Internet e pastorale


Nuovi modi di comunicare 

Stiamo vivendo una rivoluzione non dissimile, per il numero, la qualità e la velocità dei cambiamenti implicati, a quella provocata dalla scoperta della stampa.  Si tratta di una trasformazione epocale la cui importanza risulta evidente se si considera la dimensione dei fenomeni in atto[i]. Una rivoluzione nella quale, tutti, volenti o nolenti, siamo coinvolti e di cui non è ancora possibile evidenziare tutte le conseguenze e coglierne la reale portata. Il coinvolgimento impedisce di distanziarsi e quindi di poter leggere con una certa oggettività i dati e le varie prospettive, di individuare le varie tendenze e di cogliere le regolarità empiriche rilevanti in modo tale da poter esprimere un giudizio[ii]. E quindi è abbastanza difficile tirare delle conclusioni nette riguardo le implicazioni dei molteplici fenomeni che costituiscono l’oggetto di quel processo che viene chiamato “virtualizzazione” o “telematica”.
 

Le nuove tecnologie della comunicazione hanno portato alla nascita di tutta una serie di strumenti che non possono più essere indicati come mass media, in quanto più che indirizzati alla massa, passano a prendere in considerazione le esigenze specifiche del singolo utente che può scegliere un proprio percorso di utilizzazione[iii].  E tra questi gioca un ruolo di primo piano internet.

Riducendo il concetto a termini minimi ed essenziali, internet è semplicemente una rete (the net) di calcolatori collegati tra di loro in grado di dialogare e scambiarsi informazioni. Il vantaggio rispetto ai comuni mass media è che i computer possono essere più o meno potenti, ma chiunque si colleghi tramite uno di essi è in grado di interagire con tutti gli altri e quindi di stabilire una comunicazione a due sensi (interattività della rete) e di accedere a delle informazioni, che dalle fonti sono messe a disposizione di tutti, ma non fatte cadere a pioggia indifferenziata. Ognuno è quindi in grado di prendere ciò che vuole e di ricevere queste informazioni in tempi quasi istantanei. Punto di forza di internet è il continuo arricchimento dei servizi offerti[iv], il suo progredire a ritmi esponenziali.
 

Si tratta di uno strumento che si caratterizza quindi per la capacità di integrazione uomo-macchina, per la inter-attività (chi utilizza questi strumenti è sempre meno legato ad un percorso di utilizzazione pre-impostato, ma sceglie i materiali e come organizzarli, sceglie i propri percorsi che non sono identici per tutti, ma si rapportano ai bisogni e alle varie esigenze) e per la multimedialità.
 

Questa nuova tecnologia ha generato forme di comunicazione sempre più aperte a spazi virtuali ed artificiali. Rappresenta un elemento di rottura rispetto alle pratiche del passato, consente la creazione di nuovi modelli sociali e organizzativi e infine costituisce delle nuove opportunità di azione collettiva. Gli ambiti di impatto sono numerosi e alquanto complessi. Le due aree della tecnologia e della comunicazione, sono in Internet strettamente connesse, producendo nuovi modelli organizzativi e gestionali degli enti e delle aziende e modificando i modelli di comunicativi, con effetti di impatto sociale e culturale notevoli e irreversibili. Una riflessione su Internet diventa perciò facilmente una riflessione su tanti aspetti della vita di tutti i giorni e sulle modificazioni dei modi tradizionali di vivere il tempo, il lavoro, le relazioni sociali, le attività produttive, nella consapevolezza che la complessità del fenomeno non permette facili comprensioni o semplificazioni per decifrare, accanto agli aspetti problematici, anche le potenzialità positive. Sta sorgendo una nuova cultura integrata, nella quale è immerso e vive l’uomo del 2000[v], perennemente tesa all’esplorazione di strade nuove delle potenzialità della mente creativa e alla velocizzazione delle nostre comunicazioni.
 

E’ necessario fare uno sforzo per superare tutta la serie di ambiguità per costruire uno schema coerente degli aspetti principali di questa società emergente. Una riflessione su internet, quindi, significa nella prospettiva pastorale, non solo una riflessione sugli strumenti tecnici e sulle strategie operative ad essi connesse, ma una riflessione sulla persona umana, e sul significato che assume questa espressione nel terzo millennio.
 

«Ne consegue che la Chiesa non può non impegnarsi sempre più profondamente nel mutevole mondo delle comunicazioni sociali. La rete mondiale delle comunicazioni sociali si sta estendendo e sta diventando sempre più complessa e i mezzi di comunicazione sociale hanno un effetto sempre più visibile sulla cultura e sulla sua trasmissione. Mentre un tempo gli eventi venivano semplicemente riportati, ora vengono spesso creati per soddisfare le esigenze dei mezzi di comunicazione. Quindi il rapporto fra la realtà e i mezzi di comunicazione sociale è divenuto sempre più intricato e questo dà vita a un fenomeno ambivalente. Da una parte può sfumare la distinzione fra verità e illusione, ma dall'altra possono schiudersi opportunità senza precedenti per rendere la verità il più possibile accessibile a un numero maggiore di persone. Il compito della Chiesa è di garantire che sia quest'ultima eventualità a realizzarsi. «[vi]
 

A questo contesto dai confini ancora mobili ed incerti, ed in piena evoluzione,  non è possibile applicare ricette preconfezionate, né si possono avere ancora le idee chiare. Il cammino di riflessione teologica e di ricerca è appena iniziato e noi siamo troppo coinvolti per poter considerare le cose con distacco e oggettività e per poter operare bilanci e valutazioni definitive.
 

In questa nuova era che sta sorgendo non siamo ancora pronti  a gestire pienamente i frutti di questo progresso che nella valenza tecnica utilizziamo quasi ad un livello di quotidianità. Non riusciamo a cogliere implicazioni e aspetti nascosti, facciamo difficoltà a valutare le conseguenze, perdiamo la visione dell’insieme,  affoghiamo nel particolare e nel parziale ….e tutto questo non per cattiva volontà o impreparazione, ma semplicemente  per incapacità assimilativa. Si tratta, infatti, di una realtà che si sviluppa  con un ritmo molto più veloce  di quelle che sono  le nostre capacità assimilativo-riflessive. Non facciamo in tempo ad aggiornarci, che ciò che abbiamo imparato è già diventato “vecchio”. Per questo, oggi più che mai è importante ritagliare degli spazi di riflessione, decidere dei tempi di «silenzio» e «contemplazione», investire energie e non solo sull’aspetto tecnico-produttivo, ma anche e soprattutto su quello teoretico e cercare di abbozzare risposte agli interrogativi che spuntano ogni giorno di più e più pressanti[vii]. Nello stesso tempo bisogna lasciare che i frutti dello Spirito maturino col tempo e nel tempo per potersi rendere conto di tutte le implicazioni e le conseguenze e della validità o meno delle nostre risposte..
 

In questo scenario in dinamismo non è più pensabile assumere, come fa giustamente notare  Tonino Lasconi,  un atteggiamento di tipo geremiaco e perdersi a sognare un mondo «come prima», che però non tornerà[viii].
 

«E’ invece ora che  prendiamo un po’ in considerazione le parole del saggio Qoelet: “Non chiederti perché i tempi antichi erano migliori di quelli attuali: non è una domanda intelligente (Qo 7,10) ”  e quelle di Isaia: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia. Non ve ne accorgete?” (Is 43,19) «[ix]
 

«Ogni mezzo  creato di comunicazione può essere scelto e utilizzato da Dio come via per raggiungere il cuore dell'uomo (…). Tale lettura non va però confusa  con un ingenuo ottimismo: al centro del  disegno divino di salvezza sta la croce di Cristo, che è giudizio del peccato del mondo. Benché tutto possa essere scelto da Dio per raggiungere la persona nella sua coscienza e nella sua libertà, tutto ciò che è sotto il sole può essere falsato dall’uso che ne fa la libertà dell’uomo segnata dal peccato….»[x]
 

Il che significa cercare di chiarirsi le idee il più possibile, e tentare di esplorare la terra di frontiera nella quale ci si sta avventurando, creare delle piste da percorrere… Occorre prendere consapevolezza degli aspetti positivi di questa nuova realtà per poterli utilizzare al meglio e cercare di individuare quelli negativi per poterli contrastare elaborando strategie e modalità di azione capaci di neutralizzarli. Anche perché il nuovo mondo dell’informatica ha superato la fase della novità  e dell’opcional . Ormai  si comincia a frequentarlo in modo abituale, la sua diffusione sta diventando capillare e popolare e  internet sta  diventando  il simbolo del tempo che stiamo vivendo.
 

Considerando tutto ciò è inevitabile porsi domande e prima fra tutte, per noi cristiani: Internet può essere al servizio del Vangelo? La Chiesa ce la farà ad addentrarsi su questi  nuovi percorsi? Informare e dialogare non sono opzioni per l’azione ecclesiale, ma la rappresentano l’humus fondamentale nel quale si radica ed esiste.
 

«Il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei mezzi di comunicazione sociale è così profondamente imbevuta di un senso tipicamente postmoderno che la sola verità assoluta è che non esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla ragione umana e quindi irrilevanti. Da questo punto di vista ciò che conta non è la verità, ma «la storia». Se qualcosa è degno di essere divulgato o fonte di intrattenimento, la tentazione di accantonare le considerazioni sulla sua veridicità diventa quasi irresistibile. Di conseguenza il mondo dei mezzi di comunicazione sociale a volte appare come un ambiente ancor più ostile all'evangelizzazione di quello pagano in cui agivano gli apostoli. Tuttavia, proprio come i primi testimoni della Buona Novella non si tirarono indietro di fronte alle avversità, non dovrebbero farlo nemmeno gli attuali seguaci di Cristo. Il grido di san Paolo risuona ancora fra noi: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16) «[xi]
 

La frontiera costituita dalla rete interpella la Chiesa sia per i  problemi etici e morali legati ad internet sia per il ruolo di primaria importanza  che  essa ha nella formazione e nell’impegno educativo, sia per la possibilità di costruire attraverso la rete una trama  di relazioni e punti di riferimento capace di intercettare l’uomo moderno, sia per la funzione profetica che  ha  di interpretare  in modo critico  i fenomeni del nostro tempo  e fornire le chiavi di  lettura delle varie situazioni in cui l’uomo si trova a vivere..

Di fatto , oggi come oggi, la rete pullula di siti, di forum, di chat line…..a sfondo religioso cristiano . E’  possibile trovare di tutto in una complessità difficile da leggere e nella quale è difficile cogliere dinamismi e linee portanti.  Probabilmente uno dei compiti primari che la Chiesa deve affrontare in questo momento  è proprio quello di seguire questa situazione con molta attenzione per ricavarne insegnamenti ed orientamenti per il futuro. E’ necessario riflettere a livello teologico su quali siano le condizioni più adatte, lo stile più conveniente e l’atteggiamento mentale e spirituale coerente con il Vangelo per poter annunciare Cristo  con questi strumenti.


L’impegno pastorale

 

La complessità di tale problematica inevitabilmente interpella la teologia pastorale e  coinvolge la pastorale stessa.  In primo luogo in quanto il vasto campo ricoperto dall’azione pastorale oggi non può  non essere affrontato se non con approcci multidisciplinari e interdisciplinari (e perciò non può non chiamare in causa il settore comunicativo, in una delle sue espressioni attuali più incisive come è quella rappresentata da internet), e in secondo luogo in quanto la pastorale è una disciplina pratica. Se la pastorale è l’insieme delle multiformi azioni che la comunità ecclesiale compie per attuare nel tempo e nella storia il progetto salvifico di Dio sull’uomo in riferimento alle concrete situazioni di vita, la forte incidenza di questa nuova cultura e i risvolti che derivano dalla sua diffusione  interpellano decisamente  un’azione  pastorale che molte volte  è ancora legata a modelli e a metodologie che si riferiscono ad una società ormai quasi del tutto scomparsa.

La pastorale tradizionale deve essere innervata con un forte slancio di creatività che sappia assumere  con coraggio  percorsi ancora da esplorare.  Internet  conduce all’interno di un territorio che sperimenta la convivenza tra diverse culture e nel quale grazie allo scambio in modalità multimediale è possibile l’elaborazione di interessanti costruzioni interattive.  Su queste basi è necessario operare un ripensamento delle coordinate che guidano l’azione pastorale e una riformulazione di questa azione.
 

Secondo B. Seveso la pastorale, in quanto tale «non si muove in astratto, ma nel tessuto concreto del vivere umano. E in questo campo sono necessarie  attenzione puntuale alla situazione effettivamente esistenti e disponibilità di programmi precisi di intervento»[xii].
 

Cioè, si tratta di elaborare una riflessione teorica, ma partendo dalla concretezza del vissuto ecclesiale, per una immediata ricaduta in questo vissuto. Ma il vissuto ecclesiale attuale non è dicotomico rispetto al vissuto sociale, anzi, è incarnato profondamente in esso, e internet è uno dei fenomeni più rappresentativi di questo vissuto. Oggi non possiamo negare che la rete  è da considerare un «fatto culturale»,  un «fatto sociale» e un «fatto educativo»[xiii]. Ed è da queste tre prospettive che interpella  e coinvolge la pastorale.
 

Se l’azione pastorale è un compito particolarmente difficile, ancora più difficile l’utilizzazione di nuove tecnologie in questo settore in quanto  in questa processualità applicativa non è possibile  applicare categorie tradizionali e di sperimentata efficacia. «Come ogni decisione strategica, anche la scelta di investire in questo campo comporta non solo “costi”, ma anche dei “rischi”, richiede dispendio di energie per raggiungere fini che si pongono, talora, in alternativa con gli altri già consolidati nella prassi ecclesiale»[xiv].
 

Dall’altro lato però l’introduzione di queste tecnologie può liberare da tutta quella serie di incombenze  che assorbiscono quantità enormi di tempo, e permettere lo svolgimento dello stesso lavoro in tempi più che dimezzati e con un rendimento decisamente migliore, creando così nuovi spazi per l’esercizio della creatività e della fantasia. «In questo senso Marta può dare una mano a Maria, a cui resta , evangelicamente, la “parte migliore”»[xv]
 

Un primissimo passo è senz’altro l’informatizzazione delle curie e delle parrocchie e in questo senso  si è avviato un  generale processo di modernizzazione e rinnovamento anche se non sempre con la chiara consapevolezza che  informatizzazione non significa semplicemente comprare un computer ma presuppone la definizione di un percorso che implichi capacità di valutare quali tecnologie impiegare in rapporto alle performance  che si  richiedono e capacità di vagliare quali strumenti adoperare in rapporto  all’uso  che si vuole fare. E’ inoltre necessario assicurare  sicurezza ed evoluzione tecnologica di questi strumenti, è necessario gestire i costi  in maniera competente in modo da non creare situazioni di inutile dispendio economico ed è necessaria anche  la previsione della gestione della vita di tali applicazioni, della loro manutenzione per la correzione di errori e per il loro miglioramento in termini funzionali. Questa è una fase in cui sono necessarie  competenze tecniche o nella quale è indispensabile rivolgersi a personale specialistico che sappia valutare esattamente i bisogni e le applicazioni utili a soddisfare tali bisogni…

Le Curie di fatto, sono  strumenti pastorali  per l’evangelizzazione del territorio in cui la Diocesi è collocata e il terreno dell’evangelizzazione  richiede energie, risorse, investimenti anche in questo settore, ma avendo ben chiaro che il processo di informatizzazione è un inizio ma  non è di per sé sufficiente, che  occorre andare oltre l’ottica utilitaristica tenendo sempre presente che l’informatica  non riguarda più solo i computer, ma è un modo di vivere che investe molteplici aspetti della  vita  contemporanea.  

Non si tratta  nemmeno di mettere in piedi nelle parrocchie  «corsi di informatica» o di comprare attrezzature sempre più  sofisticate, ma piuttosto di cambiare l’ambiente di «apprendimento»,  l’ambiente di «incontro», l’ambiente di «collaborazione». Si tratta in definitiva di trovare nuove strade per la missione e per l’evangelizzazione. Le strade della rete permettono di arrivare ovunque, non incontrano ostacoli. Il problema è la capacità di sapersi orientare su queste strade, cioè di saper non solo navigare, ma anche di  avere chiari i bisogni e le richieste e saper rispondere a tali bisogni e a tali richieste.
 

Le azioni intraprese fino a questo momento a livelli locale e personali, offrono dei bilanci incoraggianti e spingono a proseguire all’interno però di una progettualità di più ampio respiro. A partire da produzioni più complesse ed articolate, per arrivare a quelle più semplici e lineari, già si possono  incontrare su internet un grandissimo numero di siti di diocesi, comprese le piccole diocesi: in questi siti troviamo la presentazione storica e il quadro statistico della diocesi, l’analisi sociale della realtà territoriale,  la pagina dedicata al vescovo, le lettere pastorali, i testi significativi, le omelie, la  presentazione del piano pastorale, la  posta elettronica….Spesso è disponibile l’agenda diocesana e il calendario degli appuntamenti e a volte si può trovare anche l’elenco delle risorse umane: i sacerdoti, le comunità religiose, le risorse ecclesiali (gruppi, associazioni, scuole…..).  Spesso ci si indirizza ai giovani.
 

In questa prospettiva internet può divenire uno strumento  per la messa in comune e per la valorizzazione  delle esperienze  esistenti a livello locale,  per la partecipazione della diocesi alla costruzione di proposte  favorendo  i forum e gli scambi di opinione con i fedeli su tematiche e argomenti specializzati, ci potrebbe essere anche condivisione di materiale per esempio per catechisti…..Potrebbe essere uno strumento valido di consultazione diocesana, una maniera  per creare un contatto costante e duraturo tra gerarchia e base ecclesiale, un nuovo modo per interagire con le persone.
 

«Il singolo operatore pastorale può  ora, con poche operazioni su una tastiera aggregare dati,  confrontarli, estrarre indirizzi ed elenchi secondo le diverse esigenze; archiviare e memorizzare notizie,  citazioni, bibliografia. L’accesso alle banche dati e l’utilizzo del cd-rom (…) permette di scorrere in brevissimo tempo intere enciclopedie alla ricerca di testi, di riferimenti a fatti, personaggi ecc. E questo non è un piccolo vantaggio per la predicazione, per la preparazione di incontri a vari livelli. Il libro elettronico  (su cd-rom) consentirà presto di sfruttare al  meglio le possibilità offerte dalla scrittura ipertestuale (…). Ad esempio ora sono disponibili Bibbie elettroniche con testo, note, indici analitici, percorsi vari di ricerca. Sarà presto possibile avere una Bibbia multimediale… (…) Per  non parlare  dei  dei vantaggi che l’editoria  elettronica può offrire ai bollettini parrocchiali, ai settimanali diocesani, a una stampa sempre più personalizzata»[xvi]
 

Dal punto di vista pastorale internet, poi rappresenta per esempio, uno strumento straordinario per vincere l’isolamento di molti ammalati e handicappati, anziani, persone che vivono una  forte solitudine esistenziale . Una maniera per essere vicini anche a quelle persone che per motivazioni varie, non sono fisicamente in grado di uscire dalle proprie case o che hanno difficoltà ad  “incontrare”  altre persone.
 

Si potrebbe pensare alla creazione  di infrastrutture di comunicazione  tra soggetti del mondo ecclesiale per favorire  la collaborazione quotidiana e occasionale.  Sarebbe possibile la realizzazione di servizi di videoconferenza tra le diocesi,  trasmissione di produzioni audio-video a basso costo,  alla trasmissione di corsi di aggiornamento o di studio on line…..

Costruire un sito tra cristiani, a prescindere dal discorso della qualità del sito,  in ogni caso rappresenta una occasione  di riflessione, di arricchimento, di elaborazione e di riflessione sul messaggio evangelico, un modo per confrontare il quotidiano e le scelte che vengono vissute alla luce di Cristo…..
 
Estremizzando possiamo affermare che internet rappresenta la messa in atto di una democratizzazione attiva e di reciproca cooperazione secondo quel meccanismo che è definito del «bottom up».[xvii] Una possibilità concreta  per realizzare quella comunicazione  intra ed extra ecclesiale auspicata  dal Concilio Vaticano II[xviii],  una  comunicazione che non teme il pluralismo, che privilegia l’ascolto, che dà il giusto valore a tutti coloro che partecipano al dialogo. Una comunicazione dunque interattiva, circolare, partecipativa, che non annulla e appiattisce i ruoli nella omogenizzazione, ma che al contrario chiede una compartecipazione  in rapporto ai carismi e alle vocazioni.
 

Possiamo ipotizzare diverse forme di cooperazione  facilmente realizzabili attraverso la rete:

-cooperazione   magisteriale, ovvero cooperazione tra vescovi, tra vescovi e sacerdoti, tra sacerdoti tra di loro……

-cooperazione tra fedeli e magistero

-cooperazione dei fedeli tra di loro

-cooperazione tra mondo ecclesiale ed istituzioni laiche operanti sul territorio
 

Attraverso  internet diventa possibile scambiare informazioni, confrontare idee e le modalità  operative, chiedere aiuto  con l’auspicio di soluzioni, prevedere percorsi di aggiornamento[xix], mettere la propria esperienza a disposizione degli altri[xx]…. Sarebbe possibile per esempio un rinnovamento continuo della catechesi che prenda il punto di partenza dai reali bisogni dei recettori ai quali la catechesi si indirizza e utilizzi l’apporto degli esperti nel settore per la programmazione e l’impostazione del lavoro….Internet può diventare un nuovo strumento di forte testimonianza evangelica, ma non l’unico.
 

Non è possibile gettare alle ortiche  le forme tradizionali attraverso cui viene esercitata l’attività pastorale. La fede è un dono, ma anche una risorsa vitale, che si alimenta di rapporti e di coinvolgimenti diretti, che si esprime in un senso di comunità, e  in tale contesto niente sostituisce e può sostituire il valore del rapporto personale.  Ma è anche vero, che il mandato ricevuto da Cristo e il suo esempio ci  fanno riflettere sulle necessità di utilizzare tutti i mezzi e le maniere possibili per la guida e il sostegno dei fedeli e delle comunità
 

Oggi la rete rappresenta un luogo di incontro, un luogo di contatto forte ed emotivo, un luogo per  conoscere altre persone, per mettere in comune, per confrontarsi. La rete è il luogo dell’uguaglianza, il luogo in cui ognuno può mettersi in discussione  al di là del proprio aspetto fisico, al di là della propria condizione sociale…. E queste sono potenzialità connesse  ad essenziali valori cristiani che non possono lasciare indifferente l’operatore pastorale che deve essere stimolato  ad un impegno evangelico più attento alle attuali esigenze
 

Tutto ciò però comporta come imprescindibile condizione di base, l’attivarsi di tutto un contesto educativo all’interno del quale sviluppare il discorso «internet». E’ vero che molte volte ci si trova a utilizzare semplicemente  questo strumento, ma è altrettanto vero che da parte di chi ha la responsabilità educativa esiste un  dovere ineludibile di formazione data proprio la delicatezza e l’importanza del contesto nel quale ci si muove.
 

Le indicazioni che la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha fornito nel documento «Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale» (19 marzo 1986), oggi valgono a maggior ragione per il discorso dell’uso di internet:
 

Pedagogicamente si tratta di operare a tre livelli:

In primo luogo a livello di formazione dei recettori. La religiosità va di moda sulla rete Ormai tutto e il contrario di tutto fluttua liberamente  nel magma digitale dei nostri giorni. Ne discende un corollario di complessità, una varietà di  posizioni e di aspettative, di sincretismi e di visioni… I siti religiosi che si sviluppano tra l’ufficiale e l’ufficioso esprimono la sensibilità e il pensiero  delle Chiese, ma anche il pensiero dei piccoli gruppi, delle sette, sono frutto di iniziative individuali ecc…..La mutazione è in corso e il progresso tecnico-multimediale sta riplasmando  e dando forma  ad ogni livello della vita planetaria. E in questo contesto la parola «cristiano» può assumere le connotazioni e le colorazioni più varie…[xxi]. «In questo “mare magnum” che è Internet i navigatori hanno dunque poche occasioni per incontrare Gesù Cristo nella forza e nella purezza del suo annuncio; hanno invece molte occasioni di incontrare idoli e surrogati, e anche espressioni che, pur  non essendo esemplari sotto ogni riguardo, nascono tuttavia da uno spirito buono e contengono aspetti positivi accanto ad altri piuttosto equivoci.»[xxii]
 

Il problema è quello della selezione e della scelta e di educare-orientare  alla selezione e alla scelta il recettore. Il rischio concreto è quello dell’inquinamento da informazioni e del disorientamento a causa  del sovraccarico di esse. Il reale problema, oggi, non è quello di navigare, ma quello di perdersi all’interno del vasto mare di  internet..
 

Ed è in questo contesto che appare  quanto mai significativo il porsi della Chiesa  come punto di riferimento con la sua offerta di significati e di valori capaci  di orientare e di finalizzare a scopi costruttivi i percorsi all’interno della rete.
 

In secondo luogo a livello pastorale specifico, riguardo la formazione di coloro che saranno i futuri sacerdoti, affinché siano in grado di fare un utilizzo di questi strumenti conforme, e al servizio del proprio apostolato.  Internet non è «indispensabile» al futuro sacerdote. Si può essere dei buoni sacerdoti senza conoscere e saper utilizzare questo strumento. Ma  non possiamo negare che nella realtà odierna è diventato non solo  il mezzo  attraverso il quale, poter rivolgersi a spazi sempre più vasti, ma anche   quello per gestire la vita di ogni giorno . Gli apostoli, pescatori di uomini, oggi non potrebbero fare a meno di usare la rete di internet per portare a compimento la missione che  Cristo gli ha affidato.
 

E in terzo luogo  a livello di formazione di coloro che, per speciale inclinazione , si troveranno ad operare da specialisti e da  tecnici in questo campo e  si preparano ad un lavoro di formazione e insegnamento nei primi due livelli…Anche in questo settore occorre avere personale specializzato in maniera tale che possa muoversi agevolmente nelle due aree di specificità senza tradire né la competenza scientifico-tecnica legata allo strumento, né quella teologico-pastorale  legata alla missione ecclesiale.

Le nuove soggettualità

 

Le istanze poste dalla comunicazione attuale ci guidano verso nuovi orizzonti e chiamano in causa nuove soggettualità.

Il lavoro nei siti internet è, a tutti gli effetti,  un fertilissimo campo di apostolato da valorizzare in modo più coordinato e professionale ma, tutta questa ricchezza lascia supporre  l’impiego di intelligenze e di tempo  per lo sviluppo e il mantenimento dei siti e quindi l’acquisizione di abilità e competenze specifiche..

Il problema è che  immettersi nella rete significa  anche assumere un nuovo ruolo, ma non nel senso di servirsi di una identità diversa come accade nei giochi o nelle chat line, ma nel senso di muoversi con diverse coordinate, nel porsi in relazione e  sperimentare strutture alternative  di testimonianza, proprio partendo dal nucleo profondo della propria identità orientata alla luce del Vangelo, applicando  anche in questo campo il principio ormai sperimentato nel mondo del lavoro della «flessibilità», cioè della capacità di rinnovarsi in rapporto  alle  situazioni e ai problemi che emergono quotidianamente, di cercare soluzioni  specifiche e mirate, di reinventare di  giorno in giorno la capacità di muoversi all’interno di un patrimonio di informazioni e responsabilità di cui si ha gestione….[xxiii]
 

E questo non  è facile per nessuno, ma specialmente per il sacerdote che deve mantenere sempre il ruolo di pastore e di guida del suo gregge e  non deve mai tradire questo funzione prioritaria e ciò che la sua missione comporta, ma che contemporaneamente  è chiamato a rimettersi in gioco costantemente. Occorre   aprirsi alla conoscenza delle nuove tecnologie, senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà e dalla fatica che l’impiego di questi processi necessariamente comportano,  senza  però cedere,  alla tentazione di  assumere la tecnica solo come via   per rendere il lavoro meno pesante.. Occorre  adottare una identità aperta , capace di muoversi con abilità e duttilità nella immensa quantità di  informazioni e conoscenze, capace  di trarre profitto da tutta questa abbondanza comunicativa.
 

Nello stesso tempo si tratta di acquisire la capacità di muoversi non più in spazi reali, ma in spazi virtuali e di misurare le distanze non più in chilometri, ma in possibilità d’accesso; e in questi spazi  di rifondare il proprio ruolo non sull’autorità, ma sull’autorevolezza, sulla capacità di collaborare, di motivare, di indicare percorsi alternativi per  la soluzione dei problemi, di spingere alla ricerca di diversi schemi interpretativi, di proporre valori e testimonianze significative…..
 

Tutto ciò significa diventare esperti in mediazione e capacità di modulare in diversi linguaggi, diversi stili, altre culture, senza tradire per questo la fedeltà al depositum fidei di cui la Chiesa è custode. 
 

La preparazione di chi opera in questo settore non deve essere più focalizzata sull’acquisire «elementi di sapere», ma ormai si deve centrare sullo sviluppare la capacità di individuare ciò di cui si ha bisogno nel minor tempo possibile, di saperlo immediatamente estrapolare dall’insieme caotico e indistinto, di saper adattare materiale nuovo alle situazioni che ci si trova a vivere, di inventare modalità e percorsi alternati quando è necessario, e di sperimentare strade completamente nuove. Si tratta dunque entrare in un contesto  di formazione permanente e di aggiornamento costante.
 

Il problema reale è quello di adottare nella concretezza pratica questa mentalità nuova e affrontare le  situazioni alla luce di questo nuovo “modus operandi” soprattutto nel momento in cui si  vanno ad utilizzare queste nuove tecnologie. In questo settore non si può improvvisare ma è indispensabile una specifica preparazione per  poter «tradurre» nella nuova dimensione i principi autentici del cristianesimo. Occorrono quindi due «specializzazioni» (in senso ampio del termine!) : quella inerente le tecniche e i contenuti, e quella inerente la capacità di «traduzione» e «di sapersi muovere all’interno». Non bastano più solo  buon senso, intelligenza e capacità generiche. 
 

Certamente la rete potrebbe essere utilizzata per la preghiera  e per la direzione spirituale.

Ma la vera sfida è quella ad andare oltre il semplice impiego tecnico. Il fine più immediato e forse più semplice  da raggiungere   è quello di offrire  prodotti finiti di ottimi contenuti e realizzati bene da un punto di vista professionale. Bisogna avere in  tal senso il coraggio di una collaborazione attiva e aperta con i professionisti della comunicazione, bisogna creare nuovi spazi nelle parrocchie per tali professionisti.  Non tutti possono, tanto meno sono chiamati, a fare tutto. Il «Molte sono le mansioni  nella casa del Padre mio» (Gv 14,2) ha oggi, una sua maggiore validità[xxiv]

Ma il fine ultimo è quello  della inculturazione. Inculturazione non in una cultura legata ad un territorio specifico, ma inculturazione nel villaggio globale costituito da internet,  capacità di  trasmettere il vangelo in un linguaggio comprensibile in questo nuovo mondo,  capacità di presentare valori etici alternativi, ma soprattutto, fare in modo che la potenza del vangelo possa raggiungere le fondamenta di questa nuova cultura informatica che sta sorgendo e diventare effettivamente trasformante, modificante dal di dentro quelle forze e quei concetti che si oppongono all’espansione del Regno di Dio. «Si tratta  (…) di raggiungere e quasi di sconvolgere  mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità che sono in contrasto con la Parola di Dio  e col disegno di salvezza» (EN 19).
 

Per poter lavorare in questa direzione nella concretezza della chiesa locale,  sarà necessaria oltre che ad una fattiva collaborazione di tutta la diocesi, ed una programmazione pastorale  ben impostata e organica che tenga conto della nuova realtà di internet con tutti i vantaggi e le implicazioni ad essa connesse, anche di individuare nuove figure di operatori pastorali  della comunicazione che sappiano affiancare quelle già operanti del catechista o dell’animatore liturgico, dell’accolito,  del ministro straordinario dell’eucarestia,  dell’incaricato dell’animazione liturgica, dei responsabili della pastorale della carità, dell’animatore della cooperazione missionaria tra le Chiese, animatore della pastorale dell’ambiente  della pastorale scolastica o familiare…… figure laiche o religiose che siano in grado di operare e muoversi all’interno  di una nuova progettualità e che nello stesso tempo siano in grado di  valorizzare in questo compito la  loro competenza ed esperienza, senza prevaricare  allo stesso tempo  il ruolo del sacerdote in quanto guida  spirituale e pastorale.
 

Occorre da una parte  valorizzare la professionalità e la creatività di chi sceglie di dedicarsi a questo servizio,  ma dall’altra occorre curare in maniera attenta e puntuale  la preparazione teologica e l’esperienza di fede  di tali operatori[xxv]. Professionalità infatti non significa solo possesso di  una competenza tecnica all’interno di un settore specifico,  e nemmeno solo formazione teologica, ma anche  maturità umana e spirituale.
 

«La Chiesa infatti in quanto “soggetto storico” possiede anche una sua forma esteriore, una sua propria visibilità, ch’è in funzione della missione  la quale deve determinarsi nella  forma storica reclamata dai “segni dei tempi”. Competenza progettativo-programmatica non è, quindi, un adempimento in più  che si aggiunge a quello della cura pastorale della parrocchia o di una Chiesa. Essa è invece, la modalità concreta, storica e attualizzata con cui si esprime la cura pastorale in un determinato contesto storico-geografico e, nella visione di fede, storico-salvifico.  Diventa così, quel presupposto operativo che assicura cattolicità e  cooperatività,  nel concerto della prassi pastorale perché “da bravi amministratori  della multiforme grazia di Dio, ognuno (…) metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto” (1 Pt 4,10) «[xxvi].
 

A queste nuove soggettività operanti nella pastorale dovrebbero essere richieste oltre che competenze specifiche nel settore, anche una  la capacità di muoversi all’interno della dimensione  pastorale con una maturità che  permetta di evitare quelli che sono i rischi più comuni per chi sceglie di operare a questo livello.
 

A. Berlina,  a tale proposito, individua  alcuni percorsi da curare in maniera particolare in questa prospettiva. Chi opera in internet deve evitare il rischio della presunzione e del trionfalismo . «Capita di vedere  siti (o di curiosare in gruppi  di discussione), dove, pur con la buona intenzione di servire il Vangelo, si nota l’atteggiamento tipico di chi crede di possedere  tutta la verità.  Ciò è fastidioso  anche quando è espresso da una sola persona, ma diventa insopportabile quando è fatto da un intero gruppo, organismo, movimento. Si ha allora  l’impressione di essersi imbattuti  non in testimoni, ma in propagandisti… (…). Bisogna anche vigilare per non lasciarsi prendere dalla retorica e ripetere frasi fatte o messaggi abusati (anche  certa iconografia….), che suonano subito falsi ed esagerati, non credibili…..Anche il trionfalismo, l’enfasi sui numeri, sui  meriti storici del cristianesimo, sulla sacralizzazione delle istituzioni, sono pericoli gravi e presenti…Cercare il successo a tutti i costi è un pessimo segno,  uno stile del tutto opposto a quello di Gesù» . Bisogna anche cercare di evitare  «L’intimismo torbido, (…) il  compromesso con le forme della superstizione e della magia; un soprannaturalismo a buon mercato  che si appoggia ai miracoli,  alle rivelazioni private, a un certo tipo di forme iniziatiche o direzioni spirituali al limite del plagio. Vecchie e nuove religiosità cavalcano anche su Internet questa deriva pericolosa, con l’illusione di combattere o correggere il materialismo  contemporaneo; in realtà integrandolo e completandolo. « e «La superorganizzazione burocratica, l’eccesso di istituzionalizzazione e di fiducia nei mezzi della tecnica «[xxvii]

4. Questioni aperte

Naturalmente siamo solo agli  inizi di un percorso  che è ancora tutto da  sviluppare. E se a questo punto del cammino ci sono punti di riferimento abbastanza chiari,  è altrettanto vero che molto di più sono le domande e  le incertezze con cui ci si deve confrontare. Il terreno inesplorato presenta ancora zone di oscurità che però non devono essere viste  come terribili pericoli o minacce, ma semplicemente per quello che sono: campi nei quali esercitare la riflessione teologica e verso cui spingere la ricerca ecclesiale con l’aiuto dello Spirito Santo in funzione di un apostolato sempre migliore.
 

Uno dei problemi sui quali si sta indirizzando l’esplorazione recente e che rappresenta un’arena di dibattito abbastanza fervida è l’utilizzazione di internet per la celebrazione dei sacramenti: molti si chiedono: «in un futuro lontano sarà possibile l’amministrazione di alcuni sacramenti tramite lo strumento meccanico?» (Confessione o celebrazione del matrimonio via internet per esempio…..). Internet potrebbe essere lo strumento che permetterebbe di raggiungere persone distanti anche sacramentalmente e quindi, in situazioni eccezionali, di ovviare alla carenza del sacerdote.  

In realtà ci sono forti dubbi che, tra i molti modi di utilizzazione di questo enorme potenziale che la  realtà contemporanea ci offre, la somministrazione dei sacramenti possa essere proponibile. Certo è ancora da avviare una riflessione teologica a proposito,  e ci vorranno tempi  lunghi prima che il processo di riflessione avviato oggi dalla teologia possa raggiungere il pieno compimento,  ma   bisogna ricordare che il discorso sacramentale implica e coinvolge in primo luogo il concetto di uomo in quanto rapporto relazione indivisibile e unico di corpo e “anima”. Il corpo, il nostro corpo, fa parte di ciò che ognuno di noi  costitutivamente è, e non può essere separato con un taglio netto da tutto quell’insieme che costituisce la nostra dimensione personale. E’ la prospettiva stessa della resurrezione nella quale, in quanto battezzati siamo inseriti che  ci riconduce ad una visione dell’uomo in quanto totalità che include anche la dimensione corporale nella nostra relazionalità a Dio. E il discorso sacramentale è una delle vie attraverso cui questa relazionalità viene costruita e si realizza: il corpo è luogo di comunicazione e strumento di salvezza nella sua intima connessione all’anima e a tutte quelle componenti che contribuiscono al costituirsi della persona.  A tutto ciò va aggiunto e il fatto che  l’amministrazione dei sacramenti insieme alla forma  esige la materia.

«La liturgia cristiana si radica nell’incarnazione, la cui logica è la combinazione di corpo e comunità, testimonianza e indicibilità e non può essere ridotta alla sola comunicazione verbale»[xxviii]
 

Questo non significa che internet non possa divenire  un servizio spirituale utile ai fedeli così come lo è la messa trasmessa alla televisione: la parola di Dio viene proclamata e  commentata,  si può invitare alla preghiera, i malati, gli anziani e i lontani possono unirsi  spiritualmente alla comunità che sta celebrando il rito, la preghiera universale può essere  condivisa e partecipata «Manca certamente la persona fisica, ma l’impossibilità di portare un’offerta all’altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza,  memorie, speranze, timori) un’offerta da unire a quella di Cristo»[xxix].
 

Un altro problema  da prendere in considerazione e da non sottovalutare è quello che possiamo definire dell’ «attendibilità delle fonti».  In Internet l’attendibilità dell’informazione non è certa, a volte non si  sa chi c’è dietro l’informazione e il pensiero che viene dato.. Attendibilità dell'informazione non sempre significa informazione errata, ma anche  completa e fornita da persone che hanno una competenza.
 

Il rischio che si può correre è quello di un sincretismo che  abolisce i confini tra la  parlare su un determinato argomento per esprimere pareri ed opinioni ed avere la preparazione e la competenza per potersi pronunciare con autorevolezza. Gli indicatori di identità possono essere falsi o possono essere pseudonimi. E’ importante in questo contesto tenere presente  che le reti telematiche non sono fatte di informazioni, ma di persone che  hanno informazioni, modi di riflessione, modi di vedere e pensare che vogliono condividere con altre persone. «Il cyberspazio non ha confini o autorità a cui appellarsi. Siamo dinanzi a  un nuovo e diverso tipo di luogo e territorio senza barriere  o controlli tradizionali e senza- almeno per il momento- alcuna “autorità”, secolare o religiosa che sia»[xxx]
 

In questo senso è importante il discorso educativo. Educare a cogliere ed avere ben chiara la differenza tra informazione ed opinione, tra espressione del proprio pensiero e pensiero autorevole. Nella Chiesa è importante l’opinione pubblica. Ma è  altrettanto importante educare per la formazione dell’opinione pubblica corretta. Già  Pio XII descriveva l’opinione pubblica  come « l’eco naturale, la risonanza comune, più o meno spontanea  degli eventi e della situazione attuale negli spiriti  e nei giudizi degli uomini»[xxxi] e la Communio et progressio  riprende il concetto dicendo che  « poiché la vita sociale si rafforza nella collaborazione, è necessario un libero confronto di pareri, che rivestano qualche importanza»  (CP 26) e che «Il compito dei comunicatori, alla luce di quanto sopra esposto, risulta molto impegnativo. Essi esercitano una grande influenza nel far nascere, nel raccogliere, nel diffondere le idee, mentre ne facilitano il libero e critico confronto» (CP 27). Oggi l’arena nella quale esercitare questo compito,  è internet. E questo compito diventa un compito da assumere come missione evangelizzatrice per ogni comunicatore cristiano, ma diventa  un dovere ineludibile soprattutto  per chi è “pastore” nella Chiesa.
 

Un terzo elemento sul quale sarebbe opportuno approfondire la riflessione è la possibile confusione che si potrebbe creare tra  azione-svolta  e risultati dell’azione, o  per essere più chiari tra informazione ed evangelizzazione. Annunciare il Vangelo implica anche compito ineludibile di «informazione» e di «veicolamento di conoscenze», ma  richiede anche una «incarnazione del Vangelo» nella vita, una testimonianza di fede vissuta all’interno di esistenze quotidiane e all’interno di una comunità.[xxxii]
 

L’ideale del Regno, di cui la Chiesa  costituisce un germe e un inizio, si fa presente e visibile nel mondo  in quattro forme fondamentali di presenza:

-come Regno realizzato nell’amore e nel servizio fraterno

-come Regno vissuto nella  fraternità e nella comunione

-come Regno proclamato e testimoniato nell’annuncio confessante e liberatore del vangelo

-come regno celebrato nei riti festivi e liberanti della liturgia[xxxiii].

Internet è certamente utile per la diffusione dei testi, ma taglia fuori la ritualità, la sperimentazione-esperienza nel vissuto e tutte quelle pratiche  che favoriscono l’incontro col sacro.  Tramite internet si possono raccontare esperienze e creare nuove forme di ritualizzazione, ma  una cosa  è il racconto o la riproduzione di una esperienza , altra cosa è l’immersione in questa, il coinvolgimento totale della persona.

In tale prospettiva, compito della pastorale è appunto quello di  elaborare  alternative valide per fare in modo che l’evangelizzazione non resti  parole o immagini sullo schermo di un personal computer, ma  si incarni nelle realtà delle persone  e delle condizioni di vita, in maniera tale da cogliere l’uomo  nel dinamismo delle  sue attività  e delle sue responsabilità.
 

«Il messaggio della rete, è la vita e lo stile di coloro che fanno i programmi. In termini di comunicazione medianica oserei dire: c’è veramente un messaggio non quando la gente comprende, piuttosto quando è collegata e lo acquisisce. Il messaggio cristiano non è comprensione di un corpus dottrinale, benchè questo aspetto sia essenziale e non rimpiazzabile; è la vita della comunità. C’è veramente messaggio quando c’è conversione alla comunità, l’entrare nella comunione (…). Peraltro io credo che un tale messaggio, è lo stesso che, sotterraneamente, la generazione dei computers e dei media attende dai cristiani. Agli uomini di qualunque  credenza che vogliono appoggiarsi ai media per costruire il villaggio globale, i cristiani dicono “si”, senza riserve. (…) Non si tratta di cambiare il Vangelo; si tratta di presentarlo come un mosaico in modo tale che ciascun aspetto rinvii all’immagine centrale  dell’agape»[xxxiv].
 

La sfida che viene lanciata dal professor P. Babin è quella di  “inventare” nuove strategie di testimonianza e di “visibilità” della carità anche all’interno della geografia dello spazio virtuale, di creare una rete sincronica  a quella di internet, e presente al suo interno, costituita da percorsi che vanno dall’esperienza  della comunione, all’insegnamento della comunione, e dall’insegnamento della comunione ad un “vissuto” di comunione..
 

Un quarto nodo problematico riguarda le qualità delle relazioni che si possono creare attraverso internet e il passaggio dalla comunità virtuale alla comunità reale.
 

Dobbiamo prendere atto del fatto  che  vivere all’interno  della società  attuale è diventato, specialmente  negli ultimi anni, abbastanza complesso, come è diventato più difficile istaurare relazioni: sono aumentate le regole di convivenza, sono aumentate le attività e sono aumentati i tempi dedicati al lavoro. In questo contesto  internet   può diventare uno strumento  che permette di superare la difficoltà dello stabilire rapporti senza muoversi dalla propria scrivania e dalla propria casa, all’interno di un contesto in cui gli individui  cercano un compromesso  tra il dedicare  sufficiente tempo libero alla vita affettiva e ai bisogni individuali e quello lavorativo da dedicare alla propria realizzazione.

«E’ fin troppo facile constatare come oggi i rapporti interpersonali siano sempre più mediati  dagli strumenti informatici e telematici, caratterizzati da forme comunicative istantanee e interdipendenti che, con il loro operare contribuiscono a far sì che la  fisicità e la sostanzialità dei contatti quotidiani si smarriscano all’interno di mondi artificiali nei quali gli individui comunicano tra loro usando in misura crescente strumenti elettronici. In tal modo avviene che la vicinanza tra soggetti “fisici” si fa sempre più “virtuale”, dando vita al prevalere di una prossimità dematerializzata, artificiale»[xxxv].
 

E’ vero che i poli della sfera telematica e della realtà convenzionale sono  distinti e contrapposti a causa delle diverse geografie  che li caratterizzano, ma è altrettanto vero che  la compenetrazione è possibile e che dipende sia dai soggetti di tipo localizzato che realizzano strategie per divenire soggetti telematici e quindi partecipare alla creazione-gestione  della realtà telematica, sia dai soggetti virtuali che tentano di affrontare il  problema della realizzazione di punti di presenza nel territorio convenzionale. Ed è su questo binario a duplice direzione che dovrebbe muoversi l’esplorazione pastorale. Lo sforzo da realizzare  dovrebbe essere quello  di un accesso, di un’apertura alla geografia virtuale della rete, e quindi ad un accesso alla globalizzazione, ma finalizzato ad una ricaduta-applicazione nel reale e nel concreto. Una delle direzioni verso le quali muoversi ed investire energie e capacità riflessivo-operative è proprio quello della  creazione di strategie che permettano “una ricaduta  sul territorio reale”, cioè il passaggio dalla relazione astratta ed anonima al contatto reale, costruttivo e vitale; strategie che permettano di coniugare l’universalità  con il radicamento  nel territorio e nella realtà locale.

 Di fatto la condizione di anonimato che è preferenziale nel mondo virtuale e telematico  trasforma le normali condizioni di comunicazione tra gli uomini.  Molti vogliono usufruire di questo anonimato per avvicinarsi alle «questioni religiose» ed esprimere un  desiderio di chiarirsi, di sapere ancora embrionale e tentennante.   Certo sarebbe abbastanza utopico sostenere che il solo contatto  tramite internet sia sufficiente a creare «relazione» tra le persone o a creare «comunità». La rete permette di incontrarsi e di mettere in comune  pensieri e conoscenze, di scambiare esperienze senza remore e pregiudizi, superando le difficoltà che possono nascere  da un incontro personale (timidezza, difficoltà a esprimersi in pubblico….) o dalle distanze, ma è anche vero  che  se essa è lo strumento  che permette di stabilire  dei  rapporti, non è  «ciò che produce» il rapporto. I rapporti sono costituiti dalle persone  e deve esserci  una predisposizione interiore e una volontà di fondo ad andare verso l’altro. Senza queste condizioni di base,  la relazione, rete o non rete, non si  può  né creare, né può sussistere.
 

«Se da una parte si esalta la dilatazione delle relazioni  resa possibile in particolare  dalla “rete”, il futuro prossimo dei mezzi di comunicazione, dall’altra si mettono in evidenza i rischi di isolamento antropologico iscritti  nella medesima “rete”. Così, per esempio, se Nicholas Negroponte (Direttore dei Media Lab del MIT) sottolinea la funzione  socializzante, in dimensione planetaria, della comunicazione digitale, fino a rendere  il “mondo digitale” piccolo come una capocchia di spillo”, Umberto Galimberti obietta che  in internet il “consumo comune”  del mezzo non equivale a una “reale esperienza comune”: “lo scambio ha un andamento solipsistico dove  un numero infinito di eremiti di massa comunicano le vedute del mondo quale appare dal loro eremo”. A parere dello stesso Galimberti l’uso dei mezzi sta distruggendo le native  solidarietà sociali. La sfera della cultura mediatica realizza una comunicazione del tutto indipendente dai legami (soprattutto di fede e di affetti) che il ricevente potrebbe intrattenere da persona a persona e moltiplica, invece,  attraverso il medium, relazioni impersonali annullando quel dono preziosissimo delle capacità  di far esperienza condivisa. Nell’annuncio massmediale la comunità diventa anonima e invisibile, non siamo più con l’altro, ma uno accanto all’altro»[xxxvi]
 

Certamente è importante  la disponibilità e l’accoglienza  nei confronti dell’altro, è importante la condivisione di idee e il mettere in comune esperienze di vita, certamente internet è utile per  la diffusione  dei testi e dei messaggi dottrinali…..ma si tratta di creare solo di un punto di contatto, di una delle tante possibili forme di incontro, ma che non può e non deve  restare l’unica  e non deve assolutizzarsi.
 

L’incontro tramite internet può essere , usando la famosa espressione del Cardinal Martini, «il lembo del mantello» attraverso cui può filtrare la comunicazione umanizzante e salvifica, ma è necessario «favorire il processo di uscita dalla massa» e di «uscita dall’isolamento» e dall’ «individualismo» dalla paura di mettersi in gioco per costruire una vera relazione.  Cristo invita a donarsi agli altri nella pienezza del  proprio essere, chiede un coinvolgimento pieno e totale della persona.  Senza il supporto delle interazioni reali, quelle virtuali non riescono a reggere la prova del tempo.
 

La Communio et progressio sottolinea che «del resto, la comunicazione, si estende molto oltre la semplice manifestazione dei pensieri della mente o espressione dei sentimenti del cuore. La piena comunicazione comporta la vera donazione di sé stessi sotto la spinta dell’amore» (CP 11)
 

E’ questa la vera sfida che internet rivolge alla pastorale: la capacità di trasformare volti anonimi dietro allo schermo del computer in persone specifiche, uniche, capaci di uscire dall’anonimato per mettersi al servizio del prossimo  con  tutto il loro bagaglio di vita e di esperienza , persone capaci di  entrare «in relazione» nella loro specificità,  di entrare non semplicemente  in contatto umano, ma di andare oltre ,  verso la costruzione della comunione.
  

[xxxvii]



[i] Negli Stati Uniti circa un terzo della popolazione ha accesso ad internet, e le transazioni economiche  generate sulle reti  telematiche, nell’anno in corso, saranno nell’ordine dei 100 miliardi di dollari. Più rilevanti dei livelli raggiunti sono i tassi  di crescita dell’adozione delle nuove tecnologie. Questi sono molto elevati in tutti i paesi occidentali, compresa l’Italia dove, telefonia mobile a parte,  minore è il livello di  diffusione. Nel nostro paese, nel corso del 1998 la spesa per l’insieme delle  tecnologie dell’informazione è cresciuta di circa il 10% rispetto all’anno  precedente. Nell’ultimo anno 400 mila italiani hanno effettuato  almeno un acquisto  grazie ad Internet. Si tratta di un numero non enorme, ma superiore di ben quattro volte rispetto all’anno precedente. In tutto il mondo, la dimensione  della rete Internet, sin dagli inizi degli anni 90, raddoppia ogni anno.  L’impatto economico di quel che sta avvenendo  è importante e oggi ben visibile: negli Stati Uniti, il contributo dell’industria  delle tecnologie dell’informazione  all’attuale crescita economica è di quattro volte superiore  alla frazione del reddito che rappresenta.» L. PICCI, La sfera telematica,  Bologna 1999, p. 3-4

[ii] «Che si tratti di un cambiamento, e di un cambiamento di vasta portata, sembra fuori discussione. Ciò che invece va  ancora chiarito è in che cosa effettivamente consista. Lo scrittore Michael Crichton  sostiene che “tutti i grandi cambiamenti sono come la morte. Non puoi vedere l’altro lato finchè non sei là”. Ed effettivamente le nuove tecnologie computazionali, così come a suo tempo l’elettricità e la televisione, appaiono sempre più portatrici di effetti sociali di così ampia rilevanza da sfuggire alle più lucide capacità di previsione. Gli  strumenti telecomunicativi, le immagini sintetiche, i mondi virtuali, non hanno ancora rivelato appieno il loro vero potenziale e non sembra ancora possibile oggi avere la misura della rivoluzione che si sta operando, non solo nel settore del trattamento dell’informazione e della comunicazione, ma anche a livello di relazioni sociali, della conoscenza, della percezione dei processi immaginari e simbolici, nonché della consapevolezza di sé dell’uomo e del suo posto nel mondo». G. SIBOLDI-M. DI SALVO, L’evoluzione dell’informatica e le relazioni affettive dell’individuo,  in Informatica e affettività, Roma 1995, p. 10

[iii] «La televisione si fa pay tv e pay paperviw, diventando televisione ad hoc per uno specifico target di utenti. Il giornale, grazie al connubio con il computer, permette la compilazione da parte dell’utente di un personal journal, costituito unicamente da titoli scelti dal lettore. Il telefono si trasforma in chat line per permettere lo scambio tra due o più abbonati  e si fa “cellulare”  diventando strumento al seguito della persona.

Il computer, infine lascia la scrivania, si combina con i normali strumenti domestici, moltiplica le proprie capacità di memoria tramite nuove periferiche ed il collegamento in rete, specializzandosi nella simulazione della realtà fisica o addirittura creando mondi alternativi come nel caso della realtà virtuale» C. GALIMBERTI-F. GATTI,  Nuovi media e famiglia, in Informatica ed affettività, Roma 1995, p. 20

[iv]« Se la rete internet è la star della multimedialità non è certo per caso. Alla base del suo successo ci sono molti elementi. Innanzitutto una affidabilità a prova di bomba. Infatti la rete è stata costruita secondo il principio del Dynamic Rerouting (riorientamento dinamico) che consente di aggirare ogni tipo di ostacolo di trasmissione a cominciare  dalle calamità naturali, indirizzando le informazioni su flussi di trasporto che sono funzionanti in quel determinato momento, quando la strada di collegamento più veloce è interrotta. Per esempio dopo l’ultimo terremoto di Los Angeles, mentre erano saltate buona parte delle linee telefoniche, la posta elettronica degli utenti Internet continuava a viaggiare indisturbata. Così anche durante il colpo di stato di Mosca del 1991 la società di telecomunicazioni Relkom che forniva un collegamento con Internet via Finlandia, fu per molti giorni il solo mezzo per trasmettere informazioni verso l’occidente. Altro grande vantaggio di Internet  è che si tratta di una rete di reti: del governo, dell’esercito, delle università delle imprese private di tutto il mondo, che mettono a disposizione della comunità le loro risorse in eccedenza.. E’ insomma un network costruito dal basso con l’appoggio di  ambienti molto diversi e per questo offre una grandissima varietà e un’ampiezza di informazioni. Inoltre, e non è certo cosa da sottovalutare, l’accesso ad internet costa poco» C. TERRACCIANO, Internet, decolla il mondo multimediale, in  il millimetro, gennaio-marzo 1995, p. 8.

[v] «Essendo in stretto rapporto con gli uomini e con la loro storia, le culture condividono le stesse dinamiche secondo cui il tempo umano si esprime. Si registrano  di conseguenza trasformazioni e progressi dovuti agli incontri  che gli uomini sviluppano e alle comunicazioni che reciprocamente si fanno dei loro modelli di vita. Le culture traggono alimento dalla comunicazione dei valori e la loro vitalità e sussistenza è data dalla capacità di  rimanere aperte  all’accoglienza del nuovo. Qual è la spiegazione  di queste dinamiche? Ogni uomo è inserito in una cultura, da essa dipende, su di essa influisce. Egli è insieme figlio e padre della cultura  in cui è immerso. In ogni espressione della sua vita, egli porta con se qualcosa che lo contraddistingue in mezzo al creato: la sua apertura costante al mistero  ed il suo inesauribile desiderio di conoscenza. Ogni cultura, di conseguenza, porta impressa in sé e lascia trasparire la tensione verso un compimento. Si può dire, quindi,  che la cultura ha in sé la possibilità  di accogliere la rivelazione divina. Il modo in cui i cristiani vivono la fede è anch’esso permeato dalla cultura e dell’ambiente circostante e contribuisce, a sua volta,  a modellarne progressivamente le caratteristiche. Ad ogni cultura  i cristiani recano  la verità immutabile di Dio, da Lui rivelata nella storia e nella cultura di un popolo. Nel corso dei secoli continua così  a riprodursi l’evento di  cui furono testimoni i pellegrini presenti a Gerusalemme nel giorno di  Pentecoste» (Fides et Ratio 3)

[vi] GIOVANNI PAOLO II, Predicatelo dai tetti: il Vangelo nell’era  della Comunicazione Globale. Messaggio per la  35^ giornata mondiale  delle comunicazioni sociali.. «L’innovazione più sorprendente nel campo della tecnologia delle comunicazioni è probabilmente la rete Internet. Come ogni tecnica nuova, neanche quest’ultima manca di suscitare timori, purtroppo giustificati da un uso dannoso, e richiede una costante vigilanza e un’informazione seria. Non si tratta soltanto della moralità del suo uso, ma anche delle conseguenze radicalmente nuove  che esso determina: perdita del peso specifico delle informazioni, appiattimento dei messaggi ridotti a pura informazione, assenza di reazioni inerenti ai messaggi della rete da parte di persone responsabili, effetto dissuasivo quanto ai rapporti interpersonali. Ma, senza dubbio, le immense potenzialità di internet possono fornire un aiuto notevole alla diffusione della Buona Novella, come dimostrano alcune iniziative ecclesiali promettenti, che richiedono  uno sviluppo creativo e responsabile su questa nuova frontiera  della missione della Chiesa (Cfr ChL n. 44). La posta in gioco è di grande importanza. Come non essere presenti e non utilizzare le reti informatiche, i cui schermi riempiono ormai le case, per iscrivervi i valori del messaggio evangelico? « PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA CULTURA, Per una pastorale  della cultura, 23 maggio 1999, n. 9

[vii] Cf. M.C. CARNICELLA, Dal simbolismo archetipico all’ipersensibilizzazione elettronica: breve riflessione su una svolta epocale, in Ricerche Teologiche 1/2001, p. 161-192

[viii] T. LASCONI-G.QUAGLIANI-C. CIBIEN, L’arte del comunicare, Roma 1990,  p. 6

[ix] Ibid.

[x] C.M. MARTINI, Il lembo del mantello, Milano 1991, p. 14

[xi] GIOVANNI PAOLO II, Predicatelo dai tetti: il Vangelo nell’era  della Comunicazione Globale. Messaggio per la  35^ giornata mondiale  delle comunicazioni sociali.

[xii] B. SEVESO “Per una definizione di pastorale”, In Enciclopedia di pastorale. I fondamenti. Casale Monferrato 1992, p. 6.

[xiii] «La realtà culturale della rete è la tecnologia, proprio come la tecnologia  è stata la realtà culturale sia della parola orale che della parola scritta. In tutti e due i casi la tecnologia della parola e la tecnologia della scrittura hanno contribuito a produrre dei precisi stili di pensiero: la parola (un pensiero concreto, un pensiero situato), e la scrittura (un pensiero concettuale, un pensiero argomentativo). Si tratta ora di chiedersi quale tipo di pensiero stanno sviluppando le nuove tecnologie della comunicazione.(…) La rete però anche come fatto sociale, innanzitutto perché è fatta di relazioni. Internet è, probabilmente il primo esempio di comunicazione in cui la comunicazione non è ciò attraverso cui due o più individui entrano in relazione, ma il luogo stesso, l’unico, in cui la relazione avviene. Questa natura relazionale offre allo sguardo sociologico una serie di fenomeni di osservazione interessanti… (…) …la rete come fatto educativo (…) Internet, da una parte contribuisce a ridefinire lo spazio dell’educazione: gli apprendimenti  si personalizzano,  stimola le intelligenze altre rispetto a quella logico-linguistica, riorienta in modo  in senso collaborativo il nostro modo di costruire la conoscenza. Per un altro verso anche i soggetti coinvolti vengono ridefiniti nei ruoli: in rete, le differenze di status e di ruoli  vengono meno, la comunicazione si fa paritaria. Tutto questo sfida le figure educatrici.…» P. C. RIVOLTELLA; Introduzione, in www-Chiesa in rete, Roma 2000, p.16-17.

[xiv] S. MARTELLI, La socialità mutata: nuove identità, nuove  relazioni, in www-Chiesa in rete, Roma 2000, p. 36

[xv] G. PANTEGHINI,  Messaggio cristiano e cultura informatica, in Credere oggi, 2/1995, p. 106

[xvi] G. PANTEGHINI,  Messaggio cristiano e cultura informatica, in Credere oggi, 2/1995, p. 96

[xvii] «Tutte le persone possono entrare in collegamento, diciamo con il vertice del mezzo, con chi lo governa, e dire che cosa vogliono sapere, che informazioni chiedono, di che hanno bisogno» AA.VV. Internet, risorsa o pericolo?, in Chiesa in rete, Assisi 2000, p. 18.

[xviii] La Communio et Progressio che è un approfondimento ed estensione dell’Inter Mirifica recita «Chi ha responsabilità  nella chiesa procuri di intensificare nella comunità il libero  scambio  di parole e di legittime opinioni….Una retta attuazione degli impegni di vita e di servizio nella Chiesa richiede che si stabilisca, a senso  e su scala mondiale, un flusso continuo di informazioni tra le autorità ecclesiastiche di ogni grado, le istituzioni cattoliche e gli stessi fedeli» CP 116.120

[xix] «Ricordatevi l’analogia  tra il testo e l’acqua. L’acqua scorre liberamente, il ghiaccio no. I documenti vivi che scorrono liberamente  attraverso la rete sono  continuamente soggetti a nuovi utilizzi e all’aggancio di nuovi collegamenti, e questi nuovi collegamenti sono sempre disponibili per l’interazione. (…) Non esiste l’Ultima parola. Non può esistere la versione finale di qualcosa, l’ultimo pensiero. C’è sempre un nuovo punto di vista, una nuova idea, una reinterpretazione»  T. NELSON, Literary Machines, Padova 1992, citato in  A. TOSOLINI-S. TROVATO, New Media, internet e intercultura, Bologna 2001, p. 15

[xx] «….giunto al termine di questa  mia apologia del romanzo come grande rete, qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili, più si allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario rispondo, chi siamo noi,  chi è ciascuno di noi se non una combinazione di esperienze, d’informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è una enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti,  un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato, in tutti i modi possibili» I. CALVINO, Lezioni americane, Milano 1993, citato in in  A. TOSOLINI-S. TROVATO, New Media, internet e intercultura, Bologna 2001, p. 16.

[xxi] Cf. M. MERLINI, Pescatori di anime, Roma 1998. In questo testo vengono passate al vaglio circa 700 pagine web che riguardano il sacro, concentrando l’attenzione su un mondo che sembra a prima vista abbastanza ben definito, ma che nel momento in cui ci si addentra all’interno si rivela vario e sfaccettato e terribilmente complesso. Si percorrono in queste pagine i filoni più diffusi del cyber-spirituale: vari tentativi di proselitismo, ritorno a culti arcaici, il tecnopaganesimo, cibersacerdoti, oracoli profetici……..

[xxii] A. BERTANI, Le conversioni avvengono sulla via di Internet? In  Vita pastorale, 12/2000, p. 129.

[xxiii] M.C. CARNICELLA; Evangelizzazione e Comunicazione, Roma 1998, p. 122

[xxiv] Occorre una formazione specifica livello per livello. Altro è dirigere l’apostolato di una  diocesi o di una parrocchia o di un settore specifico, altro è “predicare”  in senso generale (con un bollettino diocesano o parrocchiale, (per  es.….con incontri….) o particolare (con le omelie); altro è fare catechesi; altro è dirigere e impostare l’azione liturgica, altro è impostare l’azione assistenziale o ricreativa, altro è occuparsi della gestione delle risorse comunicative…..Una formazione su basi «scientifiche» e non solo culturali ….Non a caso oggi si parla sempre di più non solo di formazione di base, ma di «aggiornamento» e «formazione permanente» per chiunque operi nel settore educativo

[xxv] «L’evangelizzazione è ben diversa dalla semplice preoccupazione di riempire dei contenuti buoni un contenitore, è invece un processo di testimonianza che propone agli altri quanto vive personalmente. Nella visione strumentale anche gli agnostici e atei possono fornire il mercato di  prodotti mediali a contenuto religioso. Quando il prodotto è separabile dalla persona che lo realizza è possibile scindere l’abilità professionale dalla propria vita personale.». S. SASSI, E’ tempo di misurarsi ad armi pari, In  Vita pastorale, 12/2000, p. 127

[xxvi] C. M. MARTINI, Carità presbiteriale e piano pastorale diocesano, Milano 1987, p. 16

[xxvii] A. BERTANI, Le conversioni avvengono sulla via di Internet? In  Vita pastorale, 12/2000, p. 129.

[xxviii] A. AMMIRATI, Teologia e comunicazione, in Osservatorio Comunicazione & cultura, 2/2001, p. 7

[xxix] CEI, Il giorno del Signore 35. (15 luglio 1884)

[xxx] A. ZUKOWSKI, Un nuovo senso del luogo per l’evangelizzazione: l’era virtuale e il Vangelo, in www.chiesa in rete, Roma 2000, p, 49

[xxxi] Pio XII, Discorso ai giornalisti cattolici, 17 febbraio 1950, AAS 42 (1950) p. 251

 [xxxii] Cf. M.C. CARNICELLA, Evangelizzazione e comunicazione, Roma  1998, p. 60-65

[xxxiii] «Il segno della diaconia ecclesiale deve rispondere alla profonda esigenza  degli uomini e dei popoli di trovare  un’alternativa alla logica di sopraffazione e di egoismo che avvelena la convivenza umana. La comunità cristiana è chiamata  a testimoniare un nuovo modo di amare e servire, una tale capacità di dedizione e di impegno per gli altri da rendere credibile  l’annuncio evangelico (…). Il segno della koinonia  ecclesiale o comunione deve rispondere all’anelito  di fratellanza, di pace, di comunione e di comunicazione  degli uomini di tutti i tempi. Deve manifestare un nuovo modo di convivere e di stare insieme, annuncio della possibilità di vivere  come fratelli riconciliati e uniti, nell’accoglienza di tutte le persone e nel rispetto della libertà e originalità di tutti (…). Il segno della martyria o funzione profetica, deve porsi nel mondo come messaggio liberatore e come chiave di interpretazione della vita e della storia. Di fronte alla richiesta di senso e  all’esperienza del male, che conduce tanti uomini  al fatalismo e alla disperazione, i cristiani sono chiamati  a essere nel mondo  portatori di speranza, “avversari  dell’assurdo, profeti del significato”, attraverso l’annuncio di Gesù di Nazareth (…). Il segno della liturgia comprende l’insieme dei riti e dei momenti celebrativi dell’esperienza cristiana come esperienza di liberazione e di salvezza. Risponde all’esigenza, profondamente radicata nel cuore dell’uomo, di celebrare la vita, di accogliere ed esprimere nel simbolo il dono della salvezza e il mistero di un’esistenza  riscattata e trasformata.  Di fronte ai limiti mortificanti della razionalità, che spesso comprime la libertà e condanna alla solitudine, la comunità cristiana è chiamata a costruire spazi dove la vita e la storia, riscattate dalla loro opacità, vengano celebrate, esaltate e rilanciate  come progetto e come luogo di realizzazione del Regno. Nell’eucarestia, nei sacramenti, nelle feste e commemorazioni che costellano  l’esperienza di fede, le comunità cristiane devono  testimoniare e celebrare , nella gioia e nella riconoscenza, la pienezza liberante dell’annuncio  che in Cristo ci è stato dato» E. ALBERICH, La catechesi della Chiesa, Torino 1992, p. 23-24

[xxxiv] P. BABIN, De la communication à la communion. Presentation du christianisme a l’ère des communications, in Lumen vitae 3/1987, p. 252.

[xxxv] G. SIBOLDI-M.DI SALVO, L’evoluzione dell’informatica e le relazioni affettive dell’individuo, in Informatica e affettività,  Roma 1995, p. 9

[xxxvi] G. CANOBBIO, Comunione ecclesiale e comunicazione, in Rassegna di teologia, 41/2000,p.561.

 


Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it