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PROCREAZIONE
ASSISTITA
E REFERENDUM
Astenersi
dall’andare a votare per i quattro referendum abrogativi
sulla legge 40/2004 non è “antidemocratico”
o “diseducativo”
ma un modo per permettere alla società italiana di non
smarrire quel minimo etico che consente a una società di
chiamarsi civile.
In un tale contesto l’astensione si configura non come
scelta di disimpegno, ma di opposizione forte ed efficace ai
contenuti del referendum e alla stessa applicazione dello
strumento referendario in materie di tale complessità. E,
d’altra parte, come accusare la Chiesa e i cristiani di disimpegno, di antidemocraticità
o di diseducazione, quanto
ne hanno fatto e ne fanno da sempre una battaglia in favore
della dignità della vita umana fin dal suo inizio, della
tutela della famiglia e del diritto dei figli di conoscere i
propri genitori. Come non riconoscere ai credenti che della
questione antropologica ne hanno fatto la grande sfida del
nostro tempo?
Nella storia e nella vita dei popoli vi sono dei tornanti che,
nel tempo, rivelano la loro decisività perché cambiano
l’ethos collettivo, il modo di pensare della gente e,
quindi, di organizzare la società.
Come non pensare ai due precedenti referendum sul divorzio nel
1974 e sull’aborto nel 1981? Non v’è dubbio alcuno che
essi hanno profondamente mutato e modificato la struttura
della famiglia e inferto una severa ferita alla società
italiana, andando a ledere tutti i diritti oltre a sradicare
quello fondamentale alla vita.
Di fronte ad un terzo tornante come il referendum che intende
parzialmente abrogare la legge 40/2004 sulla fecondazione
medicalmente assistita il pericolo di smarrire per sempre quel
minimo etico che consente a una società di chiamarsi civile
è reale.
I quattro referendum riguardano: il limite alla ricerca
sperimentale sugli embrioni; le norme sui limiti all'accesso
alla procreazione medicalmente assistita; le norme sulle
finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti
all'accesso (in particolare per la cancellazione totale
dell'art. 1 della legge sui diritti del concepito); il divieto
di fecondazione eterologa.
Non v’è dubbio alcuno che – dal nostro punto di vista -
la 40 non è una buona legge perché
- tra l’altro - sacrifica embrioni per ottenere la
fecondazione e ammette la fecondazione artificiale omologa che
la legge naturale esclude. Tuttavia essa dà riconoscimento
giuridico a quel minimo etico che consente a una società di
chiamarsi civile.
La Chiesa ha non solo il diritto, ma altresì il dovere di
pronunciarsi con chiarezza di fronte a scelte etiche e
legislative di primaria importanza che riguardano la dignità
della persona umana, la giustizia nei rapporti sociali e il
futuro dell’umanità. E nel suo servizio materno alla verità
la Chiesa e i suoi Pastori ritengono necessario e urgente
aiutare i fedeli e tutti i cittadini a comprendere quanto
grande e decisiva sia la posta in gioco.
Ecco perché di fronte al pericolo del deterioramento di una
legge già di per sé insoddisfacente sembra non solo
legittimo, ma auspicabile quanto ha proposto il cardinale
Camillo Ruini. Il Presidente della Conferenza Episcopale
Italiana ha dichiarato che non partecipare al voto
referendario “non si tratta in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma di
opporsi nella maniera più forte ed efficace ai contenuti dei
referendum e alla stessa applicazione dello strumento
referendario in materie di tale complessità”.
Infatti, anche dire “no” ai quattro quesiti
referendari significherebbe l’esplicita volontà di
mantenere in vigore una legge che dal punto di vista etico è
contraria alla legge morale. Invece l’astensione
‘attiva’, non significa approvazione della legge e
vanifica le manovre peggiorative dei promotori dei
referendum”.
La nostra gente consoce le regole e le risorse del sistema
democratico. Sa che la legge italiana consente esplicitamente
al cittadino in occasione di un referendum di recarsi al voto
o di astenersi.
Nel sistema del referendum abrogativo italiano, infatti, l'
elettore dispone di due strumenti per astenersi, i quali
producono, tra l'altro, effetti molto diversi tra loro:
1.
Astensione
nel merito.
In questo caso il cittadino può recarsi ai seggi e non
esprimere alcuna manifestazione di volontà dando luogo alla
cosiddetta scheda bianca. L'effetto prodotto da un tal
comportamento è semplicemente quello di delegare agli altri
cittadini la scelta di merito da compiere. La partecipazione
ai seggi infatti, ancorché solo per votare scheda bianca,
viene computata ai fini del raggiungimento del quorum e,
quindi, della validità della consultazione.
2.
Astensione
nel metodo. L'elettore
non si reca affatto alle urne, dichiarando così la propria
volontà di contestare il metodo referendario rispetto
alla specifica questione sottoposta al suo giudizio. Egli,
infatti, può ritenere che quell’interrogativo sia nel
contenuto, sia nella formulazione non meriti di essere oggetto
di un ricorso allo strumento referendario.
La
nostra gente sa che non basta essere chiamati alle urne. Sa
che essi hanno un ruolo di grande responsabilità, soprattutto
quando si tratta di questioni etiche e morali.
Ha ragione il Presidente dei Vescovi italiani quando afferma
che la Chiesa italiana, dopo aver invitato alla “più
grande compattezza nell’aderire alla astensione del voto per
non favorire, sia pure involontariamente, il disegno
referendario” dichiara responsabilmente che i Pastori
della Chiesa si dedicheranno
“soprattutto alla formazione delle coscienze riguardo alla
dignità della vita umana fin dal suo inizio, alla tutela
della famiglia e al diritto dei figli di conoscere i propri
genitori”.
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