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Il
rapido sviluppo
Veicoli
di conoscenza reciproca, potente risorsa positiva e arma distruttiva capaci di
alimentare ingiustizie e conflitti. I mass media sono per il Papa uno
strumento dalle potenzialità immense con una grande responsabilità nella
formazione della personalità e della coscienza collettiva. Tv e radio,
Internet e Carta stampata assumono multiformi connotazioni il cui obiettivo
deve «sempre essere quello di rendere le persone consapevoli della
dimensione etica e morale della comunicazione».
La lettera apostolica Il
rapido sviluppo destinata ai responsabili delle
comunicazioni sociali si colloca sulla scia del decreto conciliare Inter
Mirifica promulgato da papa Paolo VI nel 1963 ed è l’elogio
e l’ammonimento del Pontefice più mediatico nella storia della Chiesa.
Da sempre sensibile al tema
dell’informazione, Giovanni Paolo II invita i cattolici a «un dialogo
costruttivo per promuovere nella comunità cristiana un’opinione pubblica
rettamente informata e capace di discernimento».
La sfida del nostro tempo, per il Santo
Padre, sta proprio nella promozione di una «comunicazione veritiera e libera,
che contribuisca a consolidare il progresso integrale del mondo». Per questo,
scrive nella lettera, è necessario «saper coltivare un attento discernimento
e una costante vigilanza» che permetta di maturare «una sana capacità
critica di fronte alla forza persuasiva dei mezzi di comunicazione».
L’auspicio del Papa è che prenda piede «un
sistema di gestione in grado di salvaguardare la centralità della persona» e
«il primato della famiglia, cellula fondamentale della società».
Valorizzare i media, dunque, è compito di tutti. A cominciare dalla comunità
ecclesiale, che deve inserire internet e i nuovi media nella programmazione
pastorale attraverso «una sorta di revisione pastorale culturale così da
essere in grado di affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo
vivendo».
Il testo è un omaggio alle tecniche e alle
tecnologie della comunicazione contemporanea, parte integrante della missione
della Chiesa nel terzo millennio. In un’epoca di informazione globale,
infatti, gli strumenti della comunicazione, aggiunge il Papa, «possono
essere usati per proclamare il Vangelo o per ridurlo al silenzio nel cuore
degli uomini».
Ma che cos’è stata l’Inter Mirifica?
* * *
L’Inter
Mirifica compie 40 anni
Che il
Concilio Ecumenico Vaticano II abbia trattato dei mezzi di comunicazione
sociale, o mass media — insieme con i grandi temi che riguardano la
vita interna della Chiesa e i suoi rapporti con il mondo — riconferma la
sollecitudine del Successore di Pietro e dei Vescovi per uno dei problemi del
nostro tempo tra i più gravi e urgenti se si consideri l'incidenza che la
stampa, il cinema, la radio e la televisione hanno sull’orientamento
ideologico e sull’atteggiamento pratico dei singoli uomini e dell'intera
società.
L'interessamento della Chiesa per questa realtà della vita moderna è senza
dubbio anteriore al Concilio. Molti Documenti dei Sommi Pontefici e
dell'Episcopato testimoniano l'attenzione e l'interesse della Chiesa per «queste
mirabili invenzioni che l'ingegno umano e riuscito a trarre dalle forze della
natura, creata da Dio».
Ma il
Decreto Conciliare supera, per importanza, sia per la sede in cui e stato
emanate, sia per la forma solenne della sua promulgazione, sia infine per la
novità dell'impostazione, tutti i precedenti documenti.
L'impostazione del decreto
Il primo
schema, preparato dal Segretariato Preparatorio, era molto più ampio
dell'attuale. Esso venne discusso in Aula Conciliare durante la prima
Sessione e riscosse il consenso quasi unanime dei Padri. Fu allora (27
novembre 1962) approvata una «dichiarazione», in cui si invitava la
competente Commissione Conciliare ad abbreviare il testo pur conservandone i
principi dottrinali e le grandi direttive pastorali, rimandando a una apposita
«Istruzione» le norme più dettagliate.
Il
Decreto, solennemente promulgato al termine della seconda Sessione, risulta
pertanto una sintesi del primitivo progetto, di cui conserva le
caratteristiche essenziali, prima fra le quali l'impostazione positiva del
problema, che viene presentato nella sua dimensione umana e cristiana, con un
esplicito riconoscimento dei valori spirituali che, mediante questi mirabili
strumenti, l'uomo può comunicare a moltitudini di altri uomini e all'intera
società.
L'insegnamento
della Chiesa, anche in questo settore, e valido non solo per i cattolici, ma
per tutti gli uomini di buona volontà, perché e un'applicazione degli stessi
principi naturali, illuminati ed evidenziati dal messaggio cristiano.
Aspetto dottrinale
Pur non affrontando una sistematica trattazione dottrinale dei complessi
problemi sollevati dagli strumenti della comunicazione sociale, ed evitando di
proposito questioni ancora controverse, il Decreto espone nel primo capitolo,
in forma concisa ed essenziale, i principi sui quali si innesteranno le norme
di carattere pastorale.
Precisato il diritto della Chiesa a usare questi strumenti per la diffusione
del messaggio evangelico e a giudicare sul loro retto uso, il Decreto affronta
alcuni temi di particolare interesse.
Uno dei diritti rivendicati oggi, e giustamente, è il diritto
all'informazione. Il Decreto su questo punto è molto esplicito: esso dichiara
che la situazione odierna della società rende l'informazione non solo
utilissima, ma in molti casi necessaria e che ognuno ha il diritto — secondo
le proprie legittime esigenze — di sapere quanto è di comune interesse.
Certo, l'informazione deve essere trasmessa obiettivamente, in modo
conveniente e con il rispetto dovuto ai diritti e alla dignità dell'uomo.
Quanto ai rapporti fra arte e morale il testo conciliare non risolve
speculativamente il problema, ma riconoscendo i diritti dell'arte riafferma
il primato dell'ordine morale oggettivo che supera, non contraddicendoli, ma
armonizzandoli, tutti gli altri ordini.
Accenniamo appena ad alcuni degli altri temi affrontati: l'influenza di
questi strumenti per favorire rette opinioni pubbliche, le responsabilità di
chi trasmette e di chi riceve (lettori, spettatori, ecc.), degli educatori,
dell'Autorità civile, ecc.
Bastano questi brevi accenni a far rilevare l'ampiezza e la complessità dei
temi dottrinali affrontati dal Decreto.
Aspetti pastorali
Nel
secondo capitolo il Decreto assume un carattere più spiccatamente pastorale.
Esso si rivolge direttamente ai figli della Chiesa con disposizioni che
riguardano anzitutto i compiti dei Vescovi, per i quali questa nuova forma di
attività apostolica è da considerarsi parte integrante del loro magistero e
del ministero pastorale.
Un invito pressante viene rivolto a quanti hanno in mano le leve di comando di
questi potenti mezzi a vivificarli di spirito cristiano. E’ un invito che
riguarda soprattutto i laici già impegnati in questo settore, mentre viene
auspicato il moltiplicarsi di uomini preparati e competenti che, oltre a una
solida formazione professionale, conseguano, in apposite scuole e facoltà,
una sicura e adeguata conoscenza della dottrina cristiana.
Una più
approfondita conoscenza dei problemi di questo settore viene auspicata dai
Padri, i quali hanno stabilito che in tutte le scuole cattoliche, nei seminari
e nelle associazioni si incrementino opportune iniziative di istruzione
teorica e pratica sugli strumenti della comunicazione sociale. La Chiesa
dispone che l'insegnamento sul loro retto uso diventi argomento integrante
della formazione cristiana dei giovani e dello stesso clero.
Al fine
poi di coordinare le attività dei cattolici in questo campo, il Decreto
stabilisce che vengano costituiti dai Vescovi appositi Uffici nazionali per la
stampa e per le tecniche audiovisive sull'esempio di quanto ha fatto la Santa
Sede istituendo la Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali.
Il Decreto
Conciliare è una conferma che la Chiesa non si estranea dai mondo in cui la
Provvidenza ha chiamata a operare. Essa è presente, madre sollecita, non solo
tra i suoi figli, ma fra tutti gli uomini per valorizzare e indirizzare al
bene comune « nova et vetera ». E le disposizioni conciliari in questo
settore, mentre suonano cordiale invito a tutti gli uomini di buona volontà,
diventano un impegno per tutto il popolo di Dio.
Il Decreto Inter Mirifica fu approvato da 2131 Padri il 4 dicembre 1963 con
1960 voti favorevoli, 164 voti contrari e 7 voti nulli.
* * *
A
quarant’anni dal Concilio
Inter
Mirifica
orienta e sostiene il mondo della Comunicazione
La Chiesa si e sempre occupata del fenomeno comunicativo. A ragione si può
affermare che la Chiesa stessa nasce da un fenomeno comunicativo. Infatti: la
Rivelazione di Dio al mondo! Il Vangelo è la buona notizia, e quindi anche
comunicazione.
Evangelizzare
è comunicare. La Chiesa lo ha fatto sempre lungo i secoli. E, lungo la
storia, si è servita dei mezzi che la cultura dei diversi tempi offriva per
poter trasmettere efficacemente la Parola che salva.
Il XX
secolo è segnato da un incredibile sviluppo dei mezzi della comunicazione.
L'influsso dei mass media è sempre crescente, e quindi il Magistero della
Chiesa ha rivolto la sua attenzione verso questo fenomeno.
Prima del
Concilio Vaticano II, il Papa Pio XII, nella sua lettera enciclica Vigilanti
Cura (1936), ha analizzato l'influsso di alcuni media sui popoli.
L'atteggiamento del Papa è stato piuttosto difensivo, nel senso che si
sottolineavano le conseguenze negative che la comunicazione di massa
poteva portare con se. Ma l'atteggiamento di Pio XII non era di chiusura di
fronte allo sviluppo di questo settore della società. Lo stesso Papa parlerà
direttamente tramite la radio, utilizzandola quindi al servizio del suo
magistero. Nel secondo documento del suo pontificato sui fenomeni comunicativi
— Miranda Prorsus (1957) — l'apprezzamento del Sommo Pontefice fu
indubbiamente più positivo. Non solo Papa Pacelli considerava i media come
doni di Dio e come partecipazione dell'uomo all'opera creatrice, ma anche come
preziosi strumenti di diffusione del Vangelo. Pio XII non fece altro che
continuare una ininterrotta tradizione ecclesiale, che tentò di approfittare
di quanto di buono c'è in ogni cultura al fine di diffondere il messaggio di
salvezza.
Anche
Giovanni XXIII si occupò, nel suo magistero, dei fenomeni comunicativi.
Tramite la
lettera apostolica Boni Pastoris (1959), Papa Roncalli costituì la
Pontificia Commissione per la cinematografia, la radio e la televisione. E’
stata una manifestazione della consapevolezza della Chiesa riguardante
l’importanza della comunicazione sociale.
Ma come in
ogni campo ecclesiale, anche in quello della comunicazione sociale, l'evento
che segnò una svolta, sempre in concordanza con la tradizione, fu il Concilio
Vaticano II
Di fatto,
il primo documento approvato dall'assise conciliare è stato il decreto sugli
strumenti della comunicazione sociale, Inter Mirifica (4 dicembre
1963). L'influsso sempre più largo e incisivo dei media obbligò i padri
conciliari a prestare attenzione al mondo della comunicazione.
Il decreto
Inter Mirifica prende atto dei mutamenti socio-culturali effettuati dai
media, giudica alla luce del Vangelo questi cambiamenti e sostiene che è un
diritto e un dovere della Chiesa l'utilizzo degli strumenti di comunicazione
sociale per portare avanti il suo impegno evangelizzatore.
Il
documento si apre con una sorta di chiarificazione terminologica: «Tra le
meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l'ingegno
umano è riuscito, con l'aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie
e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano
le facoltà spirituali dell'uomo e che hanno offerto nuove possibilità di
comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti.
Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per
la loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli,
ma le stesse masse e l'intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa,
il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono
essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale » (IM 1).
Entrando
nel merito del testo conciliare al fine di coglierne i contenuti di maggiore
pregnanza possiamo dire che Inter Mirifica consta di due capitoli. Il
primo è dedicato al retto utilizzo degli strumenti di comunicazione sociale.
I padri conciliari han voluto mettere in rilievo la necessaria unione fra la
legge morale e il mondo della comunicazione. L'informazione è necessaria per
la società moderna: anzi, si può parlare di un diritto all'informazione. Ma
questo diritto implica il rispetto della verità, della giustizia e della
carità. Partendo da questo rapporto fra ordine morale oggettivo e mondo della
comunicazione, il Concilio ricorda i doveri degli utenti, dei genitori e dello
Stato di fronte agli strumenti di comunicazione sociale.
Il secondo
capitolo analizza gli strumenti di comunicazione sociale come mezzi di
apostolato. Si rivolge un accorato appello ai laici affinché promuovano
iniziative in questo ambito decisivo della cultura. Inoltre, si incoraggiano
gli educatori a formare, in maniera appropriata, i cristiani nell'utilizzo dei
media e si propone che questo tipo di formazione venga inclusa nella
catechesi.
L'Inter
Mirifica tiene presente l'importanza degli strumenti di comunicazione
sociale per la missione della Chiesa e ritiene che essi sono strumenti adatti
per la predicazione e la diffusione del messaggio salvifico. Perciò, dal
decreto scaturiscono alcune proposte concrete, che con il passare degli anni
si sono rivelate provvidenziali. In concreto, negli ultimi punti (18-23), il
decreto prevede la celebrazione in ogni diocesi di una giornata dedicata alla
comunicazione sociale, affinché si preghi e si aiuti economicamente
l'apostolato della Chiesa in questo campo; si dispone anche la costituzione
fattiva e operativa di un organismo specializzato nell'ambito della Santa
Sede, che possa aiutare efficacemente il Papa nella cura pastorale di questo
settore del mondo dell’umano; si prospetta l'erezione di uffici
specializzati in comunicazione sociale nelle diocesi delle diverse nazioni; e
si annunzia la pubblicazione, nel futuro, di una istruzione pastorale che
metta in pratica le indicazioni dell’Inter Mirifica.
Il fatto di essere il primo documento conciliare porta con sé un privilegio,
ma, forse, anche qualche limitazione. L’Inter Mirifica indica una
strada da seguire: la consapevolezza ecclesiale sull'importanza della
comunicazione sociale appare chiara sin dall'inizio del documento; la
possibilità di approfittare di questi strumenti per fare apostolato è anche
sottolineata senza ambiguità. Però manca forse un accento ancora più forte
nelle libere iniziative dei laici nel promuovere istituzioni, programmi e
piani per umanizzare e cristianizzare questo mondo comunicativo, agendo da
cristiani in comunione con altre persone di buona volontà. Nel decreto si
sviluppa egregiamente il diritto della Chiesa a possedere strumenti cattolici
di comunicazione sociale, ma non si sviluppa con la stessa forza l'interesse
per le libere iniziative dei cristiani nel promuovere i valori del vangelo
all'interno delle strutture non necessariamente confessionali.
Infatti fu necessaria la pubblicazione di altri documenti conciliari per
mettere in rilievo in forma ancora più chiara l'importanza fondamentale
dell'apostolato dei laici battezzati che, senza necessità di far parte di
iniziative ufficiali, agiscano come il lievito nella massa. La costituzione
pastorale Gaudiunt et Spes fornirà una chiave di lettura imprescindibile per
capire il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo — la giusta
autonomia del temporale — e, di conseguenza, anche per aprire nuove
prospettive al mondo della comunicazione.
L’Inter Mirifica è un documento importante non solo per quanta riguarda il
suo contenuto teorico. Ancora più importante e la via che traccia e che
percorreranno Paolo VI e Giovanni Paolo II, nonché le iniziative concrete che
si realizzeranno nel corso di questi due pontificati, ispirati dall'Inter
Mirifica e per indicazione esplicita del primo decreto conciliare.
Paolo VI,
il cui pontificato si identifica con lo spirito del Concilio, sarà il Papa
destinato a mettere in pratica alcune di queste indicazioni. Con la lettera
apostolica In Fructibus Multis (1964) Papa Montini istituì la
Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Paolo VI decise anche di
iniziare la celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
La prima ebbe luogo il 7 maggio 1967. Sin da quella data, i Romani Pontefici
hanno la possibilità di rivolgere al mondo un messaggio direttamente
riferito alla comunicazione sociale. Leggendo questi messaggi pontifici di
Paolo VI, le tematiche più ricorrenti sono: il primato dell'ordine morale nel
campo comunicativo, il ruolo delle comunicazioni sociali nell'opera di
evangelizzazione, la responsabilità dei cristiani di fronte allo sviluppo dei
mass media e il loro servizio alla comunione e al progresso del genere umano.
Un documento di questo Papa che presenta elementi importanti per la
riflessione teologica sulla comunicazione e senza dubbio l'enciclica Ecclesiam
Suam (1964), dove si parla dell'atteggiamento di dialogo da parte della
Chiesa: un dialogo che e comunicazione di verità per la cui irradiazione
nella Chiesa e nel mondo è assai utile il ricorso anche agli strumenti di
comunicazione sociale. Strumenti
che nell'esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi
(1975), vengono
chiamati «le vie dell'evangelizzazione» (45). Non sono, evidentemente, le
uniche vie, ma come scrive il Papa, «la Chiesa si sentirebbe colpevole di
fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi che
l'intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati. Servendosi di essi,
la Chiesa "predica sui tetti" il messaggio di cui e depositaria; in
loro essa trova una versione moderna ed efficace del pulpito» (ibid.).
Il Papa Giovanni Paolo II continua il magistero di Paolo VI, in piena
conformità con le indicazioni emanate dal Concilio Vaticano II.
L'attuale
Pontefice si è riferito innumerevoli volte all'importanza che rivestono
oggigiorno gli strumenti di comunicazione sociale, non solo in quanto mezzi di
apostolato — i media sono indispensabili per portare avanti la nuova
evangelizzazione — ma anche per
capire questo mondo contemporaneo, che ben può essere definito come la «società
della comunicazione».
Innanzitutto
il Papa considera che il mondo ha bisogno di un forte richiamo evangelico. Il
mondo va rievangelizzato. In questo impegno urgente occorre fare attenzione a
un particolare settore dell’Orbe: quello della comunicazione. Sono ormai
famose le parole di Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptoris
Missio: « Il primo areopago del tempo moderno e il mondo della
comunicazione, che sta unificando l'umanità rendendola — come si suol dire
— "un villaggio globale" » (37). Quindi questo universo della
comunicazione si trova in un posto privilegiato: e il primo areopago dove si
deve annunziare la Parola del Signore.
Il richiamo all'evangelizzazione tramite i media non è nuovo. Tuttavia il
Papa sottolinea un altro aspetto che considero originale nella formulazione e
forte nella sottolineatura: non basta utilizzare i media, ma è necessario un
impegno serio da parte della Chiesa per apprendere le tecniche, il linguaggio,
le diverse specificità di questo contesto comunicativo, affinché la sempre
efficace parola divina possa penetrare più profondamente nella cultura
contemporanea.
Giovanni Paolo II, riferendosi ai media, scriveva nell’Enciclica appena
citata che non basta «usarli per diffondere il messaggio cristiano e il
magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa
"nuova cultura" creata dalla comunicazione» (ibid). Parole che
l'esperto polacco in comunicazione Wieslaw Lechowicz commenta così: «Ciò
vuol dire tener presente il modo di comunicare, il linguaggio, le nuove
tecniche e gli atteggiamenti psicologici, perché la trasmissione del
messaggio evangelico sia adatta alla nuova mentalità degli uomini. Lo
sviluppo comunicativo è dunque una sfida per tutta la Chiesa, in modo
particolare nel campo della missione ».
Il Papa attuale, riprendendo una tematica svolta dall'Inter Mirifica,
ha parlato ripetutamente sulla necessita di una adeguata formazione sia da
parte dei professionisti della comunicazione, sia da parte degli utenti. Nelle
esortazioni apostoliche Familiaris Consortio e Christifideles Laici
sottolinea l’intrinseco rapporto che ci deve essere tra libertà e verità
— forse questo binomio liberta-verità e una delle chiavi interpretative di
questo Pontificato — in ogni fenomeno comunicativo, se veramente si desidera
costruire una cultura autenticamente umana. Perciò, è dentro un positive
apprezzamento delle conseguenze culturali che ha portato con se il diffondersi
delle comunicazioni nella società contemporanea, il Papa non manca di
segnalare aspetti negativi che vanno cambiati e messi al servizio della
persona umana.
Nella Centesimus
Annus e particolarmente nell’Evangelium Vitae Giovanni Paolo II
accusa alcuni comunicatori di propagare una cultura della morte — vale a
dire, una anticultura — e di confondere spesso il bene con il male (CA 36;
EV 17 e 24).
Anche Papa Wojtyla, allo stesso modo del suo predecessore, si è servito delle
Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali per diffondere la luce del
Vangelo su questo primo areopago della cultura contemporanea.
Dalla
lettura dei messaggi si può concludere che il magistero di Giovanni Paolo II
si pone in continuità con quello del Vaticano II e di Paolo VI, ma vi si
ravvisa la crescente consapevolezza della necessita di conoscere le leggi del
mondo della comunicazione e l'influsso dei media sulla cultura contemporanea,
in modo tale da poter non solo servirsi di essi per l'evangelizzazione, ma
anche per contribuire a trasformare i media in strumenti posti al servizio di
una cultura umana, dove la dignità della persona sia al centro. Le capacità
comunicative del Romano Pontefice manifestano fino a che punto Giovanni Paolo
II conosce le leggi della comunicazione e dello svolgimento del processo
comunicativo.
Tornando all’Inter Mirifica è da ricordare che tra le indicazioni
concrete si trovava l'elaborazione e pubblicazione di una istruzione pastorale
sulla comunicazione sociale. Nel 1971 il Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali ha emanato l'istruzione Communio et Progressio,
che è da intendersi come una continuazione, un complemento e un
approfondimento del decreto conciliare. La lettura di questo documento fa
avvertire subito che si tratta di una riflessione teologico-pastorale
profonda, fatta a partire dalla realtà del mondo della comunicazione. Realtà
che viene rispettata nella sua giusta autonomia, giacché, citando la Gaudium
et Spes, l'istruzione pastorale ricorda che «è in virtù della creazione
stessa che tutte le cose ricevono la propria consistenza, verità, bontà, le
loro leggi proprie e il loro ordine. L'uomo e tenuto a rispettare tutto do
riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte»
(GS 36; CP 14).
La
consapevolezza della giusta autonomia del temporale, facilmente avvertibile
nelle pagine di questo documento, evita il pericolo di una impostazione troppo
strumentalistica della comunicazione sociale. Si ribadisce il diritto della
Chiesa a possedere mezzi di comunicazione e si insiste nell'opportunità di
approfittare di questi doni di Dio per diffondere la verità del Vangelo. Però,
allo stesso tempo, si tenta di fare un'analisi del fenomeno della
comunicazione, inserendolo in un discorso teologico e antropologico di ampio
respiro, discorso che non appariva con uguale forza nell’Inter Mirifica.
Communio et Progressio mette la comunicazione umana in stretto rapporto
con la comunicazione divina. Se comunicazione è un termine analogico, l'analogato
principale e la comunicazione intra-trinitaria, comunicazione che si
identifica con la comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in una
unica vita divina (ibid., 8). La comunicazione umana, in quanto partecipazione
della comunicazione divina, e finalizzata anche alla comunione di persone. La
riflessione sulla comunicazione si pone cosi all'interno dell'antropologia
del Vaticano II, e in particolare si collega con l'affermazione della Gaudium
et Spes, (così sovente citata dall'attuale Pontefice), secondo la quale
la piena realizzazione della persona umana si raggiunge mediante il dono
sincero di sé: la piena comunicazione comporta la vera donazione di se stessi
sotto la spinta dell' amor e (11).
Da quanto
si è detto più sopra, è facile condividere l'audace affermazione di questa
istruzione pastorale: «Durante l’esistenza terrena Cristo si è rivelato
perfetto comunicatore» (GS 11). Il Verbo Incarnato è il culmine della
comunicazione divina, cioè della Rivelazione, e inoltre, la comunicazione di
Cristo compie perfettamente le due esigenze fondamentali di ogni comunicazione
autentica: quella della verità e quella dell'amore.
Oltre al
fatto, sottolineato ripetutamente, della profondità teologica e antropologica
di questo Documento, nella Communio et Progressio si affronta per la
prima volta la necessita di una comunicazione all'interno della Chiesa.
Gli
strumenti di comunicazione devono aiutare a creare un dialogo costante tra i
membri del corpo vivente di Cristo, sempre in rispetto del deposito della fede
ed in comunione con le autorità.
Communio
et Progressio è un documento molto esteso — esso si compone di ben 187 numeri —,
che si pone in perfetta continuità con l’Inter Mirifica, e che, come si
affermava prima, è un suo complemento e approfondimento. I documenti
posteriori —Aetatis Novae, del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali e gli Orientamenti per la formazione dei futuri
sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale, della Congregazione
per l'Educazione Cattolica — si collocano in stretto rapporto con l'Inter
Mirifica e soprattutto con la Communio et Progressio.
Analizzando tutto questo prezioso magistero ecclesiale che sgorga dalla fonte
inesauribile del Vaticano II, e soprattutto quello più recente, si possono
elencare alcune linee di forza, che caratterizzano la posizione della Chiesa
nella società della comunicazione?
Queste
linee di forza possono essere cosi sintetizzate:
§
lo
sviluppo tecnologico che porto alla società della comunicazione e una
manifestazione della partecipazione dell'uomo al potere creative di Dio, e
rende più facile, se l'uomo utilizza bene le possibilità degli strumenti di
comunicazione, l'unione fraterna e la comunione dell'intero genere umano;
§ il
mondo della comunicazione gode di una giusta autonomia, con delle leggi
proprie e con metodi propri, che fanno si che la comunicazione interpersonale
aiuti alla piena realizzazione della persona nel donarsi agli altri. Perciò,
la comunicazione e per la verità, per la liberta, per la carità;
§
la
comunicazione umana, inter-personale e sociale, ha come sorgente e come
modello la comunione intratrinitaria; quindi, anche la comunicazione umana e
ordinata alla vera comunione;
§
la Chiesa
ha diritto di possedere mezzi di comunicazione e considera necessario, nelle
attuali circostanze socio-culturali, trasmettere il suo messaggio salvifico
anche tramite questi strumenti di comunicazione. Per farlo, e imprescindibile
non solo la fedeltà al vangelo, ma anche la conoscenza delle tecniche e dei
linguaggi del mondo della comunicazione. Perciò, la formazione professionale
in questo ambito va inserita nei programmi e nei piani dell'educazione
cattolica in generate e sacerdotale in particolare;
§
allo
stesso tempo, la Chiesa, esperta in umanità, con materna vigilanza si sforza
affinché il mondo della comunicazione si orienti verso l'autentica comunione
interpersonale, e quindi deplora le deviazioni che purtroppo si verificano
sovente in questo stesso mondo: pornografia, mentalità edonistica, mancanza
di veracità, distorsione della verità, sensazionalismo.
La Chiesa incoraggia non solo i cristiani, ma tutti gli uomini e le donne di
buona volontà, a creare una civiltà dell'amore, in cui le comunicazioni
sociali siano al servizio della comunione interpersonale.
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