Editore, 1999, p. 17 (tit. or. Cyberculture. Rapport au Conseil de l’Europe.
1997, éditions Odile Jacob).
3)
[1]
L. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer. Sociologia delle reti
telematiche, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 142.
4)
[1]
Cf. J. MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici
cambiano il comportamento sociale, Bologna, Baskerville, 1993, p. 12 (tit.
or: No sense of place. The
impact of electronic media on social behavior,
New York, Oxford University Press, 1985).
5)
[1]
D. Tapscott, Growing
up digital. The rise of the net generation, New York, McGraw-Hill, 1998,
preface.
6)
[1]
D. DE KERCKHOVE, Nel web l’individuo e la massa non si oppongono più,
convivono, in “Telèma” (1999) 17-18, http://www.fub.it/telema/TELEMA18/DeKerc18.html,
08/05/2001, pp. 1-2.
7)
[1]
EURISPES, Scheda 33. L’e-commerce in Italia. L’economia del
“punto”. Cosa ti compro in Internet, in “Rapporto Italia 2001”,
http://www.eurispes.com/r01/scheda 33.htm
8)
[1]
Per vivere nella complessità attuale è necessario “educare a una
sensibilità umana più che a una razionalità astratta e distante”. La
categoria dell’incertezza traduce lo sforzo educativo di formare a porsi
continuamente domande sulla realtà quotidiana, a localizzare, riconoscere e
utilizzare le informazioni che ci raggiungono, a risolvere i problemi in modo
mai definitivo, ma sempre pronti a “ricollocarsi” in nuovi spazi di
interazione. Per una più ampia trattazione sul tema, Cf. I. SOARES DE
OLIVEIRA, Gestión de la comunicación en el espacio educativo. (O los
desafíos de la era de la información para el sistema educativo) in GUTIéRREZ
A., Formación del profesorado en la sociedad de la información.
Segovia, Universidad de Valladolid - Escuela Universitaria de Magisterio,
1998, p. 39.
9)
[1]
Una educazione che non conduca ad amare la vita e a ricercarne il senso, non
risponde alle carenze dell’attuale società segnata da esasperato
relativismo, da debolezza di significati e di pensiero. Si tratta di ridare
protagonismo alla persona, affinché possa esprimersi nella piena costruzione
di sé, in dialogo con il mondo e con l’altro.
10)
[1]
Essere cittadini oggi significa vivere anche “nella Rete”. Tale metafora
offre stimoli per avviare un’educazione alla convivenza, alla tolleranza,
alla solidarietà senza esclusione.
11)
[1]
Cf. M.R. PARKS - K. FLOID, Making friends in cyberspace, in “Journal
of Communication”, 46 (1996) 1 Winter, pp. 80-97.
12)
[1]
G. VIALI, Tribù digitali mutanti, in “Internet News”, 7 (2001) 1,
p. 65.
[1]
MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo. p. 8.
[1]
MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, prefazione.
[1]
MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, p. 10.
[1]
MEYROWITZ, Oltre il senso del luogo, prefazione.
[1]
Lévy, Cybercultura.
p. 15.
[1]
Lévy, Cybercultura,
p. 19.
[1]
Lévy, Cybercultura,
p. 19.
[1]
J. MARTíN
BARBERO, Globalización comunicacional y descentramiento cultural, in
“Día-logos de la comunicación” (1997) 50, pp. 35.
[1]
Lévy, Cybercultura,
pp. 31-33.
[1]
P. Lévy, I
link? Una
questione semantica,
in “Biblioteca Digitale MediaMente”,
http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/prov/010313levy.asp, 24/02/2001, p. 1.
[1]
P. C. Rivoltella,
Teoria della comunicazione, Brescia, Editrice La Scuola, 1998, p. 244.
13)
[1]
DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 9.
14)
[1]
Cf. DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 10.
15)
[1]
DE KERCKHOVE, Brainframes. Mentre, tecnologia, mercato, p. 24.
[1]
A. CALVANI - M. Rotta,
Comunicazione e apprendimento in Internet. Didattica costruttivistica in
rete, Trento, Erickson, 2000, p. 7.
[1]
CALVANI - Rotta,
Comunicazione e apprendimento in Internet, p. 8.
[1]
Cf. CALVANI - Rotta,
Comunicazione e apprendimento in Internet, p. 8.
[1]
D. Tapscott, Critici,
smaliziati, sicuri di sé vogliono imparare divertendosi, in “Telèma”
(2001) 24, http://www.fub.it/telema/TELEMA24/Tapsco24 .html, p. 1.
16)
[1]
Cf. Tapscott, Critici,
smaliziati, sicuri di sé vogliono imparare divertendosi. p. 2-5.
17)
[1]
P. WALLACE, La psicologia di Internet, Milano, Raffaello Cortina
Editore, 2000, p. 5 (tit. or. The
psychology of the Internet, Cambridge, University Press, 1999).
18)
[1]
WALLACE, La psicologia di Internet, p. 2.
19)
[1]
Cf. WALLACE, La psicologia di Internet, p. 261.
20)
[1]
Cf. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer, p. 52.
21)
[1]
Cf. PACCAGNELLA, La comunicazione al computer, p. 60
22)
[1]
Reflections of an e-mail user. Interview with Nicholas Negroponte, in
“Electronic learning”, 14 (1994) October, pp. 18-19.
23)
[1]
CORTELLAZZO, Telefonini cellulari e computer rilanciano la scrittura,
ideografica, pp. 102-104.
24)
[1]
Cf. S. R. Hiltz
- M. Turoff, The
network nation: human communication via computer, Cambridge, The MIT
Press, 1978.
25)
[1]
Cf. R. E. Rice -
G. Love, Electronic
emotion: socioemotional content in a computer-mediated communication network,
in “Communication Research”, (1987) 13, pp. 85-108.
26)
[1]
Cf. J. WALTHER, Anticipated ongoing interaction versus channel effects on
relational communication in computer-mediated interaction, in “Human
Communication Research”, 20 (1994) 4, pp. 473-501.
27)
[1]
Cf. G. HULTIN, Mediating the social face: self-presentation in computer
communication, tesi di dottorato inedita, Department of Communication,
Simon Fraser University, 1993.
28)
[1]
Cf. D.C. DREYER - L.M. HOROWITZ, When do opposites attract? Interpersonal
complementarity versus similarity, in “Journal of Personality and Social
Physicology”, 72 (1997) 3, p. 592-603.
29)
[1]
Cf. R. CURTIS - K. MILLER, Believing another likes or dislikes you:
behaviours make the belief come true, in “Journal of Personality and
Social Physicology”, (1984) 51, pp. 184-190.
[1]
Cf. M.B. WANZER - M.
BOOTH-BUTTERFIELD - S. BOOTH-BUTTERFIELD, Are funny people popular? An
examination of humor orientation, loneliness, and social attraction, in
“Communication Quarterly”, (1996) 44, pp. 42-52; N. BAYM, The
performance of humor in computer-mediated communication, in “Journal of
Computer-Mediated Communication”, http://jcmc.mscc.huji.ac.il/vol1/issue2/baym.html
1 (1995) 2
|