Deus caritas est

 

Enciclica del Papa

Benedetto XVI

sull'amore cristiano

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Presentazione

Tommaso Stenico

 


«Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4,16): queste parole, con cui inizia l’Enciclica, esprimono il centro della fede cristiana; in un mondo nel quale al nome di Dio a volte viene collegata la vendetta o perfino l’odio e la violenza, il messaggio cristiano del Dio Amore è di grande attualità.

Con questo documento il Papa propone il programma centrale della vita cristiana; traccia la prospettiva del suo pontificato ed invita a fissare lo sguardo sul messaggio centrale della sequela Christi: l'amore fondamento della fede cristiana, il nucleo dell’annuncio evangelico. Il cristianesimo, infatti, è la religione della carità, non tanto della legge. Il Papa Benedetto ha come orizzonte programmatico della sua vita e della vita della Chiesa la carità che si traduce in atteggiamento di comprensione, di misericordia, di perdono, di dialogo fino all’estremo, senza tuttavia mai cedere sulla correzione fraterna, che è comunque carità.

 

L’Enciclica è articolata in due grandi parti.

 

La prima offre una riflessione teologico-filosofica sull’«amore» nelle sue diverse dimensioni – eros, philia, agape – precisando alcuni dati essenziali dell’amore di Dio per l’uomo e dell’intrinseco legame che tale amore ha con quello umano.

Rivolgendosi ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio Cor unum,  il Papa ha detto: “ Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio, in quel Dio che ha assunto un volto umano e un cuore umano. La fede non è una teoria che si può fare propria o anche accantonare. E’ una cosa molto concreta: è il criterio che decide il nostro stile di vita”.

La seconda parte tratta dell’esercizio concreto del comandamento dell’amore verso il prossimo e la prassi con riferimenti alla società, all'economia, alla politica.


N
ella prima parte è il grande teologo che parla e cita i padri della Chiesa come Agostino e Tertulliano. Alle loro riflessioni più mistiche, umane e tormentate contrappone Nietzsche e la sua critica del cristianesimo privo di eros. La fede cristiana ha sempre considerato l’uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. L'eros, tuttavia, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro "sesso", diventando una merce. La sfida dell’eros può dirsi superata quando nell’uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l’amore diventa, sì, «estasi», però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l’eros può sollevare l’essere umano «in estasi» verso il Divino.

 

Nella seconda il Successore di Pietro sostiene che l’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l’intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l’amore trinitario. Il Papa ricorda che la dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo "un'indicazione fondamentale" dopo "il sogno svanito" del marxismo e nella "situazione difficile" che il mondo sta attraversando "a causa della globalizzazione dell'economia". Così la Chiesa offre il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tali orientamenti, di fronte al progredire dello sviluppo, devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell'uomo e del suo mondo".

 

Lenciclica di Benedetto XVI  Deus caritas est è una continua tessitura la cui trama rinvia al costante riferimento all’amore di Gesù Cristo, che è l’amore incarnato di Dio. In questo orizzonte l’eros-agape raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l’uomo, esprime l’amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l’istituzione dell’Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui.

 

Ed è proprio il Papa che spiega la correlazione stretta che egli ha inteso dare alla prima e alla seconda parte dell’Enciclica. “Una prima lettura dell'Enciclica potrebbe forse suscitare l'impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell'essenza dell'amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l'unità dei due temi che, solo se visti come un'unica cosa, sono compresi bene. Dapprima occorreva trattare dell'essenza dell'amore come si presenta a noi nella luce della testimonianza biblica. Partendo dall'immagine cristiana di Dio, bisognava mostrare come l'uomo è creato per amare e come questo amore, che inizialmente appare soprattutto come eros tra uomo e donna, deve poi interiormente trasformarsi in agape, in dono di sé all'altro - e ciò proprio per rispondere alla vera natura dell'eros. Su questa base si doveva poi chiarire che l'essenza dell'amore di Dio e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell'esistenza cristiana, è il frutto della fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l'atto totalmente personale dell'agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità: abbisogna cioè anche della forma istituzionale che s'esprime nell'agire comunitario della Chiesa. L'organizzazione ecclesiale della carità non è una forma di assistenza sociale che s'aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa, un'iniziativa che si potrebbe lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura della Chiesa. Come al Logos divino corrisponde l'annuncio umano, la parola della fede, così all'Agape, che è Dio, deve corrispondere l'agape della Chiesa, la sua attività caritativa”.

 

Ecco perché Benedetto XVI ricorda che l’attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull’esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l’amore per il prossimo. In sostanza il cristiano deve far proprio il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù: possedere, cioè «un cuore che vede». Questo cuore deve vedere laddove c’è bisogno di amore e agire in modo conseguente.

L’inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la Magna Carta dell’intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.

E ciò senza comunque estraniarsi dal mondo, ma senza lasciarsi inghiottire da un attivismo filantropico inconcludente. Alla Chiesa rammenta di non perdere la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma di mantenere tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale.

 

Allo Stato ricorda che una politica che vuole provvedere a tutto diventa un'istanza burocratica. O peggio, dice il Papa, uno Stato che non fosse retto secondo giustizia  si ridurrebbe a una grande banda di ladri.

In sostanza, l'attività caritativa cristiana deve essere amore gratuito; amore che non viene esercitato per raggiungere altri scopi. L’inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la Magna Carta dell’intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.

 

In questo contesto, e di fronte all’incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, occorre riaffermare l’importanza della preghiera.  Chi prega, lungi dallo sprecare il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all’azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, cerca – sull’esempio di Maria e dei grandi Santi, campioni della carità – di attingere in Dio la luce e la forza dell’amore che vince ogni oscurità ed egoismo.

 

 

   


    

 


 

Tommaso Stenico  -  pagine di teologia pastorale e catechesi  -  www.stenicotommaso.it     tomstenico@stenicotommaso.it