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Cultura
della vita e cultura della morte:
è questa la sfida!
Che cosa svaluta la vita
umana? I nostri tempi sono indubbiamente caratterizzati dalla
mancanza di rispetto per la dignità della persona umana. La
cultura della vita è il riconoscimento che questa vita è uno
stadio temporaneo dell’esistenza eterna e che la vita stessa
è un dono fattoci dal nostro Creatore che dovrebbe essere
preservato con la massima cura e responsabilità. La vita
porta in sé un valore sacro dal primo concepimento fino alla
fine, ed ogni essere umano ha il diritto di vedere la propria
vita rispettata al massimo.
È in atto nella vita sociale un grande conflitto tra la cultura
della vita e la cultura della morte. La cultura della morte,
che è caratterizzata da una straordinaria ricchezza di mezzi
scientifici e tecnologici e da strumenti di pressione sulla
coscienza delle nazioni e dei popoli, è la cultura dell'uomo
che si considera al centro della realtà e che pertanto
considera la realtà come un 'dato" a sua totale
disposizione. L'uomo che si considera al centro della realtà,
dotato di un potere assoluto, intellettuale, morale,
scientifico e politico considera la persona dell'altro
semplicemente come un "dato" da conoscere, da
organizzare ed eventualmente da manipolare.
Per secoli la persona dell'altro è stata ridotta alle
caratteristiche socio politiche ed economiche. L'individuo
valeva come dato da manipolare per la creazione dei
grandi sistemi politici, in cui si è espressa negli ultimi
due secoli l'ideologia sociologica. L'individuo aveva tutto e
solo il valore della sua funzionalità al processo ideologico
politico destinato a creare un nuovo potere o a conservare un
potere già acquisito.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Gaudium et Spes ha
parlato dell'uomo ridotto a "cittadino anonimo della città
umana" (GS, 23). Oggi, nell'orizzonte della grande
ideologia tecnocratica che domina il mondo la persona umana è
considerata semplicemente un dato di carattere biologico, su
cui la scienza è abilitata a operare tutti i possibili
esperimenti in vista della creazione di livelli di vita fisica
sempre più rispondenti agli ideali di comodità.
La vita umana ha perso qualsiasi dimensione di mistero: non è un
dato, originariamente gratuito da accogliere e da amare, è
una situazione che deve essere razionalizzata e dominata.
Le manipolazioni genetiche, l'aborto, la contraccezione, le varie
forme di eutanasia costituiscono - secondo il magistero
dell’amato papa Giovanni Paolo II - una immensa congiura dei
nuovi potenti contro i poveri di questa società in cui domina
un concetto di libertà assolutamente falso. É una libertà
che trova esclusivamente in sé le proprie ragioni ed il
proprio dinamismo e non più nell'essenziale riferimento alla
verità.
Di fronte a questa situazione, che Giovanni Paolo II ha molte
volte descritto in modo lucido, penetrante ed impegnativo sta
il grande Vangelo della vita che è fondamento ed energia
alimentante una autentica cultura della vita.
"L'uomo
è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le
dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella
partecipazione alla vita stessa di Dio. L'altezza di questa
vocazione soprannaturale rivela la grandezza
e la preziosità
della vita umana anche nella sua fase temporale. La
vita nel tempo, infatti, è condizione basilare, momento
iniziale e parte integrante dell'intero e unitario processo
dell'esistenza umana. Un processo che, inaspettatamente e
immeritatamente, viene illuminato dalla promessa e rinnovato
dal dono della vita divina, che raggiungerà il suo pieno
compimento nell'eternità (cf. 1 Gv
3, 1-2). Nello stesso tempo, proprio questa chiamata soprannaturale
sottolinea la relatività
della vita terrena dell'uomo e della donna. Essa, in
verità, non è realtà "ultima", ma
"penultima"; è comunque realtà
sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con
senso di responsabilità e la portiamo a perfezione nell'amore
e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli. La Chiesa sa che
questo Vangelo della
vita, consegnatole dal suo Signore, ha un'eco profonda
e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e anche non
credente, perché esso, mentre ne supera infinitamente le
attese, vi corrisponde in modo sorprendente. Pur tra difficoltà
e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al
bene, con la luce della ragione e non senza il segreto
influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge
naturale scritta nel cuore (cf. Rm
2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo
inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni
essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene
primario. Sul riconoscimento ditale diritto si tonda l'umana
convivenza e la stessa comunità politica."
(Evangelium Vitae, n 2).
Proclamare il Vangelo di Gesù Cristo è proclamare coerentemente
e conseguentemente il Vangelo della vita. La vita della
persona è sacra, perché la persona appartiene integralmente
al mistero di Cristo e di Dio e, in questo mistero e per
questo mistero, la persona umana è "per sempre".
La proclamazione della cultura della vita, attraverso la
testimonianza impegnata di tanti cristiani che fanno
dell'amore alla vita, anche nei suoi aspetti più gravi o più
deboli o dei suoi condizionamenti più penosi, occasione di
testimonianza quotidiana di fronte al mondo e alla sua
violenza è la grande responsabilità che incombe su tutta la
Chiesa e su ogni cristiano. Aprire ogni giorno con la parola e
con le opere quella via nuova che va dal cuore di Dio al mondo
e che rende il mondo un luogo di positività, contro ogni
tentazione di violenza, di sopraffazione o di meschinità.
Fecondazione
Assistita
le
domande della gente comune
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