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L’avvento
di internet:
trasformazioni socio-culturali e questioni aperte
1. Introduzione
Fra le tecnologie contemporanee dell’informazione e della comunicazione,
quella delle reti telematiche – internet in particolare – ha attirato e
attira notevole attenzione; da più parti se ne sottolineano i caratteri
innovativi, le potenzialità di sviluppo e la capacità di modificare modi di
pensare, attività e stili di vita.
Tale
rumore attorno alla rete ha peraltro promosso, non infrequentemente, approcci
poco meditati, generalizzazioni ingenue, quando non fantasiose profezie.
Stando
così le cose, pare anzitutto utile offrire un quadro generale di riferimento,
all’interno del quale situare e interpretare le nuove tecnologie
dell’informazione e della comunicazione. Lo si farà attraverso un
accostamento all’ambito della comunicazione come sistema ecologico, e
mutuando alcuni modelli interpretativi offerti dalle teorie della diffusione.
Le
comunicazioni consentite da internet costituiscono una estensione della
scrittura elettronica: essa verrà dunque presentata in alcuni suoi aspetti
rilevanti, che ne mostrano differenze e analogie con le precedenti tecnologie
della parola. In particolare, la natura dell’ipertesto chiederà d’essere
analizzata al di qua e al di là d’interpretazioni affrettate o ideologiche.
Ipertestuale
nella sua essenza è la struttura del web, che viene diffusamente preso a
significare, per antonomasia, l’intera rete internet: alla nascita di
internet, ai suoi utilizzatori e ad aspetti connessi con la rilevazione delle
pratiche comunicative più significative è dedicato il paragrafo successivo.
La
realtà del sito web e le sue varie componenti sono oggetto di un breve
approfondimento, inteso a sottolinearne la complessità e a rimarcare la
necessità che chi s’accosta alla comunicazione elettronica lo faccia con
uno sguardo sinottico, e sempre centrato sui destinatari della comunicazione e
sul messaggio da veicolare, piuttosto che sulle tecnologie.
Al
breve paragrafo conclusivo è affidato il compito d’indicare alcuni luoghi
– siti, verrebbe da dire – dove l’attenzione evangelizzatrice intercetta
la riflessione sulla comunicazione elettronica, e la spinge ad accogliere,
secondo modalità nuove, l’unico messaggio di salvezza: “Poiché
l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e
quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono
non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per
loro”(2
Cor. 2, 14-15).
Premesse
2.1. La comunicazione come sistema ecologico
Se
accostiamo la realtà, così misteriosa, delle lingue storico-naturali,
incontriamo sistemi in cui ogni elemento e ogni livello si definiscono anche
nella relazione reciproca.
Nel
sistema verbale italiano, per esempio, laddove il passato remoto non è usato
nella lingua parlata, le forme del passato prossimo o del presente
s’incaricano di supplirne le funzioni, laddove invece un nuovo elemento
s’aggiunge, quelli già esistenti rinegoziano il proprio compito,
contrattando con esso e ri-negoziando fra di loro nuovi confini e ambiti
semantici e pragmatici di utilizzo.
Ogni
cambio linguistico passa attraverso tre fasi distinte: l’innovazione,
che si ha quando chi parla introduce un nuovo strumento linguistico, o
utilizza in modo nuovo strumenti già esistenti; l’adozione, quando
altri utilizzano l’innovazione, considerandola utile per realizzare i propri
intenti espressivo-comunicativi; e il cambio vero e proprio, quando
ripetute adozioni vengono integrate dalla comunità dei parlanti, ed entrano a
far parte della lingua stessa[i].
La
lingua è dunque una realtà in cui tutto si tiene, dove elementi e
livelli differenti sono fortemente interdipendenti, cosicché ogni variazione
per così dire locale ha un effetto significativo sul tutto, imponendo una sua
parziale ristrutturazione. È, detto altrimenti, un sistema ecologico, ad
altissima interdipendenza interna e tale da non consentire alcuna reversibilità
completa: ogni cambiamento ha effetti su tutto il sistema, e non è possibile
tornare a stati di sistema precedenti, come se nulla fosse successo.
Se
questo si può affermare delle lingue storico-naturali, può essere detto
anche della comunicazione umana nel suo complesso: anche qui ogni nuovo
strumento espressivo-comunicativo, ogni nuova tecnologia della parola[ii]
non si presenta mai per pura addizione, a sommarsi a quelle precedenti, ma –
candidandosi all’adozione e all’integrazione sociale – chiede di
definire un proprio spazio nell’areopago comunicativo, imponendone una
riorganizzazione insieme parziale, in quanto gli elementi preesistenti
rinegoziano il proprio ruolo, e totale, dal momento che tutti gli
elementi preesistenti sono coinvolti in qualche modo. Pensiamo, ad esempio, al
caso del telefono cellulare, esso non si è semplicemente aggiunto al telefono
fisso, e non ne ha neppure segnato la scomparsa, ha imposto invece una
riorganizzazione completa dell’uso e delle pratiche della comunicazione
telefonica.
Dunque,
quando nasce una nuova tecnologia della comunicazione – ed è questo
certamente il caso di internet –, e si candida a essere adottata e integrata
nel sistema comunicativo, incontriamo situazioni e fenomeni molto simili a
quelli sopra descritti; essi chiedono un ulteriore approfondimento, che ci
permetterà di affrontarne lo studio in modo più avveduto e adeguato.
2.2. Le teorie della diffusione
Lo
studio sistematico degli schemi abituali di adozione o di rifiuto delle
innovazioni all’interno di una comunità ha dato luogo a un corpus teorico
che va sotto il nome di teorie della diffusione[iii].
Esse
hanno chiarito in modo inequivocabile come l’adozione di una nuova
tecnologia non sia dovuta solamente al suo essere tecnologicamente più
avanzata: tale primato è sicuramente un fattore rilevante, ma non l’unico,
come un approccio ingenuamente positivista tenderebbe a ritenere, né il
primo.
Quando
una nuova tecnologia si presenta suscita numerosi timori e incertezze: tecniche
(sarà affidabile? consentirà di svolgere le stesse attività realizzate
con le tecnologie precedenti, e con la stessa precisione? quando la nuova
tecnologia diventerà a sua volta vecchia?), economiche
(l’investimento richiesto dall’adozione della nuova tecnologia sarà
ripagato adeguatamente?) e sociali (i ruoli sociali ora definiti sono
minacciati? nasceranno dei conflitti? in che modo saranno sanati?).
Conviene,
a questo punto, osservare un uso spesso assai ingenuo di termini come
“vecchio” o “tradizionale” in discorsi a proposito delle “nuove”
tecnologie. Qualcosa è “nuovo” o “vecchio” solo in relazione a un
dato momento storico, e a una comunità specifica. L’uso non avveduto di
tali qualificatori rischia altrimenti di veicolare surrettiziamente
generalizzazioni del tutto indebite. Se prendiamo, ad esempio, l’ambito
della formazione assistita da tecnologie – il cosiddetto e-learning
– spesso si incontrano giudizi come: “le nuove tecnologie consentono di
superare lo schema di lezione frontale tradizionale”, ma qual è lo schema
di lezione tradizionale? quello delle università medievali, del giardino
epicureo, della scuola aristotelica, della classe di scuola media, del corso
aziendale all’aperto? E questo per restare solo nell’ambito della cultura
occidentale. E ancora: che cosa significa “superare”? È importante allora
chiarire (o accertarsi che sia chiaro) a che cosa si fa riferimento, sia in
termini cronologici e spaziali, sia in termini valoriali.
Una
nuova tecnologia si diffonde più facilmente se coloro a cui si presenta ne
percepiscono alcuni attributi: a) un vantaggio relativo rispetto alle
tecnologie precedenti, b) l’essere compatibile con le altre
tecnologie e con le modalità e gli obiettivi operativi, c) una complessità
non eccessiva, d) il poter essere sperimentata prima di decidere
per l’adozione, e) la visibilità degli effetti positivi della sua
adozione.
La
diffusione di un’innovazione in una comunità segue abitualmente un cammino
a ‘S’: a una prima fase di lenta adozione da parte di una minoranza segue
una fase di rapida diffusione, per terminare con una lenta penetrazione a
raggiungere anche le aree meno favorevoli all’adozione. Se consideriamo la
comunità di quanti potrebbero adottare un’innovazione, la possiamo disporre
all’interno di una curva di distribuzione a campana, distinguendo cinque
aree differenti: degli innovatori (2,5%), dei primi acquirenti (13,5%), della
prima maggioranza (34%), della seconda maggioranza (34%), dei
“conservatori” (16%). In generale, tutto il processo di diffusione
richiede abitualmente un lasso di tempo significativo, di circa trent’anni,
pari a quello di una generazione[iv].
Perché
un’innovazione si diffonda devono verificarsi inoltre alcune altre
importanti condizioni extra-tecnologiche, di natura politico/legale:
deve essere ben chiaro il loro status e il quadro giuridico in cui si
posizionano; economica: gli investitori devono avere un vantaggio
economico dalla diffusione della nuova tecnologia; sociale: la nuova
tecnologia deve soddisfare un effettivo bisogno e una spinta sociale.
Conviene
ora brevemente esaminare alcune di queste dinamiche attraverso la
presentazione di un esempio paradigmatico: la nascita e la diffusione della
radio FM (in Modulazione di Frequenza).
2.2.1. Un esempio: la
diffusione della radio FM[v]
La
radio FM è stata inventata nei primi anni Trenta: benché si trattasse di un
mezzo di comunicazione tecnologicamente superiore alla radio AM, rimase poco
diffuso per circa trent’anni, per poi rapidamente superare la radio AM in
poco meno di dieci anni.
I
fattori che ne hanno consentito la diffusione non sono riconducibili dunque
solo, né primariamente, a caratteristiche tecnologiche. Conviene presentarli
brevemente.
Anzitutto
troviamo una mutata situazione legislativa: solo nel 1967 viene redatto negli
Stati Uniti il Public Broadcasting Act, con cui si riservava dello spazio
sulle bande FM per nuove stazioni radio pubbliche.
Vi
sono poi forze sociali: il successo della FM è dovuto in larga parte alla
diffusione del rock’n’roll fra i giovani degli anni Cinquanta e Sessanta.
La radio AM, infatti, era diretta a un pubblico indifferenziato e diffondeva
più che altro musica anni Quaranta; le stazioni FM permettono di raggiungere
invece la nicchia di mercato costituita dai più giovani.
Vi
sono poi forze economiche: aumenta la richiesta di radio portatili dotate di
tecnologia FM e aumentano gli investimenti dei pubblicitari nella FM, poiché
vogliono raggiungere il pubblico giovane attraverso la radio, che, in questo
modo, si rafforza sempre di più. Inoltre, a causa della competizione con la
televisione, la radio AM entra in crisi ed ha profitti sempre più bassi; il
costo ridotto della FM, invece, offre la possibilità di aumentare i guadagni,
attirando in questo modo gl’investitori.
Mentre
gli esperti di mercato degli anni Trenta e Quaranta avevano predetto che la
radio AM sarebbe stata la forma di comunicazione di massa più importante e
profittevole del secolo successivo, negli anni Cinquanta venne predetto che la
radio sarebbe morta. Tutte e due le previsioni si sono dimostrate sbagliate e
si è invece assistito a un’evoluzione della radio.
2.3. Diverse posizioni di
fronte alle tecnologie
Le
teorie della diffusione aiutano, come s’è anticipato, a osservare le
innovazioni e la loro diffusione in un modo più comprensivo e adeguato. Sono
utili, in particolar modo, a superare un approccio – tanto ingenuo quanto
diffuso – alle nuove tecnologie che tende a vedere nel loro succedersi un
cammino lineare e progressivo, segnato solo da guadagni di tipo tecnologico.
In tale prospettiva, la nuova tecnologia vincerebbe sulle precedenti solo
perché è tecnologicamente più avanzata; siamo di fronte a una sorta di
determinismo tecnologico che prende poi sia i colori vivaci dell’entusiasmo:
le nuove tecnologie salvano l’umanità e la portano a stati di perfezione
sempre maggiore[vi];
sia quelli cupi della disperazione: le nuove tecnologie alienano sempre più
l’uomo, e lo asservono a forze estranee e nemiche[vii].
Le
teorie della diffusione, richiamando agli effettivi percorsi di diffusione o
di rifiuto delle innovazioni, richiedono di adottare un approccio di tipo
strumentalista, attento cioè ai benefici reali – quelli
espressivo-comunicativi nel caso delle nuove tecnologie della comunicazione
– in contesti d’uso specifici.
Se
osserviamo in particolare le nuove tecnologie della comunicazione, incontriamo
le caratteristiche e i fenomeni sopra descritti a configurare il processo che
è stato chiamato di mediamorfosi[viii].
È dunque ora il momento di volgerci a una tecnologia della parola che ha
preceduto e che segna in profondità la natura di internet: quella della
scrittura elettronica.
3. La scrittura elettronica
3.1. Alcuni caratteri della scrittura elettronica
L’avvento
della digitalizzazione nelle tecnologie della parola ha portato alla nascita
della complessa realtà della scrittura elettronica. Il testo elettronico è,
anzitutto, un testo inaccessibile direttamente ai sensi, a differenza rispetto
alla scrittura su carta, o su altri supporti, che è direttamente fruibile
dall’uomo. Il testo elettronico richiede invece la mediazione di un software
e di un hardware per la sua riproduzione analogica, altrimenti esso è del
tutto opaco: si tratta di una caratteristica che ha in comune, per esempio,
con il disco di vinile e le audio e videocassette. A tale caratteristica sono
da ricondurre anche l’intrinseca fragilità e la potenziale obsolescenza del
testo elettronico: a ogni volgere di tecnologia, riguardi essa
l’archiviazione o la codificazione dei files, si presentano sia il rischio
della perdita di quanto era stato consegnato alla tecnologia precedente, sia
la necessità di una sua ricodificazione. Se la scrittura cuneiforme ci è
ancora accessibile a distanza di millenni, alcuni testi elettronici registrati
su supporti fisici non più diffusi, e/o codificati da programmi non
compatibili con le attuali piattaforme, risultano inaccessibili anche solo a
distanza di pochi anni.
Un
altro importante effetto della digitalizzazione è la perfetta riproducibilità
del testo elettronico, simile in questo al testo a stampa, in cui originale e
replica non sono distinguibili[ix].
Ma l’immaterialità del testo elettronico lo rende molto più facilmente
trasportabile e replicabile del testo stampato, cosicché – con l’avvento
delle reti telematiche – esso ha ulteriormente perso ogni possibile
localizzazione spaziale; il testo digitale inoltre, e ogni sua parte, è
immediatamente copiabile e replicabile all’interno di altri testi.
Il
testo elettronico è poi modificabile a piacere: ogni intervento di aggiunta,
eliminazione o variazione è consentito; esso è sempre alla portata del suo
autore (e quindi, in un certo senso, sempre incompleto), in questo simile alla
scrittura a mano, ma ancor più duttile di essa, poiché gl’interventi non
lasciano alcuna traccia.
Le
caratteristiche sopra indicate sono tutte condivise dai testi elettronici,
quali – per esempio – quelli prodotti tramite un programma di
videoscrittura. Tali caratteristiche hanno consentito la nascita di
organizzazioni testuali e di combinazioni semiotiche inedite; in particolare,
è alla realtà degli ipertesti e dei prodotti ipermediali che dovremo ora
volgere l’attenzione[x].
3.2. Ipertesti e ipermedia
Per
ipertesto s’intende una struttura in cui elementi testuali diversi (nodo,
o lessia) sono connessi fra di loro tramite collegamenti (link).
Il passaggio da un nodo a un altro è consentito attraverso elementi testuali
che possono essere attivati dal lettore attraverso un comando (abitualmente un
click del mouse). Si tratta dunque di un reticolo testuale, aperto a letture
differenti, dipendenti dalle scelte del fruitore.
Laddove
accanto agli elementi testuali siano presenti elementi iconici, o suoni,
animazioni, filmati, ecc., anch’essi potenziali punti di partenza o
d’arrivo di link, ci troviamo di fronte a ipertesti multimediali. Di
consueto si parla d’ipertestualità includendovi anche la multimedialità, e
in tal senso il termine sarà usato nel seguito del testo.
Conviene
osservare che l’immagine di elementi unitari (ancorché composti da oggetti
appartenenti a diversi codici semiotici: linguistico, iconico, musicale, …)
variamente collegati fra loro tramite link è certamente semplificatoria, e
non rende adeguatamente conto della complessità degli attuali ipertesti.
Invero, l’autore (o gli autori) di ipertesti complessi non produce
abitualmente elementi atomici e legami, ma regole per la creazione dei nodi e
regole per l’attivazione dei link.
Prendiamo
come esempio di ipertesto il sito internet di un’agenzia di stampa. Il
progettista può aver deciso che nella prima pagina (home page) siano
presenti le ultime tre notizie diffuse, e che vi sia anche la fotografia
collegata all’ultima notizia, se disponibile; ha progettato inoltre che vi
sia un link verso l’indice di tutte le notizie pubblicate quel giorno, uno
verso quelle pubblicate nella settimana, uno verso l’indice delle notizie di
argomento religioso, e così via. Com’è chiaro, ciò che il fruitore troverà
sarà qualcosa, a volta a volta, di completamente inedito, imprevedibile da
parte del progettista. Gli ipertesti cosiddetti adattativi consentono livelli
di progettazione ancor più dettagliati, a dipendenza per esempio dalle
fruizioni precedenti (è il caso dei siti di commercio elettronico che
riconoscono il cliente; o di formazione, in cui certe aree dell’ipertesto
sono svelate solo dopo il superamento di alcuni test), o da alcune
caratteristiche del fruitore (il caso di siti che offrono una versione
ottimizzata a seconda del software e dell’hardware utilizzati, oppure che
presentano una “localizzazione” linguistico/culturale diversa a seconda
della provenienza del lettore), o da alcuni suoi comportamenti specifici (il
caso tipico dei motori di ricerca, che espongono pubblicità specifiche
collegate a determinate ricerche).
Poiché
il progettista/autore[xi]
dell’ipertesto non definisce, almeno in generale, un percorso unico
preferenziale di fruizione (a differenza dell’autore di un testo a stampa,
che individua abitualmente un percorso di fruizione canonico[xii]),
è il fruitore a decidere, attraverso le scelte navigazionali, il suo percorso,
per questo egli è sempre anche, in qualche modo, co-autore. Peraltro, dire
che la fruizione dell’ipertesto non è lineare significa che esso consente
fruizioni lineari diverse, non che consenta una sessione di fruizione non
lineare.
Il
fatto che sia compito del lettore determinare l’ordine di fruizione (e
dunque, nei termini della retorica antica, insieme la dispositio e l’actio[xiii])
non significa affatto, come talvolta si è equivocato, che
l’autore/progettista dell’ipertesto sia più debole, e che proprio nella
sua debolezza risieda la ragione di un maggior potere del lettore. Al
contrario, il maggior potere del fruitore è dovuto al fatto che
l’autore/progettista dell’ipertesto è più forte, e può perciò, se
vuole, consentire ambiti maggiori di scelta; ma può anche imporre vincoli più
stretti; si pensi, per esempio, a cd-rom ipermediali dove il lettore è
costretto a fruire ogni volta, per numerosi secondi, dei titoli di testa:
nessun libro è in grado d’imporre a ogni fruizione la lettura della propria
copertina, oppure si pensi al già citato caso di ipertesti per la formazione,
dove la stessa presenza di alcuni contenuti può essere nascosta al fruitore
finché egli non abbia superato certe prove: di nuovo, nulla di simile è
consentito nella tecnologia del testo a stampa.
Quanto
sopra detto aiuta a capire che la responsabilità dell’autore/progettista
dell’ipertesto è particolarmente elevata: la libertà che egli offre al
fruitore, infatti, sarà scelta autentica, e non un cieco andare a tentoni,
solo a condizione che le scelte progettuali siano adeguate, e pongano il
lettore nelle condizioni ottimali per operare scelte di navigazione
consapevoli. Ma su questo tema, e su altri connessi alla natura
dell’ipertesto, dovremo tornare più oltre, accostando la multiforme realtà
di internet, e del world wide web in particolare.
4. Internet
4.1. Cenni di storia
Internet ha le sue origini nel campo militare. Tutto inizia nel 1957 quando
gli Stati Uniti d’America creano un’agenzia alle dipendenze del Pentagono
con lo scopo di stimolare e finanziare la ricerca in settori con sbocchi
militari; nel 1958 nasce dunque l’ARPA (Advanced Research Project Agency)
con sede a Washington; all’inizio si occupa di ricerca aerospaziale, ma poi,
quando questo settore passa alla NASA, rivolge le ricerche unicamente
all’ambito dei calcolatori.
Uno
dei primi progetti sviluppati dall’ARPA è la creazione di una rete di
collegamenti fra i maggiori centri di ricerca universitari nel settore
informatico. Integrando spunti e ricerche sviluppati anche in altri centri,
nel 1965 nasce Arpanet, per la comunicazione fra i vari computer dei
laboratori universitari. Nel 1969 inizia la fase esecutiva di Arpanet, che
collega quattro università: lo Stanford Research Institute, le università
della California, di Santa Barbara e dello Utah.
Nel
1972 nasce la posta elettronica e il simbolo “@”, adottato per
differenziare i messaggi che devono uscire e andare in rete da quelli
indirizzati alle caselle di posta del computer locale; dopo soli due anni il
75% del traffico su Arpanet è costituito da messaggi di posta elettronica.
Sia Arpanet sia la posta elettronica s’ingrandiscono e nel 1975 si forma il
primo gruppo di discussione basato sull’e-mail.
All’inizio
degli anni Settanta, con la continua crescita di Arpanet, sorge il problema di
rendere possibile la comunicazione anche fra reti basate su tecnologie
diverse. Nel 1974 nasce, per corrispondere a questa esigenza, il protocollo di
comunicazione TCP (Transmission Control Protocol), basato sulla commutazione
di pacchetto e indipendente dall’hardware. Nel 1978 si ha un ulteriore
sviluppo del protocollo di comunicazione, viene creato il protocollo IP che
affianca il TCP con compiti precisi: il TCP si occupa della creazione e del
controllo dei pacchetti, mentre l’IP si occupa dell’instradamento dei
dati. Insieme formano il protocollo TCP/IP che diventa lo standard della rete
Arpanet.
Nel
1983 Arpanet, per motivi di sicurezza, viene divisa in due parti: una militare
(chiamata poi Milnet) e una scientifica, che mantiene il nome Arpanet e alla
cui espansione non vengono posti limiti: nasce internet (International Network[xiv]).
Sempre nel 1983 s’inizia a individuare i computer principali sulla rete con
un nome e non con un numero; viene così creato il DNS (Domain Name Service),
che suddivide l’intera rete in settori, domini, a loro volta divisi in
sottodomini, e così via per più livelli.
Tra
la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta nascono i primi motori di
ricerca, come Archie o Gopher. Nel 1989 viene pubblicato il primo documento in
cui si fa riferimento a un nuovo sistema ipertestuale per facilitare la
condivisione d’informazioni fra i gruppi di ricerca: prende così inizio il
www (world wide web) e il linguaggio html (hypertext markup language).
Nel
1992 viene progettato il browser www Viola, e nel 1993 compare il browser
Mosaic, che si diffonde rapidamente rendendo internet di facile utilizzo anche
per i non specialisti.
Da
quel momento fino ai giorni nostri la diffusione di internet ha visto uno
sviluppo notevolissimo.
4.2. Chi usa internet
Com’è
chiaro, non è affatto facile offrire dati attendibili su quante persone
abbiano accesso a internet; secondo alcuni tentativi di quantificazione, si
tratterebbe di oltre 407,1 milioni di persone[xv].
Il
fatto che internet offra la possibilità tecnica di trasmettere e ricevere
dati in tutto il mondo, in tempo reale, non significa che tale possibilità
sia oggi offerta a tutti. L’angolo visuale dei paesi economicamente più
sviluppati può anzi indurre a sovrastimare la diffusione dell’accesso alla
rete. L’arretratezza tecnologica e la mancanza d’infrastrutture non è
comunque l’unica ragione che inibisce l’acceso a internet: in alcuni paesi
infatti – si pensi alla Cina e a certi paesi arabi – l’accesso è
limitato anzitutto per ragioni politico/ideologiche[xvi].
4.3. Alcune caratteristiche del
testo elettronico online
Come
s’è anticipato, la struttura del web è essenzialmente ipertestuale. Il suo
connettere un numero elevatissimo di computer e ancor superiore di risorse,
rende tale ipertesto aperto – senza, cioè, confini fissi – e in continuo
e tumultuoso cambiamento.
Il
testo elettronico online rimane poi, a differenza da quello distribuito su
supporti come i cd-rom o i dvd-rom, a disposizione del suo autore, che lo può
modificare, incrementare o ridurre a suo piacimento. Se il testo a stampa, una
volta “licenziato” dal suo autore, gode in qualche modo di una vita
propria, e non può essere richiamato nel nulla o alterato a piacimento,
quello elettronico online è sempre a disposizione del suo autore per ogni
intervento, anche quelli più radicali della sostituzione e
dell’eliminazione.
Un
ulteriore carattere del testo elettronico, che la messa in rete ha
particolarmente enfatizzato, è quello dell’interattività. Se l’ipertesto
può integrare funzioni che consentono di reagire diversamente a diversi input
del fruitore, la connessione in rete consente a lettore e autore di comunicare
direttamente – via posta elettronica, chat o in altro modo – offrendo così
uno spazio aperto al dialogo.
Un’ulteriore
importante caratteristica da considerare è quella della possibilità di
personalizzazione del testo, sulla base di caratteristiche del fruitore; è
così possibile offrire servizi – d’informazione e non – particolarmente
mirati e su misura.
L’esperienza
del testo elettronico online è poi fortemente segnata da numerosi altri
fattori di tipo tecnico/commerciale: dimensioni del monitor, disponibilità di
periferiche, software installato, ecc, e psicologico: familiarità con gli
strumenti informatici, fruizione individuale, e così via.
4.4. La gerarchia delle fonti
Internet
ha riproposto una situazione simile a quella che si è verificata quando
nacquero le radio[xvii].
Per ascoltare una trasmissione radio ci vuole un apparecchio ricevente che
consenta di operare la sintonizzazione e di modificare il volume; lo stesso
apparecchio e la stessa procedura danno accesso ai programmi di
stazioni radiofoniche assai diverse per qualità di contenuti e per
destinatari a cui si rivolgono. Questa situazione comportò in principio un
notevole smarrimento da parte degli ascoltatori: come distinguere infatti fra
le varie emittenti quelle di qualità? La gerarchia delle fonti che si era
costituita nella stampa appariva d’improvviso destabilizzata verso
un’indifferenziazione pressoché totale: dappertutto solo suoni e parole
accessibili attraverso lo stesso strumento tecnico.
Invero
a noi oggi è piuttosto chiaro, almeno per alcune emittenti radiofoniche, che
cosa ci possiamo aspettare in termini di contenuti e di qualità, e sappiamo
quindi ricostruire con una certa sicurezza una gerarchia delle fonti anche in
questo ambito.
L’avvento
di internet ha creato una situazione assai simile: tutto è accessibile
attraverso lo stesso hardware (il computer collegato alla rete) e lo stesso
software (il browser), in una rete apparentemente piatta e indifferenziata. Ma
anche qui, come nel caso delle radio, fornitori di informazioni o di servizi
di buona qualità tendono ad attestarsi e ad acquistare una buona reputazione,
differenziandosi così dalla massa di comunicazioni di scarsa o nulla qualità.
Si tratta, sia chiaro, di un processo che richiede tempo, e con un esito
ancora largamente incerto; è certo, però, che chi s’impegna a migliorare
la qualità della propria comunicazione elettronica potrà sicuramente
acquisire una posizione migliore e più autorevole agli occhi dei fruitori.
Il
tema della gerarchia delle fonti è strettamente collegato con quello
dell’effettiva fruizione delle informazioni disponibili sulla rete: ciò per
cui esse possono diventare, da mera possibilità di comunicazione,
comunicazione autentica. A questo tema dobbiamo ora volgere l’attenzione.
4.4.1. Fra grammatiche e
comunicazione
Se
riprendiamo il modello delle lingue, possiamo caratterizzarle come una
tradizione storica del parlare propria di una certa comunità umana in un
certo periodo[xviii].
Lo
studioso della lingua, incontrando comunità che scambiano sensi attraverso
suoni (e grafemi), studia il rapporto misterioso che consente il cammino dal
suono al senso e viceversa; all’oggetto e ai frutti di questo studio viene
spesso dato il nome di grammatica. Dunque, di norma, prima vengono
le persone e le comunità che comunicano parlando una lingua – che serve
loro per vivere[xix]
–, e poi vengono le grammatiche.
Con
la nascita del mezzo di comunicazione elettronico, e della comunicazione
mediata da computer, in molti hanno proposto regole e stili di comunicazione,
in qualche modo delle grammatiche, prima che tale comunicazione fosse
effettivamente usata da comunità stabili per corrispondere a bisogni
effettivi.
Seguendo
tali “grammatiche” – piuttosto prescrittive di possibili
comunicazioni che descrittive di comunicazioni reali – sono stati
realizzati numerosi esperimenti sul testo elettronico; in particolare, da
molte parti si è creduto di trovare nella comunicazione ipertestuale online
una forma di comunicazione frammentaria, aperta a un’indefinita deriva
segnica, lontana da ogni posizione veritativa[xx]. Il web avrebbe proposto
una sorta di alchemico solve et coagula in cui ogni differenza di senso
verrebbe meno e ogni senso si collegherebbe al proprio contrario senza
soluzione di continuità; una costruzione collettiva del senso senza soggetti,
senza limiti né criteri di discernimento.
È
importante, a tale proposito, chiedersi se tali sperimentalismi e/o ipotesi
interpretative abbiano condotto a effettive tradizioni comunicative –
abbiano cioè prodotto testi usati da comunità numerose e stabili per
corrispondere a esigenze comunicative – o siano piuttosto rimasti delle mere
possibilità (delle virtualità) comunicative: in qualche modo solo
delle grammatiche potenziali, che aspirano a trovare chi le usi per
comunicare.
A
questo proposito la riflessione sulla comunicazione online può giovarsi
dell’esperienza acquisita nell’ambito della cosiddetta new economy.
Dopo una prima fase, assai tumultuosa, in cui numerosi operatori si sono
presentati sul mercato proponendosi come affidabili e capaci d’offrire
prodotti e servizi di qualità, con il passare del tempo alcuni hanno mostrato
che si trattava piuttosto di un desiderio di operare nel nuovo mercato che di
una capacità o esperienza effettiva: molti sono i siti che si auto-presentano
come siti di commercio, ma assai meno quelli che riescono a commerciare, e
meno ancora quelli che fanno profitto. Mentre in un negozio reale è più
facile capire se si tratti di un negozio curato e frequentato (e
potenzialmente affidabile), nel mondo virtuale è assai maggiore la possibilità
di apparire quello che in realtà non si è affatto.
Nell’ambito
della comunicazione elettronica si è assistito e si sta assistendo a un
fenomeno analogo: moltissimi tentativi di comunicazione sono sorti, dando
corpo – per così dire – a “grammatiche” differenti, ma solo pochi
stanno mostrando la capacità di trovare destinatari reali, non solo qualche surfer
distratto e occasionale, ma una comunità stabile ed estesa di fruitori.
Come
nell’ambito del commercio elettronico, anche nel mercato comunicativo molti
nuovi modelli sono consentiti dal medio elettronico, ma allo studioso della
comunicazione, così come a chi desideri comunicare effettivamente, è chiesto
di studiare anzitutto le pratiche migliori: quelle veramente efficaci ed
efficienti.
Conviene
mostrare ora, attraverso alcuni esempi, come la comunicazione online tenda a
selezionare alcune pratiche comunicative a discapito di altre, in particolare
promovendo quelle che raggiungono un’effettiva comunità di fruitori.
4.4.2. Comunicazione online e
comunità di fruitori: alcuni casi
Molti
motori di ricerca basati su strumenti automatici d’indicizzazione e di
acquisizione delle pagine faticano a gestire in modo adeguato la massa di dati
disponibile sulla rete; in particolare, le risposte che riescono a offrire
alle ricerche diventano sempre meno precise e complete[xxi].
I motori di ricerca meglio equipaggiati per superare questa situazione
fisiologica di stallo sono quelli che – in un modo o nell’altro – fanno
riferimento alla comunità dei fruitori, a indicatori della presenza, al di là
e al di qua dello strumento elettronico, di persone coinvolte nella
comunicazione. Le modalità di questa rilevazione sono diverse: si va
dall’analisi diretta dei contenuti del sito fatta da recensori umani, che
cercano di selezionare solo i siti che corrispondano a certi standard di
qualità (si pensi a Yahoo[xxii]
o ad About[xxiii]), all’ordinamento
delle risposte in base al pagamento da parte del gestore del sito stesso[xxiv].
Un’altra
modalità è l’esclusione della registrazione automatica di siti nel motore
di ricerca, operata per esempio da Altavista, che ha iniziato a consentire
solo la registrazione manuale: anche qui un indicatore chiaro di volontà
effettiva di comunicare da parte di qualcuno.
La
presenza di una comunità di fruitori è rilevata anche attraverso la
cosiddetta link popularity: il numero cioè di link che puntano verso
un sito; si tratta di un indicatore – usato per esempio dal motore di
ricerca Google[xxv]
– che segnala la popolarità del sito stesso, e induce a ritenere che un
sito sarà tanto più frequentato quante più strade vi conducono.
Un’ulteriore
traccia di una comunità di fruitori ampia e stabile è registrata dal
servizio Alexa[xxvi]:
chi ne utilizza il software comunica al servizio ogni suo movimento in rete;
Alexa accorpa poi i dati, e indica al navigatore che sta visitando un sito
quali altri siti sono abitualmente frequentati da chi visita quel medesimo
sito. Si tratta d’indicazioni assai pertinenti, spesso molto più
interessanti di quelle che può offrire un sistema automatico
d’indicizzazione, a tal punto che i due browser più diffusi hanno integrato
la funzionalità offerta da Alexa.
4.5. Le varie dimensioni di un
sito web
Quanto
sopra detto ci aiuta ad accostare il tema della comunicazione elettronica con
particolare attenzione al destinatario concreto, ai suoi interessi e al suo
bisogno di senso. Si tratta di un’attenzione molto cara alla tradizione
cristiana: si pensi, per esempio, a quanto sant’Agostino d’Ippona,
certamente uno dei maggiori esperti di comunicazione dell’antichità,
scriveva nel De Doctrina Christiana: “Cosa giova infatti una
scrupolosità nel parlare che non sia seguita dalla comprensione di chi
ascolta, (mentre l’unica ragione del parlare non è assolutamente altra che
questa)? Se cioè costoro per i quali noi parliamo in effetti non capiscono il
nostro dire?”[xxvii].
Una
breve ricognizione delle principali modalità di comunicazione consentite da
internet aiuterà a mettere a fuoco meglio questo tema. In particolare ci
dovremo ora occupare dei siti internet.
Ancorché
null’affatto coestensivo con internet, il world wide web è stato ormai
assunto, per antonomasia, a indicare la totalità della rete. La sua natura
ipertestuale si organizza attraverso “luoghi” particolari: i siti. Nella
conversazione quotidiana non vi è abitualmente difficoltà nell’intendersi
quando si parla di un sito web, ma quando si cerca di darne una definizione
univoca e comprensiva il compito si manifesta subito assai arduo.
Ciò
che segue non è tanto un tentativo di corrispondere a un’esigenza
definitoria, quanto piuttosto una mappa delle dimensioni coinvolte dalla
comunicazione elettronica tramite internet, che aiuti ad accostarla in modo più
consapevole sia come fruitori che come progettisti o realizzatori.
Ma
prima di accostare l’oggetto “sito web”, ci possiamo aiutare, per
tracciare una mappa, con un esempio tratto da un ambito volutamente assai
distante: pensiamo a un ristorante. Esso è, in primo luogo, (1) un insieme
di oggetti commestibili: cibi e bevande cucinati e servite in un certo
modo; in realtà, tali oggetti richiedono (2) altri oggetti, grazie ai
quali solamente sono confezionati e fruiti: piatti, bicchieri e posate, tavoli
e sedie, la cucina con le sue attrezzature, lo stesso locale, e tanti altri…
Fin qui, invero, il nostro ristorante è piuttosto una possibilità che una
realtà. Un ristorante reale e “vivo” è infatti anche — e soprattutto
— (3) una comunità di persone che lo frequentano, e vi vanno a
pranzo e a cena, e (4) una comunità di persone che lo gestiscono,
cucinano, servono ai tavoli, ecc.
Queste
quattro dimensioni, due, per così dire reali — che riguardano cose
— e due personali si ritrovano anche accostando un sito web.
4.5.1. Un insieme di contenuti
Un
sito è dunque un insieme di contenuti, di messaggi, di posizioni sul mondo,
di interazioni e transazioni possibili, da quella di fruire del messaggio, a
quelle — per esempio — di discutere, scambiare, votare, comprare, vendere,
scommettere, e così via.
4.5.2. Un insieme di strumenti
tecnici che rendono questi contenuti accessibili
Ma
esso è anche un insieme di strumenti tecnici che rendono accessibili tali
contenuti e realizzabili tali operazioni; ancorché la realizzazione di un
sito molto semplice sia alla portata anche di operatori non esperti, conviene
ricordare che si tratta comunque di un software (di un pezzo di software,
per usare un anglicismo piuttosto frequente).
Anche
la dimensione grafica, e quelle dell’impaginazione e della navigazione in
quanto dipendono dalla programmazione, appartengono a questo livello, e vi
afferiscono tutti gli strumenti hardware e le connessioni di rete richiesti
perché il sito sia accessibile.
4.5.3. Un insieme di persone
che vi accedono
Fin
qui, anche avessimo i contenuti migliori e il sito meglio disegnato e
progettato, e ospitato su server veloci e con collegamenti di rete assai
brillanti, non abbiamo ancora realizzato alcuna comunicazione reale, solo possiamo
comunicare.
Quello
che manca sono i fruitori reali[xxviii]
della comunicazione. Un sito è infatti anche le persone che vi accedono e
ne fruiscono.
Incontriamo
a questo punto un aspetto decisivo della comunicazione via internet: la
necessità di avere un obiettivo comunicativo specifico anche per quanto
riguarda i destinatari. La ricerca pragmalinguistica recente ha
particolarmente sottolineato l’importanza della pertinenza (relevance)
per la comunicazione[xxix]: solo se
un’informazione m’interessa effettivamente, mi riguarda, c’è vera
comunicazione. Il fenomeno dell’eccesso d’informazione disponibile (information
overload) sulla rete ha attirato particolarmente l’attenzione su
questo aspetto: dopo una prima euforia, che origina peraltro piuttosto
navigazioni alla deriva che effettive comunicazioni, i fruitori sempre più richiedono solo quanto loro
effettivamente interessa, che li riguarda, che è per loro.
Purtroppo
talora si è operata un’indebita equazione fra “tecnicamente accessibile
da parte di chiunque” e “per chiunque”; si è trattato — e si tratta
— spesso di una sorta di alibi per non realizzare effettivamente una
comunicazione per qualcuno. È difficile che un sito scritto in lingua
italiana sia veramente per un cinese, o che uno in grado di comunicare con
ragazzi di quindici anni sia altrettanto in grado di comunicare con adulti o
con anziani.
Ciò
non significa, sia chiaro, che — per esempio — un sito realizzato per
anziani non possa essere fruito da un ragazzo, ma significa che chi lo ha
realizzato sapeva esattamente che cosa intendeva dire e a chi; lo stesso,
d’altra parte, avviene nel mondo reale: nulla vieta che uno studente legga
un giornale quotidiano economico/finanziario, ma è certo che i redattori
quando lo realizzano non lo realizzano espressamente per lui.
Di
più, è certamente possibile che un sito possa essere realizzato per diversi
“pubblici” (ed è probabilmente questo il caso di molti siti cattolici),
ma ciascuno deve comunque essere ben identificato nelle sue specificità, così
come un giornale quotidiano può avere sezioni di finanza e altre di sport, di
letteratura o di cinema.
4.5.4. Un insieme di persone
che producono, aggiornano e promuovono
Un
sito è anche un insieme di persone che lo hanno progettato e realizzato, che
lo aggiornano e mantengono, e che interagiscono con i visitatori.
S’è
detto che uno dei caratteri distintivi della comunicazione online è la sua
interattività, e la possibilità di stabilire relazioni dirette fra persone
fisicamente distanti: perché la comunicazione sia effettiva, il fruitore del
sito deve poter riconoscere, aldilà dell’oggetto fruito, persone vive, che
desiderano comunicare a lei o a lui quel messaggio.
La
relazione uno-a-uno o uno-a-molti è consentita in modo particolare, su
internet, attraverso la possibilità d’interagire in modo sincronico
(videoconferenza, chat), la posta elettronica, le mailing list, i newsgroups.
Si tratta di strumenti – in particolare la posta elettronica e le mailing
list – a cui chi desidera comunicare via internet deve porre particolare
attenzione.
Una
volta presentata la complessità di un sito internet, è bene ora affrontare
un tema particolarmente rilevante, che richiama l’attenzione – talora
giustamente preoccupata – di molti osservatori: quello dell’analisi dei
contenuti.
4.6. Analisi dei contenuti
Come
s’è anticipato, da una prima situazione di forte disorientamento, dovuta
anche al fatto che la pubblicazione online è assai economica e accessibile a
moltissimi, ci si sta orientando verso una diffusa percezione della necessità
di avere punti di riferimento affidabili, e alcuni operatori iniziano
ad accreditarsi come tali nell’immaginario dei “naviganti”.
Uno
dei primi settori a porsi il tema della qualità della comunicazione via
internet, con particolare attenzione ai contenuti, è stato quello delle
biblioteche, da tempo abituate a confrontarsi con un rapporto problematico fra
offerta d’informazione (numero di documenti: libri, riviste, ecc.) e
necessità di selezionare solo i titoli migliori, più pertinenti rispetto al
proprio pubblico.
Dunque,
dal mondo delle biblioteche possiamo mutuare un tentativo di adottare — e
adattare — la modalità d’analisi dei contenuti abitualmente applicata
alle pubblicazioni cartacee: quella che le indaga in cinque ambiti distinti: accuratezza,
autorevolezza, obiettività, aggiornamento e ambito[xxx].
4.6.1. Accuratezza
L’accuratezza
è un aspetto in cui frequentemente i siti sono lacunosi: la facilità con cui
si possono pubblicare materiali sulla rete tende a ridurre l’attenzione alla
loro qualità. Talora sembra di trovarsi di fronte a testi mai letti né
controllati, forse in ragione dell’inconscio sospetto che veramente letti
non saranno mai.
Quando
ci si intende presentare sulla rete è invece essenziale che si verifichi la
qualità della propria comunicazione elettronica, applicandovi i criteri di
qualità e di controllo che si adottano abitualmente per le altre
comunicazioni. Di più: se si vuole cercare a questo proposito una specificità,
essa dovrebbe piuttosto risiedere in un aumento di controllo, in ragione della
maggiore visibilità della comunicazione elettronica e della sua potenziale
replicabilità. La possibilità di fare copia/incolla da parte dei visitatori
deve rendere particolarmente attenti a non pubblicare testi imprecisi.
4.6.2. Autorevolezza
L’autorevolezza
di un testo si compone principalmente di due dimensioni: l’adeguatezza
all’oggetto, che configura la competenza di chi parla o scrive, e l’adeguatezza
all’interlocutore, che configura un interesse benevolo del mittente
rispetto al destinatario (in particolare la sua intenzione di farlo crescere
— da cui l’etimologia di autorevolezza dal latino augere — e di
non ingannarlo o sviarlo nella comunicazione — da cui l’origine lessicale
di scandalo).
È
importante che chi accede a una risorsa disponibile sulla rete sia messo in
grado di valutarne l’autorevolezza sotto entrambi i profili[xxxi].
4.6.3. Obiettività
Il
tema dell’obiettività è assai dibattuto, e non vi è in questo primo
quadro la possibilità di affrontarlo nella sua completezza. Ciò su cui pare
importante richiamare l’attenzione è la necessità per il visitatore di un
sito di poter capire quale sia l’intento generale di chi lo pubblica, se vi
siano e quali siano gl’interessi in gioco, economici e non. Un corollario di
questo è la necessità di poter distinguere chiaramente se vi siano messaggi
pubblicitari, e quali essi siano.
4.6.4. Aggiornamento
Come
s’è accennato, il documento elettronico online dipende in modo particolare
dal suo autore: la sua presenza, quindi, lascia intendere che vi sia un’attuale
volontà di pubblicazione, che esso sia, cioè, ancora valido, e possa dunque
essere considerato — indipendentemente dalla sua data di creazione — come
pubblicato nell’atto stesso in cui il visitatore ne fruisce. Ciò comporta
che i siti di qualità corrispondano in modo adeguato a questa situazione.
4.6.5. Ambito
Quando
si accede a un sito internet talora si ha una certa difficoltà a determinare
di che cosa esso tratti, e a chi si rivolga. È importante invece, in fase di
progettazione e realizzazione della comunicazione elettronica, che sia ben
chiaro quale è l’obiettivo comunicativo — che cosa s’intende
comunicare, a chi e come —, e che tale intenzione guidi ogni scelta
progettuale, diventando il criterio di selezione di quanto è bene inserire od
omettere, e di ogni altra strategia comunicativa.
Aggiungere
qualcosa solo perché è disponibile in formato elettronico, e perché non
costa molto in termini di lavoro o economici, ha come effetto una
comunicazione più debole e generica piuttosto che un vantaggio comunicativo.
4.7. L’usabilità
Usabilità
è un termine assai diffuso, e che copre ambiti anche molto differenti[xxxii].
In generale, è la facilità d’uso da parte del fruitore di un sito: ci
riferiamo cioè alla seconda dimensione di un sito web, quella per cui esso è
un software che consente l’accesso a certi contenuti. Benché possano
esistere alcuni criteri d’usabilità pressoché universali, dovuti a
caratteristiche intrinseche della pubblicazione elettronica o del fruitore
umano, è importante sottolineare come l’usabilità sia soprattutto la
misura di un rapporto felice fra un certo prodotto software e un certo
pubblico (se ripensiamo all’esempio del ristorante, è difficile dire
quale sia il bicchiere più usabile in assoluto, ma possiamo dire con
ragionevole certezza quale sia il più indicato, a volta a volta, per una
certa bevanda e un certo tipo di clientela).
Posto
dunque il principio base, secondo cui la riuscita (o felicità) di una
comunicazione va misurata a partire dal destinatario, le soluzioni e i giudizi
da dare andranno cercati caso per caso, con estremo realismo, e avendo cura di
evitare semplicistiche generalizzazioni di gusti personali o idiosincrasie.
4.8. Ulteriori parametri di
qualità
Com’è
emerso in fase di presentazione della complessità della comunicazione
elettronica, possono essere individuati altri parametri di qualità, connessi
con il posizionamento del sito nei motori di ricerca, la posizione occupata
nella gerarchia delle fonti, l’organizzazione interna del lavoro, la capacità
d’interagire con i visitatori, ecc. L’indole di questo esame non consente
che tali parametri vengano approfonditi, ma l’avervi accennato può
contribuire a uno sguardo più comprensivo di tale affascinante realtà[xxxiii].
5. Comunicazione elettronica ed
evangelizzazione:
alcuni spunti di riflessione
L’areopago
elettronico si è presentato subito agli occhi e al cuore degli operatori
della nuova evangelizzazione come un ambito assai ricco di potenzialità: una
messe che chiede operai generosi e capaci[xxxiv].
Di
seguito saranno brevemente presentati alcuni ambiti di riflessione che paiono
particolarmente rilevanti per chi intenda riflettere su evangelizzazione e
internet.
5.1. Traduzione (e censura)
Ogni
nuova tecnologia della parola chiede persone che s’impegnino a trasporvi i
messaggi veicolati dalle precedenti tecnologie. Si tratta di un’attività
insieme di conservazione e di traduzione necessaria per evitare che il nuovo
mezzo di comunicazione operi come una censura, rendendo di fatto inaccessibili
i messaggi che in esso non sono attestati.
Se
consideriamo, per esempio, la diffusione sempre maggiore presso i giovani di
internet, possiamo supporre che nel medio-lungo termine esso diventi uno degli
ambiti principali a cui essi si rivolgeranno per cercare informazioni e
risposte alle loro domande, quanto in esso non sarà attestato, rischierà, in
qualche modo, di non essere neppure preso in considerazione.
Si
delinea così l’importante compito di moderni amanuensi che provvedano a
trasportare nel mondo elettronico messaggi già presenti in altre forme: si
tratta di un compito importante, da svolgere con particolare attenzione e
sensibilità filologica, guardando alla qualità del lavoro ancor prima che
alla quantità.
Un
caso importante in questo ambito è quello dei testi acquisiti in formato
elettronico a partire da quello cartaceo. È importante sottolineare il fatto
che, nonostante le attuali tecnologie garantiscano un’ottima qualità di
acquisizione quanto a parole riconosciute correttamente, il testo acquisito
automaticamente non offra alcuna garanzia di accuratezza. Se tale sensibilità
è ben presente, per esempio, nell’ambito medico, dove l’errore in una
percentuale (confondendo, poniamo, un 10% con un 70%) può condurre al
fraintendimento totale di un testo, essa dovrebbe diffondersi anche
all’ambito della comunicazione religiosa, dove — ad esempio —
l’omissione di una frase o di un “non” in un documento può produrre una
comunicazione assolutamente falsata e disorientante.
5.2. Linguaggio
Accanto
alla messa a disposizione sulla rete di documenti già esistenti, pensati e
prodotti per altre tecnologie della parola, è importante che alcuni operatori
si specializzino in una comunicazione pensata e realizzata specificamente per
questo strumento. Non si tratta di adottare interpretazioni alla moda,
piuttosto vincolate a posizioni antropologicamente inadeguate che alla pratica
comunicativa online, né, tantomeno, si tratta di modificare l’annuncio
evangelico o di censurarne alcuni contenuti; si tratta invece di comprendere a
fondo le potenzialità e le modalità proprie della comunicazione elettronica,
e di studiarne le pratiche migliori.
Per
questo è senz’altro richiesta una grande umiltà: la capacità di
annunciare il Vangelo, e non noi stessi o qualche teoria umana.
5.3. Capacità di dialogo
In
particolare, le potenzialità interattive di internet richiamano
l’attenzione anche a un suo uso orientato alla comunicazione diretta e
personale: il mezzo elettronico può, in taluni casi, avvicinare persone
lontane. È, certo, un compito arduo e che richiede tempo, ma tale è la
comunicazione umana in sé stessa, e anche in questo risiede il suo fascino e
la sua grandezza. Il dialogo interpersonale rimane in ogni caso il paradigma
della comunicazione umana, e il suo modello più completo e più alto.
La
capacità di dialogo cui qui si accenna si esprime anche nella capacità di
utilizzare gli strumenti comunicativi più idonei alla singola comunicazione,
di optare per un tipo o un altro di comunicazione – dal dialogo in presenza,
alla telefonata, allo scritto, all’interazione mediata da computer – nella misura in cui ciascuna modalità favorisce
l’annuncio, e non perché l’una o l’altra modalità piace di più, o è
più di moda.
5.4. Posizionamento e
identificazione
L’annuncio fatto tramite la
rete deve essere visibile e identificabile. A queste esigenze si collega la
capacità di proporre puntualmente risposte alle grandi domande dei nostri
contemporanei, e di far sì che queste risposte siano facilmente accessibili
nel grande e rumoroso mercato della comunicazione sulla rete.
L’esigenza
dell’identificabilità richiede che i contenuti dell’annuncio siano ben
chiari, e che il navigatore non sia disorientato o scandalizzato da proposte
imprecise quando non opposte all’annuncio della Sposa di Cristo.
L’esigenza
di tutelare i più piccoli e di evitare di scandalizzarli chiede a questo
proposito d’essere presa in seria considerazione.
5.5. Studio
Quanto
detto all’inizio ha sottolineato la complessità e la ricchezza del sistema
della comunicazione umana: internet vi è intervenuto accelerandone e
globalizzandone ulteriormente i processi. È dunque necessario uno studio
continuo per corrispondere in modo adeguato alle sfide che a volta a volta si
presenta a chi è chiamato a evangelizzare in questo ambito.
5.6. Educazione
Lo
studio e la riflessione dovranno fecondare la capacità di educare a un uso
adeguato e opportuno della rete. Si tratta di un compito particolarmente
importante affidato agli educatori, che sono chiamati a insegnare il
discernimento e a promuovere la generosità missionaria anche nell’areopago
elettronico.
[xxxv]
[i] Cfr. Eugenio Coseriu, Sincronia,
diacronia e storia. Il problema del cambio linguistico, Boringhieri,
Torino 1981; cfr. anche, sul tema più generale della creatività
linguistica, L. Cantoni, Aspetti della creatività linguistica,
“L’analisi linguistica e letteraria”, 1 (1993).
[ii] Cfr. Walter J. Ong, Oralità
e scrittura. Le tecnologie della parola, tr. it., il Mulino, Bologna
1982.
[iii]
Cfr. Everett Rogers, Diffusion of Innovations, The Free Press, New
York 1995, 4ª ed.
[iv]
Cfr. Paul Saffo and the 30-year rule, “Design World”, 24
(1992), cit. in Roger Fidler, Mediamorphosis. Understanding new media,
Pine Forge Press, Thousand Oaks (CA) 1997, p. 8. Il testo di R.
Fidler è disponibile anche in tr. it.: Mediamorfosi: comprendere i
muovi media, Guerini e associati, Milano 2000.
[v] Cfr. R. Fidler, op. cit.,
pp. 18-20, 23, 69 e 132.
[vi] È una riedizione di
quelle “magnifiche sorti e progressive” di cui parla Giacomo
Leopardi ne La ginestra al v. 51.
[vii]
Cfr. Daniel W. Surry, John D. Farquhar, Diffusion theory and
instructional technology, “Journal of Instructional Science and
Technology”, 2/1 (1997).
[viii] Cfr. R. Fidler, op.
cit.; Fidler indica in particolare i principi di coevoluzione,
convergenza e complessità come significativi per la mediamorfosi, cui
vanno aggiunti quelli dell’opportunità-bisogno e dell’adozione
ritardata.
[ix] Cfr. Walter Benjamin, L’opera
d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, tr. it.,
Einaudi, Torino 1991.
[x] Cfr. L. Cantoni, Nicoletta
Vittadini, Le nuove forme di testualità, in Semiotica II. La
semiotica contemporanea, a cura di Gianfranco Bettetini, Sergio Cigada,
Savina Raynaud, Eddo Rigotti, La Scuola, Brescia, i.c.s.
[xi] Com’è chiaro, numerosi
sono i ruoli di quanti intervengono nella realizzazione di un ipertesto, e
abitualmente, almeno per progetti di una certa complessità, più d’una
persona vi è coinvolta.
[xii] Anche qui, conviene
evitare ogni facile generalizzazione: la lettura di un testo a stampa può
essere tutt’altro che lineare, si pensi – per esempio – al caso di
testi con note a pie’ di pagina, o a quelli di un’enciclopedia, di una
raccolta di saggi o di un manuale. Quando poi si dice d’aver letto una
rivista o un quotidiano, il significato di “leggere” diventa ancora
differente, e ben lontano da un’ingenua e semplificatoria immagine di
linearità. Cfr. Jay David Bolter, Lo spazio dello scrivere: computer,
ipertesti e storia della scrittura, tr. it., Vita e pensiero, Milano
1993.
[xiii] Cfr., per un’analisi
delle dinamiche semiotico-comunicative coinvolte dall’ipertestualità e
dalla multimedialità, L. Cantoni, Paolo Paolini, Hypermedia Analysis:
Some Insights from Semiotics and Ancient Rhetoric, “Studies in
Communication Sciences”, 1 (2001).
[xiv] Un’utile risorsa per
comprendere il significato dei termini che riguardano internet è la Webopedia:
www.webopedia.com (ultima visita: giugno 2001).
[xv] Cfr. NUA Internet Surveys:
www.nua.ie/surveys/how_many_online/index.html (ultima visita: giugno
2001). Il dato, che si riferisce al novembre 2000, sarebbe così suddiviso
(in milioni): Africa: 3,11; Asia/Pacifico 104,88; Europa 113,14; Medio
Oriente: 2,40; Canada e USA: 167,12; America Latina: 16,45.
[xvi] Cfr. NUA, sito cit.,
l’area dedicata al tema della Censorship.
[xvii]
Cfr. Jane Gackenbach, Evelyn Ellerman, Introduction to Psychological
Aspects of Internet Use, in J. Gackenbach, Psychology and the
Internet: Intrapersonal, Interpersonal, and Transpersonal Implications,
Academic Press, San Diego (Ca) - London 1998.
[xviii] Cfr. E. Coseriu, Linguistica
del testo: introduzione a una ermeneutica del senso, tr. it., NIS,
Roma 1997.
[xix] Cfr. Émile Benveniste, Structure
de la langue et structure de la société, in Problèmes de
linguistique générale II, Gallimard, Parigi 1989, cfr. la tr. it.: Problemi
di linguistica generale II, il Saggiatore, Milano 1985.
[xx]
Cfr., per es., Gorge Landow, Hypertext 2.0 [Being a revised,
amplified edition of Hypertext: The Convergence of Contemporary Critical
Theory and Technology], The John Hopkins University Press,
Baltimore-London 1997.
[xxi] Le risposte di un motore
di ricerca possono essere giudicate in base a due caratteristiche: la recall
– cioè la completezza della risposta: tutti i documenti che
trattano del tema ricercato sono presenti nella risposta – e la precision
– ossia la capacità di non includere elementi estranei: solo i
documenti pertinenti sono presentati, e nessun altro. Sul tema dei
motori di ricerca, cfr. Search Engine Watch, www.searchenginewatch.com
(ultima visita: giugno 2001).
[xxii] www.yahoo.com (ultima
visita: giugno 2001).
[xxiii] www.about.com (ultima
visita: giugno 2001).
[xxiv] È il caso di Goto
(www.goto.com, ultima visita: giugno 2001), Godado (www.godado.com, ultima
visita: giugno 2001) e di numerosi altri. Benché limitata, la
disponibilità a pagare perché il proprio sito venga visitato indica
certamente un effettivo impegno comunicativo. Le risposte del motore di
ricerca Goto, in particolare, sono ospitate da altri importanti motori,
tra cui Altavista (www.altavista.com, ultima visita: giugno 2001) e Lycos
(www.lycos.com, ultima visita: giugno 2001).
[xxv] www.google.com (ultima
visita: giugno 2001).
[xxvi] www.alexa.com (ultima
visita: giugno 2001).
[xxvii] Sant’Agostino d’Ippona,
De Doctrina Christiana, 4, 10, 24, tr. it. in Sant’Agostino, La
dottrina cristiana, Città Nuova, Roma 1992, p. 229.
[xxviii] Conviene osservare, a
margine, che il fatto di parlare di comunicazione virtuale non significa
che i fruitori non siano persone assolutamente reali.
[xxix]
Cfr. Dan Sperber, Deirdre Wilson, Relevance. Communication and
Cognition, Blackwell, Oxford 1995, 2ª ed.
[xxx]
Cfr., ad esempio, Checklist for an Informational Web Page. How to
Recognize an Informational Web Page, a cura di J. Alexander e M. Tate,
Wolfgram Memorial Library,Widener University, www2.widener.edu/Wolfgram-Memorial-Library/webevaluation/inform.htm
(ultima visita: giugno 2001). Una rassegna dei criteri di
valutazione di un sito internet è reperibile sul sito del progetto VNET5
(www.vnet5.org, ultima visita: giugno 2001).
[xxxi] La valutazione di questo
parametro è certamente assai delicata; in particolare, anche nel settore
della comunicazione d’argomento religioso, si incontrano gravi casi di
diffamazione in rete: cfr. Massimo Introvigne, “So Many Evil Things”:
Anti-Cult Terrorism via the Internet, a paper presented at the annual
conference of the Association for Sociology of Religion (ASR), Chicago, 5
August 1999, preliminary version: www.cesnur.org/testi/anticult_terror.htm
(ultima visita: giugno 2001).
[xxxii] Un testo “classico”
in questo ambito è: Jakob Nielsen, Web usability, tr. it. Apogeo,
Milano 2000. Nielsen gestisce anche il sito www.useit.com (ultima visita:
giugno 2001).
[xxxiii] Cfr. L. Cantoni, Valutazione
di siti internet istituzionali al servizio dei media, intervento al IV
Convegno annuale della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale
della Pontificia Università della Santa Croce: Comunicazione di qualità
fra Chiesa e media, Roma, 26-27 aprile 2001, i.c.s.; cfr. anche Shel
Holtz, Public Relations on the Net : Winning Strategies to Inform and
Influence the Media, the Investment Community, the Government, the Public,
and More!, Amacom, New York (N.Y.) 1998. Per una prospettazione
complessiva delle dinamiche coinvolte,
cfr. Internet Marketing Challenge, www.marketingchallenge.com
(ultima visita: giugno 2001).
[xxxiv] Cfr. Papa Giovanni
Paolo II, “Predicatelo dai tetti”: il Vangelo nell’Era della
Comunicazione Globale, messaggio del Santo Padre per la 35ª Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, del 27 maggio 2001: “Tuttavia,
per quanto il mondo dei mezzi di comunicazione sociale possa a volte
sembrare in contrasto con il messaggio cristiano, offre anche opportunità
uniche per proclamare la verità salvifica di Cristo a tutta la famiglia
umana. Consideriamo, ad esempio, le trasmissioni satellitari di cerimonie
religiose che spesso raggiungono un pubblico mondiale, o alla capacità
positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di
carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno
predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un
pubblico così vasto. Nella nostra epoca è necessario un utilizzo attivo
e creativo dei mezzi di comunicazione sociale da parte della Chiesa. I
cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle
comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere
udita dai tetti del mondo!”.
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