Tv cattiva maestra?

La televisione è sicuramente il mezzo di comunicazione più potente mai inventato.
Sin dalla sua prima apparizione ha suscitato sentimenti contraddittori: se da una parte veniva vista come il meraviglioso intrattenitore che finalmente si poteva avere a casa, dall’altra è stata non di rado demonizzata, in particolare dagli esponenti della cultura “alta”, scritta, letteraria. Si pensi, solo per esempio al volume di Karl R. Popper: Cattiva maestra televisione, che ha avuto grande fortuna e suscitato un lungo e appassionato dibattito ancor oggi attuale, benché sia stato pubblica quasi 10 anni fa (1994).
Per la sua proprietà intrinseca di poter mostrare potenzialmente qualsiasi cosa, la TV  la si vedeva alla base di un abbassamento del livello della cultura (cosa che, ahimè, si è effettivamente verificata!).

La seconda caratteristica della televisione che causava perplessità era il suo radicale realismo. Un mezzo che trasmette esattamente ciò che si vede nella realtà è una minaccia in particolare per le istituzioni, giacché non c’è niente di più deleterio di un’entità a cui si crede più ciecamente che ad esse.

L’ha detto la televisione! l’ho sentito con le mie orecchie! allora c’è da cominciare a preoccuparsi. Che la TV abbia messo in crisi la carta stampata, lo sappiamo. Che la TV si sia messa su una strada… sbagliata, lo temiamo in molti. Che la TV, da servizio di informazione ed intrattenimento, si stia trasformando solo in “intrattenimento a tutti i costi” lo scopriamo, con terrore, giorno dopo giorno. “L’ha detto la televisione”! Poco importa se a dirlo è stato un uomo o una donna di cultura o un cabarettista (con tutto il rispetto per il cabaret).

E qui nasce un ulteriore elemento di riflessione: chi educa? Si perché non c’è dubbio che la TV è un grande e formidabile mezzo di educazione intesa in senso grande e ampio. Si pensi solo al forte contributo al progresso culturale della nazione derivato dalla diffusione della televisione di Stato, che negli anni '60 è intervenuta massivamente nel problema dell'alfabetizzazione, grazie alle sue produzioni.
Nessuno può negare che la TV abbia assunto, nella nostra società, un’importante funzione educativa; questo è avvenuto soprattutto perché essa, da un lato è riuscita a diffondere la lingua nazionale e dall’altro ha elevato il livello culturale delle masse. Stimo tuttavia che si debba  intendersi usando verbi volti al passato.

E allora torniamo alla domanda esiziale: chi educa chi?

E’ questo il vero problema, che sembriamo non voler affrontare; qual è il ruolo della TV nell'educazione? A chi è demandato il ruolo di educatore in TV? Chi trasmette “cosa” dalla TV?
Sono interrogativi che fanno tremare i polsi! Anche perché il reality (la realtà, come oggi si dice) è sotto gli occhi di tutti.
Per quanto riguarda il chi educa? mi è difficile fare nomi e cognomi; quel che è certo è che non mi pare che la nostra TV brilli per “testimoni coerenti” di un annuncio fatto di valori perenni per cui valga la pena di vivere!
E qui emerge il secondo interrogativo chi educa cosa?
Quello che si vede – fatta quale rara e apprezzata eccezione – è davvero nefasto. Si pensi solo ai grandi valori della vita e della morte, del rispetto della vita dal suo concepimento al suo naturale tramonto; della fedeltà e della onestà….; alle grandi questioni della eternità, del giudizio, dell’inferno e del paradiso, di Dio….

Ormai l’attenzione del “teleutente” viene catturata soltanto da alcuni... suoni tra i quali annoveriamo: disastro, strage, nubifragio, dramma (meglio se “della gelosia”), incidente, operazione delle forze dell’ordine e via di questo passo. Gli sguardi si dirigono alla velocità della luce verso il teleschermo, non appena viene pronunciata una di queste parole! Le orecchie dei più sembrano rifiutarsi di percepire suoni che abbiano a che fare con le parole: polemica, reazione, politica, società, sciopero, e altre dabbenaggini del genere! E qualcuno deve averlo notato, tutto questo! Perché, da qualche tempo, quello che passa il convento sembra essere esattamente ciò che le orecchie dei “teleutenti” vogliono sentire. E, sia ben chiaro, tra una strage ed un nubifragio non deve mancare la distribuzione di una manciata di milizia di euro, con domande facili, aiutini e suggerimenti.

E dove metti la strumentalizzazione dei sentimenti della gente spesso in difficoltà? Sia che cerchi una persona, sia che desideri trovare un amore, o ricongiungersi con i propri cari …. L’individuo non può mai fare e dare spettacolo, per cui ricorre al pietismo della gente è una  strumentalizzazione che non fa onore né a chi televisivamente la produce, né tanto meno a chi si diverte guardandola da telespettatore.
E’ stupefacente che la nostra gente abbia coniato addirittura il termine TV spazzatura, o il neologismo trash!

Certo è da dire che pare di assistere a una quotidiana e sistematica, organica e permanete forma di "catechismo laico" attraverso il quale molti conduttori televisivi hanno davvero contribuito a sdoganare certi  valori, comportamenti, modi di pensare che hanno in un certo modo creato quasi un nuovo costume e una nuova mentalità.
Un’involuzione? Un “allineamento” verso il basso del livello culturale?
Marshall McLuhan ha definito la televisione un cold medium, distinguendola da media come il cinema o l’arte pittorica, che sarebbero invece hot media. Lo schermo televisivo non costituisce un’unità conclusa. E’ qualcosa di non-finito. Questo obbliga lo spettatore ad interagire continuamente con il medium, implica un livello di partecipazione molto maggiore rispetto a quello che potrebbe implicare un medium come il cinema, ed è  a questo punto che il teleutente diventa  (se non è più accorto e critico) teledipendente!

McLuhan sintetizza così: “Il medium è il messaggio”. La televisione è dunque un mezzo sempre soggetto ad un’ideologia. E’ pertanto necessario avere sempre uno sguardo critico nei suoi confronti.

L’antidoto ai pericoli della televisione non è necessariamente smettere di guardarla. Bisogna però sempre tenere presente che ciò che viene trasmesso non è il riflesso della verità.

A questo proposito Raymond Williams invita ad usare una “comunicazione democratica” nell’educazione, ed evitare la “comunicazione dominativa”, che trasmette contenuti in maniera del tutto acritica. Democratizzare l’educazione non significa eliminare i contenuti (cosa alquanto impossibile), significa motivarli e mettere sempre in guardia da ogni presunzione di obiettività. Ogni discorso è, talvolta in maniera inconscia, filtrato da un’ideologia.
Allora demonizzare la televisione non ha senso: il televisore, inteso come mero strumento di trasmissione, non ha la capacità intrinseca di rendere il destinatario succubo del messaggio. Sono piuttosto i mittenti del messaggio, che, allo stato attuale delle cose, usano le potenzialità della televisione per esercitare il controllo sullo spettatore.

C’è da dire, inoltre che se la gran parte delle trasmissioni sono di livello basso, è vero che questo accade perché il pubblico ormai manifesta un maggiore interesse per un tale genere di spettacoli. Di qui l’offerta in maniera massiccia di trasmissioni sempre più idiote e prive di spessore culturale.

Come uscirne?
Nell’economia della nostra riflessione non vorrei perdere il passo più stimolante e interessante del messaggio del Papa per la 38° giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Giovanni Paolo II si rivolge direttamente alle famiglie e fa delle richieste molto precise, che colpiscono proprio per la loro concretezza.
1. formare continuamente i propri figli, anche i più piccoli, ad un uso critico e moderato dei mezzi di comunicazione
; spiegare in modo particolare il fine dei messaggi televisivi, che spesso è in contrasto con l'interesse vero di un bambino e con le verità morali, in modo da scongiurare l'accettazione e l'imitazione acritica di quei messaggi.
2. Regolamentare in famiglia l'uso del mezzo televisivo; rendere l'intrattenimento un'esperienza familiare, creando delle alternative ai mezzi di comunicazione, per lasciare spazio ad altre attività
Il Papa pone dunque un particolarissimo accento sulla vita in famiglia e chiama alla responsabilità tutti i genitori, troppo spesso succubi della TV e passivi dinanzi alla sua invadenza. Giovanni Paolo II invita a non essere pigri e a recuperare una creatività che è possibile e necessaria.
E' facile rispondere con il teleschermo alla noia del bambino. E' più difficile, ma molto più bello e costruttivo, inventare per lui qualcosa di speciale; quando è ancora piccolo, tutto è speciale per lui, basta veramente poco.
Per quanto riguarda gli adulti, occorre che - spesso senza rendersene conto -  non accettino tutto e non accolgano la televisione solo per le emozioni che dà. Inoltre non debbono assicurare con superficialità estrema il loro gradimento (che fa crescere gli indici d'ascolto) a programmi non solo poveri di contenuto, ma spesso immorali.
Occorre riacquistare coraggio e determinazione per dire di no a chi tradisce la nostra fiducia. Ma questo si può fare solo a partire da un giudizio. Il Papa  ha messo in guardia: davanti alla TV non possiamo stare più tranquilli!

Se – per concludere - volessimo stilare un vademecum per un comportamento responsabile davanti alla TV, potremmo addivenire a una proposta/provocazione di questo tipo 

·        educarsi alla fruizione consapevole

·        ridurre gli atteggiamenti passivi e acritici

·         imparare a distinguere la realtà dalla finzione

·        capire le intenzionalità sottese ai programmi televisivi

·        comprendere le regole di scrittura audiovisiva

·        stimolare la valutazione della qualità dei contenuti

·        valorizzare il prodotto artistico

·        favorire la memorizzazione e la capitalizzazione delle
     informazioni

·       fruire consapevolmente dei contenuti.

 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it