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Benedetto
XVI ci ha chiamati amici.
Un inizio che ha sorpreso molti
Il
professore e il teologo si è fatto catechista
Era
attesissimo il discorso che papa Benedetto avrebbe pronunciato
nel giorno del suo inizio del ministero petrino. Anche se nei
giorni scorsi si era -
e di molto – ridimensionata la fama di teologo intransigente
e di professore severo, molti attendevano il “banco di
prova”.
E
papa Benedetto ha stupito e sorpreso molti! Solo chi non ha
voluto intendere è rimasto sulle proprie posizioni!
Sereno,
a tratti emozionato (e come non esserlo!), semplice della
spontaneità del genio papa Benedetto ha preso sulle sue
spalle il pallio, ha indossato l’anello del pescatore e –
Vescovo di Roma – ha pronunciato la sua omelia.
Ed
è qui che l’Orbe ha capito il Vescovo dell’Urbe. Il
teologo, il professore, il custode della fede s’è fatato primo
catechista della Chiesa. Ha parlato il linguaggio della
fede, ha espresso i sentimenti del pastore, ha manifestato la
richiesta d’aiuto, Agli amici ha chiesto di pregare per lui.
E ci ha chiamato amici per ben 4 volte; anzi cari
amici.
Non
solo! ha parlato al mondo della gioia del
risorto. Per sette volte il Papa Benedetto ha
parlato di gioia:
§
noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi;
§
ci è stato dato di sperimentare la gioia che egli ha
promesso, dopo un breve tempo di oscurità, come frutto della
sua resurrezione;
§
così saluto con grande gioia e gratitudine voi tutti, che
siete qui;
§
conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della
vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande
privilegio;
§
questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci
aliena, ci purifica – magari in modo anche doloroso – e
così ci conduce a noi stessi. Il compito del pastore, del
pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello
e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia,
alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo.
Non
ha nascosto il timore per un “compito
inaudito, che realmente supera ogni capacità umana”, ma
semplicemente – come si fa con gli amici
- ha chiesto di pregare: “
Come posso fare questo? …Non devo portare da solo ciò che
in realtà non potrei mai portare da solo … la Vostra
preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore,
la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano”
Poi
le certezze di Papa Benedetto.
Il
teologo, il Maestro, il Vicario di Cristo ha fatto sentire le
proprie convinzioni: “La Chiesa è viva - essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli
è veramente risorto”.
La
Chiesa è viva nei Confratelli Cardinali e Vescovi, nei
carissimi sacerdoti, diaconi, operatori pastorali, catechisti.
La chiesa è viva nei, religiosi e religiose, testimoni della
trasfigurante presenza di Dio. La Chiesa è viva nei fedeli
laici, immersi nel grande spazio della costruzione del Regno
di Dio che si espande nel mondo, in ogni espressione della
vita.
Poi
la missione della Chiesa viva e del nuovo Pastore: “
non fare la mia volontà,
non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con
tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del
Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso
a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”.
E
commentando il significato dei due segni con cui è stata
rappresentata liturgicamente l’assunzione del Ministero
Petrino, in forma di semplice ma profonda catechesi il Papa ha
riflettuto sul significato del Pallio e dell’anello del
pescatore.
Il
Pallio indica il giogo di Dio che è “la
volontà di Dio che noi accogliamo. E questa volontà non è
per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la
libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la
via della vita”.
Ma
la lana con cui è confezionato il pallio è anche simbolo
della “pecorella
perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore
mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita”.
E’
simbolo della missione del pastore e della “santa
inquietudine di Cristo [che] deve animare il pastore: per lui
non è indifferente che tante persone vivano nel deserto”. E
con accenti davvero toccanti Papa Benedetto ha elencato con
lucidità le
“tante forme di deserto: il deserto della povertà, il
deserto della fame e della sete, vi è il deserto
dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto, il
deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime
senza più coscienza della dignità e del cammino
dell’uomo”.
Il
Papa, tuttavia, va oltre e denuncia che “i deserti esteriori
si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono
diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più
al servizio dell’edificazione del giardino di Dio, nel quale
tutti possano vivere, ma sono asserviti alle potenze dello
sfruttamento e della distruzione”.
E
alzando con voce accorata Benedetto XVI ha esclamato: “Non
è il potere che redime, ma l’amore!... Il Dio, che è
divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal
Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla
pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”.
Il
secondo segno, con cui è stata rappresentata nella liturgia
l’insediamento nel Ministero Petrino, è la consegna
dell’anello del pescatore.
Il
Papa ha intessuto un vero ricamo attorno alle rete del
pescatore di Galilea. Citando i Padri Benedetto XVI ha detto:
“per il pesce, creato
per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso
viene sottratto al suo elemento vitale per servire di
nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di
uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati,
nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare
di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori
dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce
di Dio, nella vera vita”.
Joseph Ratzinger si è - per così dire - piegato sulle sofferenze
del mondo dicendo che la missione del pescatore di uomini, al
seguito di Cristo, deve condurre gli uomini fuori dal mare
salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita,
verso la luce di Dio. Nessun uomo deve sentirsi “il
prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di
noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è
voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è
niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal
Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che
conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui”.
Avviandosi
verso la fine della sua omelia Papa Benedetto non ha potuto
dimenticare che “nell’immagine del pastore che in quella del pescatore emerge in
modo molto esplicito la chiamata all’unità”.
E con un sorpresa nella sorpresa la voce di Papa
Benedetto si tramuta in voce orante; la sua omelia si fa
preghiera: Ahimè, amato
Signore, essa ora si è strappata! vorremmo dire addolorati.
Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua
promessa, che non delude, e facciamo tutto il possibile per
percorrere la via verso l’unità, che tu hai promesso.
Facciamo memoria di essa nella preghiera al Signore, come
mendicanti: sì, Signore, ricordati di quanto hai promesso.
Fa’ che siamo un solo pastore ed un solo gregge! Non
permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere
servitori dell’unità!”
La
parola conclusiva è per loro: i giovani. I giovani che lo
hanno acclamato con una ola spontanea e sincera;
si sentiva che
era partita dal cuore. Il loro ripetuto grido d’esultanza
era Be- ne –det
–to!!!! E Papa
Benedetto li ha lasciati fare e dire e applaudire. Ma
recuperando le parole del suo Predecessore non ha fatto
sconti. Alzando la voce come Giovanni Paolo II ha detto: "Non
abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo!"
E
con l’intuito di un provetto
pedagogista e psicologo il Papa ha fatto capire che egli
consoce il cuore dei giovani e ha chiesto loro: “Non
abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo
entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo
totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa
della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a
qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella?
Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della
libertà?”
La
risposta non si è fatta attendere e non poteva ch’essere: No!
solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Io
vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire
dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi,
cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie
nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì,
aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera
vita”.
Grazie
Padre Santo per queste parole di avvio di pontificato.
Ma
non possiamo dimenticare le altre; quelle altrettanto accorate
che hai rivolto - supplice
- a ciascuno e alla tua Chiesa e che non dimenticheremo:
“Cari amici pregate per me, perché io impari sempre più ad
amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare
sempre più il suo gregge – voi, la Santa Chiesa, ciascuno
di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me,
perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo
gli uni per gli altri, perché il Signore ci porti e noi
impariamo a portarci gli uni gli altri”.
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