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INTRODUZIONE
SIGLE
A-B
CA-CO
CO-CU
D-E
F-G
I-L
M-N O-P
R-STA
STR-SV
T-V
PREGHIERA A MARIA
DIZIONARIO
DEI
TERMINI
DELLE
COMUNICAZIONI SOCIALI
Tommaso
Stenico
________________________________________________________
Introduzione
Una Chiesa che non comunica, non evangelizza né fa cultura.
Ciò riflette bene la necessità e l'urgenza per la Chiesa di
essere presente nel panorama del nuovo contesto comunicativo, per non
disattendere alla propria missione.
Gesù è stato un grande maestro della comunicazione. Fu maestro
perché sapeva fare comunicazione e sapeva anche teorizzarla, spiegare come si
comunica e spiegare ai suoi discepoli che si comunica alle masse attraverso le
parabole.
L'esempio docente di Gesù è stato chiarissimo: alle masse si può
parlare soltanto attraverso la narratio:
con dei racconti - appunto - con
delle immagini; infatti soltanto questi entrano nell'immaginario
collettivo.
La Chiesa nei suoi momenti più alti ha sempre cercato di fare
questo, anche chiedendo ai più grandi artisti della storia di inventare delle
parabole, delle immagini, di dipingere secondo le varie tecniche dei diversi
momenti storici in modo da poter parlare alle masse. Non tutti i tempi della
storia della Chiesa sono stati così felici e non sempre la Chiesa è riuscita
a sposare i maggiori strumenti di comunicazione di massa e a mettere il suo
messaggio dentro a questi strumenti. In questo secolo, la Chiesa ha ripreso in
mano questo problema e sta cercando, sempre di più, di riproporre delle
parabole mediatiche.
La Chiesa, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, è persiasa
che i mass media non sono più collaterali all'annuncio del messaggio
cristiano, ma sono centrali. Giovanni Paolo II sostiene
testimonia che il mondo dei mass media è il principale aeropago, la
principale piazza.
La comunicazione è intesa come un fatto centrale in riferimento
alla nuova evangelizzazione che, oltre all'attenzione per i media e al suo
sapiente utilizzo, si impegna per una pastorale organica della comunicazione
sociale.
Per essere nel cuore del progresso umano, partecipe delle
esperienze del resto dell'umanità, per cercare di capirle ed interpretarle,
per risolvere i problemi della comunicazione della fede nella nostra società,
dominata dai mass-media, non è sufficiente la semplice gestione di tali
mezzi, anche i più avanzati. E' indispensabile cogliere la sfida culturale in
cui il nuovo orizzonte comunicativo pone i suoi protagonisti. Si parla,
infatti, di cultura dei media per il fatto che esistono nuovi modi di
comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti
psicologici. La comunicazione, cioè, influenza profondamente le culture del
mondo nel suo insieme.
Questa nuova cultura chiede alla Chiesa di esprimere la sua fede affrontando i
nodi del rapporto tra fede e cultura nel nostro tempo: il rinnovamento della
comunicazione ecclesiale nella cosmopoli dei moderni media.
L'impegno a comunicare in questo nuovo orizzonte culturale,
rimanendo fedele ad un annuncio da consegnare all'uomo di oggi attraverso
forme e modalità nuove, sollecita la comunità dei credenti a strutturarsi
con più attenzione. Per rispondere coerentemente alle sollecitazioni del suo
tempo, infatti, non sono sufficienti estemporanee e pioneristiche iniziative,
ma si è nell'urgenza di delineare una pastorale della comunicazione sociale
che, dopo tante sollecitazioni magisteriali, ha acquistato una precisa identità,
oltre che a rappresentare un nuovo e più preciso obiettivo della
Chiesa.
E' tutta la comunità ecclesiale, infatti, soggetto di una
pastorale mass mediale, pur nella diversità di ruoli e delle competenze. E
così i presbiteri, i religiosi, gli operatori pastorali, gli educatori sono
chiamati a rileggere il proprio mandato nella consapevolezza del nuovo
contesto culturale, per rendere possibile l'annuncio della fede sulle strade
degli uomini.
I Padri del Concilio
Vaticano II nel guardare al futuro e nel cercare di discernere il contesto nel
quale la Chiesa sarebbe stata chiamata a compiere la sua missione, poterono
chiaramente vedere che il progresso della tecnologia stava già «trasformando
la faccia della terra» arrivando perfino a conquistare lo spazio (cfr Gaudium
et Spes, 5). Essi riconobbero che gli sviluppi nella tecnologia delle
comunicazioni, in particolare, erano di proporzioni tali da provocare reazioni
a catena con conseguenze inattese.
Lungi dal suggerire
che la Chiesa debba mantenersi a distanza o cercare di isolarsi dal flusso di
questi eventi, i Padri Conciliari videro la Chiesa essere nel cuore del
progresso umano, partecipe delle esperienze del resto dell'umanità, per
cercare di capirle e di interpretarle alla luce della fede. E' proprio dei
fedeli del Popolo di Dio il compito di fare uso creativo delle nuove scoperte
e tecnologie per il bene dell'umanità e la realizzazione del disegno di Dio
per il mondo.
Questo riconoscimento
di rapidi cambiamenti e questa apertura ai nuovi sviluppi si sono dimostrati
esatti negli anni successivi, perché i ritmi del cambiamento e dello sviluppo
sono andati ancor più accelerando. Oggi, per esempio, non si pensa o non si
parla più di comunicazioni sociali come di semplici strumenti o tecnologie.
Li si considera piuttosto come parte di una cultura tuttora in evoluzione le
cui piene implicazioni ancora non si avvertono con precisione e le cui
potenzialità rimangono al momento solo parzialmente sfruttate.
Da molto tempo la
Chiesa ritiene che i media (stampa,
radio, televisione e cinema) sono da considerare dei «doni di Dio» (cfr.
Pio XII, Lettera enciclica «Miranda Prorsus», AAS, 24, [1957], p. 765). Da
quando venne pubblicata l'Istruzione Pastorale l'elenco dei «doni»,
comprensivo dei mezzi di comunicazione, ha continuato ad allungarsi. Ora,
l'umanità dispone di mezzi quali satelliti, computer, videoregistratori e
sempre più avanzati metodi di trasmissione ed informazione. Il fine di questi
nuovi doni è lo stesso dei mezzi di comunicazione più tradizionali:
avvicinarci l'un l'altro più intimamente nella fratellanza e nella mutua
comprensione, ed aiutarci a progredire nella ricerca del nostro destino umano,
come diletti figli e figlie di Dio.
Ogni giorno che passa
diventa sempre più realtà quella che tanti anni fa era soltanto una visione.
Una visione che prevedeva la possibilità di un concreto dialogo tra popoli
lontani, di uno scambio universale di idee e di aspirazioni, di una crescita
nella conoscenza e nella comprensione reciproche, di un rafforzamento della
fratellanza al di là delle molte barriere al momento insormontabili (cfr.
Communio et Progressio, 181,182).
Con l'avvento delle
telecomunicazioni computerizzate e di quelli che sono conosciuti come sistemi
computerizzati di partecipazione, alla Chiesa si sono offerti ulteriori mezzi
per compiere la sua missione. Metodi di comunicazione agevolata e di dialogo
fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro.
L'immediato accesso all'informazione rende possibile alla Chiesa di
approfondire il dialogo col mondo contemporaneo. Nella nuova cultura del
computer la Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo «credo»
e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può
ascoltare più chiaramente la voce dell'opinione pubblica, ed entrare in un
continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più
tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti problemi
dell'umanità (cfr. Communio et Progressio, 114ss).
Il legame tra questa
considerazione d'ordine generale e la riflessione che vorrei offrirvi in
questa occasione è chiaro e diretto: l'uso di mezzi di comunicazione così
potenti, oggi a completa disposizione dell'uomo, richiede in tutti coloro che
ne sono coinvolti un alto senso di responsabilità. Nelle parole della
Istruzione Pastorale del 1971, i media sono «mezzi di comunicazione sociale
inanimati». Se essi adempiono oppure no allo scopo per il quale ci sono stati
dati, dipende in larga misura dalla saggezza e dal senso di responsabilità
col quale se ne fa uso.
Dal punto di vista
cristiano, gli strumenti di comunicazione sono dei meravigliosi mezzi a
disposizione dell'uomo per allacciare, con l'aiuto della Divina Provvidenza,
rapporti sempre più stretti e costruttivi fra gli individui e nell'intera
umanità. Infatti, grazie alla loro diffusione, i media sono in grado di
creare un nuovo linguaggio che mette in grado gli uomini di conoscersi e
capirsi con maggior facilità, e quindi di lavorare meglio assieme per il bene
comune (cfr. «Communio et Progressio», 12).
Tuttavia, se i media
sono chiamati ad essere veicoli efficaci di amicizia e di autentica promozione
dell'uomo, essi devono essere canali ed espressione di verità, di giustizia e
pace, di buona volontà e carità fattiva, di mutuo aiuto, di amore e
comunione (cfr. «Communio et Progressio», 12 e 13). Se i media servano poi
ad arricchire o ad impoverire la natura dell'uomo, questo dipende dalla
visione morale e dalla responsabilità etica di coloro che sono coinvolti nel
processo di comunicazione e di coloro che sono destinatari del messaggio dei
media.
In questo quadro, ogni membro della famiglia dell'uomo, dal più
semplice consumatore al più importante produttore di programmi, hanno una
responsabilità individuale.
* * *
Il presente Dizionario espone i termini relativi alle
Comunicazioni Sociali attingendo alle seguenti fonti, che nel tempo hanno
conservato e mantengono il loro primigenio e originale valore, tutta la loro
freschezza, in una parola tutta la loro singolare profezia.
q
Inter mirifica. Si
tratta del testo conciliare sulle comunicaizoni sociali, approvato il 4
dicembre 1963. Pur non affrontando una sistematica trattazione dottrinale dei
complessi problemi sollevati dagli strumenti della comunicazione sociale, ed
evitando di proposito questioni ancora controverse, il Decreto è una conferma
che la Chiesa non si estranea dal mondo in cui la Provvidenza l'ha chiamata a
operare. Essa è presente, madre sollecita, non solo tra i suoi figli, ma fra
tutti gli uomini per valorizzare e indirizzare al bene comune nova et vetera. E le disposizioni conciliari in questo settore,
mentre suonano cordiale invito a tutti gli uomini di buona volontà, diventano
un impegno per tutto il popolo di Dio.
q
Communio et progressio:
Trattasi di una Istruzione Pastorale della Pontificia Commissione
per le Comunicazioni Sociali pubblicata il 23 maggio 1971 per espressa
disposizione del Concilio. Essa espone i principi dottrinali e i suggerimenti
per l'azione pastorale, con una impostazione volutamente generale,
tralasciando quindi le determinazioni particolari, che, per la permanente
fluidità e lo sviluppo continuo dei problemi in oggetto, possono essere
precisate soltanto tenendo presenti le concrete circostanze di tempo e di
luogo.
q
Aetatis Novae. Più di un quarto di secolo dopo la promulgazione del Decreto del
Concilio Vaticano II sulle comunicazioni sociali, Inter mirifica, e due decenni dopo l'Istruzione pastorale Communio
et progressio, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha
pubblicato, il 22 febbraio 1992 questa nuova situazione. Lo ha fatto nello
spirito della conclusione di Communio et
progressio: "Il Popolo di Dio, avanzando nei tempi in cui si svolge
la storia umana, ... già scorge con immensa fiducia e caldo amore le
meraviglie che a piene mani gli promette la già iniziata epoca spaziale della
comunicazione sociale".
q
I messaggi per le
Giornate Mondiali delle Comunicaizoni sociali. Con
quest'iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II e celebrata la
prima volta per mandato del Papa Paolo VI il 1° maggio 1967, la Chiesa, che "si
sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia",
ha inteso e intende richiamare l'attenzione dei suoi figli e di tutti gli
uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti
di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la
televisione e tutte le nuove tecnologie informatiche, che costituiscono una
delle note più caratteristiche della civiltà odierna.
Mentre dei Documenti in parola il testo è stato assunto
completamente, per quanto riguarda i messaggi annuali per la Giornata delle
Comunicazioni Sociali è stato prelevato il testo ritenuto più opportuno e
significativo. Vi è da dire che al riguardo di questi documenti la citazione
è più esaustiva
A ben osservare non si può
dire che la Chiesa non abbia portato il suo contributo all'ordinato sviluppo
del mondo della comunicazione: contributo di ispirazione, di incoraggiamento,
di esortazione, di orientamento, di collaborazione. Per questo il Concilio
Ecumenico Vaticano II ne ha fatto argomento di studio e il Magistero
successivo sta a confermare la sollecitudine materna della Chiesa per la
promozione di questi valori umani che il Cristianesimo, assumendoli in sé,
vivifica, nobilita e orienta al fine supremo dell'uomo, facendo sì che al
mirabile progresso tecnico corrisponda un vero e fecondo progresso spirituale
e morale.
Noi formuliamo perciò il
voto che il presente Dizionario dei
termini delle Comunicazioni Sociali costituisca occasione per un pensoso
richiamo ad un risveglio salutare delle coscienze e ad un impegno solidale di
tutti per una causa di così grande importanza nei confronti della quale la
Chiesa riserva da sempre grande interesse.
Dal Vaticano,
16 ottobre 2003
XXV anniversario dell'elezione
di Sua Santità Giovanni Paolo II°
mons. Tommaso Stenico
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